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Il futuro (e la vita adulta) nel nuovo nome e nel nuovo logo della Fondazione Bambini e Autismo

Superando -

Da oltre vent’anni la Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone non si occupa solo di bambini, ma anche di persone adulte con autismo. In occasione dunque del passaggio da ONLUS a Ente di Terzo Settore, l’organizzazione friulana si è dotata di un nuovo nome e di un nuovo logo, diventando la Fondazione Bambini e Autismo per il Futuro Il nuovo logo della Fondazione di Pordenone

Da oltre vent’anni, com’è ben noto anche a chi legge Superando, la Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone non si occupa solo di bambini, ma anche di persone adulte con autismo. In occasione dunque del passaggio da ONLUS a Ente di Terzo Settore, l’organizzazione friulana si è dotata di un nuovo nome e di un nuovo logo, qui a fianco riprodotto, vale a dire Fondazione Bambini e Autismo per il Futuro, volendo in tal modo «evocare il proseguire della vita dopo l’infanzia, il futuro, appunto, con il quale da molti anni ci impegniamo, incrementando servizi che hanno riguardato e riguardano l’età adulta. Sul piano grafico, poi, il logo, partendo da quello preesistente, evidenzia proprio la parola futuro, contenuta tra due linee che non sono nette ma vanno a sfumare, simboleggiando il fatto che il futuro non è definito a priori, ma si realizza sulla base dell’unicità delle persone e delle occasioni che le stesse possono cogliere nel proprio divenire». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: relazioniesterne@bambinieautismo.org.

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La tecnologia che rende sempre più condiviso il patrimonio dei musei

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La tecnologia può certamente diventare un potente alleato dell’inclusione, se è vero che l’accessibilità non è un “servizio aggiuntivo”, ma un valore fondante, riconoscendo che ogni persona ha modalità diverse di percepire, comprendere e vivere l’arte. E investire in accessibilità significa investire nel futuro dei musei i quali diventano uno strumento per rendere il patrimonio comune davvero condiviso «L’accessibilità – scrive Elisabetta Piselli – funziona davvero quando è pensata come parte di un sistema integrato, come accade, ad esempio, al Museo di Palazzo Pretorio a Prato, di cui questa è una delle sale principali»

L’accessibilità dei musei è in costante movimento. Si è partiti dall’abbattimento delle barriere architettoniche per imparare, negli anni che il concetto di accessibilità è qualcosa di molto, molto più ampio. È quindi sempre un piacere raccontare le novità che i musei propongono: progetti come quelli sviluppati dalla Società ETT dimostrano come la tecnologia possa diventare un potente alleato dell’inclusione. L’accessibilità, infatti, non è un “servizio aggiuntivo”, ma un valore fondante: significa riconoscere che ogni persona ha modalità diverse di percepire, comprendere e vivere l’arte. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce una tecnologia multisensoriale che apre nuove possibilità di dialogo tra pubblico e patrimonio.

Sense® è una riproduzione tattile e sensorizzata in scala reale di opere d’arte, nata da un dottorato di ricerca dell’Università di Genova di cui ETT SpA-Dedagroup era partner tecnologico. Attraverso il semplice tocco, il visitatore attiva contenuti audio e video, anche in LIS (Lingua dei Segni Italiana), che trasformano la visita in un’esperienza immersiva che coinvolge tatto, udito e vista.
Il progetto, ideato per offrire esperienze museali alle persone con disabilità visive, si è dimostrato efficace anche per il pubblico più giovane, per chi ha disabilità cognitive o, più in generale, per chi desidera un modo diverso e più coinvolgente di avvicinarsi all’arte. La multisensorialità, infatti, non semplifica l’esperienza, la arricchisce.

Un elemento chiave di questi progetti è il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità nella fase di test e sperimentazione, in collaborazione con realtà come l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), un passaggio essenziale, questo, per garantire soluzioni realmente efficaci e non solo teoricamente “inclusive”.
I casi realizzati dimostrano come l’accessibilità funzioni davvero quando è pensata come parte di un sistema integrato. Al Museo di Palazzo Pretorio di Prato, ad esempio, la postazione tecnologica multimediale consiste in un plastico in scala di Palazzo Pretorio, realizzato tramite modellazione e stampa 3D e successivamente sensorizzato, così da renderlo interattivo e accessibile a tutti e tutte.
Lo stesso principio guida i progetti di Palazzo Rosso a Genova, dove un plastico tiflodidattico consente di comprendere l’assetto storico di Strada Nuova, e del Castello di Campo Ligure, con il percorso multimediale TraMe. In quest’ultimo caso, l’abbattimento delle barriere fisiche si accompagna a un lavoro sulle barriere cognitive, grazie a narrazioni inclusive, realtà virtuale e postazioni tattili pensate per tutti.

Un aspetto particolarmente significativo è l’estensione di queste soluzioni anche a contesti tradizionalmente complessi da rendere accessibili, come l’archeologia o l’arte bidimensionale. La riproduzione interattiva della Sepoltura del Principe delle Arene Candide o il quadro tattile interattivo sviluppato in àmbito di ricerca mostrano infatti come sia possibile restituire contenuti complessi senza rinunciare al rigore scientifico, anzi rafforzandolo attraverso nuove forme di racconto.
In questo senso, l’accessibilità diventa un vero motore di innovazione: costringe a ripensare linguaggi, strumenti e modalità di racconto, producendo esperienze più ricche per tutti i visitatori, non solo per quelli con disabilità.
Sense® è (ancora una volta) la dimostrazione che investire in accessibilità significa investire nel futuro dei musei che diventano uno strumento per rendere il patrimonio comune davvero condiviso.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Una tecnologia per rendere davvero condiviso il patrimonio dei musei”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Disabilità, diritti e lavoro: aggiornamento e perfezionamento all’Università di Salerno

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“Diritti e disabilità. Tutele e supporti in prospettiva multidisciplinare” e “Gestione e promozione dell’inclusione lavorativa per persone con disabilità”: questi i temi di due interessanti proposte di aggiornamento e perfezionamento provenienti dall’Universiutà di Salerno Il campus di Fisciano dell’Università di Salerno

Arrivano dall’Università di Salerno due interessanti proposte di aggiornamento e perfezionamento la prima delle quali è data dal corso denominato Diritti e disabilità. Tutele e supporti in prospettiva multidisciplinare, iniziativa rivolta a professionisti sia laureati che diplomati, allo scopo di fornire una formazione teorico-pratica, fornendo conoscenze trasversali per l’acquisizione di competenze avanzate.
Il corso, che si terrà in modalità online, è diretto da Ileana Del Bagno, docente ordinaria di Storia del Diritto Medievale e Moderno nel Dipartimento di Scienze Giuridiche (Scuola di Giurisprudenza) dell’Ateneo campano e il bando è disponibile a questo link.

È diretta invece dalla docente delegata all’inclusione dell’Università salernitana Giulia Savarese, la prima edizione del corso Diversity management and work inclusion of people with disabilities. Gestione e promozione dell’inclusione lavorativa per persone con disabilità: come creare competenze per una leadership inclusiva e degli ambienti di lavoro accessibili, che punta a formare professionisti e responsabili delle risorse umane in grado di gestire e promuovere l’inclusione di lavoratori con disabilità all’interno delle organizzazioni.
Il corso – che è una ricaduta del progetto Erasmus+ DiversHUBility – sarà erogato a distanza, ad esclusione degli stages (a questo link il bando).

Entrambe le iniziative, ricordiamo in conclusione, hanno fissato il 20 marzo quale termine ultimo per l’iscrizione. (S.B.)

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Rimuovere le barriere architettoniche “un passo alla volta”

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La realizzazione di una grande mappa interattiva dell’accessibilità del territorio nazionale, da creare collettivamente attraverso la compilazione di un questionario online, aperto a tutti i cittadini e le cittadine, con o senza disabilità: sarà questa la base di partenza della campagna denominata “Un passo alla volta“, recentemente lanciata dall’Associazione Parent Project e dedicata appunto al tema delle barriere architettoniche

«Uno dei pilastri, dei temi fondamentali sui quali operiamo, è la vita indipendente delle persone che convivono con la distrofia muscolare di Duchenne e con quella di Becker. Il problema dell’accessibilità è assolutamente cruciale e vogliamo parlarne con tutti i soggetti interessati: le altre associazioni, la cittadinanza, le istituzioni. Perché focalizzare l’attenzione su questo aspetto non è una questione di buona volontà, ma di diritti essenziali. E rendere le città accessibili non solo è fondamentale per chi convive con una disabilità, ma è importante per tutte le persone che vivono in quella città»: lo aveva dichiarato nel dicembre scorso Ezio Magnano, presidente dell’Associazione Parent Project, che riunisce persone con le distrofie muscolari di Duchenne e Becker e le loro famiglie, lanciando, in occasione della Giornata internazionale delle Persone con Disabilità, la campagna denominata Un passo alla volta, dedicata appunto al tema delle barriere architettoniche.
L’iniziativa prevede in sostanza la realizzazione di una grande mappa interattiva dell’accessibilità del territorio nazionale, da creare collettivamente attraverso la compilazione di un questionario online, aperto a tutti i cittadini e le cittadine, con o senza disabilità e disponibile a questo link.

«L’accessibilità di tutti gli spazi urbani – sottolineano da Parent Project – è sancita dall’articolo 9 (Accessibilità) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata in Italia dalla Legge 18 del 2009. A garantire l’effettiva applicazione di questa norma dovrebbero essere i Comuni, attraverso i PEBA (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche), che dovrebbero appunto monitorare, progettare e pianificare interventi per superare le barriere architettoniche. L’obbligo di adottare il PEBA per i Comuni è previsto ormai da quarant’anni, ossia dalla Legge 41 del 1986, ma nonostante il tanto tempo passato dall’entrata in vigore di tale normativa, molti Comuni italiani non la stanno ancora applicando o lo stanno facendo in maniera insufficiente. Quando però l’accessibilità di una città o in generale di un Comune è incompleta, questo può precludere ai cittadini con difficoltà motorie – come per esempio persone con disabilità, persone anziane o con bambini piccoli – la possibilità di fare attività fuori casa e vivere appieno gli spazi pubblici: i cittadini e le cittadine incontrano infatti degli ostacoli che impediscono loro una piena e attiva partecipazione sociale».

In linea dunque con il nome scelto, la campagna di Parent Project parte da un primo passo, semplice per chi lo compie ma con un grande impatto potenziale, ossia la realizzazione di una cartina geografica partecipativa per far sentire le voci di cittadine e cittadine su questo tema, monitorare la situazione percepita e constatare quanto i Comuni e le Regioni italiane siano accessibili.
«La nostra realtà nasce ed è guidata da genitori – afferma ancora Magnano – con la comunità Duchenne internazionale, di cui Parent Project è un nodo molto attivo, che è riuscita collettivamente, nel corso di 30 anni, a far cambiare lo scenario della patologia. I bambini che oggi nascono con la distrofia di Duchenne diventeranno adulti, e il mondo nel quale abitano deve sapersi adattare ai loro bisogni, perché possano realizzarsi e avere una vita piena e il più possibile autonoma. Per questo il tema della vita indipendente è al centro del nostro lavoro. E su questo vogliamo coinvolgere tutta la società civile».

I passi successivi previsti dall’Associazione saranno l’elaborazione di report annuali con approfondimenti e aggiornamenti sulla costruzione della mappa; il coinvolgimento dei media per focalizzare sempre più l’attenzione della società civile sul tema dell’accessibilità; iniziative di advocacy (“tutela”) a livello locale, per entrare in dialogo con le Amministrazioni laddove verranno segnalate le situazioni più problematiche; la premiazione periodica delle città valutate come maggiormente accessibili. (S.B.)

Ricordiamo ancora il link dell’agile questionario proposto da Parent Project, che tutti e tutte possono compilare. Per ulteriori informazioni: Elena Poletti (e.poletti@parentproject.it).

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