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Siamo i caregiver familiari della Toscana e vogliamo semplicemente essere ascoltati

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«Consegneremo alla ministra per le Disabilità Locatelli una lettera scritta da chi vive ogni giorno la realtà della cura familiare, un gesto semplice ma fortemente simbolico, nato dall’esigenza di aprire un confronto reale con chi rappresenta davvero i caregiver: i caregiver stessi»: lo dicono i caregiver familiari della Toscana, aderenti al Coordinamento Nazionale CFU, nell’imminenza della visita doi Locatelli, prevista per il 23 aprile a Pistoia, Arezzo e Càscina (Pisa)

«Saremo presenti nei luoghi delle tappe istituzionali con un obiettivo preciso: consegnare direttamente alla ministra per le Disabilità Locatelli una lettera scritta da chi vive ogni giorno la realtà della cura familiare. Sarà un gesto semplice ma fortemente simbolico, nato dall’esigenza, più volte espressa e finora rimasta inascoltata, di aprire un confronto reale con chi rappresenta davvero i caregiver: i caregiver stessi»: lo dicono i caregiver familiari della Toscana, aderenti al Coordinamento Nazionale CFU (Caregiver Familiari Uniti), nell’imminenza della visita della ministra Locatelli, prevista per il 23 aprile a Pistoia, Arezzo e Càscina (Pisa).
La lettera diretta alla Ministra (disponibile integralmente a questo link) «raccoglie testimonianze, bisogni concreti e richieste urgenti – come viene spiegato -: dal riconoscimento del caregiver come lavoratore, alle tutele economiche e previdenziali, fino al diritto al riposo e a servizi adeguati. Una voce collettiva che arriva da tutta la Toscana e che vuole essere ascoltata senza mediazioni».
«Siamo persone che da anni – concludono i caregiver della Toscana -, spesso da decenni, vivono una condizione di assistenza continua, senza tutele adeguate. Vogliamo poter raccontare direttamente cosa significa essere caregiver oggi». (S.B.)

A questo link è disponibile anche il testo di una Proposta per il riconoscimento giuridico, economico e sociale della figura del caregiver familiare, elaborato dal Coordinamento Nazionale CFU. Per ulteriori informazioni: comunicazioni.cfu@gmail.com (Francesca Pasquato, referente del Coordinamento Nazionale CFU per la Toscana).

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“Exposanità 2026”: riuscirà il Servizio Sanitario Nazionale a preservare la salute come diritto universale?

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Aprirà domani, 22 aprile, a BolognaFiere, la nuova edizione di “Exposanità”, tradizionale manifestazione di riferimento per la Sanità e il settore sociosanitario, che tra convegni, incontri e stand, avrà sullo sfondo, fino al 24 aprile, una domanda fondamentale: potrà il Servizio Sanitario Nazionale preservare la salute come diritto universale?

Già presente sulle nostre pagine, quando abbiamo dedicato uno specifico spazio ad alcuni appuntamenti, aprirà domani, 22 aprile, a BolognaFiere, la nuova edizione di Exposanità, tradizionale manifestazione di riferimento per la Sanità e il settore sociosanitario, che tra convegni, incontri e stand, avrà sullo sfondo, fino al 24 aprile, una domanda fondamentale: potrà il Servizio Sanitario Nazionale preservare la salute come diritto universale?
«Il claim scelto per questa edizione di Exposanità – spiegano i promotori – che è Planning Solutions, ovvero “Soluzioni progettuali”, rivela la necessità di una nuova programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, per salvarne il carattere universalistico ed egalitario, patrimonio insostituibile del sistema di Welfare italiano».

Nella tre giorni a Bolognafiere, dunque, Exposanità 2026 affronterà tutti i nodi cruciali della Sanità italiana: dalle nuove frontiere aperte dalla tecnologia (intelligenza artificiale, telemedicina, robotica, ausili indossabili), ai grandi temi cardine per il rinnovo del Servizio Sanitario Nazionale, quali la prossimità di cura e la cronicità, dalla prevenzione all’ingegneria clinica, dalla disabilità all’ortopedia e alla riabilitazione, fino alle risorse umane «che tengono letteralmente in piedi – come viene sottolineato – i servizi medico-ospedalieri e assistenziali». (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondito testo di presentazione di Exposanità 2026, a quest’altro link il programma completo dei convegni. Per altre informazioni, oltre a fare riferimento al sito dedicato, scrivere a: info@exposanita.it.

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“Torino che legge”: la presentazione di “Bru Camilla”, libro tattile e in Braille

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Verrà presentato il 23 aprile a Torino, nell’àmbito della manifestazione “Torino che legge”, il libro tattile e in Braille “Bru Camilla” di Roberto Pili, fiaba sull’inclusione e la sensibilità. L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con il Servizio Disabilità Sensoriali della Città di Torino, l’UICI di Torino, l’APRI e lo IERFOP

Nel secondo pomeriggio del 23 aprile (Biblioteca Civica Centrale di Torino, ore 18-19.30), nel quadro della manifestazione Torino che legge, verrà presentato il libro tattile e in Braille Bru Camilla di Roberto Pili, fiaba sull’inclusione e la sensibilità, in cui si narra la storia di una bimba impegnata a prendersi cura di un bruco, accompagnandolo fino alla trasformazione in farfalla.
L’iniziativa (a ingresso libero fino all’esaurimento dei posti) è stata promossa in collaborazione con il Servizio Disabilità Sensoriali della Città di Torino, con l’UICI del capoluogo piemontese (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), l’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) e lo IERFOP (Istituto Europeo Ricerca Formazione Orientamento Professionale). (S.B.)

Ringraziamo l’APRI per la segnalazione.

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La sfida dello spettro autistico e della neurodivergenza per un mercato del lavoro realmente inclusivo

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«Un mercato del lavoro che espelle o marginalizza la diversità – scrive tra l’altro Gabriele Fabbri – è un mercato che rinuncia all’innovazione, alla precisione e a punti di vista inediti. E il passaggio cruciale sta proprio nel trasformare l’obbligo in opportunità. Questo richiede che la collettività entri nell’ottica di un “ecosistema del benessere”: il miglioramento delle condizioni lavorative per una persona neurodivergente o con disabilità si traduce in una comunicazione più chiara, in spazi più vivibili e in una gestione del personale più umana per ogni singolo dipendente»

Non basta “collocare”, occorre costruire contesti capaci di valorizzare tutte le neurodivergenze. Perché l’inserimento lavorativo delle persone con spettro autistico non è una concessione, ma un diritto di cittadinanza attiva ancora troppo spesso disatteso. Il percorso verso l’occupazione resta oggi costellato di barriere che vanno ben oltre i limiti funzionali, affondando le radici in un sistema economico e culturale non ancora pronto a gestire tutto quello che viene definito “diverso”.

La distanza tra norma e realtà
La Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) rappresenta ancora oggi, nel nostro Paese, il pilastro per il collocamento mirato delle persone con disabilità. È una norma che ha mostrato tutti i suoi limiti, ma intorno alla quale non si scorge ancora un serio ragionamento volto al suo superamento. All’interno delle mille difficoltà di questa legge, esiste un gruppo di persone che subisce l’inefficienza del sistema in modo ancora più marcato: sono le persone con neurodivergenze, tra cui rientrano coloro che sono nello spettro autistico.
Soggetti che pur possedendo competenze che sarebbero preziose nel mercato del lavoro odierno, ne restano spesso ai margini. Perché? Perché come accade frequentemente anche al di fuori del contesto professionale, la visione della disabilità è ancora legata a un modello assistenziale o, peggio, in un pregiudizio che relega la disabilità stessa e la neurodivergenza a qualcosa di “oscuro” che non può trovare spazio all’interno delle dinamiche aziendali.

Le barriere invisibili: dalla selezione all’ambiente
E purtroppo bisogna essere chiari: l’esclusione inizia spesso già dalle prime fasi, in particolare in quella di recruitment. I colloqui tradizionali, basati quasi esclusivamente sulle soft skills relazionali e sulla capacità di sostenere la pressione sociale e lavorativa, penalizzano chi utilizza binari comunicativi diversi. Fatichiamo a guardare, come avviene in alcune esperienze estere, a modalità “sartoriali” di selezione che mettano al centro la persona, un approccio diverso permetterebbe all’azienda di trarre vantaggio dall’espressione autentica dei talenti che ha di fronte.
Una volta superata la soglia dell’assunzione, le difficoltà si spostano sul piano sensoriale e organizzativo: ambienti troppo rumorosi, illuminazioni inadeguate, istruzioni ambigue e la scarsa formazione dei colleghi possono trasformare un compito semplice in una fonte di stress insostenibile.
Qui ci troviamo di fronte a un bivio: proseguire su una strada che porterà inevitabilmente a condizioni peggiori o cambiare paradigma. Se scegliamo la seconda, lo Stato deve comprendere che la neurodivergenza e la disabilità non sono un limite, ma una risorsa pratica per le imprese; le aziende, dal canto loro, devono capire che l’inclusione non è una perdita di tempo o di denaro, ma la chiave per accedere al futuro.

Cosa fare concretamente, fin da subito?
° Il Job Coaching specializzato e la figura del tutor: non basta una firma su un contratto; serve una figura ponte, formata specificamente che operi come un facilitatore sistemico. Il job coach non supporta solo il lavoratore nel comprendere le mansioni e le routine, ma agisce come consulente per il team aziendale, aiutando a tradurre esigenze e stili comunicativi differenti. Questa figura deve essere presente sin dalla fase di analisi delle competenze, accompagnando la persona nell’inserimento e restando un punto di riferimento per prevenire il burnout o le incomprensioni che spesso portano all’abbandono del posto di lavoro.
° La cultura dell’inclusione e dell’allestimento sensoriale: spesso si confonde l’accessibilità solo con le barriere architettoniche fisiche, dimenticando quelle sensoriali e cognitive. A questo si aggiunge la chiarezza dei processi: l’adozione di istruzioni scritte, mappe visive dei compiti e routine ben definite, rendendo il luogo di lavoro un ambiente “prevedibile” e quindi sicuro, a beneficio non solo dei lavoratori neurodivergenti, ma di tutta l’organizzazione.
° La formazione e la consapevolezza del gruppo di lavoro: un inserimento non può dirsi riuscito se i colleghi non sono parte attiva del processo. È essenziale promuovere una cultura della neurodiversità e della disabilità che vada oltre la semplice “tolleranza”. Quando il gruppo di lavoro è consapevole, il supporto diventa naturale e diffuso, trasformando l’ufficio in una comunità di pratiche inclusiva.

Verso un nuovo patto sociale: la responsabilità dell’ecosistema
Non è più il tempo, o quanto meno non è più il tempo del “solo”, dei progetti pilota, delle sperimentazioni a termine o della buona volontà di singoli imprenditori illuminati. Questi sforzi, pur preziosi, rimangono eccezioni in un mare di inefficienze sistemiche. Serve un impegno strutturale che coinvolga istituzioni, associazioni e imprese in un dialogo paritario. La sfida nel mondo del lavoro non si vince con qualche ora di formazione sporadica, ma attraverso una revisione profonda del concetto stesso di “produttività”.
Dobbiamo chiederci: siamo disposti, come società, a rinunciare alla rigidità di standard predefiniti per accogliere la ricchezza di chi vediamo come “diverso”? La risposta non può che essere affermativa, non solo per un dovere etico, ma per una necessità evolutiva. Un mercato del lavoro che espelle o marginalizza la diversità è un mercato che rinuncia all’innovazione, alla precisione e a punti di vista inediti.
E il passaggio cruciale sta proprio nel trasformare l’obbligo in opportunità. Questo richiede che la collettività entri nell’ottica di un “ecosistema del benessere”: il miglioramento delle condizioni lavorative per una persona neurodivergente o con disabilità si traduce in una comunicazione più chiara, in spazi più vivibili e in una gestione del personale più umana per ogni singolo dipendente.

Garantire che il diritto al lavoro, sancito dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, significa abbattere gli ultimi muri di pregiudizio. Solo trasformando le nostre aziende in luoghi aperti e adattivi potremo dire di aver costruito una società realmente democratica, capace di permettere al talento di chiunque, indipendentemente da chi siamo e come siamo, di germogliare e contribuire al bene comune.

*Dottore in Giurisprudenza.

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Progetti di vita per le persone con disabilità: dalla sperimentazione all’attuazione

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“Progetti di vita per le persone con disabilità. Dalla sperimentazione alla attuazione”: è il convegno promosso dal Comune di Bologna per il 22 aprile nel capoluogo emiliano, all’interno di “Exposanità 2026”, «per delineare il futuro del sostegno alle persone con disabilità – come si legge nella presentazione -, superando la fase sperimentale della riforma in corso e rendendo i Progetti di Vita Individuali, Personalizzati e Partecipati una realtà concreta su tutto il territorio nazionale»

Progetti di vita per le persone con disabilità. Dalla sperimentazione alla attuazione: è il titolo del convegno promosso per il pomeriggio del 22 aprile (ore 14-18.45) a Bologna, all’interno della manifestazione Exposanità 2026, incontro promosso dal Comune di Bologna (Dipartimento Welfare e Promozione del Benessere di Comunità), avvalendosi del patrocinio della Regione Emilia Romagna e dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), «per delineare il futuro del sostegno alle persone con disabilità – come si legge nella presentazione -, superando la fase sperimentale della riforma in corso, e rendendo i Progetti di Vita Individuali, Personalizzati e Partecipati una realtà concreta su tutto il territorio nazionale».
«La “riforma della disabilità” – si legge ancora nella nota di presentazione del convegno – sta ridisegnando i rapporti tra istituzioni, professionisti e cittadini, ponendo al centro l’autodeterminazione della persona. Come evidenziato dai feedback raccolti durante la fase di studio del prototipo bolognese, la sfida non è solo normativa ma culturale: trasformare cioè il “servizio” in un’opportunità di vita reale, garantendo sostenibilità economica e uniformità territoriale».

Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali dell’assessora al Welfare del Comune di Bologna Matilde Madrid, dell’assessora della Regione Emilia Romagna Isabella Conti e della delegata dell’ANCI Vittoria Ferdinandi, con un videomessaggio della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
La prima parte del convegno sarà dedicata alle esperienze territoriali, con il punto sulle sperimentazioni avviate a Bologna, Forlì, Genova, Venezia e Parma. Seguirà un focus tecnico sull’importanza delle tecnologie assistive, a cura dell’AIAS di Bologna e, in collegamento video, un intervento del Garante per i diritti delle persone con disabilità della Regione Puglia.
Nell’intermezzo è prevista la proiezione del video #laprimacosabella dell’Associazione “Io sto con” di Bologna e a seguire una tavola rotonda moderata da Michelangelo Caiolfa (Federsanità-ANCI Toscana) e da Francesco Crisafulli (Comune di Bologna), con un confronto tra i principali attori della rete, ossia Isabella Conti (Regione Emilia Romagna) e Roberta Toschi (Comune di Bologna) per la visione politica; Alceste Santuari (Università di Bologna) per l’inquadramento giuridico e i modelli di amministrazione condivisa; Lucia Zanardi (INPS) per l’integrazione tra accertamenti tecnici e progettualità; Alberto Alberani (Forum del Terzo Settore), Gabriele Gamberi (Fondazione ASPHI) e Paolo Bartolomei (Consulta della Disabilità) per il punto di vista del sociale, dell’innovazione e delle famiglie.

Il convegno nasce pertanto dalla consapevolezza che solo una reale collaborazione tra tutti gli attori della rete può produrre risultati utili per i cittadini e l’integrazione tra sociale e sanitario sarà la chiave per rendere la riforma un successo tangibile. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: francesco.crisafulli@comune.bologna.it.

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Caro Claudio, continua ad aiutarci con il tuo “calamaio” a lasciare segni di inchiostro indelebile

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«Caro Claudio – scrive Salvatore Nocera rivolgendosi a Claudio Imprudente, a proposito dei 40 anni del “Progetto Calamaio” -, il tuo “inchiostro” ha lasciato il segno su tanti di noi e sulla storia della cultura dell’inclusione italiana delle persone con disabilità. Continua ad aiutare noi, ma anche i Parlamentari e le persone del Governo, a seguire il tuo esempio, per far sì che tutti lascino segni di inchiostro indelebile» Claudio Imprudente al centro di una foto scattata nel 2016, per i trent’anni del “Progetto Calamaio”

Caro Claudio, ho letto in Superando il tuo testo (“Pensiero Imprudente”: caro “Progetto Calamaio”, quante macchie indelebili in quarant’anni!) sui 40 anni del Progetto Calamaio e voglio inviarti affettuosissimi auguri per il quarantesimo anniversario di attività di quel tuo meraviglioso “alter ego”.
Il tuo “inchiostro” ha lasciato il segno su tanti di noi e sulla storia della cultura dell’inclusione italiana delle persone con disabilità, della loro crescita in autoemancipazione e parimenti della crescita nella nostra accoglienza alla pari da parte delle persone senza disabilità.
Ti siamo tutti grati perché hai inoculato lo spirito critico in tutti noi – spirito talora autoironico – anche tramite Superando, che è stato un provvidenziale veicolo di cambiamento culturale e schietta promozione umana di tutti.
Prosegui con la stessa lena, anzi aumentala, perché mala tempora currunt, dal momento che la classe politica è attualmente più impegnata in altre scelte politiche, tanto è vero che l’Osservatorio sull’Inclusione Scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito non viene convocato sui nostri urgenti problemi da oltre tre anni, mentre aumenta lentamente la normativa che riduce la qualità dell’inclusione. Ne sono prova sia la recente normativa su quelli che io definisco “corsetti di specializzazione per il sostegno” affidati all’INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa), facendo concorrenza ai veri corsi in presenza svolti dalle Università, sia la Proposta di Legge sugli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, già approvata al Senato e prossima all’approvazione anche alla Camera, salvo un ripensamento provvidenziale.

Caro Claudio, il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha compiuto solo un atto veramente importante di tutela dei diritti degli studenti/studentesse con disabilità ed è la norma che consente la continuità didattica tramite il rinnovo per un anno dell’incarico a docenti di sostegno precari.
Ci si augura che voglia rimandare al Senato, con un emendamento, la Proposta di Legge sugli assistenti all’autonomia e alla comunicazione.

La Ministra per le Disabilità ci sta aiutando moltissimo, spendendosi continuamente ovunque sia possibile per promuovere iniziative e sostenere quelle delle associazioni e dei familiari. Ma non basta, perché l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, che pure sta sostenendoci, ha dovuto riscontrare, nella sua prima Relazione al Parlamento, che nel solo 2025 abbiamo avuto ben oltre 1.300 segnalazioni di violazione dei nostri diritti.

Continua quindi ad aiutarci col tuo “calamaio” e pure col tuo “Pensiero Imprudente” perché ne abbiamo veramente bisogno e speriamo in te e in quante persone “normali”, parlamentari e governative vorranno seguire il tuo esempio, lasciando segni di inchiostro indelebile con norme che correggano quelle errate e con altre che diano piena e rapida attuazione alla Convenzione ONU sui nostri diritti, ratificata dall’Italia con la Legge 18 del 2009, vero “anno santo” per noi. E cari saluti dal tuo amico Tillo Nocera.

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Casa dei Risvegli Luca De Nigris: un’idea di cura che mette al centro la persona, le relazioni e la partecipazione sociale

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Un’idea di cura che mette al centro la persona, le relazioni e la partecipazione sociale: è quella che emerge dalla mostra fotografica “Casa dei Risvegli Luca De Nigris: vent’anni tra cura e cultura”, visitabile dal 22 al 24 aprile nell’àmbito della manifestazione di Bologna “Exposanità 2026”, testimonianza per immagini, realizzate da 15 fotografi, sul lavoro compiuto per la Casa dei Risvegli Luca De Nigris, punto di riferimento nei percorsi di cura e riabilitazione per le persone con gravi cerebrolesioni acquisite La maggior parte dei fotografi protagonisti della mostra “Casa dei Risvegli Luca De Nigris: vent’anni tra cura e cultura”

«Questa mostra rappresenta non solo un traguardo, ma anche uno strumento per raccontare e condividere un’idea di cura che mette al centro la persona, le relazioni e la partecipazione sociale»: lo dichiara Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca–Casa dei Risvegli Luca De Nigris, a proposito della mostra fotografica Casa dei Risvegli Luca De Nigris: vent’anni tra cura e cultura, che verrà inaugurata il 22 aprile nell’àmbito della manifestazione della Fiera di Bologna Exposanità 2026, alla presenza, tra gli altri, del presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, Maurizio Fabbri.

Già presentata presso la sede dell’Assemblea Legislativa Regionale in occasione della Giornata dei Risvegli 2024, l’esposizione sarà visitabile fino al 24 aprile nello stand della Fondazione Gli Amici di Luca–Casa dei Risvegli Luca De Nigris, proponendo appunto un racconto per immagini, firmato da quindici fotografi (Gin Angri, Giovanni Bortolani, Nicola Casamassima, Claudio Cricca, Cristina Ferri, Valter Finestrelli, Gabriele Fiolo, Gabriele Guerra, Giovanni Mazzanti, Marco Caselli Nirmal, Michele Nucci, Gianni Schicchi, Paolo Righi, Riccardo Rodolfi e Gino Rosa), che hanno voluto testimoniare il lavoro compiuto in tutti questi anni per la Casa dei Risvegli Luca De Nigris, struttura pubblica dell’Azienda USL di Bologna e punto di riferimento nei percorsi di cura e riabilitazione per le persone con gravi cerebrolesioni acquisite. E tra le tante foto vi è anche un disegno, L’albero dei venti di Alessandro Bergonzoni, attore e scrittore che da sempre è testimonial della Casa dei Risvegli Luca De Nigris.

«Desidero esprimere un sincero e profondo ringraziamento alla Fondazione Amici di Luca – afferma Maurizio Fabbri, – per l’instancabile impegno e la dedizione con cui opera ogni giorno. Il lavoro della Fondazione, che è ben rappresentato in questa mostra, costituisce un punto di riferimento di grande valore sociale, capace di incidere concretamente a livello regionale e nazionale. Grazie all’azione di essa, fondata su solidarietà, inclusione e attenzione alla persona, contribuisce a promuovere una cultura più consapevole e una comunità più solidale, giusta e accogliente».

Da ricordare infine che per tutta la durata di Exposanità, ossia fino al 24 aprile, lo stand della Fondazione Gli Amici di Luca–Casa dei Risvegli Luca De Nigris sarà animato da laboratori teatrali, attività espressive, musicoterapia e momenti di incontro con operatori e familiari.
Sempre la Fondazione promuoverà inoltre il convegno Dall’ospedale al domicilio: percorsi socioeducativi integrati per le gravi cerebrolesioni acquisite”, in programma nel pomeriggio del 23 aprile (ore 14.30-17), dedicato ai modelli integrati di presa in carico e alla continuità assistenziale. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@amicidiluca.it.

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Investire sui diritti e sul capitale umano: l’unica via percorribile anche dove la guerra cerca di cancellare il futuro

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Ripensare la risposta umanitaria oggi significa andare anche oltre il “non lasciare indietro nessuno”, garantendo che tutti abbiano gli strumenti per progettare e costruire il proprio futuro, anche nelle condizioni più estreme: lo conferma l’attività nella Striscia di Gaza dell’organizzazione non goverenativa EducAid che sta tuttora dimostrando come investire sui diritti e sul capitale umano sia l’unica via percorribile per una reale inclusione sociale, anche lì dove la guerra cerca di cancellare il futuro Inaugurato nel 2019, il Centro per la Vita Indipendente di Gaza, fondato da EducAid in collaborazione con la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) e il Centro per l’Autonomia di Roma, nell’àmbito del progetto “I-CAN”, finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), è stato raso al suolo dai bombardamenti successivi al 7 ottobre 2023

Oltre il “Non lasciare indietro nessuno”: l’esperienza di EducAid a Gaza
Nella Striscia di Gaza, il concetto di aiuto umanitario sta vivendo una trasformazione profonda. Da anni, l’organizzazione non governativa riminese EducAid lavora per scardinare il paradigma della passività, sostituendo l’assistenzialismo con un approccio esplicitamente human rights-based [“basato sui diritti umani”]. Al centro di questa visione vi è un principio cardine: le persone con disabilità non sono semplici destinatari di cure, ma titolari di diritti e protagonisti attivi del proprio cambiamento, in coerenza con i dettami della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Un investimento strategico sul capitale umano
Si tratta di un approccio fondato sulla convinzione che empowerment, autodeterminazione ed emancipazione siano gli unici strumenti reali per un’indipendenza duratura. Ben prima dell’inasprimento del conflitto in quel territorio, nell’ottobre 2023, EducAid aveva investito risorse ingenti nella creazione di infrastrutture sociali capaci di generare autonomia.
Il fiore all’occhiello di questa strategia è stato il Centro per la Vita Indipendente di Gaza, fondato nel 2019 in collaborazione con la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) e il Centro per l’Autonomia di Roma, nell’àmbito del progetto I-CAN finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). In questo spazio, l’inclusione è diventata una pratica quotidiana attraverso la fornitura di ausili personalizzati, il supporto psicosociale alla pari e la formazione professionale mirata [se ne legga già ampiamente negli anni scorsi anche sul nostro giornale, N.d.R.].

I numeri di un cambiamento sistemico
In soli tre anni di attività, il progetto I-CAN ha trasformato radicalmente la realtà di oltre 600 persone con disabilità. I risultati parlano di oltre 1.000 ausili distribuiti – molti dei quali progettati e realizzati direttamente nell’officina del Centro – e di numerosi tirocini formativi che hanno permesso a donne con disabilità di sfidare i pregiudizi ed entrare nel mercato del lavoro locale.
Ma il vero elemento distintivo del Centro risiede nella sua équipe multidisciplinare, composta da circa 30 operatori palestinesi, molti dei quali sono essi stessi persone con disabilità. Una scelta non solo operativa, ma rappresentativa di una posizione politica e culturale precisa: chi vive la disabilità deve essere soggetto attivo che contribuisce alla progettazione delle soluzioni per la propria vita e per la comunità.

Tecnologia e innovazione
Nel 2022, il percorso di innovazione aveva fatto un ulteriore passo avanti con il progetto TEAM! Il cui obiettivo era stato quello di rendere Gaza un polo di produzione autonoma attraverso la creazione di un FabLab, oggi trasformato in Officina Mobile. Dotato di stampanti 3D e tecnologie all’avanguardia, il laboratorio consente tuttora la produzione locale di componenti, pezzi di ricambio e ausili personalizzati. Questo ha ridotto la dipendenza dalle importazioni esterne (bloccate ai valichi) e ha permesso di investire sulle competenze tecniche di giovani professionisti locali.

Oltre le macerie: la sfida del post-7 ottobre
L’offensiva militare successiva al 7 ottobre 2023 ha segnato una devastazione senza precedenti. Il Centro per la Vita Indipendente, simbolo di progresso e autonomia, è stato raso al suolo dai bombardamenti. Tuttavia, l’azione di EducAid non si è fermata tra le macerie. La vera forza dell’organizzazione non governativa, infatti, si è rivelata essere il capitale umano, se è vero che nonostante gli sfollamenti forzati, il team locale ha continuato a operare, dimostrando che le competenze acquisite sono un’infrastruttura invisibile ma indistruttibile.
Oggi, con il sistema educativo formale quasi totalmente annientato (il 97% delle scuole è danneggiato), l’impegno ha incluso i Temporary Learning Spaces (TLS), spazi educativi informali, nati dalla resilienza delle famiglie. Qui EducAid lavora insieme ad altri partner per garantire che i minori con disabilità non vengano dimenticati.
In un contesto dove l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima 42.000 nuovi casi di ferite permanenti, l’inaccessibilità delle strade (distrutte al 92%) e la carenza di ausili rischiano infatti di creare nuove forme di segregazione.

Un nuovo paradigma per il futuro
Ripensare la risposta umanitaria oggi significa non limitarsi a “non lasciare nessuno indietro”, ma garantire che tutti abbiano gli strumenti per progettare e costruire il proprio futuro, anche nelle condizioni più estreme. Attraverso una strategia “a doppio binario” – che agisce contemporaneamente sull’ambiente (rendendo inclusivi oltre 23 Temporary Learning Spaces per 3.000 bambini e bambine con disabilità) e sul supporto individuale personalizzato, EducAid dimostra che investire sui diritti e sul capitale umano è l’unica via percorribile per una reale inclusione sociale, anche lì dove la guerra cerca di cancellare il futuro. (M.F.)

Per ulteriori informazioni: Michela Fabbri (michela.fabbri@educaid.it).

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L’aiuto delle tecnologie per il rientro al domicilio: se ne parlerà a “Exposanità 2026”

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«Il rientro al domicilio della persona con disabilità o con esiti di patologie acute rappresenta una fase cruciale del percorso di cura e riabilitazione e in questo contesto, le tecnologie riabilitative e assistive costituiscono un supporto fondamentale»: così, dall’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna) viene presentato l’incontro “L’aiuto delle tecnologie per il rientro al domicilio”, promosso per il 23 aprile all’interno della manifestazione della Fiera di Bologna “Exposanità 2026” La palestra robotica dell’Istituto Montecatone di Imola

«Il rientro al domicilio della persona con disabilità o con esiti di patologie acute rappresenta una fase cruciale del percorso di cura e riabilitazione, nella quale continuità assistenziale, autonomia e qualità di vita assumono un ruolo centrale. In questo contesto, le tecnologie riabilitative e assistive costituiscono un supporto fondamentale per favorire il reinserimento della persona nel proprio ambiente di vita, sostenendo sia il paziente sia la rete familiare e professionale che lo accompagna»: così, dall’Istituto Riabilitativo Montecatone, la nota struttura di Imola (Bologna) impegnata nella riabilitazione di persone mielolese o con grave cerebrolesione acquisita, viene presentato l’incontro denominato L’aiuto delle tecnologie per il rientro al domicilio, promosso per il pomeriggio del 23 aprile (ore 14-16.30), all’interno della manifestazione della Fiera di Bologna Exposanità 2026, la cui edizione di quest’anno sarà dedicata proprio alle nuove tecnologie come strumento indispensabile, insieme alle risorse umane, per assicurare qualità e tenuta del Servizio Sanitario Nazionale.

Durante l’incontro organizzato da Montecatone, dunque, verranno approfondite esperienze concrete che spaziano dalla palestra robotica al ruolo del caregiver, dalla terapia occupazionale allo sport adattato, fino ai percorsi per il recupero della patente e alle soluzioni tecnologiche per la vita quotidiana. «Il tutto – come viene sottolineato – per promuovere una visione integrata del percorso di reinserimento, valorizzando l’uso appropriato delle tecnologie come strumenti abilitanti e favorendo la condivisione di buone pratiche tra i diversi professionisti coinvolti». (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro. Per altre informazioni: formazione@montecatone.com.

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Grazie per ogni volta che dite “mio figlio ha diritto!” non come una preghiera, ma come un fatto

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«Vi vedo combattere con un mondo che fa fatica ad accorgersi di me – scrive tra l’altro la docente di sostegno Elena Barbagallo, in questa lettera immaginaria di un figlio con disabilità ai suoi genitori – e vi sono grato per ogni porta a cui bussate finché non si apre, per ogni volta che dite “mio figlio ha diritto!”, non come una preghiera, ma come un fatto»

Grazie, non ve lo dico mai nel modo giusto. Non perché non lo pensi – lo penso, è lì sempre. Ma le parole tra me e voi prendono strade strane, si perdono, arrivano in ritardo. Allora proviamo così.
Grazie per le battaglie che combattete mentre io non guardo. Per i moduli, le telefonate, le riunioni a cui partecipate e si capisce subito che non siete lì per fare amicizia. Per la voce che diventa più ferma quando qualcuno cerca di liquidarvi con una risposta vaga.
Qualcuno vi chiama invadenti. Io vi chiamo presenti. Qualcuno vi chiama esagerati. Io vi chiamo precisi. C’è differenza ed è una differenza importante.
Grazie per uno sguardo che cerca quello che sono, non quello che manca.
Grazie per la paura che tenete per voi quando potrebbe schiacciarmi, e per quella che mi mostrate quando devo imparare che il mondo fa un po’ paura a tutti, e si va avanti lo stesso.
So che il mio futuro pesa anche su di voi. Ma io guardo quello che fate, come lo fate, perché lo fate – e la paura diventa più piccola. Non sparisce. Ma non occupa più tutto.
Vi vedo. Vedo le mattine difficili e le sere in cui la stanchezza non è solo del corpo. Vi vedo combattere con un mondo che fa fatica ad accorgersi di me. E vi sono grato per ogni porta a cui bussate finché non si apre, per ogni volta che dite “mio figlio ha diritto!”, non come una preghiera, ma come un fatto.
Spero che lo sentiate lo stesso, in ogni volta che vi cerco con gli occhi, in ogni gesto storto con cui cerco di dirvi che so, che vedo, che vi amo.
Grazie.

*Docente di sostegno all’Istituto Rota di Calolziocorte (Lecco).

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La mostra fotografica “La disabilità va… in vacanza” e il convegno di Napoli “Oltre le barriere”

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Ha raccolto circa 200 immagini provenienti dall’Italia e dall’estero, raccontando luoghi ed esperienze di accessibilità e inaccessibilità: è la mostra fotografica “La disabilità va… in vacanza” la cui seconda edizione verrà presentata il 22 aprile a Napoli, nel corso del convegno “Oltre le barriere. Strategie per un futuro accessibile”, promosso dalle Associazioni locali Attivamente e Oltre il Muro “Il futuro accessibile”

Ha raccolto circa 200 immagini provenienti dall’Italia e dall’estero, raccontando luoghi ed esperienze di accessibilità e inaccessibilità, un percorso che invita a osservare con maggiore consapevolezza gli spazi che viviamo e a riconoscere quanto sia urgente abbattere le barriere ancora esistenti, ma anche quanto spesso sia possibile intervenire con soluzioni semplici ed efficaci: è la mostra fotografica La disabilità va… in vacanza la cui seconda edizione verrà presentata nel pomeriggio del 22 aprile a Napoli (Sala della Loggia di Castel Nuovo, ore 15), nel corso del convegno Oltre le barriere. Strategie per un futuro accessibile, promosso dalle Associazioni locali Attivamente e Oltre il Muro.

«L’iniziativa – spiegano i promotori – si propone come un importante momento di confronto tra associazioni, università, professionisti, famiglie e cittadini sui temi dell’inclusione e dell’accessibilità universale. Al centro del dibattito vi sarà la necessità di superare ogni forma di barriera – fisica, sensoriale e digitale – per garantire alle persone con disabilità pari opportunità di partecipazione alla vita sociale e ai diversi ambiti della quotidianità. Il convegno offrirà dunque uno spazio aperto e pluralistico di dialogo e approfondimento, mettendo in evidenza come l’accessibilità rappresenti uno strumento essenziale per costruire una società realmente inclusiva, capace di rispondere ai bisogni di tutte e tutti».
«Particolare attenzione – si aggiunge – è stata dedicata anche all’organizzazione dell’evento, pensato fin dall’inizio in chiave accessibile: la mostra fotografica, infatti, sarà fruibile anche da persone con disabilità visiva grazie alla presenza di QR code, mentre il convegno sarà accessibile alle persone sorde segnanti attraverso la presenza di interpreti LIS».

Da ricordare, in conclusione, che il tutto si avvarrà del patrocinio del Comune di Napoli e della sponsorizzazione dello Studio De Filippo Fotografo, in collaborazione con il Centro SINAPSI dell’Università Federico II di Napoli, l’UICI di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), Autismo in Movimento, Specialmente Noi, Famiglie in Rete, ENS (Ente Nazionale Sordi), Le Muse per l’Oro e il Forum per le Malattie Rare. Saranno presenti all’evento anche il Comitato Disabili Uniti, l’Istituto Cuoco-Schipa di Napoli e la Cooperativa Sociale L’arte dell’incontro. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo. Per ulteriori informazioni: asso.attivamente2000@gmail.com.

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“In&Aut”: autismo e design si incontrano a Milano

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«Uno spazio davvero bello è uno spazio pensato per tutti e tutte»: a dirlo è Tino Manzoni, presidente di Spazio Autismo Bergamo, Associazione che insieme a Chiave Group, ha promosso da domani, 21 aprile, a sabato 25, a Milano “In&Aut”, spazio esperienziale fatto di workshop, performance, trasmissioni radiofoniche live e momenti aperti al pubblico, in parallelo e nell’àmbito del “Fuorisalone 2026”, evento che fa parte della “Settimana del Design” di Milano

«In&Aut non sarà un evento sull’inclusione, ma un luogo in cui l’inclusione accadrà. Lavoriamo infatti ogni giorno con persone autistiche e sappiamo quanto conti la qualità degli spazi, delle relazioni, delle esperienze che si offrono loro. Una persona autistica percepisce lo spazio in modo diverso e il design ha una responsabilità diretta su tutto questo: una luce troppo fredda, un rumore di fondo, un percorso caotico possono trasformare un ambiente pensato per accogliere in qualcosa di ostile. Portare dunque questo tema al Fuorisalone significa interpellare direttamente chi progetta gli spazi, chi sceglie le luci, i materiali, i ritmi e i percorsi e chiedere di allargare lo sguardo, perché l’accessibilità non è un vincolo tecnico, è una categoria estetica e culturale. Uno spazio davvero bello è uno spazio pensato per tutti e tutte»: a dirlo è Tino Manzoni, presidente di Spazio Autismo Bergamo, Associazione che insieme a Chiave Group, ha promosso appunto da domani, 21 aprile, a sabato 25, a Milano (Spazio Chiave, Via Ripamonti, 114) In&Aut, spazio esperienziale fatto di workshop, performance, trasmissioni radiofoniche live e momenti aperti al pubblico, in parallelo e nell’àmbito del Fuorisalone 2026, evento annuale che si svolge in concomitanza con il Salone del Mobile di Milano insieme al quale definisce la Settimana del Design del capoluogo lombardo.

Il programma di In&Aut si articolerà attorno a cinque temi, per ogni giornata prevista, vale a dire Frequenza e percezione (21 aprile), Segno e identità (22 aprile), Corpo e azione (23 aprile), Movimento e relazione (24 aprile), Condivisione (25 aprile: evento finale aperto al pubblico) e ogni giornata, come detto, combinerà workshop esperienziali, in cui i partecipanti diventeranno protagonisti attraverso corpo, arte e relazione, con attività performative e le sessioni di Radio Aut, cuore narrativo del progetto, un podcast mattutino con interviste e racconti e una diretta serale con ospiti, distribuiti sulle principali piattaforme digitali e social. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: Veronica Lisa Crippa (veronicalisacrippa@gmail.com).

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“Italia Insieme”, per la partecipazione, la mobilità e il diritto di viaggiare

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Sarà tutto dedicato al tema del turismo accessibile e inclusivo, per promuovere la piena partecipazione e il diritto di muoversi e viaggiare delle persone con disabilità, l’incontro “Italia Insieme”, voluto dalla ministra per le Disabilità Locatelli e in programma per il 22 aprile alla Stazione Leopolda di Firenze

Italia Insieme è un’iniziativa voluta dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, in programma il 22 aprile alla Stazione Leopolda di Firenze, un incontro dedicato al tema del turismo accessibile e inclusivo per promuovere la piena partecipazione e il diritto di muoversi e viaggiare delle persone con disabilità.
«Ogni anno – ricorda la stessa Locatelli – vengono ripartiti 50 milioni di euro alle Regioni per finanziare progetti virtuosi in tutta Italia. Italia Insieme sarà quindi un’occasione preziosa per presentare le iniziative sviluppate in questi anni con le risorse del Ministero e per discutere delle migliori pratiche di promozione del turismo accessibile con partner pubblici, privati e testimonial di eccezione».

All’evento, a partecipazione gratuita, aperto a tutti e tutti (registrarsi a questo link), interverranno esponenti delle Regioni, dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), dell’UPI (Unione delle Province Italiane) e di tanti Enti Pubblici e del Terzo Settore, attivi in questo àmbito. Il tutto con aree espositive e food truck di cucina a cura delle Associazioni che fanno inclusione lavorativa, oltre naturalmente a rappresentanti di organizzazioni impegnate sul tema del turismo.
Verranno dunque presentati progetti, buone pratiche e nuove opportunità di sviluppo delle competenze per implementare la qualità dell’accoglienza e la formazione degli operatori del settore turistico. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento.

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L’arte nelle mani: viaggio di uno scultore non vedente

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«Per un artista non vedente – scrive lo scultore Andrea Bianco -, muoversi nel mondo dell’arte significa affrontare barriere di due tipi: quelle architettoniche e quelle culturali. Le prime, per quanto fastidiose, sono spesso superabili. Le seconde, invece, sono più sottili, più radicate, più difficili da scalfire»: seguiamolo, dunque, in questo suo percorso e nella sua battaglia «per un futuro in cui l’arte sia davvero accessibile a tutti e tutte»  Visita tattile di una scultura

I. La fame di conoscenza
Come artista non vedente, ho sempre sentito il bisogno quasi fisico di avvicinarmi all’arte in tutte le sue forme. Mostre, palazzi storici, gallerie, musei: ogni luogo che custodisce un frammento di creatività diventa per me una meta naturale, un richiamo irresistibile.
Sono convinto – e lo ripeto spesso – che le cose che non so siano infinitamente più numerose di quelle che conosco. È un pensiero che non mi spaventa, anzi: mi spinge avanti, mi tiene desto, mi ricorda che la curiosità è un motore potente.
Da questa consapevolezza nasce la mia sete di nuove idee, nuovi stili, materiali, tecniche, linguaggi. Desidero evolvermi, crescere, trasformarmi. In fondo, non è ciò che facciamo tutti nella vita? Non cerchiamo sempre di compiere un passo in più, di superare un limite, di scoprire un orizzonte nuovo?
L’arte, che è parte essenziale della mia esistenza di scultore, non può sottrarsi a questa dinamica. Deve respirare, mutare, interrogare. Eppure, ciò che sembra semplice sulla carta, nella realtà si rivela molto più complesso.

II. Le barriere invisibili
Per un artista non vedente, muoversi nel mondo dell’arte significa affrontare barriere di due tipi: quelle architettoniche e quelle culturali. Le prime, per quanto fastidiose, sono spesso superabili. Le seconde, invece, sono più sottili, più radicate, più difficili da scalfire.
Col tempo ho compreso una verità scomoda: per una persona cosiddetta “normodotata” è impossibile comprendere davvero la condizione di una persona con disabilità. Puoi essere empatico, disponibile, generoso; puoi offrire il tuo tempo, la tua attenzione, la tua sensibilità. Sono gesti preziosi, ma non bastano. Se non vivi sulla tua pelle la disabilità, non puoi coglierne fino in fondo le esigenze. E, allo stesso modo, se non sei un disabile culturalmente onesto, equilibrato, capace di guardare con lucidità alla propria condizione, non potrai costruire un rapporto sano con il tuo stesso mondo interiore.
Nemmeno chi ti ama, chi ti accompagna, chi ti conosce da sempre può immedesimarsi completamente. Non è un’accusa, né un lamento. È un punto di partenza. Perchè senza un punto di partenza chiaro, non si può costruire nulla di solido.

Andrea Bianco

III. L’arte che non si tocca
Nelle mie visite mi imbatto spesso in audiodescrizioni interminabili, tecniche, fredde; in linguaggi accademici che soffocano l’immaginazione; in spiegazioni che sembrano fatte per chi vede, non per chi ascolta. E capisco anche l’imbarazzo di un gallerista o di un operatore museale quando chiedo di poter toccare una scultura.
Fin da piccoli ci viene ripetuto che l’arte non si tocca. È un dogma. E allora cosa succede quando arriva un non vedente che chiede di infrangere quella regola? Succede che si crea un cortocircuito.
I non vedenti che visitano musei sono pochi, pochissimi. Da un lato questo può far piacere: significa che sono relativamente poche le persone con gravi problemi visivi. Dall’altro, però, genera sconforto: forse sono poche perché l’arte non è percepita come accessibile.
Qual è la verità? Non lo so. Forse entrambe. Quello che so è che spesso la risposta non accogliente degli operatori nasce dall’ignoranza – non nel senso offensivo del termine, ma come mancanza di conoscenza. Si dimentica, però, che l’arte appartiene a tutti, indipendentemente dalla condizione fisica.

IV. Inclusione: una parola da riempire
Viviamo in un’epoca in cui si parla molto di inclusione. Ma ci crediamo davvero? L’arte potrebbe essere una via maestra per realizzarla, perché è un linguaggio universale. Dovrebbe essere accessibile a persone di ogni età, cultura, salute, sensibilità. Ogni spettatore coglie qualcosa di diverso da un’opera, perché ognuno porta con sé un mondo unico. E il tatto, per chi non vede, è un ponte fondamentale. Non si tratta di toccare, ma di sfiorare, accarezzare, lèggere con le dita ciò che gli occhi non possono vedere.
Esistono materiali delicati, certo. Marmo e legno possono rovinarsi. Ma esiste anche un compromesso semplice: i guanti in lattice. Costano pochi centesimi, attenuano un po’ la sensibilità, ma permettono di esplorare un’opera senza danneggiarla.
E poi c’è un fatto che molti ignorano: i non vedenti non toccano le opere, le rispettano. Le mani diventano infatti strumenti di ascolto, non di invasione.

V. L’uomo dietro l’opera
Dietro ogni scultura c’è un artista, con i suoi sogni, le sue fragilità, la sua fatica. E spesso, attraverso il tatto, si percepiscono emozioni che sfuggono alla vista: una tensione, un’incertezza, un gesto sicuro, un ripensamento. È come entrare in dialogo con l’anima di chi ha creato.
Mi è capitato di vedere persone vedenti rimanere affascinate dal modo in cui esploro un’opera. Non perché io sia più bravo, ma perché il tatto costringe a rallentare, a rispettare, a sentire.
Per questo suggerisco anche ai vedenti, quando possibile, di toccare le sculture. Il tatto non è un sostituto della vista: è un alleato.

Andrea Bianco, “San Francesco”, legno di cirmolo, 140x45x45

VI. Il costo dell’accessibilità
Rendere un museo accessibile ai non vedenti non è un’impresa titanica. Un paio di guanti in lattice, come ho già detto, costa tra pochi centesimi e 1,50 euro. Quanti non vedenti visiteranno un museo mediamente in un anno? Forse una trentina. Con una spesa tra i 3 e i 45 euro si copre un anno intero. Non servono fondi speciali, bandi, sovraintendenze. Serve volontà.
L’alternativa – creare copie tattili in materiali plastici – è molto più costosa e richiede tempo. È una soluzione valida, certo, ma non sostituisce l’emozione di accarezzare un’opera originale.

VII. Le barriere mentali
Alla fine, tutto si riduce a questo: le barriere più difficili da abbattere sono quelle mentali. Chi può arrogarsi il diritto di negare a una persona la gioia di entrare in contatto con un capolavoro? Chi può decidere che un “non si può” valga più della sete di conoscenza di un essere umano?
Molte volte, esplorando una scultura, mi sono ritrovato a sorridere. Un sorriso spontaneo, nato da una bellezza che arrivava dritta al cuore. Negare questa possibilità è un furto. Un furto culturale, emotivo, umano.

VIII. La battaglia continua
Continuo a combattere questa battaglia, con ostinazione e speranza. Non basta chinare la testa davanti all’ennesimo rifiuto. Non basta lamentarsi in silenzio. Bisogna metterci la faccia, esporsi, insistere. Solo così si può sperare in un futuro in cui l’arte sia davvero accessibile a tutti e tutte. E io, finché avrò voce e mani, continuerò a lottare per questo.

*A questo link vi è il sito dello scultore Andrea Bianco.

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Tecnologie dell’informazione e della comunicazione e assistenza a domicilio nel lungo termine

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Si terrà il 22 aprile a Bologna, nell’àmbito di “Exposanità”, l’incontro sul tema “Tecnologie ICT nell’assistenza a domicilio nel lungo termine: nuovi orizzonti organizzativi, nuove competenze e nuove reti”, promosso dalla Società Cooperativa Anziani e Non Solo, in collaborazione con l’Associazione CARER. Durante il seminario verrà presentata una rassegna di concrete pratiche di sviluppo tecnologico, organizzativo e formativo finalizzate a veicolare nuove forme di domiciliarità

Il 22 aprile a Bologna si terrà Tecnologie ICT nell’assistenza a domicilio nel lungo termine: nuovi orizzonti organizzativi, nuove competenze e nuove reti, workshop promosso dalla Società Cooperativa Anziani e Non Solo, in collaborazione con l’Associazione CARER, iniziativa ospitata nell’àmbito della manifestazione Exposanità.
«Le tecnologie ICT [Information and Communication Technologies, in italiano “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione”, N.d.R.] hanno fatto breccia negli anni recenti nel mondo dell’assistenza e della cura in àmbito socio sanitario – è scritto nella nota di presentazione dell’evento –. La dimensione della domiciliarità, che coinvolge il 90% delle persone fragili o non autosufficienti, presenta specificità: distribuzione geografica, logistica, competenze disponibili e modelli organizzativi. Queste possono rappresentare ostacoli per l’adattamento e la diffusione di nuovi approcci veicolati dalle tecnologie. D’altra parte le stesse tecnologie, se caratterizzate da una attenta progettazione e un adattamento intelligente al nuovo contesto domiciliare, possono essere una leva per una piccola-grande “rivoluzione culturale».

Durante il seminario sarà presentata una rassegna di concrete pratiche di sviluppo tecnologico, organizzativo e formativo finalizzate a veicolare nuove forme di domiciliarità: affrontare cioè i vincoli e le criticità, partendo dall’attento ascolto dei bisogni, attraverso strumenti per leggere i fenomeni, localizzarli sul territorio e per programmare gli interventi connetterli ad approcci innovativi per fare incontrare domanda e offerta di lavoro di cura. Il tutto consentendo in tal modo di innovare i modelli di servizio a domanda individuale per renderli flessibili e personalizzati, fino ad offrire una formazione e un aggiornamento continui con piattaforme di e-learning facilmente accessibili con contenuti coinvolgenti e supportati da intelligenza artificiale».

L’evento si svolgerà nel Quartiere Fieristico di Bologna (Sala VERDI – Pad. 22 B93, ore 14-17), ad ingresso libero, previa registrazione (da effettuarsi attraverso il seguente link). (Simona Lancioni)

A questo link è disponibile il programma completo. Per ulteriori informazioni: Federico Boccaletti (federicoboccaletti@anzianienonsolo.it); Loredana Ligabue (info@associazionecarer.it).
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore e differente titolo, per gentile concessione.

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Fare in modo che i diritti diventino esperienza quotidiana, concreta ed esigibile per ogni persona, in ogni territorio

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Oltre 1.300 segnalazioni, riguardanti soprattutto l’àmbito scolastico: è il dato numerico riguardante il 2025 dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, che ha presentato alla Camera dei Deputati la sua prima Relazione annuale, intitolata “Dalla garanzia formale alla tutela effettiva dei diritti delle persone con disabilità” Il presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, Maurizio Borgo, durante la presentazione alla Camera della Relazione riguardante il 2025 (foto di Riccardo Pravettoni)

Come avevamo segnalato nei giorni scorsi, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha presentato alla Camera dei Deputati la sua prima Relazione annuale, relativa all’attività svolta nel 2025 (disponibile integralmente a questo link).
Autorità amministrativa indipendente, istituita con il Decreto Legislativo 20/24, il Garante ha il compito di assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone con disabilità. Organo collegiale composto dal presidente Maurizio Borgo e da altri due componenti, Francesco Vaia e Antonio Pelagatti, esso costituisce un’articolazione del sistema nazionale per la promozione, la protezione e il monitoraggio dei diritti delle persone con disabilità, in attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

L’evento alla Camera ha posto al centro il tema della transizione Dalla garanzia formale alla tutela effettiva dei diritti delle persone con disabilità, in linea con il titolo stesso scelto per la Relazione. Dal canto suo, il presidente del Collegio, Maurizio Borgo, ne ha illustrato i principali contenuti, ricordando che nel 2025 l’Autorità ha preso in carico oltre 1.300 segnalazioni, riguardanti soprattutto l’àmbito scolastico, con particolare riferimento a situazioni di mancata inclusione o di interruzione dei percorsi educativi e terapeutici. Da tali segnalazioni sono emerse le prime raccomandazioni, finalizzate a garantire il diritto allo studio e la continuità dei percorsi per gli studenti con disabilità.
«Il Garante – ha dichiarato Borgo – rappresenta una figura ponte tra i cittadini e le Istituzioni, tra il livello normativo e quello concreto della vita quotidiana. Non si limita cioè a evidenziare il mancato rispetto della norma, ma ha il compito di favorire l’emersione delle disuguaglianze, di prevenire la discriminazione strutturale e sistemica, nonché attivare processi trasformativi della società nel senso della piena partecipazione di tutti. La sua è una funzione di “avanguardia costituzionale” che consente di colmare una lacuna dell’ordinamento nell’apprestare quelle misure a cui la Costituzione richiama la Repubblica per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini».

Un ruolo centrale nell’azione dell’Autorità è stato rappresentato, per altro, dall’utilizzo degli accomodamenti ragionevoli, strumenti giuridici previsti, come noto, dalla citata Convenzione ONU, che hanno consentito interventi concreti in diversi settori.
Tra i casi più significativi, il riconoscimento del diritto agli stalli di sosta personalizzati, una maggiore flessibilità nei percorsi universitari e la promozione del lavoro agile come leva di inclusione.
«Oggi intendiamo ribadire – ha affermato Francesco Vaia – che i diritti non sono concessioni, ma impegni costituzionali e internazionali da attuare con continuità. Parole come inclusione e progetto di vita devono essere incarnate nella realtà e per far questo c’è bisogno di una “visione” strategica del Paese. Dobbiamo quindi chiederci che tipo di società stiamo costruendo e che società, invece, dovremmo costruire, cioè una società che metta al centro per davvero la persona. Ed è fondamentale anche intervenire per eliminare le disabilità prevenibili e quindi investire maggiormente in ricerca, nell’invecchiamento attivo e nelle politiche antinfortunistiche, a partire dalla domotica. Infine, un invito rivolto alle forze politiche a sostenere il lavoro dell’Autorità».

L’attività dell’Autorità nel 2025 si è sviluppata anche attraverso la partecipazione a numerosi tavoli istituzionali e tecnico-operativi, contribuendo a interventi in àmbiti strategici: dalla riforma degli istituti di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno, all’assistenza sanitaria ospedaliera, fino al miglioramento dell’accessibilità nei trasporti e alla promozione di nuovi modelli abitativi inclusivi.
Da segnalare anche il monitoraggio sul territorio, attraverso visite presso strutture che ospitano persone con disabilità realizzate in collaborazione con i NAS dei Carabinieri, con l’obiettivo di verificare le condizioni di assistenza e il rispetto dei diritti fondamentali.
«Il Garante – ha sottolineato Antonio Pelagatti – è, prima di tutto, dalla parte delle persone con disabilità e delle loro famiglie: ne ascolta le difficoltà, ne riconosce i diritti e si impegna a trasformarli in risposte concrete. Questa posizione non è solo un principio, ma una responsabilità istituzionale che guida ogni azione, con l’obiettivo di superare modelli frammentati e ancora troppo distanti dalla vita reale. In questa direzione, il percorso che introduce la riforma con l’introduzione del progetto di vita rappresenta un passaggio fondamentale, che il Garante è chiamato a rendere effettivo. Il nostro impegno è chiaro: fare in modo che i diritti non restino sulla carta, ma diventino esperienza quotidiana, concreta ed esigibile per ogni persona, in ogni territorio».

L’incontro si è concluso con l’intervento della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha sottolineato come, oltre alle norme e alle risorse, «sia importante la spinta della società civile per arrivare a una cultura della piena partecipazione delle persone con disabilità». (S.B.)

Tramite questo link si può accedere a un video che documenta la presentazione della Relazione alla Camera dei Deputati. Ricordiamo ancora, inoltre, il link al quale è disponibile il testo integrale della Relazione.

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