Aggregatore di feed

AVVISO PUBBLICO-MAD-COMMISSARIO ESTERNO-MATURITA’ A.S. 2025-26

Ultime da A.T.P. Catanzaro -

Decreto-Interministeriale-maggio-2007-compensi-esami-di-Stato (1) AVVISO PUBBLICO-MAD-COMMISSARIO ESTERNO-MATURITA’ A.S. 2025-26 m_pi.AOOUSPCZ.REGISTRO UFFICIALE(U).0004205.06-05-2026 Modello-Domanda-Sostituzione-Commissario-Esterno-a.s. 2025-26 Allegati Decreto-Interministeriale-maggio-2007-compensi-esami-di-Stato (1) (928 kB)AVVISO PUBBLICO-MAD-COMMISSARIO ESTERNO-MATURITA' A.S. 2025-26 m_pi.AOOUSPCZ.REGISTRO UFFICIALE(U).0004205.06-05-2026 (323 kB)Modello-Domanda-Sostituzione-Commissario-Esterno-a.s. 2025-26 ...

Riconoscimento e tutela del caregiver familiare: quale legge nazionale?

Superando -

Il 7 maggio, nell’àmbito della sedicesima edizione della manifestazione “Caregiver Day” della Regione Emilia-Romagna, si terrà il seminario online “Quale legge nazionale per il riconoscimento e la tutela del caregiver familiare?” al quale parteciperanno tra gli altri i deputati Luciano Ciocchetti e Ilenia Malavasi

Il 7 maggio, nell’àmbito della sedicesima edizione della manifestazione Caregiver Day della Regione Emilia-Romagna (di cui scriveremo entro breve in altra parte del giornale), si svolgerà il seminario online dal titolo Quale legge nazionale per il riconoscimento e la tutela del caregiver familiare?
L’evento, che sarà introdotto e moderato da Loredana Ligabue, segretaria dell’Associazione CARER ETS, si svolgerà sulla piattaforma Zoom dalle 15 alle 17,30 e vi interverranno i deputati Luciano Ciocchetti e Ilenia Malavasi, componenti della Commissione Affari Sociali delle Camera; Alessandro Geria, consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro); Valerio Serino, responsabile dell’Ufficio Politiche per il Lavoro ed Inclusione delle Persone con Disabilità della CGIL Nazionale; Isabella Conti, assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna. (Simona Lancioni)

Per informazioni e/o l’iscrizione: info@anzianienonsolo.it (oppure ci si può iscrivere anche tramite questo link).
La presente nota è già apparsa in Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene ripresa, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo Riconoscimento e tutela del caregiver familiare: quale legge nazionale? proviene da Superando.

Disabilità e autodeterminazione. Esperienze da El Salvador e dalla Striscia di Gaza

Superando -

«Come supportare e promuovere il protagonismo delle persone con disabilità, facendo in modo che siano considerate pienamente soggetti di diritti e non solamente beneficiarie? Per rispondere, analizzeremo due contesti complessi caratterizzati da povertà, diseguaglianze e conflitti di varia natura»: così l’Università di San Marino presenta il seminario di domani, 6 maggio, denominato “Disabilità e autodeterminazione. Esperienze da El Salvador e dalla Striscia di Gaza”

«Come supportare e promuovere il protagonismo delle persone con disabilità, facendo in modo che siano considerate pienamente soggetti di diritti e non solamente beneficiarie? Per rispondere, partiremo dall’analisi di due contesti complessi caratterizzati da povertà, diseguaglianze e conflitti di varia natura: El Salvador, nell’America Centrale, e la Striscia di Gaza, in Medio Oriente»: così, dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di San Marino, viene presentato il seminario di studi in programma per il pomeriggio di domani, 6 maggio, nella Repubblica del Titano (Sala Montelupo di Domagnano, ore 14), denominato Disabilità e autodeterminazione. Esperienze da El Salvador e dalla Striscia di Gaza, che proporrà una serie di riflessioni curate da varie figure impegnate su vari livelli in questo àmbito come attivisti, operatori umanitari, rappresentanti di organizzazioni impegnate nel settore e dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo).
Con il coordinamento, infatti, di Arianna Taddei, docente ordinaria di Didattica e Pedagogia Speciale nell’Ateneo sammarinese e i saluti introduttivi di Laura Gobbi, direttrice generale dell’Università organizzatrice, Davide Martina dell’AICS (Ufficio VII – Soggetti di cooperazione, partenariati e finanza per lo sviluppo) e Francesca Romana Trisciuzzi pure dell’AICS (Ufficio IV – Sviluppo Umano, Focal Point Disabilità), interverranno Riccardo Sirri, direttore di EducAid; Giampiero Griffo, presidente della RIDS* (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo); Silvia Charlotte Rowe, evaluator e monitoring expert di PuntoSud; Giulia Trobbiani, rappresentante Paese e project manager EducAid El Salvador; Yousef Hamdouna, responsabili dei programmi di Educaid per il Medio Oriente; Marta Migliosi, attivista per i diritti delle persone con disabilità; Flavia Saraceni, peer counsellor della RIDS. (S.B.)

*La RIDS è un’alleanza strategica avviata nel 2011 da due organizzazioni non governative, l’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) ed EducAid, insieme a due organizzazioni di persone con disabilità, quali DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), alle quali si è aggiunto successivamente l’OVCI-La Nostra Famiglia (Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale). Il compito di essa è appunto quello di promuovere il protagonismo delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni nei progetti di cooperazione internazionale, come afferma la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Il seminario potrà essere seguito anche da remoto, tramite la piattaforma Teams (a questo link).

L'articolo Disabilità e autodeterminazione. Esperienze da El Salvador e dalla Striscia di Gaza proviene da Superando.

I dati sulle convenzioni nella XII Relazione al Parlamento riguardante la Legge sul lavoro delle persone con disabilità

Superando -

Tra le novità introdotte a suo tempo dalla Legge 68/99 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”), vi erano state anche le convenzioni, strumento pensato per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e per facilitare le aziende che devono rispettare gli obblighi di legge. Come sono state applicate in questi anni? Esaminiamo i dati prodotti in tal senso dalla “XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 68/99”

Una novità introdotta dalla Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) era stata quella dalle convenzioni, strumento pensato per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e per facilitare le aziende che devono rispettare gli obblighi di legge. Esse consistono in un patto fra l’Ufficio per il Collocamento Provinciale, le imprese pubbliche/private e, in altri casi, le Cooperative Sociali e altri Enti del Terzo Settore.
Esistono tre tipi di convenzioni: quelle di programma (articolo 11 della Legge 68/99), quelle di inserimento (articoli 12 e 12 bis), e quelle previste dall’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03 (cosiddetta “Legge Biagi”). Da sottolineare sin da subito la lenta e non uniforme diffusione sul territorio nazionale e l’insufficiente utilizzo.

La convenzione prevista dall’articolo 11, comma 1 della Legge 68/99 è la più diffusa e utilizzata dalle aziende, in quanto consente di assolvere agli obblighi assuntivi previsti dalla norma con gradualità. La XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 “Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili”, Anni 2022-2023 riporta che nel 2023 ne sono state sottoscritte 14.081 per l’inserimento di 23.956 persone; dal 2013 al 2023 ne sono state sottoscritte in media ogni anno 8.377. Visto che in media all’anno vengono avviate al lavoro 40.184 persone, nemmeno questo strumento può definirsi particolarmente efficace. La citata Relazione, del resto, non precisa l’esito e nemmeno la quantità e qualità degli inserimenti realmente effettuati. Ma, se osserviamo il numero dei collocati e il numero dei posti coperti in quota di riserva, è facile concludere che in gran parte non sono stati rispettati gli impegni sottoscritti. Le convenzioni, infatti, diventano spesso una tecnica legalizzata di evasione, con le aziende che presentano il prospetto informativo (la così detta “autodenuncia”), sottoscrivono diligentemente la convenzione come da articolo 11 della Legge 68, per poi non rispettare gli impegni concordati ed eludere gli obblighi di legge. Le stesse aziende dicono che in molte Province non ci sono controlli o che è sufficiente comunicare che non si sono trovati candidati adeguati da assumere. Tuttavia, tutto ciò non toglie valore allo strumento in sé.

L’articolo 11, comma 4 della Legge 68 prevede poi che «gli uffici competenti possano stipulare con i datori di lavoro convenzioni di integrazione lavorativa per l’avviamento di disabili che presentino particolari caratteristiche e difficoltà di inserimento nel ciclo lavorativo ordinario». Ebbene, queste convenzioni sono state e sono scarsamente utilizzate (733 per 807 persone nel 2023), in quanto prevedono l’inserimento di persone con disabilità complesse. Purtroppo, questa procedura viene spesso richiamata impropriamente dagli enti pubblici per giustificare l’esclusione delle persone con disabilità intellettiva, mentale e neurologica, dalle selezioni e dai concorsi.

Mi soffermo quindi brevemente sulle convenzioni come da articolo 12 della Legge 68, in quanto non hanno avuto alcun successo. Le aziende si sono ovviamente rifiutate di utilizzare questo strumento in quanto prevedeva la contestuale assunzione del lavoratore da parte dell’impresa e da una Cooperativa Sociale di tipo B e dopo un massimo di 36 mesi di formazione al lavoro, il lavoratore doveva rientrare a tempo indeterminato in azienda. Dal 2013 al 2023 ne sono state sottoscritte in totale 82 e nemmeno una negli anni 2022 e 2023.
Nemmeno le convenzioni previste dall’articolo 12 bis della Legge 68 hanno avuto grande successo, nonostante non fosse più prevista la contestuale assunzione e il successivo inserimento in azienda. Nel 2023 ne sono state sottoscritte 5, mentre dal 2013 al 2023 sono state complessivamente 89.

Ora, la ministra del Lavoro Calderone, attraverso il Decreto Legge 159/25 (cosiddetto “Decreto Sicurezza”), convertito con modificazioni nella Legge 198/25, ha introdotto alcune importanti novità. Si è passati cioè da un possibile ricorso alle convenzioni pari al 10% della quota di riserva allargandolo al 60%; è stata data inoltre la possibilità di sottoscrizione non solo alle Cooperative Sociali, ma anche alle Imprese Sociali, alle Società Benefit e agli Enti del Terzo Settore non commerciali; infine, per la prima volta è stata introdotta ufficialmente la possibilità di distaccare il lavoratore in altra sede di lavoro. Questo, ha suscitato un coro di polemiche pretestuose che personalmente non condivido. È sufficiente constatare infatti che circa il 70 % degli iscritti necessita di percorsi di accompagnamento al lavoro, e che circa il 40% ha bisogno di un periodo transitorio di formazione al lavoro in un contesto adeguato prima di essere inserito e assunto regolarmente in una impresa pubblica o privata. A riprova ci sono le centinaia di migliaia di persone iscritte al collocamento da più lustri, senza mai avere avuto una proposta di lavoro.
Questo provvedimento, inoltre, è strategicamente e culturalmente in sintonia con la “riforma della disabilità” sancita dal Decreto Legislativo 62/24 (applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità), che prevede la presa in carico della persona e un Progetto di Vita individualizzato anche sotto il profilo lavorativo.
Infine, mi permetto di sostenere come sia preferibile che le aziende ricorrano alle convenzioni fissate dall’articolo 12 bis della Legge 68, anziché alla monetizzazione degli obblighi attraverso l’istituto dell’esonero previsto dall’articolo 5 della Legge 68/99.

Veniamo, per concludere, alle convenzioni stabilite dall’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03 (“Legge Biagi”), che al contrario delle precedenti, hanno avuto invece una certa diffusione, nonostante ci siano voluti due decenni perché fossero deliberate in tutte le Regioni, ad eccezione della Basilicata, del Molise e della Provincia Autonoma di Bolzano.
Esse prevedono l’assunzione della persona con disabilità presso una Cooperativa Sociale di tipo B, in cambio di una commessa di lavoro offerta da un’azienda. In questo modo l’impresa privata soddisfa l’obbligo di legge e una persona con difficoltà di inserimento al lavoro trova un’occupazione in un contesto adeguato. Nel 2023 ne sono state sottoscritte 2.457 per l’inserimento di 3.248 persone. In dieci anni, dal 2013 al 2023, sono state 10.000. I numeri in sé, per altro, non sono affatto esplicativi della realtà: in primo luogo, il ricorso a tali convenzioni è presente soprattutto nelle regioni nel Nord Italia; inoltre non conosciamo la loro durata, visto che possono protrarsi fino ad un massimo di tre anni, e nemmeno conosciamo il numero di persone coinvolte annualmente. Sarebbe inoltre utile sapere quanti siano i lavoratori “disabili/abili” impropriamente assunti e quanti presentino effettivamente complessità di inserimento.
In ogni caso, le ragioni che ne hanno ostacolato la rapida ed efficace diffusione sono riconducibili da una parte a un’assenza di volontà di molte Regioni, nonché dagli ostacoli creati da numerosi Uffici Provinciali che spesso suggeriscono il ricorso all’istituto dell’esonero. Spesso, inoltre, le parti sociali considerano questo strumento come un modo utilizzato dagli imprenditori per aggirare le assunzioni dirette. Ora, dopo vent’anni si stanno a fatica diffondendo, anche perché alcuni soggetti privati e del privato sociale hanno compreso che sono un utile strumento per fare business.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it). Il presente contributo è il terzo di Marino Bottà da noi pubblicato, riguardante la “XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 ‘Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili’, Anni 2022-2023”. Il primo, intitolato “Lavoro: un’analisi dell’ultima Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68/99”, e il secondo, intitolato “Lavoro e disabilità: come interpretare i dati della XII Relazione al Parlamento sulla Legge 68/99”, sono disponibili a questo e a questo link.

L'articolo I dati sulle convenzioni nella XII Relazione al Parlamento riguardante la Legge sul lavoro delle persone con disabilità proviene da Superando.

Quante false informazioni sulla celiachia e sulla dieta senza glutine!

Superando -

Sono numerose le false informazioni che circolano sulla celiachia e sulla dieta senza glutine. Fare dunque corretta informazione e sfatare falsi miti su questa malattia è uno dei principali obiettivi della Settimana Nazionale della Celiachia che tornerà dal 9 al 17 maggio, a cura dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia), in collaborazione con le 21 AIC territoriali associate, dodicesima edizione di un’iniziativa che come sempre si svolgerà ruotando attorno alla Giornata Mondiale della Celiachia del 16 maggio

«La dieta senza glutine fa dimagrire e fa bene anche a chi non è celiaco». «La celiachia è un’allergia al grano ed è una condizione temporanea». «Una persona può essere più o meno celiaca quindi, ogni tanto, è possibile “trasgredire” alla dieta senza glutine»: sono solo alcune delle false informazioni che circolano sulla celiachia e sulla dieta senza glutine. Fare corretta informazione e sfatare falsi miti su questa malattia è uno dei principali obiettivi della Settimana Nazionale della Celiachia che sta per tornare dal 9 al 17 maggio, a cura dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia), in collaborazione con le 21 AIC territoriali associate, iniziativa giunta alla dodicesima edizione, che come sempre si svolgerà ruotando attorno alla Giornata Mondiale della Celiachia del 16 maggio.
La Settimana Nazionale, dunque, che si articolerà tra corsi di formazione, attività nelle biblioteche, iniziative di divulgazione, informazione e counseling nutrizionale, condotte da esperti e altro ancora, allo scopo di parlare correttamente di celiachia e dieta senza glutine, rappresenta un’occasione unica per sensibilizzare un pubblico sempre più ampio su questa malattia che in Italia riguarda circa 600.000 persone di cui quasi 400.000 non ancora diagnosticate. E si tratta di una malattia severa, la cui diagnosi tardiva porta a complicanze gravi, raramente con esito infausto, ma che incidono negativamente sulla qualità della vita dei pazienti.

«La disinformazione sulla celiachia – sottolinea Rossella Valmarana, presidente dell’AIC – può creare confusione e rischi. Da oltre 45 anni la nostra Associazione lavora quotidianamente per diffondere una corretta informazione sulla celiachia e sulla dieta senza glutine, un impegno oggi ancora più necessario in un contesto in cui online e sui social circolano spesso falsi miti e informazioni non corrette. In tal senso, la Settimana Nazionale è uno dei momenti più importanti dell’anno perché, grazie ai numerosi eventi diffusi in tutta Italia, riusciamo a coinvolgere e sensibilizzare un pubblico sempre più ampio, un’azione indispensabile per migliorare la qualità della vita delle persone celiache».

Da ricordare in conclusione che in occasione della Settimana Nazionale, l’AIC aderirà anche all’iniziativa internazionale Shine a Light on Celiac che prevede l’illuminazione di colore verde di edifici e monumenti nel mondo per “accendere i riflettori” sulla celiachia e sulla dieta senza glutine. (S.B.)

A questo link è disponibile l’elenco, in continuo aggiornamento, degli eventi promossi dall’AIC per la Settimana Nazionale della Celiachia. Per ulteriori informazioni: comunicazione@celiachia.it.

L'articolo Quante false informazioni sulla celiachia e sulla dieta senza glutine! proviene da Superando.

La Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati e la Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani

Superando -

«Per le persone con stomia o incontinenza, l’igiene delle mani non è solo una buona abitudine, ma una componente essenziale della cura, un vero presidio di sicurezza»: a dirlo è Pier Raffaele Spena, presidente della FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati), organizzazione che in occasione della Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani di oggi, 5 maggio, ha lanciato la campagna denominata “FAIS la cosa giusta: un gesto semplice, una difesa in più”

Oggi, 5 maggio, è la Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che in questa edizione del 2026 intende richiamare l’urgenza di integrare appunto l’igiene delle mani nei Piani di Azione Nazionali per la prevenzione e il controllo delle infezioni, alla luce del fatto che un’adeguata igiene delle mani può ridurre fino al 70% le infezioni prevenibili.
«In Italia – afferma l’infettivologo Matteo Bassetti, intervistato dalla FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati) – non abbiamo una cultura del lavaggio delle mani. Sulla pelle ci sono miliardi di batteri, motivo per il quale dobbiamo interrompere la catena di trasmissione dei microrganismi. Come? In primis con il lavaggio: un gesto semplice, ma estremamente efficace» (l’intervista integrale è disponibile a questo link).

Ed è stata proprio la FAIS a realizzare un’indagine sul tema, coinvolgendo 620 persone impegnate nella gestione quotidiana di presidi sanitari monouso. «I dati raccolti – spiegano dalla Federazione – riguardano una popolazione prevalentemente adulta (oltre l’85% ha più di 50 anni) e altamente autonoma: quasi l’85%, infatti, gestisce il presidio per se stesso. I dispositivi per stomia sono nettamente la categoria più rappresentata (52,91% delle risposte), seguiti da cateterismo vescicale e ausili per assorbenza. Le mani sono considerate di gran lunga la fonte di contaminazione più sottovalutata (63,53%), seguite dalla superficie di appoggio del materiale (24,71%) ed emergono criticità rilevanti nelle pratiche quotidiane, se è vero che il 40% del campione non igienizza sempre le mani, sia prima sia dopo le procedure, mentre oltre la metà dedica meno di 20 secondi al lavaggio, al di sotto delle raccomandazioni. Ancora più significativo il dato sull’uso dei guanti: il 58,82% dichiara di non utilizzarli mai. E tra gli ostacoli principali non emerge la disattenzione individuale, bensì fattori strutturali: il 34,71% indica infatti la carenza di servizi igienici accessibili fuori casa come barriera principale. Non a caso, proprio fuori dall’ambiente domestico si registrano i comportamenti più critici, tra rinvii della sostituzione del presidio o procedure effettuate senza adeguata igiene. Parallelamente, si evidenzia una forte domanda di supporto: quasi la metà degli intervistati (47,65%), considera molto utile una guida dedicata e privilegia strumenti pratici come video tutorial e materiali cartacei».

«Questa nostra indagine – commenta Pier Raffaele Spena, presidente della FAIS – dimostra che la consapevolezza sul rischio infettivo è diffusa, ma non sempre si traduce in pratiche corrette. Per le persone con stomia o incontinenza, l’igiene delle mani non è solo una buona abitudine, ma una componente essenziale della cura, un vero presidio di sicurezza. Eppure, molte persone gestiscono situazioni complesse senza una formazione strutturata e senza un adeguato supporto. Per questo è fondamentale rafforzare non solo l’informazione, ma anche le condizioni concrete che rendono possibile una corretta gestione quotidiana, trasformando un gesto semplice in uno strumento reale di prevenzione e qualità della vita».
È quindi alla luce di tali consapevolezze che la FAIS ha voluto lanciare, in occasione della Giornata di oggi, la campagna denominata FAIS la cosa giusta: un gesto semplice, una difesa in più, anche attraverso la realizzazione di alcune immagini grafiche, come quella qui a fianco publicata. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa FAIS (Anita Fiaschetti), anitafiaschetti@gmail.com.

L'articolo La Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati e la Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani proviene da Superando.

La cura delle persone fragili è segno importante della qualità della vita di un Paese

Superando -

«Lei ha annunciato durante la visita “Gesù abita qui” e poi “La cura delle persone fragili è segno importante della qualità della vita di un Paese”. Grazie per aver dato la possibilità a comunità provate da miseria e dolore di volgere uno sguardo di speranza verso l’alto»: lo scrivono dal MAC (Movimento Apostolico Ciechi) Antonio Pellizzaro e don Alfonso Giorgio, rivolgendosi direttamente a papa Leone XIV, dopo la sua visita pastorale in Africa  Papa Leone XIV insieme a due bambini dell’Angola a Saurimo, durante la sua visita pastorale in Africa (foto Ansa)

Riceviamo e diamo spazio al seguente messaggio rivolto dai rappresentanti del MAC (Movimento Apostolico Ciechi) a papa Leone XIV, dopo la recente visita pastorale in Africa del Pontefice.

Santità, le rivolgiamo un profondo sentimento di gratitudine per la speranza che ha donato ai nostri cuori e a quelli delle popolazioni da lei incontrate durante la sua visita pastorale in Africa.
In questo momento storico in cui spesso pare prevalere la legge del più forte sui rapporti fondati sul rispetto e la convivenza pacifica, lei quale autentico testimone di speranza, in ogni occasione, tra i poveri, le persone anziane, i bambini orfani e le persone con disabilità ha offerto il suo messaggio che in tutta evidenza ci è apparso profetico, luminoso, apostolico. Avevamo bisogno, soprattutto in questo momento, di una speranza di luce che elevasse la dignità umana, laddove ce ne fosse più bisogno.
Lei ha annunciato durante la visita «Gesù abita qui» e poi «La cura delle persone fragili è segno importante della qualità della vita di un Paese». Grazie per aver dato la possibilità a comunità provate da miseria e dolore di volgere uno sguardo di speranza verso l’alto.
Da parte dei sacerdoti assistenti dei gruppi diocesani, del Consiglio Nazionale, da parte di tutti gli aderenti del MAC di Italia, oltre che da tutti coloro che noi serviamo soprattutto nei Paesi del Sud del mondo, le sia gradita l’affettuosa vicinanza per la sua alta missione pastorale e un vicendevole ricordo nella preghiera.

*Rispettivamente presidente nazionale e assistente ecclesiastico nazionale del MAC (Movimento Apostolico Ciechi).

L'articolo La cura delle persone fragili è segno importante della qualità della vita di un Paese proviene da Superando.

A Reggio Emilia una giornata di inclusione, sport e socialità

Superando -

Promosso dall’UICI di Reggio Emilia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dal Centro Sociale Buco Magico, è in programma per il 9 maggio nella città emiliana l’evento denominato “Oltre i sensi… protagonisti insieme”, una giornata dedicata a inclusione, sport e socialità, aperta alla cittadinanza, con varie attività ricreative e sportive finalizzate alla promozione dell’inclusione e della partecipazione attiva

Il 9 maggio a Reggio Emilia (Centro Sociale Buco Magico, Via Martiri di Cervarolo, 47) è previsto – e si terrà anche in caso di maltempo – Oltre i sensi… protagonisti insieme, una giornata dedicata a inclusione, sport e socialità, aperta alla cittadinanza, con varie attività ricreative e sportive finalizzate alla promozione dell’inclusione e della partecipazione attiva.
L’evento è promosso dall’UICI di Reggio Emilia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dal Centro Sociale Buco Magico, in collaborazione con l’Istituto Regionale Garibaldi per i Ciechi, l’AICS (Associazione Italiana Cultura Sport), All Inclusive Sport, il locale Centro Servizi per il Volontariato, la Croce Rossa Italiana, le Farmacie Comunali Riunite, Reggio Città Senza Barriere e Reggio Salta Salta.

Nel dettaglio del programma, da dire innanzitutto che i partecipanti potranno sperimentare attività motorie sull’erba, giochi inclusivi, tiro al secchio e percorsi sensoriali, oltre a discipline quali showdown (il “tennis tavolo per le persone con disabilità visiva”), tango argentino e attività sui tappeti elastici. Verranno inoltre proposte attività formative e di sensibilizzazione a cura degli operatori della Croce Rossa Italiana, tra cui la simulazione di chiamata al 112, il percorso educativoGioco della gentilezza, dimostrazioni di manovre salvavita con rianimazione cardiopolmonare e tecniche di disostruzione delle vie aeree in ambito adulto e pediatrico, nonché la possibilità di visitare un’ambulanza.
Le attività riprenderanno anche nel pomeriggio, dopo un pranzo conviviale. (S.B.)

Per informazioni: Marzia Mecozzi (m.mecozzi@audiotre.com); uicre@uici.it.

L'articolo A Reggio Emilia una giornata di inclusione, sport e socialità proviene da Superando.

“Vietato Non Sfogliare”: una mostra a Pontedera dedicata ai libri accessibili

Superando -

È liberamente visitabile a Pontedera (Pisa), fino al 9 maggio, la mostra bibliografica “Vietato Non Sfogliare”, esposizione curata dall’Associazione Area ETS di Torino, dedicata ai libri accessibili, ovvero a testi progettati per permettere a tutti e tutte di leggere, indipendentemente da abilità sensoriali, cognitive o linguistiche La mostra “Vietato Non Sfogliare”

È stata inaugurata, presso la Sezione Ragazzi della Biblioteca Comunale Giovanni Gronchi di Pontedera (Pisa), la mostra bibliografica Vietato Non Sfogliare, curata dall’Associazione Area ETS di Torino e dedicata ai libri accessibili, ovvero testi progettati per permettere a tutti e tutte di leggere, indipendentemente da abilità sensoriali, cognitive o linguistiche.
All’interno di essa è possibile scoprire libri tattili, in simboli, ad alta leggibilità, in Braille, senza parole o con particolari soluzioni grafiche e narrative che rendono la lettura un’esperienza inclusiva e condivisa. A questi si affiancano albi illustrati, romanzi e racconti che della disabilità hanno fatto occasione di narrazione, offrendone una rappresentazione autentica e multisfaccettata.
La mostra si rivolge ad un pubblico ampio in virtù di un approccio duttile e personalizzabile ai contenuti e ai supporti, offrendo informazioni e spunti di riflessione sia ai bambini e alle bambine, che agli adulti.

Vietato Non Sfogliare rappresenta un’occasione unica per Pontedera: si tratta infatti di un’iniziativa di alta qualità culturale e pedagogica, che arriva per la prima volta nel territorio pisano, offrendo uno strumento prezioso di riflessione sul diritto alla lettura.
La mostra sarà visitabile liberamente fino al 9 maggio, durante l’orario di apertura della Biblioteca e su prenotazione, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, per le classi della scuola dell’infanzia e della scuola primaria di tutto il comprensorio provinciale.
Le visite per le scuole possono essere concordate contattando la Biblioteca di Pontedera allo 0587 299518 o a biblioteca@comune.pontedera.pi.it.

La realizzazione dell’iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo del MIC (Ministero della Cultura) sul Fondo per la promozione della lettura, della tutela e della valorizzazione del patrimonio librario a sostegno della diffusione della lettura e della promozione dell’accessibilità culturale ricevuto dalla Rete Documentaria Bibliolandia. (Simona Lancioni)

Per ulteriori informazioni: biblioteca@comune.pontedera.pi.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo “Vietato Non Sfogliare”: una mostra a Pontedera dedicata ai libri accessibili proviene da Superando.

Servirà più accessibilità nella Legge Europea sulle Reti Digitali

Superando -

«La Legge sulle Reti Digitali – dicono dal Forum Europeo sulla Disabilità -, presentata qualche mese fa dalla Commissione Europea, caratterizza una norma importante per le persone con disabilità, poiché dovrà contribuire a garantire l’accesso a servizi di comunicazione elettronica accessibili, disponibili e a prezzi contenuti, in particolare l’accesso a internet e alle chiamate telefoniche. E tuttavia, vi sono ancora una serie di lacune a livello di accessibilità, che dovranno essere sanate nell’iter della Legge»

La Commissione Europea ha presentato qualche mese fa il Digital Networks Act (“Legge sulle Reti Digitali”), che nonostante il nuovo nome, si basa su norme già esistenti, a partire dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche dell’Unione Europea del 2018, ma che ha lo scopo di adattare tale norme ai più recenti sviluppi tecnologici e geopolitici. «Si tratta di una Legge importante per le persone con disabilità – sottolineano dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità – in quanto contribuirà a garantire l’accesso a servizi di comunicazione elettronica accessibili, disponibili e a prezzi contenuti, in particolare l’accesso a internet e alle chiamate telefoniche».

Nel dettaglio, il testo proposto dalla Commissione Europea richiederà agli Stati Membri dell’Unione di adottare una serie di misure che rimuovano altrettanti ostacoli per le persone con disabilità, vale a dire i costi di utilizzo più elevati, la mancanza di attrezzature e servizi di supporto adeguati, nonché l’inaccessibilità dei servizi di comunicazione elettronica, oltre a dover continuare a garantire l’accessibilità delle comunicazioni di emergenza, in particolare al numero europeo 112.
«E tuttavia – affermano dall’EDF -, l’attuale proposta della Commissione, nonostante le nostre istanze, non ha affrontato le lacune esistenti, lasciando sostanzialmente invariati i requisiti di accessibilità attuali. Dal momento, quindi, che il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione stanno negoziando il testo definitivo della norma, dal canto nostro stiamo preparando un elenco di modifiche volte appunto a migliorare l’accessibilità per le persone con disabilità».

Quali saranno dunque le principali proposte dell’EDF? Innanzitutto garantire in ogni momento la disponibilità, in tutti gli Stati Membri dell’Unione, di quei servizi essenziali alle telecomunicazioni accessibili per le persone sorde e ipoacusiche, e anche per altri utenti, che in alcuni Paesi non ci sono ancora o sono limitati.
Per quanto poi riguarda le comunicazioni di emergenza, la richiesta sarà di far sì che le persone con disabilità possano contattare altri servizi di emergenza accessibili (contatti non di emergenza per Polizia e Vigili del Fuoco, linee telefoniche di prevenzione del suicidio, servizi di supporto per la violenza di genere e linee telefoniche di assistenza per i minori scomparsi), oltre alla semplice chiamata al numero 112.
E ancora, rispetto all’European Accessibility Act, la Legge Europea sull’Accessibilità, si chiederà di rafforzare il collegamento con i requisiti di accessibilità in essa esistenti, rispetto agli accessi alla reti digitali, consultando le parti interessate e istituendo meccanismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
E da ultima, ma non ultima, la garanzia che i Paesi dell’Unione possano continuare a introdurre requisiti nazionali più rigorosi per promuovere i diritti degli utenti finali. (S.B.)

L'articolo Servirà più accessibilità nella Legge Europea sulle Reti Digitali proviene da Superando.

I.C. FRANCAVILLA – INTERPELLO NAZIONALE AI SENSI DELL’ART.13 C. 23 O.M. 88/2024 – AVVISO FINALIZZATO AL RECLUTAMENTO DI DOCENTI FORNITI DELLA SPECIALIZZAZIONE PER LA CLASSE DI CONCORSO ADEE– SCUOLA PRIMARIA SOSTEGNO

Ultime da A. T. P. Cosenza -

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

La storia di Rabte Mohmed e il potere dello sport nel cambiare la vita e la mentalità delle persone

Superando -

Ingegnere e atleta, Rabte Mohmed, arrivato a Roma dalla Libia, in occasione del recente “Meeting Internazionale di Canottaggio Special Olympics 2026”, ha portato la propria testimonianza di un percorso di vita profondamente segnato dapprima dalla guerra e poi dallo sport e dalla capacità di rinascere dopo un evento traumatico Rabte Mohmed a Roma, Roma, durante il recente “Meeting Internazionale di Canottaggio Special Olympics 2026”

Tra le storie più significative emerse a Roma, durante il recente Meeting Internazionale di Canottaggio Special Olympics 2026, dedicato appunto ad atleti e atlete componenti del movimento internazionale di sport praticato da persone con disabilità intellettive, e che a suo tempo avevamo presentato sulle nostre pagine, vi è stata certamente quella di Rabte Mohmed, 37 anni, originario di Zuara, in Libia.
Ingegnere e atleta, Rabte ha raccontato un percorso di vita profondamente segnato dallo sport e dalla capacità di rinascere dopo un evento traumatico. «La Libia ha oltre 2.000 chilometri di costa: il mare è parte della nostra identità. Tutti nuotano, pescano, vivono l’acqua. Per me, remare è sempre stato tutto», racconta lo stesso Rabte, che dal 2006 è stato atleta della Federazione di Canottaggio Olimpico di Tripoli, partecipando ai campionati nazionali libici (precedentemente noti come Campionato Rafata) e gareggiando anche a livello internazionale in Tunisia, Egitto e Marocco. La sua carriera sportiva ha subìto però un’interruzione nel 2011, durante la prima guerra civile libica iniziata come rivolta popolare contro il regime quarantennale di Muammar Gheddafi e poi degenerata in un conflitto armato interno, che gli è costata la perdita del braccio sinistro. «Con il mio braccio – dice – mi sembrava di avere perso tutto, anche l’amore della mia vita, il canottaggio. Ho detto alla mia famiglia: datemi tempo per piangere. Poi ho iniziato a chiedermi come avrei fatto a tornare a remare».
La risposta è arrivata con a un viaggio negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove ha ricevuto una protesi che gli ha consentito di tornare in barca. «Non sapevo quando né come, ma ero certo che sarei tornato a remare. E così è stato».

Rientrato in Libia, dunque, Rabte ha intrapreso un nuovo percorso come atleta paralimpico, contribuendo, su richiesta del Presidente della Federazione, a costituire e allenare una squadra nazionale composta da atleti con disabilità, coinvolgendo numerosi giovani del suo territorio. «Nella Federazione Paralimpica – spiega – ho trovato persone straordinariamente gentili. In Libia, Special Olympics e Comitato Paralimpico coincidono, costituendo un’unica realtà per tutti gli sport». Una condizione diversa, com’è noto, rispetto al nostro Paese, dove, pur collaborando strettamente, Special Olympics e il Movimento Paralimpico restano entità distinte, con modalità organizzative differenti, ma unite dallo stesso obiettivo, che è la piena inclusione attraverso lo sport.

Tra il 24 e il 26 aprile, dunque, Rabte è arrivato a Roma, in gara insieme agli atleti Special Olympics, rappresentando il suo Paese in un contesto internazionale che ha celebrato non solo la competizione, ma soprattutto la condivisione e la crescita personale. «Dopo il 2011 in Libia – sottolinea – è cambiato molto: prima non c’era consapevolezza sul potenziale delle persone con disabilità. Oggi, grazie anche al lavoro con i media, c’è più sensibilità e ritengo che lo sport abbia un potere unico nel cambiare la mentalità delle persone».
«La presenza di Rabte al nostro Meeting di Roma – commentano da Special Olympics – è stata un potente simbolo di resilienza e determinazione: prima atleta olimpico, oggi paralimpico, Rabte incarna infatti lo spirito di chi non si arrende e trova nello sport una nuova strada. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Special Olympics Italia (Giampiero Casale), stampa@specialolympics.it.

L'articolo La storia di Rabte Mohmed e il potere dello sport nel cambiare la vita e la mentalità delle persone proviene da Superando.

L’inclusione lavorativa non può più essere ridotta a una logica meramente quantitativa

Superando -

«Occorre superare l’impianto della Legge 68/99 sul lavoro delle persone con disabilità – scrive Vincenzo Falabella -, non nel senso di abbandonarne i princìpi, ma di evolverli, perché il modello fondato prevalentemente su obblighi quantitativi e quote di riserva mostra oggi limiti evidenti di fronte a un mercato del lavoro profondamente trasformato»

Ancor più in occasione della Festa dei Lavoratori del Primo Maggio scorso, il tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità impone una riflessione che travalica la dimensione simbolica per collocarsi nel cuore dell’effettività delle tutele. In tale prospettiva, la Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) continua a rappresentare il perno del sistema italiano, fondato sul principio del collocamento mirato quale strumento di incontro tra capacità lavorative della persona e fabbisogni organizzativi dell’impresa.
Le più recenti Relazioni al Parlamento sullo stato di attuazione di tale Legge restituiscono un quadro che, pur segnato da alcuni avanzamenti, evidenzia persistenti criticità strutturali. I dati mostrano come il bacino degli iscritti al collocamento mirato resti ampio, con oltre 700.000 persone iscritte agli elenchi, a fronte di avviamenti al lavoro che si attestano intorno alle 300.000 unità annue. Permangono inoltre significative scoperture delle quote di riserva – stimate tra il 20% e il 30% – soprattutto nelle imprese di medie dimensioni, mentre continua a essere rilevante il ricorso agli strumenti di esonero, che trasformano un istituto eccezionale in una prassi diffusa.
A ciò si aggiunga una marcata disomogeneità territoriale: nelle Regioni del Nord si registrano livelli più elevati di inserimento e una maggiore efficienza dei servizi per l’impiego, mentre nel Mezzogiorno persistono difficoltà strutturali che incidono sull’effettività del diritto al lavoro.
Sul versante delle politiche attive, gli incentivi alle assunzioni – che possono coprire fino al 70% del costo salariale nei casi più complessi – mostrano un impatto positivo sull’ingresso nel mercato del lavoro, ma non sempre garantiscono stabilità occupazionale. In questo scenario, la qualità dei servizi di accompagnamento (orientamento, mediazione, tutoraggio) emerge come fattore decisivo per il successo degli inserimenti.

Alla luce di queste evidenze, si impone tuttavia una riflessione più radicale: occorre superare l’impianto stesso della Legge 68/99, non nel senso di abbandonarne i princìpi, ma di evolverli. Il modello fondato prevalentemente su obblighi quantitativi e quote di riserva mostra oggi limiti evidenti di fronte a un mercato del lavoro profondamente trasformato. È necessario passare da una logica vincolistica a un sistema realmente generativo, capace di integrare politiche attive, formazione continua, innovazione organizzativa e valutazione dell’impatto. Superare la legge, in questa prospettiva, significa rafforzarne la finalità sostanziale: garantire cioè non solo l’accesso al lavoro, ma percorsi occupazionali qualificati, sostenibili e coerenti con le competenze delle persone.
L’analisi complessiva suggerisce infatti che l’inclusione lavorativa non possa essere ridotta a una logica meramente quantitativa. Il rispetto delle quote di riserva, pur fondamentale, non esaurisce la portata del diritto al lavoro delle persone con disabilità. Le esperienze più virtuose dimostrano che l’inclusione diventa realmente efficace quando si inserisce in una strategia organizzativa più ampia, capace di integrare adattamenti ragionevoli, formazione continua e valorizzazione delle competenze individuali.
In questa prospettiva, l’inclusione si configura sempre più come una leva di innovazione e competitività. Le imprese che investono in modelli inclusivi registrano benefìci non solo in termini reputazionali, ma anche in termini di produttività, clima organizzativo e capacità di adattamento ai cambiamenti, in linea con le più recenti evoluzioni del diritto del lavoro europeo.

L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità si conferma quindi come un banco di prova decisivo per l’effettività del diritto del lavoro contemporaneo. Il passaggio da vincolo normativo a opportunità concreta è ancora incompiuto, ma i dati indicano con chiarezza la direzione: trasformare il collocamento mirato in un autentico motore di innovazione sostenibile, capace di generare valore concreto, misurabile e condiviso per l’intero sistema economico e sociale.

*Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

L'articolo L’inclusione lavorativa non può più essere ridotta a una logica meramente quantitativa proviene da Superando.

Un concerto speciale per sostenere il diritto al sollievo delle mamme di bambini con disabilità

Superando -

“Nelle tue corde. Una corda che vibra. Un tempo che ritorna”: è il concerto che il 6 maggio a Milano vedrà un ensemble di musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano dare vita a un evento in cui la musica diventerà occasione di ascolto, relazione e cura e sosterrà il diritto al sollievo delle mamme di bambini con disabilità, diritto per il quale è impegnata l’Associazione L’abilità

«Per chi non ha un figlio con disabilità può sembrare banale dedicare una mattinata a fare la spesa o fermarsi al bar per un caffè. Per molti genitori, quel tempo di sollievo è tutt’altro che scontato»: a dirlo è Marco Ferretti, musicista dell’Orchestra Sinfonica di Milano e papà di Claudio, un bimbo con disabilità che l’Associazione L’abilità ha accompagnato in un percorso di sollievo in un momento delicato per la sua famiglia.
Ed è da quel bisogno reale che è nata l’idea di un concerto speciale, a sostegno del diritto al sollievo delle mamme di bambini con disabilità: quel concerto si chiamerà Nelle tue corde. Una corda che vibra. Un tempo che ritorna, si terrà il 6 maggio a Milano (presso LCA Studio Legale, Via della Moscova, 18, ore 19) e vedrà un ensemble di musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano dare vita a un evento in cui la musica, tramite due brani di Mozart e Brahms, diventerà occasione di ascolto, relazione e cura. E partecipare significherà contribuire concretamente a creare spazi di tempo e respiro per le mamme caregiver, spesso sole nel peso quotidiano della cura, sostenendo i servizi di sollievo dell’Associazione L’abilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@labilita.org.

L'articolo Un concerto speciale per sostenere il diritto al sollievo delle mamme di bambini con disabilità proviene da Superando.

Pagine

Abbonamento a Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria aggregatore