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Progetto di vita? No, ricorso in appello, con un costo pari a un anno di sostegni per il minore con disabilità…

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Tramite una recente Sentenza, come informa l’ANFFAS Nazionale, il TAR del Lazio hacondannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro (Roma) a provvedere all’elaborazione del Progetto di vita individuale, richiesto dalla famiglia di un minore con disabilità, ai sensi della Legge 328/00. Il Comune e l’ASL soccombenti hanno tuttavia deciso di proporre appello al Consiglio di Stato, con costi pari a quelli necessari a garantire un intero anno di sostegni per il Progetto di vita del minore…

Tramite la Sentenza 12458/25, prodotta qualche mese fa, il TAR del Lazio (sede di Roma) ha accolto il ricorso di una famiglia di Colleferro e condannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro a rideterminarsi in ordine all’istanza avanzata dalla famiglia stessa, per richiedere l’elaborazione di un Progetto di vita individuale per il figlio minore con disabilità, ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00.
A quasi due anni dall’istanza, infatti, e nonostante il deposito, da parte della famiglia, di una valida proposta di Progetto dichiarata dalle stesse Amministrazioni come «rispondente alle necessità di vita» del minore, il Comune e l’ASL coinvolte hanno comunque negato l’adozione del Progetto, sostenendo di non disporre delle risorse economiche necessarie per attuare gli interventi previsti e lamentando la mancanza di «decreti attuativi definiti e chiari». Dal canto suo, il TAR del Lazio, soffermandosi anche sulla quantificazione delle risorse economiche indicate nella proposta avanzata dalla famiglia per sostenere i diversi interventi, ha rilevato che «il reperimento di una somma inferiore ad Euro 20.000,00 non pare porre problemi insormontabili per un’amministrazione locale, per quanto gravata da oneri di varia natura, essa è, per quanto più conta, non conforme a diritto», anche ricordando che la soddisfazione del diritto fondamentale del minore con disabilità «non può conoscere un limite nelle ragioni finanziarie» (grassetti nostri nelle citazioni).

«La giurisprudenza amministrativa – commentano dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) è tornata quindi a ribadire l’incomprimibilità dei diritti delle persone con disabilità, affermando, nel caso specifico, che, a fronte di bisogni già riconosciuti e di una valida e condivisa proposta di Progetto, le Amministrazioni non possono invocare la carenza di risorse economiche o l’assenza di decreti attuativi per sostenere di non poterla concretamente realizzare».
A seguito, comunque, della decisione del TAR Lazio, il Comune di Colleferro e l’ASL RM 5 hanno posto in essere alcune attività per dare seguito a quanto disposto dal giudice amministrativo, attività che però non si sono rivelate pienamente conformi alla Sentenza citata, determinando ritardi e costringendo la famiglia a intraprendere una nuova azione giudiziale. Contestualmente, poi, le stesse Amministrazioni, pur soccombenti, hanno deciso di proporre appello al Consiglio di Stato avverso la pronuncia del TAR del Lazio.

«L’intera vicenda – sottolineano ancora dall’ANFFAS -, soprattutto per gli effetti che continua a produrre sul minore con disabilità e sulla sua famiglia, che a distanza di tanto tempo non dispone ancora di un Progetto di vita adeguato ai propri bisogni, apre inevitabilmente a una riflessione più ampia sulla sua complessiva gestione. Ciò che colpisce, infatti, è che il Comune di Colleferro, anche in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario RM5/6 (Delibera di Giunta n. 144 del 17 luglio 2025), abbia ritenuto opportuno incaricare un legale per il giudizio innanzi al Consiglio di Stato, sostenendo un costo pari a quello necessario per garantire l’intero anno di sostegni previsti dal Progetto di vita del minore».

In merito a quanto accaduto, i genitori dichiarano: «Lo Stato ci chiede di avere fiducia nelle Istituzioni, ma come possiamo farlo quando sono le stesse Istituzioni a negare a nostro figlio il diritto a una vita dignitosa? È umiliante dover lottare in Tribunale per ciò che la legge già garantisce. Ancora più assurdo è vedere che le Amministrazioni spendono più soldi per opporsi all’applicazione di una norma e di una sentenza a noi favorevole che per aiutare nostro figlio prolungando un’attesa che dura da anni e rendendo ancora più pesante una battaglia che non dovrebbe essere necessaria. Soldi pubblici oltretutto».

«Ogni persona con disabilità ha diritto ad avere un proprio Progetto di vita – afferma Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS -, un Progetto che sia sviluppato sulla base dei suoi desideri e delle sue aspettative, che sia realmente in grado di soddisfare i suoi bisogni, migliorare la qualità della vita nella massima misura possibile e favorirne la piena partecipazione e inclusione sociale. Tutto questo è già sancito dalla normativa vigente e reso ancora più cogente dalla riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24. È dunque del tutto inammissibile che ancora oggi tante famiglie siano costrette a rivolgersi ai tribunali per ottenere ciò che dovrebbe essere tempestivamente ed efficacemente garantito dalle Amministrazioni Pubbliche in base alla legge». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Diritti umani delle persone con disabilità: quel cambio di paradigma che ancora non c’è stato

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«Le tante denunce di violazioni dei diritti umani ai danni delle persone con disabilità su tutto il territorio nazionale – scrive Salvatore Cimmino – sembrano generare nell’opinione pubblica un atteggiamento di indifferenza e impassibilità. Per contrastarlo bisognerebbe innanzitutto superare l’approccio caritatevole e assistenziale verso le disabilità e adottare un modello basato sul rispetto e l’affermazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità»

La scena politica italiana in materia di disabilità presenta a tutti noi, attraverso una molteplicità di canali mediatici, il triste conto derivante da decenni di denunce di violazioni dei diritti umani ai danni delle persone con disabilità, su tutto il territorio nazionale.
Nonostante possiamo conoscere in tempo reale, grazie anche ai social, il dettaglio di queste denunce, il numero delle vittime e dei diritti umani violati, tali informazioni sembrano generare nell’opinione pubblica un generale atteggiamento di indifferenza e impassibilità. È sempre più facile ignorare un articolo di giornale o evitare un post, se parlano di violazioni dei diritti e di emarginazione.

Per contrastare questo diffuso atteggiamento di indifferenza nei confronti delle persone con disabilità e di inazione collettiva e individuale ci vorrebbe un cambio di paradigma culturale: superare l’approccio caritatevole e assistenziale verso le disabilità, al fine di adottare un modello basato sul rispetto e l’affermazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata in Italia con la Legge 3 marzo 2009 n. 18.
Per realizzare questo modello è necessario partire dalle basi e quindi dall’inclusione scolastica, che non deve rimanere un principio astratto ma deve invece diventare un diritto tutelato che richiede azioni concrete, come il superamento delle barriere materiali e immateriali e l’accesso alle riabilitazioni congeniali alle proprie esigenze, per garantire pari opportunità formative a tutti gli alunni e le alunne con disabilità.
Per contrastare le carenze del sistema scolastico italiano e la precarietà degli insegnanti di sostegno, che ostacolano il diritto allo studio e la continuità didattica per gli studenti e le studentesse con disabilità, è necessario impegnarsi concretatemene per integrare nei programmi scolastici i principi della Convenzione ONU. Senza un’adeguata educazione e consapevolezza, infatti, anche le migliori leggi rimangono inefficaci, per questo credo che l’integrazione della Convenzione nei percorsi formativi scolastici rappresenterebbe un passo cruciale per costruire una società realmente inclusiva.

Mi ha colpito profondamente leggere, nei giorni scorsi, della violazione del diritto umano alla mobilità subita da un’atleta della nazionale italiana di nuoto in carrozzina [Angela Procida, N.d.R.] che, per l’inaccessibilità dei mezzi di trasporto e delle stazioni, non ha potuto raggiungere Napoli da Castellammare di Stabia, per partecipare ad una manifestazione.
Auspico quindi che il Comune di residenza dell’atleta, Castellammare di Stabia, e il Comune di Napoli, si impegnino a denunciare, quanto prima, per comportamento discriminatorio diretto, ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), la società di trasporto coinvolta, per dare un segnale di civiltà e perché si riconosca con fermezza che le persone con disabilità hanno pari dignità sociale.

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“DisFestival 2025” a Torino: i pregiudizi parlano forte, la realtà parla meglio

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Verrà presentata domani, 26 novembre, a Torino, la nuova edizione del “DisFestival”, evento promosso dalla CPD di Torino, che dal 29 novembre all’8 dicembre, a cavallo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, tornerà ad animare il capoluogo piemontese con un programma diffuso in diversi luoghi simbolo della città, per promuovere a diversi livelli una cultura dell’inclusione, delle pari opportunità e della partecipazione 

Verrà presentata domani, 26 novembre, nel corso di una conferenza stampa all’Urban Lab di Torino (Piazza Palazzo di Città 8/f, ore 11), la nuova edizione del DisFestival, evento promosso dalla CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), che dal 29 novembre all’8 dicembre, a cavallo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, tornerà ad animare il capoluogo piemontese con un programma ancora più ricco, diffuso in diversi luoghi simbolo della città, per promuovere a diversi livelli una cultura dell’inclusione, delle pari opportunità e della partecipazione.

«Il DisFestival – spiegano i promotori della manifestazione – nasce con un intento chiaro: rendere la disabilità “pop”, accessibile e comprensibile a tutti. Fin dal nome, del resto, il progetto gioca sul prefisso DIS, spesso associato a una mancanza, per trasformarlo in un segno positivo: un invito a “disfare” gli stereotipi, “disattivare” i pregiudizi e superare le barriere – fisiche e culturali – che ancora oggi ostacolano una piena partecipazione. Quest’anno, inoltre, il messaggio è rafforzato dalla campagna di comunicazione denominato I pregiudizi parlano forte, la realtà parla meglio, che attraverso affissioni e contenuti social mette in luce, in modo provocatorio e ironico, alcune frasi comuni legate ai luoghi comuni sulla disabilità. L’obiettivo è segnatamente quello di far riflettere, anche con una narrazione alternativa e mostrando che la realtà è molto più ricca, sfaccettata e libera da etichette».

Come detto, dunque, dal 29 novembre all’8 dicembre, il DisFestival proporrà cinque appuntamenti, ospitati in spazi dedicati alla cultura e alla partecipazione (OGR Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali, Pala Gianni Asti-ex PalaRuffini, Fondazione OMI e Casa del Teatro Ragazzi e Giovani) ognuno dei quali accoglierà eventi, talk, spettacoli e momenti di confronto dedicati al valore delle differenze e alle buone pratiche di inclusione. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del DisFestival 2025. Per ogni ulteriore informazione: Fabrizio Vespa (fabrizio.vespa@cpdconsulta.it).

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“Cambia il finale”, progetto che supporta le donne con sclerosi multipla discriminate nella vita quotidiana

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Promuovere sostegno e percorsi di formazione per aiutare le donne con sclerosi multipla a riconoscere e affrontare discriminazione e violenza invisibile nella vita quotidiana: è l’obiettivo del progetto “Cambia il finale”, promosso dall’AISM, a partire dalla constatazione che secondo il proprio Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025, l’8,2% delle donne con sclerosi multipla dichiara di subire discriminazioni in casa o in famiglia Foto di AISM Nazionale

Secondo il Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025 dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l’8,2% delle donne con sclerosi multipla dichiara di subire discriminazioni in casa o in famiglia, un luogo che dovrebbe essere protettivo e che invece diventa spesso il primo spazio in cui la malattia viene trasformata in colpa, fragilità o dipendenza. Per rispondere a questa realtà, la stessa AISM interviene con Cambia il finale, progetto che promuove sostegno e percorsi di formazione per aiutare le donne con sclerosi multipla a riconoscere e affrontare discriminazione e violenza invisibile nella vita quotidiana.
«La discriminazione domestica – sottolineano dall’Associazione – si somma a barriere sociali, lavorative e relazionali: per molte donne, la malattia si intreccia con pregiudizi di genere che le espongono a isolamento, negazione dei diritti e, in alcuni casi, forme di violenza psicologica o economica. Questo tenendo sempre conto che le donne con disabilità sono esposte a una discriminazione multipla, più grave sia rispetto agli uomini con disabilità sia rispetto alle altre donne. Il nostro Barometro 2025 evidenzia come questo fenomeno non compaia ancora nelle statistiche ufficiali, rendendo difficile misurarne la reale portata e orientare politiche adeguate. Ma ogni violazione dei diritti delle donne con disabilità rappresenta una discriminazione che deve’essere riconosciuta, contrastata e rimossa».

Con il progetto Cambia il finale, dunque, l’AISM punta a costruire reti di prossimità per sostenere le donne con sclerosi multipla che subiscono discriminazioni sul lavoro, in famiglia o nei servizi, o che possono essere esposte a violenze invisibili. «Troppe volte – dichiara Marcella Mazzoli, direttrice della Gestione e dello Sviluppo Territoriale dell’AISM – una donna con sclerosi multipla viene trattata come “un oggetto rotto”: se è madre, le viene tolto il ruolo; se lavora, le vengono negate opportunità. La cosa più dolorosa è che spesso non è pienamente consapevole di ciò che sta subendo, se è vero che la nostra cultura tende a nascondere ciò che è sbagliato; anziché difenderla, quindi, la lascia sola, anziché valorizzarla, la sminuisce. Ma noi non restiamo a guardare e intendiamo promuovere il cambiamento attraverso percorsi di formazione e informazione che aiutino donne e comunità a riconoscere la discriminazione, farla emergere, affrontarla e costruire modelli nuovi di autodeterminazione e protagonismo».

Già attivo in varie Regioni d’Italia, a partire dall’Emilia Romagna, dalla Toscana e dal Lazio, Cambia il finale si sostanzia con convegni, incontri pubblici e momenti di confronto con istituzioni, servizi e reti antiviolenza, «per rendere visibile ciò che oggi resta sommerso – concludono dall’AISM – e per dare alle donne strumenti concreti per uscire dall’invisibilità, dalle discriminazioni e dalle molestie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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IC CETRARO CENTRO – INTERPELLO ADAA – Avviso di selezione, ai sensi dell’articolo 13, comma 23 dell’O.M. 16 maggio 2024, n. 88 finalizzato al reclutamento di personale docente (classe di concorso ADAA – Sostegno Scuola dell’infanzia)

Ultime da A. T. P. Cosenza -

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Tecnologie digitali e disabilità visive: i video di un recente incontro

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Le dipendenze comportamentali e l’impatto delle tecnologie digitali sulle persone con disabilità visive sono stati al centro del recente incontro di Torino “Quando l’accessibilità rischia di isolare: uso e abuso delle tecnologie digitali”, promosso dall’Associazione APRI, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Polizia–Nucleo di Prossimità. Ne sono ora disponibili in YouTube i video con gli interventi dei vari relatori (©Mikhail Nilov via Pexels)

Accessibilità e vulnerabilità, fattori psicologici nell’abuso delle tecnologie, dati comparativi tra popolazione con e senza disabilità visiva, strategie di prevenzione e rischi del web: sono stati questi, come avevamo segnalato anche sulle nostre pagine, i temi dell’incontro Quando l’accessibilità rischia di isolare: uso e abuso delle tecnologie digitali, promosso il 25 ottobre scorso dall’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti), presso la propria sede di Torino, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Polizia–Nucleo di Prossimità.
Ne sono ora disponibili in YouTube (a questo link) i video con gli interventi dei relatori Ona Sharka, Dario Russo, Iris Gioelli e Marco Andriano. (S.B.)

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A Bologna il 17° Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile

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Il Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile, di cui il 26 e il 27 novembre vi sarà la 17^ edizione a Bologna, sempre a cura del Gruppo Maggioli, rappresenta dal 2009 un punto di riferimento nazionale per operatori, studiosi ed esperti in àmbito sanitario e socio-assistenziale. Tra i vari eventi previsti nella due giorni, da segnalare anche una tavola rotonda tra gli Assessori al Welfare di quattro Città Metropolitane (Bologna, Milano, Bari e Venezia)

Il Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile, di cui domani, 26 novembre, e giovedì 27, vi sarà la 17^ edizione a Bologna (Centro Congressi Hotel Savoia), sempre a cura del Gruppo Maggioli, rappresenta ormai dal 2009 un punto di riferimento nazionale per operatori, studiosi ed esperti in àmbito sanitario e socio-assistenziale, per costruire e aggiornare le politiche e le pratiche di supporto alla non autosufficienza.
Ancora una volta, dunque, amministratori, operatori sanitari, caregiver sia formali che informali si incontreranno nel capoluogo emiliano, per parlare delle principali problematiche relative a un tema che, con una popolazione che invecchia, diventa sempre più centrale per il sistema socio-sanitario, ma anche economico, del nostro Paese.

Rimandando Lettori e Lettrici ad un ampio approfondimento sulla due giorni di Bologna (a questo link), ne ricordiamo qui, tra gli altri, gli interventi della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e dell’assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna Isabella Conti, che aprirà una tavola rotonda, ospitata per la prima volta dal Forum, tra gli Assessori al Welfare di quattro Città Metropolitane, ossia Matilde Madrid (Bologna), Lamberto Bertolé (Milano), Elisabetta Vaccarella (Bari) e Simone Venturini (Venezia), che si confronteranno sulle politiche territoriali attuali a sostegno della Terza Età.
Da ricordare, infine, che durante il Forum verrà anche presentato Tech Care Expo 2026, nuovo evento del Gruppo Maggioli in programma il 26 e 27 marzo del prossimo anno alla Fiera di Rimini, un percorso tra soluzioni digitali, nuove modalità per la gestione della non autosufficienza, disabilità, percorsi riabilitativi e ridefinizione dei modelli di cura. (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile l’approfondimento sui contenuti del 17° Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile. Per ogni altra informazione: Luciana Apicella (luciana.apicella@mec-partners.it).

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Piacenza tra le cinque finaliste del “Premio Europeo alla città più accessibile”

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Non resta che attendere la cerimonia di premiazione del 5 dicembre per capire se finalmente un’altra città italiana si aggiudicherà il “Premio Europeo alla città più accessibile”: tra le cinque finaliste, infatti, insieme a Rennes (Francia), Salisburgo (Austria), Valencia e Saragozza (Spagna), vi è anche Piacenza

Rennes (Francia), Salisburgo (Austria), Valencia e Saragozza (Spagna) e anche, per il nostro Paese, Piacenza: sono le cinque finaliste della sedicesima edizione del “Premio Europeo alla città più accessibile” (Access City Award) iniziativa organizzata sin dal 2010 – come abbiamo raccontato in questi anni -, dalla Commissione Europea, insieme all’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, allo scopo appunto di dare visibilità e premiare quelle città che abbiano preso iniziative esemplari per migliorare l’accessibilità nelle abitazioni, negli ambienti di lavoro, nei trasporti, nelle strutture ricreative e culturali del proprio ambiente urbano, nonché nell’àmbito delle tecnologie della comunicazione.

Come si può notare dall’Albo d’Oro dell’Access City Award, che proponiamo qui in calce, oltre a vedere che Salisburgo aveva già vinto il premio nel 2012, si può notare che l’unica città del nostro Paese ad aggiudicarsi finora il primo premio è stata Milano che, come avevamo anche raccontato a suo tempo, non aveva ritenuto il riconoscimento come un traguardo raggiunto, ma piuttosto come un punto di partenza per diventare sempre più accogliente e accessibile non solo alle persone con disabilità, ma a tutti, grazie anche alla continua e costante pressione delle Associazioni impegnate nel settore.
In occasione poi di un’edizione successiva, vi era stata una menzione speciale per Firenze, andando ad aggiungersi a quelle ottenute negli anni precedenti da altre città italiane, vale a dire Arona (Novara), Alessandria e Monteverde (Avellino).
Non ci resta dunque che attendere il 5 dicembre, quando vi sarà la cerimonia di premiazione, nell’àmbito della conferenza per la Giornata Europea delle Persone con Disabilità, per capire se finalmente un’altra città italiana andrà ad affiancarsi nell’Albo d’Oro a Milano. (S.B.)

Access City Award – Albo d’oro
2011: Ávila (Spagna)
2012: Salisburgo (Austria)
2013: Berlino (Germania)
2014: Göteborg (Svezia)
2015: Borås (Svezia)
2016: Milano
2017: Chester (Inghilterra)
2018: Lione (Francia)
2019: Breda (Olanda)
2020: Varsavia (Polonia)
2021: Jönköping (Svezia)
2022: Lussemburgo (Lussemburgo)
2023: Skellefteå (Svezia)
2024: San Cristóbal de La Laguna (Spagna)
2025: Vienna (Austria)

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Il diritto a dire “no” e ad essere credute deve valere anche per le donne con disabilità

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«Accogliamo con favore – scrivono dal Gruppo Donne della Federazione LEDHA – l’approvazione da parte della Camera della Proposta di Legge che introduce la nozione di «consenso libero e attuale» per il reato di violenza sessuale e tuttavia, sottolineiamo con forza che questo progresso legislativo non risolve automaticamente le condizioni di particolare vulnerabilità che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità»

Accogliamo con favore l’approvazione da parte della Camera dei Deputati della Proposta di Legge che introduce nel nostro ordinamento la nozione di «consenso libero e attuale» per il reato di violenza sessuale. È un passo avanti importante che chiarisce che, senza consenso, c’è violenza. E tuttavia, sottolineiamo con forza che questo progresso legislativo non risolve automaticamente le condizioni di particolare vulnerabilità che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità. Infatti, le barriere comunicative, il frequente isolamento sociale, la mancanza di accesso diretto alle strutture di denuncia e supporto spesso impediscono un’effettiva applicazione della norma nei loro confronti.
Sappiamo inoltre che queste condizioni di vulnerabilità possono rendere molto difficile per una donna o una ragazza con disabilità far valere il proprio diritto a dire “no”.
In occasione dunque della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, ricordiamo che questa tutela deve valere per tutte, senza eccezioni, comprese le donne con disabilità.
Per questo chiediamo che tutti coloro che raccolgono una denuncia – forze dell’ordine, personale sanitario, centri antiviolenza – siano adeguatamente formati per ascoltare e proteggere anche le donne con disabilità, garantendo ambienti accessibili e competenze adeguate.
La riforma sul consenso è un passo necessario, ma sarà efficace solo se tutte potranno realmente beneficiarne. Il diritto a dire “no” e ad essere credute deve valere per ogni donna, senza eccezioni.

*La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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“Da soli ci si perde, insieme si va lontano”: il primo Convegno Nazionale del MUISS

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Pubblicamente presentato nell’ottobre scorso, il MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) vivrà domani, 26 novembre, a Roma, il proprio primo Convegno Nazionale, denominato “Da soli ci si perde, insieme si va lontano”, evento supportato da Roma Capitale e dalla Città Metropolitana di Roma

Pubblicamente presentato a Roma il 7 ottobre scorso, come raccontato anche sulle nostre pagine, il MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) vivrà domani, 26 novembre, a Roma (Sala Conferenze di Villa Altieri, Viale Manzoni, 47, ore 9-17), il proprio primo Convegno Nazionale, denominato Da soli ci si perde, insieme si va lontano, evento supportato da Roma Capitale e dalla Città Metropolitana di Roma, qualificato come progetto formativo inserito nella Piattaforma S.O.F.I.A. a cura dell’Istituto Comprensivo Don Sardelli di Roma.

Il MUISS, lo ricordiamo, è un’organizzazione nata con l’obiettivo di raccogliere il più ampio consenso possibile, come dicono i suoi fondatori, «per promuovere azioni unitarie su elementi strategici del processo di integrazione e inclusione nella scuola e nella società, processo basato su valori di equità, giustizia sociale e democrazia, oggi fortemente sotto attacco».
Il Movimento si propone inoltre di rilanciare il dibattito e la riflessione non solo su un piano professionale, ma più in generale a livello culturale, sulle tematiche della convivenza, della pluralità, della garanzia dei diritti fondamentali per tutte e tutti, e innanzitutto il diritto a un’istruzione di qualità.
Si tratta di una proposta avviata da un Gruppo di Promozione e Coordinamento formato da persone che si occupano di inclusione scolastica e sociale, in alcuni casi sin dalle prime esperienze di apertura delle scuole alla presenza di alunni e alunne con disabilità negli Anni Settanta, pur con la partecipazione di “nuove leve””, che si trovano ad affrontare inedite e impegnative sfide. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del convegno. Per ogni altra informazione: muiss.segreteria@glin.it.

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Nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!

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«Persistono lacune nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea – scrivono dal Forum Europeo sulla Disabilità -, ciò che non permette di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità, a partire dal fatto che in 12 Stati Membri dell’Unione è ancora legale la sterilizzazione forzata di tali donne». Per questo lo stesso Forum lancia un forte appello, basato su una serie di punti, chiedendo finalmente all’Unione Europea azioni concrete in tale àmbito

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, invitiamo l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa ad adottare misure decise per tutelare i diritti, la sicurezza e la dignità delle donne e delle ragazze con disabilità.
Questo nostro appello è supportato anche dagli esiti del nostro recente rapporto inviato al GREVIO, l’organismo indipendente responsabile di monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica). Tale rapporto (disponibile integralmente a questo link), infatti, evidenzia lacune persistenti nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea, non permettendo di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità.

Le donne e le ragazze con disabilità rappresentano quasi un terzo di tutte le donne nell’Unione Europea. Eppure rimangono esposte in modo sproporzionato a violenza, discriminazione ed esclusione, hanno da due a cinque volte più probabilità di subire violenza rispetto alle donne senza disabilità e corrono rischi aggiuntivi di sterilizzazione forzata, istituzionalizzazione, isolamento sociale e ostacoli alla giustizia.
Tutto ciò, a nostro parere, è appunto una conseguenza diretta delle lacune politiche e dell’assenza di un’inclusione significativa delle donne e delle ragazze con disabilità.

L’Unione Europea, è opportuno ricordare, ha aderito nel 2024 alla citata Convenzione di Istanbul e sempre lo scorso anno ha adottato la sua prima Legge sulla lotta alla violenza contro le donne (Direttiva (EU) 2024/1385). Ora quegli impegni devono concretizzarsi in una solida realtà.
Quando dunque il GREVIO effettuerà la sua prima valutazione dell’Unione Europea, per giudicarne le misure adottate sull’attuazione della Convenzione di Istanbul, gli esperti del GREVIO stesso dovranno tenere bene a mente che l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa sono vincolati dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ciò significa che devono garantire il pieno sviluppo, l’emancipazione e l’uguaglianza delle donne e delle ragazze con disabilità (articolo 6 della Convenzione) e proteggerle da sfruttamento, violenza e abusi (articolo 16). E tuttavia, nelle sue Osservazioni Conclusive del 2025, il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha espresso diverse preoccupazioni, vale a dire:
° Le politiche dell’Unione Europea in materia di parità di genere, inclusa la Strategia per la Parità di Genere 2020-2025, non offrono una tutela adeguata e non si concentrano sulle donne e le ragazze con disabilità.
° La sterilizzazione forzata, lo stupro, le molestie sessuali e altre forme di violenza non sono ancora esplicitamente vietate dal diritto dell’Unione Europea.
° I dati sulla violenza contro le donne e le ragazze con disabilità rimangono estremamente limitati.
° Le voci delle donne con disabilità non sono incluse con sistematicità nel processo decisionale dell’Unione Europea.
Per tutto quanto detto, pertanto, esortiamo gli esperti del Consiglio d’Europa, l’Unione Europea tutta e gli Stati Membri ad affrontare e risolvere con nettezza queste problematiche nell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

Tornando al nostro rapporto presentato al GREVIO, esso evidenzia a propria volta numerose gravi carenze nell’azione dell’Unione Europea contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica.
1. Violenza persistente e pratiche dannose
Uno dei dati più allarmanti è la persistente legalità della sterilizzazione forzata in almeno 12 Stati Membri dell’Unione Europea. Si parla infatti di una pratica che costituisce una grave violazione dell’autonomia fisica e dei diritti umani, eppure l’Unione non ne ha ancora richiesto il divieto.
2. Mancanza di politiche inclusive
Sebbene l’Unione Europea abbia adottato misure importanti, gli strumenti giuridici non riescono ancora ad affrontare la realtà delle donne e delle ragazze con disabilità. L’assenza di un divieto di sterilizzazione forzata, come appena sottolineato, nonché di azioni volte a garantire l’accessibilità dei servizi o l’adozione di strategie di prevenzione e sensibilizzazione che includano la disabilità, lascia molte donne e ragazze con disabilità senza tutela.
3. Dati insufficienti
Nonostante i progressi compiuti da Eurostat e dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, non esiste una raccolta sistematica di dati disaggregati per tipo di disabilità, né dati sulla violenza che si verifica in istituti o altri contesti chiusi.
4. Ostacoli alla tutela e all’accesso alla giustizia
Le più recenti norme europee includono effettivamente disposizioni essenziali in materia di accessibilità, formazione per gli operatori della giustizia e linee guida attente alle esigenze delle persone con disabilità e tuttavia, questi progressi rischiano di rimanere sulla carta senza un solido monitoraggio, una guida e il coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità. 

Quelli di seguito, dunque, sono i punti dell’appello che lanciamo oggi, 25 novembre, tramite i quali esortare l’Unione Europea ad adottare misure immediate e concrete per:
° Porre fine alla sterilizzazione forzata in tutti gli Stati Membri, il che deve includere misure di prevenzione, divieto, sanzioni e rimedi, senza eccezioni basate sulla disabilità.
° Coinvolgere significativamente le donne con disabilità e le loro organizzazioni nella progettazione, attuazione e monitoraggio di tutte le politiche per la parità di genere e contro la violenza.
° Garantire la piena accessibilità a tutti i servizi di tutela, supporto e giustizia.
° Garantire un’attuazione inclusiva della Direttiva (EU) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, tenendo conto anche delle disabilità.
° Nominare una figura di coordinamento per porre fine a tutte le forme di violenza contro le donne, una figura che si occupi anche delle sfide affrontate dalle donne e dalle ragazze con disabilità.
° Raccogliere e pubblicare dati disaggregati su tutte le forme di violenza, anche nelle Istituzioni.
° Affrontare la discriminazione intersezionale che rende le donne con disabilità più vulnerabili alla violenza, alla povertà e allo sfruttamento.

In questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riaffermiamo in conclusione il nostro impegno incrollabile: nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!

*L’EDF (European Disability Forum) è il Forum Europeo sulla Disabilità. Traduzione e adattamento del presente contributo a cura della redazione di Superando.

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A Torino si parla di segnali precoci della violenza nei confronti di donne con e senza disabilità

Superando -

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba, in collaborazione con varie altre organizzazioni, hanno promosso la giornata denominata “Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag”, dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che le riguardano

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba del capoluogo piemontese hanno organizzato l’iniziativa denominata Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag, una giornata interamente dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che possono aumentare la vulnerabilità e isolare le vittime.
L’appuntamento è presso gli spazi del Servizio Passepartout (Corso Unione Sovietica, 228/d, Torino, ore 10.30-19.30), per una giornata a ingresso gratuito (con prenotazione), «pensata – si legge nella presentazione – come un percorso di consapevolezza, prevenzione ed empowerment, dove laboratori esperienziali, momenti artistici e spazi di parola si intrecceranno per fornire strumenti concreti di riconoscimento delle red flag, ossia quei segnali troppo spesso invisibili che anticipano dinamiche di controllo, manipolazione e violenza psicologica, fisica ed economica».

L’evento si terrà nell’àmbito del Servizio Antiviolenza per Persone con Disabilità – Il Fior di Loto, e si avvarrà della collaborazione delle Associazioni Mana, Volonwrite, ConTatto, Forma e Materia, Forme in Bilico e Mandala, delle Università di Torino e Genova e del Collettivo Moleste, oltreché con il contributo di &PLUS Srl STP Società Benefit. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sui contenuti dell’iniziativa. Per altre informazioni: associazionevolonwrite@gmail.com; verbatorino@gmail.com.

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La presentazione del “Virtus World Cross Country Championships 2025” di Arenzano

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È in programma per il 26 novembre a Genova la presentazione dell’evento sportivo internazionale “Virtus World Cross Country Championships 2025”, in programma nei giorni successivi ad Arenzano. “Virtus”, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria, insieme alla FISDIR

È in programma per la mattinata del 26 novembre a Genova (Sala Trasparenza della Regione Liguria, Piazza De Ferrari, 1, ore 12.15), la presentazione dell’evento sportivo internazionale Virtus World Cross Country Championships 2025, in programma nei giorni successivi presso il Parco Comunale di Arenzano.
Virtus, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria (Comitato Italiano Paralimpico), insieme alla FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
Alla conferenza stampa – che sarà anche l’occasione per presentare il più ampio progetto Il cuore oltre l’ostacolo, sostenuto dalla Regione Liguria, a sostegno dello sport paralimpico – interverranno  Simona Ferro, assessora allo Sport della Regione Liguria; Dario Della Gatta, presidente del CIP Liguria; Francesco Silvestrini, sindaco di Arenzano; Antonio Micillo, presidente del CONI Liguria. (S.B.)

Per informazioni: stampa.liguria@comitatoparalimpico.it.

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