
Malattia genetica rara caratterizzata dalla presenza di tumori multipli in diversi organi (sistema nervoso centrale, cuore, reni, polmoni, occhi, cute) la sclerosi tuberosa è tra le principali cause genetiche di epilessia, autismo e disabilità intellettive. «La cronicità e la straordinaria varietà delle manifestazioni cliniche di tale patologia – sottolineano dall’AST (Associazione Sclerosi Tuberosa) – richiedono, infatti, l’intervento di specialisti differenti e la presenza delle forme tumorali, perlopiù di carattere benigno, non permette mai di abbassare la guardia, poiché i nostri giovani portano spesso con sé danni più o meno importanti che possono sfociare in dialisi, epilessia spesso farmacoresistente, grave ritardo mentale e problemi psichiatrici. Ci sono per altro portatori che hanno una buona qualità di vita e di realizzazione personale, tra affetti e lavoro, ma sempre condizionata dall’errore genetico».
Attiva sia in Italia che all’estero, accanto a staff e comitati scientifici di medici e ricercatori, l’AST – che collabora regolarmente con Telethon, l’Istituto Superiore di Sanità, l’ETSC (European Tuberous Sclerosis Complex Association) e UNIAMO (Federazione Italiana Malattie Rare) – si appresta come ogni anno a vivere la propria Assemblea Nazionale dei Soci che questa volta si svolgerà dal 20 al 22 marzo a Genova Pegli (Hotel Mediterranee), con il titolo di Insieme possiamo, avvalendosi del sostegno economico della Fondazione Carige.
«La tre giorni – spiegano dall’Associazione – ha un triplice intento: ascoltare la ricerca con le sue novità tramite la presenza di medici e professionisti sanitari, coinvolgere gli Enti Locali e i loro rappresentanti, formare e informare operatori e caregiver. Insieme a educatori ed educatrici specializzate, offriremo anche ampi spazi di autonomia e divertimento ai bambini, bambine e familiari interessati a questa malattia genetica rara e che, in diversi stadi di gravità, provoca neoformazioni benigne che possono degenerare, intaccando profondamente la funzionalità di vari organi dal cervello al fegato ai reni». (S.B.)
L'articolo “Insieme possiamo” affrontare la sclerosi tuberosa proviene da Superando.
«Richiamiamo con forza l’attenzione delle Istituzioni su un passaggio decisivo per la tutela dei diritti e della dignità di milioni di cittadini e cittadine, vale a dire l’approvazione del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio) relativo al Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025–2027»: lo si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), con la quale si ricorda che proprio oggi, 18 marzo, «la Conferenza Unificata è chiamata ad esprimersi su tale provvedimento, atteso ormai da tempo, che rappresenta uno strumento fondamentale per rendere effettivo il Fondo. Si tratta di un banco di prova importante per verificare la reale volontà di garantire sostegni adeguati alle persone che vivono condizioni di non autosufficienza e alle loro famiglie».
«Il Piano 2025-2027- spiegano in tal senso dalla Federazione – definisce le linee di intervento e le modalità di utilizzo delle risorse destinate a servizi essenziali: assistenza domiciliare, sostegno alla vita indipendente, inclusione sociale e le Regioni attendono con urgenza l’approvazione del Piano stesso per poter programmare e rispondere in modo concreto ai bisogni dei cittadini. Ogni ritardo, infatti, si traduce in un vuoto di servizi, in disuguaglianze territoriali e in un aggravio sulle famiglie, spesso lasciate sole a sostenere carichi assistenziali sempre più complessi. È necessario, quindi, che la Conferenza Unificata dimostri una piena assunzione di responsabilità, garantendo un’approvazione rapida e coerente con i princìpi di equità, accessibilità e dignità della persona».
«La Conferenza Unificata – sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della FISH – ha l’occasione di passare dalle parole ai fatti, ricordando che l’approvazione del Piano 2025-2027 non è una concessione, ma un atto dovuto per garantire l’esigibilità dei diritti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Chiediamo pertanto che le Istituzioni superino le lungaggini burocratiche per dare risposte certe a chi non può più attendere».
«Continueremo dunque a monitorare passo dopo passo l’evoluzione dell’iter di approvazione – conclude la nota della FISH -, mantenendo alta l’attenzione e dando voce alle istanze delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Il diritto a una vita dignitosa non può essere rimandato né subordinato a logiche burocratiche». (S.B.).
Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.L'articolo Piano Nazionale per la Non Autosufficienza: il diritto a una vita dignitosa non può più essere rinviato proviene da Superando.
Nato dall’impegno diretto dei genitori, da quasi cinquant’anni CEPIM-TORINO (Centro Persone con Sindrome di Down) è un punto di riferimento per le persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva e per le loro famiglie, una realtà che promuove diritti, autonomia e qualità della vita attraverso attività educative, percorsi di inclusione scolastica e lavorativa e un costante lavoro in rete con il proprio territorio.
Il 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down (World Down Syndrome Day), tale organizzazione promuoverà l’evento a porte aperte denominato Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare (Sala Atlas di Combo Torino, Corso Regina Margherita, 128, ore 8.30-13), un incontro con cui segnare l’avvio di una nuova fase di apertura, coinvolgimento e rinnovamento della comunità, tramite testimonianze e riflessioni condivise, con la partecipazione di persone con sindrome di Down, famiglie, volontari, scuole, realtà sportive e lavorative, professionisti ed esponenti istituzionali.
«Con questo incontro – spiegano da CEPIM-TORINO – vogliamo valorizzare l’impatto sociale generato dalla nostra Associazione, promuovere una cultura delle pari opportunità e rafforzare la collaborazione con le realtà locali».
In serata, poi, vi sarà lo spettacolo teatrale Mezzogiorno di fuoco a RIVERTOWN (Teatro Don Bosco di Cascine Vica, Via Stupinigi, 1, ore 21), portato in scena dalla Compagnia ARTONAUTI di CEPIM-TORINO, composta da persone con sindrome di Down e volontari, esperienza che unisce talenti e sensibilità diverse, in cui ciascuno contribuisce con la propria unicità. «Il teatro – sottolineano da CEPIM-TORINO – diventa così strumento educativo e di sensibilizzazione, capace di dare voce alle persone e di coinvolgere il pubblico sui temi dell’identità, della relazione e della dignità delle persone stesse: non solo un racconto, ma un invito concreto a partecipare, condividere e prendersi cura del futuro della comunità, occasione con cui la nostra Associazione rinnova il proprio impegno nel promuovere inclusione, autonomia e diritti».
«La giornata del 21 marzo – afferma Mirella Flecchia, presidente di CEPIM-TORINO – non sarà solo una celebrazione, ma l’occasione per raccontare un percorso costruito in quasi cinquant’anni di impegno accanto alle persone con sindrome di Down e alle loro famiglie. Guardiamo al futuro con la convinzione che inclusione e autonomia non siano obiettivi astratti, ma diritti concreti che prendono forma ogni giorno insieme alla comunità. “Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare” esprime il senso del nostro impegno: non fermarsi ai limiti, ma agire quotidianamente per ampliare le opportunità di autonomia, lavoro e partecipazione. Questo evento è dunque un invito rivolto a tutti e a tutte a fare un passo in più insieme a noi». (S.B.)
L'articolo “Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare”: una giornata di eventi a cura di CEPIM-TORINO proviene da Superando.
Bologna, Anni Settanta: Michele Morritti è un giovane studente con disabilità, arrivato dalla Puglia. Ha una paralisi cerebrale infantile, è “spastico” come si diceva all’epoca e inizia le elementari prima della legge dell’integrazione scolastica. Dalle elementari all’anno del diploma, Michele vive sulla sua pelle il mutamento di un sistema scolastico che sta imparando ad aprirsi alle persone con disabilità. La sua esperienza, però, vede anche una Bologna attenta e attiva, un unicum, dove molte persone hanno aiutato a costruire un percorso di inclusione in anni molto complessi.
Michele, che per tanti anni ha lavorato anche presso il nostro Centro [CDH-Centro Documentazione Handicap di Bologna, N.d.R.], ha scritto un diario di quegli anni, il primo giorno di scuola, i compiti in classe, il compagno di banco, le prime cotte, i brutti voti, il pulmino giallo che lo portava a scuola… Il suo racconto si intreccia con una città all’avanguardia nel panorama nazionale: a Bologna c’è il Gruppo H del maestro Aldo Costa, che coordina le attività educative per bambini e bambine con disabilità attraverso modalità alternative di insegnamento. C’è il professor Andrea Canevaro, padre della Pedagogia Speciale in Italia. C’è il Centro Bernardi, con servizi di riabilitazione pubblici e gratuiti. C’è il Gruppo del Don (quello di don Edelweiss Montanari), che organizza gite e momenti di socialità molto partecipati. Ci sono il volontariato, il terzo settore e le cooperative sociali…
È proprio tutto questo che vogliamo raccontare attraverso un podcast in tre puntate, facendo convivere in esso diverse voci: una voce narrante, la voce di Michele (interpretata da un attore, in quanto Michele fatica a parlare), le interviste alla famiglia e agli ex compagni di scuola, la voce degli esperti (docenti, pedagogisti, educatori ecc.), spezzoni di voci dal passato, esperti di scuola e disabilità e dell’evoluzione dei diversi approcci negli anni, fino alla voce delle stesse istituzioni scolastiche.
Vogliamo insomma raccontare un’esperienza che non va dimenticata, intrecciandola alla scuola di oggi, per ragionare sulla vera inclusione scolastica.
Produzione, musiche originali, interviste, le spese per il podcast non mancano e quindi ogni contributo può essere è importante tramite la piattaforma presente a questo link.
Grazie dunque a tutti coloro che ci aiuteranno a raccontare questa storia!
*Il sito del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) è a questo link.
Per ulteriori informazioni: valeria@accaparlante.it (Valeria Alpi).L'articolo “Il pulmino giallo”, un podcadst per raccontare la scuola e la disabilità di ieri e di oggi proviene da Superando.
Come segnalato la scorsa settimana, nel riferire del contributo tecnico-giuridico presentato dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri, nell’ottica dell’attuazione dell’articolo 17 (Delega al Governo in materia di misure di protezione giuridica di cui al libro I, titolo XII, del Codice Civile) della Legge 167/25 (Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie), che delega appunto il Governo al riordino e alla semplificazione degli istituti dell’interdizione, dell’inabilitazione, dell’amministrazione di sostegno e dei relativi procedimenti, la stessa Autorità Garante, insieme all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), ha promosso sui medesimi temi per domani, 18 marzo, a Roma (Sala Vanvitelli dell’Avvocatura di Stato, Via dei Portoghesi, 12, ore 15, ma fruibile anche in diretta streaming tramite questo link), il convegno denominato Dalla protezione alla valorizzazione delle persone con disabilità. Il superamento degli istituti di “incapacitazione” e la riforma dell’amministrazione di sostegno nel rispetto dell’autodeterminazione.
Dopo i saluti istituzionali di Gabriella Palmieri Sandulli, avvocato generale dello Stato, Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS, vi interverranno Angelo D’Onofrio, procuratore dello Stato ed esperto giuridico dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità; Antonio Peelagatti, componente del Collegio dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità; Rita Rossi, avvocata del Foro del Bologna, già collaboratrice del professor Paolo Cendon di cui durante il convegno verrà ricordata la figura; Serafino Corti, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità. Le conclusioni saranno tratte da Francesco Vaia, componente vicario del Collegio dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. (S.B.)
Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net; segreteria@garantedisabilita.it.L'articolo Dalla protezione alla valorizzazione delle persone con disabilità proviene da Superando.
«Accogliamo con grande favore la pubblicazione della nuova Circolare 32/26, prodotta dal Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali (Direzione Centrale per i Servizi Elettorali) del Ministero dell’Interno in materia di esercizio del diritto di voto delle persone con disabilità, provvedimento che per altro non rappresenta un atto isolato, ma è il risultato concreto di un articolato lavoro di analisi e proposta portato avanti dalle nostre Federazioni»: lo si legge in una nota prodotta congiuntamente da FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), sottolineando come la Circolare citata introduca tra l’altro la possibilità di utilizzare la Carta Europea della Disabilità (EU Disability Card) come documento valido per l’ammissione al voto assistito, «rafforzandone in tal modo il ruolo nell’àmbito del più ampio progetto europeo volto a semplificare l’accesso ai diritti civili e ai servizi, pubblici e privati, nei Paesi aderenti».
«Nonostante la rilevanza del risultato – prosegue la nota di FISH e FAND – osserviamo per altro che la relativa comunicazione diffusa dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, pur valorizzando il provvedimento, non richiama il contributo tecnico-giuridico offerto dalle nostre due Federazioni. Un riferimento in tal senso avrebbe ulteriormente evidenziato il valore della collaborazione tra Istituzioni e Società Civile organizzata, elemento importante per promuovere politiche sempre più efficaci e inclusive. Questo risultato, infatti, dimostra quanto sia fondamentale il dialogo tra Istituzioni e rappresentanze associative, se è vero che il progresso dei diritti civili è sempre il frutto di un lavoro condiviso; pertanto è importante che ogni traguardo riconosca il contributo tecnico e l’impegno costante di chi opera quotidianamente al fianco delle persone».
«Ribadiamo infine il nostro impegno – conclude la nota delle due Federazioni – a vigilare affinché quanto previsto dalla Circolare del Ministero dell’Interno trovi piena e uniforme applicazione in tutte le fasi del processo elettorale, a tutela della dignità e dei diritti di ogni cittadino e cittadina». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.L'articolo Il diritto di voto e la possibilità di utilizzare la Carta Europea della Disabilità proviene da Superando.
La campagna referendaria sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri era partita in termini molto corretti e civili e, soprattutto, con argomentazioni esclusivamente giuridiche. Purtroppo, a mano a mano si è perduto questo spirito di correttezza di lotta politica e si è passati a contrapporre i passaggi di personalità dall’uno all’altro campo; così ad esempio si è molto enfatizzata la dichiarazione di voto a favore del “Sì” dell’ex magistrato Di Pietro, passato dall’ambiente della Magistratura allo schieramento in cui la Magistratura cominciava ad essere denigrata. Così pure si è evidenziato il fatto che l’avvocato Coppi, famoso difensore a suo tempo di Silvio Berlusconi, che voleva la separazione delle carriere, sia passato nel campo del “No”, dichiarandosi difensore dell’attuale assetto della Magistratura.
Infine, nell’ultimo mese si è pervenuti a forme di denigrazione della Magistratura che veramente un Paese civile dovrebbe avere gli anticorpi per evitare, pur ammettendosi legittimamente corrette critiche e dissensi, come di solito avviene all’interno di convegni o di pubblicazioni in cui la civiltà, grazie a Dio, è rispettata. E d’altra parte, negli ultimi dieci giorni l’altra scomposta tifoseria non ha avuto ritegno ad oltraggiare altre Istituzioni.
Di fronte a questo vero e proprio imbastardimento della lotta politica, io che sono persona con minorazione della vista mi permetto di fare osservare che per noi persone con disabilità la Magistratura è stata storicamente uno dei tre poteri dello Stato che più di tutti ci ha aiutato nella conquista e nel consolidamento dei nostri diritti, sanciti dal Parlamento, e che anzi talora ha stimolato l’approvazione di norme con delle proprie Sentenze anticipatrici delle stesse.
Desidero dare alcuni esempi, a cominciare dalla famosa Sentenza della Corte Costituzionale 215/87 che ha sancito per la prima volta in modo definitivo l’esistenza del diritto costituzionalmente garantito alla frequenza di tutti i gradi di scuola, compreso finalmente anche quello delle scuole superiori. Anzi, sono stati i princìpi formulati in quella Sentenza che hanno creato il terreno favorevole all’approvazione della Legge Quadro 104/92, in cui è stato normato in modo ampio il diritto allo studio degli alunni e delle alunne con disabilità.
A proposito di tale diritto, ancora la Corte Costituzionale, con la Sentenza 80/10, ha ulteriormente precisato il diritto ad avere l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione da parte degli Enti Locali, che non può essere negata con la motivazione della mancanza di disponibilità di bilancio.
E successivamente, nel 2016, è stata ancora la Consulta a dichiarare il diritto costituzionalmente garantito degli alunni/alunne con disabilità al trasporto gratuito a scuola, sempre da parte degli Enti Locali, che anch’esso non può essere negato per motivi di bilancio.
Passando al Consiglio di Stato, la Sentenza 2023/17 ha confermato un precedente pronunciamento del TAR Toscana (Tribunale Amministrativo Regionale) che aveva condannato il Ministero dell’Istruzione, per avere ridotto il numero di ore di sostegno richiesto nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), affermando il principio secondo cui quel numero di ore indicato nel PEI non può essere ridotto da nessuno, neppure dall’Amministrazione Scolastica, poiché i membri del Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione, che formula detto Piano, è composto da persone che, come i familiari, i docenti e i professionisti sociali e sanitari, sono quella che possono conoscere meglio i problemi, e quindi i bisogni educativi, degli alunni/alunne con disabilità.
Riguardo poi alla Corte dei Conti, la Sentenza 59/04 è esemplare perché questo organo di giustizia contabile – che ha il potere di condannare per danno erariale i pubblici funzionari che sperperano soldi pubblici – ha riformato la condanna in primo grado per danno erariale nei confronti di un dirigente scolastico, il quale aveva nominato un supplente per l’assenza di un insegnante senza attendere gli undici giorni previsti dall’articolo 21, comma 14 dell’Ordinanza Ministeriale 371/94. Ciò dopo avere constatato l’assenza di docenti a disposizione e quindi garantendo la continuità didattica degli alunni con e senza disabilità.
Quelli che ho citato sono solo alcuni dei numerosi pronunciamenti delle giurisdizioni superiori, ma passando a quelle dei giudici civili e amministrativi, il numero delle Sentenze diventa davvero copioso. Così, come ultimo dato disponibile, nel 2024 i tribunali italiani complessivamente avevano pronunciato circa 400 Sentenze sui diritti allo studio degli alunni/alunne con disabilità. Un dato, questo, segnalato dall’Ossevatorio Giuridico Permanente Human Hall dell’Università di Milano, in àmbito di diritti delle persone con disabilità, a cura di Giuseppe Arconzo, in collaborazione con il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione LEDHA (siamo in attesa dei dati relativi al 2025).
In presenza dunque di questi dati inconfutabili decisamente favorevoli a garantire una migliore qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, io che mi occupo da almeno cinquant’anni di questi problemi non posso assolutamente accettare la denigrazione della Magistratura, che purtroppo si farà ancora più intensa in questi giorni che precedono il voto, e con tutta serenità darò la mia fiducia confermando la mia stima nella Magistratura stessa e nella sua attuale regolamentazione costituzionale, rifiutando le modifiche proposte dalla Legge Costituzionale sottoposta a referendum.
*Il presente contributo è già apparso in «La Tecnica della Scuola» e viene qui ripreso con alcune modifiche e integrazioni, oltreché con diverso titolo, per gentile concessione.
L'articolo Le tante Sentenze che hanno garantito alle persone con disabilità il diritto allo studio (e non solo) proviene da Superando.
«Mouse o matita? Ovvero, se l’intelligenza artificiale scrive al posto nostro, ha ancora senso insegnare a leggere e a scrivere?»: nasce da questa provocazione il tema dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia, in programma il 20 e 21 marzo allo ZanHotel Europa di Bologna, preziosa occasione di confronto tra esperti neuroscienziati, psicologi, pedagogisti ed operatori della scuola e tecnologi nella quale affrontare il rapporto tra mondo digitale e futuro dell’educazione.
SOS Dislessia è una rete nazionale di professionisti e centri specializzati nella presa in carico di diagnosi, valutazione e trattamento dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento, ossia dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) e di altri disturbi del neurosviluppo, quali ADHD (disturbo di attenzione e iperattività), disprassia, disturbo del linguaggio e altri ancora. (S.B.)
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NOI, comunità e progetto di vita: si chiama così il quinto Convegno Nazionale del Servizio per la Pastorale delle Persone con Disabilità della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), in programma a Bergamo (Centro Congressi Giovanni XXIII), dal 19 al 21 marzo, organizzato in collaborazione con le Diocesi di Bergamo e Brescia.
«Il titolo scelto per il convegno – viene spiegato – esprime un concetto chiave: non esiste un “noi” e un “loro”, ma un’unica comunità che cammina insieme, a cui tutti apparteniamo e di cui siamo responsabili. Perché il progetto di vita riguarda ogni persona, con e senza disabilità, ciascuna con le proprie capacità, bisogni e la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni». «E questa tre giorni – sottolinea suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio per la Pastorale delle Persone con Disabilità nella CEI – si propone di essere un laboratorio di comunità, capace di generare visioni condivise e impegni concreti».
Saranno dunque tre giornate di lavori, riflessioni, esperienze sui territori e i momenti spirituali che coinvolgeranno oltre 60 relatori tra operatori pastorali, docenti, teologi, studenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e di associazioni, famiglie e persone con disabilità provenienti da tutta Italia. Il tutto ponendo al centro temi chiave quali la corresponsabilità, l’autodeterminazione, l’accessibilità, la scuola, il lavoro, lo sport, la cultura, la catechesi e la liturgia. (S.B.)
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«Cosa accade quando usiamo le parole della disabilità per offendere o per far ridere? Il problema non è “una parola sbagliata”. Il problema è l’immaginario abilista che il linguaggio alimenta e riproduce nella vita quotidiana, nei media, nelle istituzioni. Quando la disabilità viene usata come insulto, come metafora per degradare, come dispositivo narrativo per far ridere, le persone vengono ridotte a simboli e scorciatoie emotive. E questo ha conseguenze concrete: rafforza stereotipi, legittima discriminazioni, rende più difficile se non impossibile la piena partecipazione alla vita sociale. Ogni cultura, del resto, possiede il proprio vocabolario dell’esclusione. Nel mondo anglosassone, ad esempio, si usa il termine retarded (conosciuto anche come R-word per chi vuole evitare di pronunciarlo). In Italia, espressioni come “ritardato o “mongoloide” portano con sé lo stesso carico di stigma, così come l’uso spregiativo di retardé e débile in francese o retrasado e mongólico in spagnolo. Ebbene, al di là delle specifiche differenze linguistiche, questi termini non sono neutri né “solo battute”: producono un danno reale sulle persone con sindrome di Down e, più in generale, su tutte le persone con disabilità»: è con questo preambolo che il CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) lancia quest’anno, come sempre in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo (World Down Syndrome Day), la propria nuova campagna di sensibilizzazione internazionale, denominata Just Evolve (in italiano più o meno “È semplicemente ora di evolversi”), per chiedere appunto a ognuno di fare un salto culturale e di responsabilità: far cioè diventare un lontano ricordo del passato le parole della disabilità usate per offendere. In altre parole cambiare, far evolvere il linguaggio per produrre un cambiamento sostanziale in ogni comunità: «Una chiamata all’azione per tutte le persone, aziende, media, scuole, istituzioni – dicono dal CoorDown -, perché scegliere una narrazione più accurata e rispettosa non è solo un gesto di cortesia, ma è un atto che costruisce un mondo più equo e a misura di ognuno».
«Invertire la direzione del linguaggio abilista è possibile – sottolineano dunque dal Coordinamento -: se infatti è stato possibile abbandonare “vecchie abitudini” oggi ritenute obsolete, perché non possiamo farlo con le parole che fanno male? Proprio da qui prende le mosse il video Just Evolve (disponibile a questo link con sottotitoli in italiano anche in MP4, formato orizzontale), dove con tono sarcastico e arguto il protagonista – un giovane con sindrome di Down – spiega a un uomo fiero della propria “libertà d’espressione” il motivo per cui la “parola con la R” non andrebbe più usata. Sullo schermo si avvicendano quindi una serie di esempi storici disgustosi, assurdi, crudeli di quali usanze gli esseri umani praticavano nel passato e che oggi sono solo un ricordo (lavare il bucato con l’urina, applicare sopracciglia con pelo di topo o vendere la propria moglie al mercato). E quindi, come ci siamo lasciati alle spalle quei comportamenti, si può anche smettere di usare la “parola con la R” e tutte le altre parole offensive sulla disabilità, basta evolversi e andare avanti. Perchè se la si continua a usare – come appare nel film – allora è come continuare a lavare i panni con l’urina!».
Già da alcuni giorni e fino al 21 marzo i social media del @CoorDown ospitano e rilanciano storie di persone con disabilità e delle loro famiglie in cui raccontano quali abitudini del passato sia state superate e come oggi sia appunto il momento di evolversi.
Inoltre, il Coordinamento ha creato un agente AI – a cura di FAIRFLAI – addestrato per guidare gli utenti che vogliano capire di più sull’argomento e attivarsi, trovare azioni concrete da realizzare per creare una cultura del rispetto e dell’inclusione a partire dal linguaggio.
Come prima azione, tra l’altro, il CoorDown ha aderito alla raccolta firme lanciata dall’OMaR ( Osservatorio Malattie Rare), che con una lettera aperta ha chiesto di modificare la parola “minorati” nella Costituzione Italiana (se ne legga già anche sulle nostre pagine).
«Siamo consapevoli – afferma Martina Fuga, presidente del CoorDown – che il 90% delle volte che le persone usano queste parole non è per offendere direttamente le persone con disabilità. Ma il loro utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità. Le parole che scegliamo modellano la realtà, sia quella degli altri che la nostra percezione di essa; esse possono quindi includere o escludere e chiarire o confondere. Vogliamo chiedere a ogni persona che ancora oggi pronuncia queste espressioni dannose di smettere. Non perché “non si può più dire niente”. Ma perché appartengono al passato».
Per il video Just Evolve è stato scelto un cast professionista internazionale che vede come protagonista Noah M Matofsky, diciannovenne attore inglese con sindrome di Down. La campagna è nata dalla collaborazione con l’agenzia SMALL di New York ed è stata prodotta da Indiana Production, una società Vuelta, per la regia di Martin Holzman, e la direzione della fotografia di Alvar Riu Dolz. La musica è stata composta e realizzata da Stabbiolo Music.
Il tutto, come nel caso delle numerose precedenti campagne del CoorDown nasce in Italia con grazie al CoorDown stesso, ed è sostenuta dalla Fondazione Cariplo, con il contributo di varie Associazioni internazionali che ne rafforzano l’impatto a livello globale: National Down Syndrome Society, Down’s Syndrome Association UK, Canadian Down Syndrome Society, The Achieve Foundation, Together Academy, Global Down Syndrome Foundation, Down Syndrome International, AOJ Woods Foundation, New Zealand Down Syndrome Association, Down Syndrome Australia.
Just Evolve si è avvalsa inoltre del sostegno del Comune di Vigevano, della Fondazione Compagnia di San Paolo, di AB Mauri Italy Spa Società Benefit e di Eco Demolizioni s.r.l. Società Benefit.
Una versione video con audiodescrizione e una trascrizione descrittiva sono state infine create dalla società di accessibilità ai media Scribely.
La Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, va ricordato in conclusione, è un appuntamento internazionale – sancito ufficialmente da una Risoluzione dell’ONU — nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla sindrome di Down, per creare una nuova cultura della diversità e per promuovere il rispetto e l’inclusione nella società di tutte le persone con sindrome di Down. La scelta della data non è casuale: la sindrome di Down, infatti, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più – tre invece di due – nella coppia cromosomica n. 21 all’interno delle cellule.
Il tema scelto per l’evento di quest’anno fa riferimento al problema della solitudine, basandosi sullo Together Against Loneliness (“Insieme contro la solitudine”), per raccontare come per lepersone con sindrome di Down la solitudine non sia solo una sensazione triste, ma un problema serio per la salute mentale e fisica. (S.B.)
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L'articolo “È ora di evolversi!”: le parole della disabilità usate per offendere diventino un ricordo del passato! proviene da Superando.
Il Disability Pride Network (DPN), l’onda che non si può fermare, la rivoluzione gentile dei corpi differenti e delle menti divergenti che da anni invade le strade, le vie e le piazze delle nostre città, domani, 18 marzo, arriverà in Parlamento a Roma, con un incontro dal titolo La partecipazione allo Stato di Diritto, nel quale porteremo la nostra proposta per una nuova visione della società, ospiti del deputato Marco Furfaro.
Per una volta sarà la comunità delle persone disabilitate a parlare direttamente alla politica, a raccontare la realtà di esperienze, speranze, aspirazioni, che vedranno al centro della narrazione gli individui e la loro esistenza. Il modo migliore per fare il punto sulle politiche sulla disabilità, a conclusione della stupenda stagione dei Disability Pride 2025 e per lanciare le prossime manifestazioni 2026.
Sarà un momento di restituzione delle tante rivendicazioni, delle tante battaglie, dei tanti valori incontrati, intercettati e accolti nelle marce festose che si sono svolte in tutta Italia. Insieme a tanti attivisti e attiviste del DPN, che ci raggiungeranno da diverse Regioni, avanzeremo la nostra proposta per una nuova visione civile, politica e sociale della società. Affronteremo grandi macroaree costituite da tantissime sfumature. Sfumature che caratterizzano e influenzano la qualità della vita di milioni di persone.
Il concetto di intersezionalità sarà il collante dei temi trattati, perché è necessario considerare insieme tutte le categorie che stanno alla base delle diseguaglianze. Oltre alla disabilità, il genere, l’etnia, l’età, la nazionalità, l’orientamento sessuale, la classe sociale, la religione, la cultura, l’educazione e altre caratteristiche possono essere simultaneamente presenti. Ogni forma di discriminazione (anche l’abilismo) può essere combattuta in modo efficace solo considerando la persona nella sua interezza.
A 40 anni dalla Legge 41/86 sarà poi impossibile non parlare di accessibilità universale, declinata in tutte le sue sfaccettature. Scoperchieremo il “vaso di Pandora” relativamente all’eliminazione delle barriere architettoniche e senso-cognitive, all’accesso ai servizi, ai trasporti, allo studio/formazione e all’accesso al lavoro. Infine, dopo l’entrata in vigore della Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act), parleremo anche di accessibilità digitale, questa sconosciuta.
Saranno centrali nell’assemblea vita indipendente e caregiving, oggetto di due norme tremendamente attuali: il Decreto Legislativo 62/24, con tutto ciò che comporta in àmbito di progetti di vita, di valutazione multidimensionale, deistituzionalizzazione e accomodamenti ragionevoli e il cosiddetto “DDL Locatelli” [Disegno di Legge presentato alla Camera da Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, quale prima firmataria, denominato “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”, Atto della Camera n. 2789, N.d.R.], che andrà a incidere sulla vita di milioni di persone che assistono e attuano pratiche di cura. Entrambi verranno analizzati anche per proporre nuove soluzioni.
Infine chiederemo a gran voce che sia difeso il diritto alla salute e all’assistenza. La Sanità deve rimanere pubblica e universalistica, per garantire il benessere dei cittadini tutti. Chiederemo che vengano ottimizzati nomenclatori tariffari, LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni), che vengano assicurate diagnosi precoci, specialmente nelle disabilità cognitive, che si accorcino le liste di attesa e che si torni a investire sulla ricerca medica/farmaceutica, soprattutto per le cure delle malattie rare e sulle assunzioni di personale qualificato, di cui non ce ne sarebbe mai abbastanza.
Troverà inoltre ampio spazio anche il tema dell’eutanasia e del fine vita, storica battaglia del DPN, portata avanti insieme all’Associazione Luca Coscioni.
Sarà dunque l’occasione giusta per provare a costruire insieme una società migliore, in grado di accogliere le differenze e garantire esperienze condivise di mescolanza nel rispetto reciproco.
Caratteristiche dell’incontro del 18 marzo (Sala Berlinguer, Via degli Uffici del Vicario, 21, presso il complesso di Palazzo Montecitorio, ore 15): saluti istituzionali con il deputato Marco Furfaro; presentazione di Carmelo Comisi; Panel 1, Intersezionalità: Bana Abrheam (Disability Pride Bologna) – Alice Volpin (DP Torino); Panel 2, Accessibilità universale: Anna Patti (DP Palermo) – Valerio Serino (CGIL) – Dajana Gioffré (DP Torino); Panel 3, Vita indipendente: Marta Migliosi (DP Marche) – Alessandro Rizzello (DP Toscana); Panel 4, Caregiving: Mariella Mele (DP Milano); Panel 5, Sanità e diritto alla salute: Rocco Berardo (Associazione Luca Coscioni) – Vanessa Migliosi (DP Italia) – Maria Luce Del Vecchio (DP Italia); conclusioni di Daniele Renda (DP Italia). Per informazioni e prenotazioni: disabilityprideitalia@gmail.com.L'articolo Per una nuova visione della società proviene da Superando.
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La storia inizia come tante altre. Una ragazza, adolescente, determinata. Una di quelle che non si fermano davanti agli ostacoli. Anzi: li affrontano. Per anni ha praticato sport, arrivando a competere nel tennis tavolo paralimpico. Allenamenti, sacrifici, trasferte, competizioni. La dimostrazione concreta che la disabilità non definisce il valore di una persona.
Poi arriva la scuola. E paradossalmente è proprio lì che gli ostacoli diventano insormontabili.
La studentessa, con disabilità motoria in carrozzina, frequentava regolarmente il proprio istituto. Come tutti gli altri ragazzi. Con una sola necessità: avere qualcuno che potesse assisterla nel trasferimento dalla carrozzina ai servizi igienici. Un bisogno elementare. Non un privilegio. Non una richiesta speciale. Eppure, secondo quanto denunciato dalla famiglia, nell’istituto non era presente personale adeguatamente formato per svolgere questa assistenza, malgrado il Contratto Nazionale lo preveda e il personale percepisse le erogazioni economiche previste dallo stesso, e nonostante la situazione fosse nota alla dirigenza.
Il risultato è stato surreale. Una ragazza che aveva affrontato competizioni sportive e allenamenti durissimi si è trovata nella condizione di non poter frequentare serenamente la scuola per un motivo che dovrebbe essere banale in qualsiasi luogo civile: andare in bagno.
Così, alla fine, la soluzione è stata quella che troppo spesso in Italia diventa la scorciatoia del sistema: cambiare scuola. Non perché mancassero le leggi. Quelle, anzi, non mancano affatto. La Legge 104/92 stabilisce chiaramente il diritto all’integrazione scolastica degli studenti con disabilità. Il Decreto Legislativo 66/17 impone alle istituzioni scolastiche di organizzare concretamente le risorse necessarie all’inclusione. Inoltre, il già citato Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Istruzione e Ricerca attribuisce ai collaboratori scolastici l’assistenza materiale agli alunni con disabilità, compreso l’accompagnamento ai servizi igienici.
Le norme, dunque, esistono. Sono chiare. Nero su bianco. E allora la domanda diventa inevitabile: se le leggi ci sono, perché questa ragazza ha dovuto cambiare scuola?
Spiace constatare che, malgrado Regione, Comune e Garante per i Diritti dell’Infanzia siano da mesi al corrente della situazione attraverso le comunicazioni formali dei genitori, si sia arrivati — ancora una volta — a scaricare sulla persona con disabilità le criticità di un sistema che non funziona.
Un sistema che spesso funziona così: le leggi si approvano, i diritti si proclamano, i protocolli si firmano. Poi, quando arriva il momento di applicarli davvero, qualcuno non organizza il servizio, qualcun altro non controlla, qualcun altro ancora fa finta di non vedere. E alla fine chi paga? Sempre gli/le stessi/e Le persone più fragili.
Perché in Italia l’inclusione è spesso perfetta nei convegni, impeccabile nei documenti ufficiali, entusiasmante nei discorsi pubblici. Poi arriva la realtà. E a volte basta una carrozzina e una porta di bagno per capire quanto siamo lontani da quello che la legge — e il semplice buon senso — pretenderebbero già da anni. Perché la verità, alla fine, è più semplice e molto meno elegante dei convegni sull’inclusione.
Le norme ci sono. Le circolari ci sono. I contratti ci sono. Perfino le indennità economiche per il personale ci sono. Quello che manca, troppo spesso, è la cosa più banale: applicarle. E quando lo Stato non applica le proprie leggi, succede questo: non è il sistema che cambia, è la ragazza in carrozzina che deve cambiare scuola!
*Portavoce di Genova Inclusiva e referente nazionale della Rete Caregiver e Disabilità Italia (marcopompierege@gmail.com).
L'articolo La gara più difficile, praticamente impossibile: andare in bagno! proviene da Superando.
Già ampiamente presentata a suo tempo anche sulle nostre pagine, Racconti di Cambiamenti, è una rassegna di incontri mensili avviata nel febbraio scorso e che si protrarrà fino a settembre, rivolta a persone giovani adulte con e senza disabilità con meno di 35 anni, progetto che nasce come un laboratorio civico e relazionale allo scopo di favorire il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni sui temi di maggiore attualità sociale, culturale e politica.
Promossa dalla Fondazione Time2 di Torino, la rassegna punta in sostanza a stimolare partecipazione, consapevolezza e senso di appartenenza alle comunità, rafforzando al tempo stesso il legame con la community di riferimento di tale Fondazione, intesa come luogo di partecipazione culturale e civica. In tal senso, il ciclo di incontri si inserisce all’interno del programma Cambiamenti, avviato da Time2 nel 2023, per accompagnare progetti capaci di trasformare i contesti di vita, rendendoli più accessibili, inclusivi e partecipativi per le persone con disabilità. Durante i vari appuntamenti, infatti, i 13 progetti di Cambiamenti (a questo link gli enti che ne sono capofila) prenderanno parte ad essi attraverso pratiche concrete con cui hanno lavorato sull’accessibilità e sull’inclusione dei contesti. E a questo dialogo, in ogni appuntamento si affiancherà la collaborazione con Hangar Piemonte, agenzia per le trasformazioni culturali della Regione Piemonte.
Il secondo incontro, dunque, è in programma per il 18 marzo , sempre presso Open (Corso Stati Uniti, 62/b, Torino, ore 18) e sarà centrato sui luoghi di apprendimento inclusivi; il 23 aprile, poi, il focus sarà sulla performatività nello sport, il 21 maggio sull’accessibilità della politica giovanile, il 18 giugno sui quartieri e le città collaborative, il 23 luglio sulla diversità culturale e il dialogo interculturale. La rassegna si chiuderà il 23 settembre con un incontro dedicato ai festival come spazi sicuri e accessibili. (S.B.)
La partecipazione agli incontri della rassegna Racconti di Cambiamenti è libera, con prenotazione tramite questo sito. Per ogni ulteriore informazione: Ufficio Stampa Fondazione Time2 (Silvia Bellucci), silviabellucci@bellspress.com.L'articolo “Racconti di Cambiamenti”: si parla di luoghi di apprendimento inclusivi proviene da Superando.
Dopo il quarto posto nel medagliere delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, l’Italia ha confermato lo stesso piazzamento anche nel medagliere delle Paralimpiadi Invernali, conclusesi ieri, 15 marzo: 7 medaglie d’oro, 7 d’argento e 2 di bronzo, per un totale di 16, questo il lusinghiero bilancio azzurro ai Giochi Paralimpici Invernali, oltre il record delle 13 medaglie complessive che reggeva da Lillehammer 1994. Complimenti sinceri a tutti gli atleti e le atlete per i grandi risultati ottenuti.
Qui proponiamo una riflessione che va “oltre le medaglie”, per puntare sulle “Paralimpiadi della vita quotidiana”.
Le Paralimpiadi non sono soltanto una grande manifestazione sportiva, ma rappresentano uno degli eventi più significativi a livello internazionale per il valore umano e sociale che esprimono.
Naturalmente, ciò che colpisce immediatamente l’attenzione del pubblico sono le imprese sportive: le gare combattute fino all’ultimo secondo, i record migliorati, le medaglie conquistate con sacrificio e determinazione. Sono immagini che restano impresse nella memoria collettiva e che alimentano il senso di appartenenza e di orgoglio quando gli atleti salgono sul podio indossando i colori del proprio Paese.
Ma il significato più profondo di questa grande manifestazione va ben oltre il risultato sportivo, per quanto importante e capace di suscitare orgoglio e partecipazione collettiva. Le medaglie conquistate, gli inni nazionali che risuonano nelle varie gare e le imprese che entrano nella memoria sportiva rappresentano certamente momenti di grande emozione per un Paese. Tuttavia, il valore autentico dei Giochi Paralimpici non si esaurisce nel medagliere o nelle classifiche finali.
Il messaggio più forte che emerge da questa straordinaria manifestazione riguarda la capacità delle persone di esprimere talento, determinazione e competenza, indipendentemente dalla condizione di disabilità. Gli atleti paralimpici dimostrano che la performance sportiva non è definita dal limite, ma dal lavoro, dalla preparazione e dalla volontà di competere. In questo senso lo sport diventa un linguaggio universale che racconta possibilità, autonomia e dignità.
Ogni edizione dei Giochi Paralimpici lascia in eredità non solo un medagliere ricco e storie straordinarie, ma anche una riflessione profonda sul modo in cui le società guardano alla disabilità.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda il modo in cui gli atleti e le atlete paralimpici/paralimpiche affrontano la competizione. Essi competono partendo dalla propria condizione fisica, ma questa non diventa il fulcro della loro identità sportiva né il parametro principale con cui valutare le loro prestazioni. La disabilità rappresenta piuttosto il contesto in cui si sviluppa la pratica sportiva, non l’elemento che definisce il valore dell’atleta. In questo senso, l’attenzione si sposta dalle limitazioni alla competenza, dalla condizione di disabilità alla performance. Ciò che viene messo in evidenza è l’impegno, la preparazione tecnica, la disciplina e la capacità di competere ai massimi livelli, esattamente come accade in qualsiasi altro ambito sportivo.
La prestazione dell’atleta non è quindi interpretata attraverso una lente pietistica o esclusivamente inclusiva, ma viene riconosciuta per il suo reale valore agonistico. Questo approccio contribuisce a superare una visione riduttiva della disabilità, che rischia di trasformare l’atleta in un simbolo o in un esempio morale più che in un protagonista dello sport. Al contrario, gli sportivi con disabilità vengono considerati prima di tutto atleti: persone che si allenano, gareggiano, vincono o perdono sulla base delle proprie capacità, della strategia e della preparazione.
In questo modo lo sport diventa uno spazio di autentica competizione e di riconoscimento del merito, in cui la disabilità non scompare, ma smette di essere l’unica chiave di lettura dell’esperienza sportiva e dell’identità dell’atleta. La disabilità non viene negata né nascosta: è parte della loro esperienza, ma non è ciò che determina la qualità della gara. Gli atleti competono, prima di tutto, come sportivi. Allenamento, strategia, tecnica, preparazione mentale e spirito agonistico sono gli elementi che decidono il risultato, esattamente come accade in qualsiasi altra competizione. In questo senso lo sport paralimpico compie un passo ulteriore: va oltre la condizione, dimostrando che ciò che conta davvero è la capacità di esprimere il proprio talento e di misurarsi con gli altri su un terreno di pari dignità sportiva.
Proprio per questo, il primo pensiero non può che andare agli atleti e alle atlete che hanno rappresentato il nostro Paese con impegno, passione e straordinaria determinazione. A loro va un sincero ringraziamento per avere portato in alto i colori dell’Italia, conquistando medaglie che hanno un valore che va ben oltre il risultato sportivo. Ogni podio raggiunto è il frutto di anni di allenamento, sacrifici, rinunce e dedizione, ma è anche un motivo di orgoglio per l’intera comunità nazionale. Quelle medaglie rappresentano storie di talento e di lavoro, ma soprattutto testimoniano la forza di uno sport capace di unire il Paese, di emozionare milioni di persone e di offrire modelli positivi alle nuove generazioni.
Questa prospettiva rappresenta anche una potente metafora della vita quotidiana. Nella società, milioni di persone con disabilità studiano, lavorano, costruiscono relazioni e progettano il proprio futuro. Vogliono vivere in modo autonomo e partecipare pienamente alla vita della comunità, esattamente come gli atleti che scendono in pista, in piscina o in campo. Perché questo accada, tuttavia, non basta la forza individuale. Servono politiche pubbliche, servizi adeguati, sostegni concreti e un’organizzazione sociale capace di rimuovere gli ostacoli. L’autonomia non è solo una questione personale: è il risultato di un sistema che offre opportunità reali.
In questo senso, il nostro Paese è chiamato a una sfida importante nei prossimi mesi con l’attuazione del Decreto Legislativo 62/24 sulla disabilità, uno dei pilastri della riforma italiana in materia, provvedimento che introduce un nuovo modello di valutazione della condizione di disabilità e che punta a costruire percorsi personalizzati basati sui bisogni della persona, superando logiche puramente assistenziali.
Metaforicamente, possiamo immaginare questo percorso come una vera e propria “Paralimpiade della vita quotidiana”. Ogni persona, come un atleta paralimpico, parte dal proprio “stato di partenza”, con le proprie capacità, aspirazioni e sfide. Il Decreto funge da “arbitro”, stabilendo regole chiare e uniformi che garantiscono equità e trasparenza. Le Amministrazioni Pubbliche diventano invece gli “allenatori”, chiamati a pianificare percorsi individualizzati, fornire strumenti e supporti concreti, accompagnare la persona nella preparazione e rimuovere gli ostacoli che potrebbero impedirne la partecipazione piena alla vita sociale.
I servizi territoriali, le risorse adeguate e il personale formato rappresentano le infrastrutture essenziali di questa “gara”: le piste, le piscine, le carrozzine sportive e le protesi di ultima generazione che permettono agli atleti di esprimere talento e determinazione. Senza di essi, anche il più forte degli atleti rischierebbe di non raggiungere il proprio potenziale; allo stesso modo, senza un sistema sociale efficiente, le persone con disabilità non possono trasformare capacità e volontà in risultati concreti.
Così come nelle Paralimpiadi, poi, il successo non è misurato solo dal podio, ma dal percorso compiuto: anche in questa “gara sociale”, infatti, il vero traguardo è garantire autonomia, inclusione e pari opportunità a ogni persona. L’obiettivo non è limitarsi a valutare la condizione di disabilità, ma permettere a ciascuno di esprimere il proprio potenziale, affrontare le sfide quotidiane e conquistare, passo dopo passo, la propria vittoria personale.
Il Decreto Legislativo 62/24 si ispira ai princìpi delle Nazioni Unite contenuti nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che promuove il diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente e a essere incluse nella società. In questo contesto, la legge diventa la regola del gioco, mentre le politiche locali, i servizi e le risorse costituiscono l’allenamento quotidiano che rende possibile la competizione.
La sfida più grande sarà rendere queste norme realmente operative: servono integrazione tra sanità e welfare, servizi territoriali efficaci, risorse adeguate e personale formato. Senza questi elementi, anche la migliore Legge rischia di restare sulla carta, così come una regola sportiva senza arbitri, allenatori e strutture adeguate non garantirebbe mai una gara corretta e sicura.
Le Paralimpiadi ci offrono un’immagine potente: atleti e atlete che competono, superano i propri limiti e conquistano risultati straordinari grazie al talento, alla preparazione e al sostegno di chi li accompagna. Allo stesso modo, nella società, l’autonomia delle persone con disabilità non nasce solo dalla forza individuale, ma da un sistema che arbitra, allena e supporta, valorizzando le capacità di ciascuno.
Le medaglie resteranno nella memoria collettiva, ma il vero successo delle Paralimpiadi sarà se il loro messaggio riuscirà a incidere nel quotidiano, trasformando l’inclusione da straordinaria eccezione sportiva a normale realtà della vita sociale.
*Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), consiglirere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).
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Il prossimo 20 marzo si terrà Corpi queer e disabilità. Sguardi intersezionali e immaginari collettivi, giornata di studi organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Culture, Politica e Società e il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, il CIRSDe (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere) e il Laboratorio ISMI (Intersectional Sudies on Multiple Inequalities). L’evento sarà ospitato nel Campus Luigi Einaudi di Torino (Largo Dora Siena, 100, ore 8.30).
Durante la sessione mattutina interverranno Elia A.G. Arfini e Chiara Montalti dell’Università di Bologna e Mara Pieri, dell’Università di Coimbra (Portogallo).
La sessione pomeridiana prevede invece la presentazione dei workshop paralleli a cura di Manuela Manera e Marta Migliosi. Nello specifico, Ale Blue Santambrogio lavorerà sul tema L’identità desiderabile (non) è solo una. Decostruire le intersezioni normative nella comunicazione anti-gender sull’infanzia trans*; Irene Gallina e Cristina Giorgione proporranno un lavoro su Con rabbia, amore e autodeterminazione; infine il workshop di Elia Covolan si intitolerà Ask & Tell, strumento pratico per mettere al centro la salute e l’educazione sessuale nelle persone queer con malattia cronica, disabilità e neurodivergenti.
La giornata di studi si chiuderà alle 18.30 con lo spettacolo dal titolo Mostre & Fiere di Filo Sottile.
La partecipazione all’evento sarà libera ma, per ragioni organizzative, è richiesta l’iscrizione, tramite questo link.
Il tutto è stato organizzato da Elisa Costantino, Raffaella Ferrero Camoletto, Luigi Gariglio, Manuela Manera, Marta Migliosi, Tania Parisi e Alice Scavarda. (Simona Lancioni)
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