Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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D.M. n. 137/2025 – OPERAZIONI ASSUNZIONALI A.S. 2025/2026 – AVVISO FASE 2 SCELTA SEDE CDC A026 – A028 – A060 – AM01 – AM2A – AM2C – AM48 – AS01 – AS48

Ultime da A. T. P. Cosenza - 11 Novembre 2025 - 11:38am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – ESITI FASE 1 CDC A026 – A028 – A060 – AM01 – AM2A – AM2C – AM48 – AS01 – AS48

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Esame di maturità per l’anno scolastico 2025/2026 – Candidati interni ed esterni: termini e modalità di presentazione delle domande di partecipazione.

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DISPONIBILITA’ PER INCARICO AGGIUNTIVO DI REGGENZA PRESSO L’ ISTITUZIONE SCOLASTICA RAFFAELE LOMBARDI SATRIANI DI PETILIA POLICASTRO (KR)

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IC CORIGLIANO SCHIAVONEA – INTERPELLO PER SUPPLENZA BREVE- EEEE INGLESE SCUOLA PRIMARIA

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La Statale inclusiva: lezioni aperte sulla disabilità

Superando - 10 Novembre 2025 - 6:30pm

Docenti di diversi corsi di laurea e di diverse materie declineranno una lezione del proprio insegnamento su un argomento che avrà al centro la disabilità, il tutto per un totale di cinquanta lezioni dal 17 novembre al 5 dicembre: è l’interessante percorso dell’iniziativa “La Statale inclusiva: lezioni aperte sulla disabilità”, promosso dall’Università Statale di Milano, che si avvicinerà in questo modo al 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

Particolarmente interessante e significativa l’iniziativa promossa dall’Università Statale di Milano, denominata La Statale inclusiva: lezioni aperte sulla disabilità, un programma di cinquanta lezioni con i docenti dell’Ateneo, dal 17 novembre al 5 dicembre, per trattare i temi della disabilità e dell’inclusività, il modo con cui quest’anno l’Ateneo lombardo si avvicinerà al 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità.

Nel dettaglio, La Statale inclusiva intende essere un percorso che coinvolgerà direttamente la comunità studentesca e accademica: docenti di diversi corsi di laurea e di diverse materie, infatti, declineranno una lezione del proprio insegnamento su un argomento che avrà appunto al centro la disabilità. Si parlerà quindi dei diritti costituzionali delle persone con disabilità, dell’accessibilità del web, del linguaggio inclusivo, di sport paralimpico, della fruibilità dei beni culturali e delle biblioteche, delle discriminazioni multiple, della disabilità in medicina e nella letteratura, per citare una parte degli argomenti che verranno trattati.
Le lezioni si rivolgeranno innanzitutto a studentesse e studenti, come detto, ma saranno anche “aperte” sia alla cittadinanza tutta, perché chiunque vorrà potrà ascoltarle, ma anche ad altre competenze, poiché in alcuni casi alla teoria verranno affiancate esperienze concrete e testimonianze dirette.

A promuovere la bella iniziativa è stata Stefania Leone, docente di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano e delegata della Rettrice alla Disabilità e ai DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), insieme al COSP – Ufficio Servizi per Studenti con Disabilità e DSA e con il contributo dei docenti referenti di Dipartimento, dell’Osservatorio Giuridico Permanente sui Diritti delle Persone con Disabilità di Human Hall e della Fondazione Diritti Umani.
«Grazie alle competenze e alla creatività dei nostri docenti e delle nostre docenti, veri protagonisti delle lezioni aperte sulla disabilità, vogliamo impegnarci ad accrescere la conoscenza su queste tematiche – sottolinea Stefania Leone – e a diffondere quanto più possibile una cultura dell’inclusione».

E da ultimo ma non ultimo, a completare il programma, il 2 dicembre è previsto all’Università Statale il convegno sul tema del diritto al lavoro delle persone con disabilità, intitolato Talenti e lavoro. Verso un consapevole percorso di inclusione delle persone con disabilità, organizzato insieme alla CEI (Conferenza Episcopale italiana) e alla Fondazione Diritti Umani. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo delle lezioni previste nell’àmbito del percorso La Statale inclusiva. Per ulteriori informazioni: stefania.leone@unimi.it.

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La Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli di Bologna a Bruxelles: la rete, i percorsi di cura, i caregiver

Superando - 10 Novembre 2025 - 6:07pm

Nell’àmbito dell’undicesima Giornata Europea dei Risvegli, una delegazione della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna sarà domani, 11 novembre, a Bruxelles, per alcuni incontri istituzionali in sede di Parlamento Europeo, in collaborazione con la locale rappresentanza dell’Emilia Romagna. In particolare è previsto l’incontro denominato “La rete delle associazioni europee, i percorsi di cura, i caregiver” Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, al Parlamento Europeo di Bruxelles

«Torniamo a Bruxelles con una delegazione della nostra Fondazione, consapevoli dell’importanza di questo incontro che, a conclusione della Giornata Europea dei Risvegli, sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, rafforza la rete della solidarietà e della cura in Europa. Presenteremo per l’occasione il Manifesto dei Caregiver, recentemente al centro di un convegno da noi promosso a Bologna [se ne legga già ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.] e porteremo ai Parlamentari italiani la richiesta dei nostri amici spagnoli dell’Associazione Daño Cerebral Estatal, affinché l’Europa sostenga la loro petizione all’Organizzazione Mondiale della Sanità, per introdurre nell’ICD, la Classificazione Internazionale delle Patologie, un codice specifico per il Danno Cerebrale Acquisito, garantendo così percorsi di cura e diritti più equi per le persone e le famiglie che ne sono colpite»: così Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna, presenta l’iniziativa che vedrà una delegazione della propria Fondazione essere presente domani, 11 novembre, a Bruxelles, per alcuni incontri istituzionali in sede di Parlamento Europeo, in collaborazione con la locale rappresentanza dell’Emilia Romagna.

In particolare è previsto l’incontro denominato La rete delle associazioni europee, i percorsi di cura, i caregiver, organizzato dall’europarlamentare Alessandra Moretti, insieme all’altra europarlamentare Elisabetta Gualmini, nell’àmbito dell’undicesima Giornata Europea dei Risvegli, promossa, come già da noi segnalato a suo tempo, dalla stessa Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris.
Vi parteciperanno gli europarlamentari Alessandro Zan e Stefano Bonaccini, insieme a rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni impegnate nei percorsi di cura e sostegno ai caregiver. Interverranno inoltre, o in presenza o da remoto, Roberto Piperno, direttore scientifico della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris; Anna Lisa Boni, assessora alle Relazioni Internazionali del Comune di Bologna; Lucie Davoine, responsabile ad interim dell’Unità Disabilità della Commissione Europea; Marco Salaris della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione; l’attore e scrittore Alessandro Bergonzoni, testimonial “storico” della Casa dei Risvegli Luca De Nigris. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@gliamicidiluca.it.

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Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: ma la statalizzazione è mai stata un’opzione?

Superando - 10 Novembre 2025 - 5:06pm

«Forse davvero – scrive Paola Di Michele -, la statalizzazione delle figure degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, per gli studenti e le studentesse con disabilità, non è mai stata nei piani. L’unico aspetto, infatti, che emerge dai più recenti passaggi legislativi è il demansionamento, lo sfruttamento, un inquadramento che certifica come chi si occupa di assistenza e comunicazione è praticamente un collaboratore scolastico destinato a rimanere appaltato all’esterno e senza tutele»

Prologo
Con il Disegno di Legge 236, presentato nel 2022, la senatrice Carmela Bucalo, dall’alto di una maggioranza politica che ha tutti i numeri per poterlo fare, promette che finalmente chi si occupa di assistenza all’autonomia e comunicazione otterrà finalmente la tanto agognata statalizzazione all’interno del Ministero dell’Istruzione. Ovvero: diritti e inclusione lavorativa per 80.000 professionisti che ormai da quarant’anni sono letteralmente i gastarbeiter (“lavoratori ospiti”, da un’espressione di pieno sfruttamento utilizzata per i migranti italiani in Germania negli Anni Sessanta) della Scuola italiana; coloro che sarebbero emanazione degli Enti Locali che però hanno sempre appaltato e delegato il servizio; coloro che, pur lavorando a scuola, non sono considerati personale scolastico, con tutto ciò che ne consegue, a livello di diritti, di considerazione, di esclusione da ogni procedura e da ogni riconoscimento. E invece…

Gli ultimi sei mesi: ricapitoliamo
1 – Con Atto del 7 maggio 2025, la Conferenza Unificata delle Regioni e delle Province Autonome emana, in forza della propria capacità giuridica di deliberare sui repertori di formazione professionale, le Linee guida per la descrizione della qualificazione di assistente all’autonomia e alla comunicazione personale degli alunni e degli studenti con disabilità, definendo la professione (ASACOM), la formazione richiesta (corso da 600 ore) e il livello formativo (EQF4, diploma); questo accade perché, nonostante il Decreto Legislativo 66/17 avesse assegnato alla Conferenza Unificata Stato-Regioni il compito di uniformare il profilo professionale, nessuno si è mai sognato di prendere seriamente in carico la questione, evidentemente ritenuta inutile o troppo noiosa.
2 – Il 3 giugno successivo, con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 4498, la Regione Lombardia recepisce e applica il regolamento (valido per tutte le Regioni) e istituisce i corsi ASACOM, anche se, da sempre, in molti Comuni di quella stessa Regione la formazione richiesta è la laurea L19; a tal proposito giova ricordare che finora i nomi, la formazione richiesta e l’inquadramento di chi si occupa di assistenza all’autonomia e comunicazione sono stati lasciati alla fantasiosa iniziativa di ogni possibile ente territoriale, oltreché ai suoi magri bilanci, come testimoniato dalla vasta mole di Sentenze che condannano gli enti territoriali per tagli all’assegnazione di risorse per il servizio.
3 – Atto finale, luglio 2025: il Disegno di Legge 236 “perde per strada” la statalizzazione in forza di un accordo tripartisan fra Fratelli d’Italia, Lega e Partito Democratico. Nei giorni scorsi sono stati discussi gli emendamenti (89, sic!) ed è emerso, nel testo praticamente definitivo, che:
° quella che era una funzione svolta da molte diverse professionalità con tanti percorsi e titoli di studio diverso, diventa dovunque “Assistente per l’autonomia e comunicazione-ASACOM”, dovunque;
° non si tratta di figura educativa, ma di operatore socio-educativo, ovvero afferente al sociale e basta, senza caratteristiche psico-pedagogiche né educative in senso proprio (disconoscendo, di fatto, tutti i passi avanti che si sono fatti, dal 1992 ad oggi, sul versante della de-medicalizzazione in direzione di una vera relazione educativa);
° il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) della categoria dovrà ricomprendere e inserire questa figura e inquadrarla in modo specifico, ovvero, il citato livello EQF4 (diploma), come previsto dal regolamento delle Regioni, che si richiama alle modifiche della Legge 104/92 e del Decreto Legislativo 66/17 che il nuovo testo NT1 (già DDL 236) va a modificare, esattamente con l’articolo 5 bis del testo, ovvero, se l’inquadramento è questo, anche i bandi dovranno prevedere una voce di spesa proporzionata e mai maggiore.

Il finale (?) di partita
Forse, davvero, la statalizzazione non è mai stata nei piani. L’unico aspetto che emerge è il demansionamento, lo sfruttamento, un inquadramento che certifica come chi si occupa di assistenza e comunicazione è praticamente un collaboratore scolastico destinato a rimanere appaltato all’esterno e senza tutele. Chi può, esattamente come ho fatto io anni fa, scappa. Chi non può, lascia. Perché non ci si può sognare di tutelare qualcuno (gli studenti con disabilità) se non si è tutelati.
L’intento, forse, per alcune Associazioni che hanno sostenuto il Disegno di Legge iniziale, era avere il profilo che interessava loro in base alle singole disabilità (ipotesi ancora adesso sostenuta da chi fino a ieri portava la senatrice Bucalo in processione “come la Madonna di Loreto”, illudendosi di avere trovato qualcuno disposto davvero a salvarli). Ipotesi, però, rivelatasi fuori dal mondo, dalla storia, dalla sostanza pedagogica dell’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, N.d.R.] e della persona da considerare prima dell’etichetta di disabilità. Su questo ho sempre sostenuto la necessità di un profilo unico e formato, almeno basilarmente, su tutte le disabilità e con una formazione universitaria adattata allo scopo.
Ma la cosa che lascia veramente basiti è questa imposizione, già praticamente legge, il cui unico effetto sarà inquadrare tutti i futuri “assistenti all’autonomia e comunicazione-ASACOM” come diplomati con relativo inquadramento. Ovvero, demansionamento generalizzato, anche per chi ha ottenuto con fatica il D2, ovvero, il riconoscimento del titolo universitario.
Questa prospettiva è tanto più vergognosa perché ignora il fatto che il 50% degli attuali professionisti ha una laurea e la restante parte (per esempio chi ha il titolo LIS) ha almeno tre anni di formazione aggiuntiva. Per non dire dei corsi ABA (Analisi Applicata del Comportamento), CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) e compagnia cantante, che sono imposti a professionisti che guadagnano (anche grazie i tagli), non più di 1.000/1200 euro al mese e per soli nove mesi l’anno (per confrontare i dati, si veda una ricerca svolta da chi scrive a questo link).
Viene ufficializzato, dunque, che questi professionisti sono dei jolly che fanno un po’ i bidelli un po’ i sostituti dei sostegni, a meno che non servano a nessuno perché l’alunno è assente, considerati e inquadrati ufficialmente come l’ultima ruota di riserva dell’ultimo carro!
E tutto questo accade in un silenzio e in una mancanza di interesse assolutamente assordante. 80.000 lavoratori fantasma, di cui nessuno parla, lasciati allo sbando da decenni.

Conclusione
Se c’è quindi un momento di alzare la testa, è questo, tornando ad affermare forte e chiaro che la statalizzazione è e resta l’unica opzione, senza possibilità di alternative. Esattamente come fu fatto per 180.000 collaboratori scolastici prima nel 2000 e poi nel 2019 (segno evidente che è possibile, si-può-fare).
Tutti coloro che affermano di avere a cuore l’inclusione scolastica, senza esclusioni, dovrebbero prendere posizione. Adesso, non c’è più tempo.

*Insegnante di sostegno, già assistente all’autonomia e alla comunicazione.

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I risvolti della vita con l’albinismo oltre ogni cliché

Superando - 10 Novembre 2025 - 4:15pm

“Albino” deriva dal latino “albus” che significa “bianco”, ma cosa significa davvero essere una persona albina non si trova scritto nei vocabolari e nei libri di medicina. Per capirlo bisogna confrontarsi con chi convive con questa anomalia genetica rara. Proviamo a scoprirlo insieme a Laura Bonanni, psicoterapeuta di Roma, firma anche di Superando, che si racconta a cuore aperto La piccola Laura Bonanni con la mamma Angelica in una foto dei primi Anni Sessanta

“Albino” deriva dal latino albus che significa “bianco”, ma cosa significa davvero essere una persona albina non si trova scritto nei vocabolari e nei libri di medicina. Per capirlo bisogna confrontarsi con chi convive con questa anomalia genetica rara, caratterizzata da assenza o riduzione di melanina su pelle, occhi e capelli, che comporta anche implicazioni patologiche poco conosciute, principalmente legate alla vista.
Andiamo dunque a scoprire i risvolti della vita con l’albinismo grazie alla testimonianza della dottoressa Laura Bonanni, psicoterapeuta di Roma, firma anche di Superando, che si racconta a cuore aperto.

Laura, quali difficoltà ha dovuto affrontare con se stessa e con gli altri?
«Faccio una rapida e doverosa premessa. Io sono nata nel 1963 e a quei tempi le “diversità” erano viste ed esperite abbastanza male. Da bambina sono stata oggetto di bullismo, la mia famiglia e alcuni insegnanti mi hanno molto aiutata. Crescendo ho sviluppato delle mie capacità adattive e dopo la scuola media superiore, la scelta di iscrivermi a psicologia non è stata un caso! Ho fatto molta psicoterapia sia per motivi professionali che personali e ora, a 62 anni, ho imparato e acquisito molto sul modo di approcciarmi alla mia e altrui “diversità”, benché sia sempre in cammino».

Un cammino lungo una strada non agevole fin da bambina, dove tuttavia non mancano i bei ricordi…
«La mia infanzia è stata di buona qualità. All’asilo alcuni problemi ci sono stati, per ignoranza e un po’ per svogliatezza dell’istituzione, diciamo; comunque ho avuto tutto l’aiuto possibile dai miei genitori e a parte gli episodi di bullismo di cui detto, che mi facevano soffrire, la mia famiglia c’era sempre e quindi sono andata avanti. Anche il mio maestro delle elementari è stato bravo, attento e supportivo. Gli Anni Sessanta e Settanta sono stati anni di passaggio per la scuola, in merito alle persone con disabilità, sia la buona volontà che la creatività delle famiglie e dell’istituzione scolastica facevano la differenza. In adolescenza qualche problema in più l’ho vissuto, poiché iniziavo ad essere più consapevole della mia “diversità” e delle difficoltà; poi si sa, l’adolescenza è una fase delicata per tutti».

In famiglia come è stata vissuta la sua condizione?
«I miei genitori hanno fatto un loro percorso disgiunto in merito all’accettazione dell’albinismo, non è stato facile e comunque mi hanno sempre messo nelle condizioni di frequentare altri coetanei, giocare a casa e fuori, andare al mare, insomma tutto quello che fa un bambino qualunque. Da subito mi hanno spiegato che avevo una “diversità”, ma che nonostante i limiti, ero una bambina come gli altri, che potevo farcela e loro mi avrebbero aiutata e sostenuta e così è stato».

Il filo rosso nella vita della dottoressa Bonanni è fatto di costanza e determinazione, due peculiarità acquisite nel tempo. Non esistono formule universali, ognuno trova la sua, certo è che il lavoro interiore di accettazione non finisce mai e a volte va a braccetto con il lavoro sull’aspetto esteriore. Laura ha imparato a valorizzare il colore dei suoi capelli, ricci e chiarissimi, indossa abiti di colori particolari che mettono in evidenza i suoi occhi azzurri tendenti al viola. Non è soltanto una questione esteriore, però… «Aggiungo solo questo: benissimo lavorare sulla dimensione estetica (ciglia, sopracciglia, capelli e quant’altro), ma se non si lavora sull’interno… la vedo dura. Questo discorso, comunque, vale un po’ per tutti, albini e non, secondo me».

Laura ci spiega che «l’albinismo porta in sé delle difficoltà come l’ipovisione, i problemi nella visione tridimensionale, perché non si fondono le immagini, cioè si ha una visione monoculare. Il visus [capacità dell’occhio di distinguere dettagli fini a una certa distanza, N.d.R.] è molto ridotto, si arriva a un massimo di tre decimi, e poi c’è la presenza del nistagmo e dello strabismo per alcune persone. Io ho sia lo strabismo che il nistagmo, ovvero quel movimento pendolare degli occhi che affatica la messa a fuoco. Sono importanti e fondamentali degli accorgimenti che si acquisiscono crescendo, ma che oggi vengono anche insegnati e facilitati dai centri di ipovisione che ai miei tempi non c’erano».

Laura Bonanni oggi

Restando nelle difficoltà concrete, ci sono anche problemi di sensibilità alla luce e alla pelle, dovuti all’assenza di melanina. A tal proposito, il 5 settembre di quest’anno, si è realizzata una storica approvazione da parte dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha riconosciuto la protezione solare ad ampio spettro come farmaco essenziale per le persone albine, più esposte alle ustioni solari e ai tumori cutanei maligni.
L’albinismo è diventato oggetto di attenzione anche da parte delle Nazioni Unite che hanno istituito il 13 giugno come Giornata Mondiale dell’Albinismo in quanto tale condizione, in alcune parti del mondo, è causa di gravissime forme di discriminazione, fino alla soppressione fisica. Accade in vaste zone dell’Africa, soprattutto subsahariana, dove questa condizione genetica rara ha un’incidenza più alta.
Pur non essendo, da definizione medica, una vera e propria “patologia”, l’albinismo dal 2016 è entrato a far parte delle malattie rare. E se questo può portare vantaggi dal punto di vista dell’accesso alle terapie e ad altri tipi di supporti, ancora qui in Italia c’è molto da lavorare dal punto di vista culturale.

Quante sono nel nostro Paese le persone con albinismo? Ed esistono servizi ad hoc di supporto?
«In Italia le persone con albinismo sono circa 4.000. Non esistono servizi ad hoc di supporto, ci sono i centri di ipovisione, perché l’albinismo ha come sua peculiarità l’ipovisione, appunto e, a mio parere non necessita di un trattamento settario. Ciò di cui si potrebbe giovare l’albino e il suo nucleo familiare è un buon lavoro psicoterapico, per l’accettazione, la gestione e la relazionalità. Non entro in dettaglio perché qui parte la professionista che sono e non è questa la sede per approfondire il discorso».

Una decisione, quella di dedicarsi alla psicoterapia, non disgiunta dal percorso esistenziale, come già accennava in precedenza…
«Nella scelta di fare la psicoterapeuta ha molto influito la mia particolarità genetica, me ne sono resa conto durante la mia analisi personale. Le scelte professionali sono molto correlate a dinamiche inconsce. Il mio lavoro, la specificità degli studi che ho fatto dopo la laurea, ovvero la mia specializzazione in analisi transazionale, mi aiutano moltissimo, ogni giorno, a conoscermi, riconoscermi e vivere la vita con onestà, coraggio e forza d’animo. Fra i miei pazienti non ho avuto specificamente persone con albinismo, ma ipovedenti per altre patologie, sì».

L’attività a stretto contatto con le persone richiede tatto e capacità di razionalizzare, trovare un equilibrio tra l’immedesimazione e il necessario distacco professionale…
«Il lavoro dello psicoterapeuta è un lavoro molto delicato, oggi un po’ inflazionato e un po’ alla “moda”: sono tutti un po’ psicologi, direi, si atteggiano ad esserlo. Un lavoro che se non hai una buona formazione raggiunta anche con tanta analisi personale, rischi di fare danni seri. Quando un terapeuta presenta problematiche o comunque peculiarità similari a quelle del paziente, bisogna stare con le antenne dritte! Perché se la terapia personale è indispensabile quando si intraprende questo lavoro, a maggior ragione lo è quando ci si trova in contatto con dinamiche similari. Le collusioni sono una “brutta bestia” e voler “salvare” qualcuno che presenta problematiche simili alle nostre, è un bel problema».

Il libro “Chiari per natura” di cui Laura Bonanni è tra gli Autori

Laura è co-autrice di un libro, Chiari per natura. L’albinismo: una diversità vivibile (editrice Galassia Arte), ed è impegnata a livello sociale per far conoscere la sua condizione, sensibilizzando l’opinione pubblica, divulgando informazioni e favorendo una maggiore consapevolezza nelle persone albine: «Nei primi Anni 2000 ho sentito l’esigenza di sapere qualcosa di più sull’albinismo e così, grazie ad internet, trovai un bel portale, www.albinismo.eu; da lì iniziò per me una bellissima esperienza che mi ha portata non solo a conoscere molti albini, ma anche ad essere una delle referenti del blog del sito e co-organizzatrice dei primi tre convegni nazionali sull’albinismo».

In base alla sua esperienza, cosa sente di consigliare ad una persona albina che ancora fatica ad inserirsi nella società e ad accettarsi?
«Io convivo con l’albinismo e in buona parte l’ho accettato, grazie anche alla mia analisi personale, al cammino che ho fatto e ancora faccio, dentro di me. La vita è un viaggio ed io sono in viaggio. Ciascuno di noi, albini o no, è un essere irripetibile e presenta sue modalità di vivere e gestire gli aspetti della propria “diversità”. Come sono diverse le famiglie e le proprie storie di vita e accettazione/convivenza, in merito a una disabilità. Noi albini abbiamo un’anomalia genetica e siamo persone con pregi e difetti, punti di forza e di debolezza, come chiunque altro, quindi stare con altri, aprirsi ad altri modi di vedere e vivere la vita, con i dovuti accorgimenti necessari, farà bene a noi e a chi ha piacere di frequentarci. Il limite è prima di tutto nella nostra testa. Niente compiacenze, niente iperadattamenti. E avanti con coraggio».

Cosa si augura, infine, per il futuro delle persone albine?
«Mi auguro di vero cuore una funzionale consapevolezza fatta di assertività, non di vittimismo, pietismo e strumentalizzazioni varie. Fatta di sana forza d’animo e di buon lavoro più sull’interno che sull’immagine. Mi auguro che i genitori dei “nuovi” albini abbiano la volontà di lavorare sulle proprie convinzioni interne, spesso distorte e autolimitanti, perché sono esse a creare per prime problemi ai figli. E per ultimo, ma non per ultimo, uscire dai “nuovi ghetti”, come a volte possono essere o diventare, le associazioni, i gruppi e le chat».

*Direttrice responsabile di «Superando». Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “L’albinismo oltre i cliché. Il racconto personale e professionale della psicoterapeuta Laura Bonanni”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Le autonomie dei giovani con disabilità: una mostra fotografica multisensoriale

Superando - 10 Novembre 2025 - 2:13pm

Il 20 novembre il Centro Documentazione Handicap di Bologna ospiterà la mostra fotografica multisensoriale “PoV – Point of View”, dedicata alle autonomie e all’inserimento lavorativo dei giovani con disabilità, iniziativa promossa dalla Cooperativa Sociale IT2, con la collaborazione dei partner del progettodel Comune di Bologna “Periferie Inclusive”, realizzato da una rete di Enti del Terzo Settore

Sarà il Centro Documentazione Handicap di Bologna (Via Pirandello, 24, ore 17.30-21) ad ospitare il 20 novembre la mostra fotografica multisensoriale PoV – Point of View, dedicata alle autonomie e all’inserimento lavorativo dei giovani con disabilità.
Promossa dalla Cooperativa Sociale IT2 e nata all’interno del Laboratorio Occupazionale Verbena, l’esposizione è stata allestita con la collaborazione dei partner del progetto Periferie Inclusive, avviato dal Comune di Bologna con il sostegno del Ministero per le Disabilità, e realizzato da una rete di Enti del Terzo Settore (Accaparlante, Circolo La Fattoria, CEPS-Centro Emiliano Progetti Sociali per la Trisomia 21 e Associazione Il Parco), per favorire l’autonomia, la partecipazione e l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità o fragilità.

«Attraverso questa mostra – spiegano i promotori – intendiamo ribadire una visione comune, ossia che l’inclusione nasce dal riconoscimento del valore e della prospettiva di ciascuno, e che l’arte è uno dei modi più potenti per renderla visibile. PoV – Point of View invita infatti a riflettere su come il punto di vista da cui osserviamo il mondo definisca i nostri confini, ma anche le possibilità di oltrepassarli. La mostra nasce quindi dal desiderio di esplorare prospettive nuove e autentiche, attraverso gesti creativi puri e immediati: fotografie realizzate da chi ha impugnato per la prima volta una macchina fotografica, suoni nati spontaneamente davanti a un microfono, materiali di recupero e aromi scelti per ispirazione».

Il percorso espositivo si articolerà in tre spazi simbolici, la testa, il cuore, le braccia e gambe – per rappresentare rispettivamente il pensiero, l’emozione e l’azione, il tutto attraverso un viaggio tra i sensi e le percezioni, per raccontare appunto il mondo da prospettive differenti, autentiche e personali.
L’esperienza si arricchirà inoltre della traduzione dei testi presenti in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), realizzati da un partecipante al percorso, con la supervisione del Progetto Calamaio della Cooperativa Accaparlante, integrando parole, simboli e immagini, per rendere la mostra accessibile e partecipata da tutti.
La visita del 20 novembre, infine, sarà accompagnata anche da un momento conviviale, un buffet curato dal Circolo La Fattoria, che offrirà l’occasione per condividere riflessioni ed esperienze in un clima informale e accogliente. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@it2.it (Luigi Traisci); lucia.cominoli@accaparlante.it (Lucia Cominoli).

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Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo

Superando - 10 Novembre 2025 - 1:39pm

Si intitolerà “Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo”, la conferenza aperta al pubblico in programma per il 14 novembre a Roma (ma fruibile anche in streaming), organizzata dall’Università UNINT, con il patrocinio di ENS e UICI, iniziativa voluta con l’obiettivo appunto di incrementare l’offerta accessibile sul territorio nazionale degli spettacoli teatrali dal vivo e degli eventi culturali in genere

Si intitolerà Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo, la conferenza aperta al pubblico in programma per la mattinata del 14 novembre a Roma (Aula Magna dell’UNINT-Università degli Studi Internazionali, Via delle Sette Chiese, 139, ore 10; ma si potrà partecipare anche in streaming), organizzata dallo stesso Ateneo ospitante, con il patrocinio di ENS (Ente Nazionale Sordi) e UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), riunendo esperti e rappresentanti di Istituzioni quali la RAI, il Teatro alla Scala di Milano, il DAMS e le stesse ENS e UICI, il tutto con l’obiettivo di incrementare l’offerta accessibile sul territorio nazionale. Nel pomeriggio, poi (ore 16) è previsto un workshop specificamente dedicato all’accessibilità teatrale. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo della giornata. Per ogni ulteriore informazione: stefano.raimondi@puntosrt.it (Stefano Raimondi).

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Per la prima volta al Centro Sud i Giochi Nazionali Invernali di Special Olympics

Superando - 10 Novembre 2025 - 1:20pm

Nel mese di marzo del prossimo anno, per la prima volta un evento nazionale invernale di Special Olympics, la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, si terrà al Centro Sud del nostro Paese: saranno i XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics che vedranno Ovindoli accogliere più di 500 atleti con e senza disabilità intellettive e che verranno presentati domani, 11 novembre, all’Aquila, presso il Consiglio Regionale dell’Abruzzo

Dal 2 al 6 marzo del prossimo anno, per la prima volta un evento nazionale invernale di Special Olympics, la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, si terrà al Centro Sud del nostro Paese: accadrà con i XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics che vedranno Ovindoli (l’Aquila) accogliere più di 500 atleti con e senza disabilità intellettive, impegnati a gareggiare nello sci alpino, nello sci nordico, nella corsa con le racchette da neve e nello snowboard, oltre ai familiari, tecnici e volontari.

L’evento verrà presentato pubblicamente domani, 11 novembre, all’Aquila (Sala Ipogea del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, Via Iacobucci, 4, ore 11), nel corso di una conferenza stampa promossa da Special Olympics Italia cui parteciperanno autorevoli rappresentanti delle Istituzioni Amministrative e del mondo sportivo.
«Sarà una manifestazione che andrà oltre lo sport – sottolineano da Special Olympics -, con l’obiettivo di coinvolgere tutte le Istituzioni, la scuola e le famiglie, accendendo i riflettori sulle politiche in favore dell’inclusione sociale, al fine di sensibilizzare, attraverso la conoscenza e la partecipazione, l’opinione pubblica contro ogni forma di emarginazione e pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità intellettive». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per ulteriori informazioni: stampa@specialolympics.it (Giampiero Casale).

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AVVISO n. 4 Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 205 – D.D.G. n. 2939 del 09...

Ultime da USR Calabria - 10 Novembre 2025 - 12:49pm

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Ma quella vicenda non riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie, proprio no!

Superando - 10 Novembre 2025 - 12:39pm

«Sono passati alcuni giorni dalla Sentenza sui gravissimi maltrattamenti a persone con disturbo dello spettro autistico avvenuti nel 2016 in una struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris – scrive Marino Lupi – e il poco risalto mediatico dato alla Sentenza stessa si è definitivamente spento. Ma quella vicenda non riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie, riguarda tutti noi. Che società è che permette che i figli più fragili vengano maltrattati?» Giovanna Cataldo, “Indifferenza”, 2019 (©Giovanna Cataldo)

Sono ormai passati alcuni giorni dalla Sentenza [se ne legga anche su queste pagine, N.d.R.] e quel poco di risalto mediatico che aveva avuto il processo per gravissimi maltrattamenti a persone con disturbo dello spettro autistico avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris, si è definitivamente spento. Così il tentativo di ricondurre la vicenda ad un qualcosa che riguardava e che riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie si realizza.
La politica non se n’è occupata prima e non se n’è occupata durante il processo, figuriamoci ora. Dove sono i Sindaci di quei territori, dov’è la Regione?

La vicenda, però, non riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie. Assolutamente no. Riguarda la comunità o, se volete, riguarda tutti noi. Che società è che permette che i figli più fragili vengano maltrattati? È questo il progresso, è questa la civiltà?
Non mi piace vivere in una comunità che non si occupa dei propri figli più fragili, non mi piace vivere in una comunità che quando i nostri figli più fragili vengono derisi, offesi, maltrattati e picchiati si volta dall’altra parte. E poi magari chi si volta dall’altra parte è presente alle inaugurazioni di nuovi istituti che la storia ci dice già ora che destino avranno.
La nostra comunità che pensa che queste vicende non la riguardino è ben poca cosa anche se si riempie la bocca con parole come welfare, presa in carico e altre belle dichiarazioni. È evidente che in questo momento chi si volta altrove ha altre priorità e la convinzione che debba toccare sempre agli altri è dominante e fa comodo ma…

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»… [adattamento di un sermone del pastore Martin Niemöller sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti e delle purghe dei diversi gruppi, N.d.R.].

*Presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo.

Il presente contributo di riflessione è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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AVVISO n. 3 – Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola infanzia e primaria, su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09.10.2025 –...

Ultime da USR Calabria - 10 Novembre 2025 - 12:34pm

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno – D.D.G. n. 3059 del 10 dicembre 2024 – Decreto di integrazione per scorrimento graduatoria di...

Ultime da USR Calabria - 10 Novembre 2025 - 12:09pm

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I 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge di Bilancio

Superando - 10 Novembre 2025 - 12:08pm

Garanzia di risorse stabili e continuative, sostegno concreto ai caregiver familiari, realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, abbandonando la logica emergenziale o assistenzialistica e investendo in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità: sono le linee su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge per il Bilancio 2026

Sono quattro le direttrici strategiche su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) al Disegno di Legge per il Bilancio 2026 (AS 1689), all’insegna di un preciso messaggio lanciato dal presidente della Federazione Vincenzo Falabella, secondo il quale «le persone con disabilità e le loro famiglie non possono continuare a essere marginali nei processi di programmazione economica nazionale. È necessario infatti un cambio di paradigma che metta l’inclusione, l’autonomia e la dignità al centro dello sviluppo del Paese».

Nel documento depositato dalla FISH presso la Commissione Bilancio del Senato (disponibile integralmente a questo link), i vari emendamenti richiesti, come viene sottolineato, «puntano a garantire risorse strutturali, adeguate e continuative per sostenere politiche pubbliche realmente orientate alla piena realizzazione personale, all’autonomia e all’inclusione sociale, lavorativa e comunitaria delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

Quattro, come accennato inizialmente, le direttive strategiche del documento, vale a dire innanzitutto «la garanzia di risorse stabili e continuative per politiche e interventi finalizzati alla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita economica e sociale, attraverso percorsi personalizzati di inclusione lavorativa, formativa e comunitaria». Gli emendamenti presentati, infatti, «prevedono il potenziamento dei fondi per l’inclusione attiva, la vita indipendente e l’accessibilità universale ai servizi».
Viene poi chiesto «sostegno concreto ai caregiver familiari, con il riconoscimento del loro ruolo fondamentale nel sistema di welfare, da assicurare con strumenti economici, previdenziali e di conciliazione vita-lavoro che ne valorizzino la funzione di cura e di accompagnamento quotidiano».
E ancora, «la realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, capace di rispondere in modo personalizzato e tempestivo ai bisogni delle persone e delle famiglie nei territori, promuovendo la permanenza della persona nel proprio contesto di vita e la deistituzionalizzazione».
Infine, «un rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, attraverso la stabilizzazione di sedi di confronto strutturato e partecipato con le organizzazioni rappresentative e con il Terzo Settore, al fine di garantire una programmazione realmente condivisa, efficace e coerente con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

In conclusione la FISH ribadisce che «la disabilità non è una questione settoriale, ma un tema trasversale che riguarda l’equità, la crescita e la coesione sociale del Paese. Le politiche di bilancio devono dunque abbandonare la logica emergenziale o assistenzialistica, per investire in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità».
«Non chiediamo interventi episodici – dichiara a tal proposito Falabella -, ma una visione di lungo periodo che consideri le persone con disabilità e le famiglie come soggetti attivi di co-progettazione e corresponsabilità nelle politiche pubbliche. È questa la condizione per un welfare davvero inclusivo, sostenibile e generativo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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