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Nota 10009 del 15 aprile 2026 - Graduatorie 24 mesi ATA as 2026-2027
PERSONALE DOCENTE – DECRETO PERMESSI STUDIO – ANNO SOLARE 2026 – DOCENTI: MAZZA ANNALISA E MIRARCHI ANTONIA
Decreto Commissione per il conferimento degli incarichi di reggenza dell’Ufficio II (A.T. di Catanzaro), dell’Ufficio V (A.T. di Cosenza), e dell’Ufficio VI (A.T. di Reggio Calabria) presso l’USR per la Calabria
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Sindrome di Sjögren: un’altra panchina azzurra a Verona
Sicilia, Rimini, Napoli, varie località del Salernitano e già una prima volta a Verona: sono ben quarantatré, dal 2023 ad oggi, le panchine azzurre inaugurate in giro per l’Italia dall’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), in corrispondenza con altrettanti eventi di sensibilizzazione e informazione sulla sindrome di Sjögren e in generale sulle malattie rare. E per l’inaugurazione della quarantaquattresima panchina, dunque, si tornerà nella mattinata del 16 aprile a Verona (ore 10.30), ai Giardini della Giarina, per un incontro con la cittadinanza e le Istituzioni locali, avvalendosi della collaborazione e del patrocinio della Prima Circoscrizione e del Comune di Verona.
Saranno presenti per l’occasione Andrea Avanzi della Prima Circoscrizione di Verona; Lucia Marotta, presidente dell’ANIMASS; Luisa Ceni, assessora del Comune di Verona alle Politiche Sociali e Abitative e al Terzo Settore; Martina Scarmi, consulente finanziaria; Aldo Allegretto, architetto; Flavio Pasini, presidente della Provincia di Verona e sindaco di Nogara; Maurizio Facincani, direttore dei Servizi Sociali nell’AULSS 9; altri Consiglieri Comunali.
Patologia che colpisce in grande maggioranza le donne (in proporzione di 9 a 1), la sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa e inguaribile che può attaccare tutte le mucose dell’organismo: occhi, bocca, naso, reni, pancreas, fegato, cuore, apparato cardiocircolatorio, apparato osteo-articolare e polmonare, degenerando spesso in linfoma non-Hodgkin, con conseguenze fatali per il 5-8% delle circa 12.000/16.000 persone malate.
Tra le malattie autoimmuni è quella con il più alto rischio di linfoproliferazioni (44 volte superiore alla popolazione generale), oltre a provocare gravi effetti non soltanto sotto l’aspetto clinico e psicologico, ma anche nei confronti della vita sociale e affettiva.
A causa della complessità clinica, una diagnosi precoce e una prevenzione mirata sono sempre molto difficili, ma assolutamente necessarie e per superare questo pesante ostacolo identificativo è opportuno lavorare in rete per la presa in carico a trecentosessanta gradi delle persone malate. Ed è importante anche la conoscenza tra i giovani, per creare attenzione e accoglienza nei confronti dei coetanei/coetanee colpiti da una malattia rara invisibile come questa, che coinvolge anche la fascia pediatrica. (S.B.)
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Il caso di Claudia e la carenza in Abruzzo di strutture adeguate per i casi complessi di autismo grave
Le Associazioni Carrozzine Determinate, presieduta da Claudio Ferrante, e ANGSA Abruzzo (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo), presieduta da Alessandra Portinari, hanno lanciato congiuntamente un appello alle Istituzioni regionali, e in particolare a Nicoletta Verì, assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, chiedendo di «intervenire senza ulteriori ritardi sul caso di Claudia di Roseto, madre di un ragazzo con autismo».
«La storia di Claudia e di suo figlio Daniele – si legge nella nota delle due Associazioni -, già portata all’attenzione pubblica anche dagli organi di stampa [se ne legga ad esempio in “Il Trafiletto” al testo “Claudia, bipolare e con un figlio autistico, si racconta in un libro di poesie”, N.d.R.], rappresenta una realtà dolorosa e purtroppo non isolata. È la voce di una madre che ogni giorno affronta, da sola, una situazione estremamente complessa, aggravata anche da proprie importanti patologie di salute, senza il supporto adeguato che dovrebbe essere garantito dal sistema sanitario e sociale. Claudia pone questioni reali, profonde e urgenti, che solo chi vive direttamente queste condizioni può comprendere fino in fondo. Al centro vi è un problema gravissimo: la persistente assenza in Abruzzo di strutture residenziali adeguate per la presa in carico di casi complessi di autismo grave, come quello di suo figlio. Le strutture residenziali risultano infatti insufficienti o di fatto inadeguate per molte situazioni ad alta complessità assistenziale, con particolare riferimento ai casi più gravi. Questo determina una conseguenza drammatica: le famiglie sono costrette a rivolgersi a strutture fuori regione, spesso trovandosi però di fronte a liste d’attesa lunghissime e tempi incompatibili con la gravità delle condizioni cliniche».
«Nel caso specifico – prosegue la nota delle Carrozzine Determinate e dell’ANGSA Abruzzo -, la madre ha già avviato un percorso verso strutture extra-regionali, ma si è scontrata con una realtà inaccettabile: l’impossibilità di accedere in tempi rapidi a un progetto residenziale idoneo. Una situazione insostenibile, soprattutto quando sono presenti comportamenti autolesionistici e un bisogno immediato di presa in carico. La stessa Claudia ha più volte raccontato pubblicamente il proprio profondo stato di sofferenza e l’estrema difficoltà nel sostenere quotidianamente la situazione, in un contesto che rischia di diventare sempre più insostenibile senza un intervento concreto delle Istituzioni».
«Non è più tempo di rinvii – conclude la nota -: le Istituzioni devono rispondere e devono farlo subito. Il rischio concreto, infatti, è che il ritardo nell’attivazione di percorsi adeguati si traduca in un aggravamento delle condizioni e in una responsabilità che non può essere ignorata. Per questo chiediamo un intervento immediato, concreto e strutturato». Donde, quindi, l’appello all’assesora regionale Verì alla quale viene chiesto di convocare un incontro con la famiglia e con tutte le Istituzioni competenti, incluso il Direttore Generale dell’ASL di Teramo, Maurizio Di Giosia, «al fine di individuare una soluzione immediata e concreta». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: carrozzinedeterminate@hotmail.it; abruzzoangsa@gmail.com.L'articolo Il caso di Claudia e la carenza in Abruzzo di strutture adeguate per i casi complessi di autismo grave proviene da Superando.
Il concorso “FantasticHandicap – Città di Carrara”: la ventiquattresima edizione
C’è tempo fino al 30 giugno prossimo per partecipare a FantasticHandicap – Città di Carrara, il concorso letterario promosso dal CDH di Carrara (Centro Documentazione Handicap), seguito ormai da anni anche su queste pagine.
Giunta alla ventiquattresima edizione, l’iniziativa, lo ricordiamo, premia racconti sui temi della disabilità e della diversità, dell’inclusione o dell’emarginazione, nonché delle condizioni di svantaggio sociale.
Come già negli anni scorsi, il concorso prevede tre sezioni distinte per fasce di età. La sezione “A” riservata agli adulti, la sezione “B” per i/le giovani fino al diciottesimo anno d’età e infine la sezione “C” riservata ai bambini e alle bambine delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.
Si può dunque partecipare inviando attraverso il banner pubblicato nel sito del CDH, un solo racconto inedito, in lingua italiana, mai apparso in siti web, blog o altro, che rappresenti i temi indicati.
Per quanto riguarda i bambini e le bambine delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, oltre al racconto, sono ammessi elaborati in forme espressive – quali il disegno, il fumetto, le foto o i video – liberamente scelte da chi desidera partecipare. Rimane invece invariato il vincolo ai temi del concorso.
Tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione, sui premi, sulla composizione della giuria, sulla cerimonia di premiazione e altro ancora sono contenuti nel bando del concorso edizione 2026, pubblicato a questo link. (S.B.)
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Nota Ministeriale 4660 del 14 aprile 2026 - Avvio percorsi specializzazione sostegno infanzia primaria secondaria I e II grado aa 2025-2026 - Indicazioni operative - XI CICLO
Tra scorciatoie e responsabilità: la sfida della formazione degli insegnanti di sostegno
Negli ultimi anni, la formazione degli insegnanti di scuola secondaria, e in particolare i corsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità (regolati dal Decreto Ministeriale del 30 settembre 2011), è divenuta un indicatore eloquente delle trasformazioni che attraversano l’università italiana.
Nata come presidio qualificato a tutela del diritto all’inclusione scolastica, la specializzazione per le attività di sostegno è oggi esposta a un processo di progressivo svuotamento, aggravato da scelte ministeriali che, di fronte alla cronica carenza di docenti formati, introducono scorciatoie per il conseguimento del titolo. Dai percorsi abbreviati per il personale con tre anni di servizio (articolo 6 del Decreto Legge 71/24) alle “sanatorie” per titoli conseguiti all’estero (articolo 7 del citato Decreto Legge 71/24) — perlopiù ottenuti in nazioni prive di una tradizione di inclusione scolastica — si consolida un approccio che privilegia la saturazione rapida delle graduatorie a scapito della qualità formativa e della preparazione professionale.
Dietro il fiorire di bandi annuali si cela un’offerta spesso frammentata e disomogenea, lontana dagli obiettivi dichiarati. Laddove la retorica insiste sulla necessità di preparare professionisti capaci di leggere la complessità delle differenze e tradurla in scelte didattiche responsabili, la realtà restituisce percorsi compressi nei tempi e spesso poveri di contenuti formativi sostanziali. Così, la specializzazione per le attività di sostegno, invece di rappresentare un’occasione di consolidamento professionale, rischia di ridursi a un requisito amministrativo da ottenere rapidamente, anche attraverso scorciatoie o titoli di comodo.
Il rischio è consegnare alla scuola figure la cui preparazione si esaurisce in una mera esecutività, incapaci di affrontare in modo critico le sfide che la pratica inclusiva comporta. Eppure, chi attraversa questi percorsi di formazione non vi trova solo contenuti disciplinari, ma sperimenta una forma mentis, un modo di intendere il proprio mestiere. Tale postura non resta circoscritta alla fase iniziale, ma tende a sedimentarsi come matrice durevole dell’agire docente: è nel momento in cui si costruisce il profilo professionale che si consolidano i repertori interpretativi e decisionali destinati a orientare, negli anni successivi, la lettura delle situazioni, la gestione delle tensioni quotidiane e la qualità stessa delle pratiche educative.
Stima alunni/studenti dalla scuola statale dell’infanzia all’università – Anni 2025-2034 (Fonte: Relazione tecnica all’emendamento 2.0.1000 del Governo al Decreto Legge 90/25, validata dalla Ragioneria Generale dello Stato (MEF) e basata sulle proiezioni del Servizio Statistico Attuariale dell’INAIL)Non aiuta, in questo quadro, la logica introdotta dal Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 4 agosto 2023: l’articolo 13, comma 1 consente, a chi è già abilitato o a chi possiede la specializzazione sul sostegno, di ottenere altre abilitazioni attraverso l’acquisizione di soli trenta CFU (Crediti Formativi Universitari) nelle metodologie e tecnologie didattiche applicate alla disciplina, fermo restando il titolo di studio richiesto. Il risultato è un messaggio implicito fin troppo chiaro: il sostegno non come campo professionale ad alta complessità, ma come titolo-apriporta, corsia preferenziale per “passare alla materia” tramite percorsi spesso erogati interamente online — e non di rado incardinati nell’offerta delle università telematiche — che garantiscono la comodità di una formazione che riduce al minimo l’attrito della presenza.
Così, mentre si invoca una forma mentis ispirata a un impegno autentico e orientata alla cura pedagogica, il sistema incentiva la forma mentis della scorciatoia.
Lo sfondo demografico rende questa deriva ancora più problematica, perché sposta la questione dal “come copriamo le cattedre oggi” al “che scuola stiamo preparando per domani”.
Nell’audizione parlamentare del 18 giugno 2025, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha richiamato con chiarezza la natura non congiunturale del fenomeno: la contrazione della popolazione scolastica è già in atto e, tra l’anno scolastico 2018/2019 e il 2022/2023, ha prodotto una riduzione degli studenti pari al 5,2%, con incidenza maggiore nei primi segmenti (infanzia e primaria) e con effetti destinati a propagarsi lungo la filiera dei gradi successivi.
L’allarme demografico trova una conferma ufficiale e numericamente impietosa anche tra le pieghe di una Relazione tecnica allegata a un emendamento governativo al Decreto Legge 90/25 (relativo all’estensione dell’assicurazione INAIL a studenti e insegnanti), costruita su elaborazioni del Servizio statistico attuariale dell’INAIL e validata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
I dati descrivono uno svuotamento strutturale delle aule: considerando la sola scuola statale – dall’infanzia alla secondaria di secondo grado – gli alunni sono destinati a crollare dai 6.914.200 del 2025 ai 5.902.000 del 2034. Si tratta di un’emorragia di oltre un milione di ragazzi/ragazze (–14,6% in un decennio), con un ritmo di decrescita stimato in 110.000 iscritti in meno ogni anno fino al 2030, destinato a stabilizzarsi sulle 100.000 unità annue nel quadriennio successivo.
Queste dinamiche non restano confinate nel registro previsionale, ma iniziano a tradursi in decisioni che impattano sulla struttura degli organici. Il Decreto Interministeriale 121/25 (relativo all’anno scolastico 2025/2026) dispone una diminuzione dei posti comuni dell’organico dell’autonomia pari a –5.660 (ripartiti territorialmente «in ragione del decremento della popolazione studentesca»), solo parzialmente compensata dall’incremento dei posti di sostegno (+1.866), con un saldo complessivo pari a circa –3.801 unità rispetto al 2024/2025.
Su un orizzonte più lungo, stime diffuse dalla Fondazione Agnelli proiettano al 2038 una riduzione di circa un quinto della popolazione tra i 3 e i 24 anni (rispetto al 2022). Tale scenario si tradurrebbe in –91.026 classi e –142.937 docenti, con un impatto particolarmente marcato nella scuola secondaria di secondo grado (–57.801 cattedre) e nella secondaria di primo grado, dove le classi diminuirebbero del 27,1% (e i docenti di oltre 38.000 unità).
In questo quadro, moltiplicare canali abbreviati e procedure di “regolarizzazione” per rispondere alla penuria immediata rischia di produrre una programmazione a corto raggio: si massimizza nel breve periodo l’offerta di credenziali, mentre il sistema entra in una fase in cui la leva decisiva non sarà l’espansione quantitativa degli organici, ma la loro qualificazione, riarticolazione e sostenibilità nel medio periodo.
Fonte: Fondazione Agnelli («Avvenire», 15 giugno 2025)La formazione iniziale non è mai neutra: la qualità di ciò che si riceve determina la qualità di ciò che si trasmetterà. Se la scuola vuole essere un luogo in cui le differenze non siano soltanto accolte, ma riconosciute e trasformate in risorse, allora la formazione degli insegnanti (in particolare specializzati sul sostegno) deve essere progettata con lo stesso rigore riservato alle professioni ad alta responsabilità sociale, come ad esempio quelle sanitarie o ingegneristiche. Si tratta di un rigore che non può valere solo dove l’errore produce conseguenze immediate e irreversibili, ma anche laddove i suoi effetti si insinuano, silenziosi, nel tessuto quotidiano. Perché se una diagnosi errata compromette la salute di un corpo, un’educazione mal progettata può recidere speranze, possibilità e percorsi di vita, spesso in silenzio, senza anestesia.
In questa prospettiva, la qualità della formazione iniziale dei docenti diventa cartina di tornasole della tenuta culturale dell’università stessa: le attività formative rivolte agli insegnanti dovrebbero costituire non semplici iter di abilitazione formale, ma veri laboratori di ricerca pedagogica, capaci di trasmettere un habitus professionale fondato sulla responsabilità etica e intellettuale.
In un contesto segnato dal calo strutturale della popolazione studentesca e dalla conseguente riduzione di classi e cattedre, la sfida non è garantire “più docenti”, ma formare docenti migliori. Puntare su corsi di formazione robusti, rigorosi e culturalmente attrezzati non è quindi una scelta opzionale, ma una condizione di sopravvivenza per un sistema scolastico che voglia restare presidio democratico e snodo strategico di coesione sociale.
*Dottorando di ricerca all’Università di Torino. Il presente approfondimento è già apparso, con il medesimo titolo, nel numero 112 della rivista «Dalla parte del torto» e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione. Ringraziamo Marisa Pavone per la collaborazione.
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Personale ATA: Provvedimento esito interpello IIS “Mancini-Tommasi-Todaro-Cosentino” di Cosenza
AVVISO PUBBLICO 2026 per il finanziamento dei progetti finalizzati alla valorizzazione delle lingue e delle culture tutelate dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”
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Istituzionalizzazione e “stabilità dell’assistenza”, dove la cura viene espulsa
L’istituzionalizzazione continua a essere la principale risposta dello Stato alle persone non autosufficienti. Non perché garantisca una reale stabilità di cura, ma perché, nella cultura burocratica e statale — ancora ancorata a vecchi schemi ospedalieri — la “stabilità dell’assistenza” viene confusa con la solidità dei muri, dei cancelli e degli organigrammi: cemento e apparati che si autoconservano, mentre la cura, che dovrebbe abitare le relazioni, viene espulsa.
In questo modello la sicurezza non coincide con la continuità della relazione di cura, ma con la permanenza in un contenitore organizzativo. È una stabilità amministrativa, non esistenziale.
Il paradosso è evidente: ciò che viene presentato come tutela si traduce in una perdita quasi totale della libertà. La vita della persona non autosufficiente viene organizzata secondo turni, procedure e compatibilità economiche, non secondo i suoi bisogni.
È l’esatto contrario della CURA. Non tutto ciò che si chiama assistenza, infatti, è cura e una persona fragilissima, come il cristallo, dovrebbe essere maneggiata con una cura certosina, per non incrinare quell’involucro trasparente che assorbe senza difese dolore, paura, ansia, tristezza. E invece viene resa un pacco anonimo, inserito in una violenta catena di montaggio.
Ridurre la cura a procedure standardizzate significa trasformarla in controllo. E dove c’è controllo senza relazione, ciò che resta non è sicurezza, ma violenza esercitata sulla fragilità.
*Madre e caregiver di Simone, uomo con disabilità con necessità di sostegni intensivi.
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Michele, giovane arbitro in carrozzina, al suo esordio ufficiale
Milano, Oratorio San Silvestro in Via Andrea Maffei n. 29, domenica 19 aprile, ore 15.45: la partita del Campionato CSI (Centro Sportivo Italiano) sarà Vittoria Junior contro 4 Evangelisti (Categoria Under 9 – Campionato CSI), ma una volta tanto, in una partita di calcio, a farla da protagonista sarà soprattutto l’arbitro, giovane come i calciatori in campo, vale a dire Michele Croce, 14 anni, al suo esordio ufficiale come arbitro di una partita del Campionato CSI, dopo avere conseguito il patentino AIA (Associazione Italiana Arbitri). E Michele, come è già successo in questi mesi per alcune gare amichevoli, arbitrerà dalla sua carrozzina, portando in campo una passione che ha fin da bambino, diventata oggi realtà.
«Un esempio concreto – è stato scritto – di come lo sport possa essere strumento di inclusione e realizzazione personale e opportunità per perseguire i propri sogni, oltreché l’ennesima sfida accolta dalle società sportive del CSI Milano». (S.B.)
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IC DON MILANI DE MATERA COSENZA – INTERPELLO NAZIONALE AI SENSI DELL’ART.13 C. 23 O.M. 88/2024 – AVVISO FINALIZZATO AL RECLUTAMENTO DI DOCENTI FORNITI DELLA SPECIALIZZAZIONE PER LA CLASSE DI CONCORSO ADEE– SCUOLA PRIMARIA SOSTEGNO
IC Erodoto CORIGLIANO ROSSANO – INTERPELLO per il conferimento di n. 01 supplenza breve nella scuola primaria
Settimana Regionale dei Nuovi Giochi della Gioventù 2025/2026: Calendario Finali Regionali – Cosenza 21 – 29 Aprile 2026
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La Relazione del 2025 del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità
Nella mattinata di domani, 15 aprile, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità presenterà alla Camera dei Deputati (Sala della Regina di Palazzo Montecitorio a Roma, ore 11) la Relazione dell’attività svolta nel 2025, alla presenza della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Autorità amministrativa indipendente, istituita con il Decreto Legislativo 20/24, il Garante ha il compito di assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone con disabilità. Organo collegiale composto dal presidente Maurizio Borgo e da altri due componenti, Francesco Vaia e Antonio Pelagatti, costituisce un’articolazione del sistema nazionale per la promozione, la protezione e il monitoraggio dei diritti delle persone con disabilità, in attuazione della Convenzione ONU in materia. (S.B.)
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PERSONALE DOCENTE – DECRETO PERMESSI STUDIO – ANNO SOLARE 2026 – DOCENTI: CARNOVALE SONIA E SISCA SALVATORE MATTEO
Personale ATA: Decreto esito interpello prot. n. 4751 IIS Mancini-Tommasi-Todaro-Cosentino
Un appartamento a Belluno in cui sperimentare l’autonomia delle persone con disabilità
Come segnala la newsletter della Rete dei CAAD dell’Emilia Romagna (Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), grazie ad un finanziamento del GAL Prealpi Dolomiti, il Comitato d’Intesa tra le Associazioni di volontariato della Provincia di Belluno ha riadattato un appartamento già presente nella Casa del Volontariato “Valentino Del Fabbro” della città veneta, per destinarlo ad attività di sperimentazione e di formazione per l’autonomia di persone con disabilità.
L’appartamento è dotato di tecnologie intelligenti di ultima generazione per rispondere alle più varie esigenze motorie, sensoriali e cognitive di persone di ogni età, supportando anche fragilità legate all’età avanzata. Vi si possono svolgere attività di formazione, prove di ausili, oltreché valutazioni su come adattare la propria abitazione. (S.B.)
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