AVVISO D.M. n. 136/2026 Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2026/2027 Avvio Fase 1
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«Muoversi tra Comuni diversi dovrebbe essere un processo semplice e uniforme per le persone con disabilità e tuttavia, la realtà descritta dall’analisi e dalle segnalazioni da noi raccolte evidenzia ancora una forte frammentazione dei servizi e delle procedure»: lo dicono da In&Valid, startup che punta a creare un nuovo sistema di servizi per le persone con disabilità e i loro caregiver, che avevamo presentato anche sulle nostre pagine con un’ampia intervista dello scorso anno al fondatore di essa Daniele Pace.
«Il nodo centrale – aggiungono da In&Valid – è la Piattaforma Nazionale CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), introdotta, com’è noto, per consentire l’accesso automatizzato alle ZTL (Zone a Traffico Limitato) su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo era appunto quello di eliminare le comunicazioni preventive tra Comuni e garantire la riconoscibilità immediata delle targhe associate ai contrassegni, ma l’efficacia del sistema dipende dall’adesione volontaria delle amministrazioni locali e secondo i dati disponibili della documentazione ANCI (Associaziona Nazionale Comuni Italiani) e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel 2024 risultavano attivi sulla piattaforma 554 Comuni, pari a circa l’8% del totale nazionale e tra questi solamente 369 avevano effettivamente abilitato i cittadini al servizio, mentre le targhe CUDE registrate superano quota 23.000. Numeri che evidenziano come l’adozione dello strumento resti ancora limitata e disomogenea sul territorio».
Quanto sottolineato da In&Valid, significa sostanzialmente che solo una parte minoritaria dei cittadini e delle cittadine può beneficiare della piena interoperabilità del sistema. Chi si sposta infatti tra Comuni che hanno attivato il sistema non deve effettuare comunicazioni preventive per l’accesso alle ZTL, mentre in tutti gli altri casi restano in vigore le procedure tradizionali, con obbligo di segnalazione del transito e conseguente esposizione al rischio di sanzioni in caso di errori o mancati adempimenti.
«Il problema – afferma Helena Pozzi, project manager di In&Valid – non è la singola ZTL, ma il fatto che ogni Comune continui a operare con regole e piattaforme diverse. Questo costringe le persone con disabilità a dover verificare ogni volta le modalità di accesso, trasformando un diritto alla mobilità in un percorso amministrativo incerto».
Anche la più recente documentazione parlamentare, per altro, conferma come la natura facoltativa dell’adesione dei Comuni renda la piattaforma, nei fatti, ancora inefficace al di fuori dei territori aderenti, mantenendo la necessità di comunicazioni preventive e quindi il rischio di sanzioni improprie.
«La nostra ricerca – dicono ancora da In&Valid – evidenzia che la questione della mobilità rappresenta solo una parte di un problema più ampio ovvero la frammentazione strutturale dei servizi dedicati alle persone con disabilità, caratterizzata da piattaforme non integrate, procedure non uniformi e informazioni disperse tra enti diversi. In tal senso, va detto che un’eccezione significativa è rappresentata dal progetto ZTL Network della Regione Veneto, che ha introdotto un sistema di interscambio dati tra Comuni, consentendo il riconoscimento automatico delle autorizzazioni senza ulteriori comunicazioni da parte dei cittadini, proprio nella direzione di una maggiore interoperabilità amministrativa».
«Il CUDE – conferma e conclude Helena Pozzi – è solo uno dei sintomi di un problema più profondo, ovvero che nel nostro Paese la disabilità continua a essere gestita attraverso sistemi che non dialogano tra loro. Il punto centrale non è tecnologico, ma sistemico. La nostra missione è fare ordine, affinché la semplificazione amministrativa non dipenda dal Comune in cui ci si trova, ma diventi un diritto uniforme su tutto il territorio nazionale». (S.B.)
L'articolo La disabilità e le amministrazioni che non dialogano tra loro: il caso esemplare della Piattaforma CUDE proviene da Superando.
Lo spettacolo si intitola 8. otto archi_otto corpi: si chiama così lo spettacolo di danza e musica dal vivo, fruibile anche da persone con disabilità visive attraverso l’audiodescrizione, che verrà presentato in prima assoluta il 26 luglio presso la Chiesa di San Francesco di Cividale del Friuli (Udine), nell’àmbito del Mittelfest di Cividale (ore 19.30).
«La rappresentazione – spiegano i promotori – vedrà in scena otto violoncelli disposti in cerchio e otto danzatori all’interno. Un gioco di violoncellisti e corpi che danzano 8, composizione musicale di Michael Gordon. Il suono diventa quindi spazio circolare, si muove come un’onda che non ha un inizio né una fine, ma scorre intorno, attraversa, travolge. E dentro questo anello musicale si aprono le traiettorie della danza, prende forma uno spazio rituale in cui suono e corpo si fondono in un’unica scultura tridimensionale. Da parte sua, il pubblico si fa custode del cerchio, diventando una presenza che delimita e partecipa. Non c’è una prospettiva privilegiata, ognuno vive un frammento irripetibile, un dettaglio diverso, un respiro che soffia solo per sé. 8 non è solo un numero, ma un simbolo. È l’infinito, la circolarità, il continuo passaggio tra individuale e collettivo, tra presenza e assenza, tra silenzio e vibrazione».
La produzione è il frutto di una collaborazione tra la compagnia di danza contemporanea Arearea (ideazione di Roberto Cocconi) e la Fondazione Luigi Bon, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Friuli Venezia Giulia.
La durata della rappresentazione sarà di circa 50 minuti ed è anche previsto, per chi lo vorrà, un breve incontro conoscitivo pre-spettacolo riservato proprio al pubblico con disabilità visive. (S.B.)
L'articolo Danza e musica dal vivo: uno spettacolo audiodescritto a Cividale del Friuli proviene da Superando.
«Dopo anni di trattative e promesse non mantenute – si legge in una nota dell’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il tema dei monopattini a noleggio si impone nuovamente all’attenzione del Comune di Torino. Per chi non vede o ha gravi limitazioni della vista, infatti, questi mezzi, abbandonati ovunque, in strada e in mezzo ai marciapiedi, sono vere e proprie mine vaganti»: di diritto alla mobilità e di autonomia a rischio si parlerà dunque durante una conferenza stampa in programma nella mattinata del 16 luglio a Palazzo Civico di Torino (Sala Capigruppo, ore 11.30), nel corso di un incontro in cui a farla da protagonista sarà la stessa UICI del capoluogo piemontese, che come abbiamo anche riferito già in più di un’occasione sulle nostre pagine, da tempo si batte per una gestione più ordinata dei monopattini a noleggio, viste le continue segnalazioni di incidenti e gravi disagi raccolte dalla propria base associativa e, più in generale, da chi vive il problema sulla propria pelle.
«La petizione da noi lanciata nei mesi scorsi [se ne legga anche sul nostro giornale, N.d.R.] – riferiscono ancora dall’UICI di Torino – con la quale chiedevamo uno stop, almeno temporaneo, dei servizi di noleggio, ha ampiamente superato le 300 firme necessarie a esercitare il diritto di tribuna, un prezioso strumento di democrazia previsto dall’ordinamento comunale. La conferenza stampa del 16 luglio, dunque, cui parteciperanno i primi firmatari della petizione stessa, insieme a una nostra delegazione, sarà il primo passo di un percorso che nei prossimi mesi porterà l’argomento all’attenzione delle Commissioni Consiliari competenti». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@uictorino.it (Lorenzo Montanaro).L'articolo Torino: approdano in Comune le istanze delle persone con disabilità visiva sui monopattini a noleggio proviene da Superando.
«Le riforme approvate negli ultimi anni non possono rimanere incompiute né trasformarsi in semplici enunciazioni di principio»: è il messaggio forte e chiaro lanciato dalla Giunta Nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), riunitasi nei giorni scorsi insieme ai Presidenti delle FISH Regionali per avviare, nel segno della partecipazione e del confronto con la rete associativa, il percorso verso il prossimo congresso elettivo della Federazione.
Particolare preoccupazione è stata espressa per l’occasione rispetto all’andamento della sperimentazione prevista dal Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. «Il confronto con i territori – si legge infatti in una nota diffusa dalla Federazione – ha fatto emergere criticità organizzative e amministrative che, se non affrontate rapidamente, rischiano di compromettere l’entrata a regime della riforma prevista per gennaio 2027. Per questo la FISH chiede al Ministero per le Disabilità di adottare con urgenza i decreti correttivi necessari, eliminando gli ostacoli emersi nella fase sperimentale, garantendo un’applicazione uniforme della riforma su tutto il territorio nazionale e assicurando la piena operatività del nuovo sistema fin dalla sua entrata in vigore».
Durante la riunione, ampio spazio è stato dedicato anche al tema della deistituzionalizzazione, riconosciuta come una priorità imprescindibile per garantire il diritto a una vita indipendente, autonoma e pienamente inclusa nella comunità. In tal senso, dalla FISH è stata ribadita «la necessità di investire in progetti personalizzati, rafforzare i sostegni territoriali e favorire il progressivo superamento delle strutture segreganti ancora presenti nel nostro Paese. Nonostante un quadro normativo ormai orientato alla tutela dei diritti, il processo continua infatti a scontrarsi con finanziamenti discontinui, modelli culturali ormai superati e una cronica carenza di politiche efficaci per l’inclusione abitativa e sociale».
Si è quindi parlato anche di scuola e di lavoro. Riguardo alla prima, la Federazione ha denunciato ancora una volta «la mancata piena attuazione dei Decreti Applicativi del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione», «una situazione – si è detto – che continua a compromettere la qualità dell’inclusione e il diritto allo studio». È stata inoltre richiamata con forza l’attenzione «sul rischio di un grave arretramento culturale alimentato dal riemergere di proposte che ipotizzano un ritorno a classi o percorsi separati per gli alunni con disabilità. Si tratterebbe di una scelta che cancellerebbe decenni di conquiste civili e metterebbe in discussione il modello italiano di inclusione scolastica, riconosciuto a livello internazionale. La nostra Federazione è pronta a opporsi con determinazione, contro qualsiasi tentativo di riportare indietro le lancette della storia».Sul versante occupazionale, invece, «il diritto al lavoro – viene sottolineato nella nota della FISH – resta ancora oggi un obiettivo non raggiunto per troppe persone con disabilità, nonostante gli strumenti normativi già disponibili».
La Federazione ha ribadito quindi la necessità di dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, «proseguendo con decisione il percorso di superamento degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione e rafforzando gli strumenti di sostegno alle decisioni, nel pieno rispetto della volontà, della dignità e dell’autodeterminazione della persona, a partire dall’amministrazione di sostegno».
E un appello altrettanto deciso è stato rivolto al Parlamento «affinché concluda rapidamente l’iter del Disegno di Legge sul caregiver familiare. Le famiglie, infatti, non possono continuare ad attendere: è necessario riconoscere finalmente il valore sociale di chi ogni giorno garantisce assistenza e cura ai propri cari, assicurando tutele, diritti e sostegni adeguati».
A rendere infine ancora più urgente il passaggio dalle parole ai fatti c’è anche il terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, che individua con chiarezza obiettivi, priorità e linee di intervento per rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità.
Dalla Giunta Nazionale della FISH è arrivato pertanto un messaggio politico chiaro: «le riforme approvate negli ultimi anni non possono restare sulla carta. E spetta a Governo, Regioni, Comuni e a tutte le Amministrazioni coinvolte assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e dare immediata attuazione alle misure previste, senza ulteriori rinvii, ritardi o scarichi di competenze. Ogni giorno di attesa significa infatti continuare a non garantire i diritti che appartengono alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Perché la domanda, oggi, è una sola: se non ora, quando?».
Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.L'articolo Le riforme degli ultimi anni sul fronte della disabilità non possono restare sulla carta proviene da Superando.
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Ha preso il via da Genova ed è proseguito subito dopo a Milano, come avevamo riferito anche sulle nostre pagine (a questo e a questo link) il percorso nazionale di informazione e diffusione del terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, un percorso fatto di dieci incontri territoriali (i prossimi saranno in Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Sardegna, Campania, Puglia e Sicilia), e voluto dallo stesso Osservatorio Nazionale, con la partecipazione di FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), per favorire la conoscenza del Piano nei territori e accompagnarne l’attuazione attraverso il coinvolgimento di istituzioni, amministrazioni e organizzazioni rappresentative, e in particolare di quelle appartenenti ai territori coinvolti. Nello specifico dell’appuntamento genovese, esso è stato organizzato dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), con il patrocinio e l’ospitalità della Regione Liguria nella Sala di Rappresentanza “Liguri nel Mondo”.
«Articolato in 7 linee di intervento e 66 linee di azione, il terzo Piano di Azione – ricordano dall’AISM – definisce obiettivi, responsabilità, strumenti di monitoraggio e indicatori utili a verificarne nel tempo l’attuazione e i risultati. Il documento affronta in maniera integrata temi quali accessibilità universale, salute e benessere, inclusione lavorativa, istruzione e formazione, progetto di vita, sicurezza inclusiva e sistemi di monitoraggio, secondo una logica che supera la frammentazione degli interventi e promuove una visione coordinata delle politiche per la disabilità. A vent’anni dall’entrata in vigore della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il Piano costituisce uno degli strumenti attraverso cui l’Italia intende rafforzare l’attuazione dei principi di inclusione, partecipazione e pari opportunità, in continuità con il percorso avviato dalla riforma della disabilità e con gli impegni assunti a livello nazionale e internazionale».
«Il Piano di Azione Triennale – ha dichiarato Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità –è il risultato di un grande lavoro condiviso che ha coinvolto istituzioni, amministrazioni, associazioni e organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità. Oggi si apre la fase più importante: quella della sua diffusione e attuazione. Abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per trasformare le azioni previste in cambiamenti concreti nella vita delle persone. Dobbiamo continuare a lavorare insieme per affermare una visione della disabilità fondata sulla valorizzazione delle capacità, dei talenti e del contributo che ogni persona può offrire alla comunità».
«Questo – ha affermato dal canto suo Massimo Nicolò, assessore alla Sanità, alle Politiche sociosanitarie e al Terzo Settore della Regione Liguria – non è un documento destinato a restare sulla carta, ma uno strumento operativo per costruire una nuova visione della disabilità, non come un’emergenza da gestire, ma come una parte integrante delle nostre comunità. La sfida è superare una concezione limitata alla sola cura sanitaria, puntando su una presa in carico globale della persona sul territorio. Accessibilità, inclusione lavorativa, autonomia abitativa e lavorativa sono diritti fondamentali che definiscono la dignità dei cittadini. Il cuore del Piano è il Progetto di Vita individuale, un approccio innovativo che integra sanità, sociale e territorio in un percorso personalizzato, cucito addosso alle aspirazioni e alle necessità della singola persona».
A margine dell’incontro, Cristina Lodi, assessora al Welfare, ai Servizi Sociali, alle Famiglie, alla Terza Età e alla Disabilità del Comune di Genova, ha sottolineato il valore del Progetto di Vita come diritto da garantire con strumenti e risorse adeguate: «Sostenere un Progetto di Vita – ha dichiarato – significa riconoscere che esso deve diventare un livello essenziale delle prestazioni, garantito con risorse stabili, affinché possa accompagnare la persona per tutta la vita. Genova, insieme alla Regione Liguria, è stata scelta come area sperimentale e siamo molto soddisfatti del lavoro svolto fino a oggi. Avevamo già uno strumento consolidato grazie al lavoro delle équipe multidisciplinari e all’integrazione tra sociale, socio-sanitario e sanitario. Ora sarà necessario mettere in campo anche nuove risorse affinché questi progetti possano trovare piena attuazione».
Lodi ha evidenziato anche il valore della collaborazione con la Consulta Comunale Permanente delle Persone con Disabilità e con il mondo associativo, evidenziando «la necessità di rafforzare le reti già esistenti tra Comune, Regione e servizi territoriali».
La parola è passata quindi a Serafino Corti, coordinatore Osservatorio dell’Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e direttore del Dipartimento delle Disabilità nella Fondazione Sospiro. «La sfida più importante che il Piano pone – ha affermato – non riguarda la singola azione o il singolo intervento, ma la capacità di leggere la disabilità come una responsabilità condivisa tra politiche e istituzioni diverse. Per questo il Piano è stato costruito come un sistema integrato, nel quale temi come il progetto di vita, l’istruzione, il lavoro, la salute e la partecipazione dialogano tra loro e si rafforzano reciprocamente. La fase che si apre oggi con questa serie di incontri è quella della concreta attuazione di tale approccio nei territori».
«Dopo due anni di intenso lavoro all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità – ha dichiarato poi Vincenzo Falabella, presidente della FISH – e il superamento dell’intero iter istituzionale, il Piano di Azione Triennale si prepara a diventare realtà su tutto il territorio nazionale. Non si tratta semplicemente di far conoscere un documento, ma di esigerne e guidarne l’attuazione concreta sui territori, lì dove le persone vivono, studiano e lavorano. Il ciclo di dieci incontri che inauguriamo a Genova, grazie all’impegno organizzativo dell’AISM, nasce esattamente con questo scopo: tessere una rete solida e operativa tra istituzioni, amministrazioni locali e mondo associativo».
«L’AISM ha contribuito alla costruzione di questo Piano – ha concluso Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione FISM che opera a fianco dell’AISM, direttore generale dell’AISM stessa e vicepresidente della FISH – come uno degli undici membri di diritto dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e oggi si assume la responsabilità di accompagnarne la diffusione e l’attuazione nei territori. Nella nostra Agenda della SM e patologie correlate 2030, il Piano di Azione Triennale rappresenta una delle leve fondamentali per promuovere diritti, inclusione e partecipazione. Continueremo a mettere a disposizione di istituzioni, federazioni e territori competenze, esperienze e capacità progettuali, per accompagnare percorsi di cambiamento capaci di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)
L'articolo Avviato il percorso sui territori del Piano di Azione triennale per i diritti delle persone con disabilità proviene da Superando.
Sono al tavolino di un bar all’aperto e arriva lei, la riconosco da lontano per i vestiti colorati che indossa abitualmente, tipo “figlia dei fiori” Anni ’70. E dove c’è lei, c’è sempre anche lui. E infatti eccolo, le cammina dietro con un po’ di difficoltà, cercando di starle al passo. E nel mentre si guarda intorno da dietro gli occhiali spessi, con quell’espressione stupita e curiosa da perenne ragazzino.
Invece è un uomo di trentadue anni, e lei – sua madre – è una donna ancora bellissima, ma visibilmente provata dalla fatica e da una vita dura. È rimasta sola trent’anni fa a crescere questo figlio “diverso”, che una malattia genetica ha reso fragile, sia fisicamente che mentalmente.
Si siedono al tavolo, è tanto che non ci vediamo. «Come stai?», le chiedo. «Abbiamo passato un periodo difficile, per vari problemi di salute, sia io che lui, ma adesso cominciamo a stare un po’ meglio». Li guardo e in effetti noto che hanno entrambi il volto provato.
Il ragazzo continua a sorridere, è visibilmente emozionato di trovarsi al bar tra la gente, e il suo volto mi sembra troppo stanco e troppo adulto per sorrisi così puri. «E come vanno le cose?», chiedo. «Al solito», mi dice lei, tentando di addolcire la risposta con un bel sorriso, che però risulta triste. È una risposta che racconta più di trent’anni in solo due parole.
Lui mi guarda da dietro gli occhialoni strizzando gli occhi: «Facciamo l’aperitivo?», chiede emozionato. So che questa sua emozione è per il fatto di essere uscito, di essere anche lui in mezzo alla gente a fare l’aperitivo, non gli succede spesso.
«Io prendo il gin tonic», dice. E io guardo sua madre un po’ incredula: «Un gin tonic, ma davvero?!?». «Sì – mi dice lei sottovoce – quello analcolico, quello finto, ma che ha lo stesso sapore di quello vero». «Ah, ma allora lo prendo anch’io che sono astemia!». «Io lo prendo vero invece, che ne ho bisogno», dice lei ridendo.
Arrivano i grandi bicchieri, pieni di ghiaccio, con le cannucce. Li facciamo tintinnare in un brindisi. «Sto bevendo il gin tonic anche io», dice il ragazzo al colmo della gioia. «Sì, stai bevendo il gin tonic anche tu», gli dice tenera sua madre, e gli fa una carezza.
Mi si riempie il cuore di commozione, perciò distolgo lo sguardo, lo faccio vagare intorno, e nel mentre lo sento succhiare vigorosamente e allegramente dalla cannuccia.
E poi rialziamo i bicchieri, e brindiamo ancora, “cin” diciamo in coro, “cin” ripete lui ridendo. Ed è un momento così dolce e così struggente che quasi mi ubriaca.
*Caregiver familiare, madre di una ragazza con pluridisabilità complesse, autrice, insieme a Filippo Visentin, del libro “Una cieca bellezza. Sguardi, cecità e meraviglie”.
L'articolo Un aperitivo con il gin tonic proviene da Superando.
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