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Si presenta il progetto “Scienza senza barriere”

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Verrà presentato nel corso di un incontro online del 26 giugno il progetto “Scienza senza barriere”, iniziativa finanziata da un Bando della Regione Emilia Romagna e promossa dalla Società G-LAB Impresa Sociale, che ha come obiettivo l’accessibilità delle attività didattiche nei laboratori scientifici dell’Opificio Golinelli di Bologna, per permettere a studenti e studentesse con disabilità visive, uditive, motorie, cognitive e neurodivergenza di fruire pienamente delle varie proposte

Nel pomeriggio del 26 giugno (ore 15), è in programma l’incontro online di presentazione del progetto Scienza senza barriere, iniziativa dedicata a insegnanti, dirigenti scolastici di scuola primaria e secondaria e a qualunque altra persona interessata.
Finanziata dal Bando della Regione Emilia Romagna per i Progetti di innovazione sociale e promossa dalla Società G-LAB Impresa Sociale, l’iniziativa ha come obiettivo l’accessibilità delle attività didattiche nei laboratori scientifici dell’Opificio Golinelli di Bologna, al fine di permettere a studenti e studentesse con disabilità visive, uditive, motorie, cognitive e neurodivergenza di fruire pienamente delle varie proposte.

Realizzato con la collaborazione di esperte ed esperti di tecnologie digitali per persone con disabilità, il progetto ha pertanto lo scopo di creare un ambiente di apprendimento inclusivo in cui la scienza sia per tutte e tutti: «Le modifiche progettate – spiegano infatti i promotori -, garantiscono l’accessibilità per chi ha esigenze specifiche, ma più in generale migliorano l’esperienza didattica e la comprensione di ogni partecipante».
Del tutto degne di nota anche le varie organizzazioni che sono partner di progetto, vale a dire l’Associazione La Girobussola, la Fondazione ASPHI, la Cooperativa Accaparlante, la Fondazione Gualandi A Favore Dei Sordi e il Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin dell’Università di Bologna. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del webinar del 26 giugno, per iscriversi al quale (gratuitamente) occorre fare riferimento a quest’altro link. Per ulteriori informazioni: Francesco Castellana (f.castellana@fondazionegolinelli.it).

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Non un semplice disservizio, ma una vera discriminazione

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Quaranta minuti di attesa dell’assistenza per persone a mobilità ridotta, ignorato e dimenticato da tutti, insieme agli anziani genitori, con l’urgenza fisiologica di recarsi in bagno, senza alcuna informazione né attenzione, nell’assoluto silenzio e disinteresse generale: è capitato a Dario Siciliano, garante dei diritti delle persone con disabilità di San Vito dei Normanni (Brindisi), che scrive: «Non è stato un semplice disservizio, ma una violazione di diritti e anche un’umiliazione»

La scorsa settimana, presso l’Aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, ho vissuto un episodio che non esito a definire vergognoso. Mi trovavo infatti in partenza con il volo Ryanair FR8972 diretto a Brindisi. Come previsto dalle procedure, mi sono recato per tempo all’esterno dell’aeroporto per richiedere l’assistenza per persone a mobilità ridotta, utilizzando l’apposito totem, collocato davanti all’ultimo ingresso del piano partenze. Ero in sedia a rotelle, accompagnato da mio padre e mia madre, entrambi settantenni.
Ebbene, nonostante la mia chiamata e i successivi, ripetuti solleciti rivolti anche al personale che transitava lì davanti, nessuno si è presentato prima di ben 40 minuti. Quaranta minuti di attesa ignorati e dimenticati da tutti, con l’urgenza fisiologica di recarmi in bagno, senza alcuna informazione né attenzione, nell’assoluto silenzio e disinteresse generale.
Non si tratta di un semplice disservizio: questo è abbandono istituzionale, violazione di diritti, ed è un’umiliazione, quella che ho provato io.

Ricordo che l’articolo 3 della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) tutela le persone con disabilità da ogni forma di discriminazione diretta e indiretta, obbligando enti pubblici e soggetti privati a garantire parità di trattamento. La mancata assistenza tempestiva in un aeroporto non è soltanto un disservizio: è una discriminazione fondata sulla condizione personale, rilevante ai fini di legge.
Inoltre, il Regolamento (CE) n. 1107/2006 obbliga tutti gli aeroporti dell’Unione Europea a garantire gratuitamente e con tempestività i servizi di assistenza alle persone a mobilità ridotta. Non è quindi un favore, ma un diritto garantito. Quel giorno, davanti ai miei occhi, questo diritto è stato ignorato.

È inconcepibile che nel 2025 un cittadino con disabilità venga trattato come un ostacolo logistico, lasciato ad aspettare per quaranta minuti in una condizione di evidente disagio, mentre il personale aeroportuale passava davanti con indifferenza. Non si può tollerare che i diritti delle persone con disabilità spesso continuino a dipendere dalla fortuna del momento o dalla sensibilità del singolo operatore. La dignità non è negoziabile.

Mi auguro pertanto che a questa segnalazione seguano risposte concrete e non comunicati di circostanza. Il nostro Paese, e la Sicilia in particolare, non possono permettersi di ignorare chi è più fragile.

*Garante dei diritti delle persone con disabilità di San Vito dei Normanni (Brindisi).

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A Orbetello una piccola, ma solida goccia per un futuro migliore delle persone con disabilità

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È nata a Orbetello (Grosseto), al fianco dell’Associazione di Promozione Sociale Oltre lo sguardo, la Fondazione La Casa di Mario, nuovo tassello voluto da Elena Improta, presidente di Oltre lo sguardo e promotrice del progetto di co-housing “La Casa di Mario”, per la costruzione di un futuro migliore per le persone con disabilità e i loro familiari. «Si tratta – come sottolinea la stessa Improta – di un contenitore solido, progettato per sviluppare buone pratiche e modelli residenziali adeguati per il “Dopo di Noi”» Anche l’attore e regista Paolo Ruffini (seduto al centro) ha visitato a suo tempo “La Casa di Mario”

È nata il 16 giugno scorso a Orbetello (Grosseto), al fianco dell’Associazione di Promozione Sociale Oltre lo sguardo, la Fondazione La Casa di Mario, nuovo tassello voluto da Elena Improta, per la costruzione di un futuro migliore per le persone con disabilità e i loro familiari. «La Fondazione – dichiara Improta, presidente di Oltre lo sguardo e promotrice del progetto di co-housing La Casa di Mario – rappresenta una piccola goccia in un mare di solitudine e battaglie per rivendicare diritti fondamentali. È un contenitore solido, progettato per sviluppare buone pratiche e modelli residenziali adeguati per il “Dopo di Noi”, volto ad affrontare con maggiore forza contrattuale le istituzioni e le politiche che riguardano queste tematiche».

La nuova Fondazione, come si legge nello Statuto, «esercita in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale tramite l’attuazione di iniziative di tutela, assistenza e cura, materiale e morale, delle persone con disabilità». In particolare, nell’àmbito delle attività di interesse generale, essa si propone «di promuovere il soddisfacimento dei diritti dei cittadini in condizione di vulnerabilità, e in particolare di operare al servizio delle persone con disabilità, in aiuto alle loro famiglie, intervenendo al fianco di queste e stimolandone la partecipazione attiva, al fine di garantire la tutela e il soddisfacimento delle necessità di vita, individuale e sociale, dei loro familiari, valorizzando di questi potenzialità ed attitudini attraverso l’uso delle autonomie personali, difendendone i diritti e favorendone il processo di integrazione e inclusione sociale e sanitaria nella collettività, anche nel contesto della normativa del “Dopo di Noi”». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa.elena.improta@gmail.com.

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La Nazionale Paralimpica di calcio balilla ai Mondiali in Spagna

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Dopo la vittoria ai Mondiali di Nantes nel 2022, la Nazionale Italiana Paralimpica di Calcio Balilla è da oggi, 23 giugno, e fino al 29 giugno a Saragozza in Spagna, per prendere parte alla nuova edizione dei Campionati del Mondo ITSF, con la volontà di provare a confermarsi ai vertici Ben volentieri pubblichiamo l’immagine della Nazionale Paralimpica di calcio balilla che nel 2022 vinse i Mondiali di Nantes in Francia, quale buon auspicio per la nuova edizione della manifestazione, che si disputa in questi giorni in Spagna

Dopo la vittoria ai Mondiali di Nantes nel 2022, la Nazionale Italiana Paralimpica di Calcio Balilla è da oggi, 23 giugno, e fino al 29 giugno a Saragozza in Spagna, per prendere parte alla nuova edizione dei Campionati del Mondo ITSF, con la volontà di provare a confermarsi ai vertici.
«La nostra Nazionale – ha dichiarato Francesco Bonanno, presidente della FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla) e recentemente nominato vicepresidente dell’ITSF (International Table Soccer Federation), come abbiamo riferito anche sulle nostre pagine – è la massima espressione del calcio balilla paralimpico tricolore, formata dai migliori atleti provenienti da tutta Italia. Abbiamo un gruppo affiatato, unito da passione, impegno e spirito di squadra. Indossare la maglia azzurra, per ciascuno di loro, non è solo motivo d’orgoglio, ma una responsabilità da vivere con il massimo impegno e dedizione».

A guidare la squadra in Spagna vi sono Giovanni Braconi (coach), Francesca Aragona (coach femminile) e Michele Nasti (allenatore), che coordinano la preparazione degli atleti, con il supporto del team manager Luca Bruno, della fisioterapista Teresa Franco e del preparatore atletico Mirko Ferri.
Gli atleti e le atlete sono: Angelita Alves, Maria Luigia Civili, Vito Loris Bonaldo, Corrado Montecaggi, Daniele Riga, Paolo De Florio, Domenico Smario, Francesco Bonanno, Luigi Iannone, Francesco Perin, Giacomo Paolo Rossi, Roberto Silvestro, Francesco Valente e Gianluca Vuodo.
«Ognuno di loro – aggiunge Bonanno – sarà portavoce non solo della massima espressione di tecnica e talento, ma proverà a dimostrare quanto lo sport sia un linguaggio universale, capace di unire, ispirare e abbattere ogni barriera. Il nostro movimento è in crescita, come dimostrano anche i risultati più recenti, e abbiamo creato un gruppo unito che si è allenato con determinazione e concentrazione. Siamo pronti a scendere in campo per vivere ancora una volta forti emozioni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa FPICB (ufficiostampa@fpicb.it).

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Sarebbe davvero innovativo se le parrocchie divenissero “chiese in uscita alla ricerca di persone con disabilità”!

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«Ho letto con grande interesse – scrive Salvatore Nocera – l’articolo di Alberto Fontana pubblicato da Superando, sulla piena presa di coscienza culturale, teologica e pastorale da parte della gerarchia ecclesiale, della visione nuova delle persone con disabilità, non più oggetto, ma soggetto attivo nella Chiesa Cattolica. Voglio dunque sperare che vi siano sempre più organismi ecclesiali e persone credenti che si convertano definitivamente a questa nuova cultura inclusiva»

Ho letto con grande interesse, da cattolico impegnato, l’articolo di Alberto Fontana pubblicato nei giorni scorsi da Superando, sulla piena presa di coscienza culturale, teologica e pastorale da parte della gerarchia ecclesiale, della visione nuova delle persone con disabilità, non più oggetto, ma soggetto attivo nella Chiesa Cattolica [“La forza del limite ossia La disabilità come mistero e rivelazione”, N.d.R.]. Fontana parte dal Concilio Ecumenico Vaticano II, attraversa gli innovativi interventi dei vari pontefici, per concludere con delle puntuali citazioni bibliche. Non sto a riassumere l’articolo per non far perdere ad esso l’afflato di vera innovazione culturale, invitando altresì invito alla sua lettura e rilettura, mentre manderò il testo anche a suor Veronica Donatello, responsabile della Pastorale sulla Disabilità della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), perché venga diffuso in tutti i nostri ambienti ecclesiali. Qui vorrei soffermarmi su due spunti offerti dall’articolo.

Verso la fine del testo si fa riferimento al libro “Us” not “Them”. Disability and Catholic Theology and Social Teaching (“Noi”, non “loro”. Disabilità, teologia e dottrina sociale cattolica), del gesuita australiano docente di Diritto Canonico Justin Glyn che, partendo dal versetto biblico «Dio ha creato l’uomo a Sua immagine», svolge la tesi teologica secondo la quale, Dio, perfettissimo, non ha creato uomini imperfetti come le persone con disabilità, poiché anch’esse sono appunto a “Sua immagine”, accomunate a Dio Cristo crocifisso salvatore del mondo. Alberto Fontana e Giovanni Merlo, con la Federazione lombarda LEDHA, hanno organizzato a suo tempo uno specifico convegno, su questo libro, tradotto in italiano e da essi curato con il titolo significativo A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità (La Vita Felice, 2022) dal quale è nato anche un blog.
Ebbene, la tesi teologica sviluppata da Glyn supera la precedente visione pastorale delle persone con disabilità come oggetto di compassione, perché sofferenti. Ora, infatti, non sono solo le sofferenze che le assimilano al figlio di Dio, ma sono a Sua immagine come redentore, tramite la crocifissione, e quindi come soggetti attivi.

In un mio precedente intervento su queste stesse pagine [“La Chiesa non si governa coi piedi, ma con la testa”, N.d.R.], mi ero permesso di aggiungere che la fede cristiana crede in Gesù morto e risorto e quindi , per una piena identificazione all’immagine di Dio, sarebbe opportuno citare pure il Vangelo di Matteo al capo 25 (versetti 31-47), brano in cui viene presentato Gesù che giudica nel giudizio universale e distingue i buoni dai cattivi in base a come avranno agito nei confronti delle persone bisognose di solidarietà, quali gli assetati, gli affamati, i bisognosi di tutto. Egli, crocifisso e risorto, dice «tutto quello che avrete fatto ai più piccoli di questi “miei fratelli” lo avrete fatto a me». Qui dunque è Cristo risorto che invita noi tutti a «far risorgere dalla morte morale» anche le persone con disabilità tramite la solidarietà “includente”.
Questa mi sembra un’immagine teologicamente più completa e che contemporaneamente invita le persone senza disabilità ad essere accoglienti verso quelle con disabilità e ad includerle in modo tale da essere e sentirsi veri soggetti tra soggetti. Purtroppo quel mio articolo era uscito appena dopo l’improvvisa scomparsa di Papa Francesco e allora la conclusione e il titolo dello stesso hanno in parte oscurato il contenuto primario del mio collegamento del tema di fondo dell’articolo alla citazione del Vangelo di Matteo, che comunque torno a sottoporre alla discussione critica degli esperti.

Ma il brano di Alberto Fontana che mi intriga moltissimo è questo, verso la fine del suo contributo: «Riconoscere tra le pieghe dei documenti del Magistero una crescente responsabilità pastorale sul tema della disabilità è senza dubbio edificante. È segno di una Chiesa che si lascia interrogare, che si apre al mistero della fragilità umana e ne custodisce la dignità come fondamento della propria missione evangelizzatrice. Tuttavia, la sfida che oggi interpella la comunità cristiana è quella di trasformare questa consapevolezza in cultura condivisa».
Questo passaggio dalla consapevolezza della gerarchia pontificia a «cultura condivisa da tutta la comunità ecclesiale», composta da sacerdoti, catechisti, operatori pastorali e da laici, educatori, docenti, assistenti all’inserimento lavorativo, imprenditori, amministratori nazionali e locali, sanitari, politici a tutti i livelli, è un compito difficilissimo, come evidenzia il passaggio di Fontana, ma è essenziale, perché è questa condivisione culturale che può fare “incarnare” in opere concrete quella nuova visione teologica.
Conosco Associazioni che si stanno adoperando in tal senso e penso alla Comunità Papa Giovanni XXIII, alla Comunità di Capodarco, fondata da don Franco Monterubbianesi, recentemente scomparso, alla Comunità di Sant’Egidio, all’Agesci, a Comunione e Liberazione, al MAC (Movimento Apostolico Ciechi), che addirittura ha istituito un premio per le parrocchie inclusive [Il “Premio Don Giovanni Brugnani – Parrocchie inclusive”, N.d.R.]”.Ce ne sono sicuramente altre e sarebbe interessante una ricognizione per individuarne il massimo numero possibile, affinché potessero operare insieme a quelle d’ispirazione laica per una sempre maggiore e migliore cultura inclusiva di soggetti attivi con disabilità anche nella società civile.
Quello che però ancora noto assai poco è la presenza nelle nostre parrocchie di persone con disabilità nelle attività liturgiche, di diaconia e di vita parrocchiale. Ad esempio, in alcune chiese talune persone cieche vengono invitate a leggere in Braille alcune letture della Messa, mentre alcune persone sorde segnanti vengono invitate a predicare tramite l’interprete gestuale; e ancora, alcune persone con disabilità intellettiva distribuiscono la comunione durante la messa o fanno parte dei complessini che suonano durante alcune messe; infine, alcune persone con disabilità fisiche collaborano per sbrigare al telefono pratiche di casi che si presentano alla Caritas.

Le scuole cattoliche si stanno sempre più aprendo all’inclusione scolastica anche di alunni «con bisogno di sostegni elevati o molto elevati»; lo si fa di meno presso il mondo imprenditoriale di ispirazione cristiana e ancor meno in quello delle strutture residenziali, che fanno fatica culturale e operativa ad accettare la nuova cultura delle piccole comunità di accoglienza, del co-housing e della vita indipendente, come vuole anche il recente Decreto Legislativo 62/24.
Sarebbe innovativo se, alla luce del magistero di Papa Francesco, anche le parrocchie divenissero “chiese in uscita alla ricerca di persone con disabilità”, per includerle e farle uscire dal loro troppo frequente isolamento. Sarebbe possibile alle associazioni e ai gruppi di volontariato organizzare la ricerca di tali persone, per offrire di accompagnarle a frequentare attività parrocchiali o per sbrigare qualche loro pratica o per recarsi a qualche loro visita medica?
E comunque nell’Anno Giubilare che vuole i credenti “pellegrini di speranza”, voglio sperare che vi siano sempre più organismi ecclesiali e persone credenti che si convertano definitivamente a questa nuova cultura inclusiva auspicata dall’articolo di Alberto Fontana, di cui mi auguro la massima diffusione possibile.

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È tempo che i centri estivi diventino realmente per tutti e tutte

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È tempo che enti, amministrazioni e operatori del Terzo Settore si facciano carico delle loro rispettive responsabilità, affinché i centri estivi siano davvero per tutti e tutte. Non basta infatti “accettare” i bambini e le bambine con disabilità: occorre includerli con strumenti adeguati e rispetto

Tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze con disabilità hanno diritto a partecipare ai centri estivi su base di eguaglianza con gli altri, come previsto dall’articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dallo Stato italiano con la Legge 18/09. Questo diritto implica che gli enti gestori dei centri estivi debbano attivarsi per garantire ai minori con disabilità l’assistenza di supporto necessaria, senza demandare questo compito alla famiglia. La responsabilità primaria è quindi dell’ente che organizza il servizio, il quale deve prevedere – se necessario – figure educative e di assistenza, assicurando che nessun minore venga escluso o limitato nella partecipazione, qualunque sia la motivazione.
Nel caso poi di bisogni di sostegno più intensi, non è lecito rifiutare l’iscrizione o limitare la frequenza dichiarandosi “non in grado” di garantire l’assistenza. Al contrario, è dovere dell’ente adottare accomodamenti ragionevoli e misure appropriate per assicurare l’accesso paritario, senza discriminazioni.

Va inoltre ricordato che la sola presenza di una disabilità non implica automaticamente la necessità di assistenza: la valutazione, infatti, dev’essere fatta caso per caso, in relazione alle reali caratteristiche e alle necessità del bambino/bambina o ragazzo/ragazza.
In questo quadro, i Comuni hanno un ruolo cruciale: in un’ottica di presa in carico globale, devono sostenere la famiglia, predisporre il Progetto Individuale (ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00) e coinvolgere le realtà necessarie alla sua attuazione. Tuttavia, è l’ente gestore del centro estivo a rispondere direttamente della qualità del servizio e dell’eventuale discriminazione, che può configurare una violazione della Legge 67/06.

Al nostro Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi [della LEDHA-Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità] arrivano ogni estate segnalazioni di esclusioni, iscrizioni rifiutate o mancata attivazione del servizio di assistenza. «Tuttavia – sottolinea Laura Abet, coordinatrice del Centro, i casi ufficiali sono pochi, troppo pochi rispetto alla diffusione del fenomeno. La sensazione, purtroppo confermata sul campo, è che molte famiglie rinuncino a far valere i propri diritti, perché già gravate da una gestione complessa, faticosa e spesso solitaria della disabilità».
Inoltre, quando le legali del nostro Centro Antidiscriminazione segnalano alle famiglie che la responsabilità ricade sull’ente gestore, alcune decidono di desistere. «Entrare in conflitto con chi dovrebbe offrire un servizio educativo e di sollievo – sottolinea Abet – può sembrare infatti un ulteriore peso da sostenere. E così, i diritti restano sulla carta».

È tempo che enti, amministrazioni e operatori del Terzo Settore si facciano carico di questa responsabilità, affinché i centri estivi siano davvero per tutti e tutte. Non basta “accettare” i bambini e le bambine con disabilità: occorre includerli con strumenti adeguati e rispetto.

*La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare la scheda legale I Centri estivi e il divieto di discriminazione dei bambini e ragazzi con disabilità. Per ogni altra informazione: ufficiostampa@ledha.it.

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“Cecità e Sordità tra ricerca, educazione, tecnologia”: come mettere insieme saperi e teste diverse

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Mettere insieme saperi e teste diverse, per rispondere ai reali bisogni degli attori della vita di cura: forse è stata proprio questa la principale valenza del convegno di Roma “Cecità e Sordità tra ricerca, educazione, tecnologia”, rivolto a oculisti, audiologi, educatori e, in generale, a chi fosse interessato a comprendere le disabilità sensoriali, per rendere efficace la comunicazione e personalizzata la cura delle persone sorde e cieche “Disabilità sensoriali”

Come segnalato anche su queste pagine, si è tenuto il 20 e 21 giugno a Roma, presso il Dipartimento Organi di Senso del Policlinico Umberto I-Università La Sapienza, il convegno Cecità e Sordità tra ricerca, educazione, tecnologia, rivolto a oculisti, audiologi, educatori e, in generale, a chi fosse interessato a comprendere le disabilità sensoriali, per rendere efficace la comunicazione e personalizzata la cura delle persone sorde e cieche.
Il programma delle due giornate si presentava intensissimo, con relatori appartenenti a campi diversi, dall’area clinica di numerosi Atenei italiani a quella filosofica, dalla pedagogia alle neuroscienze, dagli specialisti della riabilitazione agli esperti delle tecnologie assistive, dai responsabili dei progetti sociali a liberi professionisti, da icone della tiflologia a giovani pedagogisti impegnati nella ricerca o sul piano concreto delle attività sportive. E forse è stata proprio questa la principale valenza dell’incontro, caratteristica ormai rara in questi eventi: mettere insieme saperi e teste diverse, per rispondere ai reali bisogni degli attori della vita di cura.

Il convegno è stato organizzato dall’Associazione Suoni e Immagini per vivere la cui presidente è l’instancabile Ersilia Bosco, psicologa clinica e psicoterapeuta. Il clima sereno, i linguaggi “piani” dei relatori hanno offerto i percorsi che la ricerca, la medicina, la psicologia e la pedagogia hanno fatto nell’àmbito di due settori estremamente complessi, quali la cecità e la sordità, portati su un binario che attraversando mondi diversi, ha permesso di evidenziare la necessità di conoscerli e approfondirli entrambi, senza dare nulla per scontato né sul piano clinico né su quello pedagogico educativo.
Spesso, troppo spesso, infatti, e anche in àmbiti istituzionali, si dà per scontato che chi ne sa di disabilità sensoriale sia esperto in tutti i campi in cui questa si presenta, e che chi ha fatto un “buon corso di formazione”, magari biennale o con numerosi Crediti Formativi Universitari (CFU) specifici, sappia tutto ciò che è necessario sapere. Non è così. La formazione, soprattutto per ciò che concerne tutti i “mestieri” di cura, non può e non deve essere una tantum, magari a monte, valida per tutta la vita.

Questa full immersion, dunque, è riuscita a dare risposte molteplici, spunti di riflessione, indicazioni di percorsi possibili ad una platea molto variegata: studenti, dottorandi, esperti, assistenti, docenti specializzati e non. Un plauso va a tutti, alla dottoressa Bosco, che ha immaginato il percorso e individuato “gli esperti”, ai relatori perché, consapevoli che l’ampia platea era caratterizzata da bisogni di apprendimento molto diversi, hanno adottato snellezza e accessibilità nel linguaggio, utilizzando tuttavia scientificità e divulgabilità delle “informazioni”, nonché a tutti i presenti che, nonostante i tempi di marcia “teutonici”, hanno prestato orecchie attente a soddisfare un proprio bisogno.
Un grazie va anche allo scultore Felice Tagliaferri, che ci ha offerto la possibilità di “toccare dal vero” alcune sue opere e a Francesco Paparozzi e ai suoi raffinati acquarelli.

Lo stare in presenza, il vivere insieme questo tipo di esperienze formative non è sostituibile, a mio parere, da nessuna videoconferenza. Fa parte di quell’aspetto emotivo profondamente umano che, nonostante gli individualismi sempre più diffusi, connota ogni progresso umano.
Mi auguro, in conclusione, che gli atti del convegno siano pubblicati a breve e possano suggerire ulteriori iniziative.

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Ultimo appuntamento accessibile per questa stagione del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale

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Ultimo appuntamento di questa stagione (25, 27 e 29 giugno, 1°, 3 e 5 luglio), presso il prato verde allestito al Teatro Carignano di Torino, con il percorso ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, per consentire anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento. In scena “Pene d’amor perdute”, leggera e divertente commedia di Shakespeare, per la regia di Jurij Ferrini Jurij Ferrini, regista di “Pene d’amor perdute” (foto di Luigi De Palma)

Ultimo appuntamento di questa stagione per il percorso da noi regolarmente seguito, ideato già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppato in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Accadrà con le recite del 25, 27 e 29 giugno e del 1°, 3 e 5 luglio, riguardanti la leggera e divertente commedia di William Shakespeare denominata Pene d’amor perdute, diretta da Jurij Ferrini e inserita nell’àmbito della rassegna estiva Prato inglese, iniziativa dedicata ai grandi classici shakespeariani, portati in scena in un’atmosfera più informale e insolita, sull’ormai caratteristico prato verde allestito al Teatro Carignano di Torino.

Le rappresentazioni, dunque, nelle date sopraindicate saranno corredate da sovratitoli in italiano e in italiano semplificato con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smart-glasses (occhiali smart) o smartphone. All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio del 3 luglio (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro il 2 luglio, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, sono disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli in italiano e in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la scheda di sala accessibile.
Da segnalare anche che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente.

Sarà questo, come detto, l’ultimo appuntamento accessibile di questa stagione, ma è già tempo di pensare alla prossima, che ne avrà altri otto, da ottobre 2025 a giugno 2026, titoli che verranno resi noti quanto prima dai promotori.  (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sullo spettacolo Pene d’amor perdute. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it.

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Il dibattito pubblico degli ultimi anni sulla disabilità in Italia

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«Ripercorreremo la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni attraverso i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico: l’inclusione a scuola e nella società, i pregiudizi e gli stereotipi, il corpo e i sentimenti, l’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità»: lo dice Claudio Imprudente, a proposito del suo incontro di domani, 24 giugno, a San Giorgio di Piano (Bologna), con Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris Da sinistra Claudio Imprudente e Fulvio De Nigris alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna

«Sono profondamente onorato di poter dialogare con Claudio Imprudente, un amico, una persona che ho avuto la fortuna di conoscere e stimare da molti anni. Claudio, con il suo coraggio, la sua intelligenza viva e la sua voce mai scontata, ha saputo trasformare la disabilità in uno spazio di riflessione, di confronto e di cambiamento. Attraverso il suo lavoro di giornalista, di scrittore e di testimone attivo, è diventato un punto di riferimento, una vera e propria bandiera per un’idea di società più giusta, inclusiva e consapevole. La sua presenza ci ricorda ogni giorno che la diversità non è limite, ma valore»: lo dice Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna, a proposito dell’incontro con Claudio Imprudente, programmato per la serata di domani, 24 giugno a San Giorgio di Piano (Bologna), nell’àmbito della rassegna estiva Se una notte d’estate uno spettatore (Giardino della Biblioteca di San Giorgio di Piano, Piazza Indipendenza, 1).
Il dialogo tra De Nigris e Imprudente, che ormai da alcuni anni è anche una nota e apprezzata “firma” anche di Superando, prenderà spunto dall’ultimo libro di quest’ultimo, Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (edizioni La Meridiana, 2024), che raccoglie una selezione degli articoli scritti per il «Messaggero di Sant’Antonio» e al quale abbiamo già dato ampio spazio anche sulle nostre pagine.

«Con Fulvio De Nigris – sottolinea Imprudente – ripercorreremo la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni attraverso i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico: l’inclusione a scuola e nella società, i pregiudizi e gli stereotipi che riguardano le persone con disabilità, il corpo e i sentimenti, l’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità. Temi che oggi sono entrati sempre più anche nella politica, in Italia e nel mondo, contribuendo a una rappresentazione diversificata e a volte opposta tra chi viene posto ai margini e considerato “oggetto di cura” o, al contrario, promotore di una cultura inclusiva capace di incidere nel pensiero e nel miglioramento della qualità della vita per tutte e tutti».

L’incontro sarà moderato da Francesca Campomori, docente di Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia e consigliera del Comune di San Giorgio di Piano. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: fulvio.denigris@amicidiluca.it.

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Concorsi per titoli per l’aggiornamento e l’integrazione delle graduatorie per l’accesso ai ruoli provinciali dei profili professionali dell’area A e B del personale ATA ai sensi dell’articolo 554 del decreto legislativo n. 297/1994 e dell’ordinanza...

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Richiamiamo tutti a non tacere di fronte a queste derive di disumanità

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«I fatti riguardanti le violenze in una comunità per persone con disabilità nella Provincia di Torino, con l’arresto di sette operatori sociosanitari e di uno psicoterapeuta, sono gravi e sintomatici di una violenza e disumanità diventate norma in particolare contro chi non può difendersi adeguatamente. Richiamiamo quindi tutti a non tacere, perché non è possibile che ogni volta siano i Carabinieri a scoperchiare il vaso degli arbìtri quotidiani ripetuti e continui»

«I fatti documentati nei giorni scorsi dai NAS, riguardanti le violenze in una comunità per persone con disabilità nella Provincia di Torino, con l’arresto di sette operatori sociosanitari e di uno psicoterapeuta [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.], sono gravi e sintomatici di una violenza e disumanità diventate norma in particolare contro chi non può difendersi adeguatamente.
Come ANGSA Nazionale (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) esprimiamo solidarietà e vicinanza ai familiari e richiamiamo tutti a non tacere. Non è possibile che ogni volta siano i Carabinieri a scoperchiare il vaso degli arbìtri quotidiani ripetuti e continui.
La vicenda ripropone come non più rinviabile il tema della formazione quale unica strada per evitare il ripetersi di tali episodi. Il personale impegnato in queste strutture deve essere adeguatamente formato e adeguatamente pagato perché ha a che fare con persone fragili e svolge un lavoro che oltre ad essere faticoso richiede umanità. È una battaglia quasi esistenziale per garantire sicurezza nel circuito delle strutture per le persone con disabilità.
Dal canto loro, le Regioni devono invece disporre che le strutture abbiamo sistemi di sorveglianza al passo con i tempi. Solo così si potranno contenere queste esecrabili esplosioni di violenza a danno dei più deboli.

*Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo, aderente alla FISH (Federazione Italioana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Chiara Tommasini confermata alla Presidenza di CSVnet

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«Questa conferma è per me motivo di gratitudine e responsabilità. Inizia ora una nuova fase che ci chiama a rafforzare ancora di più il ruolo dei CSV come presìdi per promuovere la cultura del volontariato e lo sviluppo della partecipazione attiva»: lo ha dichiarato Chiara Tommasini, subito dopo essere stata confermata per acclamazione alla guida di CSVnet l’Associazione Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato Chiara Tommasini

«Questa conferma è per me motivo di gratitudine e responsabilità. Inizia ora una nuova fase che ci chiama a rafforzare ancora di più il ruolo dei CSV come presìdi per promuovere la cultura del volontariato e lo sviluppo della partecipazione attiva. Essere nei territori oggi significa infatti stare accanto alle organizzazioni, alle reti associative, ai gruppi informali, alle nuove forme di volontariato, ma anche costruire relazioni stabili con enti locali, scuole, presidi sociosanitari, imprese, soggetti culturali. CSVnet continuerà a sostenere questo impegno, con visione strategica e strumenti concreti»: lo ha dichiarato Chiara Tommasini, subito dopo essere stata confermata per acclamazione alla guida di CSVnet l’Associazione Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, nel corso dell’assemblea elettiva di Bologna, durante la quale è stato nominato il Consiglio Direttivo Nazionale dell’organizzazione, che resterà in carica fino al 2029. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@csvnet.it.

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“Nulla su di Noi senza di Noi”: mai più considerarlo come un vuoto slogan privo di significato!

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Purtroppo ancora in troppi, a livello istituzionale e non solo, o le ignorano proprio oppure continuano a pensare che le parole “Nulla su di Noi senza di Noi“, motto internazionale del movimento delle persone con disabilità, siano semplicemente un vuoto slogan privo di significato. Vien da dirlo apprendendo di due recenti vicende riguardanti l’Umbria e la Sardegna, segnalate rispettivamente dall’ANFFAS e dalla FISH Sardegna

Purtroppo ancora in troppi, a livello istituzionale e non solo, o le ignorano proprio oppure continuano a pensare che le parole Nulla su di Noi senza di Noi siano semplicemente un vuoto slogan privo di significato. Vien da dirlo apprendendo di due recenti vicende riguardanti l’Umbria e la Sardegna.
«L’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) e il Coordinamento Regionale in Umbria dell’Associazione esprimono profonda indignazione e preoccupazione – leggiamo infatti in una nota – per quanto accaduto in occasione di un evento formativo sui diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, organizzato dalla Camera Minorile di Perugia. L’avvocato Massimo Rolla, Garante Regionale per i diritti delle persone con disabilità in Umbria, dopo aver espresso in un post sui social network il proprio rammarico per la mancata inclusione delle Associazioni e delle famiglie nell’organizzazione dell’evento, si è visto revocare l’invito a partecipare con un proprio saluto istituzionale».
«Resto sinceramente basita di fronte a quanto accaduto – ha dichiarato Moira Paggi, presidente di ANFFAS Per Loro e coordinatrice regionale dell’ANFFAS in Umbria -: un confronto costruttivo nasce proprio da voci diverse, da punti di vista che si incontrano anche quando fanno emergere criticità. Scegliere di fare un passo indietro invece che aprirsi al dialogo è un segnale preoccupante, soprattutto se parliamo di diritti, inclusione e partecipazione. Auspico una presa di distanza immediata da parte di coloro che hanno rilasciato il patrocinio, ossia il Comune di Perugia e l’Ordine degli Avvocati di Perugia, e dei relatori coinvolti in questo evento formativo a fronte di un fatto così grave. Prima di proclamarsi sensibili e “dalla parte delle persone con disabilità”, bisogna dirlo, farlo, e soprattutto esserlo. Davvero deludente!».
«L’episodio accaduto in Umbria – ha commentato dal canto suo Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – è estremamente grave e inaccettabile. In coerenza e ulteriore sostegno con quanto già rappresentato dal presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità), Vincenzo Falabella, con un proprio comunicato, la decisione di escludere un rappresentante istituzionale solo per avere sollevato una critica costruttiva sulla metodologia di organizzazione di un evento è un segnale pericoloso. Non si può parlare di diritti e inclusione se si rifiuta il confronto con chi rappresenta le istanze e le esigenze reali delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Per questo abbiamo chiesto formalmente a tutti i relatori di prendere pubblicamente le distanze da questa grave decisione e sollecitato il Comune di Perugia e l’Ordine degli Avvocati di Perugia a revocare immediatamente il patrocinio all’evento. Il tutto ribandendo con forza che l’inclusione è un percorso che si costruisce con le persone, non per le persone».

L’altra vicenda, come detto, riguarda la Sardegna dalla quale la FISH Regionale esprime in una nota «profonda sorpresa e rammarico per l’esclusione delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità dalle audizioni sul progetto di legge regionale relativo al fine vita, concluse presso il Consiglio Regionale della Sardegna».
«Non parlo a titolo personale – dichiara a tal proposito Pierangelo Cappai, presidente della FISH Sardegna -, ma a nome delle tante Associazioni che compongono la nostra Federazione Regionale e che rappresentano decine di migliaia di persone con disabilità: siamo stupiti e amareggiati che su un tema di tale rilevanza etica e sociale, che tocca profondamente la vita e la dignità delle persone con disabilità, non siamo stati invitati a portare il nostro contributo e la nostra prospettiva. Eppure sulle più svariate materie la nostra Federazione viene chiamata per esprimere un parere, su un tema che riguarda la pelle di migliaia di noi, no».
«Infatti – prosegue Cappai – la questione del fine vita si interseca in modo complesso e delicato con le condizioni di vita delle persone con disabilità, le loro scelte, il diritto all’autodeterminazione, l’accesso alle cure palliative e il rischio di derive e discriminazioni. Ignorare il punto di vista di chi vive quotidianamente la disabilità significa privare il processo legislativo di una voce essenziale e di una conoscenza approfondita delle implicazioni pratiche e umane che una legge sul fine vita può avere».
«Riteniamo pertanto inaccettabile questa grave lacuna nel processo di consultazione – conclude il Presidente della FISH Sardegna -, perché le persone con disabilità non sono solo destinatarie di norme, ma soggetti attivi e portatori di esperienze e bisogni specifici che devono essere ascoltati e considerati. Chiediamo quindi con forza che il Consiglio Regionale colmi immediatamente questa lacuna, garantendo alle nostre Associazioni la possibilità di essere audite prima che il progetto di legge prosegua il suo iter, il tutto ribadendo l’importanza di un confronto aperto e inclusivo su un tema così sensibile, per garantire che ogni decisione legislativa sia frutto di una riflessione completa e rispettosa di tutti i diritti e le sensibilità coinvolte». (S.B.)

Per ulteriori informazioni:
° comunicazione@anffas.net;
° posta@fishsardegna.org.

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La tappa brianzola del Giro d’Italia di Handbike

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Dopo le tappe di Reggio Calabria, Noventa di Piave (Venezia) e Basiglio (Milano), proseguirà il 22 giugno a Seregno (Monza-Brianza), il 15° Giro d’Italia Handbike in una città scelta non solo per il dinamismo e la forte identità territoriale, ma anche perché è “Città Europea dello Sport 2025“, riconoscimento che ne valorizza l’impegno concreto nella promozione dell’attività sportiva a ogni livello Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove il Giro Handbike, durante la presentazione della tappa di Seregno

Dopo le tappe di Reggio Calabria, Noventa di Piave (Venezia) e Basiglio (Milano), di cui abbiamo riferito di volta in volta anche sulle nostre pagine, proseguirà il 22 giugno a Seregno (Monza-Brianza), il 15° Giro d’Italia Handbike.
«Seregno – dichiara Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove il Giro Handbike – sarà l’unica tappa in Brianza del Giro 2025 e l’abbiamo scelta non solo per il dinamismo e la forte identità territoriale della città, ma anche perché è Città Europea dello Sport 2025, riconoscimento che ne valorizza l’impegno concreto nella promozione dell’attività sportiva a ogni livello».

Gli handbikers, di cui alcuni provenienti da Austria, Polonia, Svizzera e Canada, si sfideranno dunque su un circuito cittadino di 4,6 chilometri, con partenza e arrivo da Via Santuario.
Più di 100 i volontari su tutto il percorso, coordinati dalla Polizia Locale, che assicureranno la sicurezza per la miglior riuscita dell’evento.

Il Giro 2025 tornerà poi il 13 luglio a Monfalcone (Gorizia) e il 14 settembre a Pioltello (Milano), per concludersi il 12 ottobre a Bari. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@girohandbike.it (Angela Grassi).

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