Aggregatore di feed

Uno spazio al mare all’insegna della dignità, dell’accoglienza e dell’inclusione

Superando -

Rendere il mare accessibile a tutti e tutte, promuovendo inclusione e solidarietà sulle spiagge italiane: sono gli obiettivi di “Ombra Sociale”, progetto nato in Salento, che si propone appunto di trasformare le spiagge in spazi realmente aperti a tutti e tutte, con particolare attenzione a persone con disabilità, famiglie in difficoltà, anziani e soggetti fragili, attraverso azioni concrete e sinergie tra pubblico, privato e Terzo Settore. Vediamo come Lorenzo Zeuli, “Tutti al mare”, foto vincitrice ex aequo del concorso “Il mare è di tutti”, promosso nell’àmbito del progetto “Ombra Sociale”

Rendere il mare accessibile a tutti e tutte, promuovendo inclusione e solidarietà sulle spiagge italiane: sono gli obiettivi di Ombra Sociale, progetto nato in Salento, che si propone appunto di trasformare le spiagge in spazi realmente aperti a tutti e tutte, con particolare attenzione a persone con disabilità, famiglie in difficoltà, anziani e soggetti fragili, attraverso azioni concrete e sinergie tra pubblico, privato e Terzo Settore. Il tutto inserito in un più ampio percorso di valorizzazione del territorio, volto a coniugare turismo, diritti e ambiente.
«Ombra Sociale – spiegano i promotori – nasce dall’idea semplice, ma potente, di garantire a tutti, nessuno escluso, il diritto di vivere il mare. L’ispirazione è arrivata osservando come per molte persone — persone anziane, famiglie fragili, persone con disabilità, migranti, persone senza fissa dimora — anche una giornata al mare possa diventare un privilegio irraggiungibile. Da qui, abbiamo deciso di creare un progetto che unisse stabilimenti balneari, istituzioni, terzo settore e cittadini in un’unica rete solidale».

«Si tratta – viene spiegato ancora – di un’azione concreta e simbolica: gli stabilimenti balneari che aderiscono al progetto si impegnano infatti a offrire un posto all’ombra, attrezzato e accessibile, a chi ne abbia bisogno. Ma non si tratta solo di uno spazio fisico: è uno spazio di dignità, accoglienza e inclusione. L’“ombra” è il gesto simbolico che protegge e accoglie chiunque si trovi in una situazione di fragilità sociale o economica. Collaboriamo con associazioni del territorio, servizi sociali, parrocchie e centri di accoglienza per individuare i beneficiari e garantire un accesso organizzato e rispettoso».

Gli stabilimenti balneari, dunque, ricevono il materiale informativo, un bollino di riconoscimento ufficiale e supporto per gestire al meglio le presenze. Inoltre, vengono inseriti nella mappa interattiva del progetto e coinvolti nelle campagne di comunicazione e promozione sociale, ottenendo in tal modo non solo visibilità a livello nazionale e riconoscimento pubblico per il loro impegno sociale, mediante la piattaforma ufficiale e i canali di comunicazione del progetto, ma diventando protagonisti attivi di una iniziativa sociale concreta volta alla promozione di un modello più equo, che vede convivere le stesse imprese balneari con il principio di accessibilità.

«Questa – sottolineano ancora i promotori – è un’iniziativa di comunità: le istituzioni locali, infatti, possono patrocinarla, sostenerla logisticamente e promuoverla, pur ricordando che il nostro cuore operativo è dato dal volontariato, con tante associazioni che ci aiutano tramite l’accompagnamento, la comunicazione, la sensibilizzazione e l’assistenza ai beneficiari. Siamo inoltre già in contatto con diverse amministrazioni comunali, università, fondazioni e reti associative, se è vero che la prima fase del progetto parte in Salento, ma l’obiettivo è quello di portare Ombra Sociale in tutta Italia, raggiungendo almeno 100 stabilimenti aderenti in tutto il Paese entro il prossimo anno. A lungo termine, poi, vorremmo che il progetto diventasse una buona prassi nazionale, riconosciuta a livello istituzionale e replicabile anche in altri contesti, quali parchi pubblici, manifestazioni culturali, spazi urbani. L’inclusione, infatti, non deve essere un’eccezione, ma una regola».

Proprio nei giorni scorsi, tra l’altro, ossia il 21 e 22 agosto a Rivabella di Gallipoli (Lecce), nell’àmbito di Ombra Sociale, ha avuto grande successo la mini-rassegna Cinema in spiaggia, affiancata dal concorso fotografico Il mare è di tutti, con un omaggio, tra l’altro, al maestro Gianni Berengo Gardin, recentemente scomparso (di tale evento si legga l’ampio resoconto a questo link). (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Claudia Erba (comunicati.erba@gmail.com).

L'articolo Uno spazio al mare all’insegna della dignità, dell’accoglienza e dell’inclusione proviene da Superando.

Assegno di cura anche a chi studia nelle Istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica)

Superando -

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha esteso alle Istituzioni AFAM (Accademie di Belle Arti, Conservatori di Musica e Accademie di Danza), la platea dei beneficiari dell’assegno di cura destinato agli studenti e alle studentesse con disabilità che necessitano di sostegno intensivo, ciò che prima era riservato agli universitari. Il contributo viene allargato anche alle persone con una gravissima compromissione motoria causata da patologie neurologiche o muscolari

Tramite un recente Decreto, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha esteso alle Istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), ovvero alle Accademie di Belle Arti, ai Conservatori di Musica e alle Accademie di Danza, la platea dei beneficiari dell’assegno di cura destinato agli studenti e alle studentesse con disabilità che necessitano di sostegno intensivo durante le attività didattiche, ciò che prima era riservato esclusivamente agli studenti e alle studentesse delle università.
Lo stanziamento complessivo è di 2 milioni di euro per il 2025 l’importo unitario del contributo è di 10.000 euro annui per ciascun beneficiario.
Oltre alle categorie già previste, quali le persone dipendenti da ventilazione meccanica assistita continuativa, quelle con lesioni spinali gravi o con deprivazione sensoriale complessa, il citato Decreto introduce anche la possibilità di ricevere il contributo per studenti e studentesse con gravissima compromissione motoria causata da patologie neurologiche o muscolari.
Le procedure di assegnazione vedranno il coinvolgimento degli organismi regionali per il diritto allo studio che pubblicheranno i relativi bandi e una novità organizzativa è rappresentata dall’introduzione di una piattaforma informatica dedicata che faciliterà la comunicazione tra gli enti regionali e il Ministero. (S.B.)

L'articolo Assegno di cura anche a chi studia nelle Istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) proviene da Superando.

Un prestigioso riconoscimento internazionale per la rete Village for all (V4A®)

Superando -

Il progetto “Destination4All®”di Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile, è stato selezionato tra i finalisti di un’iniziativa internazionale importante quale i “World Sustainable Travel & Hospitality Awards”, che premiano chi abbia apportato un contributo significativo al turismo e ai viaggi sostenibili. Fino al 30 agosto, dunque, professionisti del settore, media e pubblico potranno sostenere la candidatura di “Destination4All®”, votando il progetto online

«Per noi è un riconoscimento straordinario, che premia l’impegno costante nella costruzione di un futuro del turismo delle destinazioni più etico, inclusivo e sostenibile»: condividiamo senz’altro l’entusiasmo con cui Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile, rende noto che il proprio progetto Destination4All® è stato selezionato per il 2025 tra i finalisti di un’iniziativa internazionale importante quale i World Sustainable Travel & Hospitality Awards, che ha lo scopo di riconoscere, celebrare e condividere le storie di individui e organizzazioni che accelerano il cambiamento e apportano un contributo significativo al turismo e ai viaggi sostenibili.
Fino al 30 agosto prossimo, professionisti del settore, media e pubblico possono sostenere la candidatura di Destination4All® (nella categoria World’s Leading Small Sustainable Destination 2025 ossia “Destinazione sostenibile leader nel mondo nel 2025”), votando il progetto a questo link. (S.B.)

L'articolo Un prestigioso riconoscimento internazionale per la rete Village for all (V4A®) proviene da Superando.

Una persona con disabilità nel labirinto della burocrazia

Superando -

Dopo avere servito lo Stato per quasi 19 anni, un cinquantasettenne con disabilità, a causa di una serie di assurdi cavilli burocratici, si ritrova nella sconcertante situazione di non poter essere ricollocato al lavoro e, al contempo, di vedersi negata la pensione di inabilità. Ne raccontiamo la storia

Giacomo Catarci è un uomo con disabilità di 57 anni che risiede ad Anguillara Sabazia (Roma), il quale, dopo avere servito lo Stato per quasi 19 anni, a causa di assurdi cavilli burocratici, si sta ritrovando nella drammatica situazione di non poter essere ricollocato al lavoro e, al contempo, di vedersi negata la pensione di inabilità. Ben volentieri diamo ospitalità alla sua storia.

Catarci racconta dunque di essere interessato da una forma di distrofia muscolare (disferlinopatia o LGMD2B – R2) che, essendo genetica, è presente sin dalla nascita, ma si è manifestata intorno ai vent’anni. Il progredire della patologia ha fatto sì che nel 2009 l’ASL lo abbia riconosciuto totalmente inabile. Sotto il profilo lavorativo ha prestato servizio per 17 anni (dal 2000 al 2017) presso l’Associazione Allevatori, ente parastatale che, sotto il profilo pensionistico, era coperto dalla Cassa per le Pensioni dei Dipendenti degli Enti Locali (CPDEL). Il 10 luglio 2017 ha perso il lavoro per un licenziamento collettivo e ha percepito il sussidio di disoccupazione (NASPI) sino all’ottobre 2019, arrivando così ad un totale di quasi 19 anni di servizio.
Va precisato che un tempo la CPDEL era una Cassa Autonoma, ma poi, insieme ad altre gestioni previdenziali per il pubblico impiego, è stata integrata nell’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica), anch’esso soppresso nel 2011, con conseguente trasferimento delle funzioni all’INPS.

Tornando alla nostra storia, Catarci spiega che nel 2018, mentre percepiva il sussidio di disoccupazione, ha presentato all’INPS la domanda per percepire la pensione di inabilità assoluta, prevista per i dipendenti pubblici con almeno 5 anni di contributi (ai sensi dell’articolo 2, comma 12, della Legge 335/95). Tuttavia l’INPS ha respinto la richiesta, adducendo quale motivazione la mancanza del requisito del «licenziamento per infermità», essendo egli stato licenziato nell’àmbito di un licenziamento collettivo per giustificato motivo.
A quel punto Catarci ha fatto causa all’INPS, ma anche la Corte dei Conti (con un pronunciamento del 23 novembre 2021) ha respinto il ricorso, rilevando che, pur avendo la persona i requisiti sanitari e contributivi previsti dalla normativa per accedere alla provvidenza economica, mancava il requisito del «licenziamento per infermità».
Il trattamento appare del tutto iniquo perché, come osserva Catarci, dopo avere versato circa 19 anni di contributi, l’unica ragione del rifiuto è il motivo del licenziamento, mentre «se fossi stato solo gestione INPS non avrei avuto nessun problema perché la normativa non prevede nessun licenziamento».

Ma il paradosso non finisce qui, perché essendo stato equiparato ad un dipendente pubblico con Cassa CPDEL, Catarci non avrebbe dovuto essere licenziato come un lavoratore privato e percepire il sussidio di disoccupazione, egli avrebbe infatti dovuto essere ricollocato al lavoro. Dunque, sotto il profilo del licenziamento è stato considerato come un lavoratore privato, mentre sotto il profilo dell’accesso alla provvidenza vengono richiesti requisiti non previsti dall’INPS (che richiede solo 5 anni di contributi). «Lo trovo veramente discriminante. Perché i miei contributi non sono uguali a quelli dei privati?»

Insoddisfatto della risposta della Corte dei Conti, il 21 novembre 2022, tramite il proprio legale, Catarci ha presentato un ricorso in appello in cui sono state menzionate alcune Sentenze che non hanno ritenuto indispensabile il licenziamento per infermità quale requisito previsto dalla Legge 335/1995 per accedere alla pensione. Ma anche in questo caso, con una Sentenza del 7 giugno di quest’anno, il ricorso è stato respinto.
«Pertanto, ad oggi, mi trovo senza pensione di inabilità dopo avere servito lo Stato per quasi 19 anni, lo trovo veramente assurdo», conclude amaramente Catarci. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcune modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo Una persona con disabilità nel labirinto della burocrazia proviene da Superando.

Un piacere e un onore essere media partner dell’ottava edizione di “Turismi Accessibili”

Superando -

È per Superando un piacere e un onore essere media partner dell’ottava edizione di “Turismi Accessibili”, premio che quest’anno reca quale sottotitolo “Imprenditori, Enti, Associazioni, Giornalisti, Comunicatori e Influencer Superano le Barriere” e al quale si potrà partecipare entro il 25 settembre. L’iniziativa premia l’accessibilità che già esiste nelle varie tipologie di servizi, sia riferendosi a progetti, attività e a servizi, sia a coloro che nell’àmbito della comunicazione abbiano saputo valorizzarli

Voluto dall’indimenticata Simona Petaccia, a suo tempo firma assidua anche del nostro giornale, il premio Turismi Accessibili, che quest’anno reca quale sottotitolo Imprenditori, Enti, Associazioni, Giornalisti, Comunicatori e Influencer Superano le Barriere, sta vivendo la sua ottava edizione, lanciata come sempre dall’Associazione Diritti Diretti, fondata anch’essa da Petaccia.
Divenuto ormai un importante appuntamento di rilievo nazionale, il premio ha visto, nelle scorse edizioni, la partecipazione di decine di progetti, catalizzando su di sé l’attenzione dei media nazionali e dei social di tutta Italia, oltreché contando sul patrocinio di Istituzioni quali il Parlamento e la Commissione Europea, la Presidenza del Consiglio, i Ministeri della Cultura, del Turismo e per le Disabilità, l’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo) la Regione Abruzzo, l’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, il Comune di Chieti e l’Ordine dei Giornalisti dell’Abruzzo.

È per Superando, quindi, un particolare piacere e onore esserne media partner per l’edizione in corso, allo scopo di dare sempre più visibilità a un’iniziativa che abbiamo per altro trattato sulle nostre pagine sin dalla sua prima edizione. In tal senso cediamo ben volentieri la parola a Marta Russo, presidente di Diritti Diretti, che ricorda le caratteristiche del premio. «Turismi Accessibili – spiega – premia l’accessibilità che già esiste nelle varie tipologie di turismo: culturale, enogastronomico, sportivo, congressuale, balneare, montano, termale, scolastico, religioso, dando risalto sia a progetti, attività e servizi di chi, in Italia, è riuscito a produrre sviluppo socio-economico, unendo i concetti di attrattività, innovazione, estetica e/o sostenibilità alla cultura dell’accessibilità, sia a servizi e articoli giornalistici, video e campagne di comunicazione che raccontano le eccellenze. Il premio è pertanto aperto a tutti coloro che abbiano realizzato nel turismo accessibile e inclusivo progetti, percorsi, attività o strutture ricettive per garantire a tutti la migliore fruizione e il benessere in viaggio, rivolgendosi anche, in particolare, ai professionisti nell’ambito della comunicazione in ogni sua declinazione, quindi giornalisti, comunicatori e influencer che abbiano realizzato un reportage o una campagna su progetti relativi al turismo accessibile, al fine di far conoscere le buone pratiche in questo àmbito».

Novità fondamentale di quest’anno è che saranno previsti ben tre riconoscimenti, assegnati dalla giuria, vale a dire Il Premio degli Esperti alle eccellenze italiane in riferimento a: Accoglienza e servizi turistico ricettivi; Accoglienza e fruizione nei luoghi della cultura; Giornalismo e comunicazione.
Chiunque voglia quindi partecipare può inviare la propria candidatura entro e non oltre il 25 settembre e la premiazione, dopoché lo scorso anno si era tenuta al Parco dei Priori di Fossacesia (Chieti), nel quadro del Festival dell’Architettura 2024, si terrà per la prima volta in Campania, a Napoli, il 18 ottobre, in un suggestivo scenario che verrà svelato quanto prima. (Stefano Borgato)

Il bando con tutte le informazioni per partecipare (entro il 25 settembre, come detto) all’ottava edizione del premio Turismi Accessibili – Imprenditori, Enti, Associazioni, Giornalisti, Comunicatori e Influencer Superano le Barriere è disponibile a questo link. Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: info@dirittidiretti.it.

L'articolo Un piacere e un onore essere media partner dell’ottava edizione di “Turismi Accessibili” proviene da Superando.

L’ISTAT e il volontariato: cambiano le forme dell’impegno, ma resta alta la voglia di partecipare

Superando -

«Questi dati parlano di un’irriducibile spinta alla solidarietà degli italiani che sfida l’indifferenza e l’individualismo»: così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum del Terzo Settore, commenta i dati sul vgolontariato recentemente diffusi dall’ISTAT. «Il volontariato in Italia sta cambiando, ma mantiene il proprio ruolo centrale per la tenuta delle comunità» annota dal canto suo Chiara Tommasini, presidente di CSVnet

«I dati recentemente diffusi dall’ISTAT sul volontariato offrono nuove, interessanti chiavi di lettura su un fenomeno che è in grado di raccontare molto del nostro Paese, delle trasformazioni sociali in atto e di un’irriducibile spinta alla solidarietà degli italiani che sfida l’indifferenza e l’individualismo, anche trovando nuove vie di espressione per adattarsi ai contesti mutati. Se infatti da una parte l’indagine conferma il calo del numero dei volontari nell’ultimo decennio, dall’altra, rispetto ai dati diffusi nel 2023 (riferiti al 2021), essa comunica che siamo ora in una fase di stabilizzazione, se non addirittura di timida ripresa dell’impegno volontario»: così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta i dati diffusi a fine luglio dall’ISTAT, con l’Indagine multiscopo Uso del tempo 2023 che include la seconda edizione del modulo dedicato al lavoro volontario (a questo link è disponibile il testo integrale del nuovo rapporto ISTAT). La prima edizione era stata condotta dieci anni prima.
«Elementi come la crescita delle forme di volontariato che tengono insieme gli aiuti diretti e l’impegno nelle organizzazioni – aggiunge Pallucchi -, ma anche l’aumento dei volontari nelle attività culturali e assistenziali, evidenziano l’emergere di nuovi bisogni sociali che necessitano di nuove tipologie di risposte. Da questo punto di vista le organizzazioni sono direttamente chiamate in causa, nel compiere passi avanti nella comprensione di una realtà che cambia e nell’adeguamento ad essa, senza perdere, ma anzi rafforzando, ciò che le contraddistingue: in primis la capacità di costruire una rete sociale, di offrire una cornice di valori condivisi nella quale operare, di favorire l’acquisizione di competenze e, ancora, di porsi come facilitatrici tra il desiderio e l’effettiva possibilità di realizzare azioni concrete di cittadinanza attiva».
«Questa evoluzione da parte delle organizzazioni – conclude la Portavoce del Forum – è a maggior ragione necessaria per intercettare quel desiderio, che l’ISTAT indica in netto aumento, di indirizzare il proprio contributo verso cause collettive, ambientali e civiche piuttosto che verso relazioni dirette. Questo desiderio è il segno che, davanti a un’umanità che mostra sempre più segnali di crisi, si fa più forte la presa di coscienza dell’importanza del bene comune».

«Il volontariato in Italia sta cambiando – annota dal canto suo Chiara Tommasini, presidente di CSVnet, l’Associazione Nazionale che riunisce i 49 Centri di Servizio per il Volontariato, commentando a propria volta i dati diffusi dall’ISTAT -: reagisce alle crisi e ne è anche colpito, ma mantiene il suo ruolo centrale per la tenuta delle comunità. Sono infatti un milione i volontari che si impegnano sia con organizzazioni strutturate sia in modo diretto, a dimostrare come le forme stiano cambiando e si alimentano, diffondendo la cultura della partecipazione».
«Dai dati – prosegue Tommasini – emerge un certo calo, quantificato nel 3,6% del numero complessivo di coloro che fanno volontariato. Una diminuzione che era già stata confermata da altre indagini sul volontariato, frutto anche delle crisi sociali vissute dal nostro Paese nell’ultimo decennio e degli effetti della pandemia. Ma il numero di volontari complessivi fotografato dall’indagine è di 4,7 milioni, ossia un pilastro fondamentale in ogni territorio. Sono dati che confermano le tendenze osservate dai Centri di Servizio per il Volontariato nel Paese: cambiano le forme di impegno che vivono una continua evoluzione, ma la voglia di partecipare si mantiene alta e va incoraggiata e alimentata in modo corretto».
«Per i Centri di Servizio per il Volontariato – conclude la Presidente di CSVnet – sono quattro le direttrici principali che orientano il supporto al volontariato per sostenerne lo sviluppo e l’autonomia sui territori: la promozione del ricambio generazionale e la rigenerazione delle leadership all’interno delle organizzazioni, linea di azione la cui importanza è confermata anche da questi nuovi dati; il sostegno alla co-programmazione delle politiche di welfare con particolare riferimento alla salute; la promozione del volontariato nella cura delle aree interne e la valorizzazione di esso all’interno di modelli di economia civile. Lungo queste quattro linee di sviluppo ci continueremo a indirizzare per rafforzare il sostegno dei Centri di Servizio per il Volontariato alle organizzazioni presenti su tutto il territorio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it; ufficiostampa@csvnet.it.

L'articolo L’ISTAT e il volontariato: cambiano le forme dell’impegno, ma resta alta la voglia di partecipare proviene da Superando.

Vita indipendente per tutti: la necessità di un confronto aperto

Superando -

 

«Si deve sviluppare un confronto – scrive Alessandro Manfredi – e farlo in particolare all’interno della Federazione FISH, sul tema del rapporto fra servizi e progetto di vita per le persone con disabilità. Questo per poter pervenire a un momento di sintesi, necessario a perseguire un percorso di ulteriore sviluppo delle prospettive di vita di tutte le persone con disabilità, come ben sottolineato da Giovanni Merlo in un successivo intervento pubblicato su queste stesse pagine»

Se un merito può essere dato al recente intervento in Superando di Giovanni Marino, presidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo) [“Le residenze non sono istituti, ma modelli abitativi progettati a misura dei bisogni assistenziali delle persone”, N.d.R.], è quello di evidenziare la necessità che all’interno della FISH (Federazione per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) si debba sviluppare un confronto su temi posti in modo molto forte e provocatorio, come ad esempio quello del rapporto fra servizi e progetto di vita per le persone con disabilità. Questo per poter pervenire a un momento di sintesi, necessario a perseguire un percorso di ulteriore sviluppo delle prospettive di vita di tutte le persone con disabilità, come ben sottolineato da Giovanni Merlo in un successivo intervento sempre pubblicato da Superando [“Libere tutte, le persone con disabilità, ma proprio tutte”, N.d.R.].
Questo di fatto ha già preso corpo con gli interventi di Vincenzo Falabella, di Roberto Speziale e Marco Faini [rispettivamente “Una riflessione viva e necessaria su residenzialità, deistituzionalizzazione e democrazia” e “Disabilità: svolgere insieme continue ‘prove tecniche di trasformazione’”, N.d.R.], oltre a quello or ora citato di Giovanni Merlo, che contengono al loro interno diversi punti in comune e del tutto condivisibili.

Il punto di partenza è rappresentato dalla necessità di affermare nel nostro Paese i dettati della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ritengo che a questo punto sia necessario che il confronto non si sviluppi solo su un organo d’informazione autorevole edito dalla FISH, come è appunto Superando, ma coinvolga gli organismi della FISH stessa, in modo particolare la Giunta e il Consiglio Nazionale, ma anche il percorso congressuale che FISH sta avviando a livello regionale. Non è un confronto da mese d’agosto, ma un tema che dev’essere messo all’ordine del giorno nei nostri organismi, quando riprenderanno le attività ordinarie, dopo la pausa estiva.
Il contributo che voglio portare è quello di una persona che vive il mondo della disabilità da parecchi anni: ho fatto parte di tre Consigli Direttivi della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, attuale componente lombarda della FISH) con Fulvio Santagostini, Franco Bomprezzi e Alberto Fontana, e come presidente sono oramai al terzo mandato; nel mio territorio, quello della Provincia di Lodi, guido il gruppo delle Associazioni da almeno un ventennio. Questo, devo dirlo, senza che, personalmente, la mia famiglia sia stata finora interessata direttamente da problematiche del mondo della disabilità. Sottolineo questo aspetto perché mi porta a considerare con molto rispetto le opinioni, anche divergenti dalla mia, di quelle persone che hanno invece vissuto sulla propria pelle questa esperienza.
Ma come sono arrivato a condividere da parte mia il percorso, fortemente voluto dalla LEDHA, che in Regione Lombardia ha portato il Consiglio Regionale ad approvare all’unanimità il 6 dicembre 2022 la Legge Regionale 25/22, Politiche di welfare sociale regionale per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e all’inclusione sociale di tutte le persone con disabilità?
La mia riflessione si è basata su due considerazioni principali, derivate dall’esperienza che ho vissuto. La prima in merito al sistema dei servizi presenti nel mio territorio, come in tanti altri, che è stato il frutto di tanto impegno e di tante battaglie sviluppate dal mondo associativo per rispondere a problemi di persone e di famiglie che non trovavano adeguata riposta da parte delle Istituzioni.
Nel periodo che va dagli Anni Settanta al primo decennio degli Anni Duemila, questo sistema ha avuto il merito di costituire un effettivo avanzamento nelle condizioni di vita delle persone con disabilità. Ma negli ultimi 10-15 anni, per effetto delle normative introdotte dalle Istituzioni, sta portando a un’eccessiva burocratizzazione, che ne riduce la valenza, anche se siamo in presenza di notevoli sforzi da parte di realtà che fanno parte del nostro mondo associativo, di costruire percorsi che evitino questo rischio. Inoltre, di fronte al fatto che le risorse destinate a questi servizi si stanno progressivamente riducendo, si rende necessario trovare un’alternativa concreta alla residenzialità.

La seconda riflessione, molto personale, si basa sul pregiudizio che anch’io ho vissuto e superato, ma che ritengo sia ancora molto diffuso: considerare cioè le persone con disabilità, soprattutto quelle con gravi compromissioni di carattere cognitivo e intellettivo, come “persone di second’ordine” e quindi non nelle condizioni di potere godere degli stessi diritti di tutti.
La riflessione in merito al dettato della Convenzione ONU, sulla definizione stessa di disabilità, ha consolidato in me la convinzione che ogni persona, indipendentemente dalle proprie caratteristiche personali, compresa la disabilità, è unica e meritevole di un proprio percorso e progetto di vita, scelto autonomamente in base ai propri desideri e alle proprie potenzialità. È necessario, quindi, che la società sostenga le persone con disabilità nella realizzazione di questo percorso e di questo progetto.

Ultimamente, di fronte ai gravi problemi della nostra società, sono sempre più convinto che difendere i diritti delle persone con disabilità voglia dire anche lottare per i diritti di tante persone che, nella società e nel lavoro, vengono messi in discussione.
In ogni caso, ciò non mi ha mai portato, e non ha mai portato l’Associazione di cui sono presidente, a pensare che i servizi oggi esistenti non siano più necessari o debbano essere sic et simpliciter superati. Riteniamo invece, e abbiamo proposto, che le loro funzioni debbano rientrare a pieno titolo in un percorso progettuale scelto autonomamente dalle persone.
Certo, le questioni sono complesse e la strada è ancora lunga: per percorrerla dobbiamo, evidentemente, ancora parlarne e confrontarci in modo sincero e rispettoso.
Riporto, a questo proposito, alcuni temi che mi vengono suggeriti da un consigliere della mia Associazione, che meritano sicuramente di essere approfonditi:
° In quale rapporto possono stare vita indipendente e forme strutturate di residenza?
° Associazionismo e fornitura di servizi possono coesistere? E a quali condizioni?
° L’espressione dell’autodeterminazione, quando si considerano situazioni di persone con forte necessità di supporto, in quale modo può essere concretamente giocata per non rimanere una vuota dichiarazione di principio?
° Quali garanzie di maggiore efficacia offrono il budget di salute e di progetto rispetto al finanziamento attuale di servizi a carattere prevalentemente assistenziale?
° La fase di transizione dal modello assistenziale a quello che fa del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato lo strumento principe, quanto accettiamo possa durare? Mesi, anni, decenni?

Mi auguro che questo mio contributo possa essere colto come frutto di una volontà sincera di favorire un confronto sereno nel nostro mondo, e non solo, su questi temi.

*Presidente della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

L'articolo Vita indipendente per tutti: la necessità di un confronto aperto proviene da Superando.

Pagine

Abbonamento a Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria aggregatore