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Risposte concrete per le persone con disabilità anziane non autosufficienti

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Partecipando a un Tavolo di Lavoro del CIPA (Comitato Interministeriale per le Politiche dell’Invecchiamento Attivo), promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la Federazione FISH ha preannunciando la presentazione di un proprio documento contenente una serie di proposte, per far sì che il Piano Nazionale per l’Invecchiamento Attivo tenga conto delle esigenze specifiche delle persone con disabilità anziane non autosufficienti e delle loro famiglie

«Abbiamo ribadito con forza l’urgenza di un approccio centrato sui diritti, sulla personalizzazione degli interventi e sulla costruzione di reti territoriali che garantiscano autonomia, inclusione e qualità della vita. In questa prospettiva, presenteremo entro il 31 luglio un nostro documento di osservazioni alla cosiddetta “Relazione Ponte”, testo preparatorio alla stesura del Piano Nazionale, con una serie di proposte puntuali per far sì che il Piano stesso tenga conto delle esigenze specifiche delle persone con disabilità anziane non autosufficienti e delle loro famiglie, riconoscendo e valorizzando anche il ruolo delle organizzazioni rappresentative nei processi decisionali»: lo si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), a margine della partecipazione della Federazione al Tavolo di Lavoro del CIPA (Comitato Interministeriale per le Politiche dell’Invecchiamento Attivo), promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In tale sede, dunque, la Federazione ha dato piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni, per costruire risposte concrete ai bisogni delle persone anziane e in particolare di quelle con disabilità.

La riunione, cui ha preso parte la viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, ha segnato l’avvio di un percorso condiviso tra Istituzioni e organizzazioni del Terzo Settore, verso la definizione del primo Piano Nazionale, entro questo 2025, per l’invecchiamento attivo, l’inclusione sociale e la prevenzione delle fragilità nella popolazione. «Un Piano – spiegano dalla FISH – che intende promuovere politiche integrate capaci di rispondere in modo adeguato alle esigenze complesse di una società che invecchia, con particolare attenzione alla condizione di vita delle persone con disabilità anziane».

«Non possiamo permettere che le persone con disabilità anziane non autosufficienti restino ai margini delle politiche pubbliche – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH -, è tempo di agire con responsabilità e visione. Il Piano Nazionale dev’essere uno strumento concreto, non un esercizio teorico: serve a garantire diritti, dignità e futuro. La nostra Federazione c’è, pronta a collaborare con spirito costruttivo e fermezza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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La presentazione del nuovo “Trofeo della Mole 2.0” di tennis in carrozzina

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Nel corso di una conferenza stampa in programma per il 14 luglio, verrà presentata la 17^ edizione di un ormai classico evento torinese di sport paralimpico, vale a dire il “Trofeo della Mole 2.0” di tennis in carrozzina, in programma dal 23 al 27 luglio prossimi

Verrà presentata nel corso di una conferenza stampa in programma per la mattinata del 14 luglio, presso il Circolo della Stampa – Sporting di Torino (Corso Giovanni Agnelli, 45, ore 11), la 17^ edizione di un ormai classico evento di sport paralimpico, che si tiene nel capoluogo piemontese, vale a dire il Trofeo della Mole 2.0 di tennis in carrozzina, in programma dal 23 al 27 luglio prossimi.

Parteciperanno alla conferenza stampa del 14 luglio Rossana Schillaci, consigliera con Delega alle Politiche Sociali della Città Metropolitana di Torino; Domenico Carretta, assessore allo Sport della Città di Torino; Chiara Appendino, vicepresidente della FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel); Silvia Bruno, presidente del CIP Piemonte (Comitato Italiano Paralimpico); Valentina Melle, responsabile di Corporate Partnership & Sponsorship Intesa Sanpaolo; Paolo Bonino e Gianluca Cosentino, rispettivamente presidente e responsabile della Società Sportiva Dilettantistica Volare, organizzatrice della manifestazione; Giulia Capocci, direttrice del Trofeo della Mole 2.0. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ssdvolare.com (Marco Berton).

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Una norma che rafforza i diritti di lavoratori e lavoratrici con patologie gravi, invalidanti o croniche

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Secondo l’Associazione AISM, l’approvazione in via definitiva della Proposta di Legge “Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche” «è un passaggio importante che rafforza i diritti di lavoratori e lavoratrici colpiti da patologie gravi, invalidanti o croniche – anche rare – riconoscendo misure concrete di conciliazione tra salute e lavoro» Una lavoratrice con sclerosi multipla

«Questo è un passaggio legislativo importante che rafforza i diritti di lavoratori e lavoratrici colpiti da patologie gravi, invalidanti o croniche — anche rare — e riconosce misure concrete di conciliazione tra salute e lavoro»: viene commentata così, dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l’approvazione in via definitiva della Proposta di Legge recante Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche, provvedimento che nel dettaglio introduce congedi non retribuiti fino a 24 mesi con conservazione del posto di lavoro per dipendenti con invalidità pari o superiore al 74%; sospensione dell’attività fino a 300 giorni l’anno per i lavoratori autonomi, senza corresponsione del compenso; accesso prioritario al “lavoro agile”, dopo i congedi, quando compatibile con le mansioni; 10 ore annue di permesso retribuito dal 2026 per visite e cure, con copertura previdenziale; un fondo di 2 milioni di euro dal 2026 per premi di laurea in memoria di pazienti oncologici; il potenziamento dell’infrastruttura INPS, con stanziamenti dedicati.

«Come AISM – commentano dall’Associazione – abbiamo seguito con attenzione l’intero iter legislativo, promuovendo il confronto diretto con i relatori del provvedimento e con i firmatari — sia di maggioranza che di opposizione — anche attraverso il coinvolgimento attivo della FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), di cui la nostra Associazione è parte. Abbiamo inoltre partecipato a suo tempo all’audizione presso la Commissione Lavoro della Camera, presentando una nostra memoria in cui abbiamo condiviso proposte migliorative, basate sull’esperienza diretta delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate».

«Nell’ambito del nostro programma #1000azionioltrelaSM – concludono dall’AISM – continueremo a monitorare e lavorare affinché l’attuazione della Legge sia effettiva e coerente con i bisogni reali delle persone con sclerosi multipla, patologie croniche e disabilità, garantendo a tutti il diritto a un lavoro inclusivo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni. Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Attuazione del PNRR: serve un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore

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«Non chiediamo che si spendano in fretta le risorse del PNRR, ma che si spendano bene e ancora una volta, proprio per garantire una ricaduta positiva e sostenibile delle risorse, auspichiamo che il Terzo Settore sia maggiormente coinvolto»: lo ha dichiarato Vanessa Palluicchi, portavoce del Forum del Terzo Settore, a margine della presentazione del rapporto “Il PNRR a un anno dalla conclusione. Il punto del Terzo Settore”, realizzato dal Forum stesso, in collaborazione con la Fondazione Openpolis 

«Mentre si avvicina la scadenza del 2026 per il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la distanza tra gli obiettivi politici originari e l’attuazione si è fatta evidente e, in molti casi, gli effetti concreti e strutturali appaiono ancora incompiuti o poco definibili. Ma, con una sesta revisione del Piano in fase di definizione e oltre 80 miliardi di euro ancora da spendere in meno di 20 mesi, il destino del PNRR è tutt’altro che scritto e il futuro si gioca ora»: lo si legge nelle conclusioni del rapporto Il PNRR a un anno dalla conclusione. Il punto del Terzo Settore (disponibile integralmente a questo link, mentre a quest’altro link ne è disponibile un abstract), realizzato dal Forum del Terzo Settore, in collaborazione con la Fondazione Openpolis e presentato a Roma, come avevamo segnalato anche sulle nostre pagine.

«Portiamo avanti da tre anni il monitoraggio dell’andamento dell’attuazione del PNRR – commenta Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – e ci sono finalmente dei passi in avanti sul piano dell’accessibilità dei dati. Il quadro a disposizione, però, ci preoccupa non poco: a maggior ragione in questa fase in cui nel Paese assistiamo all’aumento vertiginoso di povertà, disuguaglianze ed emarginazione sociale, le misure di welfare nel Pnrr dovrebbero a nostro avviso ricevere la massima attenzione e il massimo impegno da parte delle Istituzioni. Purtroppo non è così ed è per questo che rilanciamo il nostro appello affinché non vada sprecata la straordinaria opportunità del Piano. Non chiediamo che si spendano in fretta le risorse, ma che si spendano bene, centrando gli obiettivi e rispettando i tempi. Ancora una volta, inoltre, e proprio per garantire una ricaduta positiva e sostenibile delle risorse del PNRR, auspichiamo che il Terzo Settore, il cui potenziale risulta sottoutilizzato, sia maggiormente coinvolto».

«A poco più di un anno dalla conclusione – sottolinea dal canto suo Luca Dal Poggetto, analista di Openpolis -, con oltre la metà delle risorse assegnate ancora da spendere e con una probabile ulteriore revisione del Piano da adottare entro la fine del 2025, è importante che l’attenzione rimanga alta, così come cerchiamo di fare dal 2023 con i report realizzati insieme al Forum e in generale attraverso il nostro costante monitoraggio sul PNRR. Anche a causa del complesso contesto internazionale, l’impostazione originaria potrebbe cambiare in maniera significativa nei prossimi mesi e a farne le spese potrebbero essere, tra gli altri, anche gli interventi legati al welfare e all’inclusione sociale, aree in cui storicamente il contributo del Terzo Settore è fondamentale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Per una ricostruzione dell’Ucraina centrata sull’accessibilità e sull’universalità degli interventi

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«Il piano dell’auspicata ricostruzione dell’Ucraina può rappresentare un grande banco di prova per sperimentare e attuare il principio di accessibilità universale sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità»: lo ha deto tra l’altro Roberto Speziale, che ha rappresentato la Federazione FISH a un evento collaterale dedicato alla disabilità e all’inclusione, nell’àmbito della quarta Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, in corso di svolgimento a Roma Secondo stime recenti, alle 2.700.000 persone con disabilità presenti in Ucraina prima dell’aggressione da parte della Russia, dopo tre anni se ne sono aggiunte 300.000 che hanno acquisito una disabilità a causa delle ferite di guerra (©Yuliia Yurasova | Dreamstime.com)

Abbiamo dedicato ieri ampio spazio, grazie a un approfondimento curato da Luisella Bosisio Fazzi, consigliera dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, alla quarta Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, in corso di svolgimento a Roma e, nello specifico, alla presenza in tale evento del movimento italiano della disabilità, insieme a quello europeo, per far sì che il lavoro di ricostruzione dell’Ucraina stessa sia rispettoso dei diritti umani delle persone con disabilità e che ogni azione che si intraprenderà veda il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle loro organizzazioni.

Come avevamo riferito, uno degli eventi collaterali della Conferenza, promosso dall’EDF e dal Ministero per le Disabilità, è stato dedicato al tema Una ricostruzione centrata sull’uomo: perché l’inclusione della disabilità è importante e a rappresentare per l’occasione la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) è stato il vicepresidente vicario Roberto Speziale, che ha dichiarato tra l’altro: «Fermo restando che il nostro auspicio è di poter vedere, al più presto, concreti segnali che portino verso una pace giusta, riteniamo che la ripresa e la ricostruzione dell’Ucraina possa rappresentare un’occasione imperdibile per rendere concreto il principio di solidarietà tra i popoli, attuando quanto detto dal Santo Padre, ovvero che bisogna tutti operare per una pace disarmata e disarmante. Prima di tutto, dunque, occorre mettere fine alle indicibili sofferenze del popolo ucraino e delle persone con disabilità, divenute tali anche a causa della guerra. Detto questo, il piano dell’auspicata ricostruzione può rappresentare un grande banco di prova per sperimentare e attuare il principio di accessibilità universale sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Serve, quindi, un cambio di passo affinché ogni investimento tenga conto dei diritti delle persone con disabilità e sia davvero rivolto a tutti, nessuno escluso. Questa ricostruzione dev’essere centrata sull’accessibilità e sull’universalità degli interventi» (a questo link è disponibile il testo integrale dell’intervento di Roberto Speziale al citato evento collaterale della Conferenza di Roma).

«La sfida che attende l’Ucraina – commenta dal canto suo il presidente della FISH Vincenzo Falabella – è enorme, ma renderla inclusiva è un dovere giuridico, etico e politico, non una scelta. Nessuna crescita è sostenibile se lascia indietro le persone più vulnerabili. Non si può parlare di ricostruzione senza ascoltare chi quella ricostruzione la vive, la aspetta, la costruisce ogni giorno. Non possiamo parlare di rinascita se non ascoltiamo e coinvolgiamo chi quella rinascita la vive, la aspetta, la costruisce ogni giorno. Le organizzazioni di persone con disabilità, dunque, non devono solo essere ascoltate, ma coinvolte attivamente nella progettazione e nel monitoraggio della ricostruzione. Perché l’inclusione è una scelta che conviene, è giustizia e sviluppo insieme. Ricostruire significa infatti immaginare un futuro nuovo: facciamolo davvero insieme, nessuno escluso!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Una riforma sostanziale dell’ISEE a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie

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«Non è accettabile che uno strumento come l’ISEE produca diseguaglianze. Per questo ne chiediamo una riforma immediata e strutturale, perché cessino di essere penalizzate migliaia di persone con disabilità e le loro famiglie»: lo si legge nella memoria presentata dalla ederazione FISH, in occasione di un’audizione presso il Tavolo Interministeriale dedicato alla riforma dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente)

In occasione di un’audizione presso il Tavolo Interministeriale dedicato alla riforma dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha presentato una propria memoria (disponibile integralmente a questo link), contenente una serie di osservazioni sul Regolamento ISEE fissato dal Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, denunciando gravi distorsioni nell’attuale disciplina di questo strumento e proponendone una riforma strutturale, per renderlo «equo e aderente alla realtà».
Secondo la Federazione, infatti, «nonostante le pronunce giurisprudenziali e gli interventi normativi degli ultimi anni abbiano chiarito che le prestazioni assistenziali legate alla disabilità non costituiscono reddito, queste continuano a influenzare negativamente l’indicatore economico attraverso la componente patrimoniale. Pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento o risarcimenti per danno biologico, una volta accreditati sui conti correnti, innalzano artificialmente la giacenza media. Si tratta di risorse destinate a compensare svantaggi strutturali, non ad arricchire chi le riceve, eppure il loro accumulo sui conti correnti innalza artificialmente l’Indicatore, privando spesso i beneficiari di servizi essenziali».

Nella propria memoria, inoltre, la FISH punta anche il dito contro «l’impossibilità, per le persone minori con disabilità, di accedere all’ISEE sociosanitario, riservato oggi soltanto agli adulti. Una limitazione, questa, che costringe intere famiglie a un calcolo meno vantaggioso, aggravando situazioni già complesse. A ciò si aggiunga inoltre una scala di equivalenza inadeguata. L’attuale maggiorazione di 0,5 non riflette il reale peso economico della disabilità, che comporta costi elevati e minori opportunità di reddito».
E ancora, la Federazione ricorda che la possibilità di utilizzare l’ISEE “ristretto” per l’Assegno Unico Universale, prevista dalla normativa, viene spesso disattesa dall’INPS e da molti Enti Locali – come purtroppo abbiamo dovuto riferire in questi anni anche sulle pagine di Superando -, che adottano interpretazioni restrittive. «In questo modo – sottolineano dalla FISH -, migliaia di persone si vedono riconosciuti importi ridotti o vengono escluse del tutto dalle prestazioni. Per superare, quindi, tutte le criticità evidenziate, chiediamo di escludere dal calcolo ISEE tutte le prestazioni connesse alla disabilità, di estendere il nucleo ristretto anche ai minori e di rivedere la scala di equivalenza, per renderla più equa e allineare le prassi applicative alle disposizioni di legge».

«L’ISEE non può essere uno strumento che produce diseguaglianze – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH -, per questo chiediamo un intervento immediato e strutturale perché l’ISEE torni a essere uno strumento fedele alla realtà, capace di garantire uguaglianza sostanziale. Non è accettabile che risorse destinate a colmare svantaggi si trasformino in ostacoli per chi già affronta difficoltà quotidiane. Confidiamo quindi in un dialogo costruttivo con le Istituzioni, per tradurre queste richieste in azioni concrete, restituendo dignità e diritti a migliaia di cittadini». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it. L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) serve a fornire una valutazione della situazione economica delle famiglie, tenendo conto del reddito di tutti i componenti, del loro patrimonio e di una scala di equivalenza che varia in base alla composizione del nucleo familiare. Esso tiene conto di particolari situazioni di bisogno, prevedendo trattamenti di favore per i nuclei con tre o più figli o dove siano presenti persone con disabilità o non autosufficienti. L’ISEE è necessario per l’accesso alle prestazioni sociali la cui erogazione dipende dalla situazione economica familiare.
L’ISEE ordinario (o “standard”) contiene le principali informazioni sulla situazione anagrafica, reddituale e patrimoniale del nucleo familiare. Questo tipo di Indicatore vale per la maggior parte delle prestazioni.
L’ISEE sociosanitario (o “ristretto”) è utile per l’accesso alle prestazioni sociosanitarie, come l’assistenza domiciliare per le persone con disabilità e/o non autosufficienti, l’ospitalità alberghiera presso strutture residenziali e semiresidenziali per le persone che non possono essere assistite a domicilio. Le persone con disabilità maggiorenni possono scegliere un nucleo più ristretto rispetto a quello ordinario. Per esempio, una persona maggiorenne disabile non coniugata e senza figli, che vive con i genitori, in sede di calcolo ISEE può dichiarare solo i suoi redditi e patrimoni.
(fonte: INPS)

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Ancora discrepanza tra i diritti sanciti e la loro attuazione, ma la giurisprudenza è sempre più attenta

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La conferma della discrepanza tra i diritti sanciti e la loro concreta attuazione, le profonde disuguaglianze territoriali nell’erogazione dei servizi e nell’accesso alle tutele, la persistenza di barriere sistemiche, e soprattutto culturali, l’esiguo utilizzo della Legge antidiscriminatoria 67/06, ma anche una giurisprudenza sempre più attenta alla tutela effettiva dei diritti: sono i dati emersi dal secondo rapporto sui diritti delle persone con disabilità, presentato all’Università Statale di Milano

Sono state individuate, selezionate e studiate oltre 1.100 Sentenze italiane e delle principali Corti Internazionali in àmbito civile, penale e amministrativo (nel rapporto del 2023 erano state circa 800), che, nel corso del 2024, hanno affrontato il tema della disabilità, con particolare attenzione ai settori più critici, vale a dire il diritto allo studio, l’accessibilità, il lavoro, il progetto di vita, i caregiver, il trattamento ABA (Analisi del Comportamento Applicata), l’amministrazione di sostegno e i servizi sociosanitari: sono questi i temi principali di Diritti ad ostacoli, secondo rapporto sulla giurisprudenza riguardante le persone con disabilità realizzato dall’Osservatorio Giuridico Permanente di Human Hall dell’Università di Milano e nello specifico realizzato da un gruppo di ricerca coordinato da Giuseppe Arconzo, docente di Diritto Costituzionale e delegato del Comune di Milano per le Politiche dell’Accessibilità, in collaborazione con il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e famiglie), oltreché con l’adesione all’Osservatorio dell’Associazione Luca Coscioni.

Presentato presso la Sala Consiglio dell’Università Statale di Milano, come avevamo segnalato anche sulle nostre pagine, il rapporto ha confermato dunque, tramite l’esame delle varie decisioni giudiziarie, che nonostante l’ampia produzione normativa, esiste ancora una fortissima discrepanza tra i diritti sanciti e la loro concreta attuazione, ciò che continua a generare un elevato ricorso al giudice come strumento ordinario di tutela, con evidenti costi sociali e umani.
Il documento ha anche evidenziato profonde disuguaglianze territoriali nell’erogazione dei servizi e nell’accesso alle tutele, sottolineando la necessità di un’azione istituzionale più coerente e uniforme. I casi analizzati, inoltre, dimostrano la persistenza di barriere sistemiche e, soprattutto, culturali, che ostacolano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale. Significativo anche il dato sull’esiguo utilizzo dell’azione antidiscriminatoria ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), rilevato solo nel 4% dei casi, ciò che potrebbe indicare una scarsa conoscenza di tale norma da parte degli operatori o un’inadeguatezza di tale strumento.
E tuttavia, ci sono anche segnali positivi: la giurisprudenza, infatti, è sempre più attenta al principio del “ragionevole accomodamento”, all’accessibilità e alla tutela effettiva dei diritti.

«Il gruppo di lavoro che elabora il rapporto – ha sottolineato Giuseppe Arconzo, durante la presentazione – comprende, tra gli altri, ricercatrici e dottorande dell’Università di Milano, che si dedicano con grande dedizione a questo progetto, che rappresenta un’esperienza di ricerca, formazione e impegno civile ad alto impatto sociale. Inoltre, il nostro Osservatorio si giova delle segnalazioni di avvocati del settore, operatori giuridici e dell’Associazione Luca Coscioni. Il lavoro svolto dall’Osservatorio stesso, unico nel suo genere in Italia, si propone come presidio scientifico e civico per restituire voce, visibilità e strumenti concreti alle persone con disabilità, favorendo il dialogo tra giurisprudenza, società civile e politica pubblica».
«Grazie alle altissime competenze che abbiamo in Statale nello studio e nella ricerca nel campo del diritto e della giurisprudenza – ha affermato dal canto suo Marina Brambilla, rettrice dell’Università -, l’Osservatorio Giuridico Permanente sui diritti delle persone con disabilità fondato da Human Hall offre un’analisi preziosa della giurisprudenza in questo àmbito, con oltre mille decisioni passate in rassegna su tutti i temi più rilevanti e sensibili. In particolare, è importante continuare a tenere alta l’attenzione su temi quali il diritto allo studio, che vede il più alto numero di pronunce in Italia: la nostra Università, pubblica e inclusiva, intende raccogliere le riflessioni di oggi per continuare a esser un punto di riferimento in questo settore».

Per l’Ateneo ospitante sono intervenute alla presentazione del rapporto anche Stefania Leone, delegata della Rettrice per la Disabilità e i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e Marilisa D’Amico, responsabile del Centro Human Hall, mentre in rappresentanza delle Istituzioni hanno partecipato Lamberto Bertolè, Assessore al Welfare e alla Salute del Comune e, con un videomessaggio, Elena Lucchini, assessora alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità della Regione Lombardia.
«In Italia – ha sottolineato Bertolè -la cultura dell’inclusione e delle pari opportunità ha ormai da tempo diversi riconoscimenti giuridici, ma purtroppo fatica ad affermarsi in una società che spesso rimane indietro. Un ritardo che non possiamo e non dobbiamo accettare, perché danneggia persone che, a causa di una disabilità, già vivono tutti i giorni una condizione fisiologica di fragilità e svantaggio. Questo rapporto ci mette di fronte a una realtà con la quale dobbiamo fare i conti e che non dobbiamo accogliere come ineluttabile. Al contrario, ci deve servire da stimolo per il cambiamento in una direzione di maggiore giustizia sociale. Un impegno che troverà sempre la città di Milano e le sue Istituzioni in prima fila».
«Esprimo il mio apprezzamento per il valore della ricerca – ha affermato quindi Lucchini – e per l’assoluta centralità del lavoro svolto nell’elaborazione del secondo rapporto annuale dedicato alla disabilità. La Regione Lombardia è da tempo impegnata nella promozione di politiche di welfare che mettono al centro della società civile la persona con disabilità, con le sue competenze e potenzialità, affinché partecipi attivamente e responsabilmente alla realizzazione del proprio progetto di vita all’interno del contesto sociale in cui sceglie di vivere, offrendo servizi sempre più integrati e personalizzati. Per questo abbiamo bisogno di una rete di connessione tra persone, famiglia e comunità e di una realtà accademica sorretta da competenze scientifiche e giuridiche come la vostra. Un’alleanza che si deve consolidare ogni giorno per essere al servizio dei più fragili».

Durante l’incontro, il direttore della LEDHA Giovanni Merlo ha discusso in una tavola rotonda, insieme a funzionari del Comune di Milano e della Regione Lombarda, lo stato di attuazione del Progetto di Vita, previsto dall’articolo 14 della Legge 328/00, strumento da tempo centrale per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, anche prima che entrino in vigore sul territorio nazionale le riforme introdotte dal Decreto Legislativo 62/24. In Lombardia, infatti, i Comuni, d’intesa con le ATS (Agenzie di Tutela della Salute), sono infatti obbligati a predisporre tali progetti su richiesta dell’interessato e la mancata o tardiva predisposizione può causare un danno esistenziale risarcibile, qualora essa determini un concreto e comprovato peggioramento delle condizioni di vita.

Il secondo rapporto presentato oggi è stato realizzato nell’àmbito di Empowerment of persons with disabilities: innovative tools for the inclusion of people with disabilities, progetto del citato Osservatorio Giuridico Permanente di Human Hall, sui temi dell’inclusione delle persone con disabilità, che fa parte dello Spoke n. 6 del progetto PNRR MUSA (Multilayered Urban Sustainability Action. «La ricerca è anche responsabilità – ha concluso Marilisa D’Amico –, è capacità di cambiare il reale, di abbattere ostacoli invisibili ma concreti. E il diritto non è solo norma scritta, ma è anche giustizia quotidiana. Per questo lavoriamo ogni giorno per costruire una società più giusta e più accessibile per tutte e tutti. E lo facciamo coinvolgendo e stimolando i giovani e le giovani nelle nostre iniziative Human Hall, in modo da poter creare una staffetta generazionale ed essere certi che crescano in loro consapevolezza e sensibilità verso questi temi centrali per il futuro di tutte e tutti».
In tal senso, va detto in conclusione, l’Osservatorio di Human Hall intende proseguire con il monitoraggio delle pronunce del 2025 e con le sue altre attività anche dopo la fine del finanziamento PNRR, per continuare a contribuire alla diffusione di una cultura dell’inclusione. (S.B.)

Sul sito dell’Osservatorio Giuridico Permanente di Human Hall riguardante i temi dell’inclusione delle persone con disabilità (a questo link), è possibile consultare le decisioni citate nel rapporto e rimanere aggiornati sulle novità riguardanti i diritti delle persone con disabilità. Inoltre, dallo scorso meso di gennaio, viene pubblicata mensilmente la newsletter Diritti ad ostacoli, disponibile via mail, su LinkedIn e sul sito dell’Osservatorio, per rendere accessibili sentenze e commenti per operatori, tecnici e cittadini interessati al tema. Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@unimi.it.

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