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Violenza sulle donne: la disabilità nel nuovo rapporto dell’ISTAT con i primi dati del 2025
Reso pubblico il 21 novembre scorso, il rapporto di ricerca dell’ISTAT denominato La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia contiene i primi risultati del 2025 dell’indagine sulla violenza contro le donne denominata Sicurezza delle donne (a questo link sono disponibili una sintesi dei principali risultati, il Testo integrale e nota metodologica, le Tavole e un’ulteriore Nota metodologica).
Si tratta della terza indagine realizzata dall’ISTAT interamente ed esplicitamente dedicata alla violenza sulle donne: la prima è stata condotta nel 2006 (La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia – Anno 2006), la seconda nel 2014 (La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014). Considerando che esiste una consolidata letteratura riguardo al fatto che le donne con disabilità sono esposte alla violenza di genere più delle altre donne ed anche a forme peculiari di violenza legate alla disabilità (1), e ritenendo fondamentale poter disporre di dati disaggregati anche per la disabilità della vittima (2), abbiamo esaminato il testo del rapporto per verificare se e come il tema della disabilità fosse stato considerato.
Prima di procedere, riportiamo qualche dato di carattere generale. «In base alle stime preliminari desunte dalla rilevazione in corso, nel 2025 sono circa 6 milioni e 400.000 (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subìto almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8% ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne», scrive l’ISTAT in un focus in cui riprende i dati dell’ultimo rapporto.
La disabilità nel testo del rapporto con i dati del 2025
All’interno del testo del rapporto, dunque, i riferimenti in tema di disabilità sono principalmente sintetizzati nel paragrafo intitolato Le donne con problemi di salute hanno subito più violenze. Vi si legge (grassetti nostri nelle citazioni seguenti): «Le donne che hanno dei problemi fisici (riferiscono di stare male o molto male, hanno limitazioni dell’autonomia personale o hanno malattie croniche) sono pari a 6 milioni e 500.000 (il 32,5% delle donne di 16-70 anni). Il 36,1% dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali (circa 2milioni 350mila), con una percentuale più elevata rispetto al valore medio (31,9%). La violenza fisica o sessuale è più frequente tra chi dichiara di sentirsi male o molto male (38,8%, 332.783), chi è affetto da malattie croniche (37,1%, 2.109.160) e chi ha limitazioni gravi (39,4%, 230.074). Considerando invece le violenze subite negli ultimi cinque anni, è minore la prevalenza delle donne che hanno problemi di salute e subiscono violenza (9,5%, 540.560 donne, rispetto all’11% del dato medio). Sono circa 60.000 le vittime in cattiva salute, circa 39.000 hanno limitazioni gravi e circa 479.000 segnalano malattie croniche» (pagina 10).
Altri due riferimenti alla disabilità sono contenuti nella trattazione della violenza psicologica. Nel primo è specificato che essa «si verifica in percentuali maggiori per le donne tra i 35 e 54 anni (4,2% tra i 35-44 anni e 4,0% 45-54 anni), per le donne in cerca di occupazione (5,5%) e le casalinghe (4,3%), per le donne che non si considerano indipendenti dal punto di vista economico (4,6%), e per quelle che hanno problemi di salute (8,3%) o hanno malattie croniche o limitazioni nel condurre le attività quotidiane. Al contrario, la subiscono di meno le donne laureate» (pagina 12).
Il secondo riferimento riguarda le disabilità acquisite in seguito alla violenza e si trova nel glossario, e nello specifico, appunto, nella definizione della “violenza psicologica”. Nella voce in questione, tra le altre cose, sono segnalati i diversi reati disciplinati dalla legislazione italiana che fanno riferimento a questa forma di violenza, e tra questi è indicato anche «lo stato d’incapacità procurato mediante violenza» (pagina 15).
Segnaliamo, infine, che nella nota metodologica contenuta nel testo del rapporto è specificato che «L’indagine per le donne italiane è stata condotta da marzo a luglio del 2025 tramite tecnica di rilevazione CATI (intervista telefonica con ausilio del computer) e ha riguardato circa 17.500 donne dai 16 a 75 anni» (pagina 16). Abbiamo riportato questa informazione perché è plausibile ritenere che questa tecnica di rilevazione possa avere penalizzato la partecipazione all’indagine delle donne che hanno difficoltà ad usare il telefono (ad esempio: le donne sorde e le donne con afasia).
La disabilità nelle tavole con i dati del 2025
Alcune delle tavole pubblicate contengono dei dati sulle caratteristiche delle vittime. Possiamo notare che nella Tavola 3, nella Tavola 7 e nella Tavola 8 sono presenti tre indicatori relativi a variabili che l’ISTAT, nel testo del rapporto, ha trattato come afferenti alla medesima area semantica, includendo nel gruppo Donne con problemi di salute soggetti con situazioni molto diverse.
I tre indicatori sono quelli relativi alla Salute autopercepita (che comprende le seguenti opzioni di risposta: “Bene o molto bene”, “Né bene né male”, “Male o molto male”, “Rifiuta/non risponde”); alle Malattie croniche o problemi di salute di lunga durata (che comprende le seguenti opzioni di risposta: “Sì”, “No”, “Rifiuta/non risponde”); e alle Limitazioni, che durano da almeno 6 mesi, nelle attività (comprendente le seguenti opzioni di risposta: “Limitazioni gravi”, “Limitazioni non gravi”, “Nessuna limitazione”, “Rifiuta/non risponde”). Ciò mette in luce una certa difficoltà dell’Istituto Nazionale di Statistica ad emanciparsi dal cosiddetto “modello medico di disabilità”, sebbene questo sia stato ormai superato dall’inizio del nuovo millennio (3). Infatti, se assumiamo che le donne con disabilità sono quelle che incontrano barriere che ne ostacolano la piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con le altre persone (4), possiamo ritenere che gli unici dati che in qualche modo cercano di individuare queste donne, sia pure facendo riferimento a un modello sorpassato (5), siano quelli relativi al terzo indicatore. Affermiamo ciò perché riteniamo che sarebbe arbitrario includere tra le donne con disabilità anche le donne che dichiarano di sentirsi “male o molto male” (6), o quelle con “malattie croniche o problemi di salute di lunga durata” (7).
Vediamo dunque i dati inerenti alle donne con “Limitazioni, che durano da almeno 6 mesi, nelle attività” contenuti nelle tavole in questione.
La Tavola 3 riporta i valori percentuali relativi alle donne italiane dai 16 ai 70 anni che hanno subìto violenza fisica o sessuale da un partner attuale o ex, o da un non partner negli ultimi 5 anni. I dati sono quelli rilevati nell’anno 2025. Tra le donne con limitazioni gravi il 4,6% hanno subìto violenza fisica o sessuale da un partner o un ex partner (mentre il 3,7% è la percentuale delle donne con limitazioni non gravi e il 3,9% quella delle donne senza nessuna limitazione).
Entrando nel dettaglio, il 3,9% delle donne con limitazioni gravi ha subìto violenza fisica o sessuale dal partner attuale (contro il 2,4% delle donne con limitazioni non gravi e l’1,4% delle donne senza limitazioni); il 3,4% delle donne con limitazioni gravi ha subìto violenza fisica o sessuale da un ex partner (contro il 3,6% delle donne con limitazioni non gravi e il 4,7% delle donne senza limitazioni); il 3,8% delle donne con limitazioni gravi ha subìto violenza fisica o sessuale da un non partner (contro il 7,1% delle donne con limitazioni non gravi e il 9,1% delle donne senza limitazioni).
La Tabella scompone i dati anche per le singole tipologie di violenza considerate, ossia per la sola violenza fisica e la sola violenza sessuale (ma in questo spazio, per ragioni di sintesi, non entriamo in questo livello di dettaglio).
La Tavola 7 contiene una comparazione tra i valori percentuali delle donne dai 16 ai 70 anni che hanno subìto violenza psicologica rilevati nel 2014 e quelli rilevati nel 2025.
Nel 2014 le donne con limitazioni gravi che avevano dichiarato di avere subìto violenza psicologica erano state il 12,7% (contro il 9,7% delle donne con limitazioni non gravi e il 7,1% delle donne senza limitazioni), nel 2025 la percentuale è scesa al 7,5% (contro il 6,1% delle donne con limitazioni non gravi e il 3% delle donne senza limitazioni).
Infine, la Tavola 8 contiene una comparazione tra i valori percentuali delle donne dai 16 ai 70 anni che hanno subìto violenza economica da un partner attuale o da un ex partner rilevati nel 2014 e quelli rilevati nel 2025.
Nel 2014 le donne con limitazioni gravi che hanno dichiarato di avere subìto violenza economica dal partner attuale erano state il 7,6% (contro il 4% delle donne con limitazioni non gravi e il 2% delle donne senza limitazioni), nel 2025 la percentuale è scesa al 6% (contro il 2,1% delle donne con limitazioni non gravi e lo 0,7% delle donne senza limitazioni).
Nel 2014 le donne con limitazioni gravi che avevano dichiarato di avere subìto violenza economica da un ex partner erano state il 28,9% (contro il 14,4% delle donne con limitazioni non gravi e l’11,2% delle donne senza limitazioni), e anche per questo tipo di violenza nel 2025, per le donne con limitazioni gravi, si regista un decremento dei valori: infatti, la percentuale è scesa al 19,7% (contro il 15,8% delle donne con limitazioni non gravi e il 9,1% delle donne senza limitazioni).
Considerazioni conclusive
Uno dei principali motivi per cui nel nostro Paese non riusciamo a descrivere in maniera puntuale il fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilità è la mancanza di dati disaggregati per la disabilità della vittima. Deve essere ben chiaro che quest’ultima richiesta non è fine a se stessa, ma è funzionale a predisporre un piano di risposte adeguato alle specifiche caratteristiche ed esigenze di queste donne. Un piano che, come per tutte le altre donne, riguardi la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime, la punizione dei colpevoli (e dunque l’accesso alla giustizia) e la definizione di politiche coordinate. Purtroppo, pur notando un accenno di interesse da parte dell’ISTAT per la questione, constatiamo come le informazioni fornite riguardo alle donne con disabilità non costituiscano una base adeguata a predisporre il menzionato piano di risposte. Riteniamo infatti che tale modalità di raccolta dei dati sia fortemente discriminatoria perché oltre a non consentire di descrivere maniera puntuale il fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilità, non è funzionale ad individuare le barriere che impediscono loro di accedere alle misure antiviolenza in condizione di uguaglianza con le altre donne, e che la discriminazione scaturisca principalmente dal non avere superato il modello medico di disabilità.
*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) nel cui sito il presente approfondimento è già apparso. Viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione.
Note:(1) A tal proposito segnaliamo che il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) ha evidenziato innumerevoli volte che le donne con disabilità sono «esposte in modo sproporzionato a violenza, discriminazione ed esclusione, hanno da due a cinque volte più probabilità di subire violenza rispetto alle donne senza disabilità e corrono rischi aggiuntivi di sterilizzazione forzata, istituzionalizzazione, isolamento sociale e ostacoli alla giustizia» (Violenza di genere, per il Forum Europeo sulla Disabilità nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro, in «Informare un’h», 25 novembre 2025). I seguenti dati, contenuti nell’indagine ISTAT La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014, hanno confermato che anche in Italia le donne con disabilità sono esposte a tutte le forme di violenza di genere più delle altre donne: il 31,5% delle donne senza limitazioni ha subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, mentre la percentuale sale al 36,6% per le donne con disabilità; il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio per le donne con disabilità (10%) rispetto a quelle senza limitazioni (4,7%); il 31,4% delle donne con gravi limitazioni ha subìto violenza psicologica dal partner attuale, mentre per le altre donne la percentuale è del 25%; infine, anche rispetto allo stalking, prima o dopo la separazione, si registra una sensibile differenza tra le donne che lo hanno subìto: 21,6% per le donne con gravi limitazioni e 14,3% per le donne senza limitazioni.
(2) Il GREVIO, l’organo indipendente preposto a monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica) nei Paesi che l’hanno ratificata (tra cui l’Italia, con la Legge 77/13), nel Rapporto di valutazione di base sulla situazione italiana (pubblicato nel 2020) ha incoraggiato vivamente le nostre autorità, tra le altre cose, a sostenere la ricerca e ad aggiungere indicatori specifici nella raccolta dei dati relativi alla violenza contro le donne che si riferiscano a donne e ragazze che sono o potrebbero essere esposte alla discriminazione intersezionale (punto 27, se ne legga a questo link). Purtroppo l’ultimo Rapporto di valutazione del GREVIO sull’Italia (pubblicato il 2 dicembre 2025) è meno incisivo su questo specifico aspetto (se ne legga a questo link). Tuttavia, diversi “Rapporti Ombra” inviati al GREVIO dal FID (Forum Italiano sulla Disabilità) hanno rimarcato la fondamentale esigenza che vengano raccolti dati disaggregati per la disabilità della vittima (a questo link è disponibile una nota sul “Rapporto Ombra” del 2023, mentre a quest’altro link vi è una nota su quello del 2024). Infine, ricordiamo che, malauguratamente, la Legge 53/22 (Disposizioni in materia statistica sulla violenza di genere) non prevede esplicitamente che i dati vengano disaggregati per la disabilità della vittima.
(3) Il superamento del cosiddetto “modello medico di disabilità” è stato sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con la pubblicazione, nel 2001, della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), e ha assunto una veste giuridica qualche anno più tardi, nel 2006, con l’approvazione da parte delle Nazioni Unite della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09). Anche la riforma delineata dalla Legge Delega 227/21 in materia di disabilità e il più impattante dei suoi Decreti Attuativi, il Decreto Legislativo 62/24, sono stati elaborati nel rispetto dei princìpi contenuti nella citata Convenzione ONU.
(4) In recepimento della definizione di “persone con disabilità” contenuta nell’articolo 1 (Scopo), comma 2, della citata Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
(5) Quando ci si occupa di disabilità l’accento non va posto sui problemi di salute o sui problemi fisici, ma sulle barriere alla partecipazione alla vita sociale incontrate dalle persone disabili e sui sostegni necessari a superarle.
(6) A titolo esemplificativo possiamo convenire che, dovendo rispondere ad una domanda sulla salute percepita, una persona che stia elaborando un lutto recente, o affrontando una separazione non consensuale o la perdita del lavoro, possa tranquillamente dichiarare di sentirsi “male o molto male”, ma inquadrare tale situazione nell’area della disabilità sarebbe improprio e fuorviante.
(7) Ci sono malattie croniche o problemi di salute di lunga durata che, se adeguatamente trattati (anche farmacologicamente), incidono in modo contenuto sulla qualità di vita delle persone che ne sono interessate, o comunque non in modo tale da interferire significativamente con la partecipazione alla vita nella società.
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Claudia Frizzarin, amica e attivista per i diritti: un ricordo personale
Il 10 gennaio scorso a Padova ci ha lasciati Claudia Frizzarin [se ne legga già sulle nostre pagine, N.d.R.], attivista instancabile per i diritti delle persone con disabilità e amica preziosa per molti e molte di noi a Padova ma non solo. La sua scomparsa rappresenta una perdita profonda per la nostra città e per quel tessuto di relazioni, battaglie e sogni che Claudia ha saputo intrecciare con coraggio e forza.
Con Claudia più volte avevamo pensato di realizzare un’intervista per Superando. Avremmo voluto raccontare la sua esperienza, dare spazio alle sue battaglie, far conoscere il lavoro dell’Associazione MIL (Muoversi in Libertà), da lei fondata e animata con passione e competenza. Purtroppo il tempo non ce l’ha permesso. Resta oggi il rammarico, ma anche la responsabilità di raccogliere e custodire il senso del suo impegno.
Ho avuto due volte l’occasione di suonare per una raccolta fondi a sostegno della sua Associazione. Ogni volta che si presentava un’opportunità legata alla musica, Claudia era pronta a chiamarmi, a coinvolgermi, a immaginare connessioni. Per lei la musica, come l’attivismo, era uno spazio di incontro, di condivisione, di possibilità. Nulla era mai fine a se stesso: tutto poteva diventare occasione per costruire qualcosa insieme.
La grande battaglia di Claudia è stata quella contro le barriere architettoniche. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questa definizione. Claudia era, prima di tutto, una persona libera. Voleva muoversi, viaggiare, progettare, fare cultura. Rivendicava il diritto a una città che non costringesse a chiedere permesso, che non imponesse limiti arbitrari ai corpi e alle vite. A Padova, soprattutto nel quartiere Arcella, in molti la ricordano sfrecciare con la sua carrozzina elettrica: una presenza riconoscibile, determinata, impossibile da ignorare.
Negli ultimi tempi Claudia aveva scelto di mettere a frutto anche competenze professionali specifiche, diventando disability manager, nella convinzione che l’impegno politico dovesse accompagnarsi a strumenti concreti capaci di incidere sulle politiche pubbliche e sull’organizzazione dei servizi. In questa stessa direzione si era anche adoperata per attivare sportelli di consulenza psicologica, con una particolare attenzione alla dimensione affettiva e relazionale, spesso trascurata quando si parla di disabilità.
Le barriere architettoniche, per Claudia, non erano solo un problema tecnico, ma il simbolo di un’esclusione più profonda. Per questo il suo impegno si è esteso anche al diritto alla vita indipendente, alla casa, alla possibilità di vivere pienamente la propria affettività, la sessualità, l’amore. Temi ancora scomodi, spesso rimossi, che Claudia affrontava con lucida convinzione, senza mai arretrare.
Era inoltre profondamente legata al mondo della disabilità visiva e ha collaborato con molte e molti di noi, condividendo battaglie, percorsi e visioni. Questo legame si è espresso in modo particolarmente significativo nell’organizzazione del Disability Pride Veneto, dove Claudia aveva saputo coinvolgere non solo le Associazioni e l’Amministrazione Comunale, ma anche l’Università di Padova, contribuendo a costruire un’alleanza ampia e partecipata attorno al dibattito sui diritti delle persone con disabilità.
Chi l’ha conosciuta ricorda il suo sorriso, la sua ironia pungente, le battute capaci di smascherare ipocrisie e pietismi. Claudia sapeva essere dura quando necessario, ma non perdeva mai l’umanità. La sua forza stava proprio in questo equilibrio: tenere insieme la rabbia giusta e la leggerezza, la competenza e la relazione, la denuncia e il desiderio di cambiamento.
Oggi Padova è una città un po’ più povera. Ma Claudia Frizzarin continua a parlarci attraverso le battaglie che ha aperto, le persone che ha coinvolto, la libertà che ha incarnato. Ricordarla significa non addolcire il suo messaggio, ma portarlo avanti: continuare a chiedere città accessibili, diritti esigibili, vite pienamente degne.
Forse non c’è stato il tempo per quell’intervista. Ma c’è ancora il tempo – e il dovere – di portare avanti il suo sguardo libero e il suo ostinato desiderio di giustizia.
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Personale ATA: Interpello per la copertura di posto di D.S.G.A vacante e disponibile c/o IC San Lucido- a.s. 2025-2026
IC CS V D. MILANI-DE MATERA – INTERPELLO PER SUPPLENZA BREVE-ADEE-SOSTEGNO-SC.-PRIMARIA-PSICOFISICO-EH
Il sistema dell’accessibilità: filiere della vitalità e del benessere
Sin dagli inizi ci occupiamo del premio Città accessibili a tutti, iniziativa promossa dall’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), basata sull’idea di andare oltre la logica del singolo intervento di miglioramento dell’accessibilità, per riuscire ad avviare processi integrati in grado di eliminare barriere fisiche, percettive, sensoriali, intellettive, sociali, economiche e culturali che limitano l’accesso delle persone al funzionamento urbano.
Una bella opportunità per approfondirne i temi è data ora dal numero speciale di «Urbanistica Informazioni», intitolato Il sistema dell’accessibilità: filiere della vitalità e del benessere, interamente dedicato all’edizione 2024 del premio e liberamente scaricabile nel web (a questo link). Così lo presenta, qui di seguito, il curatore Iginio Rossi, coordinatore della Community INU Città accessibili a tutti.
«I lavori partecipanti all’edizione 2024 del Premio Città accessibili a tutti, pur nell’ovvia parzialità, consentono di avviare un’interpretazione dei temi che emergono dall’attenzione che le università italiane riservano al più generale ambito dell’accessibilità universale. Le riflessioni, proposte da vari punti di vista espressi dagli autori in questo numero speciale di “Urbanistica Informazioni”, non pretendono di “fotografare” gli indirizzi, le scelte, gli approcci e altri orientamenti che scaturiscono dal “mondo” della formazione per altro frammentato nelle diverse discipline, nei caratteri dei territori e nelle politiche di ateneo che operando in una dimensione priva di riferimenti nazionali si “muovono” disordinatamente e seguendo percorsi altalenanti solo grazie all’impegno appassionato di docenti, ricercatori e studenti.
Nell’impostazione dello speciale, dopo l’apertura del corposo saggio di Antonio Lauria, La mia idea di accessibilità, viene proposto un ordine tematico ai 35 lavori pervenuti alla 5^ edizione del Premio, lavori “generati” nell’ovvia autonomia che contraddistingue le tesi di laurea e le ricerche e studi, mantenendo però la continuità con le impostazioni delle edizioni precedenti. Così nella pubblicazione sono stati inseriti quei raggruppamenti che richiamando alcune identità proprie e vicine all’urbanistica consentono di tracciare le caratterizzazioni territoriali in cui gli àmbiti del concorso si muovono: economia e turismo; patrimonio culturale; rigenerazione urbana; benessere e cura; nuove tecnologie; territorio e paesaggio; relazioni nell’inclusione». (S.B.)
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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del D.M. 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. 09 ottobre 2025, n. 2938 – DECRETO DI NOMINA COMMISSIONI...
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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del D.M. 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. 09 ottobre 2025, n. 2938 – DECRETO DI NOMINA COMMISSIONE...
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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del D.M. 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. 09 ottobre 2025, n. 2938 – DECRETO DI NOMINA COMMISSIONE...
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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del D.M. 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. 09 ottobre 2025, n. 2938 – DECRETO DI NOMINA COMMISSIONI...
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AVVISO N. 14 Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 205 – D.D.G. n. 2939 del 9...
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Ricorso al Tribunale Civile di Locri RG 3100/2024 – Decreto del Tribunale di Locri del 12/01/2026
Ricorso proposto da VARDARO MARIA ROSARIA c/MIM e U.S.R. CALABRIA/A.T. REGGIO CALABRIA – N. R.G. 2891/2025, TRIBUNALE ORDINARIO di PALMI, SEZIONE CIVILE, Controversie di lavoro e previdenza – ricorso ex art. 414 cpc – decreto di fissazione udienza...
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Andrea Ferrero Sette: l’idea è dentro di noi, le mani sono solo uno strumento
In occasione della terza edizione dell’evento inclusivo Sfumature d’arte [se ne legga già anche sulle nostre pagine a questo link, N.d.R.], svoltasi il 13 dicembre scorso presso la Sala Civis di San Gavino Monreale (Provincia del Sud Sardegna), cortesemente concessa in patrocinio gratuito dal Comune locale, l’artista cieco Andrea Ferrero Sette ha presentato la sua ultima opera pittorica intitolata Blue Days.
Il quadro – acrilico con inserti in pasta modellante – è stato eseguito con la tecnica di immersione delle mani nel colore e nella materia che diventa forma. L’astratto è dunque un gioco di contrasti e sfumature cromatiche, qui di seguito ne è riportata una descrizione eseguita tramite un’app di riconoscimento immagini ideata per persone con difficoltà visive (Seeing Eyes), mentre in calce è presente un’ulteriore descrizione, curata dallo stesso Andrea Ferrero Sette con l’app Be My Eyes: «Questo è un dipinto astratto che presenta una composizione vibrante di colori e texture. Lo sfondo è prevalentemente arancione, con una sezione centrale verticale di tonalità blu e beige. Le aree blu e beige sono texturizzate e sembrano essere state applicate con una spallina, creando un effetto stratificato e tridimensionale. Strisce bianche e schizzi sono sparsi sulla tela, aggiungendo movimento dinamico all’opera. L’applicazione della vernice è spessa ed espressiva, con pennellate e vortici visibili. La composizione complessiva è audace e visivamente impressionante».
Come spesso accade durante le mostre, «la gente – racconta Andrea – si incuriosisce e si sofferma per poi rivolgermi la fatidica domanda: ma come fai a dipingere se non vedi? La mia risposta, con ironia e competenza, spiega sempre, così come ho fatto anche a San Gavino Monreale, che l’idea è dentro di noi e le mani, nel mio caso, sono uno strumento attraverso le quali diventa opera d’arte».
Sempre organizzato e coadiuvato da un accompagnatore, Andrea ha anche distribuito numerosi biglietti da visita e dunque creato anche in questa edizione un cospicuo numero di contatti e un circolo virtuoso, dando appuntamento, con i suoi colleghi Rossella Boette e chi scrive [Marco Farina], alla prossima edizione della rassegna.
In conclusione, dunque, la descrizione dell’opera, curata, come detto, dallo stesso Autore: «Blue Days, anno 2025, colori acrilici. Quadro astratto. La tela è dominata da un colore di fondo arancione intenso. Al centro si sviluppa una fascia verticale e ondulata composta da spatolate spesse di blu-grigio e arancione più chiaro, con alcune sfumature di bianco. Questa fascia appare materica, con le pennellate tridimensionali in rilievo che creano una texture vistosa rispetto al resto della superficie. Sullo sfondo compaiono spruzzi e piccole colature di bianco e blu, donando movimento al tutto. L’insieme risulta dinamico e vibrante, privo di figure riconoscibili e basato sul contrasto tra il blu, l’arancione e il bianco. Per questo lavoro ho utilizzato anche una pasta modellante in modo che ci fosse un po’ di tatto».
*Scrittore, ideatore del progetto “Sfumature d’arte”.
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Aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo e delle graduatorie di istituto di I fascia del personale docente ed educativo, valevoli per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/28
“Autonomia e Cooperazione”: dieci giovani ciechi e ipovedenti sui sentieri storici di Teano
«Quando la solidarietà si mette in cammino, le barriere si abbattono»: è partendo da questo assunto che si è articolato il progetto Autonomia e Cooperazione, promosso dall’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), in stretta collaborazione con l’UICI di Caserta (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e l’UNIVOC della città campana (Unione Nazionale Italiana Volontari Pro Ciechi), basandosi su un campo invernale tra i sentieri storici di Teano.
Dieci giovani ciechi e ipovedenti, dunque, hanno vissuto tre giorni di immersione totale in “stile scout”, sfidando i propri limiti per conquistare nuovi traguardi di autonomia. Essi hanno infatti percorso l’antica Via Francigena, recentemente bonificata e resa accessibile dal MASCI Teano 3 e grazie all’utilizzo delle speciali carrozzine Joëlette e all’appassionato racconto dei volontari, hanno potuto scoprire la storia e la fauna del territorio, raggiungendo le suggestive “Big Bench”, ossia le panchine giganti frutto di installazioni artistiche e qui, oltre a una descrizione dettagliata del paesaggio, hanno potuto vivere un momento profondo di preghiera davanti a una riproduzione naturale della Madonna di Lourdes, incastonata nella roccia. Il tutto è stato reso possibile grazie a una rete di cooperazione che ha coinvolto la Comunità AGESCI Teano 1, il MASCI Aversa 2 per il supporto logistico, e il citato MASCI Teano 3, custode e promotore della Via Francigena locale.
Da ricordare inoltre che l’esperienza si è svolta nella cornice del Convento di Sant’Antonio, luogo simbolo del territorio oggi gestito dal MASCI Teano 2, che ha aperto le porte ai partecipanti al campo e agli operatori.
«Ringrazio il Direttivo dell’UICI per il sostegno costante – dichiara Giulia Antonella Cannavale, presidente dell’IRIFOR di Caserta – e il MASCI Aversa 2 per l’impeccabile logistica. Quest’anno la nostra famiglia si è allargata: grazie ai nuovi amici degli scout di Teano, infatti, i nostri giovani hanno vissuto un’esperienza sensoriale senza precedenti. La sensibilità del MASCI Teano 3 nel rendere accessibile la Via Francigena è un dono prezioso e sono certa che questa collaborazione sia solo l’inizio di una progettazione futura condivisa. A tutti loro, il mio augurio di “Buona Strada”!».
«Un plauso va al MASCI Teano 3 – aggiunge Vincenzo Del Piano, presidente dell’UNIVOC di Caserta – per il coraggio dimostrato nella bonifica dei sentieri e per l’attenzione verso ogni forma di disabilità. In qualità di responsabile della Commissione Barriere Architettoniche e Senso-Percettive dell’UICI di Caserta, abbiamo anche colto l’occasione, durante il cammino, per analizzare insieme le criticità del percorso: il nostro obiettivo, infatti, è presentare interventi mirati affinché le persone cieche e ipovedenti possano percorrere questa strada in totale autonomia e sicurezza. Trasformare la Via Francigena in un percorso pienamente inclusivo è dunque la nostra prossima sfida!». (S.B.)
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Importante Risoluzione dell’ONU sull’attuazione della Convenzione (pur con una “macchia”)
Il 17 dicembre scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato quasi all’unanimità la Risoluzione 80/197 denominata Implementation of the Convention on the Rights of Persons with Disabilities and the Optional Protocol thereto: amplified barriers in diverse contexts (“Attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e del Protocollo Opzionale di essa: barriere amplificate in contesti diversi”), riguardante appunto l’attuazione della Convenzione ONU e contenente importanti disposizioni per le persone con disabilità in tutto il mondo (il testo integrale in inglese della Risoluzione è disponibile a questo link).
Si tratta di un documento che affronta questioni cruciali, tra cui l’accessibilità, l’istruzione inclusiva, la raccolta di statistiche attendibili, nonché i diritti delle persone con disabilità in situazioni di rischio. Una serie di tutele rispetto alle quali il sistema internazionale dei diritti umani invita con forza tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite ad attuare la Risoluzione.
Una “macchia” nell’iter che ha portato all’approvazione della Risoluzione viene per altro sottolineata da Outright International, organizzazione non governativa impegnata per la tutela dei diritti umani delle persone LGBTIQ+. Il testo originale, infatti, rilevava che le persone con disabilità si trovano di fronte a “barriere amplificate” quando la loro disabilità interagisce con situazioni quale ad esempio la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, ciò che è stato rimosso dal testo approvato a seguito di un emendamento presentato dall’Egitto a nome di molti – seppure non tutti – i membri dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, sostenuto anche dagli Stati Uniti. Tale emendamento è stato approvato con 81 voti a favore, 77 contrari e 15 astensioni.
«Accogliamo con favore l’adozione di questa Risoluzione – ha commentato Maria Sjödin, direttrice esecutiva di Outright International -, che promuove tutele fondamentali per le persone con disabilità a livello globale. Tuttavia, essa sarebbe stata molto più incisiva se le tutele relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere fossero rimaste intatte. Le persone LGBTIQ+ con disabilità meritano infatti di essere viste, non rese invisibili. Nonostante questo, però esse continuano naturalmente a beneficiare dell’intero spettro di tutele dei diritti umani riconosciute dal sistema internazionale di essi, perché nessun voto può cancellare la verità fondamentale che tutte le persone nascono libere e uguali in dignità e diritti!». (S.B.)
Ringraziamo Giampiero Griffo per la segnalazione.
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Paralimpiadi di Milano/Cortina: visioni in grado di rendere l’Italia più accessibile e inclusiva
In un articolo augurale di buon anno, ripreso anche da Superando, Alessandro Cannavò ha definito le Paralimpiadi Invernali di Milano/Cortina 2026 come «fari della disabilità». Come non dargli ragione! La 14^ edizione dei Giochi Paralimpici Invernali, infatti, che si svolgerà in Italia dal 6 al 15 marzo tra Milano e Cortina d’Ampezzo (Belluno), sarà un’occasione unica per il nostro Paese, non solo per l’importanza della manifestazione sportiva in sé, per il conseguente grande afflusso di persone che porterà e per la risonanza in vari àmbiti, ma anche per il contributo al cambiamento del paradigma culturale della disabilità, già in atto da tempo: mettere cioè al centro le persone con disabilità.
In occasione della terza edizione italiana delle Paralimpiadi, dopo quelle estive di Roma (1960) e invernali di Torino (2006), nel nostro Paese arriveranno seicento atleti paralimpici provenienti da cinquanta diversi Paesi di tutto il mondo che si sfideranno in varie discipline (sci alpino paralimpico, curling in carrozzina, snowboard, sci di fondo e biathlon paraolimpico). Per ospitarli sono stati allestiti tre villaggi a Milano, Cortina d’Ampezzo e Livigno (Sondrio).
Per l’Italia ospitare un evento di questa dimensione è sicuramente un grande onore, ma, soprattutto, un’opportunità ineguagliabile; durante la cerimonia di presentazione, il 22 dicembre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dando ufficialmente la bandiera italiana alla nostra squadra paralimpica, ha dichiarato: «Questa cerimonia è sempre coinvolgente, ma questa volta riveste un significato ancora più grande perché siamo noi a organizzare i Giochi. Ci riversiamo la nostra cultura, l’amicizia, l’ospitalità. L’Italia sarà con voi interamente. Sarà un’occasione importante, l’occasione della scoperta del nostro Paese. Sarà una vetrina per l’Italia e per questo ringrazio chi si è impegnato a volere i Giochi e per organizzarli; Giochi Olimpici e Paralimpici: un’accoppiata di eventi che pone al centro del mondo il nostro Paese».
I Giochi Paralimpici Invernali di Milano/Cortina saranno seguiti da moltissime persone con e senza disabilità e per questo vengono considerati un’ottima opportunità per diffondere e sensibilizzare un nuovo approccio positivo nei confronti della disabilità, in cui la persona, in quanto persona, viene messa al centro. In particolare, vedere i campioni paralimpici, che hanno raggiunto altissimi livelli, per le persone con disabilità può essere un grande esempio e un forte stimolo; mentre per chi non ha una disabilità, può essere un nuovo modo di considerare le persone con disabilità stesse.
L’aspetto fondamentale nel far passare tale divulgazione è però non cadere nel grave errore – purtroppo molto diffuso – di far passare gli stessi campioni come dei “super eroi”, ma di farli concepire come persone “normali” che hanno saputo trasformare la loro disabilità in un punto di forza.
Un ultimo aspetto legato alle Paralimpiadi da non sottovalutare, è il grandissimo lavoro fatto per rendere accessibili le città di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo, affinché tutti abbiano la possibilità di assistere agli eventi in programma. Un laborioso percorso che ha coinvolto realtà alquanto diverse tra loro, con l’augurio che si lascino in eredità non solo infrastrutture, ma soprattutto visioni in grado di rendere l’Italia di domani più accessibile e inclusiva.
**Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “La spinta alla crescita civile delle Paralimpiadi” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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Ricorso al Tribunale civile di Locri RG 3100/2024 proposto da Bengala Giovanna c/ MIM USR Calabria- Decreto del Tribunale di Locri del 12/01/2026
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Meno ore di sostegno: il TAR dichiara illegittimo il Piano Educativo Individualizzato
Con la Sentenza n. 101 del 7 gennaio scorso, la Seconda Sezione del TAR della Campania (Tribunale Amministrativo Regionale) ha accolto il ricorso presentato dai genitori di uno studente con disabilità con necessità di sostegno intensivo, certificata ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, dichiarando illegittimo il PEI (Piano Educativo Individualizzato) che, pur avendo rilevato nello studente la necessità di un supporto continuativo, aveva assegnato un numero di ore di sostegno molto limitato.
Nello specifico, il PEI approvato il 15 ottobre 2025 aveva assegnato al minore con disabilità 18 ore settimanali di sostegno didattico a fronte di un totale di 32 ore di frequenza scolastica.
La notizia è riportata dal portale «Orizzontescuola.it» in un approfondimento a firma di Andrea Carlino dal titolo “Illegittimo il PEI con 18 ore di sostegno su 32, la scuola deve garantire la copertura integrale dell’orario”, la decisione del TAR: istituto condannato, pubblicato il 10 gennaio. «Il Collegio giudicante – vi si legge – ha rilevato che il PEI impugnato presenta una motivazione intrinsecamente illogica. Lo stesso documento riconosceva esplicitamente la necessità per il minore di fruire di un supporto continuativo da parte del docente di sostegno. Il Tribunale ha sottolineato quindi che l’attribuzione di un numero di ore inferiore rispetto all’orario di frequenza, senza adeguata motivazione individualizzata, costituisce violazione degli articoli 3, 12 e 13 della legge 104 del 1992».
Per approfondire ulteriormente la notizia, si rimanda senz’altro alla lettura integrale del testo pubblicato su «Orizzontescuola.it» che, ricordiamo ancora, è disponibile a questo link. (Simona Lancioni)
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.L'articolo Meno ore di sostegno: il TAR dichiara illegittimo il Piano Educativo Individualizzato proviene da Superando.































