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Quasi 20.000 segnalazioni all’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità

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«Ad oggi abbiamo ricevuto quasi 20.000 segnalazioni, a dimostrazione di quanto esista ancora un grave deficit nell’effettivo riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità»lo ha dichiarato Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità, intervenendo alla conferenza “Europe in Action 2026”, ove ha sottolineato anche che «il Progetto di Vita deve valere per tutte le persone con disabilità, anche per quelle che si trovano presso strutture di cura e accoglienza»

«Ad oggi l’Autorità Garante ha ricevuto quasi 20.000 segnalazioni, attraverso la maschera disponibile nella home page del nostro sito istituzionale e tramite l’indirizzo e-mail dedicato: un dato che dimostra quanto esista ancora un grave deficit nell’effettivo riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità. E tra le criticità più diffuse, vi è quella dell’inclusione scolastica, che purtroppo è ancora troppo spesso solo sulla carta: a tutt’oggi, infatti, permangono ostacoli che impediscono agli studenti e alle studentesse con disabilità di partecipare alla vita scolastica in condizioni di piena uguaglianza con gli altri»: lo ha dichiarato Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità, intervenendo all’incontro Anti-discriminazione: quali sostegni e quali tutele, all’interno di Europe in Action 2026, la principale conferenza europea dedicata ai temi della disabilità intellettiva, dell’inclusione e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, la cui ventunesima edizione, da noi già ampiamente presentata, si concluderà oggi, 27 maggio, a Vicenza, organizzata dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), insieme a Inclusion Europe, rete europea cui la stessa ANFFAS aderisce.

Un altro tema su cui si è soffermato il Presidente dell’Autorità Garante è quello riguardante la presa in carico delle persone con disabilità, rispetto al quale la stessa Autorità Garante sta intervenendo attraverso visite alle strutture, in collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute. «Il nostro compito – ha affermato Borgo – è verificare che i diritti delle persone con disabilità siano effettivamente garantiti anche all’interno di questi luoghi. Il Progetto di Vita, infatti, vale per tutte le persone con disabilità, anche per quelle che si trovano presso strutture di cura e accoglienza. Nessuno deve restare parcheggiato, perché questo significherebbe accettare una forma di istituzionalizzazione che, a vent’anni dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, non sarebbe accettabile». (S.B.)

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“Disability Pride Milano 2026”, uno spazio collettivo di partecipazione, confronto e rivendicazione dei diritti

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Presentato nei giorni scorsi presso il Comune di Milano, il “Disability Pride Milano 2026”, manifestazione dedicata ai diritti delle persone con disabilità, all’accessibilità universale e alla promozione di una cultura inclusiva e partecipata, culminerà con il corteo cittadino del 30 maggio, che attraverserà il centro della città, coinvolgendo associazioni, cittadini e cittadine, artisti e artiste, realtà del Terzo Settore e spazi sociali

Come segnalato anche su queste pagine, lo scorso 14 maggio si è svolta a Milano, presso la Sala Brigida di Palazzo Marino, la conferenza stampa di presentazione del Disability Pride Milano 2026, la manifestazione cittadina dedicata ai diritti delle persone con disabilità, all’accessibilità universale e alla promozione di una cultura inclusiva e partecipata.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Milano e dal Comune di Cologno Monzese (Milano), culminerà con il corteo cittadino del 30 maggio, che attraverserà il centro della città, coinvolgendo associazioni, cittadini e cittadine, artisti e artiste, realtà del Terzo Settore e spazi sociali.

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti Andrey Chaykin di Abbatti le Barriere ETS; Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano; Mariella Meli presidente dell’Associazione Famiglie Disabili Lombarde e della Consulta Persone con Disabilità del Comune di Milano: Loredana Verzino, assessora ai Lavori Pubblici, al Demanio e al PEBA del Comune di Cologno Monzese.
Per l’occasione Chaykin ha presentato il programma delle iniziative che accompagneranno il Disability Pride Milano 2026 con incontri pubblici, tavoli tematici, eventi culturali e momenti di confronto dedicati ai temi dell’autonomia, delle barriere architettoniche, delle disabilità invisibili, della vita indipendente e del ruolo dei caregiver.
Dal canto suo, l’assessore Bertolè ha sottolineato il valore culturale e politico della manifestazione: «Il Disability Pride è un’occasione importante per fare cultura e per interrogarci su come una città debba attrezzarsi per essere davvero accessibile, inclusiva e capace di garantire piena partecipazione a tutte le persone». Bertolè ha inoltre richiamato l’attenzione sul cambio di paradigma necessario nelle politiche pubbliche: «Non sono più le persone a doversi adattare ai contesti, ma sono i contesti che devono trasformarsi per essere realmente accessibili e inclusivi. Anche sul progetto di vita stiamo vivendo una fase importante ma complessa: una riforma necessaria, che richiede però strumenti concreti, coordinamento tra servizi e attenzione alle criticità che emergono nella sua applicazione».
Nel suo intervento, invece, Meli ha posto l’attenzione sul tema dei caregiver e della vita indipendente: «Parlare di caregiver e vita indipendente significa affrontare temi concreti che riguardano ogni giorno le famiglie e le persone con disabilità. Il Progetto di Vita deve diventare uno strumento realmente costruito intorno alla persona, capace di garantire autodeterminazione, continuità dei sostegni e una presa in carico integrata tra servizi sociali, sanitari ed educativi». «Il tavolo dedicato a caregiver e vita indipendente – ha aggiunto – nasce dalla necessità di creare uno spazio di confronto aperto tra famiglie, istituzioni e associazioni, per affrontare insieme criticità, diritti e prospettive future legate alla riforma della disabilità».
L’assessora Verzino, infine, ha evidenziato il ruolo dell’accessibilità nella trasformazione urbana: «L’accessibilità non riguarda soltanto l’abbattimento delle barriere architettoniche, ma il modo in cui immaginiamo e costruiamo le nostre città. Il lavoro sui PEBA deve diventare uno strumento concreto di partecipazione e trasformazione urbana, capace di migliorare realmente la qualità della vita delle persone».
Per Verzino «parlare di accessibilità significa coinvolgere territori, amministrazioni e cittadini in un cambiamento culturale che renda gli spazi pubblici realmente fruibili da tutte e tutti».
In chiusura è intervenuto anche Maurizio Attanasi del Comitato Zero Barriere e della Consulta Accessibilità del Comune di Milano, che ha richiamato l’importanza di una partecipazione attiva delle persone con disabilità nei processi decisionali e nella progettazione degli spazi pubblici: «L’accessibilità non può essere considerata un tema secondario o esclusivamente tecnico: riguarda la qualità della vita, la libertà di movimento e il diritto delle persone di partecipare pienamente alla vita sociale e culturale delle città». «Il Disability Pride – ha aggiunto– rappresenta anche un’occasione per costruire alleanze tra Associazioni, Istituzioni e Cittadini, trasformando il tema delle barriere in una responsabilità collettiva e in un percorso concreto di cambiamento culturale».

Il Disability Pride Milano 2026 si conferma dunque come uno spazio collettivo di partecipazione, confronto e rivendicazione dei diritti, costruito insieme alle realtà associative, ai cittadini, alle cittadine e alle istituzioni per promuovere una città realmente accessibile, equa e inclusiva.
Al centro della manifestazione l’orgoglio, la visibilità e l’autonarrazione delle persone con disabilità: il Disability Pride rivendica infatti il diritto di raccontarsi e rappresentarsi liberamente, fuori da narrazioni pietistiche, paternalistiche o esclusivamente assistenziali. Una presa di parola pubblica e culturale che afferma il valore delle differenze, della pluralità dei corpi e delle esperienze, riconoscendo alle persone con disabilità il diritto di essere protagoniste della propria immagine, della propria voce e della propria presenza nello spazio pubblico. (Simona Lancioni)

Per ogni ulteriore informazione: disabilitypridemilanoofficial@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

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Simulare un viaggio aereo, per consentire di affrontarne uno reale

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Affollamento, rumori assordanti, procedure d’imbarco, tutti passaggi che rendono un ambiente aeroportuale assai poco consono alle persone con autismo o con problemi sensoriali: per ovviare a queste problematiche, la compagnia aerea Emirates, ha messo a punto il programma internazionale “Travel Rehearsal”, sbarcato ora a Milano Malpensa, in collaborazione con la Società SEA Milan Airports e l’Associazione L’abilità. Vediamo di cosa si tratta Una fase del percorso “Travel Rehearsal” a Milano Malpensa

Non è difficile pensare quanto l’ambiente aeroportuale sia poco consono alle persone con autismo o con problemi sensoriali: affollamento, rumori assordanti, procedure d’imbarco sono sicuramente elementi di forte destabilizzazione per le stesse.
Per ovviare a queste problematiche, la compagnia aerea Emirates, la più grande flotta al mondo di Airbus e di Boeing, ha messo a punto Travel Rehearsal, programma internazionale per rendere più accessibile l’esperienza di volo a un maggior numero di persone possibile, attraverso un percorso guidato, volto a far familiarizzare ipotetici viaggiatori con condizioni particolari con l’ambiente degli aeroporti.
Pochi giorni fa, il progetto è arrivato a Malpensa, scalo con grande affluenza di passeggeri ogni giorno e pertanto, con tante richieste di assistenza da parte di persone con disabilità o con particolari esigenze. In tal senso lo scorso anno ci sono state circa 5.000 richieste di assistenza per passeggeri con disabilità intellettive o comportamentali, il 2% di quelle totali e la permanenza nelle aeree affollate, come i controlli di sicurezza o dei passaporti per i viaggiatori con disabilità, possono momenti veramente critici.

È dunque proprio per evitare situazioni di questo tipo, particolarmente difficili da affrontare, che SEA Milan Airports – la Società che gestisce gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate – e l’Associazione L’abilità di Milano, hanno promosso Travel Rehearsal nel medesimo scalo di Malpensa, simulando un viaggio che coinvolgesse sei bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni, con una forma grave di autismo. L’obiettivo è stato quello di creare un primo approccio positivo con l’ambiente aeroportuale, durante il quale i piccoli partecipanti potessero esplorare lo stesso contesto senza pressioni e con i tempi adeguati alle loro esigenze.
Nel dettaglio, il programma consiste in un percorso che si snoda attraverso alcune fasi all’interno dell’aeroporto, il tutto preceduto da un lavoro propedeutico, svolto, per lo più, con materiali specifici che preparano mentalmente i bambini a ciò che sperimenteranno, riducendone l’incertezza e l’ansia.
Una prima tappa si ha nell’area check-in, predisposta appositamente, facendo cioè in modo che sia poco frequentata, dove i bambini prendono confidenza con le prassi tipiche prima della partenza, come recarsi al banco per registrarsi e ottenere la carta d’imbarco, apporre l’etichetta al bagaglio, avere dimestichezza con il passaporto personalizzato, realizzato da loro stessi con l’aiuto degli educatori.
Una situazione analoga viene creata nelle zone dei controlli di sicurezza e in frontiera, dove il passaporto viene vidimato, per rendere l’esperienza più reale. Successivamente, i bambini proseguono fino all’area degli imbarchi, da dove possono osservare gli aeromobili in movimento e le operazioni di assistenza a terra. L’iter si conclude con il ritiro bagaglio e il rilascio a ciascun bambino del diploma di “viaggiatore esperto”.
In ogni fase del percorso si crea un ambiente adeguato e calibrato in base alle esigenze sensoriali e relazionali dei bambini, riducendo al massimo ogni stimolo che potesse essere causa di ansia e stress.

«Questa iniziativa – spiega Michele Parietti, responsabile del Servizio PRM Assistance di Malpensa – si inserisce nel programma dell’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto al quale SEA aderisce già da tempo con il proprio progetto di “familiarizzazione”. In questo caso, però, la collaborazione tra aeroporto, compagnia aerea e associazioni ha permesso di creare un’esperienza realmente immersiva. Guardare procedure e attività quotidiane attraverso un piccolo viaggiatore ci aiuta infatti a comprendere quanto si possa ancora fare per rendere l’esperienza aeroportuale davvero accessibile a chiunque. E il lavoro con le Associazioni consente di costruire iniziative basate sui bisogni reali e di trasformarle in attenzioni operative concrete, piccoli accorgimenti e comportamenti capaci, nel loro insieme, di rendere il viaggio sempre più inclusivo».
A conclusione del percorso, dunque, l’auspicio è che i partecipanti con disturbo dello spettro autistico autismo o altri problemi sensoriali abbiano familiarizzato con l’ambiente aeroportuale, al punto tale da poter affrontare un viaggio reale.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Come rendere un aeroporto ‘amico’ delle persone con problemi sensoriali: la ‘prova’ di Malpensa” e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

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Finanziamento della non autosufficienza: così non va!

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«Esprimiamo forte preoccupazione per i ritardi nelle procedure nazionali di programmazione e ripartizione del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze»: lo dicono dalla Federazione FISH, che oltre a chiedere di accelerare immediatamente la ripartizione dei fondi alle Regioni, rinnova anche «la richiesta di un confronto immediato con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per definire un percorso stabile, tempestivo e strutturale di finanziamento della non autosufficienza»

«Esprimiamo forte preoccupazione per i ritardi nelle procedure nazionali di programmazione e ripartizione del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze, da cui dipendono servizi essenziali, sostegni domiciliari e interventi di assistenza rivolti alle persone in situazione di gravissima disabilità, alle persone anziane non autosufficienti e alle loro famiglie»: lo si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ove si sottolinea ancora come «la continuità dei percorsi di assistenza e dei sostegni economici non possa essere messa a rischio da rallentamenti amministrativi e istituzionali. In molte realtà territoriali, infatti, il mancato trasferimento tempestivo delle risorse rischia di determinare interruzioni nei servizi, blocchi nella programmazione degli interventi sociali e sociosanitari e gravi ripercussioni sulla qualità della vita delle persone più fragili».

«Le persone con disabilità e le loro famiglie – prosegue la nota della Federazione – non possono vivere nell’incertezza rispetto a misure fondamentali per la vita quotidiana. Ogni ritardo nella disponibilità delle risorse si traduce concretamente in un rischio per i diritti, la salute e, nei casi più complessi, per la stessa sopravvivenza delle persone in situazione di gravissima disabilità. Chiediamo pertanto di accelerare immediatamente la ripartizione dei fondi alle Regioni, oltre a rivendicare la necessità di assicurare un corretto allineamento tra i tempi della programmazione nazionale e quelli della gestione regionale e territoriale, evitando che le amministrazioni locali siano costrette a operare in condizioni di precarietà finanziaria o a ricorrere a misure straordinarie per garantire servizi essenziali».

La FISH rinnova in conclusione «la richiesta di un confronto immediato con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per definire un percorso stabile, tempestivo e strutturale di finanziamento della non autosufficienza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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“AbbracCiAA la cultura in pratiCAA 2026”: un’iniziativa in Sicilia sull’accessibilità comunicativa

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Si terrà dal 28 al 30 maggio a Sciacca (Agrigento), la seconda edizione della manifestazione “AbbracCiAA la cultura in pratiCAA”, iniziativa centrata sulla CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), che coinvolgerà i rappresentanti di 50 scuole provenienti da diverse realtà italiane, riunite nella “Rete di scuole per comunicare”

È prevista per i giorni dal 28 al 30 maggio a Sciacca (Agrigento), la seconda edizione della manifestazione AbbracCiAA la cultura in pratiCAA, iniziativa centrata sulla Comunicazione Aumentativa Alternativa, in sigla CAA («un insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie atte a semplificare ed incrementare la comunicazione nelle persone che hanno difficoltà ad usare i più comuni canali comunicativi, con particolare riguardo al linguaggio orale e alla scrittura», come la definisce Wikipedia). La pagina Facebook dedicata contiene tutti gli aggiornamenti sull’evento.
L’iniziativa sarà ospitata negli spazi del Plesso Miraglia dell’IISS Don Michele Arena e coinvolgerà i rappresentanti di 50 scuole provenienti da diverse realtà italiane, riunite nella “Rete di scuole per comunicare”.
Sarà una tre giorni particolarmente intensa, un percorso progressivo che intreccerà teoria, esperienze sul campo e pratica laboratoriale, nel quale ogni giornata avrà un proprio ritmo: apertura istituzionale, interventi di esperti e lavoro concreto nei laboratori pomeridiani.
Attraverso la condivisione di esperienze, metodologie e buone pratiche maturate nei contesti scolastici, si intende lavorare alla costruzione di ambienti educativi sempre più equi e realmente accessibili.
Nel dettaglio, il programma prevede che nella mattinata del 28 maggio circa 150 alunni e alunne delle scuole primarie e secondarie saranno coinvolti/e in attività laboratoriali sui temi della comunicazione aumentativa e su esempi di accessibilità per la partecipazione ai contesti.
Il pomeriggio dello stesso 28 maggio e quello del 29 maggio, insieme alla mattinata del 30 maggio, saranno invece dedicati a momenti plenari e laboratori formativi destinati agli adulti, con un taglio pratico e professionale. (Simona Lancioni)

Ringraziamo Greta Barbanti per la segnalazione.

A questo link è disponibile il programma completo della manifestazione.
Il presente contributo è già apparso in Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

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“BricksFor”: patrimonio Unesco, tecnologie, metodologie partecipative e accessibilità in un unico modello replicabile

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A Crespi d’Adda in Lombardia il patrimonio culturale diventa strumento di partecipazione, relazione e inclusione sociale. Nel villaggio operaio patrimonio Unesco, infatti, prende forma “BricksFor”, un progetto che utilizza i mattoncini LEGO® come linguaggio educativo e relazionale per accogliere le diversità e creare esperienze accessibili a persone con disabilità, famiglie, studenti e visitatori Progetto “BricksFor”: i mattoncini LEGO® utilizzati come linguaggio educativo e relazionale

A Crespi d’Adda (frazione di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo) il patrimonio culturale diventa strumento di partecipazione, relazione e inclusione sociale. Nel villaggio operaio patrimonio Unesco, infatti, prende forma BricksFor, progetto che utilizza i mattoncini LEGO® come linguaggio educativo e relazionale per accogliere le diversità e creare esperienze accessibili a persone con disabilità, famiglie, studenti e visitatori.
L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Cariplo e dalla Regione Lombardia, nasce dall’impegno dell’Associazione Crespi d’Adda nel trasformare uno dei siti industriali più significativi d’Europa in uno spazio culturale vivo, capace non solo di conservare memoria storica, ma anche di produrre nuove forme di cittadinanza e partecipazione. Le attività partiranno il 7 giugno prossimo e proseguiranno ogni seconda domenica del mese fino a dicembre (per partecipare è possibile consultare i siti dedicati a questo o a questo link, o anche contattare il numero 02 90939988).

Il progetto si sviluppa, come detto, nel cuore del villaggio operaio di Crespi d’Adda, straordinario esempio di città industriale ancora abitata e riconosciuto dall’Unesco per il suo impianto urbanistico unico. Qui, laboratori, visite guidate e percorsi esperienziali vengono intrecciati con metodologie partecipative come LEGO® Serious Play®, LEGO® Play Included e LEGO® Braille. L’obiettivo non è semplicemente proporre attività ludiche, ma utilizzare il gioco come strumento di comunicazione, apprendimento e costruzione di significati condivisi. I mattoncini diventano così un mezzo per “pensare con le mani”, raccontarsi, sviluppare relazioni e dare forma concreta ai valori della comunità.
Accanto ai tradizionali mattoncini colorati, l’iniziativa integra inoltre anche tecnologie digitali, sistemi di intelligenza artificiale e video narrativi dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale. Le attività si svolgono all’interno dell’Unesco Visitor Centre e lungo itinerari guidati che attraversano i luoghi simbolo del villaggio.

Uno degli aspetti più innovativi di BricksFor riguarda i percorsi dedicati alle persone nello spettro autistico e a chi altri vive difficoltà comunicative. Attraverso la metodologia LEGO® Play Included, i partecipanti vengono accompagnati in attività che rendono tangibili valori come collaborazione sociale, appartenenza e rispetto reciproco. Per le situazioni di maggiore fragilità sono previste anche Sensory Bags, ossia borse contenenti strumenti utili a ridurre lo stress sensoriale durante la visita: cuffie antirumore, occhiali oscuranti, giochi antistress e materiali in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) (CAA). Le schede informative saranno inoltre disponibili presso l’Unesco Visitor Centre.

L’attenzione agli aspetti sensoriali e comunicativi rappresenta dunque un elemento cruciale, perché rendere accessibile un luogo culturale significa infatti non limitarsi all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma costruire contesti in cui ogni persona possa sentirsi accolta e libera di vivere l’esperienza secondo le proprie esigenze.
Il progetto dedica pertanto ampio spazio anche all’accessibilità per persone cieche o ipovedenti, basando in questo caso i percorsi sulla metodologia LEGO® Serious Play® e sull’utilizzo dei mattoncini LEGO® Braille, progettati per riprodurre il sistema Braille e favorire modalità di apprendimento inclusive. Vi sono inoltre laboratori specifici, introduzioni audio e video nelle sale museali multimediali, visite guidate accessibili con radioguide bluetooth ed esperienze tattili degli elementi simbolo del sito Unesco. Particolarmente significativa è anche la presenza di un’audioguida narrativa immersiva: a condurre i visitatori è il medico del villaggio, personaggio storico interpretato da un attore professionista, che accompagna passo dopo passo nella scoperta di Crespi d’Adda.
Quello che emerge, in sostanza, è non solo un adattamento di contenuti già esistenti, ma il ripensare l’esperienza culturale a partire dai diversi modi di percepire e abitare lo spazio, una prospettiva, cioè, che supera l’idea di accessibilità come concessione e la trasforma in principio progettuale.

BricksFor guarda anche alle nuove generazioni, se è vero che a studenti e studentesse è dedicato un percorso specifico utilizzando LEGO® Serious Play®, per esplorare i valori che animavano il “villaggio ideale del lavoro” costruito dalla famiglia Crespi e riflettere sul loro significato contemporaneo.
Il laboratorio si intreccia con visite guidate al sito Unesco, alla centrale idrolelettrica e alle sale museali multimediali, dove personaggi storici del villaggio – interpretati da attori professionisti – dialogano con i partecipanti su temi sociali, culturali e civili. Tra gli elementi più innovativi, inoltre, vi è una chat interattiva basata sull’intelligenza artificiale che permette agli studenti di “dialogare” con l’onorevole Silvio Benigno Crespi, fondatore del villaggio operaio, attraverso un sistema AI Character Chat accessibile da dispositivi mobili.
La memoria storica diventa così uno strumento dinamico, capace di parlare alle nuove generazioni con linguaggi contemporanei e modalità partecipative.

BricksFor si presenta come un progetto unico nel panorama italiano ed europeo perché unisce patrimonio Unesco, tecnologie innovative, metodologie partecipative e accessibilità in un unico modello replicabile. Il valore più profondo dell’iniziativa risiede forse proprio nella sua capacità di ridefinire il concetto di patrimonio culturale. Non più semplice luogo della memoria o destinazione turistica, ma spazio sociale in cui costruire relazioni, consapevolezza e senso di comunità.
In un tempo in cui il tema dell’accessibilità culturale è ancora spesso affrontato come intervento marginale o straordinario, questa esperienza propone invece una prospettiva differente: l’inclusione non come servizio aggiuntivo, ma come elemento strutturale della progettazione culturale.
Il progetto, come detto inizialmente, è realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo e della Regione Lombardia e in collaborazione con Serious Play Italia e con il sostegno di T-Essere Srl, Adda Energi Srl, The Antonio Percassi Family Foundation, ASST Bergamo Ovest e Magnetic Media Network Spa.

*Il presente contributo è già apparso nel magazine di Mirella Madeo «AboutPeople» e viene qui ripreso con diverso titolo e alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: erica@lawhite.it (Erica Debelli).

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Dall’Europa si chiede il riconoscimento dei prestatori di assistenza informali nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale

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«Nell’Unione Europea ci sono 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali. Il testo adottato oggi riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato»: lo dichiara l’eurodeputata greca Meleti, a proposito della Risoluzione non vincolante, ma parimenti significativa, approvata dal Parlamento Europeo, che sottolinea anche la quota sproporzionata del lavoro di cura affidata alle donne Il Parlamento Europeo

«Nell’Unione Europea ci sono 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali. Offrono presenza, pazienza e un contatto umano. Il testo adottato oggi riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato. Per i caregiver professionali chiediamo migliori condizioni di lavoro, una retribuzione equa e un sostegno psicologico. Per i caregiver informali chiediamo tutela, modalità di lavoro flessibili e congedi per l’assistenza. Le responsabilità di cura, inoltre, continuano a ricadere in modo sproporzionato sulle donne, mentre dovrebbero essere una responsabilità condivisa da tutti noi»: le parole dell’eurodeputata greca Eleonora Meleti, relatrice per la Commissione del Parlamento Europeo per l’Occupazione e gli Affari Sociali, riassumono al meglio il senso della Risoluzione non vincolante, ma parimenti significativa, approvata nei giorni scorsi dal parlamento Europeo stesso, con 263 voti a favore, 83 contrari e 154 astensioni, in cui si afferma che «l’accesso all’assistenza è un diritto fondamentale» e si invitano gli Stati Membri dell’Unione Europea «ad affrontare le disuguaglianze di genere in tutte le forme di assistenza».
Il testo approvato sostiene inoltre «un modello di “società della cura” che dia priorità ai servizi domiciliari e di prossimità, alla solidarietà intergenerazionale e alla vita indipendente», chiedendo, alla luce delle attuali tendenze demografiche, «finanziamenti sostenibili e un approccio incentrato sulla persona e sui diritti».

Altro elemento non trascurabile, la Risoluzione chiede anche «l’introduzione di uno “statuto europeo dei prestatori di assistenza” per riconoscerne il lavoro e stabilire standard minimi in tutta l’Unione, garantendo il riconoscimento dei prestatori di assistenza informali nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale». In tal senso i Deputati europei hanno accolto con favore l’annuncio della Commissione Europea di voler presentare nel 2027 un “Patto Europeo per l’Assistenza” (European Care Deal), «che dovrà diventare una vera e propria tabella di marcia – come è stato detto – per costruire un’Europa più equa e più attenta alle persone».

«Le donne – ha dichiarato infine l’europarlamentare spagnola Rosa Estarás Ferragut, relatrice per la commissione del Parlamento Europeo sui Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere – continuano a sostenere una quota sproporzionata del lavoro di cura, sia formale che informale, dedicando 17 ore in più a settimana rispetto agli uomini alle attività di assistenza non retribuite. Un lavoro invisibile che continua ad alimentare sia il divario retributivo che quello pensionistico». A tal proposito, la Risoluzione approvata chiede «campagne di sensibilizzazione per incoraggiare gli uomini ad assumere una quota uguale delle responsabilità di cura, aumentando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e contrastando gli stereotipi di genere tradizionali». (S.B.)

Ringraziamo per la collaborazione il Servizio Stampa dell’Ufficio di collegamento in Italia del Parlamento Europeo.

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Sostegno e Piano Educativo Individualizzato: risolto un annoso problema di conflitto giurisdizionale

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Tramite una recente Sentenza, la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un annoso problema di conflitto giurisdizionale tra TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) e Tribunali Civili, riguardo ai ricorsi relativi all’attribuzione del numero di ore di sostegno. Si tratta di un pronunciamento importante perché potrà evitare a molte famiglie di promuovere dei ricorsi che vengano poi dichiarati irricevibili per difetto di giurisdizione, con aggravio di spese per le famiglie stesse

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la recente Sentenza 12704/26, resa pubblica il 5 maggio scorso, ha risolto un annoso problema di conflitto di giurisdizione tra TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) e Tribunali Civili, con riguardo alla proposizione dei ricorsi avverso le decisioni relative all’attribuzione del numero di ore di sostegno.
Prima di accennare in modo molto elementare e succinto ai contenuti della complessa e ampia Sentenza di trentacinque pagine, ritengo necessario, per i non addetti ai lavori, formulare alcune brevi premesse di carattere tecnico-giuridico:
1) In forza della divisione tra i poteri amministrativo-esecutivo e giurisdizionale, per i ricorsi contro gli atti amministrativi, come i PEI (Piani Educativi Individualizzati), bisogna rivolgersi al TAR.
2) La Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) ha previsto che contro gli atti discriminatori, come ad esempio un PEI con un numero di ore di sostegno ritenuto insufficiente dalla famiglia dell’alunno, ci si debba rivolgere al Tribunale Civile.
3) L’articolo 7 del Decreto Legislativo 66/17 stabilisce che a giugno il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione) debba formulare il “PEI provvisorio” contenente il numero di ore di sostegno per l’anno scolastico successivo, numero che verrà confermato o modificato col “PEI definitivo“, da approvarsi entro fine ottobre, dopo un periodo di osservazione dell’alunno.
4) Dal Decreto 66/17 in poi c’è stato un perenne rinvio tra TAR e Tribunale Civile su chi dovesse legittimamente conoscere i ricorsi per discriminazione promossi ai sensi della citata Legg e 67/06, cosicché i ricorrenti si vedevano spesso rimandati dall’una all’altra Corte, e neppure in caso di impugnazioni le Magistrature Superiori, rispettivamente Consiglio di Stato e Corte di Cassazione, erano concordi.
Di qui, pertanto, la necessità della presente Sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni unite che fissasse definitivamente a quale dei due Tribunali spettasse la giurisdizione. Ciò premesso, entriamo nel merito della pronuncia della Corte.

I genitori di uno studente con disabilità certificato con articolo 3, comma 3 della Legge 104/92 avevano fatto ricorso per discriminazione ai sensi della Legge 67/06 contro la riduzione delle ore di sostegno indicate nel PEI da parte del dirigente scolastico, a causa dell’organico assegnatogli dall’Ufficio Scolastico Regionale. Il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) aveva accolto il ricorso aumentando il numero di ore. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito aveva però interposto appello e la Corte d’Appello di Milano ne aveva accolto il ricorso, ritenendo che il ricorso iniziale non dovesse essere proposto di fronte al Tribunale Civile, ma di fronte al TAR, dal momento che il PEI era un atto “provvisorio”, mentre solo gli atti definitivi vanno impugnati di fronte al Tribunale Civile. Ed effettivamente, per impugnare un atto amministrativo nei confronti del Tribunale Civile, occorre che il PEI sia definitivo, talché solo dopo l’approvazione del quale nasce il diritto dello studente alle ore di sostegno. La famiglia ha proposto dunque ricorso nei confronti della Corte di Cassazione contro quella Sentenza della Corte d’Appello.
Ebbene, la Cassazione, come detto, tramite la citata Sentenza 12704/26, espressa a Sezioni Unite, ha annullato la decisione della Corte d’Appello, ritenendo che il PEI formulato a giugno non potesse essere modificato da nessuno sulla base di una costante giurisprudenza consolidata, e che trattandosi di discriminazione vi fosse la giurisdizione esclusiva del Tribunale Civile.
Può apparire strano che sia addirittura dovuta intervenire la Cassazione a Sezioni Unite per decidere la questione, dal momento che, come detto in premessa, molti Tribunali Civili, a differenza di numerosi TAR, avevano in precedenza considerato implicitamente il PEI come atto definitivo e quindi impugnabile avanti al Tribunale Civile per discriminazione. La “stranezza” può però essere chiarita dal fatto che purtroppo, come detto in premessa, l’articolo 7 del Decreto Legislativo 66/17 parla di “PEI provvisorio” a proposito del PEI formulato dal GLO nella verifica finale di giugno, mentre utilizza il termine “PEI definitivo” per quello formulato a fine ottobre. Inoltre, nei modelli di PEI allegati al Decreto Interministeriale 182/20, integrato dal Decreto Interministeriale 153/23, per i PEI formulati a giugno si parla purtroppo di “proposta” (e non di “attribuzione”) del numero di ore di sostegno per l’anno successivo. L’equivocità dei termini è ulteriormente aggravata dal fatto che l’articolo 4 del Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 185/06 stabilisce che il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale “autorizzi” il numero di posti di sostegno da assegnarsi alle singole scuole; conseguentemente il numero delle ore indicate nel PEI sarebbe una mera proposta autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale.

La Corte di Cassazione, dunque, avendo dovuto affrontare sia ricorsi che ritenevano il PEI come atto “definitivo”, sia altri che invece lo ritenevano atto “provvisorio”, ha sciolto definitivamente con questa Sentenza, che ritiene il PEI di giugno come atto “definitivo”, una questione estremamente importante ai fini processuali, che produce effetti a livello sostanziale sull’attribuzione del diritto allo studio degli alunni con disabilità.
L’equivocità del termine provvisorio era stata affrontata anche dal Ministero dell’Istruzione e del Merito che, a seguito di quesiti, ha dovuto precisare che “PEI provvisorio” è solo quello riguardante gli alunni che si iscrivono per la prima volta a scuola, o che vengono certificati per la prima volta durante il percorso scolastico, e non quello che viene normalmente formulato per gli altri a giugno. Infatti, la Cassazione ha chiarito che qualora si seguisse la logica della Corte d’Appello di Milano, ovvero se tutti i PEI formulati a giugno dovessero essere atti “non definitivi”, gli studenti con disabilità non potrebbero mai ricorrere per discriminazione al Tribunale Civile prima di novembre, venendo in tal modo privati di un diritto.
La decisione della Suprema Corte ha pertanto chiarito un aspetto fondamentale del nostro sistema giuridico, garantendo il diritto agli alunni con disabilità che ritengono di dover chiedere un maggior numero di ore di sostegno, di poter ricorrere immediatamente al Tribunale Civile e di ottenere il riconoscimento del diritto a quel determinato numero di ore richiesto.

Questa Sentenza, in sostanza, è importante perché ha eliminato un dubbio interpretativo, evitando così che molte famiglie promuovessero dei ricorsi dichiarati irricevibili per difetto di giurisdizione, con aggravio di spese per le stesse. In più c’è da tener presente che le Sentenze per discriminazione pronunciate dai Tribunali Civili danno il diritto, per espressa disposizione della Legge 67/06, non solo al risarcimento dei danni economici subiti e dimostrabili, ma anche a quello dei danni “non patrimoniali” consistenti nel semplice fatto della discriminazione.
È pertanto opportuno che questa decisione della Cassazione venga diffusa, specie tra le famiglie degli alunni e delle alunne con disabilità. E consiglio anche la lettura dell’articolo Sostegno: le proposte del GLO valgono anche prima del PEI definitivo e decide il giudice ordinario. Intervengono le Sezioni Unite, pubblicato da «Orizzontescuola.it», scritto dai difensori dei ricorrenti, tra i quali conosco e apprezzo l’avvocata Ida Mendicino; si tratta infatti di un testo più ampio di questo mio e con un taglio che, pur nella sua semplicità, è articolato e più approfondito a livello tecnico-giuridico.

L'articolo Sostegno e Piano Educativo Individualizzato: risolto un annoso problema di conflitto giurisdizionale proviene da Superando.

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