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Arrivederci al 25 agosto, per continuare a costruire, insieme, un’informazione capace di cambiare lo sguardo

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Da domani, 30 luglio, Superando si prende alcune settimane di pausa. Riprenderemo le pubblicazioni il 25 agosto. Nel cedere la parola a un messaggio del nostro direttore responsabile Filippo Visentin, ricordiamo anche che accedendo al nostro “Archivio Storico”, è possibile consultare oltre 30.000 testi da noi pubblicati, dal 2004 al 2024, individuandoli anche tramite “Autore”, “Tema” o “Anno”

Da domani, 30 luglio, Superando si prende alcune settimane di pausa. Riprenderemo le pubblicazioni il 25 agosto.
Cogliamo anche l’occasione per ricordare a tutti i Lettori e le Lettrici – che non ringrazieremo mai abbastanza per l’attenzione con cui ci seguono – che cliccando nell’home page in alto, sotto il logo della nostra testata, alla voce Archivio Storico, è possibile accedere ad oltre 30.000 testi da noi pubblicati, dal 2004 al 2024, individuandoli anche tramite “Autore”, “Tema” o “Anno”.
Ricordando infine che l’indirizzo della nostra redazione è sempre info@superando.it, cediamo la parola a un messaggio del nostro direttore responsabile Filippo Visentin.

«Ci prendiamo qualche settimana di pausa fino al 25 agosto. Nel frattempo, però, c’è un piccolo traguardo che desidero condividere con tutti i nostri Lettori e Lettrici: la nostra pagina Facebook ha da qualche giorno superato i 12.000 follower.
Per chi vive di numeri sui social, probabilmente è una cifra modesta. Per chi misura il successo in milioni di visualizzazioni, è quasi invisibile. Ma Superando non è mai stata una rincorsa agli algoritmi. È uno spazio di informazione, riflessione e confronto su un tema che raramente occupa il centro del dibattito pubblico: la disabilità.
Per questo quei 12.000 non sono semplicemente un numero. Sono Persone. Sono Lettori e Lettrici che scelgono di fermarsi, di leggere, di condividere, di discutere, talvolta anche di dissentire. Sono famiglie, operatori, professionisti, associazioni, istituzioni e cittadini che credono che parlare di disabilità significhi, in fondo, parlare della qualità della nostra democrazia e della nostra convivenza.
Da quando ho avuto l’onore di assumere la direzione di Superando, ho sentito forte la responsabilità di raccogliere un’eredità preziosa. Un’eredità costruita negli anni da tante persone. Questo risultato appartiene a tutti voi. A chi ci segue da molti anni e a chi è arrivato da poco. A chi legge ogni articolo e a chi ne incontra soltanto qualcuno lungo il proprio cammino. Perché ogni lettura, ogni condivisione, ogni commento contribuisce a mantenere vivo uno spazio che prova, ogni giorno, a raccontare la disabilità senza retorica, con competenza, rispetto e uno sguardo sempre rivolto ai diritti delle persone.
Grazie, dunque. Di cuore.
Ci ritroveremo il 25 agosto con nuove storie, nuove idee e la stessa convinzione che ci accompagna da sempre: continuare a costruire, insieme, un’informazione capace di cambiare lo sguardo
Filippo Visentin».

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Quasi 1.200 iscritti e nuovi percorsi multisensoriali per vivere l’opera: “Arena per Tutti” cresce ancora

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Giunto al quarto anno, “Arena per Tutti” – il progetto della Fondazione Arena di Verona dedicato alle persone con disabilità sensoriali e intellettive – non è semplicemente un progetto sull’accessibilità, ma è qualcosa di più, ossia un modo diverso di pensare il rapporto tra le persone e la cultura, dove nessuno è chiamato semplicemente ad assistere, ma tutti possono sentirsi parte dell’esperienza. Ne parliamo con Elena Di Giovanni, che ne è la responsabile scientifica I partecipanti alla conferenza stampa di presentazione della nuova edizione di “Arena per Tutti”

C’è un momento, nel corso della mia chiacchierata con Elena Di Giovanni, in cui si capisce – basta ascoltare il suo entusiasmo – che Arena per Tutti – il progetto della Fondazione Arena di Verona dedicato alle persone con disabilità sensoriali e intellettive, giunto al quarto anno – non è semplicemente un progetto sull’accessibilità. È qualcosa di più: un modo diverso di pensare il rapporto tra le persone e la cultura, dove nessuno è chiamato semplicemente ad assistere, ma tutti possono sentirsi parte dell’esperienza.
L’occasione è stata la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2026 del progetto, svoltasi l’11 luglio scorso, alla quale hanno preso parte la sovrintendente della Fondazione Arena Cecilia Gasdia, l’assessora alle Politiche Sociali del Comune di Verona Luisa Ceni, la direttrice Marketing di Müller Italia Paola Scandola ed Elena Di Giovanni, responsabile scientifica dell’iniziativa, affiancata da Francesca Raffi. Un momento che ha permesso non solo di presentare le novità della nuova stagione, ma anche di ribadire come il successo di Arena per Tutti sia il risultato della collaborazione tra istituzioni, imprese e tante professionalità diverse.

Elena Di Giovanni, professoressa ordinaria di Lingua e Traduzione Inglese all’Università di Macerata, è una delle maggiori esperte italiane di accessibilità ai media e allo spettacolo. Da anni si occupa di traduzione audiovisiva, audiodescrizione, sottotitolazione e accessibilità culturale, collaborando con importanti istituzioni nazionali e internazionali. Dal 2023 coordina scientificamente Arena per Tutti e, parlando con lei, si ha la sensazione che ricerca universitaria e lavoro sul campo procedano davvero nella stessa direzione.

Elena, la prima cosa che colpisce è il numero degli iscritti. Prima ancora di iniziare avete già superato quasi quota 1.200!
«Sì – sorride -, ed è una soddisfazione enorme. Quando siamo partiti, nel 2023, avevamo registrato circa 760 presenze. Quest’anno siamo arrivati a quasi 1.200 iscritti ancora prima dell’avvio delle attività. È il segno che il progetto è cresciuto e che sempre più persone sentono che l’Arena può davvero essere un luogo aperto a tutti».

In questi anni avete anche costruito una rete di collaborazioni molto ampia. Quanto conta questo aspetto?
«Conta moltissimo. Il progetto cresce perché cresce anche il dialogo con il territorio e, nello stesso tempo, con realtà nazionali e internazionali che lavorano sull’accessibilità. Questo ci permette di confrontarci continuamente, sperimentare nuove soluzioni e utilizzare tecnologie sempre più avanzate, senza perdere di vista quello che per noi resta l’obiettivo principale: offrire un’esperienza culturale autentica».

Elena Di Giovanni, docente all’Università di Macerata e responsabile scientifica del progetto “Arena per Tutti”

E quest’anno avete deciso di fare un altro passo avanti.
«Ci tenevamo molto. Dopo il successo dei laboratori dedicati al backstage e al canto lirico, abbiamo pensato di offrire nuove esperienze. Nascono così due percorsi multisensoriali: uno dedicato all’orchestra, per conoscere da vicino gli strumenti, il suono e il lavoro dei musicisti, e uno dedicato alla danza, per scoprire come prende forma il movimento sul palcoscenico. L’idea è sempre la stessa: permettere alle persone di entrare dentro l’opera, non soltanto di assistervi».

Quello che colpisce di Arena per Tutti è che l’accessibilità non si esaurisce nei laboratori.
«Esatto. Durante gli spettacoli ci sono audiodescrizioni dal vivo, sottotitoli, trailer accessibili, libri di sala digitali e materiali disponibili in italiano, inglese e tedesco. Abbiamo inoltre riservato complessivamente 2.600 posti di platea alle persone con disabilità sensoriali e intellettive e ai loro accompagnatori, mentre continuano naturalmente a essere garantiti gli spazi dedicati alle persone con disabilità motoria. Cerchiamo di costruire un’esperienza completa, in cui ogni persona possa scegliere gli strumenti più adatti per vivere lo spettacolo».

Qual è dunque, secondo lei, il vero valore aggiunto del progetto?
«Le persone. La disponibilità dei lavoratori della Fondazione Arena è qualcosa di straordinario. Tantissimi mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo e la propria professionalità per accompagnare i partecipanti nei percorsi. È questo che rende tutto speciale. Si crea davvero il clima di una grande famiglia, aperta alle persone, alle idee e agli stimoli che ciascuno porta con sé».
Ed è questa la sensazione che rimane al termine della conversazione. I numeri raccontano un progetto in continua crescita, ma da soli non basterebbero a spiegarne il successo. A fare la differenza sono le persone che lo costruiscono ogni giorno e una visione dell’accessibilità che non si limita ad abbattere le barriere, ma prova a trasformare la cultura in un’esperienza realmente condivisa. È probabilmente questo il messaggio più forte che Arena per Tutti continua a lanciare, anno dopo anno.

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“Freedom of Moving – Liberi di muoversi”, un programma dall’11 agosto su RaiPlay

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Quattro testimonianze di vita, insieme ad incontri esclusivi con alcuni protagonisti del mondo dello sport e dello spettacolo, il tutto con l’obiettivo di promuovere una riflessione sul diritto di ogni persona a vivere in un mondo senza barriere: sarà questo “Freedom of Moving – Liberi di muoversi”, nuovo programma disponibile dall’11 agosto su RaiPlay Michela Persico, conduttrice di “Freedom of Moving”, insieme al protagonista di una delle testimonianze raccontate durante la trasmissione

Approderà l’11 agosto su RaiPlay Freedom of Moving – Liberi di muoversi, nuovo programma che porterà al centro dell’attenzione i temi dell’accessibilità e dell’inclusione attraverso il racconto di quattro storie autentiche.
Condotta da Michela Persico, la trasmissione intreccerà testimonianze di vita, insieme ad incontri esclusivi con alcuni protagonisti del mondo dello sport e dello spettacolo, allo scopo di promuovere una riflessione sul diritto di ogni persona a vivere in un mondo senza barriere. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento.

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Una piattaforma gratuita con tante informazioni utili alle persone con disturbo dello spettro autistico e alle loro famiglie

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Si chiama “La Città Fatta Per Me” ed è una piattaforma web di utilizzo gratuito, che raccoglie in un unico luogo professionisti, organizzazioni, servizi, eventi, risorse, luoghi accoglienti e informazioni utili dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico e alle loro famiglie

Si chiama La Città Fatta Per Me ed è una piattaforma web di utilizzo gratuito, che raccoglie in un unico luogo professionisti, organizzazioni, servizi, eventi, risorse, luoghi accoglienti e informazioni utili dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico e alle loro famiglie.
«Dopo la diagnosi – spiegano i promotori dell’iniziativa -, la domanda è sempre la stessa: “E adesso?”. Ricevere infatti una diagnosi di autismo è spesso solo l’inizio di un percorso, se è vero che da quel momento, per molte famiglie, inizia una ricerca fatta di telefonate, gruppi Facebook, passaparola e ore trascorse sui motori di ricerca. Dove trovare un professionista competente vicino a casa? Quali Associazioni operano sul territorio? Esistono attività per il tempo libero davvero accessibili? Quali diritti spettano e dove trovare informazioni affidabili? Tutte domande che si ripetono ogni giorno, e che spesso hanno risposte, sparse, però, tra fonti diverse e difficili da mettere insieme. È proprio da questa esigenza che abbiamo deciso di dare vita a La Città Fatta per Me».

L’obiettivo, quindi, è piuttosto semplice: rendere cioè più facile trovare ciò che serve, partendo dal territorio e dai bisogni concreti delle persone. Tramite la piattaforma, infatti, è possibile cercare professionisti e organizzazioni per area geografica e tipologia di servizio, consultare risorse informative, conoscere eventi, individuare luoghi che hanno adottato attenzioni specifiche verso le persone autistiche e orientarsi anche sui temi dei diritti e delle agevolazioni.
«Naturalmente – aggiungono ancora i promotori – una piattaforma di questo tipo può essere davvero utile solo se cresce insieme alla rete di chi ogni giorno lavora sul territorio. Per questo è aperta ai professionisti, alle organizzazioni e alle realtà che operano nell’ambito dell’autismo: tutti loro, infatti, possono registrarsi gratuitamente, contribuendo a rendere sempre più completa la mappatura nazionale e ad aiutare le famiglie a trovare riferimenti affidabili vicino a casa».
«L’auspicio – concludono – è che, un passo alla volta, cercare un aiuto non significhi più partire da zero ogni volta, ma poter contare su una rete facilmente consultabile, costruita insieme a chi vive e lavora ogni giorno in questo àmbito». (S.B.)

Ricordiamo ancora il link alla piattaforma La Città Fatta Per Me. Per ulteriori informazioni: info@lacittafattaperme.it.

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