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Il valore delle infermiere e degli infermieri nella presa in carico della sclerosi multipla

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In occasione dell’imminente Giornata Internazionale delle Infermiere e degli Infermieri del 12 maggio, l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) rende omaggio a tutte le infermiere e gli infermieri che, con dedizione, competenza e umanità, rappresentano un punto di riferimento insostituibile nella vita delle persone con sclerosi multipla, con un particolare riconoscimento per la SISM (Società Infermieri Sclerosi Multipla), nata all’interno della stessa AISM Marina, infermiera della SISM (Società Infermieri Sclerosi Multipla), che lavora alla Clinica Neurologica dell’Ospedale San Martino di Genova

In occasione dell’imminente Giornata Internazionale delle Infermiere e degli Infermieri (International Nurses Day), che sin dal 1965 si celebra ogni anno il 12 maggio, l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) intende rendere omaggio a tutte le infermiere e gli infermieri che, con dedizione, competenza e umanità, rappresentano un punto di riferimento insostituibile nella vita delle persone con sclerosi multipla, con un particolare riconoscimento per la SISM (Società Infermieri Sclerosi Multipla), nata all’interno della stessa AISM, che da anni si impegna a valorizzare la professionalità degli infermieri specializzati nella sclerosi multipla. L’obiettivo di essa è sostanzialmente quello di promuovere la formazione specifica, favorire lo scambio di esperienze e affermare un ruolo professionale riconosciuto, contribuendo così a garantire qualità e continuità dell’assistenza nei Centri Clinici distribuiti sul territorio nazionale, che rappresentano la rete di riferimento per oltre il 70% delle persone con sclerosi multipla in Italia.
«La nostra – sottolinea Francesco Pastore, presidente della SISM – è una sfida quotidiana che richiede formazione specifica, riconoscimento professionale e spazi adeguati per costruire una presa in carico realmente multidisciplinare e centrata sulla persona».

La sfida cui fa riferimento Pastore prende vita anche nelle storie personali, come quella di Marina, infermiera presso la Clinica Neurologica dell’Ospedale San Martino di Genova che dopo un’esperienza di Servizio Civile in AISM, è tornata per scelta – o forse per destino -, a occuparsi di sclerosi multipla: «Da quando sono tornata a lavorare con persone con sclerosi multipla – racconta – ho ritrovato la mia dimensione umana. Qui conosco ogni paziente per nome e volto, entriamo in relazione vera. E questo cambia tutto: la qualità della cura, l’umore, la fiducia».
Come tante colleghe e colleghi, Marina non si limita a somministrare farmaci: costruisce legami, accompagna, ascolta. «Non sono solo farmaci – conferma -, è relazione, è ascolto, è esserci».
La sua presenza, pertanto, è parte integrante del percorso di vita delle persone con sclerosi multipla «Dentro e oltre l’infusione, nella complessità della malattia e nella semplicità di un sorriso, di una focaccia condivisa, di una parola detta al momento giusto».

«Ci uniamo dunque alla voce della SISM – dichiarano dall’AISM – per chiedere con forza che il ruolo dell’infermiere nella sclerosi multipla sia pienamente riconosciuto come pilastro essenziale dell’équipe multidisciplinare. Occorrono investimenti in formazione continua, protocolli condivisi, strumenti adeguati e, soprattutto, il riconoscimento formale di una figura professionale che ha già dimostrato il proprio valore sul campo. In occasione quindi della Giornata Internazionale delle Infermiere e degli Infermieri del 12 maggio, rinnoviamo il nostro impegno a garantire che ogni persona con sclerosi multipla possa disporre di un’assistenza competente, empatica e vicina, nella quale ogni Marina possa avere voce, spazio e strumenti, per prendersi cura – davvero – della persona e non solo della malattia». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Torna in Veneto il Giro d’Italia di Handbike

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Dopo il grande successo della prima tappa di Reggio Calabria, tornerà l’11 maggio nel Veneto il 15° Giro d’Italia Handbike, per la seconda tappa che si terrà a Noventa di Piave (Venezia), con una significativa presenza di atleti e atlete provenienti anche dall’estero (Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Gran Bretagna, Austria, Svizzera) Foto di gruppo per i protagonisti della prima tappa del 15° Giro d’Italia di Handbike a Reggio Calabria

Dopo il grande successo ottenuto alla fine di marzo con la prima tappa di Reggio Calabria – “prima assoluta” per la manifestazione in Calabria – tornerà l’11 maggio nel Veneto il 15° Giro d’Italia Handbike, per la seconda tappa che si terrà a Noventa di Piave (Venezia), con una significativa presenza di atleti e atlete provenienti anche dall’estero (Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Gran Bretagna, Austria, Svizzera).

«Siamo grati all’Amministrazione Comunale di Noventa di Piave – dichiara Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove il Giro Handbike – per avere voluto con entusiasmo ospitare la seconda tappa del Giro. Il circuito che abbiamo disegnato consentirà anche di apprezzare le bellezze paesaggistiche del luogo».
«Siamo sinceramente orgogliosi di ospitare una tappa del Giro Handbike per almeno due motivi – afferma dal canto suo il sindaco di Noventa di Piave Claudio Marian –: in primo luogo gli atleti rappresentano un esempio di valori che dobbiamo rappresentare costantemente sul territorio; inoltre, sono un modello da seguire per tutti i giovani». «Siamo un centro di 7.000 abitanti del Veneto Orientale – aggiunge – e per noi è uno sforzo importante ospitare la grande macchina organizzativa del Giro, ma abbiamo pensato che non poteva essere persa questa occasione. Ringrazio dunque tutta la squadra dell’organizzazione e gli sponsor della tappa».

Sono numeri davvero importanti quelli di questi anni per il Giro di Handbike, che in 15 edizioni dal 2010 ha assommato 109 tappe in 78 Comuni di 14 Regioni, con una media di partecipanti per tappa pari a 143 atleti (107 uomini e 36 donne).
L’avvio di quest’anno, come detto, è stato a Reggio Calabria e dopo la tappa dell’11 maggio a Noventa di Piave, si riprenderà il 1° giugno a Basiglio (Milano), per proseguire il 22 giugno a Seregno (Monza-Brianza), il 13 luglio a Monfalcone (Gorizia) e il 14 settembre a Pioltello (Milano), con la conclusione prevista per il 12 ottobre a Bari. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@girohandbike.it (Angela Grassi).

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“Prima Persona Plurale”: tre giorni di confronto per ripensare la Vita Indipendente

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Tre giornate di divulgazione, riflessione e confronto per promuovere l’autodeterminazione e la piena partecipazione nella società delle persone con disabilità. A Torino, il festival “Prima Persona Plurale” ha riunito ospiti e attivisti per discutere di diritti, accessibilità e Riforma della Disabilità. L’iniziativa tornerà nel 2026 Un momento di confronto di “Prima Persona Plurale”

Si è chiusa l’“edizione zero” di Prima Persona Plurale, il festival italiano dedicato alla Vita Indipendente, che per tre giorni, a Torino, ha posto al centro la voce delle persone con disabilità e delle loro famiglie (lo avevamo presentato qui). Dal 5 al 7 maggio, la manifestazione ha offerto infatti un’occasione di confronto e scoperta sulla Vita Indipendente, sulle prospettive future e sulle opportunità legate alla Riforma della Disabilità, attualmente in fase di sperimentazione.

Nata dall’esperienza di Fondazione Time2, la manifestazione ha portato a Torino tantissimi ospiti con talk, panel e laboratori. Sono state tre giornate di divulgazione, riflessione e confronto per promuovere l’autodeterminazione e la piena partecipazione nella società delle persone con disabilità.
«Siamo arrivati al termine di quella che possiamo chiamare “edizione zero” di Prima Persona Plurale», ha dichiarato Antonella Lavazza, vicepresidente di Fondazione Time2. «Siamo soddisfatti perché abbiamo già raccolto qualche riscontro e l’impressione è che di un Festival della Vita Indipendente, oggi, nel nostro Paese, ci fosse davvero bisogno. Abbiamo avuto conferma che è necessario ampliare la conoscenza di questa prospettiva culturale perché è una leva decisiva nell’affermazione della libertà, della dignità e dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità. Quindi è con immenso piacere che vi diamo appuntamento a Prima Persona Plurale 2026».

Dalla storia del movimento alle lotte degli attivisti che quotidianamente si battono per la Vita Indipendente, fino alle prospettive future, analizzando politiche, servizi e opportunità in un confronto su diritti, accessibilità e modelli di supporto inclusivi: tanti, come detto, gli ospiti intervenuti sul tema, da Jozef Gjura a Giampiero Griffo, passando per Marta Migliosi, Simone Riflesso, Marta Pulimeno, Valentina Perniciaro, Elisa Costantino, Jacopo Rosatelli, Fabrizio Starace, Alice Sodi, Monique Jourdan, Andrea Faini e Valeria Carletti.
Uno spazio speciale è stato riservato anche ai laboratori, due momenti dedicati alla creatività, alla condivisione e all’advocacy (“tutela”), con il Laboratorio Zanna Dura e il Laboratorio di uncinetto che ha visto la partecipazione di Patrizia Palillo e il Disability Pride.
Appuntamento, dunque, al 2026, con una nuova edizione di Prima Persona Plurale. (C.C.)

Per maggiori informazioni: Ufficio Stampa Fondazione Time2 (Silvia Bellucci), silviabelluccicomunicazione@gmail.com.

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Accessibilità, intelligenza artificiale e diritti: il progetto di Alessandro Calabrò

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In un tempo in cui l’inclusione rischia di rimanere uno slogan, Alessandro Calabrò ci ricorda con forza che la vera accessibilità per le persone con disabilità visiva (e non) passa prima di tutto dalla conoscenza, dall’educazione e da uno sguardo nuovo, capace di vedere oltre i limiti, per costruire – davvero – un mondo più giusto per tutti. Uno dei contributi più importanti del suo recente impegno è il libro “Nuove Visioni. L’AI a supporto della disabilità visiva” Alessandro Calabrò

In un mondo sempre più digitale, la tecnologia rappresenta una risorsa fondamentale per promuovere l’autonomia e l’inclusione delle persone con disabilità visiva. Strumenti come gli smartphone, i display braille, le app di riconoscimento vocale e visivo, i software di lettura dello schermo e oggi l’intelligenza artificiale hanno trasformato profondamente la possibilità di accedere all’informazione, muoversi nello spazio, comunicare e lavorare. Lungi dall’essere semplici supporti, queste tecnologie diventano vere e proprie estensioni sensoriali, capaci di abbattere barriere e restituire libertà di scelta, autonomia e partecipazione attiva alla vita sociale.

Alessandro Calabrò è un giovane blogger ipovedente siciliano, classe 1997, che ha saputo trasformare la propria condizione in uno strumento di consapevolezza collettiva e di attivismo digitale. Nato a Siracusa, Alessandro è un esperto di comunicazione e accessibilità, ma soprattutto un appassionato testimone delle potenzialità offerte dalla tecnologia, per migliorare la vita delle persone con disabilità visiva.
Attraverso il suo sito, questo giovane blogger condivide riflessioni, esperienze personali, strumenti e risorse per favorire una cultura dell’inclusione. Il sito è accessibile, ben organizzato e pensato per rispondere alle esigenze di utenti con disabilità. La sezione blog ospita articoli che spaziano dalla quotidianità di una persona con problemi di vista alle recensioni di tecnologie assistive, passando per riflessioni sociali e politiche.

Uno dei contributi più importanti del suo recente impegno è il libro Nuove Visioni. L’AI a supporto della disabilità visiva, recentemente pubblicato con Youcanprint. In quest’opera, Alessandro esplora l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla vita delle persone cieche e ipovedenti, con uno stile chiaro, accessibile e al tempo stesso competente.
Il libro presenta una panoramica aggiornata su strumenti come VoiceOver, GPT Vision, Seeing AI, Be My AI, Claude Vision e Meta AI, mostrando come queste tecnologie e queste piattaforme stiano rivoluzionando il modo in cui le persone cieche interagiscono con il mondo.
Ma il libro è anche un invito etico alla responsabilità: Calabrò sottolinea infatti come l’adozione della tecnologia debba essere sempre accompagnata da una riflessione critica, un confronto con la realtà delle persone con disabilità e una continua sperimentazione per evitare che l’innovazione lasci indietro chi ha più bisogno di essere incluso.
La forza comunicativa di Calabrò risiede anche nella sua capacità di parlare alla propria generazione: presente su TikTok, Instagram e Facebook, Alessandro usa i social media non solo per raccontare la sua esperienza, ma anche per sensibilizzare su barriere architettoniche, diritti delle persone con disabilità e buone pratiche per l’accessibilità urbana e digitale. Con uno stile diretto, ironico ma mai banale, riesce a coinvolgere un pubblico vasto, rendendo visibile ciò che fin troppo spesso tende a restare invisibile.

In un tempo, dunque, in cui l’inclusione rischia di rimanere uno slogan, Alessandro Calabrò ci ricorda con forza che la vera accessibilità passa prima di tutto dalla conoscenza, dall’educazione e da uno sguardo nuovo, capace di vedere oltre i limiti, per costruire – davvero – un mondo più giusto per tutti.

Per approfondimenti, si può visitare il sito www.alessandrocalabro.it e/o leggere il suo libro Nuove Visioni, disponibile in formato cartaceo e in eBook.

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Camminare senza barriere: Toscana, Umbria e Lazio protagoniste di “Cammini Aperti 2025”

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Il 10 e 11 maggio torna “Cammini Aperti”, con 27 escursioni gratuite in diverse Regioni italiane. Inclusività, sostenibilità e spiritualità al centro dell’iniziativa, con il supporto della Federazione FISH, che ha fornito criteri di accessibilità e formazione per le guide escursionistiche. Toscana, Umbria e Lazio avranno un ruolo centrale, con itinerari significativi e aperture straordinarie della Pieve di Sant’Ippolito, della Cripta di San Benedetto e del Monastero delle Clarisse Eremite

Il 10 e 11 maggio torna Cammini Aperti, grande evento nazionale dedicato ai cammini, con 27 escursioni gratuite, pensate per rendere la bellezza del camminare un’esperienza aperta a tutti (lo avevamo annunciato in questo pezzo).
Inclusività, sostenibilità e spiritualità sono i valori cardine della manifestazione, lanciata lo scorso anno, con la Regione Umbria quale capofila, e fortemente voluta dal Ministero del Turismo. L’iniziativa nasce con un impegno chiaro: rendere i cammini accessibili a chiunque. Fondamentale, in questo senso, il contributo della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), partner del progetto, che ha fornito criteri metodologici per garantire l’accessibilità delle escursioni, oltre a una formazione di base per le guide ambientali escursionistiche, affinché possano accompagnare i camminatori con disabilità in sicurezza e con competenza.
Ad affiancare questo percorso, anche il CAI (Club Alpino Italiano) e FederTrek, impegnati nel garantire itinerari immersi nel verde e lontani dal traffico, offrendo esperienze rispettose delle diverse necessità dei partecipanti.
Tra le Regioni coinvolte nell’edizione 2025 di Cammini Aperti, Toscana, Umbria e Lazio avranno un ruolo di primo piano, con itinerari che valorizzano il patrimonio storico, naturalistico e culturale, sempre con un’attenzione particolare all’accessibilità. Ne parliamo dettagliatamente di seguito

I cammini accessibili in Toscana, Umbria e Lazio
La Toscana offrirà sei escursioni nei tratti delle Vie e Cammini di San Francesco e delle Vie e Cammini Lauretani, attraversando paesaggi mozzafiato e borghi ricchi di storia. Il 10 maggio è prevista l’apertura straordinaria della Pieve di Sant’Ippolito ad Asciano (Siena), una gemma del patrimonio storico toscano, che potrebbe custodire un affresco attribuibile a Raffaello. Tra gli itinerari più significativi, l’escursione ad anello da Cortona all’Eremo delle Celle (11 maggio), con la partecipazione del campione di basket Giacomo Galanda.
In Umbria, cuore dell’iniziativa, saranno organizzate nove escursioni lungo le Vie e Cammini di San Francesco, le Vie e Cammini Lauretani e il Cammino di San Benedetto, con itinerari tra foreste e luoghi di grande valore spirituale. Il 10 maggio verrà aperta la Cripta della Basilica di San Benedetto a Norcia (Perugia), tradizionalmente considerata il luogo natale del Santo, con una visita guidata dedicata. Da non perdere il percorso dal lungolago di Passignano sul Trasimeno, con particolare attenzione all’accessibilità, alla presenza del plurimedagliato del nuoto Filippo Magnini.
Il Lazio, infine proporrà sei escursioni tra le meraviglie della Sabina, lungo le Vie e Cammini di San Francesco e il Cammino di San Benedetto. L’11 maggio è prevista l’apertura straordinaria del Monastero delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina (Rieti), dove sarà possibile visitare il Museo del Silenzio, un luogo unico che racconta la storia della contemplazione e della spiritualità. Tra gli itinerari più affascinanti, il cammino tra i borghi della Sabina, con il coinvolgimento del campione di pallavolo Valerio Vermiglio.

Partecipare alle escursioni è gratuito. Tutti i dettagli sui percorsi e sulle modalità di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale. Cammini Aperti 2025 è un’opportunità concreta perché l’inclusione passa anche dal camminare insieme, senza barriere. (C.C.)

A questo, questo e questo link sono disponibili tre testi di ampio approfondimento, dedicati rispettivamente a Cammini Aperti 2025 in Toscana, in Umbria e nel Lazio. Per altre informazioni: Ufficio Stampa Cammini Aperti (agostini@atcomunicazione.it).

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Che sia un pontificato di pace, dialogo e diritti umani

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«Il pontificato di Leone XIV – scrive tra l’altro Vincenzo Falabella – potrebbe segnare un momento di svolta: si auspica infatti che il Vaticano possa finalmente avviare un processo formale di recepimento della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Sarebbe un gesto di grande valore non solo simbolico, ma operativo, capace di orientare l’intera comunità ecclesiale verso una maggiore attenzione ai temi dell’inclusione, della partecipazione e dell’equità

Con l’elezione di Leone XIV, la Chiesa Cattolica si apre a una nuova fase del proprio cammino, orientata verso una visione profetica e inclusiva del mondo contemporaneo.
In un tempo attraversato da guerre, ingiustizie sociali e profonde fratture culturali, il nuovo pontificato si presenta come un invito concreto alla riconciliazione, alla costruzione di legami di fraternità e all’impegno condiviso per la dignità di ogni persona.
Il richiamo, inoltre, al papato di Leone XIII, figura emblematica per il proprio impegno a favore della giustizia sociale, suggerisce chiaramente che questo pontificato sarà segnato da una rinnovata attenzione per la dottrina sociale della Chiesa. Leone XIII, infatti, con la sua enciclica Rerum Novarum (“Delle cose nuove”) del 1891, aveva posto le basi per un intervento della Chiesa nelle questioni sociali, evidenziando la necessità di difendere i diritti dei lavoratori e di promuovere la giustizia nelle relazioni economiche e sociali. Il nome scelto, quindi – Leone XIV appunto – non solo richiama la figura di Leone XIII e la sua visione sociale, ma intende esprimere anche un impegno diretto e deciso nel fronteggiare le problematiche globali, come la povertà, le disuguaglianze e la tutela dei diritti umani. Un atto, questo, che indica la determinazione del nuovo Papa a promuovere una visione che non sarà solo teologica, ma anche profondamente concreta, mirata a proteggere la dignità umana e a garantire il bene comune per ogni individuo.

Al centro dunque di questa visione si colloca la promozione della pace e del dialogo tra popoli, fedi e comunità, nella convinzione che solo attraverso l’ascolto reciproco e la collaborazione si possano costruire società giuste e solidali. Accanto a questi grandi temi globali, deve però anche emergere con forza anche l’attenzione per le persone con disabilità, spesso dimenticate nei processi decisionali, emarginate nei contesti civili e religiosi, e ostacolate nell’esercizio pieno dei loro diritti.
Proprio in questo àmbito, il pontificato di Leone XIV potrebbe segnare un momento di svolta: si auspica infatti che il Vaticano possa finalmente avviare un processo formale di recepimento della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Si tratterebbe di un gesto di grande valore, non solo simbolico ma operativo, capace di orientare l’intera comunità ecclesiale verso una maggiore attenzione ai temi dell’inclusione, della partecipazione e dell’equità.
Il recepimento della Convenzione ONU rappresenterebbe infatti per la Santa Sede l’opportunità di confermare il proprio impegno sui diritti umani, riconoscendo la piena cittadinanza delle persone con disabilità all’interno della Chiesa e della società. Significherebbe abbracciare con coerenza i principi evangelici di giustizia, accoglienza e rispetto della dignità umana, rendendo testimonianza di una Chiesa davvero universale, capace di prendersi cura delle fragilità non come limiti, ma come luoghi teologici da cui ripartire.

In questo processo, la partecipazione della società civile, e in particolare delle organizzazioni che da anni lavorano per l’affermazione dei diritti delle persone con disabilità, sarà cruciale. La FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) esprime un forte auspicio affinché possa essere coinvolta attivamente in questo percorso, insieme alla propria rete associativa, tra cui il MAC (Movimento Apostolico Ciechi), che alla Federazione aderisce.
L’esperienza maturata, il radicamento sui territori e la competenza nell’àmbito dei diritti umani rappresentano una risorsa imprescindibile per accompagnare un cambiamento autentico. Il nostro coinvolgimento non solo garantirebbe un approccio rispettoso delle esperienze vissute dalle persone con disabilità, ma offrirebbe anche un’occasione per costruire alleanze concrete tra il mondo ecclesiale e quello delle Associazioni.

Un pontificato che mette al centro la pace, il dialogo e i diritti deve fondarsi sulla corresponsabilità. Ecco perché come FISH ribadiamo la nostra disponibilità a contribuire con spirito di servizio e collaborazione a questo nuovo cammino, perché nessuno venga lasciato indietro, e perché la voce delle persone con disabilità trovi ascolto e riconoscimento anche nel cuore della Chiesa.

*Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

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Torna in Sardegna l’Assemblea Generale di Autism Europe

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Come già accaduto nel 2016, l’Associazione sarda Diversamente OdV ha organizzato l’annuale Assemblea Generale di Autism Europe, importante momento di confronto tra le realtà europee che si occupano di autismo, un evento che nei prossimi giorni richiamerà grandi personalità del mondo associativo, politico e amministrativo, favorendo un dialogo sui principali temi che riguardano un’ampia comunità di persone Vi sarà anche una visita al Nuraghe Piscu, in comune doi Suelli (Sud Sardegna), per i partecipanti all’Assemblea Generale di Autism Europe

Il 2025 sarà per l’Associazione sarda Diversamente OdV un anno da ricordare, perché caratterizzato da un evento particolarmente distintivo: ha ricevuto, infatti, l’incarico di organizzare l’annuale Assemblea Generale della Federazione Autism Europe, importante momento di confronto tra le realtà europee che si occupano di autismo, che nel prossimo fine settimana richiamerà grandi personalità del mondo associativo, politico e amministrativo, favorendo un dialogo sui principali temi che riguardano un’ampia comunità di persone.
Va per altro sottolineato che l’Associazione cagliaritana, pur emozionata e in tensione per le aspettative nutrite dai partecipanti, non è estranea ad appuntamenti di questa portata: infatti, oltre ad altri eventi simili, si è occupata dell’edizione 2016 dell’Assemblea di Autism Europe, svoltasi a Nora con l’apprezzamento di tutti i presenti.

Quest’anno, dunque, così come per l’edizione 2016, l’appuntamento è distribuito su tre giornate, nelle quali, oltre agli adempimenti previsti, non mancheranno le occasioni per promuovere il territorio, attraverso un programma studiato per favorire la scoperta delle bellezze e della cultura sarda.
Si inizierà ad esempio nella mattinata del 9 maggio, dove tutto il gruppo di Autism Europe sarà ospitato dall’Amministrazione dal Comune di Suelli (Sud Sardegna), per un tour che lo porterà a scoprire il Nuraghe Piscu. Successivamente, nel pomeriggio dello stesso giorno, le persone verranno accompagnate a Casa Saddi, teatro privato ubicato nella municipalità di Pirri (Municipalità di Cagliari), dove i giovani adulti con autismo di Diversamente, che richiedono il massimo livello di supporto, andranno in scena con lo spettacolo teatrale dal significativo titolo di Diversi Noi, esibizione nata dal progetto Erasmus+ denominato SDIT – Self Determination and Inclusion Theatre, voluto allo scopo di promuovere l’inclusione delle persone con autismo attraverso il teatro, favorendone l’espressione emotiva e creativa, il miglioramento delle abilità sociali e la partecipazione attiva in un contesto di gruppo, realizzato anche grazie alla fattiva collaborazione di un partner locale, Rita Atzeri, presidente dell’Associazione Il Crogiuolo.

Sabato 10 si svolgerà quindi l’Assemblea Generale, che durerà fino a sera, nella quale troverà spazio un intervento di Claudia Munaro, docente specializzata per le attività di sostegno alla scuola secondaria di primo grado e fondatrice del Gruppo Nazionale Sportelli Autismo Italia, che parlerà della rete degli Sportelli e di come sia dedicata al supporto e alla condivisione di pratiche innovative per l’inclusione degli studenti con disturbi dello spettro autistico.
Domenica 11, infine, il Consiglio di Amministrazione di Autism Europe, concluso il quale avrà luogo il Self Rappresentative, coordinato da Pietro Cirrincione, momento dedicato alle persone autistiche in grado di autorappresentarsi, per concludere l’intero evento con una gita guidata presso le Saline Conti Vecchi.

Considerata la rilevanza dell’evento, Diversamente ha coinvolto anche importanti aziende che gestiscono servizi pubblici, come il CTM, azienda di trasporto da sempre sensibile alle tematiche sull’autismo, che ha accolto la richiesta di replicare la campagna di sensibilizzazione svolta nel giugno dello scorso anno attraverso i cosiddetti “dondolini” [se ne legga sulle nostre pagine a questo link, N.d.R.], cartoncini appesi ai sostegni tubolari metallici ai quali ci si mantiene durante il viaggio, sui quali è riportata la scritta Not invisible (“Non invisibile”) e più sotto l’hashtag #AutismDay2025, per la promozione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo. O come la Sogaer, società che gestisce lo scalo aeroportuale di Elmas, anch’essa sempre disponibile e sensibile alle tematiche sull’autismo, che ha avviato una campagna di sensibilizzazione con la condivisione sugli schermi presenti nell’aeroporto, visibili all’utenza in transito, di un video con immagini che inducono a un momento di riflessione sull’autismo, oltreché con l’adozione del protocollo Autismo, che consente un percorso prioritario alle persone con autismo, e con la presenza in aeroporto dell’Autismoteca, sezione della biblioteca presente nello scalo, ove si trattano esclusivamente testi sull’autismo.

«Come la volta precedente – dichiara Pierangelo Cappai, presidente di Diversamente e presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) – anche quest’anno l’organizzazione ha richiesto parecchie energie, ma a nome di tutta l’Associazione e di tutti i volontari e il personale coinvolto, posso affermare che siamo sempre ben disposti a organizzare questo tipo di incontri, perché si tratta di un’occasione importante che oltre a stimolare un ampio confronto tra realtà geograficamente distanti, permettendo la condivisione delle esperienze e delle buone prassi che favoriscono necessariamente un’evoluzione verso modelli sempre più raffinati, attira la partecipazione anche di quelle autorità politiche e amministrative con le quali dialogare per dare corpo alle iniziative che nascono dai confronti associativi. Si tratta, dunque, di un momento molto importante per tutti gli interessati e sono certo che l’immagine della Sardegna imprimerà un ricordo indelebile nella mente dei partecipanti». (R.O. e S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: segreteria.diversamenteodv@gmail.com.

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Ancora nessuna traccia del Garante per la tutela delle persone con disabilità nel Lazio

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Era stato istituito nell’estate del 2023 tramite una Legge Regionale approvata all’unanimità, ma dopo oltre un anno e mezzo la nomina ancora non c’è: accade nel Lazio con il Garante per la tutela delle persone con disabilità, dove disporre di quella figura sarebbe ancora più importante quest’anno, con il Giubileo 2025 in corso e l’arrivo a Roma di centinaia di migliaia di donne e uomini con disabilità

Istituito il Garante per la tutela delle persone con disabilità, ma dopo oltre un anno e mezzo manca ancora la nomina della figura in questione: è quello che accade nella Regione Lazio, travolta da mesi da una crisi politica interna alla maggioranza, dove l’assenza del Garante a sostegno delle persone con disabilità è ancora più significativa soprattutto adesso, con il Giubileo 2025 in corso e l’arrivo nella Capitale di centinaia di migliaia di donne e uomini con disabilità. Persone con fragilità, moltissime delle quali non autosufficienti, che magari avrebbero anche l’esigenza di un’unica figura riconosciuta a fungere da raccordo operativo e propositivo risolutore di criticità, tra loro e le Istituzioni locali per colmare quel vuoto che troppo spesso si verifica.

La figura del Garante è stata approvata nel Lazio a luglio 2023 in Consiglio Regionale all’unanimità [Legge Regionale 7/23, N.d.R.], cosa rara, e a settembre di quell’anno è stato anche pubblicato il bando pubblico. «Con l’approvazione di questa legge andremo a istituire una figura che dovrà garantire i diritti sacrosanti della disabilità», disse l’assessore regionale ai Servizi Sociali, alla Disabilità, al Terzo Settore e ai Servizi alla Persona, Massimiliano Maselli. «Questa figura sarà la vera sentinella e dovrà relazionare ogni sei mesi alla giunta quindi all’Assessorato che io guido, e poi ogni anno al Consiglio Regionale». Sono passati quasi due anni, ma di quella figura ritenuta “importante” e “vera sentinella” non c’è traccia ancora.

Ma di che cosa si occupa il Garante? Gli spettano diverse funzioni, un’azione di tutela-intervento per la garanzia del rispetto dei diritti sanciti dalle norme locali e nazionali vigenti e un’azione di promozione di cultura e sensibilità diffuse sui bisogni delle persone con disabilità. A questo fine il Garante può introdurre anche iniziative di prevenzione e contrasto ai fenomeni di bullismo, abuso e discriminazione di genere; può attivare iniziative con carattere formativo e informativo, può stipulare accordi e convenzioni con istituzioni, enti, scuole od ogni altro organismo cointeressato a una vera cultura inclusiva.

A rispondere al bando regionale dell’autunno 2023 era stato, tra vari altri, Ermio De Luca, persona con disabilità motoria, ingegnere elettronico con esperienza sulle tematiche inerenti all’accessibilità [ideatore tra l’altro del gioco da tavolo “Ciak si aggira!”, dedicato alla sensibilizzazione sulle barriere architettoniche, di cui si può leggere anche sulle nostre pagine, N.d.R.], che dopo tanti mesi non ha ricevuto risposta. «Ho trovato un muro di gomma – ci dice -, ma sono convinto che sia fondamentale nominare subito la figura del Garante perché non c’è più altro tempo da perdere; trovo sbagliato questo grave ritardo nell’eccessivo procrastinare l’elezione, in particolare ora che col Giubileo sono previsti a Roma circa 30 milioni di pellegrini, inclusa una percentuale piccola ma non troppo di persone con disabilità. Serve dunque il prima possibile una figura che sia da intermediario con le Istituzioni locali per le tematiche attinenti all’accessibilità», afferma De Luca.

Da noi interpellato, l’assessore regionale Maselli ha replicato: «Senza dubbio c’è un oggettivo ritardo sull’elezione del Garante per la tutela delle persone con disabilità della Regione Lazio, ma voglio ricordare che questa, come da normativa regionale, deve avvenire con un quorum minimo dei 4/5 del Consiglio Regionale, quindi con ampia condivisione, anche se stiamo cercando di raggiungere l’unanimità, così come avvenne per l’approvazione della legge istituì la figura del Garante».
Per quanto riguarda De Luca, «la sua – afferma Maselli – è una delle varie candidature che hanno partecipato all’avviso. Le assemblee elettive sono sovrane e autonome e, ovviamente, si eleggerà la persona che avrà i maggiori requisiti».

A sottolineare la rilevanza della nomina del Garante regionale è Michele Adamo, segretario nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che vive a Roma ed è membro di giunta della FISH Nazionale (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), con delega all’accessibilità: «E’ importante – dichiara – che venga nominato il prima possibile perché c’è una Legge Regionale che lo impone e perché troppo spesso alle persone con disabilità vengono negati dei diritti inalienabili e questa figura potrà e dovrà garantirli. Il Garante, infatti, fa parte di tutti quegli strumenti che sono necessari per garantire i diritti e la tutela di una delle categorie più vulnerabili della società che sono appunto le persone con disabilità».

Cristiana Mazzoni, presidente del FIDA (Forum Italiano Diritti Autismo), Associazione che fa parte della Consulta Regionale per le Persone con Disabilità del Lazio, conferma l’attesa per il nominativo del Garante, nutrendo però anche delle riserve: «Sono scettica – afferma – sull’effettivo potere del Garante in assenza di politiche sociali realmente efficaci, con una presa in carico a trecentosessanta gradi, a beneficio delle persone con disabilità in costante crescita. Stante la situazione attuale, infatti, l’istituzione del Garante sembra più un filtro tra persone ed istituzioni che un vero e proprio organismo di tutela».
Per Mazzoni le principali «problematiche reali e stringenti» da risolvere sono soprattutto il Progetto di Vita e il Budget di Salute: «Se dovessi chiedere supporto al Garante delle persone con disabilità nella Regione Lazio, gli chiederei di vigilare sull’attuazione dei provvedimenti che sono ancora lettera morta».

*Il presente contributo è già apparso nel «Fatto Quotidiano.it», con il titolo “Regione Lazio, è stallo anche sul Garante per le persone con disabilità: istituito da due anni, ma mai eletto” e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Il diritto alla mobilità universale dovrebbe essere un obiettivo concreto della nostra società

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«Combattere per una comunità che si possa dire davvero inclusiva e integrata e che garantisca a tutti il diritto alla mobilità e all’accesso a tutti i servizi, dovrebbe essere un obiettivo concreto della nostra società, non solo sulla carta e su uno striscione di uno slogan elettorale»: lo scrive tra l’altro Salvatore Cimmino, che proprio al diritto umano alla mobilità dedicherà la prossima tappa del suo progetto “A nuoto nei mari del globo per un mondo senza barriere e senza frontiere”, in programma alle Hawaii (©Abhishek Scariya/GIZ, 2023)

Il diritto alla mobilità universale rappresenta la chiave di volta della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e deve essere quindi garantito per consentire, in sicurezza, la piena partecipazione di tutti alla vita civile e sociale. Eppure, malgrado la mobilità sia (anche) un diritto costituzionalmente garantito, le persone con disabilità hanno enormi difficoltà nel muoversi agevolmente nei luoghi pubblici. Nonostante le prescrizioni contenute nella Convenzione ONU [Legge 18/09 dello Stato Italiano, N.d.R.], l’adeguamento messo in atto delle stazioni dei bus, delle ferrovie e degli aeroporti, cioè di spazi e di edifici pubblici, non è neanche lontanamente sufficiente a garantire i diritti fondamentali delle persone con disabilità.

Se sei un passeggero con disabilità, hai il diritto di viaggiare, per piacere o per necessità, in qualsiasi momento della tua vita, in aereo, in treno, in autobus, o nave come chiunque altro. Quando acquisti il biglietto, il rivenditore deve fornirti informazioni sul viaggio in un formato accessibile, nonché informazioni sulle strutture specifiche a disposizione a bordo dell’aereo, del treno, dell’autobus, o della nave. Per tutti i mezzi di trasporto, hai diritto all’assistenza gratuita presso i terminal o le stazioni e a bordo. Se viaggi in aereo, autobus o nave, il trasporto non può esserti rifiutato a causa della tua disabilità o per motivi legati alla progettazione del veicolo o dell’infrastruttura.

Avere a cuore la libertà delle persone con disabilità è un dovere morale che fa appello al principio di civiltà e di paritaria partecipazione tra tutti senza discriminazioni di alcun genere.
Combattere per una comunità che si possa dire davvero inclusiva e integrata e che garantisca a tutti il diritto alla mobilità e all’accesso a tutti i servizi, dovrebbe essere un obiettivo concreto della nostra società, non solo sulla carta e su uno striscione di uno slogan elettorale. Nella nostra società, invece, si riscontrano persistenti barriere architettoniche e sociali che sono il principale impedimento per lo svolgimento regolare delle attività quotidiane delle persone con disabilità, problema politico che impedisce di integrarsi nel tessuto sociale.
La legge contempla la Progettazione Universale e la realizzazione, financo nei condomini, di infrastrutture a norma per la mobilità e l’accesso agevolato, di tutti e tutte, nelle parti comuni, nonché la realizzazione di sistemi, impianti o ausili per rimuovere qualsiasi barriera.

Il diritto umano alla mobilità sarà quindi il tema portante della mia prossima tappa del progetto che conduco ormai da anni, A nuoto nei mari del globo per un mondo senza barriere e senza frontiere, nelle Hawaii, sullo Stretto di Moloka’i, prevista per il prossimo mese di agosto, all’insegna del motto “Con te accanto, sarà tutto più semplice”.

*Il sito di Salvatore Cimmino è a questo link.

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Violenza contro le donne con disabilità: le indicazioni dell’OMS per misurarla

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Migliorare la qualità e la disponibilità dei dati sulla violenza contro le donne con disabilità: è l’obiettivo operativo di una nota informativa prodotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre la finalità più propriamente politica del documento è quella di contribuire ad una migliore comprensione delle esigenze specifiche delle donne con disabilità vittime di violenza e consentire l’elaborazione di strategie di prevenzione e di risposta/servizi e programmi mirati che rispondano a tali esigenze Un’elaborazione grafica che rappresenta tante donne diverse per età, etnia, appartenenza religiosa, disabilità/abilità ecc. (fonte: EDF-Forum Europeo sulla Disabilità)

Il 27 marzo scorso, sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è stata pubblicata un’interessante nota informativa dal titolo Misurare la violenza contro le donne con disabilità. Disponibilità dei dati, questioni metodologiche e raccomandazioni per le buone pratiche. La versione originale in inglese dell’opuscolo è scaricabile a questo link (mentre una versione in lingua italiana, prodotta con un traduttore automatico, e dunque non verificata, è disponibile a quest’altro link).
La nota in questione, incentrata appunto sulla misurazione della violenza contro le donne con disabilità, fa parte di una serie di note metodologiche volte a incentivare la misurazione e la raccolta di dati sulla violenza contro particolari gruppi di donne o su aspetti specifici della violenza contro le donne (queste le altre note, anch’esse in lingua inglese, pubblicate: Violenza contro le donne di 60 anni e oltre e Incontro di esperti sulla violenza contro le donne e la disabilità). Esse sono state sviluppate nell’àmbito del Programma congiunto portato avanti dall’OMS insieme a UN Women, l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, allo scopo di rafforzare le metodologie e le misurazioni, nonché di creare competenze condivise a livello nazionale per la raccolta dei dati sulla violenza contro le donne. Nello specifico, esse mirano a contribuire a incrementare la qualità e la disponibilità dei dati sulla violenza contro le donne, e quindi a migliorare il monitoraggio a livello globale, regionale e nazionale dei progressi nell’eliminazione della violenza stessa, anche in riferimento all’Obiettivo 5.2 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, che verte proprio sull’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze. Tali note sono destinate a ricercatori/ricercatrici, istituti nazionali di statistica e altri soggetti coinvolti nella raccolta di dati sulla violenza contro le donne.

Entrando nel dettaglio, la nota Misurare la violenza contro le donne con disabilità evidenzia che l’inclusione delle donne con disabilità e del tema della disabilità nelle indagini e nelle ricerche sulla violenza contro le donne è necessaria per una migliore conoscenza dei gruppi di donne esposti ad un rischio specifico di violenza. La nota è stata pubblicata quale esito di una scoping review, ossia di una ricognizione della letteratura scientifica prodotta sul tema della violenza di genere, che si è focalizzata su tre aspetti: la misurazione della violenza nel contesto della ricerca incentrata sulla disabilità; la misurazione della violenza nella ricerca incentrata sull’intersezione tra disabilità e violenza; e, infine, la misurazione della disabilità nel contesto della ricerca sulla violenza contro le donne.
La ricerca sistematica nelle banche dati pertinenti ha identificato 174 studi (articoli o rapporti) adeguati ad essere inclusi nell’indagine. La maggior parte degli studi erano indagini trasversali e solo otto riportavano i risultati di studi longitudinali. In particolare sono stati identificati due tipi di studi il primo dei quali costituito da studi in cui tutte le persone intervistate avevano o si auto-identificavano come “disabili”. In essi è stata valutata la prevalenza dei fattori di rischio o l’impatto dell’esposizione alla violenza tra questi/e partecipanti. 42 di questi studi includevano solo donne con disabilità, mentre 22 studi includevano uomini e donne con disabilità.
La seconda tipologia di studi è costituita da quelli che includevano intervistati/e con e senza disabilità, e hanno cercato principalmente di esaminare l’associazione tra disabilità e violenza. In questa tipologia, 36 studi includevano uomini e donne con e senza disabilità e 75 studi includevano solo donne con e senza disabilità.

Vediamo alcune delle evidenze emerse. La violenza fisica e la violenza sessuale sono state valutate nella maggior parte degli studi, mentre la violenza psicologica e quella economica sono indagate in un numero minore di studi. La descrizione o la definizione delle forme di violenza valutate non è stata specificata in 7 studi. Mentre la maggior parte degli studi ha utilizzato una misurazione della violenza basata sugli atti di violenza, il livello di dettaglio dello strumento utilizzato per misurare la violenza variava notevolmente.
In 11 studi sono stati misurati tipi di violenza specifici per la disabilità. Le forme più comunemente praticate di violenza specifica per la disabilità incluse nelle indagini sulla violenza contro le donne sono state: l’impossibilità di usare un ausilio per la disabilità e il rifiuto da parte della persona maltrattante di provvedere ai bisogni di base richiesti dalla donna.
La maggior parte degli studi ha incluso la disabilità fisica (104) e la disabilità mentale (104), mentre un numero relativamente minore ha incluso la disabilità intellettiva (61) e la disabilità sensoriale (62). Solo 2 studi non hanno specificato il tipo di disabilità valutata nell’indagine.

L’analisi ha evidenziato anche diverse importanti lacune nei dati disponibili e nelle misurazioni sulla violenza contro le donne e la disabilità, tra cui: la mancanza di disaggregazione dei dati per sesso e disabilità; i pochi dati sulla gravità e la durata della violenza contro le donne con disabilità; e le prove limitate sulle diverse relazioni tra tipo di disabilità ed esposizione alla violenza. Inoltre sono state riscontrate poche prove del fatto che i metodi di raccolta dei dati siano stati adattati allo scopo di garantire l’accessibilità delle attività di ricerca alle donne con disabilità.

La nota entra quindi nel dettaglio delle carenze identificate sia nella raccolta dati e negli strumenti impiegati per le indagini. Ad esempio, un capitolo molto interessante è dedicato alla misurazione della disabilità, ove si propone uno schema nel quale, per ogni strumento individuato, sono presenti una breve descrizione, nonché i punti di forza e i punti di debolezza dello stesso. Tra le lacune è risultata significativa la mancanza di domande che esplorino l’esperienza specifica delle donne con disabilità: la scoping review ha rilevato infatti che solo il 6% degli studi includeva la misurazione di atti di violenza specifici per le donne con disabilità come, ad esempio, la negazione delle cure, l’abbandono fisico o il rifiuto di cure mediche o ausili per la disabilità.
Un’altra anomalia riguarda il fatto che più di un terzo degli studi inclusi si è concentrato solo sulla violenza nelle relazioni di coppia. Tuttavia è probabile – specifica la nota – che le donne con disabilità siano esposte ad un rischio significativo di violenza da parte di altri membri della famiglia, compresi i loro figli, e da parte di chi si prende cura di loro (siano essi retribuiti e/o familiari), oltre che, all’interno delle istituzioni, anche da parte dei conviventi.
Uno studio ha indicato che le donne con disabilità hanno un rischio maggiore di violenza perpetrata dai/dalle caregiver e un rischio minore di violenza perpetrata dai partner intimi rispetto alle donne senza disabilità. In un altro studio, che includeva una misura della violenza specifica per le donne con disabilità fisiche, l’abuso legato alla disabilità aveva la stessa probabilità di essere perpetrato da un partner intimo, da un operatore o da un professionista sanitario. Questo ha portato a concludere che la questione se la violenza perpetrata da un partner intimo sia la forma più diffusa o pervasiva di violenza contro le donne con disabilità necessita di ulteriori approfondimenti.
Alcune evidenze indicano che diversi tipi di autori possono essere ugualmente responsabili della violenza contro le donne con disabilità. Quando contesti specifici, come gli istituti di cura, o specifici autori di violenza, come i/le caregiver o gli/le assistenti (sia retribuiti che non), non sono inclusi nella misurazione della violenza, questa particolare forma di violenza può essere tralasciata, con conseguente sottostima della sua prevalenza.

Anche la parte dedicata alle raccomandazioni è molto dettagliata. In questo spazio, per ragioni di sintesi, segnaliamo solo le macroaree in cui sono state organizzate le diverse raccomandazioni: ci sono quelle sulle indagini e sulle misure relative agli strumenti di indagine; quelle sugli aspetti etici delle ricerche; quelle specifiche sulla raccolta dei dati; e infine quelle per l’inclusione delle donne con disabilità nelle ricerche sulla violenza contro le donne.

Queste invece sono le conclusioni: «Le evidenze esistenti mostrano che le donne con disabilità sperimentano livelli più elevati di violenza, compresa la violenza dal partner nelle relazioni di intimità e la violenza sessuale. Le stime attuali sono probabilmente sottostimate in quanto le donne con disabilità tendono ad essere sottorappresentate nelle indagini e possono anche subire tipi di violenza specifici per la disabilità che spesso non vengono misurati. Gli sforzi per rafforzare la disponibilità e la qualità dei dati sulla violenza contro le donne con disabilità devono considerare sia l’inclusione di misure appropriate e fattibili della disabilità all’interno della ricerca sulla violenza contro le donne, sia della violenza contro le donne all’interno della ricerca sulla disabilità. Per una migliore comprensione dei fattori di rischio della violenza contro le donne è necessario migliorare l’inclusione delle donne con disabilità e della questione della disabilità nelle indagini sulla violenza contro le donne. Le donne con disabilità devono essere incluse nelle équipe di indagine e di ricerca e in tutto il processo, compresa la progettazione, l’attuazione, l’analisi e l’interpretazione dei dati. È inoltre necessario adottare le misure necessarie ad aumentare l’accessibilità affinché le donne con disabilità possano partecipare ai sondaggi. Questo dovrebbe contribuire ad una migliore comprensione delle esigenze specifiche delle donne con disabilità vittime di violenza e consentire l’elaborazione di strategie di prevenzione e di risposta/servizi e programmi mirati che rispondano a tali esigenze».

Si ringrazia Simonetta Cormaci per la segnalazione.

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente contributo è già apparso e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione.

Sui temi qui trattati, suggeriamo anche la consultazione, nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, delle sezioni su La violenza nei confronti delle donne con disabilità e su Donne con disabilità.

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Un “Open Day” in spiaggia per la Giornata Nazionale sul Neurosviluppo

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L’11 maggio, in occasione della quarta Giornata Nazionale per la Promozione del Neurosviluppo, la spiaggia sarda di Porto Ferro, a pochi chilometri da Alghero, ospiterà un “Open Day” con attività educative per bambini/bambine e un info-point sui disturbi del neurosviluppo. L’iniziativa, organizzata dalla Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari, in collaborazione con la Società Scientifica SINPIA, si inserisce in un programma nazionale di sensibilizzazione Immagine riguardante una precedente edizione dell’iniziativa

Domenica 11 maggio, in occasione della quarta Giornata Nazionale per la Promozione del Neurosviluppo, la spiaggia sarda di Porto Ferro, a pochi chilometri da Alghero (Sassari), ospiterà un Open Day promosso dalla Neuroposichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari, dedicato alla crescita delle capacità cognitive, motorie e relazionali nei bambini e nelle bambine.
Tra surf, laboratori creativi e giochi di gruppo, l’iniziativa sarà un’occasione per stimolare l’autonomia e la socializzazione, con il supporto di esperti ed è previsto un punto informativo sui disturbi del neurosviluppo.
Durante la mattinata, i partecipanti potranno dunque cimentarsi nel surf, prendere parte a giochi di gruppo e partecipare a un laboratorio di riciclo creativo. Professionisti del settore, invece, saranno a disposizione per offrire supporto informativo sui disturbi del neurosviluppo, come ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e autismo, attraverso un info-point dedicato.

L’evento si inserisce in una cornice più ampia di iniziative nazionali promosse dalla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), per far conoscere le sfide legate allo sviluppo neuropsichico e l’importanza di interventi precoci e mirati.
In tal senso, il 12 maggio è in programma un webinar nazionale (a questo link il programma), per approfondire il tema con esperti e testimonianze dirette. (C.C.)

Per partecipare all’Open Day dell’11 maggio è necessario inviare una mail a neurosviluppo.sassari2025@gmail.com. Per ulteriori informazioni:  Ufficio Stampa AOU Sassari (Andrea Bazzoni), ufficio.stampa@aouss.it.

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Cinema e inclusione: al via il Festival “Tulipani di Seta Nera” a Roma

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Fino all’11 maggio è in corso di svolgimento a Roma la XVIII edizione del Festival della Cinematografia Sociale “Tulipani di Seta Nera“, con proiezioni gratuite e incontri su inclusione, sostenibilità e diritti. La manifestazione pone l’accento sulle diversità e le fragilità umane attraverso opere nazionali e internazionali. Durante la serata di gala dell’11 maggio verranno annunciati i vincitori, evento che verrà trasmesso in luglio da Rai 2

Prende il via oggi, 8 maggio, e si protrarrà fino all’11 maggio la XVIII edizione del Festival della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera, al The Space Cinema Moderno di Roma. La rassegna dedicata al racconto cinematografico del sociale e della sostenibilità punta quest’anno a rimettere al centro della narrazione l’essere umano, le diversità, la fragilità e l’unicità delle persone e dei luoghi.

Attenzione agli “ultimi”, come lascito ideale di Papa Francesco, legalità, integrazione, disagio giovanile, violenza di genere, sicurezza sul lavoro e sostenibilità saranno i temi affrontati nei titoli selezionati, provenienti dai quattro angoli del mondo. Per quattro giornate, ad ingresso libero, spazio alla proiezioni delle opere in concorso e fuori concorso nazionali e internazionali suddivise nelle quattro sezioni – cortometraggi, documentari, digital series e #SocialClip – e appuntamento con grandi protagonisti del cinema, dello spettacolo, della politica e della cultura, con incontri, dibattiti, intrattenimento e premiazioni.

I vincitori della XVIII edizione del Festival verranno premiati domenica 11 maggio, durante la serata di gala conclusiva del Festival, condotta da Lorena Bianchetti, in onda martedì 8 luglio in seconda serata su Rai 2, nella quale verranno premiate tutte le opere vincitrici del Festival, oltre a tanti personaggi che si sono distinti per il loro impegno per il sociale, tra cui la fiction cult della Rai Mare Fuori come miglior serie tv e i Jalisse come miglior gruppo musicale.

Nel corso del Festival saranno presenti, tra gli altri: Andrea Roncato, Annamaria Malipiero, Antonio Catania, Barbora Bobulova, Barbara De Rossi, Daniela Giordano, Danilo Brugia, Elena Russo, Eleonora Daniele, Ettore Bassi, Francesca Pascale, Francesco Facchinetti, Franco Oppini, Greta Manuzzi (Le Deva), Jalisse, Jessica Morlacchi, Jonis Bashir, Lidia Vitale, Lorena Bianchetti, Ludovico Fremont, Marco Carta, Massimiliano Vado, Maurizio Lombardi, Nadia Bengala, Pamela D’Amico, Pietro De Silva, Pino Calabrese, Pino Quartullo, Silvia Salemi, Vince Tempera, Paola Frassinetti, sottosegretaria del Ministdero dell’Istruzione e del Merito, Claudio Durigon, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Fabrizio D’Ascenzo, presidente dell’INAIL, Ousmane Kabre dell’Ambasciata del Burkina Faso in Italia, Giuseppe Pecoraro, presidente dell’ANAS, Lorenza Lei, amministratrice delegata della Fondazione Roma Lazio Film Commission, Giampiero Strisciuglio, amministratore delegato di Trenitalia, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde. (C.C.)

Per maggiori informazioni: Ufficio Stampa Festival (Daniela Piu), daniela@danielapiu.it; Francesca Alfano (francesca.alfano3@gmail.com).

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Il rinnovamento della FISH Veneto

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Vi è una nuova Presidente e un nuovo Consiglio Direttivo per la FISH Veneto (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), Consiglio che ha provveduto a fissare i responsabili delle delegazioni per le varie Province, nonché i gruppi di lavoro su una serie di temi

C’è una nuova presidente per la FISH Veneto (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), che è Viviana Benetazzo (AIAS), con Fabio Tonicello (UILDM) quale vicepresidente e Andreina Comoretto (Associazione Prader-Willi) quale segretaria/tesoriera. Gli altri consiglieri della Federazione sono Gabriella Fermanti (GALM), Giuliano Vanzo (ANGSA), Giovanni Cappellari (AIPD) e Gaia Rovati (AISM).

Il nuovo Consiglio Direttivo, con Flavio Savoldi quale responsabile organizzativo regionale, ha fissato quindi i responsabili delle delegazioni per le varie Province, nonché i gruppi di lavoro su una serie di temi (Disabilità intellettiva; Accessibilità; Assistenza personalizzata-vita indipendente; Inclusione scolastica; Inserimento lavorativo; Cooperazione sociale).

«Prossimamente – come viene riferito – il Consiglio Direttivo definirà un programma di lavoro che dia concretezza all’interlocuzione istituzionale, attivando le Associazioni aderenti e i rappresentanti della nostra Federazione che devono/dovranno essere in grado di sostenere il confronto istituzionale sull’attuazione in àmbito territoriale delle Leggi 227/21 (Delega al Governo in materia di disabilità), 33/23 (Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane) e relativi Decreti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: fishveneto@libero.it.

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Oltre la burocrazia: il percorso di “Diversamente Bistrot”

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Quando si parla di inserimento lavorativo delle persone con disabilità intellettive, le sfide burocratiche e le difficoltà organizzative spesso sembrano insormontabili. Alcune realtà dimostrano però che queste barriere si possono superare: ne è un esempio “Diversamente Bistrot”, il bar-bistrot dell’ANFFAS Udine, cui è dedicata questa nuova puntata del nostro approfondimento sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive appartenenti al “mondo ANFFAS” Una delle lavoratrici di “Diversamente Bistrot”, a fianco della tabella con il menu

Quando si parla di inserimento lavorativo delle persone con disabilità intellettive, le sfide burocratiche e le difficoltà organizzative spesso sembrano insormontabili. Eppure alcune realtà dimostrano che queste barriere possono essere superate con determinazione e un modello innovativo. Diversamente Bistrot, bar-bistrot dell’ANFFAS di Udine (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), è uno di questi esempi.
La presente intervista fa parte del nostro approfondimento sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo appartenenti al “mondo ANFFAS”, e in questa terza puntata, per analizzare il percorso di Diversamente Bistrot, abbiamo parlato con Maria Cristina Schiratti, presidente dell’ANFFAS di Udine, oltreché vicepresidente della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), che ci racconta le difficoltà affrontate, i successi raggiunti e le prospettive future di questo progetto.
A sei mesi dall’apertura, il bistrot ha costruito un modello in cui assunzioni dirette, borse lavoro e percorsi di formazione si intrecciano per offrire opportunità a chi solitamente fatica a trovare spazio nel mondo del lavoro.

Vogliamo tracciare un primo bilancio di Diversamente Bistrot? Quali ostacoli rimangono da superare?
«Abbiamo cominciato questa avventura praticamente da soli: ho chiesto aiuto alle famiglie perché i tempi della burocrazia regionale sono troppo lunghi per i tempi dell’impresa. Grandi nemici di questo tipo di attività sono la burocrazia e le difficoltà riguardanti l’assunzione di persone con disabilità intellettiva. Abbiamo sette persone che lavorano, di cui due assunte direttamente, una con la Legge 68/99, due con il SIL (Servizio Inserimento Lavorativo) con due borse lavoro, uno che sta facendo un percorso con un centro di formazione per vedere se le sue abilità sono sufficienti per poter aspirare a una borsa lavoro e poi abbiamo due volontari, uno per raggiunti limiti d’età e l’altro perché avendo un tutore chiaramente non può essere assunto. Quelli assunti direttamente sono anche i “più facili”, pur se la Legge 68/99 in realtà non è adatta alle persone con disabilità intellettiva. Essa, infatti, è stata elaborata per chi ha disabilità motorie e quindi la ritengo poco adatta alle problematiche di una persona con disabilità intellettiva. Noi conoscevamo le due persone che abbiamo assunto direttamente e quella che è stata assunta con la Legge 68/99, secondo le prescrizioni dell’invalidità, non ha bisogno di tutor, ma anche soltanto passare attraverso il SIL o una scuola di formazione professionale richiede tantissima burocrazia.
Personalmente sono molto contenta di quello che abbiamo fatto, sono contenta della risposta della gente: ormai chi viene da noi vuole incontrare Francesca, Luca o Iva. Ma se vogliamo raggiungere l’equilibrio economico, e lo dico da imprenditrice, ci vogliono due anni almeno. Nessuna attività, infatti, raggiunge l’equilibrio economico prima di due anni, perché all’inizio ci sono gli investimenti, i lavori da fare, devi comprare l’attrezzatura, la clientela si deve giustamente affezionare. Poi noi abbiamo cercato questo locale in una “corte privata”, che è protettiva per le persone che ci lavorano, nel senso che è quasi una specie di “oasi felice”, però non è una zona di passaggio; quindi la gente ci deve venire apposta, ci deve conoscere. Anche attraverso i social stiamo avendo una grossa risposta. Quindi per me il bilancio è decisamente positivo».

Quale contratto viene applicato ai lavoratori del bistrot e come viene determinata la loro retribuzione?
«Il contratto è quello del commercio (un tempo pieno è pari a circa 1.380 euro). Tenendo presente che i ragazzi assunti fanno fino a 12 ore alla settimana – non di più perché non ce la fanno – , ricevono uno stipendio regolare, riproporzionato su 12 ore».

Come mai avete scelto di aprire un bistrot? C’è un motivo specifico per cui molte realtà impegnate nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità intellettiva si orientano verso il settore della ristorazione?
«È avvenuto per caso, perché in realtà cercavamo una pasticceria: abbiamo fatto per anni corsi di pasticceria! Poi è capitata l’opportunità di rilevare questa attività e io avevo già le persone in mente da coinvolgere. All’inizio siamo stati estremamente prudenti, ma devo dire che le persone che lavorano anche in cucina sono veramente entusiaste. Tuttavia, a mio parere, le persone con disabilità intellettiva hanno bisogno di tempi più lunghi, perciò volevo inserirli in agricoltura. A tal proposito abbiamo un progetto bellissimo, che si chiama Diversamente DOC!, realizzato assieme all’azienda agricola Colutta di Manzano (Udine): da 13-14 anni produciamo ogni anno un vino con l’etichetta Diversamente DOC!. Tre anni fa l’azienda agricola ha assunto, durante l’estate, due di questi ragazzi a lavorare: è andata benissimo, solo che c’è un problema. Le aziende agricole, soprattutto quelle vinicole, per loro propria conformazione, sono fuori dal circuito dei trasporti pubblici. Quindi nessuno riesce a recarsi in sede se non ha la patente; con i mezzi pubblici, non ci arrivi. Era dunque anche difficile garantire la continuità negli anni, doveva esserci qualcuno ad accompagnare le persone. Abbiamo creato un progetto che prevedesse una collaborazione tra l’ANFFAS e Colutta perché potessero andarci a lavorare anche durante l’anno, ma Confagricoltura ce l’ha bocciato: anche la burocrazia nell’ambito agricolo è piuttosto cospicua.
Ho sempre pensato che la collocazione ideale per le persone con disabilità intellettiva sia l’agricoltura, perché l’agricoltura ha i tempi lenti e sono i tempi delle persone che hanno problemi cognitivi. Noi abbiamo cercato di riportare questa calma nel bistrot».

Le prime tappe di questo nostro percorso dedicato all’inclusione lavorativa nel “mondo ANFFAS” sono riportate nei testi Lavoro e disabilità intellettive: viaggio tra esperienze, opportunità e ostacoli da superare (disponibile a questo link) e Dalla pasticceria al “co-housing”: quando il lavoro diventa inclusione e autonomia (disponibile a questo link).

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