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La Nazionale Paralimpica di calcio balilla ai Mondiali in Spagna

23 Giugno 2025 - 5:14pm

Dopo la vittoria ai Mondiali di Nantes nel 2022, la Nazionale Italiana Paralimpica di Calcio Balilla è da oggi, 23 giugno, e fino al 29 giugno a Saragozza in Spagna, per prendere parte alla nuova edizione dei Campionati del Mondo ITSF, con la volontà di provare a confermarsi ai vertici Ben volentieri pubblichiamo l’immagine della Nazionale Paralimpica di calcio balilla che nel 2022 vinse i Mondiali di Nantes in Francia, quale buon auspicio per la nuova edizione della manifestazione, che si disputa in questi giorni in Spagna

Dopo la vittoria ai Mondiali di Nantes nel 2022, la Nazionale Italiana Paralimpica di Calcio Balilla è da oggi, 23 giugno, e fino al 29 giugno a Saragozza in Spagna, per prendere parte alla nuova edizione dei Campionati del Mondo ITSF, con la volontà di provare a confermarsi ai vertici.
«La nostra Nazionale – ha dichiarato Francesco Bonanno, presidente della FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla) e recentemente nominato vicepresidente dell’ITSF (International Table Soccer Federation), come abbiamo riferito anche sulle nostre pagine – è la massima espressione del calcio balilla paralimpico tricolore, formata dai migliori atleti provenienti da tutta Italia. Abbiamo un gruppo affiatato, unito da passione, impegno e spirito di squadra. Indossare la maglia azzurra, per ciascuno di loro, non è solo motivo d’orgoglio, ma una responsabilità da vivere con il massimo impegno e dedizione».

A guidare la squadra in Spagna vi sono Giovanni Braconi (coach), Francesca Aragona (coach femminile) e Michele Nasti (allenatore), che coordinano la preparazione degli atleti, con il supporto del team manager Luca Bruno, della fisioterapista Teresa Franco e del preparatore atletico Mirko Ferri.
Gli atleti e le atlete sono: Angelita Alves, Maria Luigia Civili, Vito Loris Bonaldo, Corrado Montecaggi, Daniele Riga, Paolo De Florio, Domenico Smario, Francesco Bonanno, Luigi Iannone, Francesco Perin, Giacomo Paolo Rossi, Roberto Silvestro, Francesco Valente e Gianluca Vuodo.
«Ognuno di loro – aggiunge Bonanno – sarà portavoce non solo della massima espressione di tecnica e talento, ma proverà a dimostrare quanto lo sport sia un linguaggio universale, capace di unire, ispirare e abbattere ogni barriera. Il nostro movimento è in crescita, come dimostrano anche i risultati più recenti, e abbiamo creato un gruppo unito che si è allenato con determinazione e concentrazione. Siamo pronti a scendere in campo per vivere ancora una volta forti emozioni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa FPICB (ufficiostampa@fpicb.it).

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Sarebbe davvero innovativo se le parrocchie divenissero “chiese in uscita alla ricerca di persone con disabilità”!

23 Giugno 2025 - 4:53pm

«Ho letto con grande interesse – scrive Salvatore Nocera – l’articolo di Alberto Fontana pubblicato da Superando, sulla piena presa di coscienza culturale, teologica e pastorale da parte della gerarchia ecclesiale, della visione nuova delle persone con disabilità, non più oggetto, ma soggetto attivo nella Chiesa Cattolica. Voglio dunque sperare che vi siano sempre più organismi ecclesiali e persone credenti che si convertano definitivamente a questa nuova cultura inclusiva»

Ho letto con grande interesse, da cattolico impegnato, l’articolo di Alberto Fontana pubblicato nei giorni scorsi da Superando, sulla piena presa di coscienza culturale, teologica e pastorale da parte della gerarchia ecclesiale, della visione nuova delle persone con disabilità, non più oggetto, ma soggetto attivo nella Chiesa Cattolica [“La forza del limite ossia La disabilità come mistero e rivelazione”, N.d.R.]. Fontana parte dal Concilio Ecumenico Vaticano II, attraversa gli innovativi interventi dei vari pontefici, per concludere con delle puntuali citazioni bibliche. Non sto a riassumere l’articolo per non far perdere ad esso l’afflato di vera innovazione culturale, invitando altresì invito alla sua lettura e rilettura, mentre manderò il testo anche a suor Veronica Donatello, responsabile della Pastorale sulla Disabilità della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), perché venga diffuso in tutti i nostri ambienti ecclesiali. Qui vorrei soffermarmi su due spunti offerti dall’articolo.

Verso la fine del testo si fa riferimento al libro “Us” not “Them”. Disability and Catholic Theology and Social Teaching (“Noi”, non “loro”. Disabilità, teologia e dottrina sociale cattolica), del gesuita australiano docente di Diritto Canonico Justin Glyn che, partendo dal versetto biblico «Dio ha creato l’uomo a Sua immagine», svolge la tesi teologica secondo la quale, Dio, perfettissimo, non ha creato uomini imperfetti come le persone con disabilità, poiché anch’esse sono appunto a “Sua immagine”, accomunate a Dio Cristo crocifisso salvatore del mondo. Alberto Fontana e Giovanni Merlo, con la Federazione lombarda LEDHA, hanno organizzato a suo tempo uno specifico convegno, su questo libro, tradotto in italiano e da essi curato con il titolo significativo A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità (La Vita Felice, 2022) dal quale è nato anche un blog.
Ebbene, la tesi teologica sviluppata da Glyn supera la precedente visione pastorale delle persone con disabilità come oggetto di compassione, perché sofferenti. Ora, infatti, non sono solo le sofferenze che le assimilano al figlio di Dio, ma sono a Sua immagine come redentore, tramite la crocifissione, e quindi come soggetti attivi.

In un mio precedente intervento su queste stesse pagine [“La Chiesa non si governa coi piedi, ma con la testa”, N.d.R.], mi ero permesso di aggiungere che la fede cristiana crede in Gesù morto e risorto e quindi , per una piena identificazione all’immagine di Dio, sarebbe opportuno citare pure il Vangelo di Matteo al capo 25 (versetti 31-47), brano in cui viene presentato Gesù che giudica nel giudizio universale e distingue i buoni dai cattivi in base a come avranno agito nei confronti delle persone bisognose di solidarietà, quali gli assetati, gli affamati, i bisognosi di tutto. Egli, crocifisso e risorto, dice «tutto quello che avrete fatto ai più piccoli di questi “miei fratelli” lo avrete fatto a me». Qui dunque è Cristo risorto che invita noi tutti a «far risorgere dalla morte morale» anche le persone con disabilità tramite la solidarietà “includente”.
Questa mi sembra un’immagine teologicamente più completa e che contemporaneamente invita le persone senza disabilità ad essere accoglienti verso quelle con disabilità e ad includerle in modo tale da essere e sentirsi veri soggetti tra soggetti. Purtroppo quel mio articolo era uscito appena dopo l’improvvisa scomparsa di Papa Francesco e allora la conclusione e il titolo dello stesso hanno in parte oscurato il contenuto primario del mio collegamento del tema di fondo dell’articolo alla citazione del Vangelo di Matteo, che comunque torno a sottoporre alla discussione critica degli esperti.

Ma il brano di Alberto Fontana che mi intriga moltissimo è questo, verso la fine del suo contributo: «Riconoscere tra le pieghe dei documenti del Magistero una crescente responsabilità pastorale sul tema della disabilità è senza dubbio edificante. È segno di una Chiesa che si lascia interrogare, che si apre al mistero della fragilità umana e ne custodisce la dignità come fondamento della propria missione evangelizzatrice. Tuttavia, la sfida che oggi interpella la comunità cristiana è quella di trasformare questa consapevolezza in cultura condivisa».
Questo passaggio dalla consapevolezza della gerarchia pontificia a «cultura condivisa da tutta la comunità ecclesiale», composta da sacerdoti, catechisti, operatori pastorali e da laici, educatori, docenti, assistenti all’inserimento lavorativo, imprenditori, amministratori nazionali e locali, sanitari, politici a tutti i livelli, è un compito difficilissimo, come evidenzia il passaggio di Fontana, ma è essenziale, perché è questa condivisione culturale che può fare “incarnare” in opere concrete quella nuova visione teologica.
Conosco Associazioni che si stanno adoperando in tal senso e penso alla Comunità Papa Giovanni XXIII, alla Comunità di Capodarco, fondata da don Franco Monterubbianesi, recentemente scomparso, alla Comunità di Sant’Egidio, all’Agesci, a Comunione e Liberazione, al MAC (Movimento Apostolico Ciechi), che addirittura ha istituito un premio per le parrocchie inclusive [Il “Premio Don Giovanni Brugnani – Parrocchie inclusive”, N.d.R.]”.Ce ne sono sicuramente altre e sarebbe interessante una ricognizione per individuarne il massimo numero possibile, affinché potessero operare insieme a quelle d’ispirazione laica per una sempre maggiore e migliore cultura inclusiva di soggetti attivi con disabilità anche nella società civile.
Quello che però ancora noto assai poco è la presenza nelle nostre parrocchie di persone con disabilità nelle attività liturgiche, di diaconia e di vita parrocchiale. Ad esempio, in alcune chiese talune persone cieche vengono invitate a leggere in Braille alcune letture della Messa, mentre alcune persone sorde segnanti vengono invitate a predicare tramite l’interprete gestuale; e ancora, alcune persone con disabilità intellettiva distribuiscono la comunione durante la messa o fanno parte dei complessini che suonano durante alcune messe; infine, alcune persone con disabilità fisiche collaborano per sbrigare al telefono pratiche di casi che si presentano alla Caritas.

Le scuole cattoliche si stanno sempre più aprendo all’inclusione scolastica anche di alunni «con bisogno di sostegni elevati o molto elevati»; lo si fa di meno presso il mondo imprenditoriale di ispirazione cristiana e ancor meno in quello delle strutture residenziali, che fanno fatica culturale e operativa ad accettare la nuova cultura delle piccole comunità di accoglienza, del co-housing e della vita indipendente, come vuole anche il recente Decreto Legislativo 62/24.
Sarebbe innovativo se, alla luce del magistero di Papa Francesco, anche le parrocchie divenissero “chiese in uscita alla ricerca di persone con disabilità”, per includerle e farle uscire dal loro troppo frequente isolamento. Sarebbe possibile alle associazioni e ai gruppi di volontariato organizzare la ricerca di tali persone, per offrire di accompagnarle a frequentare attività parrocchiali o per sbrigare qualche loro pratica o per recarsi a qualche loro visita medica?
E comunque nell’Anno Giubilare che vuole i credenti “pellegrini di speranza”, voglio sperare che vi siano sempre più organismi ecclesiali e persone credenti che si convertano definitivamente a questa nuova cultura inclusiva auspicata dall’articolo di Alberto Fontana, di cui mi auguro la massima diffusione possibile.

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È tempo che i centri estivi diventino realmente per tutti e tutte

23 Giugno 2025 - 1:59pm

È tempo che enti, amministrazioni e operatori del Terzo Settore si facciano carico delle loro rispettive responsabilità, affinché i centri estivi siano davvero per tutti e tutte. Non basta infatti “accettare” i bambini e le bambine con disabilità: occorre includerli con strumenti adeguati e rispetto

Tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze con disabilità hanno diritto a partecipare ai centri estivi su base di eguaglianza con gli altri, come previsto dall’articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dallo Stato italiano con la Legge 18/09. Questo diritto implica che gli enti gestori dei centri estivi debbano attivarsi per garantire ai minori con disabilità l’assistenza di supporto necessaria, senza demandare questo compito alla famiglia. La responsabilità primaria è quindi dell’ente che organizza il servizio, il quale deve prevedere – se necessario – figure educative e di assistenza, assicurando che nessun minore venga escluso o limitato nella partecipazione, qualunque sia la motivazione.
Nel caso poi di bisogni di sostegno più intensi, non è lecito rifiutare l’iscrizione o limitare la frequenza dichiarandosi “non in grado” di garantire l’assistenza. Al contrario, è dovere dell’ente adottare accomodamenti ragionevoli e misure appropriate per assicurare l’accesso paritario, senza discriminazioni.

Va inoltre ricordato che la sola presenza di una disabilità non implica automaticamente la necessità di assistenza: la valutazione, infatti, dev’essere fatta caso per caso, in relazione alle reali caratteristiche e alle necessità del bambino/bambina o ragazzo/ragazza.
In questo quadro, i Comuni hanno un ruolo cruciale: in un’ottica di presa in carico globale, devono sostenere la famiglia, predisporre il Progetto Individuale (ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00) e coinvolgere le realtà necessarie alla sua attuazione. Tuttavia, è l’ente gestore del centro estivo a rispondere direttamente della qualità del servizio e dell’eventuale discriminazione, che può configurare una violazione della Legge 67/06.

Al nostro Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi [della LEDHA-Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità] arrivano ogni estate segnalazioni di esclusioni, iscrizioni rifiutate o mancata attivazione del servizio di assistenza. «Tuttavia – sottolinea Laura Abet, coordinatrice del Centro, i casi ufficiali sono pochi, troppo pochi rispetto alla diffusione del fenomeno. La sensazione, purtroppo confermata sul campo, è che molte famiglie rinuncino a far valere i propri diritti, perché già gravate da una gestione complessa, faticosa e spesso solitaria della disabilità».
Inoltre, quando le legali del nostro Centro Antidiscriminazione segnalano alle famiglie che la responsabilità ricade sull’ente gestore, alcune decidono di desistere. «Entrare in conflitto con chi dovrebbe offrire un servizio educativo e di sollievo – sottolinea Abet – può sembrare infatti un ulteriore peso da sostenere. E così, i diritti restano sulla carta».

È tempo che enti, amministrazioni e operatori del Terzo Settore si facciano carico di questa responsabilità, affinché i centri estivi siano davvero per tutti e tutte. Non basta “accettare” i bambini e le bambine con disabilità: occorre includerli con strumenti adeguati e rispetto.

*La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare la scheda legale I Centri estivi e il divieto di discriminazione dei bambini e ragazzi con disabilità. Per ogni altra informazione: ufficiostampa@ledha.it.

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“Cecità e Sordità tra ricerca, educazione, tecnologia”: come mettere insieme saperi e teste diverse

23 Giugno 2025 - 1:36pm

Mettere insieme saperi e teste diverse, per rispondere ai reali bisogni degli attori della vita di cura: forse è stata proprio questa la principale valenza del convegno di Roma “Cecità e Sordità tra ricerca, educazione, tecnologia”, rivolto a oculisti, audiologi, educatori e, in generale, a chi fosse interessato a comprendere le disabilità sensoriali, per rendere efficace la comunicazione e personalizzata la cura delle persone sorde e cieche “Disabilità sensoriali”

Come segnalato anche su queste pagine, si è tenuto il 20 e 21 giugno a Roma, presso il Dipartimento Organi di Senso del Policlinico Umberto I-Università La Sapienza, il convegno Cecità e Sordità tra ricerca, educazione, tecnologia, rivolto a oculisti, audiologi, educatori e, in generale, a chi fosse interessato a comprendere le disabilità sensoriali, per rendere efficace la comunicazione e personalizzata la cura delle persone sorde e cieche.
Il programma delle due giornate si presentava intensissimo, con relatori appartenenti a campi diversi, dall’area clinica di numerosi Atenei italiani a quella filosofica, dalla pedagogia alle neuroscienze, dagli specialisti della riabilitazione agli esperti delle tecnologie assistive, dai responsabili dei progetti sociali a liberi professionisti, da icone della tiflologia a giovani pedagogisti impegnati nella ricerca o sul piano concreto delle attività sportive. E forse è stata proprio questa la principale valenza dell’incontro, caratteristica ormai rara in questi eventi: mettere insieme saperi e teste diverse, per rispondere ai reali bisogni degli attori della vita di cura.

Il convegno è stato organizzato dall’Associazione Suoni e Immagini per vivere la cui presidente è l’instancabile Ersilia Bosco, psicologa clinica e psicoterapeuta. Il clima sereno, i linguaggi “piani” dei relatori hanno offerto i percorsi che la ricerca, la medicina, la psicologia e la pedagogia hanno fatto nell’àmbito di due settori estremamente complessi, quali la cecità e la sordità, portati su un binario che attraversando mondi diversi, ha permesso di evidenziare la necessità di conoscerli e approfondirli entrambi, senza dare nulla per scontato né sul piano clinico né su quello pedagogico educativo.
Spesso, troppo spesso, infatti, e anche in àmbiti istituzionali, si dà per scontato che chi ne sa di disabilità sensoriale sia esperto in tutti i campi in cui questa si presenta, e che chi ha fatto un “buon corso di formazione”, magari biennale o con numerosi Crediti Formativi Universitari (CFU) specifici, sappia tutto ciò che è necessario sapere. Non è così. La formazione, soprattutto per ciò che concerne tutti i “mestieri” di cura, non può e non deve essere una tantum, magari a monte, valida per tutta la vita.

Questa full immersion, dunque, è riuscita a dare risposte molteplici, spunti di riflessione, indicazioni di percorsi possibili ad una platea molto variegata: studenti, dottorandi, esperti, assistenti, docenti specializzati e non. Un plauso va a tutti, alla dottoressa Bosco, che ha immaginato il percorso e individuato “gli esperti”, ai relatori perché, consapevoli che l’ampia platea era caratterizzata da bisogni di apprendimento molto diversi, hanno adottato snellezza e accessibilità nel linguaggio, utilizzando tuttavia scientificità e divulgabilità delle “informazioni”, nonché a tutti i presenti che, nonostante i tempi di marcia “teutonici”, hanno prestato orecchie attente a soddisfare un proprio bisogno.
Un grazie va anche allo scultore Felice Tagliaferri, che ci ha offerto la possibilità di “toccare dal vero” alcune sue opere e a Francesco Paparozzi e ai suoi raffinati acquarelli.

Lo stare in presenza, il vivere insieme questo tipo di esperienze formative non è sostituibile, a mio parere, da nessuna videoconferenza. Fa parte di quell’aspetto emotivo profondamente umano che, nonostante gli individualismi sempre più diffusi, connota ogni progresso umano.
Mi auguro, in conclusione, che gli atti del convegno siano pubblicati a breve e possano suggerire ulteriori iniziative.

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Ultimo appuntamento accessibile per questa stagione del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale

23 Giugno 2025 - 1:05pm

Ultimo appuntamento di questa stagione (25, 27 e 29 giugno, 1°, 3 e 5 luglio), presso il prato verde allestito al Teatro Carignano di Torino, con il percorso ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, per consentire anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento. In scena “Pene d’amor perdute”, leggera e divertente commedia di Shakespeare, per la regia di Jurij Ferrini Jurij Ferrini, regista di “Pene d’amor perdute” (foto di Luigi De Palma)

Ultimo appuntamento di questa stagione per il percorso da noi regolarmente seguito, ideato già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppato in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Accadrà con le recite del 25, 27 e 29 giugno e del 1°, 3 e 5 luglio, riguardanti la leggera e divertente commedia di William Shakespeare denominata Pene d’amor perdute, diretta da Jurij Ferrini e inserita nell’àmbito della rassegna estiva Prato inglese, iniziativa dedicata ai grandi classici shakespeariani, portati in scena in un’atmosfera più informale e insolita, sull’ormai caratteristico prato verde allestito al Teatro Carignano di Torino.

Le rappresentazioni, dunque, nelle date sopraindicate saranno corredate da sovratitoli in italiano e in italiano semplificato con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smart-glasses (occhiali smart) o smartphone. All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio del 3 luglio (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro il 2 luglio, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, sono disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli in italiano e in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la scheda di sala accessibile.
Da segnalare anche che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente.

Sarà questo, come detto, l’ultimo appuntamento accessibile di questa stagione, ma è già tempo di pensare alla prossima, che ne avrà altri otto, da ottobre 2025 a giugno 2026, titoli che verranno resi noti quanto prima dai promotori.  (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sullo spettacolo Pene d’amor perdute. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it.

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Il dibattito pubblico degli ultimi anni sulla disabilità in Italia

23 Giugno 2025 - 12:37pm

«Ripercorreremo la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni attraverso i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico: l’inclusione a scuola e nella società, i pregiudizi e gli stereotipi, il corpo e i sentimenti, l’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità»: lo dice Claudio Imprudente, a proposito del suo incontro di domani, 24 giugno, a San Giorgio di Piano (Bologna), con Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris Da sinistra Claudio Imprudente e Fulvio De Nigris alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna

«Sono profondamente onorato di poter dialogare con Claudio Imprudente, un amico, una persona che ho avuto la fortuna di conoscere e stimare da molti anni. Claudio, con il suo coraggio, la sua intelligenza viva e la sua voce mai scontata, ha saputo trasformare la disabilità in uno spazio di riflessione, di confronto e di cambiamento. Attraverso il suo lavoro di giornalista, di scrittore e di testimone attivo, è diventato un punto di riferimento, una vera e propria bandiera per un’idea di società più giusta, inclusiva e consapevole. La sua presenza ci ricorda ogni giorno che la diversità non è limite, ma valore»: lo dice Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna, a proposito dell’incontro con Claudio Imprudente, programmato per la serata di domani, 24 giugno a San Giorgio di Piano (Bologna), nell’àmbito della rassegna estiva Se una notte d’estate uno spettatore (Giardino della Biblioteca di San Giorgio di Piano, Piazza Indipendenza, 1).
Il dialogo tra De Nigris e Imprudente, che ormai da alcuni anni è anche una nota e apprezzata “firma” anche di Superando, prenderà spunto dall’ultimo libro di quest’ultimo, Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (edizioni La Meridiana, 2024), che raccoglie una selezione degli articoli scritti per il «Messaggero di Sant’Antonio» e al quale abbiamo già dato ampio spazio anche sulle nostre pagine.

«Con Fulvio De Nigris – sottolinea Imprudente – ripercorreremo la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni attraverso i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico: l’inclusione a scuola e nella società, i pregiudizi e gli stereotipi che riguardano le persone con disabilità, il corpo e i sentimenti, l’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità. Temi che oggi sono entrati sempre più anche nella politica, in Italia e nel mondo, contribuendo a una rappresentazione diversificata e a volte opposta tra chi viene posto ai margini e considerato “oggetto di cura” o, al contrario, promotore di una cultura inclusiva capace di incidere nel pensiero e nel miglioramento della qualità della vita per tutte e tutti».

L’incontro sarà moderato da Francesca Campomori, docente di Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia e consigliera del Comune di San Giorgio di Piano. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: fulvio.denigris@amicidiluca.it.

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Richiamiamo tutti a non tacere di fronte a queste derive di disumanità

23 Giugno 2025 - 12:09pm

«I fatti riguardanti le violenze in una comunità per persone con disabilità nella Provincia di Torino, con l’arresto di sette operatori sociosanitari e di uno psicoterapeuta, sono gravi e sintomatici di una violenza e disumanità diventate norma in particolare contro chi non può difendersi adeguatamente. Richiamiamo quindi tutti a non tacere, perché non è possibile che ogni volta siano i Carabinieri a scoperchiare il vaso degli arbìtri quotidiani ripetuti e continui»

«I fatti documentati nei giorni scorsi dai NAS, riguardanti le violenze in una comunità per persone con disabilità nella Provincia di Torino, con l’arresto di sette operatori sociosanitari e di uno psicoterapeuta [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.], sono gravi e sintomatici di una violenza e disumanità diventate norma in particolare contro chi non può difendersi adeguatamente.
Come ANGSA Nazionale (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) esprimiamo solidarietà e vicinanza ai familiari e richiamiamo tutti a non tacere. Non è possibile che ogni volta siano i Carabinieri a scoperchiare il vaso degli arbìtri quotidiani ripetuti e continui.
La vicenda ripropone come non più rinviabile il tema della formazione quale unica strada per evitare il ripetersi di tali episodi. Il personale impegnato in queste strutture deve essere adeguatamente formato e adeguatamente pagato perché ha a che fare con persone fragili e svolge un lavoro che oltre ad essere faticoso richiede umanità. È una battaglia quasi esistenziale per garantire sicurezza nel circuito delle strutture per le persone con disabilità.
Dal canto loro, le Regioni devono invece disporre che le strutture abbiamo sistemi di sorveglianza al passo con i tempi. Solo così si potranno contenere queste esecrabili esplosioni di violenza a danno dei più deboli.

*Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo, aderente alla FISH (Federazione Italioana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Chiara Tommasini confermata alla Presidenza di CSVnet

23 Giugno 2025 - 11:50am

«Questa conferma è per me motivo di gratitudine e responsabilità. Inizia ora una nuova fase che ci chiama a rafforzare ancora di più il ruolo dei CSV come presìdi per promuovere la cultura del volontariato e lo sviluppo della partecipazione attiva»: lo ha dichiarato Chiara Tommasini, subito dopo essere stata confermata per acclamazione alla guida di CSVnet l’Associazione Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato Chiara Tommasini

«Questa conferma è per me motivo di gratitudine e responsabilità. Inizia ora una nuova fase che ci chiama a rafforzare ancora di più il ruolo dei CSV come presìdi per promuovere la cultura del volontariato e lo sviluppo della partecipazione attiva. Essere nei territori oggi significa infatti stare accanto alle organizzazioni, alle reti associative, ai gruppi informali, alle nuove forme di volontariato, ma anche costruire relazioni stabili con enti locali, scuole, presidi sociosanitari, imprese, soggetti culturali. CSVnet continuerà a sostenere questo impegno, con visione strategica e strumenti concreti»: lo ha dichiarato Chiara Tommasini, subito dopo essere stata confermata per acclamazione alla guida di CSVnet l’Associazione Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, nel corso dell’assemblea elettiva di Bologna, durante la quale è stato nominato il Consiglio Direttivo Nazionale dell’organizzazione, che resterà in carica fino al 2029. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@csvnet.it.

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“Nulla su di Noi senza di Noi”: mai più considerarlo come un vuoto slogan privo di significato!

23 Giugno 2025 - 11:26am

Purtroppo ancora in troppi, a livello istituzionale e non solo, o le ignorano proprio oppure continuano a pensare che le parole “Nulla su di Noi senza di Noi“, motto internazionale del movimento delle persone con disabilità, siano semplicemente un vuoto slogan privo di significato. Vien da dirlo apprendendo di due recenti vicende riguardanti l’Umbria e la Sardegna, segnalate rispettivamente dall’ANFFAS e dalla FISH Sardegna

Purtroppo ancora in troppi, a livello istituzionale e non solo, o le ignorano proprio oppure continuano a pensare che le parole Nulla su di Noi senza di Noi siano semplicemente un vuoto slogan privo di significato. Vien da dirlo apprendendo di due recenti vicende riguardanti l’Umbria e la Sardegna.
«L’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) e il Coordinamento Regionale in Umbria dell’Associazione esprimono profonda indignazione e preoccupazione – leggiamo infatti in una nota – per quanto accaduto in occasione di un evento formativo sui diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, organizzato dalla Camera Minorile di Perugia. L’avvocato Massimo Rolla, Garante Regionale per i diritti delle persone con disabilità in Umbria, dopo aver espresso in un post sui social network il proprio rammarico per la mancata inclusione delle Associazioni e delle famiglie nell’organizzazione dell’evento, si è visto revocare l’invito a partecipare con un proprio saluto istituzionale».
«Resto sinceramente basita di fronte a quanto accaduto – ha dichiarato Moira Paggi, presidente di ANFFAS Per Loro e coordinatrice regionale dell’ANFFAS in Umbria -: un confronto costruttivo nasce proprio da voci diverse, da punti di vista che si incontrano anche quando fanno emergere criticità. Scegliere di fare un passo indietro invece che aprirsi al dialogo è un segnale preoccupante, soprattutto se parliamo di diritti, inclusione e partecipazione. Auspico una presa di distanza immediata da parte di coloro che hanno rilasciato il patrocinio, ossia il Comune di Perugia e l’Ordine degli Avvocati di Perugia, e dei relatori coinvolti in questo evento formativo a fronte di un fatto così grave. Prima di proclamarsi sensibili e “dalla parte delle persone con disabilità”, bisogna dirlo, farlo, e soprattutto esserlo. Davvero deludente!».
«L’episodio accaduto in Umbria – ha commentato dal canto suo Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – è estremamente grave e inaccettabile. In coerenza e ulteriore sostegno con quanto già rappresentato dal presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità), Vincenzo Falabella, con un proprio comunicato, la decisione di escludere un rappresentante istituzionale solo per avere sollevato una critica costruttiva sulla metodologia di organizzazione di un evento è un segnale pericoloso. Non si può parlare di diritti e inclusione se si rifiuta il confronto con chi rappresenta le istanze e le esigenze reali delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Per questo abbiamo chiesto formalmente a tutti i relatori di prendere pubblicamente le distanze da questa grave decisione e sollecitato il Comune di Perugia e l’Ordine degli Avvocati di Perugia a revocare immediatamente il patrocinio all’evento. Il tutto ribandendo con forza che l’inclusione è un percorso che si costruisce con le persone, non per le persone».

L’altra vicenda, come detto, riguarda la Sardegna dalla quale la FISH Regionale esprime in una nota «profonda sorpresa e rammarico per l’esclusione delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità dalle audizioni sul progetto di legge regionale relativo al fine vita, concluse presso il Consiglio Regionale della Sardegna».
«Non parlo a titolo personale – dichiara a tal proposito Pierangelo Cappai, presidente della FISH Sardegna -, ma a nome delle tante Associazioni che compongono la nostra Federazione Regionale e che rappresentano decine di migliaia di persone con disabilità: siamo stupiti e amareggiati che su un tema di tale rilevanza etica e sociale, che tocca profondamente la vita e la dignità delle persone con disabilità, non siamo stati invitati a portare il nostro contributo e la nostra prospettiva. Eppure sulle più svariate materie la nostra Federazione viene chiamata per esprimere un parere, su un tema che riguarda la pelle di migliaia di noi, no».
«Infatti – prosegue Cappai – la questione del fine vita si interseca in modo complesso e delicato con le condizioni di vita delle persone con disabilità, le loro scelte, il diritto all’autodeterminazione, l’accesso alle cure palliative e il rischio di derive e discriminazioni. Ignorare il punto di vista di chi vive quotidianamente la disabilità significa privare il processo legislativo di una voce essenziale e di una conoscenza approfondita delle implicazioni pratiche e umane che una legge sul fine vita può avere».
«Riteniamo pertanto inaccettabile questa grave lacuna nel processo di consultazione – conclude il Presidente della FISH Sardegna -, perché le persone con disabilità non sono solo destinatarie di norme, ma soggetti attivi e portatori di esperienze e bisogni specifici che devono essere ascoltati e considerati. Chiediamo quindi con forza che il Consiglio Regionale colmi immediatamente questa lacuna, garantendo alle nostre Associazioni la possibilità di essere audite prima che il progetto di legge prosegua il suo iter, il tutto ribadendo l’importanza di un confronto aperto e inclusivo su un tema così sensibile, per garantire che ogni decisione legislativa sia frutto di una riflessione completa e rispettosa di tutti i diritti e le sensibilità coinvolte». (S.B.)

Per ulteriori informazioni:
° comunicazione@anffas.net;
° posta@fishsardegna.org.

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La tappa brianzola del Giro d’Italia di Handbike

20 Giugno 2025 - 6:12pm

Dopo le tappe di Reggio Calabria, Noventa di Piave (Venezia) e Basiglio (Milano), proseguirà il 22 giugno a Seregno (Monza-Brianza), il 15° Giro d’Italia Handbike in una città scelta non solo per il dinamismo e la forte identità territoriale, ma anche perché è “Città Europea dello Sport 2025“, riconoscimento che ne valorizza l’impegno concreto nella promozione dell’attività sportiva a ogni livello Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove il Giro Handbike, durante la presentazione della tappa di Seregno

Dopo le tappe di Reggio Calabria, Noventa di Piave (Venezia) e Basiglio (Milano), di cui abbiamo riferito di volta in volta anche sulle nostre pagine, proseguirà il 22 giugno a Seregno (Monza-Brianza), il 15° Giro d’Italia Handbike.
«Seregno – dichiara Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove il Giro Handbike – sarà l’unica tappa in Brianza del Giro 2025 e l’abbiamo scelta non solo per il dinamismo e la forte identità territoriale della città, ma anche perché è Città Europea dello Sport 2025, riconoscimento che ne valorizza l’impegno concreto nella promozione dell’attività sportiva a ogni livello».

Gli handbikers, di cui alcuni provenienti da Austria, Polonia, Svizzera e Canada, si sfideranno dunque su un circuito cittadino di 4,6 chilometri, con partenza e arrivo da Via Santuario.
Più di 100 i volontari su tutto il percorso, coordinati dalla Polizia Locale, che assicureranno la sicurezza per la miglior riuscita dell’evento.

Il Giro 2025 tornerà poi il 13 luglio a Monfalcone (Gorizia) e il 14 settembre a Pioltello (Milano), per concludersi il 12 ottobre a Bari. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@girohandbike.it (Angela Grassi).

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Ad Albenga c’è la “Grande Festa della Subacquea nessuno escluso”

20 Giugno 2025 - 5:40pm

Il percorso di HSA Italia, l’Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Persone con Disabilità, che in questi decenni ha consentito a tantissimi subacquei con disabilità di formarsi e di immergersi in mare o in piscina, supportati da istruttori qualificati e da strumenti didattici sempre più accessibili, passerà il 22 giugno ancora una volta da Albenga (Savona), per la “Grande Festa della Subacquea nessuno escluso”, evento inclusivo gratuito e aperto a tutti Immagine di un evento di HSA Italia organizzato ad Albenga nel 2023

Il percorso di HSA Italia, l’Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Persone con Disabilità, che in questi decenni – come abbiamo raccontato spesso anche sulle nostre pagine – ha consentito a tantissimi subacquei con disabilità di formarsi e di immergersi in mare o in piscina, supportati da istruttori qualificati e da strumenti didattici sempre più accessibili, passerà il 22 giugno ancora una volta da Albenga (Savona), per la Grande Festa della Subacquea nessuno escluso, evento inclusivo gratuito e aperto a tutti, realizzato anche quest’anno grazie all’impegno degli organizzatori e dei tanti volontari del mondo dell’associazionismo cittadino. I testimonial “storici” di queste iniziative, Marco Orengo e Mirco Soleri, con Vincenzo Russello di Integrabili-HSA Sanremo ribadiscono infatti che «questa manifestazione è il risultato della sinergia tra diverse realtà associative con le scuole e gli istruttori HSA che collaborano da tempo. Ancora uniti per lanciare un messaggio chiaro e forte alla collettività di un modo bellissimo di fare inclusione, esprimere solidarietà in un clima di amicizia e condivisione».
«L’acqua è davvero uno spazio di libertà e inclusione – aggiungono da HSA Italia – e ad Albenga ci si immergerà ancora una volta tutti insieme in acqua, persone con e senza disabilità in un’atmosfera di condivisione, entusiasmo e scoperta. Un’esperienza unica in cui le barriere si annullano, le limitazioni si alleggeriscono e sott’acqua si vola senza peso».

«I partecipanti – spiega dal canto suo il responsabile di HSA Liguria Gianfranco Lenti, che ha oltre quarant’anni anni di esperienza nella subacquea e nella gestione di scuole, diving e nella formazione di istruttori – sono accompagnati in acqua da un gruppo di istruttori e guide HSA, persone che uniscono competenza, passione e tanto volontariato. È grazie a loro che avviene il momento magico dell’immersione, ossia restare sott’acqua, osservare il mondo sommerso e la vita che lo abita. Emozione pura, gioia e meraviglia, per un’iniziativa che mette al centro la persona e promuove l’esperienza subacquea valorizzando le abilità di ognuno. Sono questi i valori su cui si fonda HSA, nata nel 1981 come realtà pionieristica nel promuovere le attività subacquee per persone con disabilità, e oggi diffusa in oltre cinquanta Paesi nel mondo con un sistema didattico dedicato, in uso a livello internazionale per la formazione e la certificazione di subacquei, guide e istruttori».

Da ricordare infine che come sempre la manifestazione si concluderà con momenti conviviali, culminando nella cerimonia di consegna dei riconoscimenti e degli attestati speciali, alla presenza di tutti i partecipanti. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Patrizia De Santo (patrizia@patriziadesantopr.it).

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La forza del limite ossia La disabilità come mistero e rivelazione

20 Giugno 2025 - 5:04pm

«Rileggendo gli scritti pontifici – scrive tra l’altro Alberto Fontana -, da “Gaudium et Spes” (1965) a “Fratelli Tutti” (2020), essi fanno emergere un volto di Chiesa in cammino, che mira a non considerare le persone con disabilità semplicemente come oggetto di cura, ma le riconosce come soggetti ecclesiali attivi, capaci di contribuire alla vita della comunità»

La storia insegna che il tema della disabilità riflette le contraddizioni profonde dell’esistenza umana e delle società, di ieri come di oggi. È il punto di incontro tra tensione verso la perfezione e accettazione del limite, tra desiderio di forza e consapevolezza della fragilità, tra aspirazione all’autonomia e bisogno dell’altro, tra salute e malattia. Dicotomie che attraversano epoche, le cui risposte hanno costruito nel tempo i significati stessi dell’esperienza della disabilità.
In questo percorso di ricerca si inserisce la riflessione che la Chiesa compie sul tema della disabilità, come parte integrante della visione dell’uomo e della sua dignità. Un percorso che ha visto la disabilità passare da “ferita da sanare” a “croce da portare”, da “oggetto di assistenza” e “strumento di redenzione” ad esperienza di vita, nella quale si rivela, come in ogni uomo, l’immagine stessa del Dio fatto uomo. Ed è proprio questa immagine che apre a nuovi spazi di pensiero, suscita domande che richiedono condivisione e invita a costruire nuovi modelli di convivenza sociale.

Dopo che recentemente la Cattedra di Pietro è stata occupata da un Papa [Leone XIV] che porta nel nome l’eredità di una svolta decisiva nella storia della dottrina sociale della Chiesa – con la Rerum Novarum [Leone XIII, 1891, N.d.R.] – mi piace rileggere questo percorso con uno sguardo agli scritti pontifici, espressione di quel dialogo generativo tra la Parola di Dio, la visione antropologica cristiana e la lettura dei segni dei tempi.

I documenti del Magistero, da Gaudium et Spes (1965) a Fratelli Tutti (2020), fanno emergere un volto di Chiesa in cammino, che mira a non considerare le persone con disabilità semplicemente come oggetto di cura, ma le riconosce come soggetti ecclesiali attivi, capaci di contribuire alla vita della comunità. Parte viva di cui San Paolo scrive: «[…] Quelle parti del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie» (1 Corinzi 12,22). Questa verità interpella ancora oggi profondamente la Chiesa e il suo sguardo sulla persona con disabilità, perché significa riconoscere nella fragilità una presenza essenziale, capace di svelare il mistero dell’umano e di orientare la visione di una società più giusta da custodire.

Di fatto, nella citata Gaudium et Spes, il Concilio pone le basi per una nuova antropologia ecclesiale. Pur non citando esplicitamente il termine disabilità, il documento afferma infatti: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi […] sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (GS 1). È un primo invito ad una solidarietà universale con ogni condizione umana, a riconoscere in ciascuno la presenza di Dio e all’apertura di una pastorale capace di accogliere la persona con disabilità come parte integrante della vita della Chiesa.

Un passo decisivo in questo senso avviene con Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Christifideles Laici (1988), nella quale afferma: «Un’attenzione particolare meritano i laici che vivono in condizione di infermità o di disabilità… Devono sentirsi non solo oggetto dell’amore della Chiesa, ma soggetti attivi e responsabili della missione della Chiesa» (§53). Qui avviene la svolta del pensiero nel considerare la persona in condizioni di fragilità non solo destinataria di opere di carità, ma soggetto attivo e co-partecipe nella costruzione della comunità. Visione che viene ripresa e approfondita nell’enciclica Evangelium Vitae (1995), la quale denuncia ogni cultura dello scarto e proclama il valore incondizionato della vita, sempre.

Ma gli scritti pontifici rivelano anche il volto della tenerezza di una Chiesa che si fa madre. Con Deus Caritas Est (2005), Papa Benedetto XVI mette al centro l’amore come fondamento di ogni azione ecclesiale: «Vedere con il cuore: così vede Dio, e così deve vedere l’amore» (§31). Parole che evocano una visione profonda dell’uomo e della società, e che ci invitano a guardare l’altro con lo sguardo dell’anima, capace di abbracciare il suo mondo, in tutta la sua complessità e bellezza. Uno sguardo scevro da sovrastrutture, che ha il coraggio di non tirarsi indietro, anche quando la vita impone domande di cui ancora non si hanno risposte.

È quell’invito a farsi prossimo che nel Magistero di Papa Francesco si traduce in impegno sociale. Se nell’esortazione Evangelii Gaudium (2013) viene denunciata l’indifferenza verso i più deboli: «Ogni persona, anche se segnata da limiti gravi, è pienamente soggetto di dignità e di diritti» (§209), questa denuncia diventa promozione di un impegno pastorale in ambito familiare – «Ogni bambino che viene al mondo […] merita l’amore e l’accompagnamento della famiglia e della comunità ecclesiale» (Amoris Laetitia, 2016, §47-48) – e con uno sguardo sulla società tutta, affermando che «Le persone con disabilità hanno diritto di accedere all’educazione, al lavoro, alla cultura, allo sport, alla spiritualità… e devono essere pienamente parte della comunità» (Fratelli Tutti, 2020, §98).

L’idea di “essere parte” porta la riflessione oltre il concetto di inclusione sociale, superando la logica del “noi e loro” evocata da Justin Glyn (Justin Glyn S.J., «Noi», non «loro»: la disabilità nella Chiesa, in «La Civiltà Cattolica», n. 4069, 2020), per abbracciare la visione di interdipendenza, di appartenenza reciproca, dove ciascuno non solo trova il proprio posto, ma dà forma stessa alla vita della Chiesa e della società, perché «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Corinzi 12,26).

Riconoscere tra le pieghe dei documenti del Magistero una crescente responsabilità pastorale sul tema della disabilità è senza dubbio edificante. È segno di una Chiesa che si lascia interrogare, che si apre al mistero della fragilità umana e ne custodisce la dignità come fondamento della propria missione evangelizzatrice. Tuttavia, la sfida che oggi interpella la comunità cristiana è quella di trasformare questa consapevolezza in cultura condivisa. Un pensiero che da patrimonio teologico diventi stile di prossimità, linguaggio accessibile e gesto concreto nella quotidianità.
L’esperienza della fragilità, con le sue dicotomie, si rivela allora un autentico “luogo teologico” per comprendere il mistero dell’umano e, al tempo stesso, fonte da cui ha origine la dignità. E l’uomo, creato a immagine di Dio (Genesi 1, 26-27), ne custodisce tutta la sua bellezza, così come canta con stupore il Salmo 139: «Sei tu che hai creato le mie viscere […]. Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio».
Così l’immagine di Dio nell’uomo potrà davvero abitare la vita delle comunità, riconoscendosi in ogni persona nella sua irripetibile unicità.

*Curatore, insieme a Giovanni Merlo, del libro “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità”, La Vita Felice, 2022 (se ne legga anche la nostra presentazione). Il presente contributo è già apparso nel blog A Sua Immagine? e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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I diritti vanno fatti rispettare anche in àmbito fiscale

20 Giugno 2025 - 4:19pm

Pur avendo pieno diritto all’agevolazione sull’IVA al 4%, per l’acquisto di un sussidio tecnico/informatico, un nostro Lettore con disabilità si è visto opporre un netto rifiuto a tale agevolazione da parte di un esercente e ha deciso di segnalarlo alla Guardia di Finanza. «La tematica dell’accesso effettivo ai diritti riconosciuti, anche in àmbito fiscale, rappresenta un nodo cruciale nella tutela della dignità e dell’uguaglianza delle persone con disabilità», commentano dal Centro HandyLex, con parole che condividiamo

Ci scrive il Lettore Roberto Cherchi dalla Sardegna, persona con tetraplegia, per segnalare una vicenda che l’ha visto suo malgrado protagonista, dopo un contatto con un negozio online, «per richiedere l’applicazione del diritto all’agevolazione sull’IVA al 4%, ai fini dell’acquisto di un climatizzatore smart, in quanto sussidio tecnico/informatico volto a facilitare l’autosufficienza e il controllo dell’ambiente domestico e lavorativo, nonché il mantenimento autonomo di un microclima domestico/lavorativo salubre». «Tale prodotto di comune reperibilità – ha infatti aggiunto Cherchi alla propria richiesta – è dotato di funzionalità WiFi per la connessione ad internet, che ne qualificano l’impiego sia come sussidio tecnico/informatico, sia come oggetto di domotica (secondo la definizione presente in qualsiasi dizionario della lingua italiana), vista la sua configurabilità per il funzionamento tramite comandi vocali e di controllo da remoto».

Ebbene, com’è ben noto, e per questo rimandiamo anche ad un approfondimento recentemente aggiornato dal Centro Studi Giuridici HandyLex (disponibile integralmente a questo link), «si applica appunto l’IVA agevolata al 4% (anziché quella ordinaria del 22%) «per l’acquisto di sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autonomia e l’integrazione delle persone con disabilità (articolo 3 della legge n. 104/1992). Rientrano nel beneficio le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche sia di comune reperibilità sia appositamente fabbricati che hanno fra le finalità previste quella del controllo dell’ambiente».
Nonostante dunque le chiare e legittime richieste, corredate da tutta la documentazione richiesta dalla Legge, «l’esercente – come spiega il nostro Lettore – ha esplicitamente, arbitrariamente e immotivatamente rifiutato di ottemperare a quanto previsto dalla normativa».

«Ritengo – conclude Roberto Cherchi – che la condotta del negoziante, che ha deliberatamente rifiutato di applicare l’IVA agevolata, nonostante il mio approccio educato e fondato sul buon senso, configuri una pratica commerciale scorretta e una palese violazione della normativa fiscale e delle tutele a favore dei consumatori. Tale comportamento risulta altresì idoneo a configurare una possibile discriminazione, diretta o indiretta, nei confronti delle persone con disabilità. In aggiunta, segnalo che il comportamento dell’esercente mi ha fatto sentire umiliato e denigrato in quanto cittadino rispettabile, costantemente impegnato nel rispetto delle norme e dei diritti di tutti. Ho voluto pertanto richiedere un’indagine ufficiale da parte della Guardia di Finanza, volta ad accertare eventuali irregolarità e responsabilità nella gestione dell’esercizio commerciale».
Senza mezzi termini il commento del citato Centro HandyLex, «nel riconoscere la fondatezza delle motivazioni alla base della richiesta del Lettore, nonché la gravità del comportamento riferito. La tematica dell’accesso effettivo ai diritti riconosciuti, anche in àmbito fiscale, rappresenta un nodo cruciale nella tutela della dignità e dell’uguaglianza delle persone con disabilità, e riteniamo quindi doveroso esprimere la nostra solidarietà per quanto vissuto». Parole, quelle di HandyLex, condivise fino all’ultima virgola anche dal nostro giornale. (S.B.)

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Siamo esseri umani e niente che sia umano dev’essere lontano da noi

20 Giugno 2025 - 2:03pm

«Di fronte alla paurosa violazione dei diritti umani – scrive Salvatore Nocera – nei confronti di tante persone inermi a Gaza e dei poveri ostaggi israeliani, noi persone con disabilità sentiamo di dover manifestare la nostra pietà verso tutte le vittime e la denuncia contro i carnefici, perché riteniamo inviolabili i loro diritti umani come i nostri, ricordando anche la semplicissima constatazione di uno scrittore latino: “Sono un essere umano e ritengo che niente che sia umano debba essere lontano da me”» I diritti umani (“Human Rights”) sempre più sbiaditi

Giampiero Griffo ci dice da sempre, e ce lo ha ricordato ancora in questi giorni su Superando (Il tema delle valutazioni nella riforma della disabilità e il mancato riferimento ai diritti umani), che i diritti garantiti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità non sono i “soliti diritti”, dei quali parliamo da sempre, ma sono “diritti umani”, che considerano cioè le persone con disabilità alla pari di tutti e che debbono assicurare le stesse condizioni di vita di ogni altro, imponendo alla Società e agli Stati l’obbligo di eliminare tutte le barriere che impediscono il realizzarsi di questa eguaglianza umana.
E invero, noi siamo stati educati a parlare di “diritti soggettivi”, cioè dei singoli “soggetti”, che quindi riguardano i differenti interessi di ciascun soggetto; tanto è vero che solo quel soggetto che vede violato il “suo” diritto può agire in giudizio per ottenerne il rispetto. I diritti umani, invece, possono essere fatti valere da chiunque per difendere i diritti di chiunque altro ne sia privato.

Ora, in queste settimane stiamo assistendo, a Gaza, ad una paurosa violazione dei diritti umani nei confronti di tante persone inermi, costrette alla fame come vittime sacrificali nella guerra tra il capo del governo israeliano e Hamas. Esse non sono solo le centinaia di migliaia di palestinesi, ma pure i poveri ostaggi israeliani, rapiti da Hamas durante l’infame eccidio del 7 ottobre 2023. Sia i palestinesi che gli ostaggi sono vittime innocenti dell’odio sfociato nella guerra.
Oltre all’indignazione di tanta parte dell’opinione pubblica, anche ebrei illustri come l’attore e scrittore Moni Ovadia hanno avuto il coraggio di parlare di vero e proprio “genocidio” e la storica Anna Foa ha addirittura parlato di “suicidio di Israele” per il discredito mondiale che questa crudeltà del capo del governo israeliano sta provocando contro tutti gli ebrei, che nel mondo, e pure in Israele, condannano l’assassinio quotidiano, notturno e diurno, che tale capo del governo sta perpetrando con danni inenarrabili e permanenti, sia per l’immagine di loro stessi che per le decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti tra i palestinesi. Oltre ai morti, infatti, rimarranno invalide tantissime persone, a causa degli incessanti bombardamenti e dei continui “tiri al piccione” ai poveretti in fila per cercare di accaparrarsi qualcosa da mangiare. E i medici dicono pure che i bimbi, a causa della denutrizione, avranno seri problemi di crescita fisica ed intellettiva.
Ma ciò che mi fa pure raccapriccio è la disumanizzazione determinata dalle resse per il cibo nel popolo affamato. Questo popolo che ha la triste sorte di trovarsi stretto tra le angherie di Hamas e del governo israeliano e che si sta dividendo nella lotta fratricida per tentare di prendere un po’ di cibo.

Anche queste persone, compresi gli ostaggi, stanno subendo una palese, gravissima e deprecabile violazione dei diritti umani. E non parliamo solo della violazione del diritto alla vita pure di tutti i militari di entrambe le parti che viene annullato da capi cinici e spietati.
Mi permetto di dire tutto ciò perché sono una persona con disabilità e vorrei che non si dicesse che noi ci occupiamo solo dei “nostri” diritti umani, ripiegati perennemente ed egoisticamente solo sulla giusta difesa degli stessi. Certo, purtroppo, come moltissimi altri esseri umani possiamo fare assai poco per evitare la violazione dei diritti umani di quanti nel mondo subiscono ingiustizie, disabilità e morte. Alcuni fanno marce di protesta per suscitare giusti sentimenti di ripulsa rispetto a quanto sta avvenendo. Altri sono presi erroneamente da pensieri e atteggiamenti “antiebraici”, dal momento che qui, in questa violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, gli ebrei non c’entrano assolutamente nulla, ma il disastro umanitario è determinato solo da alcuni dirigenti politici dello Stato d’Israele. Altri ancora, credenti delle diverse religioni, pregano – preghiamo – perché questo genocidio cessi subito. Altri come me, infine, manifestano scrivendo la loro solidarietà verso le vittime palestinesi ed ebree.

Noi persone con disabilità sentiamo di dover manifestare la nostra pietà verso tutte le vittime e la denuncia contro i carnefici, perché siamo e ci sentiamo esseri umani come quanti soffrono e riteniamo inviolabili i loro diritti umani come i nostri. Ricordiamo non solo il comandamento dato da Gesù prima di morire, «amatevi gli uni con gli altri», ma anche la semplicissima constatazione di uno scrittore latino: Homo sum et nihil umani a me alienum puto (“Sono un essere umano e ritengo che niente che sia umano debba essere lontano da me”).
Ringrazio quindi Giampiero Griffo che, con la sua ben nota sensibilità e attività mondialista a favore di tutti i popoli e gli emarginati in essi, mi ha stimolato a scrivere queste poche righe.

*Presidente del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Un concerto e il film “Nonostante” per “La conquista della felicità” a Bologna

20 Giugno 2025 - 12:50pm

Un concerto del gruppo “Bologna SOWL Singer” e anche la collaborazione con la Cineteeca di Bologna per la proiezione del film “Nonostante” di Valerio Mastandrea: sono le proposte programmate per il 21 giugno, nell’àmbito della rassegna bolognese “La conquista della felicità“, promossa dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, con appuntamenti culturali, artistici e di riflessione aperti alla cittadinanza, in un dialogo vivo tra arte, fragilità e rinascita La locandina del film “Nonostante” di Valerio Mastandrea

Continua alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna (Via Gaist, 6) la tradizionale rassegna denominata La conquista della felicità, promossa dalla Fondazione Gli Amici di Luca, con appuntamenti culturali, artistici e di riflessione aperti alla cittadinanza, in un dialogo vivo tra arte, fragilità e rinascita.
Il prossimo appuntamento è in programma per domani, 21 giugno (ore 18.30), quando il giardino della Casa dei Risvegli ospiterà il concerto del gruppo Bologna SOWL Singers, diretto dal maestro Michael Brusha. «In assonanza con il termine inglese soul – spiegano i promotori dell’iniziativa – il nome della formazione è l’acronimo di SOund Without Limit, vale a dire un chiaro riferimento alla volontà del gruppo di esplorare liberamente stili e generi musicali, superando confini e barriere, proprio come accade nei percorsi di cura e riabilitazione delle persone ospitate nella struttura che ospiterà il concerto».

A seguire, in serata, all’Arena Puccini (ore 20.45), la Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris collaborerà con la Cineteca di Bologna per la proiezione del film Nonostante (2024) di Valerio Mastandrea. Al termine, Anna Di Martino della Fondazione Cineteca di Bologna e Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, dialogheranno con l’Autore.
«Nonostante – sottolinea Fulvio De Nigris – è un film che ci sta particolarmente a cuore perché affronta con delicatezza e profondità tematiche che sono al centro della nostra quotidianità: il coma, la cura, il risveglio, ma anche il dolore e la speranza di chi resta accanto, il tutto riuscendo a restituire il senso dell’attesa, del limite e della possibilità, senza retorica, ma con una sincerità che arriva dritta al cuore. È un’opera che tocca corde profonde, capace di generare empatia e riflessione, e di aprire spazi di consapevolezza sulla fragilità e sulla forza delle persone che vivono, o sopravvivono, a un trauma».
«Per noi – aggiunge -, che da anni ci impegnamo con la Casa dei Risvegli Luca De Nigris in un percorso che è sanitario ma anche umano e relazionale, la visione di questo film rappresenta un momento importante di condivisione e confronto. Ringraziamo Valerio Mastandrea per averci regalato una storia così vera, e la Cineteca di Bologna per averci coinvolto in questa iniziativa». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@amicidiluca.it.

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“BUM – Buoni Un Mondo”: i risultati di un anno di attività

20 Giugno 2025 - 12:04pm

Verranno presentati il 23 giugno a Milano i risultati di un anno di attività nell’àmbito del progetto “BUM – Buoni Un Mondo“, iniziativa promossa dal Gruppo L’Impronta, per favorire l’inserimento lavorativo di persone con disabilità e fragilità sociale in contesti produttivi. Si tratta infatti di uno spazio in cui sono presenti un laboratorio di panificazione, pasticceria e pasta fresca oltre a bar, bistrot ed emporio

Dopo un anno dall’avvio dell’iniziativa, verranno presentati nella mattinata del 23 giugno a Milano, nel corso di una conferenza stampa presso il BUM (Via Antegnati, 9, ore 10), i risultati raggiunti dal progetto BUM – Buoni Un Mondo, iniziativa promossa dal Gruppo L’Impronta, per favorire l’inserimento lavorativo di persone con disabilità e fragilità sociale in contesti produttivi. Si parla infatti di uno spazio in cui sono presenti un laboratorio di panificazione, pasticceria e pasta fresca oltre a bar, bistrot ed emporio.
Per l’occasione saranno presenti la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e l’assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano Lamberto Bertolé, oltre ai rappresentanti di enti e fondazioni sostenitrici del progetto. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Pasquale Martinelli (pasquale.martinelli@deagostini.it).

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Torna in Piemonte il tennis paralimpico internazionale giocato in piedi

20 Giugno 2025 - 11:39am

Dopo il successo del Campionato Mondiale dello scorso anno, il para standing tennis, tennis paralimpico giocato in piedi da persone con disabilità ad arti superiori e inferiori e da persone con acondroplasia, sta per tornare sul territorio torinese con l’”ITF European Open”, organizzato dall’Associazione Bionic People in collaborazione con l’International Tennis Federation, in programma dal 21 al 23 giugno a Grugliasco (Torino), con 45 iscritti, tra atleti e atlete, provenienti da 15 Paesi Il neozelandese Alex Hunt, campione mondiale di para standing tennis

Dopo il successo del Campionato Mondiale organizzato lo scorso anno (se ne legga anche sulle nostre pagine), il para standing tennis, ovvero il tennis paralimpico giocato in piedi da persone con disabilità ad arti superiori e inferiori e da persone con acondroplasia, sta per tornare sul territorio torinese con l’ITF European Open, manifestazione organizzata dall’Associazione Bionic People in collaborazione con l’ITF (International Tennis Federation), in programma dal 21 al 23 giugno presso il Monviso Sporting Club di Grugliasco, nei presi di Torino (Corso Allamano, 25).

45 gli iscritti e le iscritte, provenienti da 15 Paesi (Australia, Austria, Brasile, Camerun, Cile, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Stati Uniti, Venezuela) e da 4 continenti, che scenderanno in campo, sia in singolo che in doppio, nelle categorie PS1 (disabilità agli arti superiori), PS2 (disabilità agli arti inferiori con buona mobilità residua), PS3 e PS4 (disabilità agli arti inferiori con ridotta mobilità residua e persone con acondroplasia). (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento sull’evento. Per altre informazioni: Marco Berton (marcoberton.pressoffice@gmail.com).

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Ancora violenze nei confronti delle persone con disabilità: è ora di dire basta!

20 Giugno 2025 - 11:08am

«È di queste ore – scrive Gianfranco Vitale – l’ennesima drammatica notizia di violenze commesse a danno di persone con disabilità in una comunità del Piemonte, che ha portato all’arresto di sette operatori sociosanitari e di uno psicoterapeuta. A questo punto è naturalmente fondamentale che ai responsabili di questi abusi siano comminate pene esemplari, ma è altrettanto urgente promuovere e allargare la riflessione, per indagare sulle cause strutturali che rendono possibili gli abusi stessi» (©Alamy)

È di queste ore l’ennesima drammatica notizia di violenze commesse a danno di persone con disabilità in una comunità del Pinerolese (Luserna San Giovanni), a due passi da Torino. Qui si sono consumati atteggiamenti vessatori, intimidatori e di scherno sia a livello fisico che psichico. Tra le accuse, emerge anche quella di violenza sessuale nei confronti di uno degli ospiti.
Sette operatori socio sanitari e uno psicoterapeuta sono stati arrestati con l’accusa di maltrattamenti su persone con gravi disabilità intellettive e cognitive. Le indagini, iniziate lo scorso aprile, hanno permesso di portare alla luce episodi quotidiani di maltrattamenti, tra cui ingiurie, strattoni, schiaffi, percosse. Gli arrestati sono stati tutti sottoposti agli arresti domiciliari.
L’azione è stata condotta dai carabinieri del NAS: gli otto indagati lavoravano tutti in una comunità facente capo ad una cooperativa che gestisce molteplici strutture in Piemonte e in Lombardia. A carico di uno di loro, in particolare, pesa l’accusa – come detto – di violenza sessuale nei confronti di un ospite con disabilità, che sarebbe stato vittima di toccamenti e palpeggiamenti delle parti intime.
Nel corso dell’operazione, coordinata dalla procura di Torino, sono state eseguite anche sei perquisizioni. Il blitz è scattato in provincia di Torino e Cuneo. I Carabinieri del NAS di Torino (aiutati dai colleghi di Alessandria e dai militari dei Comandi Provinciali di Torino e Cuneo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino) hanno mostrato agli indagati gli ordini di custodia cautelare e hanno proceduto a sei perquisizioni domiciliari.
Già il 17 aprile i Varabinieri avevano tratto in arresto 3 operatori. Le indagini avrebbero consentito di svelare le condotte abituali tenute nei confronti degli ospiti con disabilità, sottoposti a gravi umiliazioni e violenze fisiche, psicologiche e verbali.

La vicenda riaccende i riflettori sulla necessità improrogabile di un’intensificazione dei controlli e di una vigilanza costante all’interno delle strutture che accolgono persone vulnerabili. Ne ha consapevolezza la ministra Locatelli, che bene farebbe a promuovere periodicamente ispezioni a campione, anziché vivere solo di passerelle mediatiche? Ne hanno consapevolezza le Associazioni, soprattutto quelle che si autodefiniscono “rappresentative”, che rimangono silenti trecentosessantaquattro giorni all’anno, e silenti resteranno, se ne può essere certi, anche in questa occasione, senza assumere alcuna iniziativa?
A questo punto è naturalmente fondamentale che ai responsabili di questi abusi siano comminate pene esemplari, senza sconti, ma sarebbe altrettanto urgente promuovere e allargare la riflessione, per indagare sulle cause strutturali che le rendono possibili.
Da tempo si parla di un sistema basato su personale non sufficientemente formato, mal pagato, spesso troppo scarso rispetto al numero di ospiti, costretto a turni massacranti e a condizioni di lavoro logoranti che portano all’esaurimento fisico e mentale. Tutto questo mentre le famiglie, o lo Stato, pagano cifre elevatissime: tra i 5.000 e 10.000 euro al mese per ogni ospite, a seconda delle necessità assistenziali. Ma chi controlla davvero come vengono spesi questi soldi? Chi verifica concretamente la qualità della vita all’interno delle strutture? Come operano in concreto i Servizi presenti sul territorio? Che ruolo hanno le Associazioni di familiari? Chi ascolta le famiglie quando denunciano situazioni di abuso o maltrattamento?
È giusto e necessario che i responsabili vengano puniti, su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, se non cambiamo in modo profondo il sistema di gestione e controllo, tra qualche tempo ci troveremo a leggere notizie simili in un’altra comunità. E, come sempre, a subirne le conseguenze saranno i più fragili. Le è chiaro tutto ciò, signora Locatelli?

Oltre ai problemi strutturali già citati, va considerato anche un altro aspetto inquietante, che vede protagoniste in negativo tante famiglie le quali, soprattutto per paura di essere ricattate, non denunciano in modo deciso gli abusi, nonostante i segni di maltrattamenti siano spesso visibili sul corpo dei loro figli. C’è in queste famiglie un atteggiamento di passività, che a volte rasenta la complicità. Alcuni familiari, addirittura, arrivano a criticare chi trova il coraggio di parlare, salvo poi indignarsi pubblicamente sui social.
Torna d’attualità la richiesta di installare un idoneo sistema di telecamere all’interno delle strutture, ma ci si dimentica non solo che le telecamere non possono essere installate ovunque, ma che i malfattori troverebbero sicuramente i modi e gli spazi, sapendo della loro esistenza, per eludere la vigilanza. A mio parere il sistema di videocontrollo va installato all’insaputa di tutti (tra parentesi è quello che è avvenuto a Luserna San Giovanni!). Sembra un’affermazione scontata, ma probabilmente non lo è affatto.

Anni fa anche mio figlio Gabriele ha trascorso alcune settimane nella comunità di Luserna. Oggi vive in un’altra struttura, situata a Torino, ma anch’essa gestita dalla stessa cooperativa che ora è al centro delle indagini della magistratura.
La mia speranza è che finalmente vengano puniti i veri responsabili di questi atti vergognosi e crudeli. E sottolineo: i responsabili, perché non ho intenzione di generalizzare né di accusare indiscriminatamente tutti. Mi auguro che, una volta chiarite le responsabilità, non vengano colpiti solo i “pesci piccoli”, ma anche – e soprattutto – quelli che stanno più in alto, che troppo spesso riescono a farla franca grazie a protezioni e scorciatoie.

E voglio lanciare un ultimo forte appello alle famiglie: non lasciamoci intimidire! Come vedete a scrivere questo articolo è un padre come me, il cui figlio è ospite in una delle strutture gestite proprio dalla cooperativa finita sotto inchiesta. Ho 76 anni e non ho paura di esprimere il mio sdegno per questa orribile situazione. Continuerò a difendere i diritti di mio figlio – e di tutte le persone autistiche come lui – anche se in passato ho ricevuto più volte pressioni e ricatti da parte della cooperativa: mi è stato chiesto di ritirare Gabriele, e recentemente sono arrivate perfino minacce di portarlo in Pronto Soccorso per un TSO [Trattamento Sanitario Obbligatorio, N.d.R.], senza alcuna reale motivazione che giustificasse un intervento così grave e traumatico.
Non dobbiamo temere chi usa il ricatto e la minaccia come strumenti di controllo. Persone così, sul piano umano e morale – e non solo – sono, nel migliore dei casi, dei miserabili falliti.

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È fondamentale continuare a finanziare buona ricerca sulla SLA

19 Giugno 2025 - 6:29pm

In occasione della Giornata Mondiale sulla SLA (sclerosi laterale amiotrofica) del 21 giugno, la Fondazione ARISLA ribadisce l’impegno del mondo della ricerca a individuare soluzioni terapeutiche per questa malattia, ricordando di avere investito, dal 2009 ad oggi, 17 milioni di euro in attività di ricerca, finanziando 115 progetti, di cui 21 in corso, in diversi àmbiti. «È fondamentale continuare a finanziare buona ricerca e rafforzare la collaborazione tra ricercatori», dichiara la presidente dell’ARISLA Lucia Monaco

Lo sviluppo di nuovi modelli di diagnosi della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e di metodi per monitorarne la progressione, lo studio dei meccanismi patologici, anche quelli meno esplorati, la sperimentazione di molecole già in uso, l’utilizzo di tecniche avanzate di imaging per distinguere la malattia da altre patologie e l’applicazione dell’intelligenza artificiale per un’analisi dei dati clinici sempre più tempestiva: sono i campi su cui sta lavorando la ricerca scientifica italiana finanziata dall’ARISLA, la Fondazione Italiana di Ricerca sulla SLA, per contrastare questa grave malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, le cellule che permettono di parlare, camminare e respirare, e che nel tempo paralizza tutti i muscoli volontari. Si stima che in Italia siano circa 6.000 le persone con la SLA, con un’incidenza pari a 2-3 nuove diagnosi all’anno ogni 100.000 abitanti.

In occasione dunque della Giornata Mondiale sulla SLA (SLA Global Day) del 21 giugno, di cui abbiamo già ampiamente riferito in altra parte del giornale, l’ARISLA intende ribadire l’impegno del mondo della ricerca a individuare soluzioni terapeutiche per la SLA, ricordando di avere investito, dal 2009 ad oggi, 17 milioni di euro in attività di ricerca, finanziando 115 progetti, di cui 21 in corso, in diversi àmbiti (ricerca di base, preclinica e traslazionale, clinica e tecnologica) e supportando 160 ricercatori selezionati attraverso 17 bandi competitivi (la selezione del 18° bando è in corso). Sempre l’ARISLA, inoltre, sostiene da sempre i giovani ricercatori: sono infatti 312 le borse di studio finanziate fino ad oggi, di cui 23 attive, un investimento ha contribuito ad un’importante attività di formazione dei giovani ricercatori nel campo della SLA.
«Il nostro osservatorio sui progetti finanziati – dichiara Lucia Monaco, presidente dell’ARISLA – ci restituisce un’immagine positiva della ricerca scientifica italiana che si occupa di SLA. È infatti una ricerca di qualità che sta producendo risultati su vari fronti, come indicano anche le 442 pubblicazioni scientifiche derivanti dai progetti finanziati, che confermano la rilevanza dei traguardi raggiunti per la comunità scientifica internazionale. Per arrivare a nuovi risultati è fondamentale continuare a finanziare buona ricerca e rafforzare la collaborazione tra ricercatori, perché da essa possono nascere nuove idee e progetti a beneficio di tutte le persone».
«Con l’attuazione del Piano Strategico – aggiunge -, abbiamo selezionato in ARISLA nuovi progetti di ricerca, frutto dell’interazione tra ricercatori di base e clinici, affinché gli uni mettano a disposizione degli altri il proprio patrimonio di conoscenza e si acceleri l’identificazione di interventi concreti per la diagnosi e il trattamento della SLA». (S.B.)

A questo link è disponibile un ulteriore testo di approfondimento. Per altre informazioni: Tiziana Zaffino (tiziana.zaffino@arisla.org).

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Due giornate promosse dall’AIFO a Ostuni, tutte all’insegna dell’inclusione e della solidarietà

19 Giugno 2025 - 5:55pm

Il 21 giugno la cerimonia di consegna del Premio AIFO “Donne per l’Inclusione 2025”, conferito a Mafalda Pistillo, direttrice dell’Associazione I Portatori di Gioia di Ceglie Messapica (Brindisi) e il 22 giugno il convegno “Diversità che Unisce: la forza dell’inclusione”: sono le iniziative all’insegna dell’inclusione e della solidarietà organizzate per il prossimo fine settimana a Ostuni (Brindisi) dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) Foto di gruppo per l’Associazione pugliese I Portatori di Gioia la cui direttrice Mafalda Pistillo riceverà il 21 giugno a Ostuni il Premio AIFO “Donne per l’Inclusione 2025”

Due iniziative all’insegna dell’inclusione e della solidarietà, organizzate dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), che vedranno protagonisti donne, associazioni, istituzioni e cittadini impegnati nella costruzione di comunità più giuste e accoglienti, due appuntamenti, con la quale la stessa AIFO riafferma il proprio impegno per una società più equa, in cui le diversità siano riconosciute come una risorsa e la collaborazione tra istituzioni e territorio diventi motore di cambiamento.
Accadrà nel prossimo fine settimana nella città pugliese di Ostuni (Brindisi), a partire dalla serata del 21 giugno (ore 21), presso il Centro di Spiritualità Madonna della Nova, quando vi sarà la cerimonia di consegna del Premio AIFO Donne per l’Inclusione 2025, conferito quest’anno a Mafalda Pistillo, direttrice dell’Associazione I Portatori di Gioia di Ceglie Messapica (Brindisi).
«Si tratta di un riconoscimento – spiegano i promotori – che celebra l’impegno quotidiano di una donna la quale, attraverso il proprio operato, promuove l’inclusione delle persone con disabilità e favorisce percorsi di partecipazione e autonomia».
La serata sarà arricchita dagli interventi delle Istituzioni locali e della direttrice dell’AIFO. La consegna del premio sarà affidata a Enrichetta Alimena, giornalista e attivista, firma anche di Superando, già vincitrice della precedente edizione e a conclusione dell’incontro è previsto un momento conviviale e musicale con I Portatori di Gioia.

Nella mattinata del 22 giugno, invece, sempre presso il Centro Madonna della Nova (ore 9.15), è in programma il convegno denominato Diversità che Unisce: la forza dell’inclusione, aperto a soci AIFO, familiari, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e realtà del territorio.
L’incontro, moderato da Franco Colizzi, socio delegato AIFO e già presidente dell’Associazione, si propone di offrire strumenti concreti e stimoli operativi per promuovere una cultura dell’inclusione, attraverso la condivisione di buone pratiche ed esperienze significative.
Dopo i saluti iniziali di Antonio Lissoni, presidente dell’AIFO, dei sindaci di Ostuni e San Vito dei Normanni, Angelo Pomes e Silvana Errico, del presidente della BCC Ostuni Francesco Zaccaria e del rappresentante di Scaff System Licio Tamborrino, vi saranno le testimonianze di rappresentanti di cooperative sociali, associazioni e professionisti impegnati nella costruzione di una società più inclusiva, tra cui Francesco Parisi, Stefania Calcagni, Marco Miglietta, Michele Falavigna e la già citata Enrichetta Alimena.
I temi affrontati spazieranno dal lavoro come strumento di emancipazione e coesione sociale, alla cooperazione inclusiva, fino all’innovazione sociale generata dalla partecipazione attiva delle comunità locali.
Il convegno si concluderà in tarda mattinata per poi proseguire con la visita al Giardino Raoul Follereau, intitolato lo scorso anno alla figura del fondatore dell’AIFO. Il trasferimento sarà organizzato grazie ai mezzi dell’UNITALSI. (S.B.)

Per maggiori notizie o per iscriversi al convegno del 22 giugno, è possibile compilare il modulo disponibile a questo link. Per ulteriori informazioni: clelia.faraone@aifo.it; federica.dona@aifo.it.

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