Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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DM n. 137/2025 – Decreto di ripartizione del contingente assunzionale del personale docente a.s. 2025/2026 nella regione Calabria – Rettifica.

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 4:49pm

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del Decreto Ministeriale 26 ottobre 2023, n. 205 – Rettifica...

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 4:30pm

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Ricorso proposto da Alessandro Ferraro c/MIM e altri al TAR Lazio- Sezione Terza bis , NRG 8085/2025 e ordinanza T.A.R. Lazio, Sez. Terza bis, N. 13917/2018 REG.RIC. del 05/02/2019-e decreto del 14/07/2025 NRG 8085/2025, elenco controinteressati,...

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 4:14pm

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D.D.G. n. 499/2020 – Decreto di rettifica della graduatoria di merito cdc A049 – Scienze motorie e sportive nella scuola secondaria di I grado per la regione Calabria.

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 4:10pm

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno di cui al D.D.G. n. 2576/2023 e al DM 206/2023 – Decreto integrazione graduatoria – classe di concorso EEEE...

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 4:05pm

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Decreto Nomina Commissione Equipe Formative Territoriali.

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 3:55pm

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A Crema c’è una piscina molto importante per le persone con disabilità

Superando - 17 Luglio 2025 - 2:01pm

La piscina Kered’Onda di Crema (Cremona) assicura un servizio molto importante per le persone con disabilità seguite dalla Fondazione Alba ANFFAS Crema, alle persone in situazione di fragilità, a chi deve recuperare dopo un infortunio e ai bambini/bambine che desiderino avvicinarsi all’acqua e imparare a nuotare. Grazie ora a un nuovo contributo dell’Associazione Popolare Crema per il Territorio-Banco Bpm, si potrà provvedere a nuovi, necessari lavori di sistemazione della struttura La piscina Kered’Onda di Crema

«Siamo davvero grati all’Associazione Popolare Crema per il Territorio-Banco Bpm e con noi lo sono i nostri utenti. Grazie infatti al nuovo contributo, dopo la sostituzione del sollevatore e i lavori alle porte degli spogliatoi dell’anno scorso, quest’anno potremo provvedere alla sistemazione del piano vasca, da anni bisognoso di cure. Un’opera importante, ormai non più procrastinabile»: a dirlo è Barbara Donarini della Fondazione Alba ANFFAS Crema (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neuurosviluppo), in provincia di Cremona, a proposito del recente contributo dell’Associazione Popolare Crema per il Territorio-Banco Bpm, rivolto alla piscina Kered’Onda.
Quest’ultima, infatti, assicura un servizio molto importante alle persone con disabilità seguite dalla Fondazione Alba ANFFAS Crema, alle persone in situazione di fragilità, a chi deve recuperare dopo un infortunio e ai bambini/bambine che desiderino avvicinarsi all’acqua e imparare a nuotare. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@fondazionealba.it (Luca Guerini).

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Avviso pubblico per il finanziamento di esperienze di orientamento in PCTO in Italia e all’estero per gli istituti tecnici e professionali

Ultime da USR Calabria - 17 Luglio 2025 - 1:55pm

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Un positivo confronto con le Istituzioni per le persone con la SLA della Basilicata e le loro famiglie

Superando - 17 Luglio 2025 - 1:24pm

«Siamo convinti che questo incontro segni l’avvio di un percorso concreto e condiviso, capace di produrre soluzioni sostenibili e rispettose della dignità delle persone con la SLA e delle loro famiglie»: lo ha dichiarato Pina Esposito, segretario nazionale dell’AISLA, a margine di un incontro a Potenza della propria Associazione con l’assessore regionale della Basilicata Cosimo Latronico, accompagnato da esponenti della Direzione Generale per la Salute e le Politiche della Persona I partecipanti all’incontro di Potenza

«Un confronto atteso, in un momento particolarmente delicato per le famiglie lucane che convivono con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e che ogni giorno affrontano sulla propria pelle ciò che nei tavoli tecnici rischia di restare solo teoria: la fatica quotidiana, l’urgenza di risposte tempestive, il peso di un’assistenza che non può essere rimandata. Siamo dunque convinti che questo incontro segni l’avvio di un percorso concreto e condiviso, capace di produrre soluzioni sostenibili e rispettose della dignità delle persone»: lo ha dichiarato Pina Esposito, segretario nazionale dell’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), a margine di un incontro a Potenza della propria Associazione – rappresentata dalla stessa Esposito e dal dottor Domenico Santomauro, storico riferimento dell’AISLA in Basilicata – con Cosimo Latronico, assessore alla Salute, alle Politiche per la Persona e al PNRR della Regione Basilicata, accompagnato da esponenti della Direzione Generale per la Salute e le Politiche della Persona della Regione stessa.

Per l’occasione, nel sottolineare l’attenzione della propria Regione per le persone affette da SLA, riconoscendo «come questa patologia rappresenti una sfida ad alta complessità, che coinvolge sia il sistema sanitario che quello socioassistenziale», l’assessore Latronico ha dichiarato che «si guarda con attenzione al vissuto delle famiglie, alla rete della presa in carico e alla necessità di risposte organizzative che valorizzino il ruolo di chi si prende cura, promuovendo la continuità assistenziale e il sostegno alla domiciliarità».

Come dunque si evince dalle stesse parole di Pina Esposito, la delegazione dell’AISLA ha espresso apprezzamento per l’ascolto ricevuto e per l’ampia disponibilità manifestata, «valutando positivamente l’apertura della Regione Basilicata a un confronto strutturato e alla verifica di possibili soluzioni che rispecchino le reali necessità delle persone con la SLA».
«Da oltre vent’anni – ha affermato a tal proposito Domenico Santamauro – accompagno le persone con la SLA in Basilicata e le loro famiglie. Pertanto so bene quanto siano complesse le loro necessità e quanto sia fondamentale poter contare su un sistema regionale presente, coordinato e tempestivo. Per questo, il segnale di attenzione mostrato rappresenta un passaggio significativo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@aisla.it (Elisa Longo).

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Vorrei in ogni città uno screening oncologico per le persone con disabilità complessa: ci proviamo assieme?

Superando - 17 Luglio 2025 - 12:53pm

«Vorrei – scrive Marina Cometto – che gli screening oncologici per chi ha una disabilità gravissima o complessa fossero previsti in almeno un ospedale di ogni Comune. Non “per piacere”, ma come diritto, perché le persone con disabilità non sono esonerate dalla vita ad ammalarsi di patologie oncologiche e scoprirle per tempo farebbe la differenza». Rivolgendosi quindi alle famiglie, chiede aiuto per raccogliere testimonianze, che confluiscano magari in un libro dal possibile titolo “Screening ed esami per tutti, diritti non concessioni”

Forse potrei portare qualche beneficio a questa nostra società, impegnandomi ancora una volta in un’impresa forse impossibile per alcuni, ma che certamente potrebbe essere utile alle persone con disabilità complessa, spesso trascurate dalla Sanità Nazionale, più ancora per incompetenza che per cattiva volontà.
Pur affetta da una devastante malattia genetica, mia figlia, Claudia Bottigelli, è purtroppo mancata a 50 anni non a causa della sua patologia, come ben si può leggere nel mio libro Una vita a colori. Il prima, il durante e il dopo di una mamma caregiver, recentemente pubblicato [se ne legga anche la presentazione sulle nostre pagine, N.d.R.], ma a portarla via è stata una malattia oncologica, diagnosticata troppo tardi per portare a una soluzione positiva e mantenerla in vita senza ulteriori sofferenze.
Mi sono chiesta in questi due anni da quando Claudia ci ha lasciato, come poter sopportare il macigno che pesa sul cuore e una domanda spesso ritorna nella mia mente: come sarebbe andata se la Regione in cui abitiamo avesse messo in pratica un valido programma di screening, adeguato per le persone con disabilità gravissime o complesse, che spesso necessitano di esami quali la colonscopia, con preparazione somministrata in ambiente ospedaliero, oppure un Pap-test o un’ecografia transvaginale in ambiente protetto, con professionisti sanitari competenti? Perché quando si parla di disabilità gravissima o complessa, non basta avere la laurea in medicina, ci vuole anche “la laurea del cuore”, quella della devozione verso i pazienti, per cui oltrepassare i protocolli, poiché questi non sono pazienti da prassi.
Cerco di spiegarlo ogni giorno sui miei profili social, dando spazio a denunce pubbliche di chi vive questo tipo di realtà ogni giorno. Purtroppo senza molta attenzione da parte di chi dovrebbe sentirsi chiamato in causa, perché è più semplice ignorare che fare bene il proprio lavoro, malgrado si sia è remunerati anche a spese di chi si vuole ignorare.

Claudia, dunque, mi è stata ancora una volta ispiratrice ed è per questo che vorrei provare a fare un passo in più, ma da sola non lo posso fare, ho bisogno della collaborazione delle famiglie.
So ad esempio che in nessuna Regione italiana è presente un programma di screening oncologico per le persone con disabilità gravissima e che solo in poche sporadiche occasioni qualche ospedale si è organizzato a risolvere la problematica per uno specifico caso, ma poi è finita li.
Vorrei invece che gli screening venissero programmati anche per chi ha una disabilità gravissima tramite le loro famiglie e fossero previsti in almeno un ospedale cittadino in ogni Comune italiano. Non “per piacere”, ma come diritto, sancito dalla legge, non un obbligo, ma un’opportunità. Purtroppo, infatti, le persone con disabilità non sono esonerate dalla vita ad ammalarsi di patologie oncologiche, e scoprirle per tempo farebbe la differenza tra la vita e la morte.

Pensavo nel mio piccolo, non avendo conoscenze né santi in paradiso, di raccogliere le testimonianze delle famiglie a cui viene anche negata una TAC, una risonanza magnetica, perché necessitano di anestesia (io per ottenere questo ho dovuto fare inviare una mail dal mio avvocato…). Questi esami, infatti, sono fondamentali, ma da soli non si riesce a infrangere la cortina di resistenza che si trova. Pensavo appunto di raccogliere le testimonianze e di raggrupparle tutte in un libro, in modo da rendere ufficiali le gravi carenze che ci sono: raccontatemi ciò che è successo, in quale struttura e il vostro nominativo (quest’ultimo, naturalmente, sarà pubblicato solo con il vostro consenso).
Il libro potrebbe intitolarsi… Screening ed esami per tutti, diritti non concessioni, oppure troveremo insieme un titolo che suggerirete voi. Ci proviamo? Utopia o possibile realtà? Io non smetto di avere speranza che qualcosa possa migliorare. Me l’ha insegnato Claudia, che molto è possibile con un po’ di buona volontà da parte di tutti. Chi condivide con me la volontà di provarci, quindi, può scrivermi a marinacometto@yahoo.com. Grazie.

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Le buone prassi di accessibilità del Museo Poldi Pezzoli di Milano

Superando - 17 Luglio 2025 - 12:20pm

In occasione della recente mostra “La seduzione del colore. Andrea Solario e il Rinascimento tra Italia e Francia”, il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha confermato il proprio impegno in tema di accessibilità e di inclusione sociale, tramite il format “Oltre lo Sguardo”, che ne è divenuto un’offerta di accessibilità permanente per le persone con disabilità visiva, basandosi su metodologie sperimentate, con la partecipazione attiva di diverse realtà del settore dell’inclusione e dell’accessibilità culturale a livello nazionale Visita multisensoriale al Museo Poldi Pezzoli di Milano

In occasione della mostra La seduzione del colore. Andrea Solario e il Rinascimento tra Italia e Francia, conclusasi il 30 giugno scorso al Museo Poldi Pezzoli di Milano, quest’ultima struttura ha confermato tutto il proprio impegno in tema di accessibilità e di inclusione sociale, anche grazie al sostegno di Cassa Depositi e Prestiti. «Avviata lo scorso anno – sottolineano dal Museo milanese – la nostra iniziativa Oltre lo Sguardo è diventata un’offerta di accessibilità permanente, un percorso destinato a visitatori e visitatrici con disabilità visiva, frutto di strategie mirate, basate su metodologie sperimentate e validate in numerosi progetti che hanno visto la partecipazione attiva di diverse realtà del settore dell’inclusione e dell’accessibilità culturale a livello nazionale» (se ne legga già anche sulle nostre pagine).

Anche per La seduzione del colore, dunque, sono stati progettati itinerari sulle opere Ecce Homo di Andrea Solario e Madonna con Bambino di Giovanni Antonio Boltraffio, patrimonio della collezione permanente del museo. Se n’è occupata ancora una volta l’Associazione Tactile Vision che ha realizzato le due tavole con inchiostro a rilievo, studiate e adattate alle esigenze della lettura tattile; la fruizione, inoltre, risultava aumentata dalla possibilità di accedere a una descrizione audio in italiano e in inglese attraverso QR Code in rilievo; e lo stesso supporto è risultato di ausilio anche per il pubblico dei sordi segnanti, perché grazie al medesimo QR Code era possibile accedere ad una descrizione dell’opera in LIS (Lingua dei Segni Italiana).
«Questo supporto alla fruizione – sottolineano dal Poldi Pezzoli – si propone di comunicare l’opera d’arte con un linguaggio semplice e inclusivo, rivolgendosi a un pubblico il più ampio possibile, con una particolare attenzione alle persone con disabilità sensoriali. In tal senso, l’innovativo percorso multisensoriale realizzato lo scorso anno sulla Dama del Pollaiolo, opera simbolo del nostro Museo, è stato riproposto anche per le opere in mostra nella Seduzione del colore, usufruendo di una serie di elementi che offrono suggestioni sensoriali diverse (esplorazione tattile di parti dello spazio espositivo, oggetti e pregiati frammenti di tessuti). Il format Oltre lo Sguardo si configura dunque come un’importante esperienza partecipata, un percorso verso una sempre maggiore accessibilità della nostra struttura e dei suoi contenuti».

A curare il format Oltre lo Sguardo sono Stefania Rossi, responsabile dei progetti di inclusione sociale del Poldi Pezzoli e Maddalena Camera, mediatrice culturale della startup Aedo. «Grazie alla sinergia costruita con le realtà finora coinvolte – afferma Rossi – e alla partecipazione di nuove istituzioni (Tactile Vision, la Fondazione Arte Della Seta Lisio Firenze, l’UICI di Milano e Torino-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, VAMI Roma-Volontari Associati per i Musei Italiani) – il nostro Museo si proietta su una visione di più ampio respiro, nella prospettiva di acquisire nel tempo nuovi materiali e nuovi strumenti, per estendere la fruizione di un numero sempre maggiore di opere della collezione a un pubblico con disabilità sensoriali, accrescendo così di volta in volta i supporti dedicati al pubblico dei ciechi, degli ipovedenti e dei sordi, per le visite alla propria collezione. In particolare, in occasione di questa mostra sono stati coinvolti rispettivamente, in tre appuntamenti dedicati, alcuni rappresentanti e volontari dell’Istituto dei Ciechi di Milano, impegnati nella promozione del percorso Dialogo nel Buio (9 aprile); alcuni esponenti dell’UICI di Torino, l’architetto Rocco Rolli di Tactile Vision e Franco Lisi, direttore Scientifico dell’UICI di Milano (5 maggio); una delegazione di esponenti dell’UICI di Lodi, grazie al coordinamento di Maddalena Camera (25 maggio)». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: rossi@museopoldipezzoli.it.

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Decreto ministeriale 143 del 17 luglio 2025 e allegato - Disposizioni su immissioni in ruolo personale educativo as 2025-2026.pdf

Ultime dal MIUR - 17 Luglio 2025 - 11:56am

Decreto ministeriale 143 del 17 luglio 2025 e allegato - Disposizioni su immissioni in ruolo personale educativo as 2025-2026.pdf

Categorie - News Normativa

Non basta la “bulimia normativa” per avere servizi che funzionino

Superando - 17 Luglio 2025 - 11:38am

9 Delibere di Giunta Regionale, 27 Determinazioni Dirigenziali di vario tipo, 3 Circolari esplicative: «Ma questa “bulimia normativa” della Regione Lazio sul “Dopo di Noi” – scrive Roberto Toppoli – non riesce a produrre azioni e servizi che possano far dire che la Legge sul “Dopo di Noi” funzioni. La Regione Lazio, dunque, dovrebbe concentrarsi di più sull’attuazione delle norme invece che continuare a produrne»

Molto spesso sentiamo dire che il nostro Paese, in materia di disabilità, possiede una normativa all’avanguardia che riconosce i diritti delle persone con disabilità e rispetta i dettati delle normative internazionali e, segnatamente, la relativa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09. Naturalmente la normativa nazionale riverbera poi su quella regionale, nel contesto dettato dall’articolo 117 della Costituzione che definisce il riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni. E questo vale, ovviamente, anche per la Regione Lazio che, in tema di disabilità, risulta assai prolifica di interventi normativi.
Appurato dunque che la normativa che ci interessa sia all’avanguardia, ci chiediamo: “Produrre norme e regolamenti garantisce automaticamente che quanto declamato produca gli effetti sperati?”. Quale esempio paradigmatico, ma che può essere agevolmente proiettato su altre tematiche simili, ho scelto il cosiddetto “Dopo di Noi” del quale molto si parla, non solo nel Lazio, e che preoccupa molto i familiari delle persone con disabilità.
Se si volesse fare una indagine sul funzionamento di questa norma nella Regione Lazio il risultato sarebbe sconfortante. Da parte di chi governa, infatti, si sentirebbe dire che mancano le risorse, da parte delle famiglie che la legge non funziona, che non vengono predisposti i progetti personalizzati e tanto meno che si realizzano progetti utilizzando il famigerato “budget di salute” (o “di progetto”). In generale, si sentirebbe dire che la “la legge non funziona” e che si vedono nascere solo “progetti spot” che non cambiano lo stato dell’arte della residenzialità e semiresidenzialità nella nostra Rregione.

Eppure, se andiamo ad approfondire la produzione di norme, determinazioni e atti amministrativi il risultato è sorprendente.
La Regione Lazio, sul tema del “Dopo di Noi” – che, ricordiamo, trae origine dalla Legge 112 del 22 giugno 2016 e dal regolamento attuativo del 23 novembre 2016 – ha prodotto, a partire dal 26 luglio 2017:
– 9 Delibere di Giunta Regionale (DGR n. 454 del 26 luglio 2017; n. 942 del 10 dicembre 2019; n. 200 del 21 aprile 2020; n. 416 del 1° luglio 2021; n. 554 del 5 agosto 2021; n. 698 del 4 agosto 2022; n. 967 del 3 novembre 2022; n. 589 del 5 agosto 2024; n. 372 del 30 maggio 2024).
– 9 Determinazioni Dirigenziali di assegnazione di risorse (DD G17402 del 14 dicembre 2017; G18395 del 22 dicembre 2017; G15288 del 27 novembre 2018; G17877 del 17 dicembre 2019; G07764 del 4 dicembre 2022; G16952 del 18 dicembre 2023; G11429 del 30 agosto 2024; G16434 del 4 dicembre 2024; G17197 del 17 dicembre 2024).
– 13 Determinazioni Dirigenziali inerenti il Patrimonio immobiliare solidale (DD G15084 dell’8 novembre 2017; G10281 del 9 agosto 2018; G06391 del 13 maggio 2019; G13118 del 3 ottobre 2019; G08546 del 20 luglio 2020; G12260 del 22 ottobre 2020; G05449 del 2 maggio 2021; G11473 del 27 settembre 2021; G04572 del 14 aprile 2022; G16562 del 28 novembre 2022; G06202 del 9 maggio 2023; G07764 del 5 giugno 2023; G15627 del 23 novembre 2023).
– 5 Determinazioni Dirigenziali di programmazione e indirizzo (DD G01174 del 24 gennaio 2018; G03030 del 13 marzo 2018; G06336 del 18 maggio 2018; G02984 del 15 marzo 2019; G09141 del 31 luglio 2020).
– 3 Circolari esplicative (Protocollo 150483 del 15 febbraio 2022; 1145488 del 15 novembre 2022; –988452 del 2 agosto 2024).

È anche il caso di ricordare che con il Decreto Interministeriale del 21 novembre 2019, con il quale venne ripartito il Fondo per il Dopo di Noi tra le Regioni, l’erogazione del Fondo stesso è stata condizionata alla rendicontazione, da parte delle Regioni, sull’utilizzo delle risorse e che la Regione Lazio appare essere tra le più virtuose.
Questo, se si analizzano i documenti che la Regione Lazio stessa invia al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, deriva proprio, in gran parte, dall’elencazione degli interventi normativi che la Regione ha approvato sui diversi temi di interesse alla Legge sul “Dopo di Noi”. Su questi testi troviamo quindi che nella Regione Lazio c’è integrazione sociosanitaria, che operano i PUA (Punti Unici di Accesso), le Unità di Valutazione Multidimensionali, che si applica il budget di salute e via elencando. E tuttavia, sappiamo bene che il quadro reale che si offre alle famiglie non è così roseo.
Infatti, questa apparente “bulimia” normativa non riesce a produrre azioni e servizi che possano far dire che la Legge sul “Dopo di Noi” funziona e, anzi, cresce nelle famiglie interessate lo scetticismo su questo strumento.
Inoltre, a Roma Capitale, proprio in questo periodo, si sta ponendo un altro problema relativo ad una serie di progetti che hanno preso avvio proprio grazie ai fondi per il “Dopo di Noi” e che i Municipi Capitolini stanno interrompendo in quanto non riconducibili ad una prospettiva di fuoriuscita, in tempi brevi, dal nucleo familiare di origine. Si tratta di esperienze di convivenza per brevi periodi, di “palestre di vita”, di acquisizione di autonomie che, per motivazioni economiche, non rientrerebbero più nella prospettiva del “Dopo di Noi” e quindi non sarebbero più finanziabili con il relativo Fondo.
Se, da un lato, appare avere un senso considerare prioritari i progetti che mirano ad una fuoriuscita della persona con disabilità dal proprio nucleo familiare, dall’altro risulta insensato interrompere progetti che hanno avuto esiti positivi per gli interessati e le loro famiglie.
Ci troviamo ancora una volta di fronte al nodo della rigidità nella gestione dei fondi per gli interventi sociali. Mentre nella normativa, che abbiamo visto assai corposa, si parla continuamente di budget di salute (o di progetto), nel concreto si interrompono servizi perché si ritengono non finanziabili con uno specifico stanziamento di bilancio.
Corollario di questa situazione è l’evidente spreco di denaro pubblico, fatto finanziando, per diversi anni, progetti per raggiungere autonomie che, una volta interrotti, verranno perse in breve tempo.

Concordo quindi con Sergio Pasquinelli che sul numero 1-2/2025 di «Prospettive Sociali e Sanitarie» riconosce un “male antico” del nostro Paese, consistente nel sottovalutare l’attuazione delle politiche, sopravvalutando la forza delle norme. Altresì, per rendere effettiva l’attuazione di una norma occorrerebbero meno sforzi definitori e maggiore impegno nell’iniziare ad applicare quanto previsto. Inoltre, continua Pasquinelli, questa azione dovrebbe concretizzarsi su due diversi piani attuativi, il piano sistemico e quello di accompagnamento dei processi. «Sul piano di sistema – scrive – significa precisare il contenuto dei servizi, la platea a cui ci si rivolge, le condizioni di esigibilità, gli obiettivi di servizio, i costi da sostenere e da coprire, i modi migliori per farlo. Si deve arrivare a una fonte unificata di risorse, un Fondo Unico che riassorba a monte i troppi fondi e fondini oggi esistenti, che obbligano a valle ricomposizioni sempre più faticose e cariche di adempimenti amministrativi. In secondo luogo, l’attuazione ha bisogno di essere accompagnata. A volte si confonde l’accompagnamento con il monitoraggio e i sistemi informativi. Strumenti che registrano quanto succede, ma che non guidano le decisioni, non le sostengono, non le accompagnano. Vanno avviati processi formativi, comunità di pratiche, attività diverse di orientamento, di vero e proprio coaching dei territori. Azioni di accompagnamento orientate a identificare quali sono le migliori condizioni istituzionali, organizzative e professionali per una piena realizzazione delle norme».

Proprio mentre scrivo, la Regione Lazio ha avviato un percorso partecipativo per la redazione del Libro Bianco sul Dopo di Noi, un documento strategico che definirà azioni e priorità per l’attuazione della Legge 112/16. Tale azione da parte della Regione Lazio ben si potrebbe inquadrare sul secondo piano attuativo riconosciuto da Pasquinelli nel suo articolo, ovvero l’accompagnamento dei processi.
Ma se andiamo a vedere bene come è organizzato questo percorso, scopriamo che i portatori d’interesse (stakeholder) che sono invitati a prendere parte alle attività̀ di consultazione per la definizione del Libro Bianco, ovvero i Sovrambiti, le ASP (Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona), le ASL (Aziende Sanitarie Locali), la Consulta Regionale per la Disabilità, le Associazioni di familiari e persone con disabilità, le Consulte Territoriali, il Forum del Terzo Settore, il CSV Lazio (Centro Servizi Volontariato), gli Enti di Terzo Settore che gestiscono programmi del “Dopo di Noi” e il Tavolo Regionale di confronto permanente sul tema della disabilità e tutti i cittadini portatori di interesse, possono inviare contributi esclusivamente facendo riferimento a 3 “sfide”, identificate “a monte”. Si tratta di:
° la qualità̀ del progetto di vita;
° la sostenibilità̀ del progetto di vita;
° il progetto di vita nella comunità̀.
Questa limitazione, a mio avviso, non permetterà di costruire un quadro complessivo delle difficoltà attuative della Legge sul “Dopo di Noi” nel Lazio che originano da una serie di “nodi” i quali, se non sciolti, renderanno vani gli sforzi dei servizi territoriali.
A questo riguardo, senza che l’elenco che segue abbia la velleità di essere esaustivo e senza rappresentare una gerarchia tra i temi, segnalo:
° È necessaria una compiuta integrazione sociosanitaria. Vera, non nominale, che si ottiene solo nella messa in comune di un budget di Distretto che superi le distinzioni e gli interessi di bottega delle ASL e dei Municipi.
° Vanno superati i problemi amministrativi al fine di ottenere una gestione flessibile dei fondi. Come ha scritto tante volte Fausto Giancaterina anche su queste pagine, va superato il bilancio organizzato per “canne d’organo”, ovvero capitoli di bilancio tra loro rigidamente separati. Si deve aprire una riflessione seria con gli apparati amministrativi, per addivenire, una volta per tutte, ad una nuova prassi di gestione dei fondi dedicati al sociale. Senza nulla togliere ai cosiddetti “fondi vincolati” che, naturalmente, non possono essere utilizzati per scopi diversi da quelli originari, dev’essere garantita la massima flessibilità nello spostamento degli altri fondi all’interno del medesimo Centro di Costo (o Centro di Responsabilità), così da rendere tempestivo un diverso utilizzo dei fondi. Un esempio per tutti, il passaggio da un’assistenza diretta ad una indiretta, un diritto delle persone con disabilità, in realtà impraticabile in molti enti territoriali. Inoltre, si deve ampliare e rendere strutturale l’uso dei Fondi pluriennali, così da evitare il blocco di alcuni servizi agli inizi di ogni annualità.
° Si deve dare seguito ad un profondo ripensamento del senso e del valore del Servizio Sociale alla luce delle nuove acquisizioni in campo di disabilità. A livello nazionale il CNOAS (Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali) ha già aperto importanti riflessioni sulla “prospettiva anti-oppressiva” nel servizio sociale e sull’approccio da tenere verso la disabilità. Non a caso è stato presentato, al recente G7 Inclusione e Disabilità, un documento dal titolo Assistenti sociali e disabilità – La nostra posizione in 10 punti, dove si afferma che «l’assistente sociale riconosce la centralità e l’unicità della persona in ogni intervento; considera ogni individuo anche dal punto di vista biologico, psicologico, sociale, culturale e spirituale, in rapporto al suo contesto di vita e di relazione». Da queste premesse derivano, ad esempio, il passaggio dall’assistenza ai diritti, la valutazione con e non sulla persona e, in definitiva, il necessario ripensamento dei servizi.
° Rendere la fase preparatoria dei Progetti personalizzati, in sede di Unità di Valutazione Multidisciplinare, sempre più “partecipata”, aperta alle istanze diverse da quelle dell’ASL e del Comune/Municipio, così da giungere realmente ad una co-progettazione che, in un quadro paritario tra i soggetti, abbia al centro i desideri della persona con disabilità.

Senza avere previamente affrontato e superato questi ostacoli, che non sono da poco, ogni ulteriore riflessione sul progetto personalizzato rischia solo di generare altre aspettative nelle famiglie, senza però, di fatto, essere utile a modificare l’attuale quadro nella governance dei servizi.
Suggerisco quindi, ai decisori politici del Lazio, che in tema di servizi sociali e sociosanitari, ci si concentri meno sulla produzione normativa e regolamentare a vantaggio di azioni concrete di accompagnamento all’impianto normativo già esistente.

*Assistente sociale, consulente dell’AIPD di Roma (Associazione Italiana Persone Down), vicepresidente del Comitato I.SO.LA. (Comitato per l’Integrazione Socio-Sanitaria nella Regione Lazio).

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Nota ministeriale 8936 del 17 luglio 2025 - Nuove procedure e modalità programmazione anno accademico 2025 2026 - Scambi sede personale AFAM

Ultime dal MIUR - 17 Luglio 2025 - 11:34am

Nota ministeriale 8936 del 17 luglio 2025 - Nuove procedure e modalità programmazione anno accademico 2025 2026 - Scambi sede personale AFAM

Categorie - News Normativa

AVVISO – Apertura delle funzioni per la presentazione delle istanze di partecipazione alle procedure di attribuzione dei contratti a tempo determinato

Ultime da A. T. P. Cosenza - 17 Luglio 2025 - 10:45am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Codici nuove classi di concorso

Ultime da A. T. P. Cosenza - 17 Luglio 2025 - 10:32am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Personale docente – immissioni in ruolo, a.s. 2025/26 – ripartizione contingente e riserve L. 12 marzo 1999, n. 68

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 17 Luglio 2025 - 8:53am

Una concreta alternativa per chi soffre di dolore neuropatico cronico non oncologico

Superando - 16 Luglio 2025 - 6:08pm

È stata presentata all’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), la tesi di laurea di Morena Tamborrino, infermiera che opera nell’Unità Spinale dello stesso Istituto Montecatone, il cui studio è dedicato a quella che viene considerata come una delle frontiere più promettenti della medicina del dolore, vale a dire la “Scrambler Therapy”, trattamento che rappresenta una concreta alternativa per chi soffre di dolore neuropatico cronico non oncologico, una delle condizioni più complesse e invalidanti Un momento della presentazione all’Istituto Montecatone della tesi di laurea dedicata da Morena Tamborrino alla “Scrambler Therapy”

È stata presentata presso l’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), la nota struttura specializzata nella cura e nella riabilitazione delle lesioni midollari e delle gravi cerebrolesioni, la tesi di laurea di Morena Tamborrino, giovane infermiera che opera all’Unità Spinale dello stesso Istituto Montecatone, il cui studio è dedicato a quella che viene considerata come una delle frontiere più promettenti della medicina del dolore, vale a dire la Scrambler Therapy. Si parla infatti di un trattamento che Montecatone ha già introdotto nei propri percorsi clinici – con Monika Zackova, che dirige l’Area Critica, presente all’incontro – e che rappresenta una concreta alternativa per chi soffre di dolore neuropatico cronico non oncologico, una delle condizioni più complesse e invalidanti.

«La terapia – si legge in una nota diffusa dall’Istituto di Imola – si basa su un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: attraverso stimolazioni elettriche a bassissima intensità, inviate tramite elettrodi posizionati sulla pelle, si “ri-programma” il segnale di dolore inviato al cervello, sostituendolo con uno di tipo “non doloroso”. Il risultato è una riduzione significativa della sofferenza, spesso già dalla prima seduta, senza l’uso di farmaci e senza effetti collaterali rilevanti. Nata da un’idea del bioingegnere Giuseppe Marineo e oggi perfezionata in Italia, la Scrambler Therapy viene proposta anche come prestazione accessibile a pazienti esterni.

«Il valore di questa tesi – è stato detto dai vertici dell’Istituto, durante la presentazione dello studio di Tamborrino – sta non solo nella sua solidità scientifica, ma anche nella capacità di rendere comprensibile un trattamento tecnologico all’apparenza complesso, mettendo al centro il paziente e il suo diritto a una vita libera dal dolore».

Frutto di una revisione aggiornata della letteratura scientifica e delle evidenze cliniche più recenti, l’elaborato ha dimostrato quindi come questa terapia sia particolarmente efficace nei pazienti che non trovano beneficio nei farmaci tradizionali. La formazione degli operatori, inoltre, gioca un ruolo cruciale per garantire risultati duraturi e personalizzati. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa dell’Istituto Riabilitativo Montecatone (Massimo Boni), massimo.boni@montecatone.com.

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La quasi totale chiusura in agosto di negozi e servizi in molte aree delle città

Superando - 16 Luglio 2025 - 5:49pm

«La quasi totale chiusura in agosto di negozi e servizi in molte aree delle città – scrive Vincenzo Gallo – rappresenta un rischio concreto soprattutto per anziani, persone con grave disabilità e patologie e loro assistenti o cittadini/cittadine che, per motivi economici, non possono lasciare la città durante l’estate. Sarebbe quindi opportuno che chi di competenza prevedesse ad esempio una turnazione delle aperture, almeno per le attività considerate di pubblica utilità o ad alta frequenza»

Con queste mie poche righe, vorrei esprimere preoccupazione per la quasi totale chiusura, nel mese di agosto, di negozi e servizi in molte aree delle città.
Questo, infatti, rappresenta un rischio concreto soprattutto per anziani, persone con grave disabilità e patologie e loro assistenti o cittadini/cittadine che, per motivi economici, non possono lasciare la città durante l’estate.
Naturalmente i commercianti e i loro dipendenti hanno tutto il diritto di prendersi una pausa, ma invito chi di competenza a predisporre un coordinamento, prevedendo ad esempio una turnazione delle aperture, almeno per le attività considerate di pubblica utilità o ad alta frequenza, nel senso più ampio possibile, facendo leva soprattutto sul senso di responsabilità di tutti e tutte.

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Accettazione sede – Indicazioni operative

Ultime da A. T. P. Cosenza - 16 Luglio 2025 - 5:45pm

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