Reclutamento a.s. 2026/2027
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Dopo il grande successo ottenuto con le prime due tappe di Noventa di Piave (Venezia) e Cesano Maderno (Monza-Brianza) (i relativi approfondimenti sono disponibili rispettivamente a questo e a questo link), siamo ora alla vigilia del terzo appuntamento con il 16° Giro d’Italia di Handbike, manifestazione divenuta leader di settore anche a livello continentale, che il 12 luglio approderà a Monfalcone (Gorizia), città del Friuli Venezia Giulia che accoglierà per la terza volta l’evento.
Il Giro tornerà quindi, dopo la pausa estiva, con le ultime due tappe di Carugate (Milano) il 6 settembre e di Biella il 4 ottobre. (S.B.)
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L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali stanno ridefinendo il mercato del lavoro e il futuro della società. Per tentare di rispondere a questa sfida e colmare il divario di genere in tale settore, la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità), in partnership con AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con lesione al midollo spinale), AVI Umbria (Associazione Vita Indipendente Umbria), la Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), FISH Calabria, FISH Basilicata e UILDM Mazara del Vallo (Trapani), ha promosso il progetto denominato Donne e intelligenza artificiale, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, iniziativa formativa online gratuita, rivolta esclusivamente a giovani donne di età compresa tra i 16 e i 25 anni.
«Con questo progetto – spiegano dalla FISH – ci proponiamo di intercettare ragazze motivate, curiose e desiderose di dare una svolta decisiva al proprio percorso di studi e professionale. Attraverso percorsi didattici mirati, le partecipanti avranno l’opportunità di sviluppare e migliorare le proprie competenze digitali, acquisendo familiarità con gli strumenti dell’intelligenza artificiale».
«Offrire a giovani donne tra i 16 e i 25 anni gli strumenti per padroneggiare l’intelligenza artificiale – sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della FISH – significa dare loro un vantaggio competitivo reale per il proprio futuro professionale e personale. L’innovazione e la transizione digitale devono essere inclusive e accessibili a tutti e tutte: solo investendo sulle competenze delle nuove generazioni possiamo costruire una società più equa, moderna e aperta al cambiamento».
La formazione è pensata per garantire un alto standard di apprendimento e per questo motivo, i posti sono limitati a un massimo di 52 partecipanti per ciascun corso. Le iscrizioni rimarranno aperte fino al 15 settembre prossimo. (S.B.)
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Lo sport come strumento di inclusione, partecipazione e crescita personale: è il messaggio che ha caratterizzato il progetto denominato A Suon di Padel, iniziativa dell’ENS di Sassari (Ente Nazionale Sordi), ideata da chi scrive [Claudia Porcu] e realizzata grazie al contributo della Fondazione di Sardegna, nata con l’obiettivo di rendere l’attività sportiva realmente accessibile anche alle persone con disabilità uditiva.
Lo sport, infatti, è molto più di una pratica agonistica o di un semplice momento di svago: è un linguaggio universale capace di unire persone di età, culture, abilità e percorsi di vita differenti. Attraverso tale pratica si costruiscono relazioni, si promuove il rispetto reciproco, si superano barriere e pregiudizi e si sviluppa un autentico senso di appartenenza alla comunità. Quando è accessibile e aperto a tutti, diventa un potente strumento di inclusione sociale, capace di valorizzare le diversità come una risorsa e di offrire a ciascuno l’opportunità di esprimere il proprio potenziale.
Il progetto A Suon di Padel è nato proprio da questa visione. Attraverso un corso di 20 ore, svoltosi a Sassari, presso lo Sporting Milano 26 e guidato dagli istruttori qualificati Giuseppe Cardin e Ginevra Ciafardini, i partecipanti sordi hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi al padel non soltanto come disciplina sportiva, ma come esperienza di incontro, socializzazione e condivisione.
Oltre all’apprendimento delle tecniche di gioco, il percorso ha favorito la nascita di nuove relazioni e la condivisione di momenti significativi all’interno di un ambiente inclusivo e stimolante.
Il padel si è rivelato uno strumento particolarmente efficace per raggiungere questi obiettivi perché, essendo uno sport di gruppo, favorisce la collaborazione, la comunicazione, la fiducia reciproca e lo spirito di squadra.
Uno degli aspetti più significativi del progetto è stato il coinvolgimento non solo degli atleti con sordità, ma anche degli istruttori e di tutto lo staff dello Sporting Milano 26. Durante il percorso, tecnici e operatori hanno affrontato un’importante esperienza culturale e umana che li ha resi maggiormente consapevoli di quelle che sono le esigenze delle persone con sordità. Hanno infatti acquisito gli accorgimenti per comunicare in modo efficace con le persone sorde e anche alcuni segni della LIS Lingua dei Segni Italiana.
È stato insomma un percorso che ha dimostrato come l’inclusione autentica nasca dalla conoscenza reciproca, dall’ascolto delle esigenze di ciascuno e dalla volontà di creare spazi realmente accessibili.
Proprio questi temi sono stati approfonditi durante un convegno in giugno al Pegasus Hotel di Sassari, dedicato a sport e inclusione, durante il quale sono stati presentati i risultati raggiunti e condivise le esperienze di atleti provenienti da discipline diverse. Dallo sci nautico al nuoto, dal padel al surf, è emerso un messaggio comune: lo sport come potente strumento di inclusione, capace di valorizzare le differenze e trasformarle in una risorsa.
A portare il proprio contributo sono stati relatori di spicco del panorama sportivo e sociale. Tra questi Jeff Onorato, pluricampione di sci nautico e fondatore della Scuola Sci Saint Tropez di La Maddalena, che ha condiviso la propria esperienza sportiva e il valore della disciplina come percorso di crescita personale. La scuola, attiva da oltre vent’anni, accoglie atleti con e senza disabilità, provenienti da tutto il mondo che arrivano a la Maddalena per imparare e praticare lo sci nautico, in un contesto di libertà, sicurezza e inclusione.
È intervenuto poi Manolo Cattari, psicologo e psicoterapeuta dello sport e presidente del Progetto AlbatroSS, realtà che promuove l’attività in acqua come strumento di inclusione sociale, benessere e partecipazione. Nel corso del suo intervento, insieme agli atleti con disabilità presenti, sono state condivise esperienze di impegno, risultati e crescita continua, offrendo testimonianze significative del valore trasformativo dello sport. Il Progetto AlbatroSS ha inoltre sviluppato iniziative di respiro locale e internazionale, con l’obiettivo di creare connessioni tra comunità diverse attraverso lo sport.
Il terzo intervento è stato quello di Marco Pistidda, fondatore della Bonga Surf School a Porto Ferro (Sassari), che ha sviluppato progetti di surf therapy e inclusione rivolti in particolare alle persone neurodivergenti e con la malattia di Parkinson, attraverso attività che mettono al centro il benessere, la sicurezza e l’accessibilità dell’esperienza del mare.
A chiudere è stato infine Manuel Vanuzzo, ex capitano storico della Dinamo Sassari di basket, oggi impegnato nella gestione dello Sporting Milano 26, punto di riferimento cittadino per il tennis, il calcetto e soprattutto il padel, e che rappresenta un contesto attivo anche sul piano sociale.
La giornata successiva è stata invece dedicata al gioco e alla partecipazione attiva, con un torneo che ha visto scendere in campo insieme persone sorde e udenti, dando vita a un autentico momento di condivisione, collaborazione e divertimento.
È stata un’esperienza significativa che resterà a lungo nella memoria di tutti i partecipanti e che porteremo nel cuore. Il progetto è stato rifinanziato e si prevede di proseguire il percorso coinvolgendo nuove persone sorde, con l’obiettivo di continuare a promuovere inclusione, partecipazione e crescita condivisa.
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Nessuno, in una classe di scuola, si alza per dire di avere un pregiudizio. Lo negherebbe in buona fede. Eppure il pregiudizio lavora lo stesso, e lo fa nei dettagli: il banco scelto una fila più in là, gli occhi che si spostano quando l’altro parla, la mano che al momento di formare le coppie cerca qualcun altro, il nome di quel compagno pronunciato solo quando serve un favore.
Il sociologo Erving Goffman aveva descritto bene questo meccanismo: lo stigma non abita l’attributo di una persona, nasce invece nella relazione che quell’attributo costruisce attorno a lei. Non è la disabilità a isolare. È ciò che il gruppo ne fa, giorno dopo giorno.
Sotto la superficie c’è un secondo piano, più difficile da raggiungere. Lo psicologo Renato Tagiuri parlava di percezione sociale per indicare un calcolo che facciamo di continuo: non solo chi scelgo e chi evito, ma cosa immagino che gli altri pensino, di me e di lui. Un ragazzo, a 14 anni, non si allontana da un compagno con disabilità soltanto per quello che prova. Si allontana anche per timore di come verrebbe giudicato se gli restasse vicino. Spesso il pregiudizio è una forma di prudenza: l’adeguamento muto a una temperatura del gruppo che nessuno ha dichiarato e che tutti rispettano.
La cosa sorprendente è che questo sentire sommerso si può perfino misurare. Negli Anni Cinquanta, lo psicologo Charles Osgood mise a punto il “differenziale semantico”. Invece di chiedere «cosa pensi di lui?», domanda alla quale ognuno risponde come si conviene, fa collocare una persona tra coppie di aggettivi opposti, vicino o lontano, sicuro o inquietante, su una scala muta. Lì, dove sembra di non esporsi, l’ago si sposta. Affiora la connotazione, il colore emotivo che la parola «compagno» prende quando accanto c’è una diagnosi. Le parole dicono una cosa, la scala ne registra un’altra, e quello scostamento costituisce la misura precisa di una lontananza che a voce nessuno avrebbe ammesso.
Tutto questo cambia il modo di stare in una classe di scuola. Davanti a una battuta infelice smette di avere senso la sola indignazione, perché quasi mai la frase è il vero problema. Il problema è l’ago, lo scarto fra ciò che si dichiara e ciò che si prova, e su quello si può lavorare. Le prediche spostano le parole e lasciano l’ago dov’era. Il tempo passato insieme, una responsabilità condivisa, le vicinanze ripetute durante un’attività comune, quelle sì, col tempo, spostano la connotazione.
Resta un punto da non dimenticare. Una misura, da sola, non ha mai avvicinato nessuno. Il dispositivo dice con precisione dove passa la frattura, una precisione che l’occhio nudo non possiede; ma attraversarla è un lavoro lento, fatto di gesti e non di numeri. Misurare ha valore solo se serve a restituire a un ragazzo un percorso, e ad aprirgli accanto lo spazio per stare, un giorno, fra gli altri, senza che a nessuno costi uno sforzo.
*Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado, impegnato da molti anni negli istituti professionali. Si occupa di inclusione e di formazione dei docenti e collabora con l’Università di Parma nei percorsi di formazione degli insegnanti di sostegno, conducendo laboratori di didattica e area antropologica.
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