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Danza e musica dal vivo: uno spettacolo audiodescritto a Cividale del Friuli

Superando - 13 Luglio 2026 - 1:25pm

“8. otto archi_otto corpi” è il titolo dello spettacolo di danza e musica dal vivo, fruibile anche da persone con disabilità visive attraverso l’audiodescrizione, che verrà presentato in prima assoluta il 26 luglio a Cividale del Friuli (Udine), nell’àmbito del “Mittelfest di Cividale” Una scena di “8. otto archi_otto corpi”

Lo spettacolo si intitola 8. otto archi_otto corpi: si chiama così lo spettacolo di danza e musica dal vivo, fruibile anche da persone con disabilità visive attraverso l’audiodescrizione, che verrà presentato in prima assoluta il 26 luglio presso la Chiesa di San Francesco di Cividale del Friuli (Udine), nell’àmbito del Mittelfest di Cividale (ore 19.30).
«La rappresentazione – spiegano i promotori – vedrà in scena otto violoncelli disposti in cerchio e otto danzatori all’interno. Un gioco di violoncellisti e corpi che danzano 8, composizione musicale di Michael Gordon. Il suono diventa quindi spazio circolare, si muove come un’onda che non ha un inizio né una fine, ma scorre intorno, attraversa, travolge. E dentro questo anello musicale si aprono le traiettorie della danza, prende forma uno spazio rituale in cui suono e corpo si fondono in un’unica scultura tridimensionale. Da parte sua, il pubblico si fa custode del cerchio, diventando una presenza che delimita e partecipa. Non c’è una prospettiva privilegiata, ognuno vive un frammento irripetibile, un dettaglio diverso, un respiro che soffia solo per sé. 8 non è solo un numero, ma un simbolo. È l’infinito, la circolarità, il continuo passaggio tra individuale e collettivo, tra presenza e assenza, tra silenzio e vibrazione».

La produzione è il frutto di una collaborazione tra la compagnia di danza contemporanea Arearea (ideazione di Roberto Cocconi) e la Fondazione Luigi Bon, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Friuli Venezia Giulia.
La durata della rappresentazione sarà di circa 50 minuti ed è anche previsto, per chi lo vorrà, un breve incontro conoscitivo pre-spettacolo riservato proprio al pubblico con disabilità visive. (S.B.)

Per gli interessati ad acquistare i biglietti: biglietteriamittelfest@gmail.com; per altre informazioni: Lisa Colautti (lisacolautti@gmail.com), curatrice dell’audiodescrizione.

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Immissioni in ruolo a.s. 2026/2027 – Posti vacanti e disponibili per immissioni in ruolo 2026-2027

Ultime da A. T. P. Cosenza - 13 Luglio 2026 - 1:11pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Torino: approdano in Comune le istanze delle persone con disabilità visiva sui monopattini a noleggio

Superando - 13 Luglio 2026 - 12:52pm

La petizione lanciata qualche mese fa dall’UICI di Torino, per chiedere uno stop, almeno temporaneo, dei servizi di monopattini a noleggio, alla luce delle continue segnalazioni di incidenti e gravi disagi riguardanti persone con disabilità visiva, porterà ad un primo passo, verso l’approdo nelle Commissioni Ccompetenti del Comune di Torino, ossia a una conferenza stampa pubblica in programma il 16 luglio prossimo

«Dopo anni di trattative e promesse non mantenute – si legge in una nota dell’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il tema dei monopattini a noleggio si impone nuovamente all’attenzione del Comune di Torino. Per chi non vede o ha gravi limitazioni della vista, infatti, questi mezzi, abbandonati ovunque, in strada e in mezzo ai marciapiedi, sono vere e proprie mine vaganti»: di diritto alla mobilità e di autonomia a rischio si parlerà dunque durante una conferenza stampa in programma nella mattinata del 16 luglio a Palazzo Civico di Torino (Sala Capigruppo, ore 11.30), nel corso di un incontro in cui a farla da protagonista sarà la stessa UICI del capoluogo piemontese, che come abbiamo anche riferito già in più di un’occasione sulle nostre pagine, da tempo si batte per una gestione più ordinata dei monopattini a noleggio, viste le continue segnalazioni di incidenti e gravi disagi raccolte dalla propria base associativa e, più in generale, da chi vive il problema sulla propria pelle.

«La petizione da noi lanciata nei mesi scorsi [se ne legga anche sul nostro giornale, N.d.R.] – riferiscono ancora dall’UICI di Torino – con la quale chiedevamo uno stop, almeno temporaneo, dei servizi di noleggio, ha ampiamente superato le 300 firme necessarie a esercitare il diritto di tribuna, un prezioso strumento di democrazia previsto dall’ordinamento comunale. La conferenza stampa del 16 luglio, dunque, cui parteciperanno i primi firmatari della petizione stessa, insieme a una nostra delegazione, sarà il primo passo di un percorso che nei prossimi mesi porterà l’argomento all’attenzione delle Commissioni Consiliari competenti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@uictorino.it (Lorenzo Montanaro).

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Le riforme degli ultimi anni sul fronte della disabilità non possono restare sulla carta

Superando - 13 Luglio 2026 - 12:26pm

«Le riforme approvate negli ultimi anni non possono rimanere incompiute né trasformarsi in semplici enunciazioni di principio»: è il messaggio lanciato dalla Giunta Nazionale della Federazione FISH, riunitasi insieme ai Presidenti delle FISH Regionali. «E spetta a Governo, Regioni, Comuni e a tutte le Amministrazioni coinvolte – è stato detto per l’occasione – assumersi le proprie responsabilità e dare immediata attuazione alle misure previste, senza ulteriori rinvii, ritardi o scarichi di competenze»

«Le riforme approvate negli ultimi anni non possono rimanere incompiute né trasformarsi in semplici enunciazioni di principio»: è il messaggio forte e chiaro lanciato dalla Giunta Nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), riunitasi nei giorni scorsi insieme ai Presidenti delle FISH Regionali per avviare, nel segno della partecipazione e del confronto con la rete associativa, il percorso verso il prossimo congresso elettivo della Federazione.
Particolare preoccupazione è stata espressa per l’occasione rispetto all’andamento della sperimentazione prevista dal Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. «Il confronto con i territori – si legge infatti in una nota diffusa dalla Federazione – ha fatto emergere criticità organizzative e amministrative che, se non affrontate rapidamente, rischiano di compromettere l’entrata a regime della riforma prevista per gennaio 2027. Per questo la FISH chiede al Ministero per le Disabilità di adottare con urgenza i decreti correttivi necessari, eliminando gli ostacoli emersi nella fase sperimentale, garantendo un’applicazione uniforme della riforma su tutto il territorio nazionale e assicurando la piena operatività del nuovo sistema fin dalla sua entrata in vigore».

Durante la riunione, ampio spazio è stato dedicato anche al tema della deistituzionalizzazione, riconosciuta come una priorità imprescindibile per garantire il diritto a una vita indipendente, autonoma e pienamente inclusa nella comunità. In tal senso, dalla FISH è stata ribadita «la necessità di investire in progetti personalizzati, rafforzare i sostegni territoriali e favorire il progressivo superamento delle strutture segreganti ancora presenti nel nostro Paese. Nonostante un quadro normativo ormai orientato alla tutela dei diritti, il processo continua infatti a scontrarsi con finanziamenti discontinui, modelli culturali ormai superati e una cronica carenza di politiche efficaci per l’inclusione abitativa e sociale».

Si è quindi parlato anche di scuola e di lavoro. Riguardo alla prima, la Federazione ha denunciato ancora una volta «la mancata piena attuazione dei Decreti Applicativi del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione», «una situazione – si è detto – che continua a compromettere la qualità dell’inclusione e il diritto allo studio». È stata inoltre richiamata con forza l’attenzione «sul rischio di un grave arretramento culturale alimentato dal riemergere di proposte che ipotizzano un ritorno a classi o percorsi separati per gli alunni con disabilità. Si tratterebbe di una scelta che cancellerebbe decenni di conquiste civili e metterebbe in discussione il modello italiano di inclusione scolastica, riconosciuto a livello internazionale. La nostra Federazione è pronta a opporsi con determinazione, contro qualsiasi tentativo di riportare indietro le lancette della storia».Sul versante occupazionale, invece, «il diritto al lavoro – viene sottolineato nella nota della FISH – resta ancora oggi un obiettivo non raggiunto per troppe persone con disabilità, nonostante gli strumenti normativi già disponibili».

La Federazione ha ribadito quindi la necessità di dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, «proseguendo con decisione il percorso di superamento degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione e rafforzando gli strumenti di sostegno alle decisioni, nel pieno rispetto della volontà, della dignità e dell’autodeterminazione della persona, a partire dall’amministrazione di sostegno».
E un appello altrettanto deciso è stato rivolto al Parlamento «affinché concluda rapidamente l’iter del Disegno di Legge sul caregiver familiare. Le famiglie, infatti, non possono continuare ad attendere: è necessario riconoscere finalmente il valore sociale di chi ogni giorno garantisce assistenza e cura ai propri cari, assicurando tutele, diritti e sostegni adeguati».
A rendere infine ancora più urgente il passaggio dalle parole ai fatti c’è anche il terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, che individua con chiarezza obiettivi, priorità e linee di intervento per rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità.

Dalla Giunta Nazionale della FISH è arrivato pertanto un messaggio politico chiaro: «le riforme approvate negli ultimi anni non possono restare sulla carta. E spetta a Governo, Regioni, Comuni e a tutte le Amministrazioni coinvolte assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e dare immediata attuazione alle misure previste, senza ulteriori rinvii, ritardi o scarichi di competenze. Ogni giorno di attesa significa infatti continuare a non garantire i diritti che appartengono alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Perché la domanda, oggi, è una sola: se non ora, quando?».

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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decreto prot. n. AOODRCAL18751 dell’11/06/2026 di conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello non generale di dirigente con funzioni tecnico ispettive, con media specializzazione, per l’espletamento di funzioni tecnico ispettive di cui...

Ultime da USR Calabria - 13 Luglio 2026 - 11:54am

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Immissioni in ruolo a.s. 2026/2027 – Decreto riparto GM e GAE con riserve L.68.99

Ultime da A. T. P. Cosenza - 10 Luglio 2026 - 5:20pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Immissioni in ruolo a.s. 2026/2027 – Avviso D.M. n. 136/2026 Operazioni assunzionali informatizzate a.s. 2026/2027 personale docente

Ultime da A. T. P. Cosenza - 10 Luglio 2026 - 5:08pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Avviato il percorso sui territori del Piano di Azione triennale per i diritti delle persone con disabilità

Superando - 10 Luglio 2026 - 5:08pm

Ha preso il via da Genova ed è proseguito a Milano, il percorso nazionale di informazione e diffusione del “terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità”, elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, un percorso fatto di dieci incontri territoriali, voluto per favorire la conoscenza del Piano stesso e accompagnarne l’attuazione attraverso il coinvolgimento di istituzioni, amministrazioni e organizzazioni rappresentative Un’immagine dell’incontro di Genova

Ha preso il via da Genova ed è proseguito subito dopo a Milano, come avevamo riferito anche sulle nostre pagine (a questo e a questo link) il percorso nazionale di informazione e diffusione del terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, un percorso fatto di dieci incontri territoriali (i prossimi saranno in Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Sardegna, Campania, Puglia e Sicilia), e voluto dallo stesso Osservatorio Nazionale, con la partecipazione di FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), per favorire la conoscenza del Piano nei territori e accompagnarne l’attuazione attraverso il coinvolgimento di istituzioni, amministrazioni e organizzazioni rappresentative, e in particolare di quelle appartenenti ai territori coinvolti. Nello specifico dell’appuntamento genovese, esso è stato organizzato dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), con il patrocinio e l’ospitalità della Regione Liguria nella Sala di Rappresentanza “Liguri nel Mondo”.

«Articolato in 7 linee di intervento e 66 linee di azione, il terzo Piano di Azione – ricordano dall’AISM – definisce obiettivi, responsabilità, strumenti di monitoraggio e indicatori utili a verificarne nel tempo l’attuazione e i risultati. Il documento affronta in maniera integrata temi quali accessibilità universale, salute e benessere, inclusione lavorativa, istruzione e formazione, progetto di vita, sicurezza inclusiva e sistemi di monitoraggio, secondo una logica che supera la frammentazione degli interventi e promuove una visione coordinata delle politiche per la disabilità. A vent’anni dall’entrata in vigore della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il Piano costituisce uno degli strumenti attraverso cui l’Italia intende rafforzare l’attuazione dei principi di inclusione, partecipazione e pari opportunità, in continuità con il percorso avviato dalla riforma della disabilità e con gli impegni assunti a livello nazionale e internazionale».

«Il Piano di Azione Triennale – ha dichiarato Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità –è il risultato di un grande lavoro condiviso che ha coinvolto istituzioni, amministrazioni, associazioni e organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità. Oggi si apre la fase più importante: quella della sua diffusione e attuazione. Abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per trasformare le azioni previste in cambiamenti concreti nella vita delle persone. Dobbiamo continuare a lavorare insieme per affermare una visione della disabilità fondata sulla valorizzazione delle capacità, dei talenti e del contributo che ogni persona può offrire alla comunità».
«Questo – ha affermato dal canto suo Massimo Nicolò, assessore alla Sanità, alle Politiche sociosanitarie e al Terzo Settore della Regione Liguria – non è un documento destinato a restare sulla carta, ma uno strumento operativo per costruire una nuova visione della disabilità, non come un’emergenza da gestire, ma come una parte integrante delle nostre comunità. La sfida è superare una concezione limitata alla sola cura sanitaria, puntando su una presa in carico globale della persona sul territorio. Accessibilità, inclusione lavorativa, autonomia abitativa e lavorativa sono diritti fondamentali che definiscono la dignità dei cittadini. Il cuore del Piano è il Progetto di Vita individuale, un approccio innovativo che integra sanità, sociale e territorio in un percorso personalizzato, cucito addosso alle aspirazioni e alle necessità della singola persona».
A margine dell’incontro, Cristina Lodi, assessora al Welfare, ai Servizi Sociali, alle Famiglie, alla Terza Età e alla Disabilità del Comune di Genova, ha sottolineato il valore del Progetto di Vita come diritto da garantire con strumenti e risorse adeguate: «Sostenere un Progetto di Vita – ha dichiarato – significa riconoscere che esso deve diventare un livello essenziale delle prestazioni, garantito con risorse stabili, affinché possa accompagnare la persona per tutta la vita. Genova, insieme alla Regione Liguria, è stata scelta come area sperimentale e siamo molto soddisfatti del lavoro svolto fino a oggi. Avevamo già uno strumento consolidato grazie al lavoro delle équipe multidisciplinari e all’integrazione tra sociale, socio-sanitario e sanitario. Ora sarà necessario mettere in campo anche nuove risorse affinché questi progetti possano trovare piena attuazione».
Lodi ha evidenziato anche il valore della collaborazione con la Consulta Comunale Permanente delle Persone con Disabilità e con il mondo associativo, evidenziando «la necessità di rafforzare le reti già esistenti tra Comune, Regione e servizi territoriali».

La parola è passata quindi a Serafino Corti, coordinatore Osservatorio dell’Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e direttore del Dipartimento delle Disabilità nella Fondazione Sospiro. «La sfida più importante che il Piano pone – ha affermato – non riguarda la singola azione o il singolo intervento, ma la capacità di leggere la disabilità come una responsabilità condivisa tra politiche e istituzioni diverse. Per questo il Piano è stato costruito come un sistema integrato, nel quale temi come il progetto di vita, l’istruzione, il lavoro, la salute e la partecipazione dialogano tra loro e si rafforzano reciprocamente. La fase che si apre oggi con questa serie di incontri è quella della concreta attuazione di tale approccio nei territori».
«Dopo due anni di intenso lavoro all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità – ha dichiarato poi Vincenzo Falabella, presidente della FISH – e il superamento dell’intero iter istituzionale, il Piano di Azione Triennale si prepara a diventare realtà su tutto il territorio nazionale. Non si tratta semplicemente di far conoscere un documento, ma di esigerne e guidarne l’attuazione concreta sui territori, lì dove le persone vivono, studiano e lavorano. Il ciclo di dieci incontri che inauguriamo a Genova, grazie all’impegno organizzativo dell’AISM, nasce esattamente con questo scopo: tessere una rete solida e operativa tra istituzioni, amministrazioni locali e mondo associativo».
«L’AISM ha contribuito alla costruzione di questo Piano – ha concluso Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione FISM che opera a fianco dell’AISM, direttore generale dell’AISM stessa e vicepresidente della FISH – come uno degli undici membri di diritto dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e oggi si assume la responsabilità di accompagnarne la diffusione e l’attuazione nei territori. Nella nostra Agenda della SM e patologie correlate 2030, il Piano di Azione Triennale rappresenta una delle leve fondamentali per promuovere diritti, inclusione e partecipazione. Continueremo a mettere a disposizione di istituzioni, federazioni e territori competenze, esperienze e capacità progettuali, per accompagnare percorsi di cambiamento capaci di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Immissioni in ruolo a.s. 2026/2027 – Avviso pubblicazione consistenze GAE contingente riservisti

Ultime da A. T. P. Cosenza - 10 Luglio 2026 - 5:03pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Immissioni in ruolo a.s. 2026/2027 – Decreto USR riparto posti GM e GAE a.s. 2026/2027

Ultime da A. T. P. Cosenza - 10 Luglio 2026 - 5:00pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Un aperitivo con il gin tonic

Superando - 10 Luglio 2026 - 4:16pm

«Dove c’è lei – racconta Elena Malagoli -, c’è sempre anche lui. Le cammina dietro con un po’ di difficoltà e si guarda intorno da dietro gli occhiali spessi, con quell’espressione stupita e curiosa da perenne ragazzino. Invece è un uomo di 32 anni che una malattia genetica ha reso fragile, sia fisicamente che mentalmente e che la madre ha cresciuto da sola. “Facciamo l’aperitivo?”, chiede emozionato e questa sua emozione è per il fatto di essere anche lui in mezzo alla gente a fare l’aperitivo, non gli succede spesso…» (Immagine tratta da “Pixabey”)

Sono al tavolino di un bar all’aperto e arriva lei, la riconosco da lontano per i vestiti colorati che indossa abitualmente, tipo “figlia dei fiori” Anni ’70. E dove c’è lei, c’è sempre anche lui. E infatti eccolo, le cammina dietro con un po’ di difficoltà, cercando di starle al passo. E nel mentre si guarda intorno da dietro gli occhiali spessi, con quell’espressione stupita e curiosa da perenne ragazzino.
Invece è un uomo di trentadue anni, e lei – sua madre – è una donna ancora bellissima, ma visibilmente provata dalla fatica e da una vita dura. È rimasta sola trent’anni fa a crescere questo figlio “diverso”, che una malattia genetica ha reso fragile, sia fisicamente che mentalmente.
Si siedono al tavolo, è tanto che non ci vediamo. «Come stai?», le chiedo. «Abbiamo passato un periodo difficile, per vari problemi di salute, sia io che lui, ma adesso cominciamo a stare un po’ meglio». Li guardo e in effetti noto che hanno entrambi il volto provato.
Il ragazzo continua a sorridere, è visibilmente emozionato di trovarsi al bar tra la gente, e il suo volto mi sembra troppo stanco e troppo adulto per sorrisi così puri. «E come vanno le cose?», chiedo. «Al solito», mi dice lei, tentando di addolcire la risposta con un bel sorriso, che però risulta triste. È una risposta che racconta più di trent’anni in solo due parole.
Lui mi guarda da dietro gli occhialoni strizzando gli occhi: «Facciamo l’aperitivo?», chiede emozionato. So che questa sua emozione è per il fatto di essere uscito, di essere anche lui in mezzo alla gente a fare l’aperitivo, non gli succede spesso.
«Io prendo il gin tonic», dice. E io guardo sua madre un po’ incredula: «Un gin tonic, ma davvero?!?». «Sì – mi dice lei sottovoce – quello analcolico, quello finto, ma che ha lo stesso sapore di quello vero». «Ah, ma allora lo prendo anch’io che sono astemia!». «Io lo prendo vero invece, che ne ho bisogno», dice lei ridendo.
Arrivano i grandi bicchieri, pieni di ghiaccio, con le cannucce. Li facciamo tintinnare in un brindisi. «Sto bevendo il gin tonic anche io», dice il ragazzo al colmo della gioia. «Sì, stai bevendo il gin tonic anche tu», gli dice tenera sua madre, e gli fa una carezza.
Mi si riempie il cuore di commozione, perciò distolgo lo sguardo, lo faccio vagare intorno, e nel mentre lo sento succhiare vigorosamente e allegramente dalla cannuccia.
E poi rialziamo i bicchieri, e brindiamo ancora, “cin” diciamo in coro, “cin” ripete lui ridendo. Ed è un momento così dolce e così struggente che quasi mi ubriaca.

*Caregiver familiare, madre di una ragazza con pluridisabilità complesse, autrice, insieme a Filippo Visentin, del libro “Una cieca bellezza. Sguardi, cecità e meraviglie”.

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Personale Docente – Decreto pubblicazione GAE Definitive a.s. 2026/28

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 10 Luglio 2026 - 3:43pm

Personale Docente – Immissioni in ruolo a.s. 2026/2027 – Ripartizione contingente e riserve L. 12 marzo 1999, n. 68

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 10 Luglio 2026 - 3:31pm

Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie personale docente, educativo ed A.T.A. – a.s. 2026/27

Ultime da USR Calabria - 10 Luglio 2026 - 3:22pm

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Nota 18007 del 10 luglio 2026 - Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie as 2026/2027

Ultime dal MIUR - 10 Luglio 2026 - 3:18pm

Nota 18007 del 10 luglio 2026 - Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie as 2026/2027

Categorie - News Normativa

AVVISO D.M. n. 136/2026 Operazioni assunzionali informatizzate a.s. 2026/2027 personale docente

Ultime da USR Calabria - 10 Luglio 2026 - 3:13pm

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Personale docente: rettifiche disponibilità dopo i movimenti scuola dell’infanzia e primaria, a.s. 2026/27

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 10 Luglio 2026 - 2:52pm

Ministero dell’Istruzione e del Merito Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria  Ufficio II – Ambito Territoriale di Catanzaro Via Cosenza, 31 – 88100 Catanzaro e-mail: usp.cz@istruzione.it – ...

Personale ATA – Profilo Collaboratore Scolastico – Mobilità a.s. 2026/27 – Decreto di rettifica movimenti

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 10 Luglio 2026 - 2:11pm

Non solo diplomi di maturità, ma anche il segno che si può continuare a guardare al futuro

Superando - 10 Luglio 2026 - 2:02pm

Luca lo ha fatto in videoconferenza, altri cinque lo hanno fatto neelle rispettive sedi scolastiche: sono stati sei gli studenti che hanno frequentato la Scuola in Ospedale dell’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna) e tutti hanno superato l’esame di maturità. I loro diplomi assumono un significato che va oltre il risultato scolastico: confermano infatti come il percorso di cura possa accompagnarsi, giorno dopo giorno, alla crescita personale e alla costruzione di nuove prospettive Luca durante l’esame di maturità svolto in videoconferenza dall’Istituto Riabilitativo Montecatone

Luca ha sostenuto l’esame di maturità da una delle aule dell’Istituto Riabilitativo Montecatone – la nota struttura di Imola (Bologna) impegnata nella riabilitazione di persone mielolese o con grave cerebrolesione acquisita -, collegato in videoconferenza con la commissione dell’IIS Borsellino e Falcone di Zagarolo (Roma), la sua scuola. Ha superato l’esame con la votazione di 93/100, raggiungendo un traguardo scolastico che si intreccia con un percorso di riabilitazione ancora in corso. Ricoverato infatti a Montecatone dal novembre dello scorso anno, in seguito a un grave incidente sul lavoro, il diciannovenne aveva interrotto gli studi alcuni mesi prima per iniziare a lavorare; durante il colloquio d’esame ha raccontato quindi come la possibilità di riprendere la scuola in ospedale abbia rappresentato una seconda opportunità, un tassello importante nel percorso per riprendersi la propria vita.
Al termine della prova la commissione lo ha salutato con un lungo applauso e uno dei docenti gli ha detto: «Oggi ho ricevuto una lezione di vita importante».

La storia di Luca racconta un risultato più ampio: quest’anno, infatti, sono stati sei gli studenti che hanno frequentato la Scuola in Ospedale di Montecatone e tutti hanno superato l’esame di maturità. Cinque l’hanno sostenuto nelle rispettive sedi scolastiche, uno – Luca, appunto – direttamente dall’Istituto. «È il segno concreto – commentano da Montecatone – di un servizio che consente agli studenti ricoverati di non interrompere il proprio percorso di studi».

La Scuola in Ospedale è un progetto nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione e coordinato dagli Uffici Scolastici Regionali, con l’obiettivo di garantire la continuità didattica agli alunni che, a causa della degenza, non possano frequentare temporaneamente la scuola di appartenenza.
A Montecatone tale servizio è attivo dal 2004, grazie alla collaborazione con l’Istituto Alberghiero Bartolomeo Scappi di Castel San Pietro Terme le cui docenti progettano percorsi educativi personalizzati in costante raccordo con gli istituti di provenienza degli studenti. «Si tratta di un lavoro – sottolineano dalla struttura imolese – che permette di mantenere continuità negli apprendimenti e, insieme, di preservare una dimensione fondamentale della quotidianità. Per chi affronta un lungo ricovero, infatti, la scuola non rappresenta soltanto un luogo di studio, ma è uno spazio nel quale continuare a immaginare il futuro, mantenere relazioni, fissare obiettivi e ritrovare normalità. Anche per questo i sei diplomi conseguiti quest’anno assumono un significato che va oltre il risultato scolastico: confermano come il percorso di cura possa accompagnarsi, giorno dopo giorno, alla crescita personale e alla costruzione di nuove prospettive». (S.B.)

A questo link è disponibile il sito dell’Istituto Riabilitativo Montecatone, recentemente oggetto di una profonda ristrutturazione (se ne legga a quest’altro link), dopo anche l’introduzione di un nuovo logo. Per altre informazioni: Comunicazione e Ufficio Stampa dell’Istituto Riabilitativo Montecatone (Massimo Boni), massimo.boni@montecatone.com.

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Il “Durante Noi”, il tempo della responsabilità e il passaggio decisivo dall’ideale all’azione

Superando - 10 Luglio 2026 - 1:31pm

«Non abbiamo bisogno soltanto di più servizi per la disabilità – scrive Tonino Urgesi -, abbiamo bisogno di una società più capace di riconoscere l’umano nelle sue diverse forme. E la sfida del futuro non è costruire luoghi dove “collocare le persone fragili”, ma è costruire comunità dove nessuno venga percepito come fuori posto. Il cosiddetto “Durante Noi”, quindi  dovrebbe diventare il tempo della responsabilità condivisa in cui si prepara una società capace di accogliere il “Dopo di Noi”»

La domanda «Dopo di noi, dove vivrà nostro figlio?» attraversa da anni il cuore di molte famiglie che vivono l’esperienza della disabilità. È una domanda profondamente umana, nata dalla paura della solitudine, dell’abbandono, dell’incertezza. È la domanda di chi ama e vuole proteggere. Ma forse oggi siamo chiamati a porci una domanda ancora più profonda, più vera: che idea di persona e di comunità abbiamo costruito, se il futuro di una persona con deficit continua a essere pensato soprattutto come un problema da risolvere quando i genitori non ci saranno più?
Il punto centrale non è soltanto il “dopo”. Il punto centrale è il “durante”. Perché il futuro di una persona non si prepara nell’ultimo tratto della vita dei genitori. Si costruisce giorno dopo giorno, attraverso relazioni, esperienze, possibilità, appartenenze. Il “Durante Noi” è il tempo educativo e sociale nel quale una persona con deficit viene riconosciuta, accompagnata e messa nelle condizioni di diventare protagonista della propria esistenza. Il “Dopo di Noi”, infatti, rischia di arrivare troppo tardi se prima non abbiamo costruito un “Durante Noi” autentico.

Per troppo tempo la disabilità è stata letta attraverso il paradigma della mancanza. La persona con deficit è stata definita da ciò che non può fare, dalle sue difficoltà, dai suoi limiti. Anche se animata dalle migliori intenzioni, la cultura dell’assistenza ha spesso prodotto uno sguardo riduttivo: prima il bisogno, poi la persona. Ma una persona non coincide mai con il proprio deficit. La domanda pedagogica fondamentale non è: «Di cosa ha bisogno questa persona?», ma: «Chi è questa persona? Quale desiderio porta con sé? Quale possibilità di vita possiamo costruire insieme?».
Una “nuova pedagogia della persona con deficit” deve compiere un passaggio culturale decisivo: dalla logica della compensazione alla logica della generatività. Non si tratta soltanto di colmare una mancanza, ma di creare condizioni affinché ogni persona possa esprimere la propria unicità.
La persona con deficit non è un oggetto di cura, ma un soggetto di relazione. Non è soltanto destinataria di interventi, ma parte della costruzione della comunità.
Abbiamo dunque bisogno di una nuova pedagogia della persona con deficit: un pensiero capace di superare la separazione tra “normale” e “diverso”, perché la disabilità non è una condizione che riguarda soltanto alcune persone, ma è una dimensione dell’umano che interroga tutti noi. E ogni società si misura dal modo in cui accoglie la fragilità, perché la fragilità non è un’eccezione, ma appartiene alla vita.

Una comunità realmente educativa non chiede alla persona fragile di adattarsi a un mondo già costruito. È il mondo che deve imparare a trasformarsi, per permettere a ciascuno di partecipare. La vera interazione non è mettere una persona dentro uno spazio predisposto per lei. È costruire spazi nei quali la sua presenza sia considerata naturale.
Ma vi è un aspetto che considero essenziale. La sensibilizzazione non può esaurirsi nella riflessione, per quanto profonda essa sia. Se il pensiero non si traduce in una trasformazione dello sguardo e, successivamente, in un cambiamento delle pratiche quotidiane, rischia di rimanere confinato nell’ambito delle opinioni. Il senso di queste riflessioni è proprio quello di contribuire a generare una diversa cultura della relazione. Ogni autentico cambiamento educativo nasce, prima di tutto, da una conversione dello sguardo: è nel modo in cui riconosciamo l’altro che prendono forma le nostre scelte, i nostri gesti e le nostre responsabilità.
Esiste un’affermazione che sintetizza efficacemente questa prospettiva: «Tutto è utopico, fino a quando non arriva qualcuno e lo mette in pratica». È una frase che richiama il passaggio decisivo dall’ideale all’azione. Una nuova pedagogia della persona con deficit può nascere proprio da questa convinzione: un’idea acquista valore soltanto quando diventa prassi educativa, relazione autentica e riconoscimento concreto della dignità dell’altro.
Se quindi anche una sola persona, dopo avere letto queste riflessioni, iniziasse a vedere prima la persona e solo successivamente il suo deficit, quell’utopia avrebbe già iniziato a trasformarsi in realtà. Ed è proprio in questi piccoli cambiamenti, spesso silenziosi ma profondi, che prendono avvio le autentiche rivoluzioni educative.

La Legge sul “Dopo di Noi” [Legge 112/16, N.d.R.] ha rappresentato un passaggio importante nella storia dei diritti delle persone con deficit. Ha riconosciuto il bisogno di progettare il futuro e di superare l’idea dell’istituzionalizzazione come unica risposta. Tuttavia, dobbiamo avere il coraggio di interrogarci sui limiti di quella norma. Se gli strumenti previsti funzionano soprattutto per chi possiede patrimoni, proprietà, conoscenze giuridiche e reti familiari capaci di orientarsi tra fondazioni, vincoli e procedure amministrative, rischiamo di creare una nuova forma di disuguaglianza. Che cosa accade, infatti, alla persona con deficit che non erediterà nulla? Che cosa accade alle famiglie prive di risorse economiche o culturali?
La dignità non può dipendere da un’eredità ricevuta. Un diritto universale non può essere costruito sulla capacità privata delle famiglie di organizzare una soluzione individuale. La vita di una persona non può essere garantita dalla ricchezza dei genitori, ma dalla responsabilità della comunità.
Invece, il “Durante Noi” ci obbliga a cambiare prospettiva. Non dobbiamo aspettare che venga meno la famiglia per chiederci quale sarà il futuro di una persona. Dobbiamo costruire quel futuro mentre la famiglia è ancora presente. Questo significa educare all’autonomia possibile, creare reti sociali, favorire amicizie, esperienze lavorative, partecipazione culturale, appartenenza ai luoghi. Significa permettere alla persona con disabilità di esercitare il diritto alla scelta, anche quando la scelta è accompagnata e sostenuta.
L’autonomia non significa fare tutto da soli. Nessun essere umano è completamente autonomo: tutti viviamo grazie a relazioni e interdipendenze. La vera autonomia è poter partecipare alla propria vita con gli strumenti necessari per esprimere se stessi.

Il volontariato ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale. Ha saputo trasformare il dolore delle famiglie in solidarietà, costruendo risposte dove spesso mancavano. Ma la disabilità non può essere affidata soltanto alla generosità dei volontari. La questione riguarda il modello culturale di una società intera. Riguarda la scuola, il lavoro, la politica, l’urbanistica, i servizi, i luoghi della cultura, le relazioni quotidiane. Non abbiamo bisogno soltanto di più servizi per la disabilità. Abbiamo bisogno di una società più capace di riconoscere l’umano nelle sue diverse forme. E la sfida del futuro non è costruire luoghi dove “collocare le persone fragili”, ma è costruire comunità dove nessuno venga percepito come fuori posto.
Il “Durante Noi” dovrebbe quindi diventare il tempo della responsabilità condivisa: il tempo in cui si prepara una società capace di accogliere il “Dopo di Noi”, non perché ha trovato un luogo dove collocare qualcuno, ma perché ha costruito legami nei quali nessuno è lasciato solo.
La domanda finale non dovrebbe essere soltanto: «Dove vivrà mio figlio quando io non ci sarò?». La domanda più grande è, e rimane: «Che tipo di comunità stiamo costruendo oggi, affinché mio figlio possa vivere pienamente quando io ci sono ancora e quando io non ci sarò più?». Perché il futuro non si eredita. Il futuro si educa, si costruisce e si condivide.

*Esperto di affettività e sessualità nelle persone che vivono in un contesto disabilizzante.

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