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“Contenzioso strategico” per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità

Superando - 27 Giugno 2025 - 6:06pm

Qualche settimana fa vi era stato l’incontro online, ora, il 30 giugno e il 1° luglio, vi sarà quello in presenza a Roma, intitolato “La Strategic Litigation (‘contenzioso strategico’) per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità” e sui medesimi temi, sempre nell’àmbito del progetto transnazionale “LITIS”, che vede quale partner italiano la CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili)

Qualche settimana fa vi era stato l’incontro online, come avevamo riferito anche sulle nostre pagine, ora, il 30 giugno e il 1° luglio, vi sarà quello in presenza a Roma (presso Forma Spazi, Via Cavour, 181), intitolato La Strategic Litigation (“contenzioso strategico”) per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità e sui medesimi temi (Come e quando avviare un contenzioso strategico: fasi chiave, raccolta prove, strumenti legali; Quadro giuridico internazionale ed europeo, con focus sul diritto dell’Unione Europea e sui meccanismi dell’ONU; Strategie di advocacy e comunicazione; Analisi di casi attuali e simulazioni giurisprudenziali; Collaborazioni tra avvocati, organizzazioni della società civile e altri difensori dei diritti umani).
Il tutto sempre nel quadro del progetto transnazionale LITIS (Enhance the knowledge and skills of legal professionals and other stakeholders in using strategic litigation to enforce the rights of persons with disabilities, ossia letteralmente “Migliorare le conoscenze e le competenze dei professionisti legali e di altri soggetti interessati all’uso del contenzioso strategico per far rispettare i diritti delle persone con disabilità”), iniziativa realizzata dall’Associazione Pro Refugiu (Romania), dall’Università di Bucarest (Romania), dall’Università di Salamanca (Spagna) e, per il nostro Paese, dalla CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili). (S.B.)

Per ogni informazione e approfondimento: Elisa Leoni (elisa@cild.eu).

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A Padova è nato “L’Albero del Tesoro”, parco comunale inclusivo

Superando - 27 Giugno 2025 - 5:26pm

La città di Padova ha finalmente aperto le porte a un sogno divenuto realtà: il parco comunale inclusivo “L’Albero del Tesoro”, nato da un’idea della Fondazione Robert Hollman e cresciuto grazie alla coprogettazione di 18 Enti del Terzo Settore e al coinvolgimento di una trentina di scuole primarie e dell’infanzia. Un luogo che non è solo un parco, ma un invito concreto a ripensare gli spazi pubblici come luoghi capaci di includere, accogliere e valorizzare ogni singola persona L’ingresso dell'”Albero del Tesoro”

Dopo nove lunghi anni di attese, ostacoli e lavori rallentati da pandemia, crisi di forniture e cambi di amministrazione, la città di Padova apre finalmente le porte a un sogno divenuto realtà: il parco comunale inclusivo L’Albero del Tesoro. Alle 9 di mercoledì 11 giugno, infatti, i cancelli di questa nuova area verde in Via Siena, zona Basso Isonzo, sono stati spalancati alla cittadinanza.
Con i suoi circa 9.000 metri quadrati, il parco rappresenta non solo un’importante estensione del patrimonio urbano, ma un vero manifesto dell’inclusione, della coesione sociale e del diritto alla bellezza per tutti e tutte, senza distinzione. Nato da un’idea della Fondazione Robert Hollman nel 2016 e cresciuto grazie alla coprogettazione di 18 Enti del Terzo Settore e al coinvolgimento di una trentina di scuole primarie e dell’infanzia padovane, il parco è il frutto maturo di una partecipazione ampia e consapevole. Più di 100 insegnanti e oltre 1.300 bambini hanno contribuito alla riflessione su come rendere questo luogo accessibile e accogliente per ogni persona, al di là delle proprie abilità.
«Si tratta – dichiara l’assessore al Verde Pubblico del Comune di Padova Antonio Bressa – di un impegno mantenuto e di un traguardo raggiunto». Fin da subito, la struttura sarà messa a disposizione della cittadinanza grazie a un accordo con la stessa Fondazione Hollman, che garantirà cura e sicurezza all’intera area.
Per questo primo anno di apertura, sarà attivata una vera e propria fase di “start-up” per far conoscere il parco ai cittadini e valorizzarne le molteplici potenzialità. L’inaugurazione ufficiale poi, pensata come una grande festa collettiva, si terrà il 20 settembre, permettendo anche la partecipazione delle scuole.

Uno scorcio del nuoo parco comunale inclusivo

Il parco si presenta come uno spazio attrezzato e attento alle diverse esigenze: dodici aree gioco inclusive e accessibili, cinque postazioni per l’attività fisica adatte a tutti, vialetti dai colori contrastanti e un frutteto appena piantato. Panchine colorate e percorsi ben visibili completano un ambiente studiato per stimolare relazioni tra generazioni, benessere e condivisione.
Alla base del progetto vi è una sinergia importante, con il Comune di Padova e la Fondazione Robert Hollman affiancati da realtà quali ANFFAS Padova (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), Associazione Fiori Blu, Associazione Pulcino, Associazione Uniti per crescere, Centro Medico Foniatria, Cooperativa Sociale Coislha, Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi di Padova, Fondazione IRPEA (Istituti Riuniti Padovani di Educazione e Assistenza), Fondazione OIC (Opera Immacolata concezione), Gruppo Polis, IRIFOR Padova (Istituto di Formazione, Ricerca e Riabilitazione dell’UICI), Istituto Configliachi, Lega del Filo d’Oro Padova, La Nostra Famiglia, UILDM Padova (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), UICI Padova (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e Università di Padova: tutti hanno lavorato fianco a fianco per superare barriere fisiche, sensoriali e culturali.
A sostenere economicamente la realizzazione delle aree gioco, dell’area ristoro e della sala polivalente sono intervenute con generosità numerose aziende, fondazioni e associazioni, rendendo possibile la realizzazione delle aree gioco e dotando l’area ristoro anche di una cucina professionale.
Tra i soggetti donatori ricordiamo: Fondazione Cariparo, Crédit Agricole, Despar, Tigotà, Rotary Club, Legambiente, per menzionarne alcune, nonché numerosi cittadini e cittadine.

Il parco resterà aperto da mercoledì a domenica (ore 9-19 da aprile a ottobre e 9-16 nei mesi invernali). Ma L’Albero del Tesoro, è bene ricordarlo, non è solo un parco, ma un invito concreto a ripensare gli spazi pubblici come luoghi capaci di includere, accogliere e valorizzare ogni singola persona. Un progetto che fa bene a tutta la comunità, e che merita di essere conosciuto, vissuto e custodito.

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Tempo di rinnovi: nuovi Presidenti per il CESVI e per la CPD di Torino

Superando - 27 Giugno 2025 - 5:06pm

Sono numerose, in queste settimane, le organizzazioni che hanno provveduto a rinnovare i propri organismi direttivi e tra esse vi sono anche la Fondazione CESVI di Bergamo, organizzazione umanitaria attiva in 28 Paesi nel mondo, della quale Ilaria Dallatana è diventata la nuova Presidente, e la CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), impegnata dal 1988 sui temi della disabilità e dell’inclusione sociale, il cui nuovo Presidente sarà Maurizio Montagnese Ilaria Dallatana, nuova Presidente del CESVI

Sono numerose, in queste settimane, le organizzazioni che hanno provveduto a rinnovare i propri organismi direttivi e tra esse vi è anche la Fondazione CESVI di Bergamo, organizzazione umanitaria attiva in 28 Paesi nel mondo, che ha visto Ilaria Dallatana subentrare alla Presidenza a Gloria Zavatta, che ha ricoperto la massima carica dal 2018 a quest’anno.
Manager televisiva e imprenditrice di spicco nel settore dei media e della comunicazione, Dallatana porterà in CESVI un bagaglio trentennale di esperienza manageriale, capacità strategiche e una personale vocazione alle tematiche sociali ed umanitarie. «Mi impegno a guidare CESVI con passione e responsabilità – ha dichiarato dopo la nomina -, valorizzandone la storia e la capacità di innovare per rispondere ai bisogni delle persone più vulnerabili. Credo nella forza della solidarietà e nella capacità del Terzo Settore di contribuire in modo concreto a costruire un futuro più giusto e sostenibile per tutti».

Maurizio Montagnese, nuovo Presidente della CPD di Torino

Cambio al vertice anche per la CPD di Torino (Consulta per le Persone in Diofficoltà), che avrà in Maurizio Montagnese il proprio nuovo presidente, succedendo a Francesca Bisacco.
Già vicepresidente della CPD, Montagnese, figura di alto profilo manageriale, è risultato all’unanimità tra le più prestigiose e idonee a continuare a traghettare la CPD verso il futuro e verso una maggiore prospettiva di crescita e sviluppo. Questo Ente del Terzo Settore, impegnato dal 1988 sui temi della disabilità e dell’inclusione sociale, ha eletto infatti un nuovo Consiglio Direttivo (Giuseppe Antonucci, Francesca Bisacco, Daniela Broglio, Laura Giulianati, Luca Marchisio, Luca Nicolino), che avrà l’incarico di «potenziare ulteriormente la nostra organizzazione – come si legge in una nota – e affrontare con un impegno ancora maggiore le sfide poste in maniera sempre più urgente dai repentini cambiamenti in campo politico e sociale, nonché dall’emergere di nuovi bisogni da parte del mondo associativo, istituzionale, imprenditoriale e, in special modo, da parte dei propri beneficiari e del resto della cittadinanza». (S.B.)

A questo e a questo link sono disponibili due approfondimenti sulle nuove Presidenze di CESVI e CPD. Per altre informazioni: CESVI (Simona Cappuccio), simona.cappuccio@ext.atlantiscompany.it; CPD (Fabrizio Vespa), fabrizio.vespa@cpdconsulta.it.

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Somministrazione di farmaci in orario scolastico, epilessia e disabilità: ci sono già le norme!

Superando - 27 Giugno 2025 - 4:35pm

Mentre il presidente dell’AICE Pesce è giunto al 18° giorno di sciopero della fame, davanti al Ministero della Salute, per far sì che venga sbloccato l’iter del Disegno di Legge 898 (“Disposizioni per la tutela delle persone affette da epilessia”), la stessa AICE si rivolge anche al Ministro dell’Istruzione e del Merito, per fare chiarezza sulla somministrazione di farmaci in orario scolastico a studenti con epilessia e altre disabilità, raccogliendo anche la piena solidarietà della Federazione FAND

«Esprimiamo forte preoccupazione a fronte della superficialità con cui alcuni ambienti del mondo farmaceutico si approcciano al tema della somministrazione dei farmaci in orario scolastico, che non richiedono competenza e/o discrezionalità sanitaria, sostenendo un improbabile deficit normativo al riguardo o arrivando a sostenere, alcuni anche in Parlamento, che l’epilessia non sia, di per sé, una condizione di disabilità. La FAND si unisce dunque all’AICE nel richiedere, al Ministro Valditara, di intervenire al fine di rammentare, ai sopra detti, quanto conseguito da AICE nei decenni per tutti gli studenti e che oggi compone la vigente normativa»: è questo il contenuto di una nota inviata da Nazaro Pagano, presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) all’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), a proposito di una delle battaglie in corso da parte di quest’ultima Associazione, l’altra delle quali, come abbiamo già ampiamente riferito sulle nostre pagine, vede il presidente della stessa, Giovanni Battista Pesce, al 18° giorno di sciopero della fame, davanti al Ministero della Salute, per far sì che venga sbloccato l’iter del Disegno di Legge 898 (“Disposizioni per la tutela delle persone affette da epilessia”).

Per quanto riguarda dunque la somministrazione dei farmaci in orario scolastico, che non richiedono competenza e/o discrezionalità sanitaria, è stato lo stesso Presidente dell’AICE a scrivere nei giorni scorsi al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (a questo link è disponibile il testo integrale del messaggio), ricordando che tale procedura «fu conseguito dall’AICE, per tutte le condizioni patologiche che lo necessitassero, nel 2005, con le Raccomandazioni Ministeriali sottoscritte dagli allora ministri Letizia Moratti e Francesco Storace. Tali Raccomandazioni sono la base della conferma della suddetta somministrazione di farmaci, grazie al Decreto Ministeriale n. 153 del 1° agosto 2023 e le relative Linee Guida, previsione recepita su proposta della nostra Associazione, sostenuta dalla FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e fatta propria dallo stesso Osservatorio Ministeriale Permanente per l’Inclusione Scolastica che, oltre a risolvere quanto per i farmaci che non richiedono competenza e/o discrezionalità sanitaria, prevede l’inserimento nel PEI (Piano Educativo Individuale) dell’alunno anche il dovere affrontare altre esigenze che necessitino competenza e discrezionalità sanitaria».

«Vediamo ora denunciare – prosegue la lettera al Ministro dell’Istruzione e del Merito -, soprattutto da ambienti del mondo farmaceutico, solo per gli studenti con epilessia, la mancanza di norme precise per la tutela del bisogno di cui si tratta, chiedendo a lei di attivare specifico tavolo per i bisogni di detti studenti. Alcuni, per altro, sostenendo in Parlamento che l’epilessia di per sé non sia condizione di disabilità, neppure quando in farmaco-resistenza, si attivano in riferimento alla trattazione del Disegno di Legge n. 898, promosso dalla nostra Associazione, e ora in stallo, ove a quanto conseguito per la scuola, si propone che tale bisogno sia risolto con “ragionevole accomodamento”, anche in altri ambiti, es. lavorativo, sportivo, etc. Ebbene, avendo l’AICE provato ad interloquire con tali voci senza ricevere riscontro, nel caso entrasse con loro in contatto, ricordando quanto conseguito nei decenni e recentemente per tutti gli studenti e non solo per una specifica patologia come pure le simili proposte ed attori, quelle che lo stesso Ministero da lei presieduto rigettò nel 2015, voglia cortesemente “insegnar” loro a “studiare” le normative vigenti, impegnarsi a che queste siano realizzate sul territorio e che tale bisogno va garantito per tutte le patologie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: assaice@gmail.com.

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Personale ATA – decreto di esecuzione sentenza – passaggio profilo

Ultime da A. T. P. Cosenza - 27 Giugno 2025 - 3:30pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Le proposte sensoriali e sonore della Girobussola, nell’àmbito del festival “Crinali”

Superando - 27 Giugno 2025 - 1:55pm

“Crinali” è un festival itinerante che propone di riscoprire il paesaggio e le ricchezze naturali e culturali dell’Appennino bolognese in chiavi inedite e artistiche. Nell’àmbito di tale manifestazione, La Girobussola, Associazione bolognese impegnata in particolare sul fronte dell’accessibilità culturale per persone con disabilità visiva, ha collaborato con l’organizzazione per tre appuntamenti, prestando particolare attenzione alla dimensione non visiva e, soprattutto, sonora Il Lago di Santa Maria, presso Castiglione dei Pepoli (Bologna), dove è prevista l’iniziativa del 28 giugno

Crinali è un festival itinerante che propone di riscoprire il paesaggio e le ricchezze naturali e culturali dell’Appennino bolognese in chiavi inedite e artistiche. Nell’àmbito di tale manifestazione, La Girobussola, Associazione che ha sede a Bologna, impegnata in particolare sul fronte dell’accessibilità culturale per persone con disabilità visiva, ha collaborato con l’organizzazione di Crinali, per tre appuntamenti, prestando particolare attenzione alla dimensione non visiva e, soprattutto, sonora, tre date con concerti e performance musicali immersi nella natura.

Il primo di essi sarà domani, 28 giugno (ore 10-15), a Castiglione dei Pepoli, con una camminata sensoriale, accessibile anche a persone con disabilità visiva, in occasione della Festa della Via della Lana e della Seta. Durante il cammino presso il Lago di Santa Maria, vi sarà inoltre il concerto La Spada e l’incanto di Massimo Donno, riscrittura in canzone del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi.
Successivamente, per il pomeriggio del 9 agosto (ore 15.30-19.30), è in programma una camminata accessibile anche a persone con disabilità visiva a Bombiana di Gaggio Montana e il successivo concerto presso il monumento dedicato all’esercito brasiliano di Ten Strings Duo, con Denis Zannini al violino e Andrea Candeli alla chitarra.
E infine, nel pomeriggio del 24 agosto (ore 15-18.30), con la camminata sensoriale a Grizzana Morandi e un concerto presso la stazione di Piandisetta di Nino Scaffidi, che unirà musica, parole e suggestioni. (S.B.)

Per ogni informazione e approfondimento: info@lagirobussola.com.

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Il “Disability Pride Torino”, per rivendicare visibilità, dignità e piena partecipazione

Superando - 27 Giugno 2025 - 1:27pm

«Questo evento nasce dal desiderio di rivendicare visibilità, dignità e piena partecipazione alla vita sociale, culturale, economica e politica: in questa prospettiva, la parola “orgoglio” non significa autocelebrazione, ma riconoscimento pubblico di sé contro ogni tentativo di invisibilizzazione, medicalizzazione o pietismo»: lo dicono i promotori del “Disability Pride Torino” la cui terza edizione animerà domani, 28 giugno, il capoluogo piemontese Un’immagine del “Disability Pride Torino” dello scorso anno (foto di Daniele Degiorgis)

Presentato nei giorni scorsi nel corso di una conferenza stampa, come segnalato anche sulle nostre pagine, il Disability Pride Torino, iniziativa giunta alla terza edizione, animerà domani, 28 giugno, il capoluogo piemontese con una serie di iniziative che metteranno al centro le persone con disabilità, per chiedere una società realmente accessibile, inclusiva e libera dall’abilismo.
«Il Disability Pride Torino – spiegano in tal senso i promotori – nasce dal desiderio di rivendicare visibilità, dignità e piena partecipazione alla vita sociale, culturale, economica e politica: in questa prospettiva, la parola “orgoglio” non significa autocelebrazione, ma riconoscimento pubblico di sé contro ogni tentativo di invisibilizzazione, medicalizzazione o pietismo, perché un Pride è prima di tutto un momento di rottura simbolica dello stigma, ossia l’affermazione della propria identità in uno spazio condiviso, politico e gioioso, in cui la disabilità smette di essere qualcosa da nascondere o sopportare, diventando parte legittima del tessuto sociale».

Promosso dal Coordinamento Disability Pride Torino – rete di associazioni, fondazioni e startup del territorio – la manifestazione si avvarrà del patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino, della Città di Torino, dell’Università e del Politecnico di Torino e in occasione della terza edizione, ha visto anche l’aggiornamento del proprio Manifesto, documento elaborato da persone con disabilità, persone neurodivergenti, caregiver, alleati e alleate, fondato su tre pilastri, vale a dire l’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la piena implementazione della Legge Delega in materia di disabilità 227/21, la lotta all’abilismo e la decostruzione dell’idea di “normalità”. (S.B.)

A questo link è disponibile un ampio approfondimento sui temi, i contenuti e le iniziative del Disability Pride Torino 2025. Per ogni ulteriore informazione: disabilitypridetorino@gmail.com.

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Alcune riflessioni sulle elezioni per la Presidenza del CONI

Superando - 27 Giugno 2025 - 12:59pm

«In una fase storica in cui il movimento sportivo si interroga su come essere più giusto, più rappresentativo, più aperto – scrive Vincenzo Falabella -, la mancata elezione di Luca Pancalli alla Presidenza del CONI è forse un’occasione persa, ma potrebbe diventare il punto di partenza per un cambiamento più profondo. Perché una cosa è certa: finché non considereremo normale che una persona con disabilità possa guidare l’intero sistema sportivo – e non solo il segmento paralimpico – vorrà dire che quello stesso sistema è ancora incompleto»

Mentre Luciano Buonfiglio è divenuto il nuovo Presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), succedendo a Giovanni Malagò e prevalendo su Luca Pancalli, presidente uscente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), il CIP stesso ha eletto alla propria Presidenza Marco Giunio De Sanctis.
Sulle elezioni del Presidente del CONI riceviamo il seguente contributo di riflessione da Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), nel quale coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità.

Luciano Buonfiglio è stato eletto alla Presidenza del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), prevalendo sul presidente uscente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) Luca Pancalli

Le elezioni per la presidenza del CONI si sono concluse e, com’è naturale in un momento così delicato per lo sport italiano, è tempo di riflessioni.
Luca Pancalli, figura autorevole e competente, non è stato eletto. Un risultato che merita di essere analizzato non solo alla luce dell’aritmetica del voto, ma anche per ciò che dice – e non dice – sul presente e sul futuro della rappresentanza sportiva nel nostro Paese.
Qualche tempo fa mi ero espresso pubblicamente a favore della candidatura di Pancalli. L’avevo fatto con convinzione, perché ritenevo – e continuo a ritenere – che la sua figura rappresentasse un’occasione storica per imprimere una svolta culturale al mondo dello sport italiano. Per questo, oggi sento il dovere di condividere alcune considerazioni, non con spirito polemico, ma con la volontà di contribuire a un dibattito che sia all’altezza delle sfide che ci attendono.
Mi sarei augurato di commentare questo voto con un sentimento diverso, sperando di poter celebrare l’elezione di un “amico”, ma soprattutto di un professionista esemplare. Eppure, anche a fronte di un esito differente da quello auspicato, non posso sottrarmi al compito – anche scomodo – di guardare in faccia la realtà e cercare di capire cosa sia accaduto all’interno delle urne del CONI. È proprio nei momenti in cui si perde un’opportunità che si ha la responsabilità di interrogarsi più a fondo.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: la condizione di disabilità di Luca Pancalli ha inciso nella decisione finale? È una domanda scomoda, forse anche ingenerosa. Ma è una domanda che va posta.
Pancalli ha dimostrato nei fatti, negli anni e nei ruoli che ha ricoperto, di essere molto più che “una persona con disabilità”. È stato atleta olimpico, paralimpico, ed è stato presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), è stato assessore, dirigente, presidente della Federcalcio, interlocutore credibile delle Istituzioni nazionali e internazionali. Ha incarnato l’idea di uno sport capace di essere inclusivo non solo nei regolamenti, ma nelle sue visioni e strategie. Sarebbe stato perfettamente in grado di rappresentare l’intero sistema sportivo nazionale in tutte le sue articolazioni, e non solo il mondo paralimpico.
Per questo in molti si sono chiesti se, con lui alla guida del CONI, lo sport italiano avrebbe potuto compiere un vero passo in avanti verso l’inclusione piena, non più solo nei proclami, ma nei fatti.
Tuttavia, qualcosa si è inceppato. Gli 81 “grandi elettori” chiamati a scegliere il nuovo Presidente hanno seguito altre logiche, forse più tradizionali, forse più rassicuranti. Logiche che non sempre coincidono con il coraggio dell’innovazione o con la volontà di rappresentare la pluralità del mondo sportivo. Perché è di questo che stiamo parlando: della capacità di un’istituzione come il CONI di rispecchiare l’intera galassia dello sport, non solo quella olimpica o professionistica, ma anche quella sociale, inclusiva, accessibile.
Le logiche che guidano queste elezioni sono complesse: ci sono equilibri, alleanze, visioni diverse. Ma è difficile non notare come, ancora una volta, il coraggio di aprire una strada nuova si sia scontrato con la forza dell’establishment.
L’elezione di Pancalli avrebbe rappresentato non una rottura, ma una maturazione: il segno che lo sport italiano è pronto a riconoscere, senza riserve, che la leadership può e deve appartenere anche a chi, come lui, ha saputo trasformare una condizione personale in una visione collettiva.
Naturalmente, questa riflessione non vuole minimamente mettere in discussione la legittimità del risultato o fornire alibi a chi ha espresso, con pieno diritto, il proprio voto in favore di Luciano Buonfiglio. A lui vanno, anzi, le più sincere congratulazioni per la vittoria ottenuta e per il percorso che lo attende alla guida di un’istituzione tanto complessa quanto centrale nello sport italiano. Tuttavia, ciò che lascia perplessi è il modo in cui questa elezione è stata raccontata, quasi ridotta a uno schema binario e semplificato: Buonfiglio come “l’uomo di Malagò” che batte Pancalli. Che ci sia stato un confronto elettorale è ovvio, che vi fossero delle alleanze è fisiologico, ma leggere nei lanci di agenzia titoli che enfatizzano questa contrapposizione, come se fosse una partita a scacchi giocata da altri, è paradossale. Le parole, soprattutto quando vengono usate nei titoli o nelle narrazioni ufficiali, hanno un peso e non possono essere scelte con leggerezza. Continuare a etichettare persone e ruoli in base a rapporti di potere anziché ai contenuti delle visioni che rappresentano rischia di impoverire il dibattito e di allontanare il mondo dello sport da quella maturità politica e culturale di cui ha oggi profondamente bisogno.
La vera questione, allora, non è se una persona con disabilità possa guidare lo sport italiano. La vera domanda è: perché non dovrebbe poterlo fare? È forse il pregiudizio, ancora presente, seppure in forme sottili e quasi invisibili, a suggerire che “certi ruoli” debbano essere occupati solo da chi risponde a determinati standard?
Pancalli, con il suo percorso umano e professionale, ha già dimostrato di essere molto più di un simbolo. Ma a pensar male, direbbe qualcuno, si fa peccato… eppure, spesso, ci si azzecca. È dunque lecito chiedersi se, sotto traccia, resista ancora un pregiudizio non esplicito, ma strisciante: quello che relega certe figure, pur autorevolissime, a ruoli “di nicchia”, confinati in àmbiti tematici, mai davvero chiamati a rappresentare l’universale dello sport italiano.
In una fase storica in cui il movimento sportivo si interroga su come essere più giusto, più rappresentativo, più aperto, l’esclusione di una figura come Pancalli non può essere derubricata a semplice risultato elettorale. È forse un’occasione persa, ma potrebbe diventare il punto di partenza per un cambiamento più profondo. Dipenderà da quanto siamo davvero pronti, come sistema, a riconoscere che la diversità – quando è sostenuta da qualità – non è una concessione, ma un valore fondante.
Perché una cosa è certa: finché non considereremo normale che una persona con disabilità possa guidare l’intero sistema sportivo – e non solo il segmento paralimpico – vorrà dire che quello stesso sistema è ancora incompleto.

*Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), in cui coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità.

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Tutti i prodotti e i servizi che da domani, 28 giugno, dovranno essere accessibili nell’Unione Europea

Superando - 27 Giugno 2025 - 12:04pm

Da domani, 28 giugno, entrerà in vigore l’“European Accessibility Act”, la Legge Europea sull’Accessibilità, stabilendo l’obbligo di accessibilità nell’Unione Europea per vari prodotti e servizi. Sul tema segnaliamo gli eventi promossi per i prossimi giorni a Bruxelles da AccessibleEU e a Roma da Accessibility Days (insieme all’Ufficio di Collegamento del Parlamento Europeo in Italia), riferendo anche delle istanze espresse dal Forum Europeo sulla Disabilità all’Unione Europea, ai governi nazionali e alle aziende private

Sistemi hardware per computer di uso generale destinati al consumatore (computer, tablet, laptop) e sistemi operativi per essi (Windows o macOS); terminali di pagamento, ad esempio in negozi o ristoranti; terminali self-service quali Bancomat, biglietterie automatiche, macchine per il check-in e terminali self-service interattivi che forniscono informazioni; apparecchiature terminali per consumatori con capacità di elaborazione interattiva, utilizzate per servizi di comunicazione elettronica, ossia, in parole semplici, smartphone, tablet in grado di effettuare chiamate; apparecchiature terminali per consumatori con capacità di elaborazione interattiva, utilizzate per l’accesso a servizi di media audiovisivi, quali le smart TV, che includono servizi di televisione digitale; E-reader (Amazon Kindle o Tolino): perché elenchiamo tutti questi prodotti e anche i servizi di seguito citati, vale a dire i servizi di comunicazione elettronica (servizi di Orange o Vodafone); i servizi che forniscono accesso a media audiovisivi (siti web o app di canali TV come BBC iPlayer e piattaforme di video on demand come Netflix); i servizi bancari per consumatori (prelievi di denaro, bonifici, servizi bancari online, apertura di un conto bancario); gli E-book; l’E-commerce (siti web o applicazioni mobili attraverso cui le aziende vendono i propri prodotti o servizi online); e ancora, elementi specifici dei servizi di trasporto relativi a informazioni e biglietteria, ad eccezione dei servizi di trasporto urbani, suburbani e regionali, per i quali sono coperti solo i terminali self-service? Perché domani è il 28 giugno 2025, ovvero la data da cui entrerà ufficialmente in vigore l’European Accessibility Act, la Legge Europea sull’Accessibilità adottata nel 2019 e da domani, appunto, tutti quei prodotti e servizi dovranno essere accessibili.

Su tale tema già in molti si stanno muovendo, per fare chiarezza e dare visibilità all’importante scadenza. Lo ha fatto ad esempio AccessibleEU, il Centro Europeo per le Risorse sull’Accessibilità, promuovendo a Bruxelles la Settimana dell’Accessibilità dal 1° al 3 luglio, e in particolare organizzando due eventi per far sì che tutti i rappresentanti istituzionali, le imprese e la società civile siano pronti al cambiamento segnato dall’European Accessibility Act.
Il 1° luglio, dunque, vi sarà un incontro dedicato all’accessibilità dei servizi bancari, promosso da AccessibleEU in collaborazione con l’EBU, l’Unione Europea dei Ciechi e con l’EBF, la Federazione Bancaria Europea.
Il 3 luglio, poi, sempre AccessibleEU organizzerà un evento che includerà panel sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sui servizi bancari, l’e-commerce e gli e-book, sui servizi di telecomunicazione, i servizi audiovisivi e i numeri di emergenza, oltreché sulla mobilità in Europa, sui processi riguardanti gli appalti pubblici e sugli edifici e le infrastrutture (per ogni informazione: accessibleeu@fundaciononce.es).

Per quanto poi concerne il nostro Paese, segnaliamo senz’altro l’incontro promosso per la mattinata del 30 giugno a Roma (presso Esperienza Europa – David Sassoli, ore 10-13), denominato Costruire accessibilità: la sfida dell’attuazione dell’EAA, promosso da Accessibility Days, in collaborazione con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento Europeo in Italia, moderato dal responsabile di quest’ultimo, Maurizio Molinari, e al quale interverranno rappresentanti di Associazioni, figure esperte in àmbito legale e tecnico, nonché figure di riferimento nei settori dell’istruzione e dell’editoria accessibile (partecipazione è gratuita, posti limitati, per ogni informazione e per iscriversi, fare riferimento al sito di Accessibility Days).

E molto spazio, infine, viene naturalmente dedicato all’entrata in vigore dell’European Accessibility Act da parte dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che tanto si è battuto nel corso degli anni per ottenere l’approvazione di quella Legge, ricordando per altro che «durante i negoziati che hanno portato all’approvazione della norma, la posizione dei governi nazionali rappresentati dal Consiglio dell’Unione Europea si è spesso discostata dalla nostra, ad esempio in merito all’inclusione dell’ambiente edificato o dei servizi di trasporto urbano. E tuttavia, l’European Accessibility Act è una Direttiva di armonizzazione, che pur se “basica”, non impedisce ai governi nazionali di andare oltre l’ambito di applicazione di essa, per includere ulteriori prodotti, servizi e ambienti».
In tal senso, dunque, l’EDF chiede in una nota che «i governi nazionali, le imprese e le organizzazioni private facciano tutti la loro parte», sottolineando innanzitutto che «le imprese dovrebbero considerare questa come un’opportunità per colmare una lacuna evidente, creando prodotti e servizi che il maggior numero di persone possa utilizzare, andando oltre gli stessi requisiti legali della nuova norma. Garantire infatti l’accessibilità potrà aprir loro nuovi mercati, allineando le ai valori europei di diversità e inclusione ed estendendo gli agli importatori e ai distributori. In poche parole, adeguarsi all’European Accessibility Act è una buona idea imprenditoriale in un momento in cui le aziende europee devono essere più competitive e innovative che mai. L’accessibilità, infatti, è necessaria per le persone con disabilità, ma è vantaggiosa per tutti».
Pertanto l’EDF conclude invitando le imprese e le organizzazioni private «a seguire la chiara tendenza dell’European Accessibility Act, garantendo che tutti i loro prodotti e servizi siano accessibili e coinvolgendo sia esperti di accessibilità, sia utenti con disabilità nello sviluppo dei loro prodotti e servizi».
Ai governi nazionali, invece, il Forum chiede «di estendere gli obblighi legali in materia di accessibilità ad altri prodotti e servizi, attraverso leggi nazionali; di coinvolgere le organizzazioni di persone con disabilità nel monitoraggio e nell’applicazione dell’European Accessibility Act e di altre leggi sull’accessibilità; di investire le risorse umane e finanziarie necessarie nelle autorità nazionali responsabili dell’applicazione e del monitoraggio in materia di accessibilità, facilitando la loro cooperazione con le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità».
All’Unione Europea, infine, si chiede di «istituire un’Agenzia Europea per l’Accessibilità che fornisca supporto specializzato all’Uniune stessa e agli Stati Membri sulle politiche di accessibilità, nonché alle autorità pubbliche, alle imprese e all’intera comunità, su come attuare concretamente l’accessibilità. A garantire altresì che l’accessibilità per le persone con disabilità sia un obbligo in tutta la nuova legislazione». (Stefano Borgato)

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“Il forno di Vincenzo”: un progetto che guarda al futuro

Superando - 26 Giugno 2025 - 6:08pm

Continua a guardare al futuro il bel progetto “Il forno di Vincenzo”, promosso a Eboli (Salerno), per un nuovo modello di protagonismo attivo e di autodeterminazione delle persone con disabilità. Lo si sottolineerà domani, 27 giugno, durante l’incontro denominato “Il forno di Vincenzo: dall’io al noi il modello possibile. Progettare vita di qualità oltre X-Fragile, autismo e ogni disabilità, passo dopo passo verso il Borgo Solidale”

Ci siamo occupati sin dagli inizi, sulle nostre pagine, del bel progetto Il forno di Vincenzo, promosso a Eboli (Salerno), che il suo ideatore e primo sostenitore, Vito Bardascino, aveva definito come «una sperimentazione sociale volta a rimodulare welfare e criteri assistenziali, sottolineando un nuovo modello di protagonismo attivo e di autodeterminazione delle persone con disabilità». Protagonista ne è Vincenzo Bardascino, trentenne che non ha mai accettato la propria condizione di fragilità, legata alla sindrome dell’X Fragile.
Ebbene, quel percorso continua a guardare al futuro, come si sottolineerà con forza nel pomeriggio di domani, 27 giugno (ore 17-20), durante l’incontro denominato Il forno di Vincenzo: dall’io al noi il modello possibile. Progettare vita di qualità oltre X-Fragile, autismo e ogni disabilità, passo dopo passo verso il Borgo Solidale, in programma presso la Sala Mangrella del Centro Antico di Eboli.
«Fare comunità – afferma Vito Bardascino, presentando l’incontro – , costruire oggi legami e relazioni che guardino al domani, al Borgo Solidale, dove servizi e bisogni si incontrino e segnino un cammino condiviso. Dal Tu, dall’Io al Noi, oltre le fragilità, per costruire insieme qualcosa di bello e rendere i giovani protagonisti attivi del cambio di paradigma da un welfare assistenziale a un welfare ri-generativo di comunità».

Con il patrocinio del Comune di Eboli e la collaborazione di numerose realtà sociali e del Terzo Settore, il seminario potrà contare sulla partecipazione di numerosi addetti ai lavori e professionisti del settore.
I saluti istituzionali saranno affidati al sindaco di Eboli Mario Conte, mentre a introdurre e a coordinare i lavori sarà lo stesso Vito Bardascino. Vi sarà quindi un saluto di Antonia Autuori della Fondazione Comunità Salernitana, seguito dalla presentazione del video emozionale Perchè ci vogliamo bene di Dante Farricella, fotografo.
Subito dopo è previsto l’intervento denominato Il forno di Vincenzo: progetto che guarda al futuro, a cura di China Aresu e Vincenzo Bardascino. Quindi Luigi Croce del Centro Studi Sostegno di Brescia e dell’AAIDD di Washington (American Association on Intellectual and Developmental Disabilities) si soffermerà sul tema Qualità di vita o Vita di qualità? Tra soddisfazione e diritto di cittadinanza, seguito da Giampiero Griffo, membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International) e condirettore del CeRC (Centre for Governmentality and Disability Studies Robert Castel) dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che porrà invece l’attenzione su una domanda alla quale molto spesso si fatica a trovare risposta, ossia Chi sono le persone con disabilità?.
E ancora, di Musei, accessibilità e inclusione: il Manes domani discuterà Ilaria Menale, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Eboli, mentre di Istituzioni e società, quanto c’è ancora da realizzare per l’inclusione delle persone con disabilità?, parlerà lo scrittore Gianluca Di Matola.
Infine, la presentazione del progetto Passo dopo passo verso il Borgo Solidale sarà è affidata a Vito Bardascino e Francesca Spera che accompagneranno i presenti alla scoperta di un’idea con le carte in regola e la forza per trovare accoglienza e concretezza.
Il buffet di chiusura sarà curato dai “Cavalieri del Pane”, protagonisti di un laboratorio di panificazione coordinato da Vincenzo Bardascino. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: vito@ilfornodivincenzo.it.

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Un appello al Presidente della Toscana sulle cure odontoiatriche alle persone “non collaboranti”

Superando - 26 Giugno 2025 - 5:26pm

Per le persone con autismo, sindrome di Down e altre disabilità cognitive, che in genere non possono usufruire delle cure odontoiatriche in studi privati, i tempi d’attesa nell’Azienda USL Nord Ovest della Toscana vanno da un mese in su per le urgenze, ai molti mesi, spesso anni, per gli altri casi. Per questo varie Associazioni e Gruppi di persone con disabilità ha rivolto un appello al presidente della Regione Toscana Giani, chiedendo un intervento urgente per sanare questa drammatica situazione

Stanno arrivando in queste ore in Regione Toscana decine di e-mail indirizzate al presidente della Regione stessa Eugenio Giani. Sono i genitori e i caregiver delle persone con disabilità cognitiva che chiedono aiuto per risolvere il problema della mancanza di sale operatorie e personale per gli interventi di odontoiatria in sedazione totale necessari per i pazienti cosiddetti “non collaboranti”.

Il diritto alle cure mediche per le persone con disabilità è sancito dall’articolo 25 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia, com’è ben noto, con la Legge 18/09, e quindi Legge dello Stato da più di 15 anni. Nonostante questo, l’accesso a cure mediche adeguate e dignitose da parte delle persone “non collaboranti” è a tutt’oggi complesso e frammentato. In particolare, per le cure odontoiatriche.
Persone con autismo, sindrome di Down e altre disabilità cognitive non possono, in generale, essere curate da un dentista privato, in quanto per interventi invasivi come una devitalizzazione hanno bisogno di anestesia totale, anestesia che è fornita raramente negli studi privati. Quindi le persone con disabilità cognitiva devono affidarsi agli ospedali pubblici e aspettare che vi sia una sala operatoria e un team che le possa operare. I tempi di attesa nell’Azienda USL Nord Ovest Toscana per le urgenze conclamate vanno da un mese in su, mentre per chi non ha dolore e può aspettare sono molti mesi, spesso anni.
Il risultato è drammatico. Quando si arriva ad intervenire, i denti vengono spesso tolti perché oramai è tardi e gli impianti non si possono fare perché è troppo complicato, servirebbero diversi interventi in anestesia.

Se avete mai provato un forte mal di denti, che vi impedisce spesso di mangiare e dormire, potete capire quanto sia devastante questa situazione per il paziente e per la sua famiglia. Nel tempo di attesa vi è una sofferenza perenne, abuso di antidolorifici ovviamente dannoso per la salute, spesso assenza di antidolorifici “potenti” incompatibili con i farmaci assunti per la propria condizione.
I pazienti perdono la regolazione e regrediscono insieme alle famiglie e ai caregiver, che vivono situazioni di stress estremo. Dopo l’intervento, spesso servono mesi per ritrovare la regolazione e non di rado si perdono definitivamente abilità acquisite.
Si tratta di una situazione che va avanti da anni e che appare in continuo costante peggioramento. Per questo le famiglie e i caregiver si sono rivolti direttamente al presidente della Regione Toscana Giani, appellandosi alla sua sensibilità. La richiesta è che intervenga con la massima urgenza mettendo a disposizione le risorse necessarie in termini di sale e di personale, facendo sì che le persone “non collaboranti” vengano curate con un livello di dignità in linea con il diritto alla salute sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
L’appello è sottoscritto dalle seguenti Associazioni e Gruppi: TARTA Blu della Valdera e Valdicecina; Autismo Apuania di Massa Carrara; Autismo Pisa; Eppursimuove di Pisa; Talenti Autistici di Pisa; Gruppo Facebook Autismo è Futuro della Versilia; Autismo Livorno e AIPD Pisa (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down). (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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A proposito di vita indipendente e della necessità di sostegni

Superando - 26 Giugno 2025 - 4:57pm

Giuseppe D’Angelo dell’UTIM (Unione per la Tutela delle Persone con Disabilità Intellettiva) risponde al contributo di Simona Lancioni, da noi pubblicato con il titolo “Quali fondamenti giuridici avrebbe l’istituzionalizzazione?”, scrivendo tra l’altro: «Condividiamo certamente l’obiettivo di garantire la massima autonomia possibile, ma occorre tenere presente anche le esigenze di chi non può autodeterminarsi, combinando “vita indipendente” e bisogni di protezione in forma ragionevole e proporzionata ai bisogni di ciascuno»

In riferimento al contributo di riflessione di Simona Lancioni da noi pubblicato con il titolo Quali fondamenti giuridici avrebbe l’istituzionalizzazione?, riceviamo e ben volentieri pubblichiamo la seguente replica dell’UTIM (Unione per la Tutela delle Persone con Disabilità Intellettiva), a firma di Giuseppe D’Angelo.

Gentile Simona Lancioni, abbiamo letto con interesse la sua sollecitazione Quali fondamenti giuridici avrebbe l’istituzionalizzazione? pubblicata da Superando.
La domanda del suo titolo, per certi versi provocatoria, ci consente di riportare al centro del dibattito la realtà – spesso semplificata – delle persone con disabilità intellettiva e/o autismo, in particolare di quelle in condizione di gravità (o con necessità di sostegno elevato o molto elevato, secondo le nuove disposizioni del Decreto Legislativo 62/24).
Innanzitutto, è indubbio che nell’ordinamento italiano la residenzialità sia prevista e normata. In primis i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ulteriormente declinati dalle Regioni, fissano prestazioni anche residenziali, garantite dal Servizio Sanitario Nazionale; per le persone con disabilità e autonomia nulla o limitata, le ASL coprono in genere il 70% della retta, con il resto a carico del Comune e/o dell’utente, in funzione dell’attestazione ISEE.
Ma questa prima risposta, seppure necessaria, non è sufficiente. Occorre considerare anche la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata con la Legge 18/09) che riconosce a tutti il diritto di «vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone», diritto fondato in particolare sui principi di “autodeterminazione” e “vita indipendente”.
Tuttavia, riteniamo necessario evidenziare che il testo della Convenzione appare orientato e pensato soprattutto per chi (e da chi) può esprimere una volontà, almeno in parte, autonoma (disabilità fisico-sensoriali o intellettive lievi). Quando però la capacità di agire (articolo 2 del Codice Civile) è compromessa in modo significativo, una lettura letterale del testo rischia di produrre l’effetto contrario: l’obbligatoria “libertà di scelta” diventa abbandono, se mancano sostegni qualificati.
In queste situazioni la vita indipendente andrebbe declinata diversamente, traducendosi in contesti residenziali protetti, certamente di piccole dimensioni e inseriti nel normale tessuto sociale, in grado di garantire oltre alla sicurezza, dignità e qualità di vita.

La struttura di Luserna San Giovanni (Torino), attenzionata nei giorni scorsi dalle cronache per le violenze nei confronti di persone con disabilità, prevede ad esempio 41 utenti e per quanto si evince dai mezzi di informazione, la metà di essi incapaci di provvedere a se stessi e di autodifendersi. Per loro l’“indipendenza” è un ossimoro senza un supporto continuativo: non si tratta di scegliere tra “istituto” e appartamento, bensì di garantire protezione continua in luoghi che siano vere case e non “istituti” mascherati.
La nostra “battaglia” mira dunque innanzitutto a superare i modelli segreganti che ledono la dignità della persona, inibiscono le normali relazioni e favoriscono abusi, chiedendo principalmente il superamento definitivo delle strutture istituzionalizzanti, promuovendo solo piccole comunità a carattere familiare (massimo 8 posti letto, più 1 o 2 di pronta accoglienza o tregua), integrate nel tessuto sociale e soprattutto non accorpate fra loro; tale richiesta va unita all’abrogazione delle norme che consentono l’accreditamento di strutture ghettizzanti di grandi dimensioni, nonché alle altre richieste richiamate nel nostro precedente contributo pubblicato da Superando [“Quegli episodi di violenza sono il risultato di un sistema che necessita di un intervento urgente e radicale”, N.d.R.].

Insomma, condividiamo certamente l’obiettivo di garantire la massima autonomia possibile, ma occorre tenere presente anche le esigenze di chi non può autodeterminarsi, combinando “vita indipendente” e bisogni di protezione in forma ragionevole e proporzionata ai bisogni di ciascuno.
A nostro avviso servono riforme pragmatiche nel rispetto dei diritti e della dignità di tutte le persone con disabilità, fondate su soluzioni di qualità, obbligatorie e uniformi sul territorio, evitando approcci ideologici che rischiano di penalizzare proprio le persone con disabilità più deboli.

*Per UTIM (Unione per la Tutela delle Persone con Disabilità Intellettiva), info@utim-odv.it.

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Per un “nuovo welfare” basato sull’autodeterminazione e la partecipazione attiva delle persone con disabilità

Superando - 26 Giugno 2025 - 4:26pm

Superare la distanza tra la teoria dei diritti e la loro piena attuazione: è con questo obiettivo che sta per prendere il via in Umbria la “Comunità Regionale di Pratiche e Apprendimento”, iniziativa che «punta a plasmare un “nuovo welfare”, ponendo al centro l’autodeterminazione e la partecipazione attiva delle persone con disabilità». Domani, 27 giugno, a Terni, l’evento di lancio, promosso dall’AVI Umbria, nell’àmbito del progetto “Agency for Capacity Building – Protagonisti attivi per la Vita Indipendente e l’Inclusione”

Superare la distanza tra la teoria dei diritti e la loro piena attuazione: è con questo ambizioso obiettivo che sta per prendere il via in Umbria la Comunità Regionale di Pratiche e Apprendimento, «iniziativa pionieristica dedicata a plasmare un “nuovo welfare” – così come viene presentata – che ponga al centro l’autodeterminazione e la partecipazione attiva delle persone con disabilità».
L’evento di lancio è in programma per la mattinata di domani, 27 giugno, presso la Biblioteca Comunale di Terni (Piazza della Repubblica, 1, ore 8.45), promosso dall’AVI Umbria (Associazione Vita Indipendente Umbria), nell’àmbito del progetto Agency for Capacity Building – Protagonisti attivi per la Vita Indipendente e l’Inclusione, finanziato dalla Regione Umbria (Avviso ADP 2022-2024). Quest’ultima è un’iniziativa che vede la partecipazione cruciale dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), dell’AIPD di Perugia (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), di AParT e di Terni Digital, in partenariato con i Comuni di Perugia, Terni, Narni, Marsciano, Assisi, Foligno e Città di Castello, in qualità di Enti collaboratori oltre all’ANCI Umbria (Associazione Nazionale Comuni Italiani), al CESVOL Umbria (Centro Servizi Volontariato) e alla FISH Umbria (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), unendo le forze per costruire strategie condivise e innovative.

«Questa Comunità – spiegano dall’AVI Umbria – non è solo un forum, ma un vero e proprio percorso di confronto strutturato, inclusivo e continuativo che riunirà i principali attori istituzionali e sociali coinvolti nelle politiche sulla disabilità. L’evento del 27 giugno vedrà la partecipazione di rappresentanti di Comuni, Regione, USL, mondo accademico e, fondamentale, delle Associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, alle quali è riconosciuto un ruolo di partner attivo e co-creatore».
«Si tratta – sottolinea Andrea Tonucci, presidente dell’AVI Umbria – di un passo concreto e decisivo verso un cambio di paradigma: passare cioè da un approccio assistenzialistico a uno che promuova l’effettiva partecipazione delle persone con disabilità nei processi decisionali. Il nostro obiettivo è garantire una concreta opportunità di definizione e realizzazione personalizzata e partecipata del proprio Progetto di vita, mettendo al centro la persona, la sua autodeterminazione e la sua piena inclusione sociale, così come autorevolmente previsto dal Decreto Legislativo 62/24. Questo è il cuore del “nuovo welfare” che vogliamo costruire insieme».

Rimandando Lettori e Lettrici al programma completo dell’incontro di domani, 27 giugno (a questo link), ne segnaliamo qui la concezione all’insegna di un format partecipativo e dinamico, pensato per intrecciare visione strategica e operatività sul campo, dialogo istituzionale e sperimentazione condivisa. Mentre la sessione plenaria vedrà interventi istituzionali e accademici che delineeranno il contesto strategico e operativo del progetto, la seguente, ampia fase laboratoriale, articolata su tre gruppi tematici paralleli, dedicati rispettivamente alla costruzione stessa della Comunità, all’attivazione dei Tavoli territoriali per le politiche sulla disabilità e alla personalizzazione partecipata dei Progetti di vita, porterà alla restituzione dei lavori in plenaria e a una call to action istituzionale che sancirà formalmente l’avvio di questo percorso di co-progettazione e apprendimento. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: andrea.tonucci@aviumbria.org.

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Una nuova Fattoria Sociale Paideia in Piemonte: semi di futuro, legami e possibilità per tutti

Superando - 26 Giugno 2025 - 2:04pm

Dopo il successo avuto dalla prima sede a Baldissero Torinese, la Fondazione Paideia di Torino, che da oltre 30 anni si occupa di bambini/bambine con disabilità e delle loro famiglie, inaugurerà il 29 giugno una nuova Fattoria Sociale a Caramagna Piemonte, in provincia di Cuneo, una grande cascina rigenerata che diventerà, come viene sottolineato, «un nuovo spazio dedicato all’inclusione, all’apprendimento e al benessere, un luogo inclusivo, accessibile, vivo, in uno spazio aperto a tutti, famiglie, scuole e gruppi»

Dopo il successo ottenuto con la prima sede a Baldissero Torinese, attiva dal 2019, la Fondazione Paideia di Torino, che da oltre trent’anni si occupa di bambini/bambine con disabilità e delle loro famiglie, inaugurerà nel pomeriggio del 29 giugno (ore 15), alla presenza tra gli altri del presidente della regione Piemonte Cirio, una nuova Fattoria Sociale a Caramagna Piemonte, in provincia di Cuneo.

«Una grande cascina rigenerata – sottolineano da Paideia – diventa un nuovo spazio dedicato all’inclusione, all’apprendimento e al benessere. Un luogo inclusivo, accessibile, vivo. Uno spazio aperto a tutti – famiglie, scuole e gruppi – dove ogni bambino e bambina potrà imparare attraverso il contatto diretto con la natura, la cura delle piante, la relazione con gli animali. Un progetto dove si coltiva molto più che la terra: in Fattoria Sociale Paideia, infatti, si coltivano semi di futuro, legami e possibilità per tutti. E il 29 giugno sarà una vera festa, con laboratori, degustazioni, visite guidate e momenti speciali insieme ai protagonisti del progetto, famiglie, operatori e volontari». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento sull’iniziativa (la festa di inaugurazione del 29 giugno sarà a ingresso libero e gratuito, previa iscrizione tramite questo link). Per altre informazioni: Luna Rondana (lrondana@maybepress.it).

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“Sport Senza Confini” in Abruzzo: sport, divertimento e inclusione

Superando - 26 Giugno 2025 - 1:35pm

Sarà il 28 e 29 giugno a Montesilvano, presso Pescara, il settimo appuntamento di quest’anno del percorso itinerante “Sport Senza Confini”, l’iniziativa promossa dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali), in collaborazione con la Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia, rivolta ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità

Sarà il 28 e 29 giugno a Montesilvano, presso Pescara, il settimo appuntamento di quest’anno del percorso itinerante Sport Senza Confini, iniziativa seguita in varie occasioni anche da Superando, promossa dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolta ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità.

Il percorso – che si avvale, lo ricordiamo, della collaborazione della Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia – vedrà dunque i giovani partecipanti ritrovarsi presso il Campo Sportivo Aldo Mastrangelo di Montesilvano (la Città di Montesilvano patrocina l’evento), per vivere un’esperienza di inclusione attraverso attività ludico-sportive, guidati da tecnici federali specializzati.
Gli esercizi saranno pensati per favorire l’integrazione e stimolare la socializzazione, consentendo ai giovani atleti/atlete di scoprire nuove discipline sportive.

Dopo il successo del 2024 e delle prime tappe di questo 2025, Sport Senza Confini continua dunque a coinvolgere sempre più bambini/bambine e ragazzi/ragazze in tutta Italia, unendo sport, divertimento e inclusione. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: safecommunications.press@gmail.com.

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Decreto Dipartimentale 1657 del 26 giugno 2025 - Avvio corsi specializzazione sostegno e ripartizione posti

Ultime dal MIUR - 26 Giugno 2025 - 1:26pm

Decreto Dipartimentale 1657 del 26 giugno 2025 - Avvio corsi specializzazione sostegno e ripartizione posti

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Da strumento di sostituzione l’amministrazione di sostegno diventi strumento di condivisione

Superando - 26 Giugno 2025 - 12:43pm

«L’evento del 25 giugno al CNEL sull’amministrazione di sostegno – scrive Vincenzo Falabella in questo suo approfondimento – è stato l’occasione per lanciare una proposta ambiziosa: trasformare l’amministrazione di sostegno stessa da strumento di sostituzione a strumento di condivisione, dove la persona con disabilità non sia oggetto di decisioni, ma soggetto attivo del proprio progetto di vita. E in questo gli Enti di Terzo Settore possono avere un ruolo di primo piano»

Il 25 giugno presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) si è tenuto un evento di grande rilevanza sociale e giuridica dal titolo Amministrazione di Sostegno e Terzo Settore. Sinergie per un Sistema Integrato di Protezione Giuridica e Sociale, organizzato dall’Osservatorio Inclusione e Accessibilità dello stesso CNEL, coordinato da chi scrive, in collaborazione con la Fondazione Terzjus, iniziativa che grazie anche alla partecipazione di autorevoli esponenti istituzionali [se ne legga già ampiamente in Superando, N.d.R.], ha rappresentato un’occasione unica per riflettere su uno degli istituti più innovativi e al tempo stesso controversi del nostro ordinamento, quale l’amministratore di sostegno [a quest’ultimo Superando sta recentemente dedicando molto spazio, come si può leggere ad esempio a questo e a questo link, N.d.R.].
Durante l’incontro è stato anche presentato il rapporto di ricerca Terzo Settore e Amministrazione di Sostegno. Questioni, scenari e prospettive, un “Quaderno di Terzjus” prodotto su incarico della Fondazione Ravasi Garzanti e curato da Antonio Fici, noto giurista esperto in Diritto del Terzo Settore e tematiche sociali e da Mario Renna, studioso con una consolidata esperienza nel campo delle politiche di welfare e inclusione (il rapporto si può richiedere accedendo a questo link).
Si tratta di un lavoro rigoroso e atteso, che offre una riflessione approfondita su uno strumento giuridico di grande valore sociale, ma ancora poco sfruttato nel suo pieno potenziale. Grazie alla competenza accademica del professor Fici e all’esperienza operativa del professor Renna, il documento non si limita a una mera analisi normativa, ma offre spunti concreti per migliorare l’applicazione dell’amministrazione di sostegno, con particolare attenzione al ruolo degli enti non profit.
Strumento utile non solo per gli addetti ai lavori, ma per tutti coloro che credono in un diritto più vicino alle persone, lo studio analizza con equilibrio sia le criticità che le opportunità, proponendosi come punto di riferimento per istituzioni, operatori del diritto e attori sociali. Attraverso dati, casi concreti e prospettive di riforma, vi vengono accesi i riflettori su un tema delicato, dove la tutela delle persone vulnerabili si intreccia con le sfide applicative e culturali. Più che un semplice documento, quindi, si può parlare di un invito al dialogo, un’occasione per ripensare l’amministrazione di sostegno non come mero adempimento, ma come leva per l’inclusione e l’autonomia della persona, grazie a una sinergia più stretta tra mondo giuridico e Terzo Settore. Il tutto all’insegna di un confronto quanto mai necessario, perché proteggere “i fragili” significa, prima di tutto, costruire risposte insieme.
Tra analisi e proposte, emerge dunque una visione chiara: norme più accessibili, formazione diffusa e reti territoriali solide possono trasformare un istituto nobile in una vera opportunità di vita.

L’amministratore di sostegno tra innovazione e vecchi paradigmi
Introdotto nel 2004 con la Legge 6/04, l’amministratore di sostegno avrebbe dovuto segnare una svolta epocale nel modo di concepire la tutela giuridica delle persone con disabilità, abbandonando definitivamente il modello paternalistico dell’interdizione e dell’inabilitazione, per abbracciare una logica di sostegno alla capacità decisionale. Eppure, a quasi vent’anni dalla sua introduzione, l’amministrazione di sostegno rischia di essere snaturata dalla prassi applicativa. Troppo spesso, infatti, i tribunali – anziché privilegiare la volontà e l’autodeterminazione della persona – finiscono per concentrarsi quasi esclusivamente sulla tutela del patrimonio, trasformando quello che dovrebbe essere uno strumento di emancipazione in una sorta di “tutela mascherata”.

La deriva patrimonialistica e il tradimento dello spirito originario
All’articolo 408 il Codice Civile è chiaro: l’amministratore di sostegno deve agire «nel rispetto della volontà della persona», intervenendo solo laddove strettamente necessario e sempre in modo proporzionato. Nella realtà, però, accade frequentemente che i giudici – spesso per eccesso di cautela o per carenza di informazioni – attribuiscano all’amministratore di sostegno poteri troppo ampi, arrivando in alcuni casi a sostituirsi completamente alla persona nelle decisioni più importanti della sua vita.
Nato dunque per tutelare, l’istituto si è trasformato, in una serie di casi, in uno strumento di controllo e coercizione, svuotando completamente la volontà della persona che dovrebbe invece proteggere. Emblematici, ad esempio, sono casi come quello del professor Carlo Gilardi, denunciato anche dal programma televisivo Le iene, come quello di Carlo, un uomo con disabilità fisica, ma perfettamente capace di intendere e di volere, al quale fu stato imposto un amministratrore di sostegno contro la sua volontà, privandolo della libertà di gestire i propri soldi e di decidere della propria vita. O quello di Simona, una donna autosufficiente che dopo una controversa nomina dell’amministratore, si è vista negare persino la possibilità di scegliere dove vivere e con chi relazionarsi. Questi casi non sono isolati: sempre più spesso, infatti, l’amministratore di sostegno viene utilizzato come uno strumento di interdizione mascherata, dove la persona viene sottoposta a un regime di limitazioni sproporzionate, senza che vi sia una reale necessità.
Spesso, dietro queste situazioni, si nascondono conflitti familiari, interessi economici o semplicemente un’applicazione superficiale della legge da parte dei tribunali, che nominano amministratori senza valutare adeguatamente le reali capacità residue della persona.
Si tratta di una deriva che contraddice platealmente i princìpi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09), la quale all’articolo 12 stabilisce che gli Stati devono riconoscere «la piena capacità giuridica delle persone con disabilità su base di uguaglianza con gli altri», garantendo che i sistemi di sostegno rispettino «la volontà, le preferenze e i diritti dell’individuo».
La Convenzione ONU, dunque, imporrebbe di ascoltare la volontà dell’individuo prima di qualsiasi intervento, ma la realtà è che, in troppi casi, l’amministratore di sostegno viene deciso sulla persona, senza la persona. Questi abusi tradiscono lo spirito originario dell’istituto e rendono urgente una riforma che ponga fine a queste distorsioni, restituendo voce e autonomia a chi rischia di perderle proprio in nome di una protezione che troppo spesso si trasforma in oppressione.
Il contrasto tra le nobili finalità dell’amministrazione di sostegno e la concreta applicazione di essa emerge con drammatica evidenza dall’esame della giurisprudenza e dei dati recenti: va pertanto ribadito come quello che doveva essere uno strumento di emancipazione rischia spesso di trasformarsi in un meccanismo di controllo, svuotando di significato il principio cardine dell’autodeterminazione. In tal senso
Un caso deciso nel 2021 dal Tribunale di Roma rappresenta un emblematico spartiacque: si tratta infatti di una pronuncia che ha revocato un provvedimento di amministrazione di sostegno imposto senza adeguata valutazione delle reali capacità dell’interessato, fissando un principio chiaro: l’amministrazione di sostegno non può e non deve configurarsi come una forma mascherata di interdizione. In quella vicenda il giudice romano ha sottolineato come la misura debba sempre mantenere un carattere proporzionale e rispettoso della volontà della persona, specialmente quando emergono conflitti familiari che potrebbero distorcere la finalità dell’istituto.
E tuttavia, i numeri raccontano una realtà preoccupante! Secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, infatti, nel 65% dei casi l’amministrazione di sostegno viene utilizzata principalmente come strumento di gestione patrimoniale, trascurando completamente la dimensione esistenziale e relazionale della persona. Una deriva che tradisce lo spirito originario della legge, facendo emergere che ben un terzo delle segnalazioni ricevute dagli enti non profit riguarda provvedimenti emessi senza nemmeno incontrare la persona interessata, in palese violazione, pertanto, non solo della legge nazionale ma anche, come detto, dei princìpi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Questa preoccupante tendenza rivela un sistema che troppo spesso:
– privilegia la logica della sostituzione decisionale rispetto a quella del sostegno;
– trascura il dovere di ascoltare la persona e di valutarne le effettive capacità residue;
– finisce per strumentalizzare uno strumento nobile per finalità estranee alla tutela dei diritti.

Un urgente cambio di paradigma
Di fronte allo scenario che abbiamo tratteggiato, diventa quindi urgente un cambio di paradigma che:
1. rafforzi le garanzie procedurali, a partire dall’obbligo di ascolto della persona interessata;
2. introduca verifiche periodiche sull’effettiva necessità della misura;
3. promuova una formazione specifica per tutti gli operatori coinvolti, dai giudici tutelari agli amministratori stessi.
È in questo contesto che il Terzo Settore può e deve svolgere un ruolo determinante. Grazie alla sua vicinanza al territorio, alla sua capacità di ascolto e alla sua naturale vocazione alla tutela dei diritti, il mondo del non profit rappresenta infatti l’interlocutore ideale per ripensare l’istituto dell’amministrazione di sostegno in un’ottica realmente inclusiva, anche alla luce del Decreto Legislativo 117/17 (Codice del Terzo Settore) che ha fornito un quadro normativo solido per valorizzare il ruolo degli Enti del Terzo Settore nella gestione di servizi di interesse generale, tra cui rientra a pieno titolo l’amministrazione di sostegno.
In particolare, la legge su richiamata definisce criteri trasparenti per l’accreditamento degli Enti di Terzo Settore, garantendo standard qualitativi elevati, promuove la sussidiarietà orizzontale, favorendo collaborazioni strutturate tra enti pubblici e privati no-profit e istituisce il RUNTS (Registro Unico del Terzo Settore), strumento prezioso per mappare le organizzazioni idonee a svolgere funzioni di amministrazione di sostegno.
E tuttavia, nonostante questo quadro favorevole, l’effettivo coinvolgimento del Terzo Settore nella gestione degli amministratori di sostegno resta ancora troppo marginale.

Ma perché scegliere un Ente di Terzo Settore come amministratore di sostegno? Il report firmato da Noci e Renna fornisce su questo una risposta chiara, una Proposta di Legge che rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione del Terzo Settore come attore qualificato nel sistema di protezione delle persone fragili. L’introduzione di un elenco dedicato presso il Ministero della Giustizia garantisce infatti trasparenza, qualità e controllo degli enti che assumono incarichi così delicati come appunto quello dell’amministratore di sostegno.
Il testo normativo proposto riesce pertanto a coniugare esigenze di professionalità e continuità dell’assistenza con i principi di sussidiarietà e solidarietà propri del Terzo Settore. In particolare, l’obbligo per gli Enti di individuare un referente interno assicura un punto di riferimento stabile per il giudice tutelare, aumentando l’efficienza e la personalizzazione dell’intervento.
Infine, l’integrazione della materia tra le attività di interesse generale del Codice del Terzo Settore rafforza il riconoscimento giuridico e sociale di questa funzione, aprendo anche a nuove opportunità di collaborazione tra pubblico e privato sociale.
Come evidenziato in precedenza, l’amministratore di sostegno rappresenta una misura di protezione flessibile e personalizzabile, pensata per rispondere alle specifiche esigenze della persona con disabilità, ma nella prassi emergono spesso situazioni complesse in cui le famiglie, pur con tutta la loro dedizione, possono trovarsi in difficoltà nel gestire i vari aspetti legati al sostegno del proprio congiunto. È in questi casi che gli Enti di Terzo Settore possono rappresentare una risorsa preziosa, non in contrapposizione alla famiglia, ma come supporto aggiuntivo e specializzato.

Un ruolo di affiancamento, non di sostituzione
Gli Enti di Terzo Settore non devono essere visti come “sostituti” della famiglia, bensì come alleati in un percorso condiviso. Mentre i familiari conoscono profondamente la persona, le sue abitudini e i suoi affetti, gli enti non profit possono offrire:
° Competenze tecniche e multidisciplinari: avvocati, assistenti sociali, psicologi ed educatori formati sui temi della disabilità e della capacità giuridica possono integrare il lavoro della famiglia, soprattutto in òmbiti complessi (questioni legali, gestione patrimoniale, rapporti con i servizi socio-sanitari).
° Neutralità e mediazione: in situazioni di conflitto familiare o quando le decisioni richiedono un approccio super partes, un Ente di Terzo Settore può garantire maggiore oggettività, evitando che dinamiche personali condizionino le scelte a scapito della persona con disabilità.

Maggiore struttura e continuità nel tempo
Le famiglie, per quanto amorevoli e presenti, possono trovarsi in difficoltà per:
° Fragilità personali: un genitore anziano potrebbe non essere in grado di seguire tutte le incombenze legali e burocratiche.
° Impreparazione giuridica: molte famiglie non conoscono appieno i diritti della persona con disabilità e rischiano di accettare soluzioni giudiziarie più invasive del necessario.
° Rischi di isolamento: in assenza di una rete di sostegno, il caregiver familiare può trovarsi solo nell’affrontare situazioni sempre più complesse.
Un Ente di Terzo Settore, invece, garantisce:
° Stabilità organizzativa: a differenza di un singolo individuo, un’organizzazione non è soggetta a improvvisi cambiamenti (malattie, decessi, conflitti familiari) che potrebbero interrompere il sostegno.
° Procedure chiare e trasparenti: molti enti adottano protocolli operativi che assicurano il rispetto della volontà della persona, documentando ogni decisione in modo verificabile.

Accesso a reti e risorse territoriali
Gli Enti di Terzo Settore, grazie al loro radicamento nel territorio e alle collaborazioni con servizi pubblici e privati, possono:
° Attivare percorsi personalizzati: ad esempio, collegando la persona con disabilità a servizi di assistenza domiciliare, centri diurni o progetti di vita indipendente.
° Facilitare l’inclusione sociale: attraverso laboratori, attività ricreative e percorsi di autonomia che vanno oltre la mera gestione amministrativa.
° Offrire formazione ai familiari: aiutando i caregiver a comprendere meglio i diritti e gli strumenti a disposizione.

Un approccio basato sui diritti umani
Mentre, come sottolineato in precedenza, il sistema giudiziario spesso riduce l’amministrazione di sostegno a una questione di tutela patrimoniale, gli Enti di Terzo Settore – e in particolare quelli che operano nel campo della disabilità – tendono a privilegiare l’autodeterminazione. Alcune buone pratiche già diffuse includono:
° Piani di sostegno partecipati: la persona con disabilità viene coinvolta direttamente nelle decisioni, con l’aiuto di facilitatori se necessario.
° Verifiche periodiche: l’ente monitora l’efficacia degli interventi, adattandoli alle mutevoli esigenze della persona.
° Advocacy: molti Enti di Terzo Settore segnalano ai tribunali misure eccessivamente restrittive, promuovendo revisioni a favore dell’autonomia.
L’obiettivo, pertanto, non è quello di scavalcare le famiglie, ma di supportarle laddove le loro forze o competenze non bastino.

Gli Enti di Terzo Settore possono essere nominati:
° In affiancamento al familiare amministratore di sostegno, per fornire consulenza su aspetti specifici.
° Come “ultima ratio”, quando non ci sono familiari disponibili o idonei.
° In casi di particolare complessità, dove servono competenze specialistiche.

L’evento del 25 giugno è stato quindi l’occasione per lanciare una proposta ambiziosa: trasformare l’amministrazione di sostegno da strumento di sostituzione a strumento di condivisione, dove la persona con disabilità non sia oggetto di decisioni, ma soggetto attivo del proprio progetto di vita. Alcune esperienze virtuose – come i progetti di co-amministrazione promossi da alcune Associazioni – dimostrano che un altro modello è possibile. Ora serve il coraggio delle Istituzioni per rendere queste buone prassi una realtà diffusa.
In conclusione, si prospetta una sfida che non possiamo permetterci di perdere. Quella dell’amministratore di sostegno, infatti, è una battaglia di civiltà giuridica. Se vogliamo davvero costruire una società inclusiva, dobbiamo smettere di vedere le persone con disabilità come “soggetti da proteggere” e iniziare a riconoscerle come cittadini e cittadine a pieno titolo, capaci di autodeterminarsi con il giusto sostegno.
Il report presentato il 25 giugno al CNEL e le riflessioni emerse dal successivo dibattito possono essere una pietra miliare in questo percorso, ma perché ciò accada, serve un impegno concreto da parte di tutti: Istituzioni, Magistratura, Terzo Settore e Società Civile. La strada è tracciata. Ora bisogna percorrerla fino in fondo.

*Consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), in cui coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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