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Avviso pubblico per avvio procedura di individuazione, per l’a.s. 2026/2027, di n. 24 unità di personale ATA per le esigenze dell’USR per la Calabria ai sensi del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, come convertito da Legge n. 106/2024 le cui...
A Quartu Sant’Elena il film “SVeLA”, nel quadro del progetto “Storie, Voci e Luoghi Accessibili”
«Questa iniziativa mira a trasformare la percezione della disabilità e a promuovere un’idea di città realmente aperta a tutti, attraverso l’arte e la creatività, affrontando appunto il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sociale attraverso un percorso multidisciplinare fatto di laboratori sensoriali di teatro, danza, canto, scrittura creativa e produzioni cinematografiche»: avevamo presentato così, nel febbraio scorso, il progetto multidisciplinare Storie, Voci e Luoghi Accessibili, promosso a Quartu Sant’Elena (Cagliari) dall’Associazione di Promozione Sociale Impatto Teatro, sotto la direzione artistica di Karim Galici e con il sostegno del Comune di Quartu Sant’Elena e della Fondazione di Sardegna.
È nell’àmbito di quel progetto che è stato realizzato il film-documentario SVeLA di Alessandro Pulloni – ove l’acronimo “SVeLA” sta appunto per “Storie, Voci e Luoghi Accessibili” -, opera che verrà proiettata nella serata del 24 luglio (ore 21), presso l’Ex Caserma di via Roma a Quartu Sant’Elena.
Presentato e moderato dalla giornalista Maria Chiara Cugusi, l’evento prevede la presenza in sala di Alessandro Pulloni, di Karim Galici, di tutto il cast artistico e tecnico di SVeLA, oltreché di rappresentanti istituzionali e di operatori culturali. (S.B.)
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Contro “l’eleganza del male”, contro tutte le guerre, le principali “produttrici di disabilità”
Riceviamo da Salvatore Nocera e ben volentieri diamo spazio a questo suo messaggio, insieme alla lettera da lui richiamata, rivolta “ai potenti della Terra” dall’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia: «In un mondo in cui la frenesia del riarmo sta oscurando la volontà di pace tra i popoli, in un mondo in cui la forza militare sta violando impunemente il diritto, nel nostro Paese ove addirittura i bambini trovano normale colpire col coltello i coetanei, l’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia, indignato per il fatto che a conclusione di un’importante riunione internazionale un Capo di Stato [il presidente della Turchia Erdogan, N.d.R.] abbia offerto agli altri Capi di Stato come ricordo una lussuosa pistola con annesso corredo di proiettili, desidero condividere con i Lettori e le Lettrici di Superando questa lettera dello stesso Arcivescovo di Napoli, indirizzata “ai potenti della Terra” che mi sembra di enorme valore etico e di forte educazione alla pace.
Salvatore Nocera».
«Ai potenti della Terra, pace a voi!
Il male non arriva sempre sfondando una porta. A volte entra in silenzio. Indossa un abito elegante. Sorride davanti alle telecamere. Viene deposto in un astuccio, accompagnato da un biglietto, offerto con tutti gli onori. E per qualche istante nessuno riconosce più il male, perché ha imparato le buone maniere.
È questo che mi ferisce nel gesto compiuto ad Ankara: non soltanto una pistola donata ai rappresentanti dei Paesi della NATO, ma la morte trasformata in cortesia. La possibilità di togliere la vita divenuta souvenir, memoria ufficiale, oggetto da esporre.
Abbiamo addomesticato le armi fino al punto di poterle regalare. Questo è il vero scandalo.
Ci dite che si tratta di un simbolo. Ma sono proprio i simboli a educare il mondo. Arrivano prima delle leggi, penetrano più in profondità dei discorsi, insegnano silenziosamente ciò che una civiltà considera normale. E quel dono insegna che il potere deve riconoscersi nel metallo di una pistola. Che un uomo importante è un uomo armato. Che tra governanti ci si può rendere omaggio consegnandosi, con eleganza, la possibilità della morte.
Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma. Ma ogni pistola porta sempre un secondo nome, invisibile. È il nome dell’uomo contro il quale potrebbe essere puntata. Il nome della donna che potrebbe restare senza marito. Il nome del bambino che potrebbe attendere inutilmente il ritorno di suo padre.
Il vero destinatario di un’arma non è mai soltanto colui che la riceve. È il corpo sconosciuto che un giorno potrebbe incontrarne il proiettile.
Per questo non riesco a considerare quel gesto una semplice eccentricità diplomatica. Esso racconta un’idea del mondo. Un mondo in cui abbiamo imparato a misurare la sicurezza contando le armi, senza più domandarci quanta paura occorra seminare per custodirla. Un mondo che chiama equilibrio il terrore reciproco e pace l’intervallo durante il quale nessuno ha ancora sparato.
Da cristiano, non posso accettarlo. Il Vangelo ci ha consegnato un’altra immagine del potere. Cristo, nella notte in cui tutto avrebbe potuto spingerlo a difendersi, non mise un’arma nelle mani dei suoi discepoli. Mise un asciugatoio intorno alla vita. Si inginocchiò davanti a loro e lavò dei piedi stanchi.
Da una parte, un’arma offerta in piedi, tra uomini potenti. Dall’altra, Dio inginocchiato davanti all’uomo. Sono due civiltà. Bisogna scegliere.
Noi cristiani non siamo ingenui. Conosciamo la violenza. La incontriamo nei quartieri abbandonati, nelle case dove manca il pane, nei corpi dei migranti, nei figli restituiti alle madri dentro una bara. Sappiamo che il male esiste. Proprio per questo rifiutiamo di renderlo elegante. Rifiutiamo di adornarlo, di lucidarlo, di trasformarlo in un segno di prestigio.
Un’arma non diventa innocente perché viene donata. Non diventa muta perché non spara. Non diventa umana perché porta inciso un nome.
Chiedo dunque a voi, responsabili delle nazioni, di non custodire quel dono come un trofeo. Non limitatevi a lasciarlo in una stanza, lontano dagli sguardi, come se bastasse nascondere un simbolo per cancellarne il significato. Fate qualcosa di più difficile. Rifiutate l’idea che la morte possa essere una forma di omaggio. Dite pubblicamente che nessun patto tra popoli ha bisogno di riconoscersi in una pistola. Dite che la dignità di una nazione non coincide con la quantità di paura che riesce a produrre. Dite che la sicurezza non è il privilegio di chi può sparare per primo, ma il diritto di tutti a non essere colpiti.
E al prossimo vertice lasciate una sedia vuota. Non per un presidente, non per un generale, non per un ministro. Lasciatela per l’uomo senza nome che paga sempre il prezzo delle vostre decisioni. Per colui che non partecipa ai vertici, non firma trattati, non compare nelle fotografie, ma finisce sotto le macerie quando la diplomazia fallisce.
Guardate quella sedia prima di parlare di armi. Forse allora comprenderete che la pace non è una debolezza da correggere, ma una responsabilità davanti alla quale inginocchiarsi. Perché il potere che non sa inginocchiarsi davanti alla vita finirà sempre per inginocchiarsi davanti alle armi. E quel giorno, per quanto solenni siano le cerimonie, avremo già perduto tutti.
Don Mimmo Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli».
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A Torino c’è il grande tennis in carrozzina
Ha preso il via a Torino, presso i campi del Circolo della Stampa-Sporting, e si protrarrà fino a domenica 26 luglio, uno degli eventi paralimpici più importanti del panorama nazionale, vale a dire la diciottesima edizione del Trofeo della Mole 2.0 di tennis in carrozzina, torneo internazionale dedicato alla memoria di Mariella Echampe, figura storica del movimento paralimpico e del tennis in carrozzina italiano.
Organizzata dalla Società Sportiva Dilettantistica Volare, in collaborazione con l’ITF (International Tennis Federation) e la FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel), la manifestazione fa parte dell’Uniqlo Wheelchair Tennis Tour e gode del patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e della Città di Torino, oltreché del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), di Turismo Torino e Provincia, dell’ANA di Torino (Associazione Nazionale Alpini), Sezione “La Veja” e del Panathlon Club Torino Olimpica.
Classificata come ITF 100 di wheelchair tennis, l’iniziativa è un appuntamento di grande livello e anche una vera e propria rampa di lancio per atleti emergenti, nonché una vetrina di prestigio per i migliori interpreti della disciplina.
La presente edizione può contare sulla partecipazione di 52 atleti/atlete provenienti da 17 Paesi, nelle categorie Open, Femminile e Quad, sia in singolare che in doppio, con tabelloni di consolazione per garantire il massimo del gioco e dell’inclusione. (S.B.)
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GPS 2026/2028 – Pubblicazione Graduatorie di ogni ordine e grado
IMMISSIONI IN RUOLO 26/27 – Decreto pubblicazione fase 2 assegnazione sede -Rettifica GM A045
GPS 2026/2028 – Rettifica in autotutela esclusioni
Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi: 1.024 segnalazioni nel 2025 e la scuola resta uno dei terreni più critici
Dal 2015 offre consulenza gratuita a persone con disabilità, familiari e organizzazioni che si trovano ad affrontare una situazione di discriminazione: è il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), che ha pubblicato in questi giorni la propria relazione annuale (disponibile a questo link), informando di avere ricevuto, nel 2025, esattamente 1.024 segnalazioni, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente.
«Nel 72% dei casi – spiegano dal Centro – la richiesta si è risolta con attività di informazione e consulenza. Negli altri casi, invece, siamo intervenuti con assistenza legale vera e propria, tramite diffide formali, incontri con i soggetti o gli enti indicati come responsabili e, quando la via stragiudiziale non è stata sufficiente, accompagnando le famiglie nell’avvio di un’azione in tribunale».
È risultata essere sempre la scuola uno dei terreni più critici, tra mancate convocazioni del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), PEI inadeguati (Piani Educativi Individualizzati), ore di sostegno e di assistenza all’autonomia insufficienti o ridotte in modo arbitrario, riduzione dell’orario scolastico per il solo alunno con disabilità, richieste da parte di scuole paritarie di addebitare alle famiglie il costo dell’insegnante di sostegno.
Accanto a tutto ciò, i temi maggiormente ricorrenti sono stati la compartecipazione alla spesa per i servizi e la presa in carico da parte dei Comuni, le barriere architettoniche negli spazi pubblici e nelle attività private aperte al pubblico, i permessi e gli accomodamenti ragionevoli sul lavoro, l’amministrazione di sostegno, i ricorsi contro i verbali di invalidità civile.
La maggior parte delle segnalazioni arriva dai familiari e dopo una prima verifica, i legali del Centro coinvolgono direttamente la persona con disabilità, perché possa esprimere la propria volontà e scegliere quali azioni intraprendere.
«Tra i risultati ottenuti nel 2025 – viene sottolineato dal servizio della LEDHA -, da ricordare che nel mese di dicembre il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di una donna di origine straniera da noi assistita, stabilendo che applicare in modo rigido i requisiti reddituali a chi non può lavorare per ragioni di salute significa escludere in partenza le persone con disabilità dall’accesso alla cittadinanza [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.]».
Il lavoro del Centro, per altro, non si esaurisce nella gestione dei casi: nel corso del 2025, infatti, i legali dello stesso hanno tenuto docenze sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sull’inclusione scolastica, sul Decreto Legislativo 62/24 e sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità, in collaborazione tra gli altri con l’Ordine degli avvocati di Milano, l’Università degli Studi di Milano e l’Università Milano-Bicocca. (S.B.)
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Dieci anni di “Telefono Blu” sull’autismo: assistenza gratuita a 2.000 famiglie
Attivato nel mese di luglio del 2016, compie in questi giorni dieci anni Telefono Blu (che risponde al numero 800 031819), servizio gratuito dedicato al supporto di genitori e familiari di persone con disturbi dello spettro autistico, iniziativa che in questo decennio ha messo al centro la volontà di dare competente sostegno alla famiglie, ma anche il supporto a insegnanti e operatori sociali.
Si tratta di un traguardo importante, frutto di un progetto nato dalla collaborazione tra la FIA (Fondazione Italiana per l’Autismo) e l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo), che dal 2016 ad oggi ha fornito assistenza a circa 2.000 famiglie, diventando per loro una vera e propria bussola utilizzata nei momenti di difficoltà, per orientarsi nei meandri della burocrazia, dei servizi di assistenza e sanitari delle Regioni.
Telefono Blu è stato tra l’altro il primo progetto finanziato dalla FIA, Fondazione presieduta dal deputato Davide Faraone, diventato poi strutturale, poiché la stessa FIA ha deciso successivamente di sostenere l’iniziativa in maniera continuativa.
La gestione è affidata all’ANGSA che grazie alla diffusione di Associazioni in tutte le Regioni può consigliare sulle realtà che operano nei diversi territori.
Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì (ore 9.30-12.30) e oltre al citato numero verde 800 031819, dispone anche dell’indirizzo telefonoblu@angsa.it. A rispondono sono persone esperte di comunicazione sull’autismo, individuate dall’ANGSA, in grado appunto di dare indicazioni utili e scientificamente corrette, nonché sostegno solidale prima e dopo la diagnosi di un disturbo dello spettro autistico. (S.B.)
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Ridurre l’orario scolastico agli alunni con disabilità per carenza di sostegno è discriminazione
Tramite una recente Sentenza, pubblicata lo scorso 16 luglio, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai genitori di un alunno con disturbo dello spettro autistico, e ha stabilito che la riduzione dell’orario scolastico, motivata esclusivamente dall’insufficienza delle ore di sostegno, si configura come una discriminazione.
Il caso da cui è scaturito il pronunciamento riguarda un bambino frequentante una scuola dell’infanzia paritaria nell’anno scolastico 2019/2020. L’alunno era in possesso della certificazione di handicap con connotazione di gravità (oggi “disabilità con necessità di sostegno elevato o intensivo”) ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92.
Mentre per i compagni di classe l’attività scolastica giornaliera si protraeva fino alle 16, offrendo l’opportunità di seguire ulteriori lezioni e momenti di gioco libero, all’alunno con disabilità era richiesto di uscire alle 14.30.
Le motivazioni addotte dalla scuola sul fatto che l’alunno con disabilità fosse stato ammesso a frequentare la scuola con orario scolastico ridotto, durante il quale veniva assistito da un insegnante di sostegno, erano state che egli, se non adeguatamente supportato, teneva un comportamento potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri. La scuola aveva inoltre argomentato che la riduzione dell’orario scolastico per l’anno 2018/2019 era stata prevista in conformità del PEI (Piano Educativo Individualizzato) concordato con i genitori, mentre, per l’anno successivo, la proposta della scuola di mantenere un orario ridotto era stata rifiutata dagli stessi.
Già nel 2023, nel primo grado di giudizio, il Tribunale di Treviso aveva ritenuto che la condotta della scuola fosse discriminatoria, pertanto l’aveva condannata al risarcimento di 10.000 euro per danno non patrimoniale e aveva intimato alla stessa di non reiterare la condotta discriminatoria. Ma successivamente la Corte d’Appello di Venezia aveva ribaltato il pronunciamento, ritenendo che le condizioni cliniche dell’alunno e il fatto che nello stesso PEI fosse prevista una frequenza ridotta giustificassero la scelta della scuola.
Tuttavia, come accennato, la Cassazione ha ribaltato nuovamente il pronunciamento affermando che una deroga all’orario di frequenza pieno può essere giustificata soltanto in casi eccezionali, allorché ricorrano valide e certificate ragioni nell’interesse dello stesso alunno con disabilità, avuto riguardo alle sue specifiche esigenze di cura e di salute.
«La riduzione [dell’orario di frequenza, N.d.R.] si configura come illegittima se imposta unilateralmente dalla scuola, non formalizzata nel PEI, non motivata clinicamente, utilizzata per gestire comportamenti complessi, proposta per mancanza del docente di sostegno o di altre figure di riferimento o utilizzando un margine di discrezionalità non consentito dai parametri normativi», è scritto nella Sentenza della Suprema Corte (grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni).
Per la Corte di Cassazione, la garanzia di un orario di frequenza pari a quello degli altri studenti trova «il proprio fondamento nella dimensione sostanziale dell’eguaglianza, che impone alle Istituzioni di rimuovere gli ostacoli che, di fatto, limitano il pieno sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione alla vita scolastica. La parità dell’orario di frequenza non rappresenta una mera uniformità quantitativa rispetto agli altri alunni, ma costituisce una manifestazione del dovere dell’istituzione scolastica di garantire una partecipazione piena, continuativa e inclusiva al percorso educativo, evitando che le difficoltà organizzative o la complessità della situazione individuale si traducano in una compressione di un diritto fondamentale».
«In favore del bambino con disabilità – si legge ancora nella Sentenza – deve riconoscersi il diritto – pieno, incondizionato e anche finanziariamente incomprimibile – di frequentare la scuola al pari dei bambini normodotati, anche quando vi sia uno scarto tra le ore di sostegno assegnate e l’orario di frequenza, essendo precipuo compito dell’istituzione scolastica approntare gli strumenti e le strategie necessari per promuoverne l’inclusione, sostenuta dalla ricerca di un ragionevole accomodamento nell’interesse di chi, svantaggiato, attende la solidarietà dell’altro».
Il PEI, dunque, non può essere utilizzato per comprimere il diritto all’istruzione e all’inclusione degli alunni, e se le ore previste sono insufficienti, l’amministrazione è tenuta a intervenire per garantire le risorse necessarie. La circostanza che i genitori non abbiano impugnato il PEI stesso, non trasforma automaticamente una carenza organizzativa in una scelta legittima. E poiché le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico, sono anch’esse tenute ad accogliere chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda l’iscrizione, compresi gli alunni e gli studenti con disabilità.
Infine, la Sentenza ha affermato il seguente principio di diritto: «La riduzione dell’orario di frequenza scolastica imposta all’alunno con grave handicap iscritto alla scuola dell’infanzia, costretto, in via di pratica costante, a uscire da scuola prima del suono della campanella, determina una compressione del diritto all’istruzione e all’inclusione scolastica del bambino disabile e integra una forma di discriminazione, vietata dall’articolo 2 della Legge n. 67 del 2006. Non assume rilievo, al fine di escludere tale discriminazione, la circostanza che la scelta dell’amministrazione sia stata determinata dall’insufficiente numero di ore di sostegno assegnate, né che il relativo piano educativo individualizzato non sia stato impugnato dai genitori dell’alunno dinanzi al competente giudice amministrativo». (Simona Lancioni)
Il presente contributo è già apparso in Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.L'articolo Ridurre l’orario scolastico agli alunni con disabilità per carenza di sostegno è discriminazione proviene da Superando.
Primo grado – Decreto rettifica ottimizzazioni COE primo grado a.s. 2026-27
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Revisione del Codice della Strada: meno burocrazia e parità di diritti per le persone con disabilità
Convocata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’àmbito della consultazione pubblica riguardante il percorso di revisione del Codice della Strada, la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha evidenziato alcune priorità che richiedono un intervento normativo e amministrativo urgente.
Come si legge infatti in una nota diffusa dalla Federazione, quest’ultima «ha ribadito la necessità di contrastare con maggiore efficacia l’uso improprio dei contrassegni CUDE e degli stalli riservati, che limita il diritto alla mobilità e all’autonomia delle persone con disabilità». Ha evidenziato inoltre «l’importanza di digitalizzare la documentazione, dal CUDE alle pratiche per la patente di guida, per rendere il rapporto tra Cittadini, Cittadine e Pubblica Amministrazione più semplice, rapido e accessibile».
L’intervento della FISH si è concentrato quindi anche sul tema delle patenti di guida, ponendo l’accento «sulla necessità di semplificare le pratiche burocratiche per il conseguimento, il rinnovo e l’aggiornamento delle patenti speciali, in modo tale da garantire procedure trasparenti e uniformi su tutto il territorio nazionale». E sul medesimo tema è stato sottolineato anche un punto ritenuto centrale, quello cioè concernente la sostenibilità economica: «I costi attuali – è stato detto in tal senso – risultano spesso un peso ingiustificato che genera un’evidente disparità di trattamento».
Infine, è stata data particolare rilevanza alle persone con epilessia o condizioni assimilabili, chiedendo «maggiore chiarezza sia sulle certificazioni di idoneità da inviare alla Motorizzazione, sia sulla normativa relativa all’uso di farmaci anticrisi, affinché le terapie prescritte non comportino limitazioni ingiustificate alla guida rispetto all’effettiva capacità della persona».
E ancora, sempre durante la consultazione pubblica, la Federazione ha proposto anche l’istituzione dei Centri per la Mobilità, «quali strutture per garantire valutazioni multidisciplinari, orientamento, consulenza tecnica e supporto nell’individuazione degli adattamenti dei veicoli, assicurando uniformità di trattamento e qualità dei servizi su tutto il territorio nazionale». Ha sollecitato infine la ricostituzione del Comitato Tecnico Interministeriale dedicato alla mobilità delle persone con disabilità, «quale sede permanente di confronto tra istituzioni, amministrazioni competenti e organizzazioni rappresentative, indispensabile per accompagnare l’attuazione delle riforme e affrontare in maniera strutturale le criticità del settore».
«Continueremo dunque a seguire il percorso di revisione del Codice della Strada – conclude la nota della FISH -, mettendo a disposizione delle Istituzioni competenze, esperienza e il contributo delle organizzazioni aderenti alla nostra Federazione, con l’obiettivo di costruire un sistema della mobilità sempre più accessibile, inclusivo e rispettoso dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.L'articolo Revisione del Codice della Strada: meno burocrazia e parità di diritti per le persone con disabilità proviene da Superando.
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D.M. n. 136/2026 Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2026/2027 – pubblicazione esiti Fase 1 assegnazione provincia – cdc – RETTIFICA CDC A045
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Occhi aperti sulla Sjögren: conoscere per riconoscere
In occasione della dodicesima Giornata Mondiale sulla Sindrome di Sjögren di domani, 23 luglio, l’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren) proporrà a Napoli, in collaborazione e con il patrocinio dell’Ordine dei Medici del capoluogo campano e presso la sede di quest’ultimo (ore 8.30-15.20), il convegno denominato Occhi aperti sulla Sjögren: conoscere per riconoscere, incontro voluto per celebrare l’evento e approfondire le prospettive sulla malattia, una circostanza idonea ad affrontare la necessità di ambulatori dedicati multidisciplinari con la presa in carico e l’inserimento della stessa sindrome di Sjögren primaria sistemica come malattia rara nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Vi interverranno le Autorità locali, regionali, alcuni esperti della patologia e ricercatori e per l’occasione verrà anche proiettato il cortometraggio L’amante Sjögren, interpretato dagli attori Daniela Poggi e Gabriele Rossi, e realizzato da Maurizio Rigatti, per conto dell’ANIMASS.
«Le malattie rare in tutto il mondo rappresentano una condizione difficilissima per chi le vive – sottolinea Lucia Marotta, presidente dell’ANIMASS -, una lotta, a volte, contro un fantasma senza nome e pertanto non riconosciuto dalle autorità della politica sanitaria. Questo determina una sottrazione di risorse per queste patologie, che peggiora la possibilità e la speranza di un futuro migliore per le persone che ne sono colpite. Ed è proprio questa la storia della sindrome di Sjögren primaria sistemica, non ancora inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e nel Registro Nazionale delle Malattie Rare, condizione che aumenta appunto il disagio e la sofferenza delle persone malate per le quali non ci sono farmaci curativi, ma solo palliativi e l’uso di sostituti, farmaci di fascia C, terapie riabilitative fisiche e cure odontoiatriche a carico di chi soffre. Ancora oggi, inoltre vengono effettuate diagnosi errate di sindrome di Sjögren, o accorpamenti impropri ad altre patologie».
Patologia che colpisce in grande maggioranza le donne (in proporzione di 9 a 1), la sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa e inguaribile che può attaccare tutte le mucose dell’organismo: occhi, bocca, naso, reni, pancreas, fegato, cuore, apparato cardiocircolatorio, apparato osteo-articolare e polmonare, degenerando spesso in linfoma non-Hodgkin, con conseguenze fatali per il 5-8% delle circa 12.000/16.000 persone malate. Tra le malattie autoimmuni è quella con il più alto rischio di linfoproliferazioni (44 volte superiore alla popolazione generale), oltre a provocare gravi effetti non soltanto sotto l’aspetto clinico e psicologico, ma anche nei confronti della vita sociale e affettiva.
A causa della complessità clinica, una diagnosi precoce e una prevenzione mirata sono sempre molto difficili, ma assolutamente necessarie e per superare questo pesante ostacolo identificativo è opportuno lavorare in rete per la presa in carico a trecentosessanta gradi delle persone malate. Ed è importante anche la conoscenza tra i giovani, per creare attenzione e accoglienza nei confronti dei coetanei/coetanee colpiti da una malattia rara invisibile come questa, che coinvolge anche la fascia pediatrica. (S.B.)
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DDG n. 1327 del 29 maggio 2024 – Decreto approvazione graduatoria di merito scuola Infanzia e Primaria. RETTIFICA
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Istruttoria conoscitiva dell’Autorità Garante sull’imbarco aereo negato agli atleti con disabilità
È arrivata all’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità la vicenda da noi segnalata in questi giorni, che aveva suscitato dure prese di posizione da parte della ministra per le Disabilità Locatelli e della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), riguardante quanto accaduto all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, dove agli atleti della Nazionale Italiana di powerchair football della FIPPS (Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport) è stato impedito di imbarcarsi su un volo easyJet diretto a Glasgow, in Scozia, per partecipare a un importante torneo internazionale in vista dei prossimi Campionati del Mondo in Argentina, nonostante la stessa FIPPS avesse richiesto e ottenuto, con largo anticipo, tutte le autorizzazioni necessarie al trasporto. L’Autorità Garante, infatti, ha avviato un’istruttoria conoscitiva, tramite l’invio di una richiesta di informazioni a easyJet Airline Company Limited e alla Società Aeroporti di Roma, ciascuno per quanto di rispettiva competenza, ai sensi del Decreto Legislativo 20/24 (articolo 4, comma 1, lettera f)*. La stessa comunicazione è stata trasmessa, per conoscenza, anche all’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), che ha già reso noto l’avvio di una propria indagine sull’accaduto.
Come si legge in una nota diffusa dall’Autorità Garante, quest’ultima ha chiesto a easyJet «chiarimenti sulle comunicazioni ricevute prima della partenza, sulle autorizzazioni eventualmente fornite, sulle caratteristiche degli ausili da trasportare, sulle limitazioni tecniche, operative o di sicurezza che avrebbero impedito l’imbarco dell’intera delegazione e sulle soluzioni alternative prospettate».
Ad Aeroporti di Roma, invece, sono state richieste «informazioni sui servizi di assistenza predisposti ed erogati, sulle interlocuzioni tra gestore, vettore, operatori di handling, personale di assistenza e Federazione, nonché su eventuali criticità nelle procedure di scambio delle informazioni».
«L’Autorità Garante – viene sottolineato dal Collegio della stessa – ha il dovere di acquisire tempestivamente un quadro completo dei fatti quando emergono situazioni che possono incidere sull’effettivo esercizio dei diritti delle persone con disabilità. In questa fase, dunque, l’attività è esclusivamente istruttoria e conoscitiva, senza alcuna valutazione definitiva sulla dinamica dell’episodio o sull’individuazione di eventuali responsabilità. È però necessario verificare cosa sia accaduto, quali informazioni siano state scambiate e quali soluzioni siano state offerte agli atleti e alla delegazione. Alla luce infatti della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in casi simili occorre verificare se siano stati adottati adeguati accomodamenti ragionevoli, intesi come le modifiche e gli adattamenti necessari e appropriati per garantire alle persone con disabilità l’effettivo esercizio dei propri diritti in condizioni di uguaglianza, salvo che comportino un onere sproporzionato o eccessivo».
La compagnia easyJet e Aeroporti di Roma sono stati dunque invitati a fornire un riscontro completo e documentato entro sette giorni dal ricevimento della richiesta dell’Autorità, con quest’ultima «che valuterà gli elementi acquisiti nell’àmbito delle proprie competenze istituzionali, anche in raccordo con l’ENAC». (S.B.)
*All’articolo 4, comma 1, lettera f, il Decreto Legislativo 20/24 (Istituzione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, in attuazione della delega conferita al Governo) recita: «Il Garante richiede alle amministrazioni e ai concessionari di pubblici servizi di fornire le informazioni e i documenti necessari allo svolgimento delle funzioni di sua competenza. […] in caso di silenzio, inerzia o rifiuto, il Garante può proporre ricorso ai sensi dell’articolo 116 del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104».
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