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Universal Design: principi e applicazioni

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Promosso da Inclusiva Design, insieme al Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, si terrà dal 28 aprile al 26 maggio il corso di formazione professionale online denominato “Universal Design: principi e applicazioni”, durante il quale si approfondiranno in chiave operativa gli approcci del Design for All e dell’Universal Design, offrendo strumenti concreti per integrare l’inclusione nei processi progettuali e decisionali

Realtà di consulenza e formazione che supporta aziende, professionisti e istituzioni nella progettazione di spazi, servizi ed esperienze realmente accessibili, Inclusiva Design è nata per volontà di Erica Isa Mosca, architetta e dottore di ricerca, che da quasi dieci anni si occupa di universal design e progettazione inclusiva e che, attraverso tali strategie, punta a trasformare l’inclusione da requisito normativo a leva strategica per innovare, migliorare la qualità e creare valore. «Inclusiva Design – spiega la sua promotrice – nasce da una convinzione semplice: progettare per tutte le persone è possibile, se si cambia prospettiva».

La prossima iniziativa di Inclusiva Design è il corso di formazione professionale denominato Universal Design: principi e applicazioni, organizzato insieme al Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, avvalendosi del patrocinio di CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e promozione dell’Accessibilità), Design for All Italia, INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) e FEDMAN (Federazione Disability Management).
In programma dal 28 aprile al 26 maggio prossimi, il corso si articolerà su 5 moduli online live per un totale di 12 ore, allo scopo di approfondire in chiave operativa gli approcci del Design for All e dell’Universal Design, offrendo strumenti concreti per integrare l’inclusione nei processi progettuali e decisionali. (S.B.)

Per ogni approfondimento sul corso (e per iscrizioni), accedere a questo link.

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Autismo: la consapevolezza senza diritti è solo retorica

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«Che fine hanno fatto – chiede Carlo Hanau – gli impegni assunti pubblicamente sull’autismo? E che senso ha parlare di consapevolezza dell’autismo se non si traduce in decisioni amministrative e legislative? Chiediamo che maggioranza e opposizioni in Parlamento assumano un impegno di continuità. Non servono nuove promesse, né nuove giornate simboliche. Serve dare seguito a quanto già dichiarato, votato, condiviso. Perché la consapevolezza senza diritti è solo retorica»

Ogni anno, puntualmente, il 2 aprile l’Italia si colora di blu. Monumenti illuminati, dichiarazioni solenni, parole come “inclusione”, “attenzione”, “diritti” riempiono comunicati e social istituzionali. Poi, il giorno dopo, tutto si spegne. E per le persone con autismo e le loro famiglie ritorna il silenzio. Un silenzio che non è casuale né neutro, ma il risultato di scelte – o più spesso di non scelte – che da anni rinviano soluzioni concrete a problemi strutturali ben noti.
Come APRI [Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori, N.d.R.] lo denunciamo da tempo. Già nel 2022, in occasione delle elezioni politiche, avevamo rivolto un appello pubblico ai candidati, chiedendo impegni chiari e verificabili sulle politiche per l’autismo. In quel documento richiamavamo la necessità di dare piena e coerente attuazione alla normativa vigente, di garantire interventi basati su evidenze scientifiche, di ridurre le disuguaglianze territoriali e di costruire un sistema realmente integrato tra sanità, scuola e servizi sociali.
Quelle richieste non erano generiche. Erano – e sono tuttora – fondate su atti, leggi, documenti ufficiali. E sembravano trovare finalmente ascolto alla fine della precedente legislatura, quando il Parlamento aveva approvato all’unanimità due mozioni sull’autismo, assumendo impegni precisi nei confronti delle persone con autismo.
A distanza di quattro anni, tuttavia, dobbiamo constatare che quegli impegni presi all’unanimità sono rimasti in larga parte lettera morta.

Quattro questioni, in particolare, continuano a rappresentare un banco di prova evidente della distanza tra dichiarazioni pubbliche e azione istituzionale.
La prima riguarda l’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario per recepire gli obblighi derivanti dall’articolo 60 dei Livelli Essenziali di Assistenza del gennaio 2017, con l’inserimento dei trattamenti basati sull’ABA (Applied Behavior Analysis, ossia “Analisi applicata del comportamento”). L’esclusione di questi interventi dal sistema tariffario nazionale non è una questione tecnica marginale: significa la permanenza di grandi disuguaglianze tra territori, in particolare su liste di attesa, copertura delle spese, costi insostenibili per molte famiglie obbligate a rivolgersi al privato. Criticità evidenziata dalle principali Associazioni, ma ancora irrisolte, causa le pesanti pressioni degli specialisti psicodinamici e lacaniani che dal 2012 chiedevano il ritiro della Linea Guida n. 21 del 2011 (Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti) perché, per loro stessa ammissione, aveva condannato come falsa la loro teoria della cosiddetta “madre frigorifero”, alla base dell’autismo, e non permetteva la possibilità di continuare a trattare madre e bambino con gli stessi loro strumenti psicanalitici fondati su quella teoria.

La seconda questione riguarda il mancato rinnovo del Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e Ministero della Salute, strumento fondamentale per garantire continuità, coerenza e sinergia nei percorsi di inclusione scolastica e preparazione al lavoro degli studenti con disabilità, in particolare per gli studenti con autismo.
Il protocollo è scaduto il 17 gennaio 2025, le richieste formali di rinnovo sono state presentate da noi e dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ma a oggi manca una risposta concreta.

La terza questione concerne la Proposta di Legge per il riconoscimento delle professioni ABA, indispensabile per assicurare qualità, trasparenza e tutela sia per i professionisti sia per le persone che ricevono gli interventi. In assenza di un quadro normativo chiaro, infatti, il settore resta esposto a frammentazione e improvvisazione, a danno dei diritti delle persone con autismo. La proposta ripercorre quanto già normato per la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e per la Lingua dei Segni Tattile (LIST).

La quarta questione, infine, riguarda la richiesta di annullamento, ora in decisione al Consiglio di Stato per nostro ricorso, delle Raccomandazioni della Linea Guida sulla diagnosi e sul trattamento del disturbo dello spettro autistico in bambini e adolescenti dell’ottobre 2023, per cancellare due evidenti irregolarità:
1.
Suggerire l’uso di antipsicotici anche per i bambini piccoli, a cui è seguito un aumento delle prescrizioni.
2. Dichiarare che le terapie psicoeducative sono tutte raccomandate senza distinzione.
Queste aberrazioni introdotte dalla nuova Linea Guida dei bambini e adolescenti sono in contrasto con la letteratura internazionale e persino con la Linea Guida degli adulti emessa dallo stesso Istituto Superiore di Sanità nell’ottobre 2025.

Di fronte a questo quadro, dunque, ci si può chiedere: che fine hanno fatto gli impegni assunti pubblicamente? Che valore hanno quelle mozioni approvate all’unanimità se non producono atti conseguenti? Che senso ha parlare di consapevolezza dell’autismo se non si traduce in decisioni amministrative e legislative?
Chiediamo quindi, con fermezza ma con senso di responsabilità istituzionale, che maggioranza e opposizioni assumano un impegno di continuità. Non servono nuove promesse, né nuove giornate simboliche. Serve dare seguito a quanto già dichiarato, votato, condiviso. Perché la consapevolezza senza diritti è solo retorica. E perché per le persone con autismo il silenzio che segue le celebrazioni non è un’eccezione annuale, ma una realtà quotidiana che non può più essere ignorata.

*Presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori).

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Evoluzione, competenze e prospettive del disability manager

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«Da 15 anni rappresentiamo un punto di riferimento per la promozione e lo sviluppo della figura del disability manager, contribuendo alla diffusione di una cultura dell’inclusione fondata su competenze, metodo e responsabilità. L’incontro del 20 aprile si inserirà in questo percorso di crescita»: così la SIDIMA (Società Italiana Disability Manager) presenta l’incontro online “15 anni di SIDIMA: evoluzione, competenze e prospettive del disability manager”, promosso in occasione della sesta Giornata Nazionale del Disability Manager

«Abbiamo costruito un percorso fondato su competenze e visione, contribuendo a dare identità e riconoscimento alla figura del disability manager. Oggi è necessario continuare a investire sulla formazione e sulla qualità degli interventi, per rendere l’inclusione un elemento strutturale nelle organizzazioni»: a dirlo è Rodolfo Dalla Mora, presentando l’incontro online denominato 15 anni di SIDIMA: evoluzione, competenze e prospettive del disability manager, promosso dalla stessa SIDIMA (Società Italiana Disability Manager) per il pomeriggio del 20 aprile (ore 17-19), in occasione della sesta Giornata Nazionale del Disability Manager SIDIMA, webinar organizzato in collaborazione con l’AIDIMA (Associazione Italiana Disability Manager).

«Da quindici anni – si legge nella presentazione dell’evento – la SIDIMA rappresenta in Italia un punto di riferimento per la promozione e lo sviluppo della figura del disability manager, contribuendo alla diffusione di una cultura dell’inclusione fondata su competenze, metodo e responsabilità. L’iniziativa del 20 aprile si inserirà in questo percorso di crescita, rappresentando un momento di confronto sui principali temi legati alla disabilità e all’inclusione, dall’evoluzione del quadro normativo alla centralità delle competenze e del ruolo di facilitatore del disability manager nei diversi contesti organizzativi, con particolare attenzione alla formazione come elemento qualificante della figura professionale e come leva strategica per l’inclusione».

In apertura dell’incontro sono previsti i saluti istituzionali della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, seguita da un intervento di Rodolfo Dalla Mora, che oltre alla SIDIMA presiede anche l’AIDIMA, e che offrirà una panoramica sull’evoluzione della realtà associativa e sul ruolo della rete nello sviluppo del Disability Management. Faranno poi sentire la propria voce i disability manager dell’AIDIMA, professionisti impegnati nei diversi contesti organizzativi, che porteranno contributi ed esperienze dirette sui temi dell’inclusione.
Per l’occasione verrà anche valorizzata la collana editoriale “Per una nuova cultura della disabilità”, diretta da Dalla Mora e già ampiamente presentata anche sulle nostre pagine, mentre la chiusura sarà dedicata alla sesta edizione del Premio Internazionale SIDIMA, rivolto a coloro che si siano distinti nella promozione e nella diffusione dei temi della disabilità e dell’inclusione. (S.B.)

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione obbligatoria tramite questo link. Da segnalare che in occasione dell’incontro l’editore della collana riserverà uno sconto speciale ai partecipanti che intenderanno acquisire l’intera collana “Per una nuova cultura della disabilità” (5 pubblicazioni). Per ogni ulteriore informazione: stampa.sidima@gmail.com.

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Visita guidata multisensoriale in uno dei luoghi più amati dai cagliaritani

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In occasione della tappa cagliaritana dell’evento culturale nazionale “Monumenti Aperti”, l’Associazione dei ciechi, degli ipovedenti e dei retinopatici sardi RP Sardegna proporrà il 18 e il 19 aprile una visita guidata multisensoriale presso i Giardini Pubblici di Cagliari, «occasione unica – come viene sottolineato – per vivere uno dei luoghi più amati dai cagliaritani attraverso una prospettiva sensoriale inedita e profondamente immersiva» La “Fontana dei dormienti” di Mimmo Paladino nei Giardini Pubblici di Cagliari

In occasione della tappa cagliaritana di Monumenti Aperti, evento culturale nazionale giunto alla trentesima edizione, l’Associazione dei ciechi, degli ipovedenti e dei retinopatici sardi RP Sardegna proporrà il 18 aprile (ore 9-13 e 15-18) e il 19 aprile (ore 9-13) una visita guidata multisensoriale presso i Giardini Pubblici di Cagliari in Largo Dessì.
«Tale esperienza – spiegano i promotori -, articolata in quattro postazioni, è pensata come un percorso aperto a tutti e tutte, volto a valorizzare le potenzialità dei sensi vicarianti alla vista e a offrire un modo nuovo, più consapevole e coinvolgente di percepire e comprendere l’ambiente che ci circonda. I partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi, verranno infatti bendati e accompagnati da operatori e volontari in un’esplorazione sensoriale dei Giardini Pubblici, dove, attraverso udito, tatto e olfatto, verranno guidati alla scoperta di dettagli spesso trascurati. Potranno ad esempio toccare le riproduzioni delle statue presenti, tra cui la celebre Fontana dei dormienti dello scultore Mimmo Paladino, esplorare tattilmente la planimetria dei giardini e il prospetto della Galleria Comunale d’Arte. Sarà inoltre possibile percepire i profumi delle essenze mediterranee e cogliere le variazioni del paesaggio sonoro in prossimità del costone roccioso del colle di Buoncammino, dove la natura si esprime anche attraverso i suoni. Al termine del percorso, potranno togliere la benda e riscoprire visivamente il luogo, anche grazie a immagini storiche che ne raccontano l’evoluzione nel tempo».
«Sarà dunque un’occasione unica – concludono da RP Sardegna – per vivere uno dei luoghi più amati dai cagliaritani attraverso una prospettiva sensoriale inedita e profondamente immersiva». (S.B.)

Per ogni informazione: rpsardegnaodv@gmail.com.

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Progetti di vita e sfide per i nuovi interventi sociosanitari territoriali e di prossimità

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È degno di attenzione e liberamente consultabile nel web il saggio sul tema “Disabilità, valutazione multidimensionale e progetti di vita individuali: le sfide per i nuovi interventi sociosanitari territoriali e di prossimità”, ampio capitolo del volume “Proxima. Da Centro Polivalente a HUB di risorse per persone con autismo”. A curarlo è stato Francesco Crisafulli, responsabile dell’Unità Operativa Servizio Sociale per la Disabilità Est e Ovest nel Comune di Bologna

È certamente degno di attenzione, e come tale lo segnaliamo a Lettori e Lettrici, il saggio di Francesco Crisafulli, intitolato Disabilità, valutazione multidimensionale e progetti di vita individuali: le sfide per i nuovi interventi sociosanitari territoriali e di prossimità (liberamente consultabile a questo link), che è un ampio capitolo del volume Proxima. Da Centro Polivalente a HUB di risorse per persone con autismo, curato per i tipi di FrancoAngeli da Riccardo Prandini, Maria Padula e Andrea Messori, anch’esso consultabile integralmente nel web.
Francesco Crisafulli è responsabile dell’Unità Operativa Servizio Sociale per la Disabilità Est e Ovest nel Comune di Bologna (Dipartimento Welfare e Promozione del Benessere di Comunità). (S.B.)

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Un incontro rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna

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Il 18 aprile si svolgerà a Faenza (Ravenna) un seminario di presentazione dell’app “INTESI”, servizio gratuito di interpretariato in LIS, trascrizione automatica e labiolettura, rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna. L’evento è organizzato da VEASYT, azienda specializzata nel predisporre soluzioni linguistico-tecnologiche per l’abbattimento delle barriere della comunicazione

Il prossimo 18 aprile si svolgerà a Faenza (Ravenna), un seminario di presentazione dell’app INTESI, servizio gratuito di interpretariato in LIS (Lingua dei Segni Italiana), trascrizione automatica e labiolettura, rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna.
L’incontro è organizzato da VEASYT, azienda specializzata nel predisporre soluzioni linguistico-tecnologiche per l’abbattimento delle barriere della comunicazione.
«Che cos’è INTESI? Si tratta di un’app gratuita – spiegano dall’organizzazione – che offre la possibilità di avere sempre con sé un interprete LIS e un sistema di trascrizione automatica. Uno strumento essenziale per gestire in modo autonomo appuntamenti sanitari, pratiche negli uffici pubblici e anche semplici telefonate».
Rivolto, come detto, alle persone sorde che vivono nel territorio dell’Emilia-Romagna, il seminario si svolgerà nella Sala delle Associazioni di Faenza (Via Laderchi 3/a, ore 15-17), e sarà accessibile in LIS e in italiano. (Simona Lancioni)

Si ringrazia Martina Gerosa per la segnalazione.

La partecipazione all’incontro del 18 aprile sarà gratuita (previa prenotazione tramite questo link). Per ogni informazione: info@veasyt.com.
La presente nota è già apparsa nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripresa, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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“La gioia del cibo anche con disfagia”: l’evento conclusivo a Senigallia

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«Questo è un esempio di come si possa gustare buon cibo anche se si hanno problematiche di deglutizione. Perché l’impossibilità alla convivialità è un passo verso l’isolamento e una dura perdita durante la quotidianità»: lo dicono dalla Fondazione Paladini di Ancona, promotrice del percorso denominato “La gioia del cibo anche con disfagia”, che dopo avere coinvolto tanti Istituti Alberghieri marchigiani, vivrà il 15 aprile a Senigallia l’evento finale conviviale Uno dei cibi adatti anche a persone con problemi di deglutizione, realizzati dagli Istituti Alberghieri coinvolti nel progetto della Fondazione Paladini

Dopo le lezioni tenute da clinici esperti negli Istituti Alberghieri ISS G. Celli di Piobbico (Pesaro-Urbino) e ISS Panzini di Senigallia (Ancona), che hanno coinvolto anche gli studenti di altri tre Istituti Alberghieri marchigiani (IPSSAR Santa Marta di Pesaro, IIS Einstein-A. Nebbia di Loreto e ISS Carlo Urbani di Porto Sant’Elpidio), è in programma per il 15 aprile al citato ISS Panzini di Senigallia (ore 12), l’evento finale conviviale, in cui gli stessi studenti saranno ideatori e autori dei piatti a consistenza modificata, adatti anche a persone con problemi di disfagia.
«Un esempio – sottolineano dalla Fondazione Paladini di Ancona, promotrice di tale intero percorso – di come si possa gustare buon cibo anche se si hanno problematiche di deglutizione. Perché l’impossibilità alla convivialità è un passo verso l’isolamento e una dura perdita durante la quotidianità. Cose che noi vogliamo non ci siano più!».
«Anche per questo – aggiungono dalla Fondazione – il nostro storico progetto La gioia del cibo anche con disfagia è tanto caro ai soci delle Associazioni a noi vicine e a chiunque creda che il cibo, soprattutto nel nostro Bel Paese, non sia soltanto questione di nutrizione, ma di giovialità e di vita vissuta assieme ad altri». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: info@fondazionepaladini.it.

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Una Circolare Ministeriale volta a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti

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«Credo che a differenza di altre – scrive Salvatore Nocera – una Circolare prodotta lo scorso anno dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma ancora poco nota sia agli studenti che alle famiglie, non sia invasiva della libertà di insegnamento, ma si limiti a dei suggerimenti organizzativi idonei a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti»

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diramato lo scorso anno ai Dirigenti Scolastici, esattamente il 28 aprile 2025, l’interessante Circolare n. 2443, ancora poco nota sia agli studenti che alle famiglie. Si tratta in sostanza di un invito ai docenti di non sovraccaricare gli studenti di compiti, specie per le feste, e di coordinarsi tra di loro programmando le interrogazioni, in modo tale che nello stesso giorno il medesimo studente non debba sostenere più prove, scritte e/o orali.

Questa la parte del testo da tenere presente: «È importante che la programmazione delle verifiche da svolgere in classe, così come l’assegnazione di compiti e attività di studio da svolgere a casa, siano accuratamente pianificate da ciascun insegnante, anche avendo cura di valutare quanto eventualmente già definito dagli altri docenti del team o del consiglio di classe, nonché evitando che siano consegnati sul registro elettronico in serata per l’indomani. Una tale modalità di coordinamento evita il rischio di concentrare le attività di verifica in classe e quelle personali di studio pomeridiano in un’unica giornata. In questo modo, si può garantire una più equilibrata distribuzione delle verifiche durante la settimana, evitando che i carichi di lavoro per gli studenti siano troppo condensati e gravosi, nonché assicurare una migliore organizzazione del tempo da dedicare allo svolgimento dei compiti pomeridiani, soprattutto in concomitanza con giornate festive. Infatti, la scuola è il contesto educativo che deve creare le condizioni di serenità e fiducia per lo sviluppo armonico della personalità di tutti gli studenti. Inoltre, una corretta notazione dei compiti, oltre che sul registro elettronico anche sul diario personale/agenda degli studenti, soprattutto nel primo ciclo di istruzione ma non solo, potrà consentire una crescente autonomia da parte degli alunni nella gestione dei propri impegni scolastici, come già rappresentato nella Nota Protocollo 5274 dell’11 luglio 2024, rendendo la consegna delle attività da svolgere a casa parte integrante della lezione stessa».

Ritengo dunque che questa Circolare sia un garbato invito ai docenti che però deve essere conosciuto dalle famiglie e dagli stessi giovani, nel clima di collaborazione scuola-famiglia e della funzione di dialogo educativo da instaurarsi nelle scuole. E personalmente credo anche che questa Circolare, a differenza di altre, non sia invasiva della libertà di insegnamento, limitandosi a dei suggerimenti organizzativi idonei a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti.

*Il presente contributo di riflessione è già apparso in «La Tecnica della Scuola» con il titolo “Compiti a casa: anche il Ministero invita i docenti e ‘moderarsi’” e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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La traduzione italiana delle “Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett”

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L’Associazione AIRETT ha messo a disposizione nel web la traduzione italiana delle “Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett”, manuale rivolto a terapisti, educatori e famiglie, che raccoglie indicazioni e buone pratiche per sostenere lo sviluppo delle capacità comunicative delle persone con la sindrome di Rett, patologia genetica dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità

L’AIRETT (Associazione Italiana Sindrome di Rett) ha messo a disposizione (tramite questo link) la traduzione italiana delle Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett, manuale rivolto a terapisti, educatori e famiglie, che raccoglie indicazioni e buone pratiche per sostenere lo sviluppo delle capacità comunicative delle persone con la sindrome di Rett, patologia genetica dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità.
Il documento è la traduzione di Rett Syndrome Communication Guidelines: a handbook for therapists, educators and families, pubblicato, quest’ultimo, dal team del Rett Expertise Centre Netherland-GKC. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@airett.it.

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Un manuale del CAI che propone una montagna accessibile e inclusiva

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«Rendere l’escursionismo accessibile significa riconoscere un diritto e lavorare per progettare percorsi attenti ai bisogni di ogni persona e anche dell’ambiente. Questa pubblicazione mostra che conciliare fruizione e tutela è possibile attraverso soluzioni mirate, da integrarsi armoniosamente con l’ecosistema»: si parla di “Escursionismo e accessibilità”, manuale del CAI (Club Alpino Italiano), nato in collaborazione con Terre di Mezzo Editore e realizzato da Pietro Scidurlo con la Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale del CAI 

Avvicinarsi alla montagna come spazio di incontro, e non solo come meta da raggiungere: è questo il punto di partenza di Escursionismo e accessibilità. Buone pratiche per l’autonomia e l’accompagnamento all’aria aperta, nuovo volume del CAI (Club Alpino Italiano), compreso nella collana “I Manuali del CAI” e nato in collaborazione con Terre di Mezzo Editore.
Disponibile in libreria, nei principali e-store online e sul CAI Store, il manuale affronta in modo sistematico il tema delle barriere fisiche e culturali che impediscono a molte persone di vivere l’esperienza escursionistica, offrendo strumenti concreti per abbatterle. «Escursionismo e accessibilità – si legge nella presentazione – accompagna il lettore in un percorso che unisce teoria, buone pratiche e riflessione culturale. Rendere l’escursionismo accessibile significa riconoscere un diritto e lavorare per progettare percorsi attenti ai bisogni di ogni persona e anche dell’ambiente. In tal senso, questa pubblicazione mostra che conciliare fruizione e tutela è possibile attraverso soluzioni mirate – rampe, segnaletica adeguata, infrastrutture, itinerari differenziati – da integrarsi armoniosamente con l’ecosistema».

A firmare il manuale è innanzitutto Pietro Scidurlo, con il suo punto di vista “privilegiato”, giacché è un viaggiatore con disabilità, esperto in accessibilità degli itinerari, autore per Terre di Mezzo Editore e co-fondatore dell’Associazione Free Wheels, oltreché impegnato da anni per rendere i vari Cammini storici un’esperienza aperta a tutti e tutte. Insieme a lui la Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale del CAI, nata nel 2024 per promuovere l’inclusione attraverso la montagna, con l’obiettivo di sviluppare approcci che trasformano l’esperienza dell’escursione in uno strumento di crescita personale, inclusione e socializzazione.

«Accanto agli aspetti più operativi – viene ancora spiegato -, Escursionismo e accessibilità propone una riflessione sul significato profondo dell’apertura della montagna a tutti. In un contesto in cui l’inclusione è ancora troppo spesso intesa come eccezione piuttosto che norma, l’escursionismo accessibile diventa pertanto l’occasione per costruire una nuova cultura della condivisione degli spazi naturali. Camminare insieme, con o senza disabilità, non è soltanto un’attività sportiva: è un modo per trasformare i limiti in occasione di dialogo, crescita personale e socializzazione».
«E ugualmente importante – si annota in conclusione – è l’uso di un linguaggio corretto e consapevole: per questo il manuale si arricchisce di un ampio glossario di “parole preziose”, che attraversa sia l’àmbito escursionistico che quello medico-sanitario». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@cai.it.

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La nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile sarà una casa dell’autonomia e dell’inclusione

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Una proficua sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore ha portato a creare uno spazio dedicato all’accoglienza, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con sindrome X Fragile – condizione genetica ereditaria che causa disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali – e delle loro famiglie: sarà questo la nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, che verrà inaugurata il 13 aprile a Ciampino (Roma), all’interno di un alloggio ATER della Provincia di Roma Un angolo del soggiorno dell’immobile che verrà inaugurato il 13 aprile a Ciampino

Una proficua sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore ha portato a creare uno spazio dedicato all’accoglienza, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con sindrome X Fragile – condizione genetica ereditaria che causa disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali – e delle loro famiglie: è proprio questo la nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, che verrà inaugurata il 13 aprile a Ciampino (Roma), all’interno di un alloggio ATER della Provincia di Roma di circa 45 metri quadri, concesso con affitto agevolato, a testimonianza del ruolo fondamentale dell’edilizia pubblica nel sostenere iniziative ad alto impatto sociale.
«La nuova sede – spiegano dall’Associazione – si configura come un luogo multifunzionale in cui sviluppare attività rivolte alle persone con X Fragile e alle loro famiglie, tra cui laboratori educativi e attività di socializzazione, incontri associativi e momenti formativi, percorsi e weekend di vita autonoma, finalizzati allo sviluppo delle competenze personali e relazionali. Il tutto all’insegna di un progetto che mette al centro la persona e promuove percorsi concreti di autonomia, in linea con i principi di inclusione e qualità della vita. Accanto poi alle attività interne, l’obiettivo sarà anche quello di costruire relazioni con la comunità locale, attivare collaborazioni e favorire una cultura dell’inclusione diffusa. Uno spazio, quindi, non solo per la nostra Associazione, ma per il territorio, capace di generare connessioni e opportunità».

La sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore di cui si parlava inizialmente va dunque ricercata, oltre che nel contributo dell’ATER della Provincia di Roma di cui si è detto, e naturalmente nell’impegno dell’Associazione X Fragile, anche nel determinante supporto dell’IKEA Roma, che ha provveduto a progettare e arredare integralmente l’appartamento.
All’inaugurazione del 13 aprile interverranno anche rappresentanti delle Istituzioni locali e regionali, tra cui Remo Pisani e Paolo Della Rocca, rispettivamente direttore generale e commissario straordinario dell’ATER della Provincia di Roma, Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione Sociale e ai Servizi alla Persona della Regione Lazio ed Emanuela Colella, sindaca di Ciampino. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Vanessa Sorbi (comunicazione@xfragile.net).

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Custodire l’invisibile: fragilità, amore e scrittura poetica

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È un confronto a due voci, questo incontro di Stefania Leone con Sandro Montanari – autore della raccolta di poesie, “La metrica dell’amore” -, che tratteggia un percorso sulla fragilità umana a partire dall’origine del sentimento amoroso, un percorso che si sviluppa intrecciandosi con la poesia, considerata l’arte che più si avvicina al silenzio da cui sgorga il sentimento d’amore. Ne emerge un discorso intimo e profondo, che tiene insieme pensiero, emozione, esperienza e parola poetica

Caro Sandro, nelle tue poesie si legge l’amore declinato in molteplici contesti e nelle sue diverse sfaccettature, ma secondo te amare è una forma di debolezza o di forza?
«Questa domanda riporta lo sguardo alle origini dell’amore, origini antiche. L’amore è una necessità emotiva primaria: nasce dal limite, dalla mancanza, dalla frattura. Affonda le sue radici nella nostra fragilità ontologica, nel nostro essere mortali, e proprio per questo riecheggia d’infinito. Pur nutrendosi della fragilità, l’amore è la forza che ci fa sentire vivi, il legame che ci fa salva, il profumo di un mare di cui non conosciamo i confini».

Perché scrivere un libro sull’amore utilizzando il metro della poesia e non, per esempio, quello della prosa?
«Se l’amore trae origine e nutrimento dalla mancanza, dalla frattura, allora la stessa topografia simbolica del verso – che spezzandosi rimane sospeso nel vuoto – ne custodisce la ragione profonda. La poesia è insieme depositaria e rivelatrice del segreto amoroso; è la forma d’arte che più si avvicina al silenzio da cui sgorga il sentimento d’amore».

Nelle tue poesie ci sono tue esperienze, o sono più che altro il frutto di riflessioni e speculazioni astratte? E come nasce questa tua passione?
«Per me ogni poesia nasce da un vissuto: un ricordo, un’immagine, una domanda, un dettaglio che si espande in modo imprevedibile in una trama di collegamenti interiori. Posso dire di avere incontrato la poesia senza averla cercata, almeno consciamente. Ho sentito l’urgenza di scrivere poesie dopo la morte di una persona amata: le parole hanno cominciato a premere dalle profondità della notte, fino ad aprire un varco e imprimersi sulla pagina».

Come sei ispirato quando scrivi una poesia? Si tratta di un momento in cui stai molto bene o di un momento in cui hai bisogno di trovare un rifugio?
«Non so cosa accada in quel momento, “momento” che per altro può durare giorni, mesi, talvolta anni. So solo che sento un’attrazione irresistibile verso la parola poetica. E così, anche nel silenzio della notte, posso sentire il bisogno di accendere la luce del comodino per annotare il sogno appena passato. Forse gli antichi Greci non erano lontani dalla verità quando dicevano che la poesia è concessa dagli Dei ai poeti “invasi” dalla Musa. A volte la sensazione è proprio questa: sentirmi invaso, privo di controllo. Le emozioni che emergono da questi momenti sono spesso dolorose e difficili da contenere. E allora il movimento della scrittura poetica diventa un tentativo di costruire argini alla furia di un’esondazione».

Hai fatto corsi specifici di scrittura poetica?
«Ho iniziato a scrivere le mie prime poesie senza una preparazione specifica, se non quella connessa al mio percorso di studi. Con il tempo, ho sentito la necessità di approfondire: ho frequentato gruppi di studio, seminari, eventi poetici e ho letto molti autori, studiandone la metrica, le figure retoriche, il messaggio».

Scrivi ogni giorno oppure solo in certi periodi particolari?
«Scrivo solo quando sono “invaso” dalla Musa. Accade spesso che un periodo prolifico sia preceduto da un evento emotivamente coinvolgente, come se il mio inconscio concedesse alla Musa il permesso di entrare per dare forma al caos, alla follia».

In particolare, quest’ultimo libro di poesie, La metrica dell’amore, in quanto tempo è stato realizzato?
«In questo libro sono condensati i miei ultimi quindici anni di vita. L’ho scritto seguendo un flusso non sempre continuo, sostando nei periodi di bonaccia e tornando ai versi quando il vento freddo ingrossava le onde».

Una poesia ti viene spontanea, di getto, o ti capita di rimetterci le mani più volte?
«La prima stesura nasce di getto. Viene poi il tempo della sedimentazione, durante il quale la poesia, ancora grezza, attende il “trattamento” più difficile: l’eliminazione del superfluo. È un lavoro di sottrazione, necessario per arrivare all’essenza. Un lavoro sofferto e lungo, perché implica la limatura o la rinuncia a parole, versi, talvolta intere strofe amate, che però non aggiungono nulla, anzi fanno ombra al nucleo pulsante, al silenzio attorno al quale si dipana la poesia».

Possiamo dire che questo lavoro di sottrazione, di cui parli, ha anche che fare con la relazione amorosa?
«In effetti è così, è un lavoro che ricorda la crescita di una relazione amorosa: nasce spesso di getto, come accade all’innamoramento. Ma il cammino che conduce dall’innamorarsi all’amare è lungo, fragile, mai garantito. Due persone si amano davvero quando hanno saputo eliminare il superfluo, quando dall’esperienza hanno appreso la capacità di andare all’essenza, di rinunciare all’immagine idealizzata dell’altro, riconoscendolo per ciò che è, non per ciò che si desidera diventi. È in questo prendersi cura delle parole – e dei silenzi – che l’amore, come la poesia, trova la sua possibilità di resistere alla polvere del tempo».

Ti ringrazio Sandro. In una società opulenta, veloce e rumorosa, le tue parole sono una luce ferma nella notte, che ci accompagnano a riscoprire il senso profondo del nostro cammino. 

*Stefania Leone è presidente dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), Sandro Montanari Sandro è psicologo, psicoterapeuta familiare e dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione, autore di vari saggi e recentemente della raccolta di poesie La metrica dell’amore. Ha già firmato per Superando numerosi contributi, soprattutto di àmbito culturale.

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Personale ATA: Interpello per il conferimento di incarico di DSGA sul posto disponibile e non vacante presso l’IIS Mancini-Tommasi-Todaro-Cosentino per l’A.S. 2025/2026 – prot. n. 4751 dell’8.04.2026. Pubblicazione graduatoria.

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Un progetto promosso a Firenze, per l’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple

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Si chiama “IDEA”, ossia “Inclusione, Diritti, Empowerment per l’Autonomia”, il progetto finalizzato all’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple promosso dall’Associazione Artemisia di Firenze, per approfondire la conoscenza della violenza economica e potenziare l’accesso a opportunità formative e lavorative per 10 donne beneficiarie. La fase formativa comprende anche la discriminazione multipla e la violenza nei confronti di donne con disabilità

IDEA (Inclusione, Diritti, Empowerment per l’Autonomia): si chiama così il progetto finalizzato all’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple promosso da Artemisia, Associazione di Promozione Sociale di Firenze che gestisce un Centro Antiviolenza.
Attraverso un approccio intersezionale, il progetto, che è attualmente in fase di svolgimento, intende approfondire la conoscenza della violenza economica e potenziare l’accesso a opportunità formative e lavorative per le beneficiarie. L’iniziativa è finanziata da ActionAid International Italia e dalla Fondazione Realizza il Cambiamento nell’àmbito del progetto NORA against GBV (Network of Organization for Rights and Autonomy against gender-based violence, in italiano “Rete di Organizzazioni per i diritti e l’autonomia contro la violenza di genere”), cofinanziato dall’Unione Europea.

In particolare, le beneficiarie e i beneficiari diretti sono 10 donne e/o ragazze giovani e/o neomaggiorenni (età 18/60) di nazionalità italiana e straniera (dell’Unione Europea ed Extra Unione Europea) vittime di violenza economica, domestica, sessuale, di esperienze infantili sfavorevoli, e/o di matrimoni precoci e forzati, e/o con disabilità, e/o con orientamento sessuale non binario; nonché 50 operatrici/operatori della rete interistituzionale antiviolenza che potranno fruire di una formazione in chiave intersezionale e scambiare buone pratiche.Obiettivo dell’iniziativa è aumentare l’accesso al mondo del lavoro, ottimizzando offerta e domanda nella ricerca di opportunità formative e lavorative, migliorando l’accessibilità alle opportunità formative, di tirocinio, al mondo del lavoro e all’occupabilità, grazie all’implementazione di misure di conciliazione vita-lavoro e di un approccio intersezionale.

Per quel che concerne la formazione rivolta alle operatrici e agli operatori vengono affrontati i seguenti temi: la violenza di genere verso le donne migranti e rifugiate; la violenza di genere verso le persone anziane; la violenza di genere nelle relazioni tra persone LGBTQIA+; la discriminazione multipla e la violenza nei confronti delle donne con disabilità. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Un progetto nelle scuole per educare e formare alla cultura del volontariato e dell’inclusione

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«Una reale inclusione scolastica deve trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente e proteggere i ragazzi in situazione di maggiore vulnerabilità significa proteggere il futuro stesso della nostra società»: è partito da questo assunto il progetto “A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione”, promosso dall’ABC, l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo di Trieste, che ha già raggiunto ben 6.500 tra bambini e ragazzi delle scuole

Secondo il rapporto prodotto lo scorso anno dall’ISTAT, sul tema Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi, quasi sette ragazzi su dieci dichiarano di avere subìto almeno un episodio offensivo o violento nell’ultimo anno, con il 21% che ne sarebbe vittima sistematica e su un altro versante, dal 2020 il bullismo contro la disabilità è raddoppiato.
«In un panorama educativo che punta con decisione verso l’abbattimento delle barriere – afferma dunque Giusy Battain, direttrice dell’ABC, l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo di Trieste – l’inclusione non può limitarsi a una questione di numeri o presenze in aula, deve invece trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente e proteggere i ragazzi in situazione di maggiore vulnerabilità significa proteggere il futuro stesso della nostra società».

Per rispondere dunque in maniera concreta a quella che viene considerata come un’emergenza, la stessa Battain ha voluto il progetto denominato A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione, che «pur affondando la propria genesi nel sostegno ai bambini che affrontano percorsi chirurgici complessi – spiega la promotrice -, e che presentano quindi fragilità più o meno evidenti, è un percorso rivelatosi come uno strumento universale, capace di parlare al cuore di ogni studente e studentessa».
Nel dettaglio, A scuola con ABC ha già raggiunto ben 6.500, tra bambini e ragazzi, e vanta anche una validazione scientifica internazionale sulla rivista accademica «Social Cognition», Ha inoltre ottenuto il Premio Impatto 2025, riconoscimento tra i cui promotori figura anche l’Università Bocconi di Milano, «per la capacità di trasformare la consapevolezza in risultati reali e concreti». Nato infine sul territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, il progetto punta decisamente a espandersi a livello nazionale.

ABC Bambini Chirurgici, va ricordato in conclusione, è un’organizzazione no-profit che, grazie a un accordo formale, è convenzionata con l’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste.
L’iniziativa A scuola con ABC è parte integrante del Modello ABC secondo il quale la cura di un bambino che affronta un percorso chirurgico non può esaurirsi tra le mura dell’ospedale, ma richiede un accompagnamento costante che coinvolga l’intero nucleo familiare in ogni fase del percorso. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: Elena Galbusera (elenagalbusera.press@gmail.com).

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