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Il valore e la cura delle “menti” con disabilità
L’ospite d’onore sarà Eva Feder Kittay, docente di Filosofia alla Stony Brook University (New York), una delle voci più autorevoli a livello internazionale nel campo degli studi sulla disabilità e dell’etica della cura, autrice del libro In Learning from My Daughter, recentemente pubblicato in Italia con il titolo Imparando da mia figlia. Il valore e la cura delle “menti” con disabilità (Studium, 2025; edizione critica a cura di Mabel Giraldo). E così come il suo libro si intitolerà il seminario cui appunto Kittay parteciperà, promosso per il pomeriggio del 12 maggio dal Dipartimento di Scienze Umane e Sociali e dal laboratorio di ricerca IperDEA (Inclusione per la Disabilità, l’Empowerment e l’Accessibilità) dell’Università di Bergamo (Aula 1, Sede di Pignolo, ma anche da remoto).
L’incontro sarà centrato infatti sulla presentazione dell’edizione critica italiana del volume di Kittay, per offrire uno spazio di riflessione e dialogo sui temi della cura, delle relazioni familiari e del valore delle persone con disabilità.
«Riteniamo che questo seminario – spiegano i promotori – possa rappresentare un’importante occasione di confronto anche per chi opera quotidianamente nei servizi, nelle associazioni e nei contesti del Terzo Settore, contribuendo a rafforzare il dialogo tra università, professionisti e comunità». (S.B.)
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Organico del personale educativo per l’a.s. 2026/2027
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Decreto organici personale docente .a.s. 2026-27
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E anche l’opera lirica può diventare accessibile alle persone con disabilità visive
Alcune persone cieche e ipovedenti, appassionate di opera lirica, il 18 aprile scorso, al Teatro Carlo Felice di Genova, hanno potuto assistere alla rappresentazione della Tosca, grazie all’audiodescrizione inclusiva Connect Me Too, tecnologia che rende accessibili vari tipi di eventi alle persone con disabilità uditiva attraverso sistemi di autodescrizione in tempo reale.
Già ad inizio anno era stato messo in scena Il trovatore con la stessa modalità, rendendo accessibile l’esperienza teatrale e promuovendo un percorso proiettato a una cultura sempre più aperta e partecipata, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità.
La rappresentazione di entrambe le opere citate, supportate dall’audiodescrizione, rientra nella progettualità denominata Navigare Insieme, portata avanti dallo stesso Teatro Carlo Felice e sostenuto dalla Fondazione Carige, affinché le esperienze musicali e culturali diventino fruibili da parte di tutti e tutte. Ciò è reso possibile grazie all’integrazione della tecnologia e di alcuni servizi dedicati, pensati proprio per coinvolgere un pubblico sempre più ampio e diversificato. Navigare Insieme, in particolare, è impegnata in un lavoro di co-progettazione con le Associazioni del territorio per definire soluzioni efficaci; per questo può essere considerato un modello virtuoso tra istituzioni culturali, comunità e innovazione tecnologica.
L’équipe del Teatro Carlo Felice è molto soddisfatta dell’iniziativa. «L’esperienza dell’audiodescrizione dal vivo in occasione di Tosca – ci dicono – si è rivelata un punto di forza del progetto, raccogliendo apprezzamenti unanimi e restituendo con efficacia la potenza delle immagini senza mai sovrastare il canto e la musica. Il pubblico ha partecipato con grande coinvolgimento, offrendo ottimi feedback sulla qualità della narrazione, sulla chiarezza delle descrizioni e sull’armonia con la dimensione musicale e scenica. L’audiodescrizione in diretta, realizzata da Manuela Litro e sviluppata in fase di editing in collaborazione con Noemi Zerbone dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), ha fatto registrare un esito estremamente positivo, confermando il valore di un approccio inclusivo e strutturato all’accessibilità culturale. L’iniziativa ha dimostrato quindi come l’opera possa essere pienamente fruibile anche da persone con disabilità visiva, garantendo che emozione e messaggio arrivino intatti e contribuendo ad abbattere quella barriera invisibile che spesso separa lo spettatore dalla comprensione profonda, trasformando la visione in un’esperienza autenticamente universale».
Portare l’audiodescrizione, all’interno del teatro significa applicare l’innovazione tecnologica a uno dei luoghi simbolo della cultura, rendendolo maggiormente aperto e inclusivo; inoltre, è la dimostrazione tangibile che l’arte non appartiene a chi la può vedere, ma a chi desidera viverla. In questa apertura, il teatro ritrova la sua vera anima: essere un luogo in cui l’emozione della scena e della musica diventano patrimonio di tutti.
L’audiodescrizione, in questo specifico caso, consiste in una cronaca iper-descrittiva, eseguita da un professionista del settore, che arricchisce le parti udibili dell’opera con una narrazione molto precisa di ciò che sta succedendo sia in scena (movimenti dei cantanti, mimica facciale, dettagli dei costumi indossati, acconciature e colori), sia all’interno del teatro (atmosfera, reazioni del pubblico, descrizione degli ambienti). L’audiodescrizione stessa viene trasmessa live e senza ritardo (delay) mediante la rete 5G e 4G, permettendo agli spettatori ciechi e ipovedenti di vivere l’esperienza teatrale con suggestioni ed emozioni molto forti. L’utilizzo è alquanto semplice: è sufficiente infatti scaricare l’app Connect Me Too sul proprio smartphone e navigare, seguendo le istruzioni, fino all’evento scelto e collegando gli auricolari o le cuffie.
«Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati ottenuti durante Tosca – sottolinea Tony D’Angelo, responsabile del progetto Connect Me Too per CMT Translation –: l’integrazione tecnica dell’applicazione Connect Me Too ha funzionato infatti in modo impeccabile, permettendo al pubblico di vivere un’esperienza coinvolgente e innovativa senza alcun problema. Auspichiamo che sempre più istituzioni culturali possano ispirarsi all’esempio del teatro Carlo Felice, adottando soluzioni capaci di ampliare l’accessibilità e la qualità della fruizione».
*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Genova lancia la descrizione in diretta dell’opera lirica per i ciechi” e viene qui ripreso, con diverso titolo e una serie di modifiche dovute al differente contenitore, per gentile concessione.
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Una mostra fotografica per fornire una nuova prospettiva sulla condizione delle persone con autismo
«La nostra Fondazione è nata quasi trent’anni fa con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie, promuovendo attività inclusive tra cui le Settimane Vacanze. È da queste ultime esperienze che prende forma questa mostra fotografica, ove si racconta una serie di momenti vissuti in un agriturismo del circuito delle fattorie sociali della Provincia di Pordenone»: così, dalla Fondazione Bambini e Autismo per il Futuro di Pordenone, viene presentata la mostra fotografica denominata Chissà se quello che guardo lo vedi anche tu, con immagini realizzate da Valentina Iaccarino e il commento sonoro di persone che convivono con il disturbo dello spettro autistico, un’iniziativa voluta appunto per documentare la quotidianità, i silenzi e le gioie di persone con autismo durante un periodo di svago condiviso con operatori e persone “neurotipiche”.
La mostra, organizzata dalla Fondazione insieme al Comune di Brugnera (Pordenone), verrà inaugurata nel pomeriggio di domani, 8 maggio, presso lo spazio espositivo del Canevon di Villa Varda di Brugnera (ore 18).
«A differenza delle vacanze tradizionali – sottolineano ancora dalla Fondazione Bambini e Autismo per il Futuro -, spesso fatte di luoghi affollati e ritmi imprevedibili, per le persone con autismo è fondamentale mantenere routine, prevedibilità e strumenti comprensibili per interpretare la realtà. Attraverso percorsi strutturati, abbiamo dunque costruito di volta in volta esperienze rispettose dei bisogni individuali, cercando un equilibrio tra le regole del contesto sociale e le caratteristiche dell’autismo. Gli sguardi e i sorrisi catturati nelle fotografie della mostra testimoniano l’efficacia di questo approccio e incoraggiano a proseguire su questa strada. E il reportage fotografico, realizzato con grande professionalità e rispetto da Valentina Iaccarino, nasce anche per contrastare pregiudizi e disinformazione, mostrando una realtà fatta di conquiste e felicità».
«L’obiettivo ultimo della mostra – concludono – è quello di abbattere pregiudizi e far vedere al visitatore, che mentre guarda le fotografie può sentire la registrazione di voci e commenti di persone con autismo, una nuova prospettiva sulla condizione di queste persone». (S.B.)
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PART-TIME: Decreto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
La finale del Campionato Italiano di blind tennis
Si gioca con palline sonore e per questo il pubblico è invitato a mantenere il silenzio durante il gioco: è il blind tennis, disciplina di cui il 9 e il 10 maggio a Milano si terrà la finale del Campionato Italiano, organizzata dal GSD (Gruppo Sportivo Non Vedenti Milano), in collaborazione con la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi).
Saranno circa 25 gli atleti provenienti da tutta Italia che si sfideranno nel capoluogo lombardo, supportati da altrettanti volontari.
Per la Categoria B1 (non vedenti), si gareggerà nella Palestra Santa Caterina da Siena (Via Monteverdi, 7, zona Piazza Bacone), per le Categorie B2, B3 e B4 (ipovedenti), invece, la sede sarà il Centro Sportivo Schuster (Via Padre Lodovico Morel, 2), il tutto sempre a ingresso gratuito e aperto a chiunque. (S.B.)
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Spendere cifre elevate per ottenere il certificato di disabilità
A seguito della riforma sul Progetto di Vita Individuale, nel Veneto le nuove procedure per la certificazione della disabilità si sono allungate e complicate, con il risultato che il costo del certificato, a carico del richiedente, è lievitato. Alcuni medici, infatti, rifiutano di gestire la pratica e in libera professione le famiglie devono spendere cifre anche elevate per ottenere un documento essenziale come la certificazione della disabilità. Oltre al danno, quindi, la beffa. Oltre cioè a lottare e a doversi pagare – totalmente o in parte – gli ausili, chi ne ha la necessità deve pagare anche il certificato che attesta l’invalidità: un costo di circa 200 euro, mentre in precedenza la pratica era gratuita o aveva un costo più contenuto.
Sul tema è stata anche presentata un’Interrogazione in Consiglio Regionale (disponibile a questo link) affinché la Regione Veneto sostenga le famiglie nei costi del certificato. «Risultano numerose – vi si scrive tra l’altro – le segnalazioni di casi in cui la formazione del documento funzionale al rilascio della certificazione, la cui compilazione richiede anche un’ora di tempo, è considerata a titolo di prestazione in libera professione, e che quindi il costo, che si aggira intorno ai 200 euro, venga traslato a carico del richiedente».
«Le lungaggini burocratiche e il cospicuo dispendio di tempo necessario per l’ottenimento del certificato di disabilità –si aggiunge – risultano sommamente penalizzanti, specie per i minori con disabilità, tenuto conto che il certificato costituisce un presupposto per l’attivazione di numerosi servizi come quelli in ambito scolastico o per l’erogazione di contributi economici».
All’Assessora Regionale al Sociale i Consiglieri che hanno presentato l’Interrogazione chiedono quindi «come intenda sostenere le persone affette da disabilità e le loro famiglie nel far fronte all’eccessivo costo e alla lenta procedura burocratica richiesta per la presentazione della domanda di disabilità».
Ben volentieri abbiamo dato spazio a questa puntuale segnalazione di Luca Faccio, con l’augurio che la situazione possa essere risolta al meglio per le persone con disabilità e le loro famiglie. In tal senso apprezziamo anche l’Interrogazione su tale questione presentata alla Giunta Regionale del Veneto. Un appunto però riteniamo sia doveroso: se è vero infatti che in altra parte del giornale abbiamo pubblicato un testo in cui si chiede “ai professionisti dell’informazione una maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio”, la medesima istanza la poniamo a tutti i Pubblici Amministratori. Leggere infatti due volte in quell’Interrogazione l’espressione “persone affette da disabilità” non va per niente bene, cosicché tocca ribadire per l’ennesima volta che la disabilità non è una malattia, ma una condizione! (la redazione di Superando)
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Personale docente – Esecuzione Ordinanza cautelare n. 2324 del 27/04/2026 del Tribunale di Catanzaro – Prima sezione civile – FIGLIUZZI Gabriel c/MIM
Ai professionisti dell’informazione chiediamo maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio
«Lo ribadiamo ancora una volta: le persone con disabilità non chiedono compassione né narrazioni eroiche, ma rispetto, rappresentazioni corrette e il riconoscimento della loro piena partecipazione alla vita sociale, culturale e professionale del Paese»: lo dicono dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in una nota in cui viene espressa «indignazione per le parole pronunciate dal giornalista Massimo Giannini nel corso della trasmissione di La7 diMartedì, andata in onda il 5 maggio scorso, quando, nel pieno di un dibattito, la condizione di disabilità è stata utilizzata come metafora degradante e svilente della vita umana, alimentando una narrazione offensiva nei confronti di milioni di persone con disabilità». «In particolare – sottolineano dalla FISH – il giornalista ha dichiarato: “[…] Bisogna vedere in che condizioni ci arriva, se passa gli ultimi vent’anni della sua esistenza immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che è vissuto così tanto”. Si tratta di parole gravi, che associano la vita di una persona con disabilità a un’esistenza priva di valore, dignità e significato. Un messaggio inaccettabile, che non solo ferisce profondamente le persone direttamente coinvolte e le loro famiglie, ma contribuisce ad alimentare stereotipi discriminatori e una cultura abilista che dovrebbe essere contrastata con fermezza, soprattutto nel servizio pubblico del dibattito mediatico».
«Ancora una volta – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) – la disabilità viene strumentalizzata, con toni offensivi e degradanti. Le persone che vivono su una sedia a rotelle, anche nelle condizioni più difficili, non sono individui “inermi” o “inutili”, ma sono persone che affrontano ogni giorno la vita con dignità, forza e pieno valore umano. In quel caso, invece, il noto giornalista non ha avuto esitazioni nel ricorrere a lemmi beceri, caricandoli altresì di quello stigma devastante che da anni cittadini, istituzioni, organizzazioni, tentano faticosamente di scalzare. E non è una “banale” questione di linguaggio “politicamente corretto”, ma è un’uscita che tradisce una convinzione profonda, sospingendo le persone con disabilità ad essere “cittadini di serie C”».
«Ciò che tuttavia mi ha lasciato ancor più stupito – aggiunge il Presidente della FISH – non è stato solo il contenuto di quelle parole, ma l’assenza totale di indignazione da parte dei presenti: invece del silenzio o della presa di distanza, è arrivato addirittura un fragoroso applauso!».
«La narrazione mediatica sulla disabilità dovrebbe riflettere i progressi della società civile e il rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – concludono dalla FISH -. La nostra Federazione invita quindi i professionisti dell’informazione e le redazioni televisive a una maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio, affinché non si avallino più stereotipi pietistici o svalutanti che riportano indietro di decenni il percorso di inclusione nel nostro Paese». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.L'articolo Ai professionisti dell’informazione chiediamo maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio proviene da Superando.
I.C. SCALEA – Interpello Nazionale ai sensi dell’art..13 C. 23 O.M. 88/2024 –avviso finalizzato al reclutamento di docenti forniti di titolo utile all’insegnamento della Lingua Inglese – Scuola Primaria
Nota 12049 del 7 maggio 2026 - Contratti di supplenza personale ATA - Proroghe as 2025-2026
PERSONALE ATA: Indizione, ai sensi dell’articolo 554 del decreto legislativo n. 297/1994 e dell’ordinanza ministeriale 23 febbraio 2009, n. 21, dei concorsi per titoli per l’aggiornamento e l’integrazione delle graduatorie per l’accesso ai ruoli...
Una mattinata tutta dedicata alla pace, promossa dal Municipio 5 di Milano
Il 9 maggio prossimo (ore 9.30-12.30), il Municipio 5 di Milano promuoverà una mattinata interamente dedicata alla pace, intrecciando dimensione istituzionale, partecipazione civica e dialogo tra culture e religioni.
La giornata si aprirà con un gesto simbolico: l’inaugurazione della Stele della Pace nel giardino all’ingresso del Municipio (Viale Tibaldi, 41). La Stele, che riporta il messaggio Che la pace regni sulla Terra in 16 lingue, tra cui i simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), rappresenta un invito universale alla convivenza, al rispetto e al dialogo tra i popoli.
Quindi, dopo i saluti del presidente del Municipio 5, Natale Carapellese, la Stele sarà presentata da Sonoko Tanaka e Laura Ricchina. Seguiranno la lettura del messaggio in più lingue e un momento poetico con lo scrittore e poeta senegalese Cheikh Tidiane Gaye. Interverrà inoltre Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo.
Successivamente, nella Sala Consiliare del Municipio 5, vi sarà il Consiglio Municipale Straordinario sulla pace: un momento istituzionale che intende assumere la pace stessa come responsabilità politica concreta. Interverranno, oltre al presidente del Municipio Carapellese, il presidente del Consiglio Michele Valtorta, i Capigruppo Consiliari, la presidente del Consiglio Comunale Elena Buscemi e il Consiglio dei Ragazzi e delle Ragazze, portando uno sguardo generazionale sul tema.
La mattinata proseguirà con un momento di dialogo interreligioso, introdotto da Luca Bressan della Diocesi di Milano, con la partecipazione di rappresentanti di diverse comunità religiose, a testimonianza del valore del confronto e della coesistenza.
A chiudere, la Cerimonia della Pace con la sfilata delle bandiere di tutte le nazioni, a cura del movimento internazionale May Peace Prevail On Earth International: un gesto collettivo, per restituire visivamente l’idea di una comunità plurale che sceglie la pace.
L’iniziativa sarà accessibile anche attraverso il servizio di interpretariato in LIS (Lingua dei Segni Italiana), grazie al Pio Istituto dei Sordi e in collaborazione con la Consulta Diocesana O tutti o nessuno. (Simona Lancioni)
Si ringrazia Martina Gerosa per la segnalazione.
Per maggiori informazioni: Stefania Vedovato, consigliera del Municipio 5 di Milano, tel. 338 7971010.Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al differente contenitore, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione.
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Circolare ministeriale 11814 del 6 maggio 2026 - Istruzioni e indicazioni operative supplenze scuola personale docente, educativo e ATA as 2026-2027
“Tulipani di Seta Nera”, il 19° Festival Internazionale della Cinematografia Sociale
Da domani, 7 maggio, a domenica 10, il Cinema The Space Moderno di Roma ospiterà la diciannovesima edizione di Tulipani di Seta Nera, il Festival Internazionale della Cinematografia Sociale, importante evento che ancora una volta coniugherà arte, impegno civile e grandi storie, offrendo quattro giornate di proiezioni (lungometraggi, documentari e corti), incontri e approfondimenti dedicati a temi quali l’inclusione, la diversità, il disagio giovanile e la tutela dei minori.
Sono inoltre previsti vari momenti di premiazioni, fra cui le consegne dei Premi Sorriso in diverse categorie. Tra essi, anche quelli che l’8 maggio saranno dedicati a disabilità, infanzia, giustizia e impegno sociale, con la partecipazione di rappresentanti del Terzo Settore e delle Istituzioni. (S.B.)
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Quanto è normale la curva normale?
Quanto è normale la curva normale?: si intitolerà così il seminario che si terrà nella mattinata di domani, 7 maggio a Torino (Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, nell’àmbito del Research Temporary Lab, a Palazzo Nuovo, Aula 6, Via Sant’Ottavio, 20, ore 10-13) e che vedrà quale protagonista lo scrittore e attivista Fabrizio Acanfora, in dialogo con la professoressa Tania Parisi, docente nell’Ateneo torinese.Prendendo spunto dal libro L’errore. Storia anomala della normalità di Acanfora (Luiss University Press, 2024), l’incontro verterà sui temi dell’ideologia meritocratica, delle disuguaglianze sociali e della percezione delle abilità individuali. Sarà pertanto un’occasione assai utile per riflettere su come la società definisce ciò che è “normale” e come tale definizione influenzi la valutazione del merito nonché il concetto stesso di inclusione.
L’evento (a questo link ne è disponibile la locandina) potrà essere seguito anche da remoto tramite questo link.
L’errore. Storia anomala della normalità di Fabrizio Acanfora è un saggio denso e lucido in cui l’Autore, già noto ai lettori di Superando (se ne legga ad esempio a questo link il recente contributo Disabilità ed emergenze: chi rimane indietro? Ovvero, le gerarchie di chi è utile e di chi è “sacrificabile”), decostruisce con grande lucidità il concetto stesso di “normalità”, rivelandolo come un insidioso strumento di esclusione sistematica nato in concomitanza con l’affermazione del capitalismo.
Partendo dalla sua esperienza di persona autistica, Acanfora traccia un’attenta analisi storico-filosofica e politica, mostrando come la diversità sia stata progressivamente trasformata in un “errore” da correggere o emarginare nel momento in cui i corpi e le menti hanno iniziato a essere misurati esclusivamente in base alla loro produttività. Il tutto ricordando che la disabilità, intesa come categoria umana, non esisteva prima dell’affermazione del capitalismo. È stato infatti proprio con il declino dell’ordine feudale e la nascita del sistema socioeconomico moderno, che la diversità fisica, sensoriale o cognitiva ha iniziato a essere misurata in base alla capacità di produrre e lavorare.
Attraverso l’esame di concetti come l’“uomo medio” proposto da Adolphe Quetelet in linea con la statistica ottocentesca, l’eugenetica di Francis Galton e il darwinismo sociale di Herbert Spencer, il libro unisce abilmente la critica sociale a quella politico-economica. Acanfora infatti evidenzia come l’ideologia neoliberista abbia sfruttato la normalizzazione per “atomizzare” la società, partendo dal celebre assunto di Margaret Thatcher secondo cui “la società non esiste”, esistono solo gli individui. E una critica severa viene mossa anche alla sinistra (la cosiddetta “Terza Via”), colpevole, a giudizio dell’Autore, di avere abbandonato la solidarietà e la coscienza di classe per abbracciare il dogma neoliberista.
Il libro funge anche da monito per il presente. Acanfora identifica infatti il passaggio dalla liquidità postnormale descritta da Zygmunt Bauman, a una fase reazionaria che definisce “neonormalità”. Si tratta di un ritorno a una normatività solida, autoritaria e intollerante, che cerca di limitare i diritti civili e le libertà faticosamente conquistati.
L’opera tuttavia non si limita a essere un mero atto d’accusa, ma si eleva a un accorato appello politico e sociale alla cooperazione. In tal senso Acanfora invita a superare la competizione esasperata imposta dal mercato a favore della “convivenza”, intesa come un movimento collettivo capace di riconoscere il valore della naturale variabilità umana e di ripristinare un forte senso di solidarietà.
Si tratta, in definitiva, di una lettura essenziale e provocatoria per chiunque voglia comprendere le radici profonde dell’abilismo contemporaneo e l’urgenza di costruire una società che non veda più nella differenza un difetto, ma una dimensione fondamentale e irrinunciabile dell’esistenza.
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Una maratona di accessibilità a Terni, per promuovere un modello replicabile in altre città
Tramite il sostegno di Forvia Foundation e la partecipazione attiva dell’Azienda Forvia Faurecia di Terni, arriverà il 9 maggio nella città umbra la Kimap Marathon, una maratona aperta a tutta la cittadinanza, per mappare l’accessibilità della città stessa.
L’iniziativa – che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Terni – fa parte del progetto Parent Mobility Maps, realizzato grazie al sostegno della Forvia Foundation e coordinato da Parent Project, l’Associazione impegnata in favore delle persone con distrofia muscolare di Duchenne e Becker e delle loro famiglie, in collaborazione con Kinoa Innovation Studio e con l’Associazione di clownterapia I pagliacci di Terni.
«Sarà un pomeriggio – spiegano da Parent Project – nel quale studenti e studentesse delle scuole del territorio, famiglie, volontari e volontarie e chiunque lo desideri si metteranno in movimento – a piedi, in carrozzina, in bici, con il passeggino – per osservare il territorio con uno sguardo nuovo. Quello di chi ogni giorno si confronta con le barriere architettoniche. Si tratterà infatti di una vera e propria attività di mappatura partecipativa, attraverso l’uso di Kimap, l’app di navigazione e crowdmapping per l’accessibilità ideata da Kinoa Innovation Studio. Essa permette infatti di creare e di arricchire collettivamente mappe di un numero sempre maggiore di città, con un focus specifico sull’accessibilità. E il 9 maggio sarà proprio il team di Kinoa a guidare le persone partecipanti nel percorso, organizzandole in squadre e supportandole nell’utilizzo della app».
«Il punto di partenza da cui ha preso vita l’intero progetto Parent Mobility Maps – proseguono da Parent Project – è la consapevolezza che la presenza di barriere architettoniche sul territorio rappresenta un limite non solo alla mobilità, ma anche all’indipendenza, alla realizzazione personale dei cittadini e cittadine con disabilità e alla loro possibilità di giocare un ruolo attivo nella società. In parallelo alla rimozione delle barriere architettoniche, è importante, però, lavorare su quelle culturali, diffondendo maggiore consapevolezza e informazione nella società civile rispetto ai diritti, ai bisogni e alle sfide quotidiane che affrontano le persone con disabilità. In una prima fase, quindi, è stato elaborato un modulo di formazione rivolto agli operatori ed operatrici delle due realtà partner e ai dipendenti di Forvia, per fornire loro strumenti specifici sulle distrofie di Duchenne e Becker, utili per le fasi successive. A seguire è stato realizzato un programma di attività di sensibilizzazione presso l’Istituto Comprensivo Marconi di Terni che ha posto al centro tematiche legate all’inclusione e alla mobilità accessibile. Gli studenti e le studentesse sono stati, quindi, invitati a partecipare all’attività di mappatura della città. Infine, a conclusione del progetto verrà organizzato un evento rivolto alla società civile, per analizzare i dati raccolti, discutere di barriere architettoniche, accessibilità e buone pratiche, condividere le criticità riscontrate e confrontarsi sullo stato dell’accessibilità urbana a Terni, come modello replicabile in altre città italiane». (S.B.)
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