Aggregatore di feed

Ma ci stiamo preoccupando del fatto che tanti giovanissimi stanno perdendo il senso di umanità?

Superando -

«Se, come dicono gli psicologi – scrive Salvatore Nocera, commentando l’assassinio di una persona di colore a Taranto, ad opera di giovanissimi -, i ragazzini sono portati a vandalizzare i “diversi indifesi”, se non si provvede presto, potremmo leggere sui giornali numerosi fatti di bullismo contro persone con disabilità o contro persone, specie anziane, senza fissa dimora. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito dovrebbe dunque prendersi carico dell’“ineducazione” dei giovani sul rispetto di tutti gli esseri umani» Francisco Goya, “Il sonno della ragione genera mostri”, 1797 (particolare)

Ho ascoltato questa mattina la trasmissione di Rai Radio 3 Prima pagina, dedicata oggi a quello che è stato un vero e proprio linciaggio avvenuto ieri mattina presto, ai danni di un trentacinquenne di pelle nera, che alle 5 di mattina stava recandosi in bici verso un lavoro in nero in un campo di ortaggi per pochi euro all’ora. Ciò che mi ha più sconvolto è stato apprendere che gli assassini sono stati una banda di cinque giovanissimi di cui quattro minorenni tra i 14 e i 15 anni, che giravano per il centro di Taranto in cerca di “neri da picchiare”. Cosa ancora più assurda che il delitto sia avvenuto dentro un bar, in presenza del barista che non ha chiamato la polizia e di un avventore che si è alzato per dare un pugno, non ai giovani assassini, ma al povero Sako Bakari. È vero che per questi giovanissimi disumani il nome non contava, volendo uccidere chiunque con la pelle nera fosse capitato loro a tiro, ma voglio insistere sull’indicare il nome, perché questo giovane era una persona umana, mentre per loro era un qualunque bersaglio del loro odio razzista.

Sono veramente turbato perché penso a quanti di noi abbiamo nipoti o figli dell’età di quei giovanissimi nichilisti. Mentre i nostri figli o nipoti stanno però studiando, quegli “ sbandati” hanno già alla loro età assimilato il clima di odio per i migranti che si respira purtroppo nel nostro Paese.
Quanto all’incredibile disumanità da loro acquisita, delle due l’una: o sono tra quelli che non vanno più a scuola, accrescendo il numero di coloro che danno sostanza alla “dispersione scolastica” oppure la scuola non è riuscita a fare sviluppare in loro quel senso di umanità che è il minimo che la pubblica educazione dovrebbe fare.
Se avessero abbandonato la scuola, il recente cosiddetto “Decreto Caivano” prevede l’individuazione della famiglia che viene sottoposta ad una salata sanzione pecuniaria, costringendola a rimandare a scuola i figli «inadempienti l’obbligo scolastico e formativo». Se è poi la famiglia ad essere essa stessa disagiata, allora i servizi sociali avrebbero dovuto contattarla e costringerla con la minaccia della denuncia penale. Pare però che a Taranto, come in tutta Italia, il numero di assistenti sociali sia molto scarso. Per questo ha fatto bene il Governo ad emanare una recente norma che ne aumenta il numero. Però l’ha fatto con ritardo, così come i precedenti Governi che avevano anch’essi trascurato il problema.

Se, come dicono gli psicologi, i ragazzini sono portati a vandalizzare i “diversi indifesi”, se non si provvede presto, potremmo leggere sui giornali numerosi fatti di bullismo contro persone con disabilità o contro persone, specie anziane, senza fissa dimora.
Penso che il Ministero dell’Istruzione e del Merito debba prendersi carico dell’“ineducazione” dei giovani sul rispetto di tutti gli esseri umani, qualunque ne sia lo stato esistenziale o il colore della pelle. Non ha voluto farlo per l’educazione sessuale, o meglio, lo ha rimandato con eccessive cautele alla scuola superiore; questo fatto dell’efferato assassinio di Sako Bakari richiede che la scuola svolga un compito educativo a partire dall’età infantile, in cui si apprendono esempi di vita, anche inconsciamente, tramite il comportamento o le espressioni verbali degli adulti.

Oggi ho pure appreso dalla radio che quel povero giovane era stato accolto, al suo arrivo nel nostro Paese, da un’organizzazione di volontariato. Se si obiettasse dunque a questa richiesta di impegno educativo della scuola, asserendo che la scuola è già sovraccarica di lavoro aggiuntivo all’insegnamento delle discipline scolastiche, si potrebbe replicare che il Ministero potrebbe “coprogrammare o coprogettare” attività educative nel senso richiesto, tramite convenzioni con Enti del Terzo Settore specializzati in campo educativo, ai sensi dell’articolo 55 del Decreto Legislativo 117/17 (Codice del Terzo Settore). E non si dica che il Ministero ha “ben altro a cui pensare”; l’educazione, infatti, è compito primario della scuola e questo problema del razzismo necessitava di essere contrastato già da quando si verificarono i primi casi meno gravi di insofferenza razziale.

Nell’articolo 3 della nostra Costituzione è scritto che siamo tutti «uguali senza distinzione di razza»: non si afferma dunque, come in altri casi, che «solo i cittadini hanno diritto…», si dice appunto «tutti», ossia tutti gli esseri umani. Dobbiamo quindi educare i nostri bambini e bambine, fin dalla più tenera età, a rispettare tutti gli altri, qualunque sia il colore della loro pelle.

*Il presente contributo è già apparso in «La Tecnica della Scuola» e viene qui ripreso, con diverso titolo e una serie di modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo Ma ci stiamo preoccupando del fatto che tanti giovanissimi stanno perdendo il senso di umanità? proviene da Superando.

Un’iniziativa per fare ritrovare valori umani e sociali al mondo del calcio

Superando -

«Vorrei rivolgere una proposta concreta alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e a tutte le Società calcistiche di Serie A – scrive Marco Macrì -: creare un fondo nazionale dal nome “Dai un Calcio alla Malattia”, attraverso una donazione simbolica di un euro per ogni biglietto venduto durante il Campionato. Sarebbe un gesto collettivo di solidarietà capace di trasformarsi, a fine stagione, in milioni di euro destinati alla ricerca, agli ospedali pediatrici e alle famiglie che affrontano malattie oncologiche e rare»

Mi rivolgo alla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), alla Lega di Serie A e alle Società del calcio italiano. Quest’ultimo sta attraversando un momento in cui servono cambiamenti profondi, non soltanto nella governance e nella credibilità del sistema, ma anche nella capacità di ritrovare quei valori umani e sociali che hanno sempre reso questo sport qualcosa di più di un semplice spettacolo. Per questo vorrei rivolgere una proposta concreta alla Federazione e a tutte le Società calcistiche di Serie A: creare un fondo nazionale dal nome Dai un Calcio alla Malattia, attraverso una donazione simbolica di un euro per ogni biglietto venduto durante il Campionato.
Non sarebbe un peso per i tifosi. Non una tassa, in quanto sarebbe incluso nel biglietto o nell’abbonamento. Sarebbe invece un gesto collettivo di solidarietà capace di trasformarsi, a fine stagione, in milioni di euro destinati alla ricerca, agli ospedali pediatrici e alle famiglie che affrontano malattie oncologiche e rare.
I tifosi italiani hanno già dimostrato negli anni di avere un cuore enorme in tante occasioni, se è vero che le curve degli stadi, i gruppi ultras, le Associazioni di tifosi o semplici sostenitori hanno raccolto fondi per aiutare bambini e bambine malati, famiglie in difficoltà, ospedali e reparti pediatrici. E lo hanno fatto spesso lontano dalle telecamere e senza alcun ritorno mediatico.
Questo dimostra una cosa molto semplice: la solidarietà nel calcio esiste già. Serve soltanto da re ad essa una struttura nazionale forte, trasparente e organizzata.
Con oltre 11 milioni di spettatori stagionali nel calcio italiano, anche una donazione di appena un euro per ogni biglietto permetterebbe di accumulare ogni anno cifre enormi:
° milioni di euro per la ricerca,
° sostegno ai reparti oncologici pediatrici,
° acquisto di farmaci e macchinari,
° aiuti concreti alle famiglie, costrette spesso a curarsi lontano da casa o addirittura all’estero.
In un periodo storico in cui molte famiglie affrontano difficoltà sanitarie enormi e in cui la carenza di cure e farmaci colpisce soprattutto i più fragili, il calcio potrebbe diventare parte della soluzione. Coinvolgere infatti realtà come la FondazioneTelethon, la Croce Rossa Italiana, la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e costruire progetti mirati, verificabili e trasparenti sarebbe un segnale straordinario per tutto il Paese.
Il calcio italiano muove economia, passione e milioni di persone ogni settimana. Proprio per questo oggi ha anche l’opportunità di lasciare un segno concreto nella vita di chi combatte ogni giorno la partita più difficile. Perché a volte basta davvero un euro per fare la differenza.

*Portavoce di Genova Inclusiva e referente nazionale della Rete Caregiver e Disabilità Italia (marcopompierege@gmail.com).

L'articolo Un’iniziativa per fare ritrovare valori umani e sociali al mondo del calcio proviene da Superando.

“Varco della soglia virtuale”: un monologo portato in scena da Elena Tomei

Superando -

Apprezzata attrice teatrale, donna con disturbo dello spettro autistico, Elena Tomei tornerà a portare in scena il 16 maggio al Teatro IF di Roma, nell’àmbito della rassegna “Monologando”, il testo “Varco della soglia virtuale”, scritto e diretto da Cristina Nardelli, che parla della destabilizzazione emotiva di una donna vittima di una relazione tossica nata in chat

Dopo il successo ottenuto nel marzo scorso durante la rassegna del Teatro Petrolini di Roma denominata Monologando & Dialogando, Elena Tomei – apprezzata attrice teatrale, donna con disturbo dello spettro autistico di cui seguiamo sempre con piacere le varie performance – tornerà a portare in scena il 16 maggio, nel Teatro IF della Capitale (Via Nomentana, 1018, Roma, ore 19), all’interno della rassegna Monologando, il testo Varco della soglia virtuale, scritto e diretto da Cristina Nardelli, che tra una replica e l’altra, è stato anche selezionato per la terza volta per partecipare a un concorso teatrale.
Si tratta, come è stato scritto, di un monologo «estremamente complesso e toccante, oltreché universale, che vuole far capire quanto la violenza e la manipolazione possano essere non solo fisiche, ma anche digitali, e soprattutto, se non riconosciute, possono diventare il preludio a situazioni sempre peggiori». (S.B.)

Per prenotazioni: prenotazioni@teatroif.it.

L'articolo “Varco della soglia virtuale”: un monologo portato in scena da Elena Tomei proviene da Superando.

Oltre due decenni a combattere la sindrome di Sjögren primaria sistemica, che per molti è ancora “un fantasma senza nome”

Superando -

In occasione del 21° anniversario dalla nascita dell’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), l’Associazione stessa presenterà il 15 maggio a Verona un progetto di riabilitazione che finanzierà a favore delle persone con la sindrome di Sjögren primaria sistemica, malattia non ancora inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e nel Registro Nazionale delle Malattie Rare e che per molti, dunque, è ancora come “un fantasma senza nome” L’ANIMASS ha lanciato in questi anni anche il progetto “Panchine azzurre”, che ha già riguardato numerose città italiane

In occasione del 21° anniversario dalla nascita dell’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), l’Associazione stessa presenterà nella mattinata del 15 maggio (ore 10), presso la piscina dell’Azienda Ospedaliera di Verona-Borgo Roma, un progetto di riabilitazione che finanzierà a favore delle persone malate di Sjögren primaria sistemica. Tale progetto sarà diretto da Ermes Vedovi, direttore della riabilitazione presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, e seguito nella pratica da un fisioterapista per dieci mesi a partire dal prossimo mese di settembre. Si tratterà di una ricerca osservazionale per dimostrare l’importanza della riabilitazione nelle persone con forme sistemiche di Sjögren a livello osteoarticolare.
La presentazione sarà curata da Lucia Marotta, presidente dell’ANIMASS, insieme a Ermes Vedovi, cogliendo anche l’occasione per un bilancio di 21 anni di solidarietà e volontariato, «circostanza idonea per far riflettere sulla grave e degenerativa patologia rara – come viene detto – ma anche per un momento di gioia e di condivisione con i presenti, rispetto ai risultati raggiunti e all’intensa attività socioassistenziale svolta da oltre due decenni, a titolo gratuito, a favore di chi soffre».

«Le malattie rare in tutto il mondo – sottolinea Lucia Marotta – rappresentano una condizione difficilissima per chi le vive, una lotta, a volte, contro “un fantasma senza nome” e pertanto non riconosciuto dalle Autorità della politica sanitaria. Questo determina una sottrazione di risorse, peggiorando la possibilità e la speranza di un futuro migliore per le persone affette. Ed è proprio questa la storia della malattia di Sjögren primaria sistemica, non ancora inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e nel Registro Nazionale delle Malattie Rare, nonostante il report epidemiologico nazionale che dimostra la rarità della forma primaria, pubblicato un paio di anni fa su una prestigiosa rivista internazionale di medicina. Tale condizione, dunque, aumenta il disagio e la sofferenza delle persone malate per le quali non ci sono farmaci curativi, mentre l’uso dei sostitutivi (farmaci di fascia C), oltreché dei trattamenti riabilitativi fisici e delle cure odontoiatriche sono a carico di chi soffre. Ancora oggi, inoltre, vengono effettuate diagnosi errate di malattia di Sjögren primaria sistemica».

Patologia che colpisce in grande maggioranza le donne (in proporzione di 9 a 1), la sindrome di Sjögren primaria sistemica è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa e inguaribile che può attaccare tutte le mucose dell’organismo: occhi, bocca, naso, reni, pancreas, fegato, cuore, apparato cardiocircolatorio, apparato osteo-articolare e polmonare, degenerando spesso in linfoma non-Hodgkin, con conseguenze fatali per il 5-8% delle circa 12.000/16.000 persone malate. Tra le malattie autoimmuni è quella con il più alto rischio di linfoproliferazioni (44 volte superiore alla popolazione generale), oltre a provocare gravi effetti non soltanto sotto l’aspetto clinico e psicologico, ma anche nei confronti della vita sociale e affettiva.
A causa della complessità clinica, una diagnosi precoce e una prevenzione mirata sono sempre molto difficili, ma assolutamente necessarie e per superare questo pesante ostacolo identificativo è opportuno lavorare in rete per la presa in carico a trecentosessanta gradi delle persone malate. Ed è importante anche la conoscenza tra i giovani, per creare attenzione e accoglienza nei confronti dei coetanei/coetanee colpiti da una malattia rara invisibile come questa, che coinvolge anche la fascia pediatrica. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: animass.sjogren2005@gmail.com.

L'articolo Oltre due decenni a combattere la sindrome di Sjögren primaria sistemica, che per molti è ancora “un fantasma senza nome” proviene da Superando.

“Niente da nascondere”: lo spazio scenico come luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza

Superando -

Diversi spazi culturali di Milano diventeranno dal 15 al 19 maggio il palcoscenico per “Nothing to Hide” (“Niente da nascondere”), performance internazionale di danza inclusiva nata all’interno del progetto europeo “Biokinetics”, «non solo uno spettacolo – come è stato detto -, ma un incontro, un momento in cui i corpi si relazionano, le differenze diventano linguaggio e la scena si trasforma in un organismo vivente, in continua evoluzione, un luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza» Performer con e senza disabilità di “Nothing to Hide” (“Niente da nascondere”)

«Milano diventerà nei prossimi giorni il palcoscenico per Nothing to Hide (“Niente da nascondere”), performance internazionale di danza inclusiva nata all’interno del progetto europeo Biokinetics, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea. Ma Nothing to Hide non è solo uno spettacolo: è un incontro, un momento in cui i corpi si relazionano, le differenze diventano linguaggio e la scena si trasforma in un organismo vivente, in continua evoluzione»: lo dicono dalla Fondazione Mantovani Castorina di Milano, organizzatrice ormai da alcuni anni di una manifestazione interessante e importante come il Festival delle Abilità, che è anch’essa tra i partner di questo arrivo nel capoluogo lombardo di Nothing to Hide, che riunisce performer con e senza disabilità provenienti da Grecia, Italia e Portogallo, «dando vita – viene spiegato ancora – a un’esperienza scenica che supera i confini tra danza, teatro e tecnologia. Infatti, attraverso un linguaggio artistico radicalmente inclusivo, l’opera mette in discussione le convenzioni del movimento, della presenza e dell’identità, aprendo nuove possibilità di relazione tra performer e pubblico».

Dal 15 al 19 maggio, dunque, lo spettacolo sarà presentato in diversi spazi culturali della città (a questo link il calendario completo), attraverso un programma che intreccerà performance, esposizioni e momenti di confronto con il pubblico, trasformando Milano in un vero e proprio laboratorio aperto di ricerca artistica e partecipazione.
La direzione artistica internazionale del progetto è affidata a Jiorgos S. Christakis (Dagipoli Dance Company – Grecia), Vlad Scolari (Fondazione Mantovani Castorina – Italia), Marco De Meo (Contamina APS) e Bruno Rodrigues (Vo’Arte – Portogallo), in collaborazione con En Drasi Theatre Company.
«“Niente da nascondere” – concludono dalla Fondazione Mantovani Castorina – diventa così una dichiarazione poetica e politica: un invito a condividere lo spazio scenico come luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: fondazionemantovanicastorina2@gmail.com (Roberta Curia).

L'articolo “Niente da nascondere”: lo spazio scenico come luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza proviene da Superando.

Robotica, disabilità, età evolutiva e intelligenza artificiale: tre intense giornate a Tirrenia

Superando -

Il supporto che la robotica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie all’avanguardia possono dare a bambini/bambine e ragazzi/ragazze con disabilità motorie, cognitive e sensoriali, diventando strumenti di inclusione e gioco: sarà questo, dal 15 al 17 maggio, al centro delle tre giornate di incontri, laboratori didattici, giochi, sport, dimostrazioni e spettacoli che animeranno la sesta edizione del “Festival della Robotica”, presso il Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia (Pisa)

Il supporto che la robotica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie all’avanguardia possono dare a bambini/bambine e ragazzi/ragazze con disabilità motorie, cognitive e sensoriali, diventando strumenti di inclusione e gioco: sarà questo, dal 15 al 17 maggio, al centro delle tre giornate di incontri, laboratori didattici, giochi, sport, dimostrazioni e spettacoli che animeranno la sesta edizione del Festival della Robotica, presso il Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia (Pisa), manifestazione da quest’anno intitolata alla memoria del professor Franco Mosca, che nell’attuale edizione (Robots & Kids), come si legge nella presentazione, intende andare «oltre le barriere, con una nuova prospettiva che metta al centro disabilità, età evolutiva e tecnologie, per vivere in modo condiviso e partecipato un’esperienza unica, nata dalla collaborazione tra ricerca scientifica, associazioni e imprese».

Il programma dell’evento è curato da Mauro Ferrari, presidente della Fondazione Tech Care che organizza il Festival insieme al Comune di Pisa, all’IRCCS Fondazione Stella Maris, all’Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant’Anna, avvalendosi anche del supporto di numerosi centri clinici e di ricerca nazionali, oltreché di Associazioni impegnate sulla disabilità. La manifestazione, inoltre, è sostenuta dalla Regione Toscana, dal Consiglio Regionale della Toscana stessa e dalle Fondazioni Pisa e ARPA.

«Saranno numerosi i momenti di riflessione e sperimentazione inclusiva – spiegano i promotori -, tra percorsi sensoriali e laboratori didattici e creativi con lavori di gruppo. Riteniamo importante, in particolare, la riflessione guidata, pensata per far emergere e mettere in discussione stereotipi e pregiudizi legati alla disabilità: attraverso brainstorming, disegni, parole chiave e confronto, i partecipanti saranno invitati a interrogarsi sulle rappresentazioni più comuni della disabilità e sui bisogni che spesso vengono attribuiti in modo automatico alle persone».

Per quanto poi concerne le attività ludiche, esse saranno svolte da bambini/bambine e ragazzi/ragazze con e senza disabilità, in un contesto di sana competizione, organizzate in collaborazione con le Associazioni delle famiglie, che parteciperanno alla progettazione dei giochi e alle esperienze interattive. Si potranno dunque provare il tiro con la balestra, l’arrampicata adattata, la boccia paralimpica, il robobasket e sono previste anche esibizioni di touch-tennis e una gara di ciclismo adattato. E ancora, i più piccoli potranno incontrare Abel, robot umanoide realistico progettato per interagire in modo naturale, coinvolgente ed empatico con le persone. I ragazzi, infine, potranno sperimentare il controllo di altri robot umanoidi attraverso app, controller e comandi vocali e imparare a costruire un robot con l’intelligenza artificiale.

«L’area espositiva – sottolineano quindi da Tech Care -, che sarà uno spazio di confronto e di prova di dispositivi innovativi, ospiterà aziende, università, associazioni e gruppi di ricerca accademici impegnati nello sviluppo di tecnologie avanzate per l’inclusione e di supporto alla disabilità, esibendo le novità in àmbito riabilitativo e assistivo. Da non perdere, tra le dimostrazioni, la CAB (Carrozzina Abilitante alla Balneazione), soluzione pensata per favorire l’accesso al mare e alla balneazione da parte di persone con disabilità motoria, nata da tecnologie derivate dal settore subacqueo e funzionante con un sistema di propulsione pneumatica, senza batterie né motori elettrici. A curare la dimostrazione saranno Vincenzo Genovese (Istituto di Biorobotica SSSA), Marco Presenti ingegnere meccanico), Davide Bani e Alberto Gabbrielli (Cineclub Arsenale, Bagno degli Americani), Soriano Ceccanti (esperto di sistemi per la mobilità). E ancora, è in programma anche la dimostrazione di una carrozzina motorizzata per outdoor e ambienti impervi, a cura di Francesco Bucchi e Luca Miglino dell’Università di Pisa, sena dimenticare le dimostrazioni di cani robot a cura di Manolo Garabini dell’Università di Pisa e la demo sul percorso moto di Nicola Dutto».

Durante la tre giorni, non mancheranno certo i dibattiti, che affronteranno di volta in volta temi relativi alle tecnologie emergenti al servizio della riabilitazione e inclusione in età evolutiva, per lo sport e per il tempo libero. E sono in programma anche tre tavole rotonde, dedicate rispettivamente ai bisogni e alle aspirazioni delle persone con disabilità, per il diritto di costruire un progetto di vita pieno e autodeterminato; all’innovazione responsabile in età evolutiva, mettendo in dialogo ricerca, impresa, clinica e assistenza per comprendere come robotica e intelligenza artificiale possano diventare strumenti sostenibili e strutturali nei percorsi pediatrici; al rapporto tra robotica, intelligenza artificiale e disabilità, esplorando autonomia, rappresentazione pubblica e sport come laboratorio per interrogare potenzialità, limiti e disuguaglianze delle tecnologie applicate al corpo e alla vita quotidiana.

In calendario, infine, vi sarà una Call for Solutions, per raccogliere proposte operative e immediatamente implementabili nell’ambito della robotica e dell’intelligenza artificiale, valorizzando soluzioni semplici, adattamenti intelligenti di tecnologie già esistenti o modelli organizzativi replicabili. «L’obiettivo – viene infatti spiegato – non è la ricerca sperimentale avanzata, ma l’applicazione concreta».

E tra gli spettacoli, da segnalare nel pomeriggio del 16 maggio l’esibizione di Andrea Barbini al pianoforte (ore 15) e in serata (ore 21) un talk show con Francesco Fanucchi e Ivano Bisi, moderato da Saso Zappia. (S.B.)

La partecipazione al Festival della Robotica sarà gratuita. Al sito ufficiale è disponibile il programma completo, oltre ai link per registrarsi e iscriversi alle varie attività. Per ulteriori informazioni: festivalrobotica@lawhite.it.

L'articolo Robotica, disabilità, età evolutiva e intelligenza artificiale: tre intense giornate a Tirrenia proviene da Superando.

Francesco Mercurio, un autore sordocieco al Salone Internazionale del Libro

Superando -

«Con la passione e il giusto supporto anche i sogni che sembrano più lontani possono diventare realtà»: a dirlo è Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro, che sarà certamente la prima persona sordocieca a partecipare come autore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si aprirà domani, 14 maggio, nel capoluogo piemontese. Lo farà con il suo thriller fantascientifico “Boris Giuliano, un poliziotto del XXIII secolo” Francesco Mercurio

Cieco dalla nascita, ha iniziato a perdere l’udito dall’età di 10 anni: Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro, sarà certamente la prima persona sordocieca a partecipare come autore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si aprirà domani, 14 maggio, nel capoluogo piemontese, e lo farà con il suo libro Boris Giuliano, un poliziotto del XXIII secolo, thriller fantascientifico ambientato in un immaginifico 2200.
«Edito da Accornero – come si legge nella presentazione -, il libro di Mercurio è il primo di una saga che trasporterà i lettori in un futuro distante, in cui tutti i Paesi della Terra si saranno federati sotto l’egida dell’Unione Umana. L’ambientazione si apre su un mondo completamente trasformato, dove la crisi climatica sarà stata superata e l’umanità avrà esteso la propria presenza fino a una distanza di mille anni luce. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici e sociali, il lato oscuro dell’umanità continuerà a emergere, dando vita a una storia ricca di suspense e riflessioni profonde».

«Essere al Salone del Libro – dice l’Autore di Boris Goiuliano, un poliziotto del XXIII secolo – rappresenta per me molto più della presentazione di un romanzo: è un messaggio potente di inclusione e autodeterminazione per tutte le persone sordocieche, in quanto dimostrazione che, la mancanza della vista dalla nascita e dell’udito nel corso della vita, non sono un freno alla volontà, alla passione e alla fantasia. Con la passione e il giusto supporto, infatti, anche i sogni che sembrano più lontani possono diventare realtà».
Non è per altro la prima volta che Francesco Mercurio è autore di storie. Da anni, infatti, collabora come sceneggiatore alla scrittura dei testi per gli spettacoli del Cantiere dei Sogni, compagnia teatrale della Lega del Filo d’Oro, composta da utenti con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, volontari e attori amatoriali. Appassionato inoltre di volo, equitazione, nuoto, teatro e letteratura, Mercurio è un uomo eclettico, grintoso e caparbio, da sempre impegnato nella tutela dei diritti delle persone sordocieche. A Torino sarà presente presso lo stand di Accornero Edizioni (Padiglione 2, Stand G65), il 15, 16 e 17 maggio (ore 17-21), con uno spazio dedicato agli incontri con il pubblico. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Federica Pugliese (f.pugliese@inc-comunicazione.it).

L'articolo Francesco Mercurio, un autore sordocieco al Salone Internazionale del Libro proviene da Superando.

A Milano il concerto di fine triennio del percorso di MusicoTerapiaOrchestrale di Esagramma

Superando -

Il 16 maggio a Milano è in programma un concerto sinfonico inclusivo organizzato dalla Fondazione Sequeri Esagramma, realtà che da oltre 40 anni crea esperienze orchestrali inclusive per valorizzare l’individualità di ciascuno attraverso la musica. Sul palco si esibirà su musiche di Čajkovskij un’orchestra di musicisti con e senza disabilità, che da tre anni frequentano il percorso di MusicoTerapiaOrchestrale promosso da Esagramma Componenti dell’orchestra di Esagramma

Nel pomeriggio del 16 maggio all’Auditorium Baldoni di Milano (Via Quarenghi, 21, ore 17), è in programma un concerto sinfonico inclusivo organizzato dalla Fondazione Sequeri Esagramma, realtà di cui già tante volte ci siamo occupati anche sulle nostre pagine, che da oltre quarant’anni crea esperienze orchestrali inclusive per valorizzare l’individualità di ciascuno attraverso la musica.
Sul palco si esibirà un’orchestra di musicisti con e senza disabilità, che da tre anni frequentano il percorso di MusicoTerapiaOrchestrale promosso da Esagramma, lavorando con la musica su competenze di relazione, modulazione del sé, attenzione, manualità fine e che ora è pronta per donare al pubblico i frutti del proprio lavoro.

Il programma prevede l’esecuzione di un arrangiamento della Sinfonia n°1 di Čajkovskij e il format programmato, sia per la durata che per le modalità di svolgimento, sarà accessibile anche a un pubblico di bambini e persone che non abbiamo mai frequentato concerti sinfonici.
L’ingresso sarà gratuito, ma con prenotazione (tramite questo link). (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sul concerto del 6 maggio; a quest’altro link vi è invece una sintesi della lunga storia di Esagramma; a questo ulteriore link, infine, è presente un testo sul percorso di MusicoTerapiaOrchestrale di Esagramma. Per altre informazioni: Francesca Vergani (francesca.vergani@esagramma.net).

L'articolo A Milano il concerto di fine triennio del percorso di MusicoTerapiaOrchestrale di Esagramma proviene da Superando.

Aggiornamenti e prospettive sulla sindrome di Usher

Superando -

Aggiornamenti e prospettive future riguardanti la sindrome di Usher, condizione ereditaria che causa delle anomalie all’orecchio interno e alla retina dell’occhio: sarà questo al centro del seminario a partecipazione gratuita promosso per il 15 maggio dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro, presso la propria sede di Osimo (Ancona), ma fruibile anche online, incontro che si avvarrà del patrocinio di UNIAMO, la Federazione Italiana Malattie Rare, e della SIOH (Società Italiana di Odontostomatologia per l’Handicap) Mani che comunicano

Aggiornamenti e prospettive future riguardanti la sindrome di Usher, affrontando sia aspetti medici che riabilitativi: sarà questo al centro del seminario a partecipazione gratuita, denominato appunto La sindrome di Usher. Aggiornamenti e prospettive, promosso dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro per il 15 maggio, presso la propria sede di Osimo (Ancona), ma fruibile anche online. L’incontro si avvarrà del patrocinio di UNIAMO, la Federazione Italiana Malattie Rare, e della SIOH (Società Italiana di Odontostomatologia per l’Handicap).
«L’attenzione – spiegano i promotori – sarà focalizzata anche sulla riabilitazione mirata e sulle tecnologie assistive volte a favorire l’indipendenza, l’accessibilità e l’inclusione perché l’autonomia delle persone con sindrome di Usher, seppure articolata e complessa, è possibile».
Il seminario è rivolto in particolare alle persone con la sindrome di Usher, ai loro familiari, ai caregiver, ma anche a professionisti del settore sanitario, educativo-riabilitativo, sociale e ai ricercatori.

La sindrome di Usher è una condizione ereditaria che causa delle anomalie all’orecchio interno e alla retina dell’occhio (retinite pigmentosa). Questo può provocare diversi livelli di perdita dell’udito o della vista, da cui possono dipendere anche eventuali problemi di equilibrio. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro del 15 maggio. Per ulteriori informazioni: ceccarani.p@legadelfilodoro.it (Patrizia Ceccarani).

L'articolo Aggiornamenti e prospettive sulla sindrome di Usher proviene da Superando.

Si rafforza il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale

Superando -

Rafforzare il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale: è l’obiettivo dei due protocolli d’intesa siglati a Roma, negli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, tra la Fondazione IAPB Italia, la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi) e l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) I protagonisti dei protocolli d’intesa sottoscritti a Roma, insieme al ministro Abodi (terzo da sinistra in prima fila)

Rafforzare il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale: è questo l’obiettivo dei due protocolli d’intesa siglati nei giorni scorsi a Roma, negli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, tra la Fondazione IAPB Italia, la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi) e l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
I due protocolli rappresentano un grande passo verso la costruzione di un sistema integrato che valorizza lo sport come strumento di benessere, riabilitazione e partecipazione attiva per le persone con disabilità visiva.

L’intesa tra la Fondazione IAPB Italia e la FISPIC punta a integrare competenze cliniche e sportive, con particolare attenzione alla classificazione visiva degli atleti, elemento essenziale per la partecipazione paritaria alle competizioni paralimpiche. In questo ambito, il Polo Nazionale di Ipovisione di IAPB Italia svolgerà un ruolo centrale nell’organizzazione delle visite di classificazione e nella valutazione diagnostica e funzionale degli atleti. L’accordo prevede inoltre attività congiunte di formazione del personale medico e lo sviluppo di un centro studi dedicato al rapporto tra sport e riabilitazione visiva.
Con il protocollo tra l’UICI e la FISPIC, invece, si intende rafforzare il lavoro comune sul piano associativo, territoriale e promozionale con l’obiettivo di diffondere la pratica sportiva tra le persone con disabilità visiva. Tra i punti qualificanti, l’istituzione di una Commissione Paritetica nazionale permanente, per attuare strategie comuni di sviluppo e organizzare almeno un evento sportivo annuale di alto livello. Si punta inoltre a realizzare iniziative di sensibilizzazione pubblica e a definire percorsi condivisi di formazione di istruttori e praticanti.
Particolare attenzione è riservata all’accessibilità alla pratica sportiva per tutti e alla capillare diffusione delle iniziative sul territorio, grazie alla rete delle Sezioni UICI presenti in tutte le Province d’Italia.

«Questo accordo – ha dichiarato Mario Barbuto, presidente dell’UICI e di IAPB Italia – rappresenta un esempio concreto di come la riabilitazione visiva e il benessere sociale promosso tramite lo sport debbano procedere insieme per avere i migliori risultati. Mettiamo a disposizione le alte competenze scientifiche e cliniche del nostro Polo Nazionale per migliorare il controllo dello spazio da parte degli atleti e accrescere i momenti di socializzazione e partecipazione attiva. Lo sport è uno strumento straordinario di autonomia, socialità e crescita da diffondere e rendere accessibile a tutti».
«Le sinergie attivate – ha affermato dal canto suo Silverio Alviti, presidente della FISPIC – ci permettono di rafforzare ulteriormente il ruolo dello sport come leva di inclusione, attraverso una maggiore promozione su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è definire procedure certe e uniformi per i percorsi di classificazione visiva dei nostri atleti, in conformità con gli standard internazionali, promuovendo altresì iniziative formative e scientifiche».
Con la firma dei due protocolli, dunque, le tre organizzazioni hanno confermato il proprio impegno nel promuovere politiche integrate per la salute, l’inclusione e lo sviluppo dello sport paralimpico.
Le parti hanno espresso sentimenti di gratitudine nei confronti del ministro Abodi per la sensibilità e l’attenzione dedicate al tema.

*Il presente contributo è già apparso nel magazine di Mirella Madeo «AboutPeople» e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo Si rafforza il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale proviene da Superando.

Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità

Superando -

Domani, 13 maggio, a Pomigliano d’Arco (Napoli), ci si interrogherà sui temi dell’inclusione, dell’autonomia e dei diritti delle persone con disabilità, con l’incontro denominato “Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità”, promosso dall’Associazione Orientamento Autismo APS, in collaborazione con la Federazione FISH Campania

Dopo il successo delle attività e degli eventi ospitati nella corte di Palazzo Pranzataro, a Pomigliano d’Arco (Napoli), dove per un anno ha preso forma progetto di co-housing Frida Kahlo, il medesimo territorio tornerà a interrogarsi sui temi dell’inclusione, dell’autonomia e dei diritti delle persone con disabilità. Accadrà nel pomeriggio di domani, 13 maggio, quando alle 16.30 Palazzo Pranzataro ospiterà l’incontro Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità, promosso dall’Associazione Orientamento Autismo APS, in collaborazione con la FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
Al centro dell’iniziativa vi è proprio il lavoro portato avanti negli anni da Orientamento Autismo, realtà nata nel 2013 dall’esperienza diretta di famiglie che, dopo la diagnosi dei propri figli, hanno scelto di trasformare il disorientamento iniziale in sostegno concreto, ascolto e accompagnamento per altre persone. Un’Associazione che, nel tempo, è diventata un punto di riferimento per molte famiglie del territorio, grazie a un impegno costante nella diffusione di informazioni corrette sui diritti, sui trattamenti scientificamente validati, sui sostegni previsti dalla legge e sulle opportunità sociali ed educative disponibili.
Tra le figure di riferimento vi è la dottoressa Carmen Mosca che, insieme agli altri genitori fondatori, ha contribuito non solo alla nascita dell’Associazione, ma anche alla creazione della Cooperativa Sociale Aliter, impegnata nella costruzione di percorsi inclusivi e di autonomia sul territorio.
L’Associazione aderisce inoltre alla già citata Federazione FISH, rafforzando così il proprio impegno nella tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

L’incontro di domani sarà aperto a famiglie, educatori, operatori sociali, professionisti, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di creare rete e approfondire il tema del Progetto di Vita, oggi al centro della riforma sulla disabilità fortemente voluta dalla ministra per le Disabilità Locatelli.
Il Progetto di Vita stesso trova il proprio fondamento normativo nelle Leggi 104/92, 328/00, 112/16 sul “Dopo di Noi” e 18/09, che ha ratificato nel nostro Paese la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, riconoscendo il diritto alla piena partecipazione sociale e all’autonomia personale. Oggi, il riferimento normativo principale è rappresentato dal Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, che ridefinisce il Progetto di Vita come un diritto concreto ed esigibile, costruito attorno alla persona, ai suoi desideri, alle sue capacità e alle sue aspirazioni. La riforma supera definitivamente l’idea della persona con disabilità come semplice destinataria di assistenza, riconoscendole invece il diritto a partecipare pienamente alla vita sociale, scolastica, lavorativa e relazionale. Il nuovo modello introduce inoltre una presa in carico multidimensionale e personalizzata, coinvolgendo servizi sociali, sanitari, educativi e territoriali, con l’obiettivo di costruire percorsi realmente inclusivi e orientati all’autonomia.
Non è un caso che l’incontro di domani a Pomigliano d’Arco arrivi pochi giorni dopo la Giornata Europea per la Vita Indipendente, celebrata il 5 maggio scorso e promossa dall’ENIL (European Network on Independent Living), nata per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’autonomia e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità, elementi fondamentali per la piena realizzazione dei diritti umani. Tale ricorrenza europea si pone infatti l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e cittadini sul diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente e ad essere pienamente incluse nella comunità, evidenziando le barriere che ancora oggi limitano la piena partecipazione sociale e promuovendo politiche sempre più in linea con la Convenzione ONU.

Durante il confronto si parlerà dunque di autodeterminazione, vita indipendente, reti territoriali e coprogettazione tra istituzioni, famiglie e Terzo Settore, temi oggi centrali nella costruzione di percorsi realmente inclusivi. Interverranno Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania; Daniele Romano, già a propria volta presidente della stessa FISH Campania, impegnato da anni nelle politiche sociali e dell’inclusione; Vincenzo Gargiulo, garante dei Diritti delle Persone con Disabilità del Comune di Napoli; Domenico Leone, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pomigliano d’Arco; Gelsomina Romano, dirigente delle Politiche Sociali dello stesso Comune di Pomigliano d’Arco; Sara D’Angelo, coordinatrice dell’Ambito Territoriale Campano N25.
L’iniziativa rappresenterà anche l’ennesima conferma di un territorio che continua a mostrarsi sensibile e attento ai temi dell’inclusione sociale e della partecipazione delle persone con disabilità. A Pomigliano d’Arco, infatti, istituzioni, associazioni e realtà del Terzo Settore stanno costruendo negli anni percorsi condivisi che mettono al centro dignità, autonomia e diritti, testimoniando concretamente che in questo territorio non si intende lasciare indietro nessuno.

Per iscriversi al convegno fare riferimento a questo link. Per altre informazioni: info@coopaliter.it.

L'articolo Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità proviene da Superando.

A Reggio Calabria un’esperienza unica di contatto con l’acqua per ragazzi nello spettro autistico

Superando -

Il 17 maggio, nel Centro Sportivo Andrea Maria di Pentimele, quartiere di Reggio Calabria, vi sarà il primo “Open Day” gratuito del progetto “SUP & Disabilità Cognitiva – Il mare per tutti”, promosso dall’ASI Calabria, in collaborazione con le Associazioni Blue Tribe e Insieme per la Città, con l’obiettivo di offrire a ragazzi a partire dagli 8 anni, che si trovano nello spettro autistico, un’esperienza unica di contatto con l’acqua, attraverso il “SUP — Stand Up Paddleboarding”, disciplina di crescente diffusione

Il 17 maggio prossimo, nel Centro Sportivo Andrea Maria di Pentimele, quartiere di Reggio Calabria, si terrà il primo Open Day gratuito del progetto SUP & Disabilità Cognitiva – Il mare per tutti, promosso dall’ASI Calabria, in collaborazione con l’Associazione Sportiva Dilettantistica calabrese Blue Tribe e con l’Associazione di Promozione Sociale Insieme per la Città.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rendere il mare accessibile ai ragazzi a partire dagli 8 anni che si trovano nello spettro autistico, offrendo loro un’esperienza unica di contatto con l’acqua, attraverso il SUP — Stand Up Paddleboarding (“Pagaiare in piedi”), disciplina acquatica di crescente diffusione.
«Dal punto di vista dell’analisi comportamentale – sottolinea Daniela Gullace, analista del comportamento -, l’interazione con l’acqua e le attività motorie strutturate rappresentano un contesto privilegiato per favorire la regolazione emotiva, lo sviluppo delle abilità sociali e il potenziamento dell’autonomia nei ragazzi che sono nello spettro autistico. Il SUP, in particolare, offre stimoli sensoriali controllati e un ambiente naturalmente motivante che può fare la differenza nel percorso di ogni ragazzo. Guardare infatti un bambino salire su una tavola e trovare il proprio equilibrio è, in tutti i sensi, qualcosa di straordinario». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per ulteriori informazioni (e per partecipare all’iniziativa): info@bluetribe.surf.

L'articolo A Reggio Calabria un’esperienza unica di contatto con l’acqua per ragazzi nello spettro autistico proviene da Superando.

Per l’inclusione di persone con sindrome di Down negli uffici per le risorse umane

Superando -

Non più inserimenti marginali o simbolici ma un ruolo attivo nei processi di selezione del personale: è la sfida di “UP HR 2026”, progetto della Società MaloHR e di Up Impresa Sociale, in collaborazione con l’Università di Pisa, che vivrà il proprio momento conclusivo domani, 13 maggio, con gli studenti e le studentesse dell’Ateneo pisano che presenteranno le proprie proposte per l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down all’interno degli uffici per le risorse umane e quella giudicata migliore verrà sviluppata e realizzata

Non più inserimenti marginali o simbolici ma un ruolo attivo nei processi di selezione del personale: è la sfida di UP HR 2026, progetto sviluppato da MaloHR, Società di consulenza in àmbito di risorse umane, con sede a Lucca, e di Up Impresa Sociale, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa.
L’iniziativa vivrà il proprio momento conclusivo nel pomeriggio di domani, 13 maggio, presso la sala convegni del Polo Didattico delle Piagge di Pisa (Via Matteotti, 11, ore 15), dove gli studenti e le studentesse del corso di Gestione delle Risorse Umane, della Laurea Magistrale in Comunicazione d’Impresa e Politica delle Risorse Umane, presenteranno le proprie proposte per l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down all’interno degli uffici per le risorse umane.
L’idea migliore, quindi – selezionata da una commissione composta dai docenti Federico Niccolini e Maria Silvia Fiorelli, dall’executive project lead di Up Impresa Sociale, Ivana Di Biase, dall’executive board member di MaloHR, Debora Galligani e da Marco Bartoletti, presidente dell’azienda BB S.p.a. che offre stabili opportunità lavorative anche a persone con disabilità – sarà sviluppata e realizzata entro la fine dell’anno con il supporto di MaloHR.
All’incontro di domani, aperto dai saluti di Andrea Borghini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, parteciperà anche l’attore e conduttore televisivo Paolo Ruffini, fondatore executive project lead di Up Impresa Sociale, da tempo impegnato sui temi dell’inclusione sociale e lavorativa. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Lucrezia Ceccarelli (lucrezia@hlstampa.com).

L'articolo Per l’inclusione di persone con sindrome di Down negli uffici per le risorse umane proviene da Superando.

Si parlerà anche di donne con disabilità al webinar “Convenzione di Istanbul: a che punto siamo?”

Superando -

È promosso da D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), l’incontro online in programma per domani, 13 maggio, denominato “Convenzione di Istanbul: a che punto siamo? Nuove raccomandazioni dal GREVIO e dal Consiglio d’Europa per la corretta applicazione in Italia” e vi si parlerà anche di una serie di priorità riguardanti le donne e le ragazze con disabilità

È promosso da D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), l’incontro online in programma per il pomeriggio di domani, 13 maggio (ore 17-19), denominato Convenzione di Istanbul: a che punto siamo? Nuove raccomandazioni dal GREVIO e dal Consiglio d’Europa per la corretta applicazione in Italia.
«L’Italia ha ancora molte e importanti mancanze nell’applicazione della Convenzione di Istanbul* – dicono i promotori dell’incontro – e con questo evento ci poniamo l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico e delle Istituzioni, proprio le raccomandazioni che, con più urgenza, andrebbero applicate per consentire qualche passo in avanti nel contrasto alla violenza maschile alle donne».

Da segnalare che per l’occasione interverrà anche Silvia Cutrera, in rappresentanza del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), oltreché coordinatrice del Gruppo Donne della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), per illustrare una serie di priorità riguardanti le donne e le ragazze con disabilità. (S.B.)

*Convenzione di Istanbul (“Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica”), approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata dall’Italia con la Legge 77/13.

A questo link è disponibile il programma completo del webinar (per fruirne accedere a questo link). Per ulteriori informazioni: segreteria@direcontrolaviolenza.it.

L'articolo Si parlerà anche di donne con disabilità al webinar “Convenzione di Istanbul: a che punto siamo?” proviene da Superando.

Pagine

Abbonamento a Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria aggregatore