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“Il Po Invisibile”, un simbolo di crescita personale e collettiva

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«“Il Po Invisibile” è stato un simbolo di crescita personale e collettiva, di un’umanità inclusiva che auspichiamo sempre più contagiosa»: lo hanno detto gli atleti ciechi e ipovedenti che alla fine di luglio sono stati i protagonisti del progetto denominato appunto “Il Po Invisibile”, un viaggio in canoa lungo il “il grande fiume”, da San Benedetto Po (Mantova) a Ferrara, rivelatosi come un’esperienza in cui lo sport si è fatto linguaggio universale di inclusione, resilienza e scoperta I partecipanti al “Po Invisibile”

Dal 24 al 27 luglio scorso, tra il territorio mantovano e quello ferrarese, si è svolto Il Po Invisibile, progetto sostenuto dall’UICI Emilia Romagna (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dall’IRIFOR Regionale (Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), promosso dall’UICI di Ferrara in collaborazione con il Canoa Club Ferrara, e reso possibile grazie al contributo di numerosi co-finanziatori, tra cui il Rotary Club Ferrara, il Comune di Ferrara e diverse realtà locali.
«Si è trattato – dicono i promotori – di un progetto sportivo, riabilitativo e formativo che ha intrecciato cuore, passione, coraggio e condivisione, per raccontare il mondo della disabilità visiva attraverso lo sport. Un viaggio lungo “il grande fiume”, da San Benedetto Po (Mantova) a Ferrara, che ha rappresentato un’esperienza autentica e trasformativa, in cui lo sport si è fatto linguaggio universale di inclusione, resilienza e scoperta».

Cinque atleti ciechi e ipovedenti del Ferrarese, dunque (Silvia Bonifacio, Giada Petroccia, Giovanni Tuè, Massimo Sicchiero e il promotore dell’impresa Alberto Burgio), guidati dagli istruttori federali di paracanoa Fabrizio ed Elena Celtini, hanno affrontato la discesa del Po in canoa singola, sfidando le insidiose acque del fiume. Lungo tutto il percorso, l’assistenza logistica di Elena Bacillieri a bordo del suo camper, ha garantito supporto e sicurezza.
«Siamo felicissimi di avere partecipato a questo progetto – hanno dichiarato gli atleti -. Abbiamo migliorato la fiducia in noi stessi e dimostrato di poter realizzare qualcosa di grande pur avendo una disabilità visiva. La disabilità non deve fermarci ma spingerci a fare di più e fare meglio».

«L’iniziativa – sottolineano dall’UICI di Ferrara – ha superato i confini della semplice attività sportiva: è stato infatti un cammino condiviso, un ascolto profondo della natura e dei luoghi, un dialogo tra sensi, persone e territori. Gli atleti che si sono allenati con impegno per mesi in acque più tranquille, non si sono limitati a compiere un’impresa fisica particolarmente coraggiosa, ma hanno voluto sfidare e percepire ogni “respiro del grande fiume”, il calore della terra e la voce dei luoghi esplorati, dimostrando che si può “vedere con tutti i sensi e anche con il cuore”».

«Ricordo – dice Massimo Sicchiero – che durante l’interminabile traversata in canoa, chiedevamo ripetutamente all’istruttore quanto mancasse… E Fabrizio, con la voce da GPS guasto ma sicuro di sé, ci ripeteva il suo mantra motivazionale: “Un paio di chilometri e ci siamo!”, anche se il traguardo era ancora un miraggio all’orizzonte. Così si continuava a pagaiare!».
«È stata un’esperienza impegnativa ma grandiosa in tutti i sensi – sottolinea dal canto suo il trascinatore del Gruppo, Alberto Burgio, persona cieca -, a partire dalla località di partenza nel Mantovano, San Benedetto Po che, con le sue specialità gastronomiche, il Polirone e la basilica millenaria, ci ha donato uno spaccato storico-culturale, conviviale, spirituale e una splendida accoglienza grazie all’ospitalità offerta dall’UICI di Mantova, con la presidente Mirella Gavioli, i consiglieri Laura Luglio e Roberto China, alla considerazione ricevuta dal sindaco Roberto Lasagna e dagli assessori allo Sport Antonio Bernardelli e alla Cultura e Politiche Giovanili Vanessa Morandi, per non parlare dell’entusiasmante supporto del gruppo scout locale che a sorpresa ci ha garantito un imbarco sicuro e organizzato nonostante la pioggia. Tutti elementi che, insieme al clima amichevole di cui siamo stati “inondati”, hanno dato la spinta migliore per partire».

Superata dunque indenni, un po’ stanchi ma felici, la prima tappa, il gruppo è arrivato a Bergantino (Rovigo), e lì vi è stato l’incontro con la comunità, tra cui il sindaco e i rappresentanti dell’Associazione Ambientalista Airone, e la visita al Museo delle Giostre che ha reso la sosta particolarmente gradevole. Anche a Ficarolo, sempre nel Rodigino, l’abbraccio del paese e la presenza dell’AVIS Comunale, operante nell’attività di pet therapy con animali ESA (Emotional Support Animals), hanno coinvolto il gruppo che si è trovato letteralmente e piacevolmente “sospeso tra memoria e futuro”.

Infine Ferrara, da cui è partito il tutto, che ha accolto il gruppo come un porto d’arte e cultura, suggellando l’impresa con la sua bellezza silenziosa. Qui, ogni traguardo e ogni racconto è diventato poesia ed energia da condividere con amici, sostenitori, autorità e cittadinanza.
«Il Po Invisibile – annotano ancora dall’UICI ferrarese – non è stato solo un evento sportivo, ma un potente messaggio di apertura, consapevolezza e fiducia nelle potenzialità di ciascuno. Ogni incontro lungo il tragitto ha generato dialogo e connessione, superando barriere e paure visibili e invisibili. Questo viaggio, per altro, non ha rappresentato un arrivo, ma un punto di partenza, un invito ad abbattere muri, a costruire relazioni e a promuovere una società più inclusiva, in cui lo sport sia più praticato e accessibile a tutti. Perché l’invisibile, quando viene condiviso, si illumina. Perché lo sport, quando è inclusivo, diventa rivoluzione. Ogni pagaiata compiuta insieme è stata una spinta concreta verso un orizzonte più consapevole e umano».

«Un ringraziamento speciale – dichiarano gli atleti a una voce – va in primis ai “capitani coraggiosi” Fabrizio ed Elena Celtini per l’impegno e la rassicurante motivazione che ci ha accompagnati pagaiata dopo pagaiata, nonché a tutte le persone, gli enti e le istituzioni che hanno creduto in noi e ci hanno sostenuto, rendendo così possibile questa impresa che rappresenta oggi una soddisfazione collettiva. Ringraziamo poi le presidenti dell’UICI di Mantova e di Ferrara Mirella Gavioli e Alessandra Mambelli per l’amicizia e il prezioso supporto, il Canoa Club Ferrara nella persona del suo presidente Paolo Paramucchi, per l’apertura e la disponibilità, Elena Bacillieri, indispensabile spalla logistica, il sostegno economico dell’IRIFOR e dell’UICI Emilia Romagna, il Rotary Club di Ferrara, gli sponsor Pastificio Bondi, ristorante pizzeria Nonno Papero e tutti i donatori che ci hanno sostenuto attraverso la raccolta fondi lanciata sulla piattaforma Gofundme. E ancora, un grazie sentito allo studio “Graficc di Cristian Carletti” di Francolino per la realizzazione grafica del progetto e dei gadget». «E grazie di cuore – concludono – a chi ha creduto in questo sogno, lo ha sostenuto con un gesto o facendo semplicemente il tifo, accompagnandoci e pagaiando materialmente o virtualmente insieme a noi per raggiungere traguardi prima inimmaginabili. Il Po Invisibile è oggi un simbolo di crescita personale e collettiva, di un’umanità inclusiva che auspichiamo sempre più contagiosa». (M.M. e S.B.)

Per ulteriori informazioni: Marzia Mecozzi (m.mecozzi@audiotre.com).

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Una cerimonia per Antonio Giuseppe Malafarina che lo avrebbe lusingato, ma anche un po’ agitato…

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Per Superando è decisamente apprezzabile ogni iniziativa che ricorda Antonio Giuseppe Malafarina, già direttore responsabile del nostro giornale, giornalista di valore, animatore culturale sui temi della disabilità e anche poeta, ma soprattutto Persona con la P maiuscola, che salutava sempre con un sorriso accompagnato da una virgola, a lasciare costantemente aperto il dialogo. Questa volta l’iniziativa sarà a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria, dove il 28 agosto accadrà davvero qualcosa di speciale

Per Superando Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista di valore, animatore culturale sui temi della disabilità e anche poeta, scomparso l’11 febbraio dello scorso anno, è stato il direttore responsabile a partire dagli inizi del 2023. Ma per chi cura Superando, Antonio è stato soprattutto un caro amico, una Persona con la P maiuscola, che salutava sempre con un sorriso accompagnato da una virgola, a lasciare sempre aperto il dialogo. Ogni iniziativa che lo ricorda, dunque, è per noi decisamente apprezzabile e questa volta l’iniziativa arriva da Bovalino, in provincia di Reggio Calabria, dove il 28 agosto accadrà qualcosa di speciale, come racconta Elisabetta Piselli.

Il ritratto di Antonio Giuseppe Malafarina realizzato dallo street artist Davide Ratzo, sulla Parete dei Giusti che si trova all’interno della Biblioteca Chiesa Rossa di Milano

La voce di Antonio Giuseppe Malafarina continua ad accompagnarci. Le sue parole, le sue lotte e le sue rime verranno ricordate il prossimo 28 agosto a Bovalino, dove sarà inaugurata una scultura dell’artista con disabilità visiva Felice Tagliaferri, che ha dato forma a un simbolo di visione interiore, resilienza e speranza.
E non poteva che accadere in questo piccolo centro in provincia di Reggio Calabria, qui dove ha avuto inizio la seconda vita di Antonio, dopo quello che lui ha sempre definito un “tuffo normale”, l’ultimo prima di rientrare a casa, nella freschezza dei suoi 18 anni.

Mi sono fermata spesso a pensare cosa sia stato quell’evento guardandolo da più punti di vista, in primis quello di Antonio, senza mai riuscire nemmeno ad immaginare cosa deve essere stato passare dall’immagine di libertà per eccellenza, quella di un tuffo dagli scogli, come saluto all’estate prima di rientrare a casa, fresco di patente e di maggiore età, all’immobilità totale.
Antonio era in quella fase della vita nella quale tutto inizia a prendere forma, lui per primo, e ha dovuto prendere atto che la sua forma sarebbe stata per sempre un’altra cosa.
Ho pensato spesso anche ai suoi genitori, all’amore e alla dedizione totale che hanno avuto per Antonio. Da madre, so che avrei preferito che accadesse a me.
Ma la storia di Antonio non è fatta né di pietismo né di rassegnazione. Rimasto tetraplegico, ha iniziato ad esplorare il mondo e le parole da una nuova prospettiva. È diventato così attivista per i diritti delle persone con disabilità. Ne ha raccontato le storie diventando giornalista e ha esplorato l’intimità dell’essere umano con la poesia.
Antonio è riuscito ad entrare nel cuore delle persone, diventando, inconsapevolmente, fonte di ispirazione per molti. La sua ironia e soprattutto la sua autoironia, lo rendevano irresistibile.
Si è circondato di persone che l’hanno amato profondamente e seppur con una vita sociale che rasentava lo zero, Antonio era pieno di amici, con i quali manteneva relazioni tutt’altro che superficiali.

Molti di questi amici saranno presenti alla cerimonia del 28 agosto, tra loro Alessandro Cannavò, Lorenzo Sani, Claudio Arrigoni, Simone Fanti, Angelo Mantovani, Bruno Malafarina e Tiziana Raco, che ricostruiranno il mosaico di una vita ricca di passioni. Conoscendolo, di tutta questa attenzione sarebbe lusingato e al contempo agitato…
La cerimonia si aprirà con i saluti istituzionali dell’assessora della Regione Calabria Caterina Capponi e del sindaco di Bovalino Vincenzo Maesano. Seguirà l’intervento di Felice Tagliaferri, che racconterà il legame umano e artistico con Malafarina, prima del momento più atteso: il disvelamento dell’opera. Felice è parte del pacchetto “amici di Antonio” e siamo tutti emozionati all’idea di scoprire come avrà deciso di ricordarlo con la sua opera.
L’evento sarà apertao a tutti e tutte e per chi volesse partecipare, l’appuntamento è, come detto, per giovedì 28 agosto, dalle ore 18.30, in Piazza Canceglia a Bovalino.
Una festa tutta per te, caro Antonio. E adesso, come diresti tu, mi taccio. Un sorriso.

*Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Bovalino ricorda Malafarina con una scultura di Tagliaferri”, e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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“Paul Klee pittore musicista” con la Comunicazione Aumentativa Alternativa

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È dedicata a Paul Klee, artista tedesco con cittadinanza svizzera, annoverato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo, che legava a doppio filo la sua arte alla musica, l’ultima opera del progetto “ArtistiCAA®” delle edizioni la meridiana. “Paul Klee pittore musicista”, questo il nome della nuova pubblicazione di Teresa Righetti realizzata con i simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa)

Il progetto ArtistiCAA® delle edizioni la meridiana è un’iniziativa che intende far conoscere artisti e artiste significativi nelle rispettive arti attraverso pubblicazioni realizzate con i simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa). E quindi, dopo Frida Kahlo pittrice coraggiosa (2023) e Vincent Van Gogh pittore malinconico (2024), Teresa Righetti ci porta alla scoperta di Paul Klee (1890-1940), artista tedesco con cittadinanza svizzera tra i maggiori esponenti dell’astrattismo, riconosciuto perché legava a doppio filo la sua arte alla musica.

Paul Klee pittore musicista, questo il titolo della nuova pubblicazione, ci racconta la vita e l’arte di questo importante artista nei simboli della CAA, dedicando ampio spazio alla descrizione delle opere e delle tecniche impiegate dallo stesso. Docenti di sostegno, educatori ed educatrici, genitori, insegnanti d’arte, curatori museali potranno pertanto, attraverso questo libro, avvicinare all’arte bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adulti con disabilità cognitive e non solo.

Ricordiamo infine che le edizioni la meridiana hanno dedicato ai libri in CAA la collana editoriale “Parimenti. Proprio perché cresco”, iniziativa nata da un progetto condiviso con il Centro Documentazione Handicap/Cooperativa Accaparlante di Bologna e l’Associazione L’Arche Comunità “l’Arcobaleno” ONLUS di Granarolo (Bologna), con lo scopo di sviluppare libri in simboli per disabilità cognitive, aprendo nuove possibilità di lettura a un pubblico di giovani-adulti fino ad ora non raggiunti da alcuna pubblicazione.
Parimenti parte dal presupposto di offrire a tutti (tutte le menti) pari possibilità di accessibilità alla lettura e dunque alla conoscenza, premessa irrinunciabile per un esercizio attivo della cittadinanza. Proprio perché cresco è invece la risposta al bisogno da parte dei ragazzi di avere strumenti (in questo caso libri) adatti alla loro età e simili nei contenuti ai libri dei loro coetanei.
Attualmente fanno parte della collana 13 pubblicazioni in CAA, le cui schede sono pubblicate a questo link. (Simona Lancioni)

Teresa Righetti, Paul Klee pittore musicista, edizioni la meridiana, 2025, collana “Parimenti. Proprio perché cresco” (84 pagine, 14,73 euro).
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Le prove equipollenti per gli studenti con disabilità non sono un optional!

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«In occasione della prima e della seconda prova scritta dell’Esane di Stato in una scuola di Soverato (Catanzaro) – scrive Marina Dominijanni, coordinatrice dell’AIPD di Catanzaro – i Presidenti di Commissione hanno ritenuto di poter somministrare agli studenti con disabilità, per i quali, nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), era indicato il «percorso personalizzato con prove equipollenti», le prove ministeriali, così come pervenute. Un comportamneto che riteniamo discriminatorio»

Come ogni anno, presso l’Istituto IPSSEOA Alberghiero di Soverato (Catanzaro) si è svolto l’Esame di Stato, al quale hanno preso parte alcuni studenti con disabilità.
Nelle giornate del 19 e del 20 giugno, in occasione della prima e della seconda prova scritta, i Presidenti di Commissione hanno ritenuto di poter somministrare agli stessi studenti con disabilità, per i quali, nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), era indicato il «percorso personalizzato con prove equipollenti», le prove ministeriali, così come pervenute, sottraendosi all’impegno di preparare le corrispondenti “prove equipollenti”, come peraltro indicato nell’Allegato riservato di ciascuno studente, appositamente predisposto dal Consiglio di Classe entro il 15 maggio precedente e inviato in tempo utile alla relativa Commissione d’Esame, affinché si attenesse alle indicazioni in esso riportate, come stabilito dall’articolo 20 del Decreto Legislativo 62/17.

Questa decisione, assunta dai Presidenti di Commissione nonostante fosse palesemente contraria alle indicazioni di legge, ha messo in forte difficoltà gli studenti con disabilità, che si sono ritrovati a svolgere tracce per loro, per alcuni versi, poco o per nulla accessibili, in quanto non coerenti con il PEI, ossia non coerenti nelle modalità e/o nei mezzi e/o nei contenuti culturali e/o professionali (afferenti ai nuclei fondanti di ciascuna disciplina).
L’arbitraria decisione dei Presidenti di Commissione, per altro, è stata avvalorata e sostenuta anche dall’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria, nella persona della Coordinatrice degli Ispettori, contattata per i necessari chiarimenti in merito alla procedura delle due prove scritte.

Il concetto di “prove equipollenti”, delineato dall’articolo 6, comma 1, del DPR 323/98 (provvedimento abrogato), è stato ripreso, con riferimento all’abrogato provvedimento, dalle Linee Guida di cui all’articolo 20 del Decreto Interministeriale 182/20, come modificato dal Decreto Interministeriale 153/23. Nello specifico, il provvedimento delinea e precisa in che cosa appunto consistano le prove equipollenti: si tratta di prove che, rispetto a quelle ministeriali, possono essere differenti per “modalità”, per “mezzi”, per contenuti culturali e/o professionali (purché si tratti di contenuti attinenti ai nuclei fondanti delle singole discipline). Tramite tali prove gli studenti possono dimostrare di avere acquisito le competenze utili ai fini del conseguimento del diploma rilasciato a conclusione degli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione.
La questione è che i Presidenti di Commissione, così come alcuni Commissari, e lo stesso Ufficio Scolastico Regionale della Calabria, hanno stabilito che si poteva procedere senza ricorrere alle prove equipollenti adottate e indicate dal PEI, determinando non solo un mancato rispetto della normativa vigente in materia, ma, di fatto, discriminando gli studenti con disabilità nei loro diritti fondamentali, garantiti dalle norme in materia e dalla Costituzione stessa.

Il comportamento assunto dalle Commissioni nei confronti degli studenti con disabilità si configura pertanto come discriminatorio. Infatti, a pagare il prezzo di questo mancato rispetto della normativa vigente sono stati proprio gli studenti, privati della possibilità di dimostrare, anche con soddisfazione e con orgoglio, quanto appreso durante il loro percorso scolastico, meritando, di conseguenza, una giusta valutazione.
Non possiamo certamente tacere di fronte a questa grave ingiustizia, sconfortati dal fatto che ciò che dovrebbe essere garantito e tutelato dal sistema scolastico debba, ancora una volta, trovare accoglienza solamente nelle aule di un Tribunale.
Detto quindi che abbiamo chiesto supporto all’AIPD Nazionale (Associazione Italiana Persone Down) e alla Federazione Osservatorio182, chiediamo il rispetto delle normative vigenti e che agli studenti con disabilità venga davvero assicurata la possibilità di avvalersi di quanto rientra nei loro diritti.

*Coordinatrice dell’AIPD di Catanzaro (Associazione Italiana Persone con sindrome di Down).

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Da Torino al Connecticut per la “Dream Ride Experience”

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Ogni anno si svolge negli Stati Uniti la “Dream Ride Experience”, grande evento di beneficenza e ancora una volta, nei prossimi giorni, vi verranno proposti tour motociclistici, parate di auto e un’esposizione di vetture di lusso. Dallo scorso anno Pagani, marchio italiano specializzato nella produzione di hypercar, e la CPD di Torino offrono a una famiglia torinese con bambini con disabilità la possibilità di parteciparvi e questa volta è volata verso gli USA una bimba con disturbo dello spettro autistico insieme alla sua famiglia Un’immagine della “Dream Ride Experience 2024”

Ogni anno si svolge negli Stati Uniti la Dream Ride Experience, evento di beneficenza della Hometown Foundation a sostegno di Special Olympics, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, e in generale dell’inclusione delle persone con disabilità.
L’edizione 2025, che si terrà dal 22 al 24 agosto in Connecticut, proporrà anche quest’anno tour motociclistici, parate di auto e un’esposizione di vetture di lusso.
Dallo scorso anno Pagani, marchio italiano specializzato nella produzione di hypercar, e la CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà) offrono a una famiglia torinese con bambini con disabilità la possibilità di partecipare all’evento e questa volta è volata verso gli Stati Uniti una bambina con disturbo dello spettro autistico insieme alla sua famiglia, che come gli altri partecipanti potrà vivere esperienze uniche, salendo su moto e auto da sogno, sfilando in cortei e prendendo parte ad attività dedicate. (F.V. e S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento. Per altre informazioni: Fabrizio Vespa (fabrizio.vespa@cpdconsulta.it).

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Uno scatto fotografico per cambiare lo sguardo

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Un concorso fotografico, per raccontare con un click le barriere, ma anche le buone pratiche che ci circondano. Non selfie fugaci o immagini decorative, ma scatti che diventino specchio della realtà, dalla rampa che manca davanti a un negozio all’ascensore rotto, dal bagno finalmente accessibile all’autobus con il sollevatore: è l’iniziativa aperta a tutti e tutte fino al 30 settembre, promossa dall’organizzazione campana Attivamente ETS Un ascensore non funzionante

«Le barriere più alte non sono quelle di cemento: sono i muri invisibili fatti di pregiudizio e indifferenza. È lì che l’inclusione diventa una rivoluzione culturale, un seme di speranza da piantare con gesti semplici, con uno scatto, con uno sguardo diverso sul mondo»: Attivamente ETS, giovane ma già vitale realtà nata a Napoli pochi anni fa, ha scelto proprio questa strada: trasformare la fotografia in voce, denuncia, racconto. Dare alle immagini la forza di cambiare coscienze.
Non si tratta solo di un’associazione, ma di una comunità che ogni giorno combatte perché nessuno resti ai margini, convinta che l’accessibilità non si limiti a rampe, ascensori o servizi adeguati. Infatti l’accessibilità, per Attivamente, è prima di tutto diritto alla partecipazione, al riconoscimento, alla dignità. Perché le barriere più dure da abbattere non si vedono: abitano negli sguardi che evitano, nei silenzi che isolano, nelle parole che feriscono.

Sin dagli inizi, dunque, Attivamente si è fatta portatrice di un motto che è insieme bussola e missione: “Da soli si corre di più, insieme si va lontano”. È stato questo spirito a intrecciare cammini con altre associazioni, famiglie, istituzioni, fino a dare vita a progetti che hanno seminato bellezza e cambiamento: dai laboratori creativi con i mattoncini, nati grazie alla collaborazione con i Brikkanti, alle campagne contro il cyberbullismo; e ogni iniziativa ha avuto un unico filo conduttore, l’inclusione.
Né sono mancate alleanze preziose con realtà come Autismo in Movimento Campania, Oltre il Muro Autismo ONLUS, SpecialmenteNoi Onlus ODV, UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), ENS (Ente Nazionale Sordi), e tante altre, fino alla seconda edizione di La disabilità va… in vacanza, progetto patrocinato dal Garante delle Persone con Disabilità della Regione Campania.
È proprio all’interno di quest’ultimo progetto che è nata la novità del 2025: un concorso fotografico aperto a tutti e tutte, basato su un invito semplice, ma potente, ossia raccontare con un click le barriere, ma anche le buone pratiche che ci circondano. Non selfie fugaci o immagini decorative, ma scatti che diventino specchio della realtà: la rampa che manca davanti a un negozio; l’ascensore rotto che isola il piano di un edificio; il bagno accessibile che finalmente c’è; l’autobus con il sollevatore che restituisce libertà; la libreria che diventa davvero per tutti.
Ogni foto è una denuncia o una testimonianza, un grido o un sorriso. Ogni foto è un atto di cambiamento, perché rende visibile ciò che spesso resta invisibile.

Partecipare al contest è semplice: basta inviare uno scatto alla mail dell’associazione (asso.attivamente2000@gmail.com), raccontando situazioni di inclusione o di barriera nei luoghi della vita quotidiana, bar, ristoranti, teatri, musei, parchi, mezzi pubblici. Il concorso è già aperto e resterà attivo fino al 30 settembre prossimo, data ultima per l’invio delle fotografie.
Ma il senso profondo dell’iniziativa va oltre la partecipazione tecnica: si tratta infatti di imparare a guardare diversamente. Non solo chi vive la disabilità in prima persona, ma chiunque: perché la costruzione di un mondo inclusivo è un compito comune.
Attivamente ci ricorda quindi che l’inclusione non è un favore, è un diritto. E che ogni piccolo gesto – anche un semplice scatto fotografico – può diventare seme di cambiamento. Un click che denuncia. Un click che racconta. Un click che costruisce. Un click che ci rende, finalmente, più umani.

Per ulteriori informazioni: asso.attivamente2000@gmail.com.

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Un caso di licenziamento per offese nei confronti di una collega con disabilità

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Con un recente provvedimento, la Corte di Cassazione ha confermato la validità del licenziamento di un dipendente di un Punto Blu della Società Autostrade, per avere offeso pesantemente una collega con disabilità, deridendola e umiliandola a causa della sua condizione fisica. Un provvedimento eccessivo? In realtà le offese di questo tipo nei confronti delle persone con disabilità sono considerate nell’ordinamento giuridico come fatti fortemente discriminanti

È certamente degna di attenzione la decisione della Corte di Cassazione Civile (Sezione Lavoro), che con l’Ordinanza n. 20036 del 18 luglio scorso, ha confermato la validità del licenziamento di un dipendente di un Punto Blu della Società Autostrade, per avere offeso pesantemente una collega con disabilità, paragonandola a una gallina, riproducendone il gesto e il verso; così, deridendola e umiliandola a causa della sua condizione fisica.
Il comportamento è stato ritenuto dai giudici della Suprema Corte assolutamente contrario ai doveri fondamentali del lavoratore; in particolare, la Corte ha dato grande importanza alla lesione della dignità della persona con disabilità, evidenziando che la condotta incriminata è inaccettabile e, pertanto, non può essere ammessa neppure sul posto di lavoro. Inoltre, l’autorevole Magistratura ha ribadito il principio giuridico per cui il rispetto delle persone, soprattutto se appartenenti alle categorie più vulnerabili, sia un valore fondamentale da tutelare e promuovere in tutti gli àmbiti, compreso quello professionale.

Di primo acchito, l’estremo provvedimento disciplinare può sembrare ai più eccessivo, ma in realtà non lo è: le offese di questo tipo nei confronti delle persone con disabilità sono considerate nell’ordinamento giuridico come fatti fortemente discriminanti. Qualsiasi forma di discriminazione nei confronti di una persona con disabilità, o di un suo familiare, è ritenuta infatti una violazione della normativa dei diritti umani.
La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09 stabilisce all’articolo 2 (Definizioni): «Per “discriminazione fondata sulla disabilità” si intende qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in qualsiasi altro campo. Essa include ogni forma di discriminazione, compreso Il rifiuto di un accomodamento ragionevole».
Oltre poi al superiore panorama sovranazionale, bisogna tenere in considerazione il nostro sistema legislativo che all’articolo 2087 del Codice Civile recita: «L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro».
Inoltre, è necessario ottemperare al Decreto Legislativo 216/03 che garantisce l’attuazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall’età e dall’orientamento sessuale, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro, sia nel settore pubblico, sia in quello privato, disponendo le misure necessarie affinché tali fattori non rappresentano un motivo di discriminazione.

In quest’ottica, dunque, sia le molestie, concepite come comportamenti indesiderati, sia il mobbing, specialmente nei confronti delle persone con disabilità o fragili, vengono ritenute forme di discriminazione vera e propria. In particolare, il mobbing si definisce come una violenza psicologica che può essere esercitata sul lavoratore, sia dal datore di lavoro, sia dai colleghi, sotto forma di maltrattamenti, vessazioni, aggressioni, umiliazioni, intimidazioni, persecuzioni, mortificazioni e offese. È proprio in questi casi che può rientrare il caso citato sopra. Infatti, nonostante il contegno disdicevole in questione possa sembrare poco grave ai meno attenti e suscitare infantile ilarità, esso dev’essere sanzionato nella giusta misura, perché provoca pesanti conseguenze a livello psicologico sulla vittima, soprattutto se prolungato nel tempo. Sussiste inoltre la possibilità che il colpevole assuma via via altre condotte persecutorie nei confronti dello stesso collega.
Una simile situazione, come si può facilmente immaginare, comporta sicuramente la seria compromissione delle capacità lavorative e l’autostima della vittima a danno della salute e della personalità, manifestandosi in problematiche psico–fisiche come stress, ansia, fobie, attacchi di panico, disturbi del sonno, problemi al sistema digestivo, emicranie, assunzione di droghe e alcool.
Considerata la complessità e la gravità di questo genere di atti commessi, è giusto pensare che il datore di lavoro se ne occupi seriamente e, se del caso, prenda i dovuti provvedimenti. In particolare, una volta avuta notizia dell’ipotesi di illecito, va intrapreso repentinamente il relativo accertamento ai sensi della Legge 300/70, normativa che tutela la dignità e la libertà di ogni lavoratore e  la libertà dell’attività sindacale.

Tenendo ben in considerazione tutti questi fattori, risulta fondamentale raccogliere e conservare, possibilmente in ordine cronologico, tutto il materiale scritto a disposizione: eventuali lettere di contestazione, mail offensive, comunicazioni trasmesse per messaggistica, whatsapp, Instagram e Facebook, ordini di lavoro non attinenti al ruolo della persona. Molto importante è anche la documentazione medica comprendente i certificati, sia del medico di base che di quello competente, attestanti la data dell’insorgenza dei disturbi e la prescrizione dei farmaci, sia degli specialisti, psicologo, psichiatra, Centro di Salute mentale, Clinica del lavoro e la perizia medico-legale. Inoltre, risulta importante raccogliere anche le testimonianze dei colleghi di lavoro, pur tenendo in considerazione la loro possibile reticenza.
In questi casi, di fondamentale importanza è la figura dell’avvocato esperto di diritto del lavoro; il dipendente (con e senza disabilità) che si ritenga discriminato può infatti rivolgersi a lui, per verificare la sussistenza dei presupposti per agire giudizialmente, al fine di ottenere la tutela dei propri diritti.

Dal punto di vista legislativo, come si vede, il fenomeno della discriminazione è piuttosto ampiamente trattato. Si profilano, pertanto, due fattispecie discriminatorie, così come fissate dalla Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni): quella diretta, quando una persona è specificamente trattata meno favorevolmente di altre in una situazione analoga; e quella indiretta, quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone in una situazione di particolare svantaggio.

Si può concludere affermando che se la coscienza sociale ha fatto passi da gigante circa la giusta considerazione dell’aspetto in questione, nondimeno è avvenuto dal punto di vista legislativo, come pure da quello processuale: tutto ciò deve contribuire a contrastare sempre più l’intollerabile fenomeno.

*Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Le offese a una collega con disabilità: un caso di licenziamento che trova fondamento nella legge”, e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Riabilitazione di bambini e bambine con disabilità provenienti da Gaza: un tavolo di lavoro

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Creare una rete che possa prendere in carico i bambini e le bambine con disabilità e gravi parologie, provenienti in particolare da Gaza, e garantir loro un percorso mirato di cura e riabilitazione: è l’obiettivo del tavolo di lavoro insediatosi nei giorni scorsi a Roma, presieduto dalla ministra per le Disabilità Locatelli Insieme alla ministra per le Disabilità Locatelli (seconda da sinistra), alcuni partecipanti all’incontro di insediamento del tavolo di lavoro avviato per aiutare e sostenere i bambini e le bambine con disabilità e gravi patologie, provenienti in particolare dal territorio di Gaza, nell’àmbito della riabilitazione

Si è insediato nei giorni scorsi a Roma un tavolo di lavoro, presieduto dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, per aiutare e sostenere i bambini e le bambine con disabilità e gravi patologie, provenienti in particolare dal territorio di Gaza, nell’àmbito della riabilitazione.
«L’obiettivo – ha spiegato per l’occasione Locatelli – è creare una rete che possa prendere in carico i bambini e le bambine con disabilità e garantire un percorso mirato di cura e riabilitazione. Le due principali Federazioni Nazionali di Associazioni che si occupano di persone con disabilità, FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione delle Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), hanno già dato la loro disponibilità e anche altri Enti lavoreranno insieme per offrire un supporto concreto ai bambini. La rete è destinata ad ampliarsi con il coinvolgimento dei territori e dei servizi che saranno attivati a seconda delle necessità».

Alla riunione di insediamento hanno partecipato Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione Civile; Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi; Domenico Giani, presidente delle Misericordie d’Italia; Valerio Mogini, responsabile della Direzione Sociosanitaria di Croce Rossa Italiana; e, per la Nostra Famiglia, la presidente Luisa Minoli, Cristina Vaudagna, advisor di Presidenza e Sandra Strazzer, responsabile dell’Area Sanitaria Dipartimentale del Polo IRCCS di Bosisio Parini (Lecco). (S.B.)

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