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“Raccontare la diversità nell’era di Trump”: un corso-convegno per la chiusura del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia

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“Raccontare la diversità nell’era di Trump: cancellazione o resistenza?”: è il titolo scelto per il corso-convegno cui parteciperanno una serie di autorevoli relatori e che il 25 settembre, all’Università LUMSA di Roma, coinciderà con la cerimonia di premiazione del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale Alessandra Bisceglia alla quale è dedicato l’omonimo Premio Giornalistico per la Comunicazione Sociale

Raccontare la diversità nell’era di Trump: cancellazione o resistenza?: è decisamente stimolante il titolo scelto per il corso-convegno che nel pomeriggio del 25 settembre, presso l’Università LUMSA di Roma (Borgo Sant’Angelo, 13), coinciderà con la cerimonia di premiazione del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale.
L’incontro si rivolgerà a giornalisti interessati a comprendere le trasformazioni culturali del nostro tempo attraverso il prisma della diversità. Sono previsti, fra gli altri, gli interventi di Ferruccio de Bortoli, già direttore del «Corriere della Sera» e del «Sole 24 Ore», Roberto Natale, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI, Mirella Taranto, capo ufficio stampa dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e Giulia Riva, giornalista e atleta paralimpica. Dal canto loro, Raffaele Lombardi, docente all’Università LUMSA e Gaia Peruzzi, docente all’Università La Sapienza di Roma, presenteranno una ricerca basata su interviste a 17 giornalisti italiani.
«Il corso-convegno – spiegano i promotori – intende promuovere un’informazione corretta nel campo delle malattie rare e promuovere l’equità dell’accesso alle cure, oltre che valori quali la solidarietà e l’inclusione delle persone con disabilità, rafforzando la convinzione che il giornalismo può distinguersi come vettore di innovazione culturale, capace di incidere su come vivere la malattia e di ridurre il disagio legato alle sue ricadute sociali».

Al termine dei lavori, come anticipato inizialmente, vi sarà la premiazione del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, iniziativa di cui abbiamo sempre il piacere di occuparci, anche perché particolarmente cara a Superando, che nel 2020 risultò tra coloro che ricevettero una Menzione Speciale nella categoria delle Testate online.
Il Premio è promosso dalla Fondazione Alessandra Bisceglia ViVa Ale, insieme all’Università LUMSA, ed è dedicato alla memoria della giovane giornalista e autrice televisiva Alessandra Bisceglia, prematuramente scomparsa a 28 anni nel 2008, in seguito ad una grave patologia legata a una rarissima malformazione vascolare congenita.
Articolato in due sezioni (Giornalisti sotto i 35 anni e Studenti frequentanti Scuole di Giornalismo riconosciute dall’Ordine Professionale), il concorso, come sottolineano dalla Fondazione Alessandra Bisceglia ViVa Ale, «vuole dare seguito a quell’esempio di tenacia e motivazione che Alessandra ha testimoniato nella vita, nello studio e nella professione». (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo della giornata del 25 settembre. Per ulteriori informazioni: premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org.

Cappuccetto Rosso e Mister Alzheimer (ovvero, l’Alzheimer spiegato ai bambini)

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Nasce dall’esperienza personale dell’autore, Paolo Brunelli, il libro “Cappuccetto Rosso e Mister Alzheimer (ovvero, l’Alzheimer spiegato ai bambini)”, una fiaba per affrontare la malattia di Alzheimer con gli occhi dei bambini, nella quale Cappuccetto Rosso torna nel bosco, ma questa volta per affrontare non il Lupo, ma un nuovo personaggio, misterioso e insidioso, Mister Alzheimer, che sembra rubare i ricordi della nonna

Nasce dall’esperienza personale dell’autore, Paolo Brunelli – direttore della casa editrice Cicorivolta e presidente dell’Associazione di Promozione Sociale Looking for Monica, fondata nel 2024 e ispirata all’omonimo album musicale-narrativo dedicato alla moglie Monica, colpita da una forma precoce e aggressiva di Alzheimer -, il libro Cappuccetto Rosso e Mister Alzheimer (ovvero, l’Alzheimer spiegato ai bambini), una fiaba per affrontare la malattia di Alzheimer con gli occhi dei bambini, nella quale Cappuccetto Rosso torna nel bosco, ma questa volta per affrontare una sfida diversa: il Lupo, infatti, non fa più paura e a intimorire la piccola protagonista è un nuovo personaggio, misterioso e insidioso, Mister Alzheimer, che sembra rubare i ricordi della nonna.

Si tratta quindi di una favola delicata e coraggiosa che affronta con sensibilità un tema complesso, attraverso un linguaggio semplice e immagini evocative, aiutando appunto i bambini e le bambine a dare un nome e un volto a ciò che accade quando una persona cara inizia a “perdere i pezzi” della memoria. Cappuccetto Rosso, infatti, scopre che, nonostante l’Alzheimer possa cancellare i ricordi, il filo dell’amore non si spezza mai.

Arricchita da una postfazione del geriatra Giovanni Gelmini, la pubblicazione, per altro, si rivolge non solo ai bambini e alle bambine, ma anche alle famiglie, agli educatori e agli operatori che ogni giorno si confrontano con la malattia. (S.B.)

Paolo Brunelli, Cappuccetto Rosso e Mister Alzheimer (ovvero, l’Alzheimer spiegato ai bambini), Looking for Monica Edizioni (in collaborazione con Cicorivolta Edizioni), 2025, 64 pagine a colori, 15 euro.

Cronache da “un’altra Garlasco”

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Ormai dal 2007 Garlasco, in provincia di Pavia, è nei media sinonimo dell’omicidio di Chiara Poggi, ma qui raccontiamo “un’altra Garlasco”, parlando cioè dell’Associazione La Chiocciola, che festeggia quest’anno il proprio decennale e che è impegnata principalmente nel riprodurre contesti familiari per le persone con disabilità e aumentare la loro rete amicale La sede della Chiocciola a Garlasco (Pavia)

Dal 2007 Garlasco, in provincia di Pavia, è nei media sinonimo dell’omicidio di Chiara Poggi, delitto che, dopo così tanti anni, rimane ancora avvolto da tanti misteri e domande, rilanciate quest’anno con attenzione morbosa sulla base di veri o presunti colpi di scena. Qui, invece, desideriamo raccontare “un’altra Garlasco”, una “città per cantare”, come intona nell’omonima canzone Ron, nato proprio in quella zona. Molto probabilmente il cantautore la canterà, se i suoi impegni lo permetteranno, proprio a Garlasco, il 7 settembre, alla presenza di altri ospiti noti, come, il Gabibbo, Edoardo Stoppa e Juliana Moreira di Striscia la notizia, in occasione del decennale della Chiocciola, Associazione di volontariato di Garlasco, impegnata principalmente nel riprodurre contesti familiari per le persone con disabilità e aumentare la loro rete amicale.

La Chiocciola è nata nel 2015 per volontà di cinque famiglie di persone con disabilità e di un gruppo di volontari che, all’inizio, desideravano creare una comunità d’incontro per il sabato e la domenica; progressivamente è diventata un progetto in una prospettiva comune futura, basato sulla condivisione delle difficoltà, dei sentimenti e dell’aiuto reciproco nella vita di tutti i giorni.
Per raggiungere i propri obiettivi, l’Associazione mette in campo attività strutturate di diverso tipo, ludico, didattico e creativo, facendosi promotrice di progetti educativi e individualizzati finalizzati ad aumentare l’autonomia e la socializzazione delle persone con disabilità.
Nella pratica si tratta di moduli con scadenza settimanale comprendenti una serie variegata di attività: inglese, palestra, piscina, scuola di cucina, scuola di pasticceria, scuola di panificazione, arteterapia, teatroterapia, musicaterapia, danzaterapia, cura del verde, cura degli animali, ortoterapia, scuola di canto, taglio e cucito, informatica e laboratorio di pittura.
Tutto questo è reso possibile grazie alla collaborazione tra un’équipe multidisciplinare composta da educatori, infermieri, fisioterapisti, personale specifico per il supporto psicologico, e un vasto gruppo di volontari impegnati nelle attività educative, nel supporto della gestione operativa, negli eventi e nella promozione.

Più nello specifico, La Chiocciola gestisce diverse progettualità. Un Servizio Formazione dell’Autonomia Disabili (SFAD), destinato attualmente a dieci persone con una disabilità lieve-media, finalizzato a rafforzarne l’autonomia, la consapevolezza, l’autodeterminazione e l’autostima in contesti familiari, sociali e professionali. Un progetto basato sull’arte per una quindicina di persone con disabilità, che mira all’arricchimento di prospettive diverse: la bellezza non è oggettiva, la perfezione è un difetto, e la fatica è una vittoria, chiedendo alle stesse un particolare impegno, altruismo e una determinazione tale da mettersi in gioco. E ancora, un centro diurno in via sperimentale, i cui punti di forza sono il doposcuola e, soprattutto, l’ABA (Applied Behavior Analysis), ossia l’analisi comportamentale applicata, rivolta alle persone con disturbo dello spettro autistico, in quanto aiuta a sviluppare le abilità comunicative, sociali e di autonomia, riducendo i comportamenti problematici. Non da ultimo, La Chiocciola mette a disposizione un servizio residenziale, di sollievo sperimentale, di pronta accoglienza e di emergenza, che viene svolto all’interno di una villa, una struttura di duecento metri quadrati, rivolta a persone con disabilità che vivono in situazioni particolarmente critiche, alle quali viene data un’assistenza residenziale temporanea o continuativa.
All’interno dello stesso servizio viene contemplato anche un discorso legato al “Dopo di Noi”, dove non vengono prese in carico solo persone con disabilità rimaste orfane, ma si dà anche un aiuto ai genitori conviventi che non sono più in grado di gestire in modo autonomo la famiglia. In tale ottica, si viene a creare una sinergia anche con gli anziani, grazie alla quale viene favorita l’integrazione.

Il successo dell’intera progettualità della Chiocciola è dovuto ai valori che sono alla base della stessa: la famiglia, l’affettività, la costante e scrupolosa attenzione nei confronti dei bisogni della famiglia, sia espressi, sia inespressi. Ed è proprio grazie a questa tenacia che, come dichiara Annalisa Zanotti, presidente della Chiocciola, nel suo libro C’era una volta un sogno: «Il passato è ciò che siamo, il presente è la vita, il futuro… un altro sogno da realizzare e da donare agli altri». Un sogno che La Chiocciola ha fatto diventare realtà.

*Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Un’altra Garlasco con La Chiocciola, dieci anni di progetti con il calore di una grande famiglia”, e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Meno risorse al Terzo Settore per il prossimo triennio

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«Constatiamo purtroppo non solo l’insufficienza delle risorse rispetto alle reali necessità del comparto, ma anche una loro riduzione rispetto al triennio precedente. L’augurio è che si provveda a un adeguamento delle risorse, quanto meno per non segnare preoccupanti passi indietro»: così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta i con tenuti dell’Atto di Indirizzo Triennale, appena pubblicato dal Governo, che sostiene le attività di interesse generale svolte dal Terzo Settore

«Nonostante la soddisfazione espressa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, constatiamo purtroppo non solo l’insufficienza delle risorse rispetto alle reali necessità del comparto, ma anche una loro riduzione di circa 34 milioni di euro rispetto al triennio precedente. Anche considerando uno stanziamento aggiuntivo, già previsto per il 2025, la differenza con il passato risulta essere di ben 24 milioni in meno»: così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta i contenuti dell’Atto di Indirizzo Triennale, appena pubblicato dal Governo, che come previsto per legge, sostiene le attività di interesse generale svolte dal Terzo Settore.

«Siamo quindi tutt’altro che sereni per il futuro – aggiunge Pallucchi -, anche e soprattutto considerando la difficile fase economica che il Paese sta vivendo e che ricade, naturalmente, sulle attività del Terzo Settore. Se è vero infatti che il ruolo di quest’ultimo è sempre più riconosciuto come essenziale nell’attuale contesto socio-economico, allora il suo contributo per il miglioramento del sistema di welfare, dal campo socio-assistenziale a quello dell’inclusione ed emancipazione dei più fragili, andrebbe senza dubbio difeso e sostenuto di più».
«L’augurio – conclude – è che si provveda a un adeguamento delle risorse, quanto meno per non segnare preoccupanti passi indietro». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

800 chilometri in triciclo a pedalata assistita, per i diritti delle persone con disabilità

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800 chilometri con un triciclo a pedalata assistita da Torino a Roma, per accendere i riflettori sui diritti delle persone con disabilità: è il progetto “Oltre i Limiti”, ideato da Angelo Catanzaro, consigliere comunale di Torino e attivista per i diritti delle persone con disabilità, persona a propria volta con disabilità. Una vera e propria azione concreta di chi crede che le barriere fisiche, culturali, sociali e lavorative possano essere abbattute, un passo alla volta, un chilometro dopo l’altro Angelo Catanzaro (secondo da sinistra) con il team di “Oltre i Limiti”, durante l’incontro di presentazione del progetto

800 chilometri in sella a un triciclo a pedalata assistita da Torino a Roma, per accendere i riflettori sui diritti delle persone con disabilità: è l’idea alla base di Oltre i Limiti, «progetto che sarà molto più di un viaggio – come viene presentato -, ma una vera e propria dichiarazione di intenti, l’azione concreta di chi crede che le barriere non siano solo fisiche, ma anche culturali, sociali e lavorative, e che possano essere abbattute, un passo alla volta, un chilometro dopo l’altro».
Ideatore e protagonista dell’iniziativa – che prenderà il via nella mattinata del 7 settembre da Piazza Palazzo di Città a Torino (ore 11), arrivando a Roma il 15 settembre, dopo le tappe di Alessandria, Genova, la Spezia, Lucca, Siena e Bolsena – è Angelo Catanzaro, consigliere comunale di Torino e attivista per i diritti delle persone con disabilità, persona con paralisi spastica. Il suo, però, non sarà un viaggio in solitaria: chi vorrà, infatti, potrà affiancarlo pedalando “a ruota” per condividere il percorso. Sin dalla partenza, invece, lo accompagneranno gli amici Adolfo Granito, portavoce dell’ADA Piemonte (Associazione per i Diritti degli Anziani) e lo psicologo Marco Bellagamba, referente dell’Ufficio Disabilità dell’UIL PensionatiPiemonte, che fornirà il supporto psicologico necessario al raggiungimento degli obiettivi.
L’iniziativa sarà sostenuta dalle organizzazioni sindacali UIL Pensionati Piemonte e UIL del Canavese, ADA Piemonte (Associazione per i Diritti degli Anziani), Weelo-Bicincittà Italia, Loom Collective e Loom Production.

«Nel contesto di un’Italia in cui quasi 7 persone con disabilità su 10 in età lavorativa non hanno un impiego – si legge ancora nella presentazione dell’iniziativa -, con percentuali ancora più drammatiche per chi ha una disabilità intellettiva, dove l’esclusione dal mondo del lavoro è la regola e non l’eccezione, Oltre i Limiti vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di valorizzare il potenziale di ciascuno, attraverso la promozione di percorsi di inserimento lavorativo per le persone con disabilità, affiancati da iniziative concrete per garantire a tutte le persone il diritto all’autodeterminazione, nella convinzione che senza la libertà di scegliere per la propria vita, nessuno possa davvero sentirsi parte della società».
«L’autodeterminazione – sottolinea a tal proposito Angelo Catanzaro – è alla base di qualunque forma di inclusione: significa avere il diritto – e il sostegno necessario – per decidere dove vivere, con chi abitare, come muoversi, che lavoro fare, se praticare sport e come partecipare alla vita sociale, culturale ed economica della comunità. Sono queste le istanze comuni a tutte le persone con disabilità, fisiche, sensoriali e intellettive, racchiuse nello spirito del motto internazionale del movimento, Nulla su di Noi senza di Noi, e con questa avventura vogliamo portarle all’attenzione di tutta la collettività».

Durante il percorso, dunque, Catanzaro incontrerà associazioni, enti e realtà locali impegnate su inclusione, lavoro, vita indipendente e sport, e raccoglierà firme e messaggi di sostegno su una maglietta simbolica, come testimonianza della rete di solidarietà e impegno costruita strada facendo. L’intenzione è quella di consegnare quel simbolo collettivo, all’arrivo a Roma, alla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, portando con sé anche le storie e le istanze raccolte lungo la strada.
«Con questo viaggio – spiega il Consigliere Comunale di Torino – voglio dare voce a chi troppo spesso non viene ascoltato e la maglietta che porterò con me non sarà solo un simbolo: dentro, infatti, ci saranno firme, storie, speranze e richieste concrete di inclusione, lavoro e vita indipendente. All’arrivo a Roma, quindi, mi piacerebbe incontrare la ministra Locatelli e consegnargliela, perché dietro ogni nome c’è una comunità che chiede dignità e diritti. Non porterò soltanto il mio sogno, ma quello di tante persone che credono in un Paese inclusivo».

L’impresa sarà raccontata anche da un film documentario ufficiale, realizzato on the road da Emanuela Ranucci e Simone Andreello, che raccoglierà immagini, voci e testimonianze delle persone incontrate lungo il percorso e verrà messo a disposizione delle scuole come strumento di sensibilizzazione sull’inclusione e i diritti delle persone con disabilità. Verrà inoltre proiettato al Cinema Massaua di Torino, media partner dell’iniziativa.
Al termine dell’iniziativa, infine, il triciclo utilizzato da Angelo Catanzaro sarà donato da Weelo-Bicincittà Italia all’Associazione Sportiva Dilettantistica Pandha Torino, impegnata da anni nella promozione dell’inclusione delle persone con disabilità attraverso lo sport.

«Quando parliamo di mobilità sostenibile – dichiara Gianluca Pin, amministratore delegato di Weelo-Bicincittà Italia – non intendiamo soltanto un modo diverso di spostarsi, parliamo di città capaci di accogliere, includere e offrire opportunità a tutti e tutte. La bicicletta, nella sua semplicità, è un simbolo di libertà ed uguaglianza, chiunque infatti può salirci e andare oltre i propri limiti. E con Weelo siamo orgogliosi di supportare l’iniziativa di Angelo Catanzaro, perché crediamo in una mobilità che non lasci indietro nessuno e che renda le nostre città non solo più vivibili, ma anche più umane».
«Sosteniamo con convinzione l’impresa di Angelo – conclude Lorenzo Cestari, segretario generale della UIL Pensionati Piemonte – perché rappresenta in modo concreto i valori e l’impegno che ogni giorno il nostro Ufficio Disabilità porta avanti a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)

A questo link è anche visibile un appello rivolto in Instagram da Angelo Catanzaro a Jovanotti, per chiedergli di unirsi a “Oltre i Limiti” nella tappa di Siena. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Simona Bastioni (sbastioni@monginicomunicazione.com).

Almeno 21.000 bambini e bambine di Gaza sono diventati persone con disabilità

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Secondo il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità a Gaza sono almeno 21.000 i bambini e le bambine che hanno riportato ferite che hanno determinato una disabilità, più della metà permanente, dall’inizio della risposta del governo israeliano all’attacco di Hamas ad Israele, avvenuto il 7 ottobre 2023. Lo stesso Comitato ONU ha riferito anche che circa 40.500 bambini e bambine hanno riportato ferite legate alla guerra negli ultimi due anni Una bimba di Gaza (©ANSA)

Secondo il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità a Gaza sono almeno 21.000 i bambini e le bambine che hanno riportato ferite che hanno determinato una disabilità, più della metà permanente, dall’inizio della risposta del governo israeliano di Netanyahu all’attacco di Hamas ad Israele, avvenuto il 7 ottobre 2023 (che causò 1.182 morti, più di 4.000 feriti e mutilati, e la cattura di 251 ostaggi israeliani). La cifra riflette l’entità dei danni a lungo termine inflitti ai civili, in particolare ai bambini e alle bambine, nei territori palestinesi occupati. Il Comitato ONU ha inoltre riferito che circa 40.500 bambini e bambine hanno riportato ferite legate alla guerra negli ultimi due anni. Più della metà ora vive con una disabilità (Middle East crisis: at least 21,000 children disabled in Gaza during war, says UN committee – as it happened, in «The Guardian», 3 settembre 2025).

Nella giornata di ieri (3 settembre 2025) il Comitato ONU ha anche pubblicato le proprie conclusioni sull’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), in Finlandia, Kiribati, nelle Maldive e nei Territori Palestinesi Occupati, dopo avere esaminato la situazione dei cinque Stati Parte della Convenzione stessa, durante la sua ultima sessione (se ne legga a questo link).
Riguardo alla Palestina si è trattato di una revisione speciale incentrata sull’articolo 11 (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) della Convenzione, riguardante le situazioni di rischio, la guerra/i conflitti armati e le emergenze umanitarie. In questo spazio evidenzieremo quanto rilevato riguardo alla situazione palestinese.

Il Comitato ONU ha preso atto con profonda preoccupazione delle ingenti perdite di vite umane e dei maggiori rischi di violenza a cui sono esposti i palestinesi con disabilità sia a Gaza che in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.
A Gaza, la limitata fornitura e l’accesso ai servizi specializzati e salvavita, alle attrezzature mediche e ai dispositivi di assistenza hanno causato la morte di bambini e anziani con disabilità. I vari rapporti hanno evidenziato decessi dovuti a carestia, malnutrizione acuta e privazione dell’accesso all’acqua a Gaza. Il Comitato ONU ha inoltre sottolineato la violenza di genere nei campi profughi e gli attacchi indiscriminati contro spazi civili, ospedali, scuole, rifugi e centri di riabilitazione.
In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, come detto in precedenza, le persone con disabilità sono state anche direttamente soggette alla violenza dei coloni e agli abusi delle forze di sicurezza israeliane. Pertanto il Comitato ONU ha esortato Israele a garantire il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, la protezione dei civili e del personale umanitario e la priorità delle persone con disabilità nelle operazioni di evacuazione e soccorso. Ha inoltre chiesto la fine della distribuzione di aiuti militarizzata, la prevenzione della violenza di genere e misure per garantire che i bambini e gli anziani con disabilità possano accedere ai servizi sanitari, educativi, psicosociali e riabilitativi.

E ancora, il Comitato ONU ha riscontrato che i sistemi di allerta precoce e di evacuazione non sono riusciti a tutelare le persone con disabilità. Ha ricevuto infatti informazioni secondo cui gli avvisi e gli ordini di evacuazione, inclusi i segnali di ordigni esplosivi e i messaggi di testo, erano spesso inaccessibili alle persone con disabilità uditive o visive, la qual cosa ha impedito loro di evacuare.
I rapporti hanno anche raccontato di persone con disabilità costrette a fuggire in condizioni pericolose e indegne, come strisciare nella sabbia o nel fango senza assistenza alla mobilità. È emerso infatti che ben l’83% di loro aveva perso i propri dispositivi di assistenza e non poteva permettersi alternative, come i carretti trainati da asini.
In risposta a tali criticità, il Comitato ha chiesto sistemi di allerta e protocolli di evacuazione accessibili e inclusivi per le persone con disabilità e i loro accompagnatori, ha sottolineato l’importanza di garantire corridoi sicuri e ha esortato gli Stati terzi a semplificare le procedure di evacuazione in modo che adulti, bambini e anziani con disabilità potessero partire con il supporto medico, psicosociale e riabilitativo di cui avevano bisogno.

Sempre il Comitato ONU ha sottolineato inoltre gli impatti sproporzionati e le privazioni causati dal blocco degli aiuti umanitari. Le persone con disabilità hanno dovuto affrontare gravi interruzioni nell’assistenza, che hanno lasciato molte di loro senza cibo, acqua pulita o servizi igienici e dipendenti dagli altri per la sopravvivenza. I divieti di ingresso, le limitazioni agli aiuti, gli attacchi ai convogli e la scarsità generale hanno peggiorato la situazione, mentre la discriminazione nella distribuzione le ha sistematicamente escluse, con le donne con disabilità sfollate che si sono trovate ad affrontare ostacoli particolari. Altri ostacoli fisici, come macerie e la perdita di dispositivi di mobilità, hanno ulteriormente impedito, soprattutto alle persone anziane, di raggiungere i punti di assistenza trasferiti.
Il Comitato ha esortato pertanto Israele a revocare le restrizioni alle operazioni umanitarie, a garantire l’ingresso senza restrizioni di beni essenziali, consentendo la distribuzione di aiuti mobili e domiciliari. Ha inoltre raccomandato agli attori umanitari di adottare pratiche inclusive per la disabilità, di garantire un accesso non discriminatorio a donne e ragazze e di rafforzare le capacità locali di supporto alle persone con disabilità, invitando altresì i donatori e le organizzazioni internazionali a far sì che i fondi per la ricostruzione diano priorità all’accessibilità, al supporto individualizzato e all’inclusione nella comunità piuttosto che all’istituzionalizzazione.

In conclusione, riguardo alla situazione delle persone con disabilità durante le guerre, va certamente segnalato l’ottimo approfondimento curato da Giampiero Griffo, componente del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), liberamente fruibile su queste stesse pagine. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Il percorso verso l’inclusività dell’Autodromo Nazionale di Monza

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È una notizia decisamente degna di nota quella che arriva da Monza, nell’imminenza del Gran Premio di Formula Uno del 7 settembre, dove l’Autodromo Nazionale della città brianzola, primo a livello internazionale, sta via via mappando l’accessibilità delle proprie infrastrutture, mettendo a disposizione di tutti e tutte i dati raccolti, grazie a una proficua collaborazione con la startup italiana WeGlad Una veduta dall’alto dell’Autodromo Nazionale di Monza

È una notizia decisamente degna di nota quella che arriva da Monza, nell’imminenza del Gran Premio di Formula Uno del 7 settembre, ossia che l’Autodromo Nazionale di Monza ha mappato l’accessibilità delle proprie infrastrutture, grazie a una proficua collaborazione con WeGlad, startup italiana impegnata ad accelerare la transizione verso un mondo più accessibile e inclusivo tramite la tecnologia. A tal proposito, i vari dati raccolti sono oggi consultabili da chiunque scarichi l’app ufficiale Monza Circuit, fornendo a persone con esigenze diverse informazioni concrete e dettagliate per vivere al meglio l’esperienza all’interno del circuito. Ma non solo, la collaborazione dell’Autodromo con WeGlad punta a completare con sempre più dati tutti i propri spazi, creando un vero e proprio caso di eccellenza.

Con questa iniziativa, l’Autodromo di Monza è il primo, a livello internazionale, a scegliere la trasparenza in modo pratico, sia per facilitare le persone che per avere dei dati strategici su cui migliorare la propria inclusività nel tempo. “Poniamo molta attenzione alla sostenibilità sociale – conferma Giuseppe Redaelli, presidente della struttura – ed è in questa prospettiva che è nata la collaborazione con WeGlad. L’obiettivo, infatti, è quello di favorire l’inclusione, rendendo il circuito sempre più accessibile a tutte e tutti. Grazie a questo progetto, dunque, alcune infrastrutture del circuito sono già state mappate dal punto di vista dell’accessibilità e le relative informazioni sono consultabili dal pubblico attraverso l’app ufficiale, ma l’iniziativa è in costante sviluppo, per ampliare progressivamente i dati disponibili e coprire un numero sempre maggiore di aree del circuito, non solo in occasione del Gran Premio di settembre, ma anche nella fruizione quotidiana».

«Da fan del circuito e del Gran Premio – sottolinea dal canto suo Petru Capatina, CEO di WeGlad -, siamo particolarmente orgogliosi di contribuire all’inclusività di esso. Condividere i dati sull’app Monza Circuit significa far capire che l’accessibilità non è un dettaglio, ma il cuore di un’esperienza davvero inclusiva. L’Autodromo diventa così un faro globale, dimostrando che grandi eventi sportivi e le loro strutture complesse, possono fare la differenza con impegno e trasparenza». «Dal retail [vendita al dettaglio, N.d.R.] al mondo corporate esteso, spesso le aziende hanno paura di essere trasparenti sull’accessibilità, ma quando ho detto all’Autodromo che sono coraggiosi, mi hanno riferito che non hanno avuto bisogno di coraggio per fare la cosa giusta. Sono queste le realtà che ci ispirano ogni giorno». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Riccardo Savino (riccardo.savino@weglad.eu).

Giornata delle Lesioni Spinali: prevenire è possibile, tutelare è un dovere, includere è un diritto

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La Giornata Mondiale delle Lesioni Spinali di oggi, 5 settembre, va interpretata anche come un’opportunità per rafforzare l’alleanza tra enti, associazioni e cittadini/cittadine. Infatti, solo unendo le forze si potranno abbattere le barriere fisiche e sistemiche affrontate dalle persone con lesione spinale, promuovendone l’autonomia personale e garantendo pari opportunità. Perché, come dicono dalla Federazione FAIP, «prevenire è possibile, tutelare è un dovere, includere è un diritto» Il logo internazionale della Giornata Mondiale delle Lesioni Spinali (“SCI Day”) di oggi, 5 settembre

Oggi è il 5 settembre e come ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale delle Lesioni Spinali (SCI Day-Spinal Cord Injures Day), appuntamento riconosciuto a livello internazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi, le conseguenze e le opportunità legate appunto alle lesioni del midollo spinale. Il tema scelto per l’evento di quest’anno è tanto semplice quanto cruciale, vale a dire Prevenire le cadute, proteggere la colonna vertebrale (Fall Prevention, Spinal Cord Protection).
Secondo le stime più recenti, in Italia, ove si contano circa 80.000 persone con disabilità permanente dovuta a lesione midollare, si registrano ogni anno tra i 2.000 e i 2.500 nuovi casi di lesioni midollari traumatiche (causate da incidenti stradali o cadute), con il genere maschile più colpito rispetto a quello femminile. Sono aumentate, inoltre, le lesioni non traumatiche (causate da patologie quali tumori, infezioni, malattie vascolari o processi degenerativi del midollo) ed è anche aumentata l’età della persona che subisce una lesione midollare.
Nonostante l’elevato impatto sulla qualità della vita e sul sistema sanitario, si stima che oltre il 60% delle lesioni traumatiche sarebbe potenzialmente evitabile con interventi di prevenzione mirata, sensibilizzazione e adozione di comportamenti sicuri.
Le lesioni spinali, per altro, non sono solo un problema clinico, ma anche una questione sociale e culturale. Chi ne è colpito, infatti, deve spesso affrontare gravi barriere fisiche e sistemiche: accesso limitato a cure riabilitative, carenze nei servizi di supporto, difficoltà nel reinserimento lavorativo e scolastico, e, soprattutto, una persistente mancanza di accessibilità e inclusione nei contesti urbani e comunitari.

In prima linea, per affrontare queste sfide e dare voce a migliaia di persone, c’è la FAIP ETS (Federazione delle Associazioni Italiane delle Persone con Lesione al Midollo Spinale), che ormai da molti anni lavora instancabilmente per difendere i diritti, l’autonomia e la dignità delle persone con lesione midollare. La Federazione, insieme alle varie organizzazioni che ad essa aderiscono a livello territoriale, si impegna quotidianamente nella promozione di politiche inclusive, nella tutela legale dei diritti delle persone con disabilità e nel dialogo con le Istituzioni per garantire un reale cambiamento sociale. Il tutto perché è fondamentale promuovere una cultura della prevenzione e dell’inclusione che vada oltre la singola giornata simbolica, con un impegno concreto da parte delle Istituzioni, dei media e dell’intera società civile per costruire un’Italia davvero accessibile e solidale.
In tal senso, la Giornata Mondiale delle Lesioni Spinali di oggi, 5 settembre, contribuisce a un prezioso momento di riflessione, ma anche a un’opportunità per rafforzare l’alleanza tra enti, associazioni e cittadini/cittadine. Infatti, solo unendo le forze sarà possibile abbattere le barriere fisiche e mentali, promuovere l’autonomia personale e garantire pari opportunità a tutte e tutti.
Perché prevenire è possibile, tutelare è un dovere, includere è un diritto.

*Presidente della FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane delle Persone con Lesione al Midollo Spinale).

Un prestigioso premio internazionale al progetto “APACE”, coordinato da LIA (Libri Italiani Accessibili)

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Il modello collaborativo e il ruolo decisivo di esso nel preparare il settore editoriale alla Legge Europea sull’Accessibilità sono state le principali ragioni che hanno consentito al progetto “APACE”, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato dalla Fondazione LIA (Libri Italiani Accessibili), di vincere in Brasile l’“ABC International Excellence Award for Accessible Publishing”, il maggior riconoscimento a livello internazionale per l’accessibilità in campo editoriale

Cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato dalla Fondazione LIA (Libri Italiani Accessibili), no profit fondata dall’AIE (Associazione Italiana Editori) e dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il progetto APACE (acronimo che sta per Accelerating Publishing Accessibility through Collaboration in Europe, ossia “Accelerare l’accessibilità editoriale attraverso la collaborazione in Europa”) ha ricevuto un prestigioso riconoscimento internazionale, vincendo l’ABC International Excellence Award for Accessible Publishing nella categoria Progetti.
Si tratta di un premio promosso dall’ABC (Accessible Books Consortium) e guidato dalla WIPO (World Intellectual Property Organization), che è stato assegnato a San Paolo, in Brasile, in occasione del World Blindness Summit e che costituisce il maggior riconoscimento a livello internazionale per l’accessibilità in campo editoriale.
La giuria ha lodato in particolare «il modello collaborativo di APACE e il suo ruolo decisivo nel preparare il settore editoriale all’European Accessibility Act, la Legge Europea sull’Accessibilità», entrata in vigore il 28 giugno scorso. «Attraverso la formazione, le risorse messe in campo e la cooperazione internazionale – si legge ancora nella motivazione -, il progetto ha fornito agli editori e alle biblioteche gli strumenti necessari per integrare l’accessibilità nelle loro pratiche quotidiane».

A ritirare il premio è stata Elisa Molinari, project manager della Fondazione LIA e coordinatrice di APACE, che per l’occasione ha dichiarato: «L’accessibilità ha successo quando lavoriamo insieme. APACE ha creato una solida rete europea che aiuta editori e biblioteche che servono le persone con disabilità visive ad affrontare le sfide dell’accessibilità con fiducia e determinazione. Questo premio celebra il nostro impegno comune a garantire che ogni lettore abbia pari accesso alla lettura».

«Il progetto APACE – sottolinea dal canto suo Cristina Mussinelli, segretario generale di LIA – nasce dalla rete internazionale di competenze sviluppata intorno alla nostra Fondazione, che ogni giorno, da più di dieci anni, supporta gli editori nella creazione di pubblicazioni digitali accessibili e collabora con tutta la filiera per rendere l’esperienza di scelta, acquisto e lettura accessibile. Voglio ringraziare in particolare l’AIE, l’Associazione degli editori e dei librai tedeschi, l’Associazione bulgara del libro, la Società olandese Stichting Dedicon e le biblioteche dei ciechi finlandese e lituana, rispettivamente Accessibility Library Celia e Lithuanian Audiosensory Library che sono i partner del progetto e il cui impegno è stato fondamentale per il successo dell’iniziativa».

«Questo premio – conclude Innocenzo Cipolletta, presidente dell’AIE – conferma pienamente il nostro impegno sui temi dell’accessibilità. Dare a tutti la possibilità di accedere a un catalogo ampio e aggiornato di testi è, ancor prima che un obbligo di legge, con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, un impegno strategico per chi, come noi, crede nella centralità del libro e nel valore dell’inclusione per lo sviluppo e la crescita delle comunità democratiche». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Denise Nobili (denise.nobili@fondazionelia.org).

La “giocoleria funzionale” e i benefìci anche per le persone con disabilità

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Un filo sottile unisce l’arte circense, la terapia e l’inclusione sociale, un filo che Francesco Boni, artista di Livorno specializzato in “giocoleria funzionale”, attraverso l’Associazione Self APS, sta portando in tutta Europa questo approccio innovativo che utilizza palline, cerchi e clave non solo per intrattenere, ma per stimolare, riabilitare e, soprattutto, coinvolgere, diventando uno strumento concreto di benessere e crescita personale anche per le persone con disabilità La “comunità” di Francesco Boni. In primo piano il “juggleboard”

C’è un filo sottile che unisce l’arte circense, la terapia e l’inclusione sociale: un filo che Francesco Boni, artista di Livorno, ha saputo afferrare e trasformare in una vera e propria missione di vita. Specializzato in “giocoleria funzionale”, Boni, attraverso l’Associazione Self APS, sta portando in tutta Europa un approccio innovativo che utilizza palline, cerchi e clave non solo per intrattenere, ma per stimolare, riabilitare e, soprattutto, coinvolgere.
Questa attività, che potrebbe apparire una sfida ambiziosa e pure un po’ azzardata, va oltre lo spettacolo, per diventare uno strumento concreto di benessere e crescita personale per le persone con disabilità.
A prima vista potrebbe sembrare un semplice gioco, ma dietro la giocoleria funzionale si cela un metodo strutturato: «Non siamo fisioterapisti – spiega Francesco Boni – ma andiamo a operare dal punto di vista neuro cognitivo». Tale metodo, infatti, ha profonde implicazioni su quelle funzioni del cervello che riguardano abilità mentali come la memoria, il linguaggio e la capacità di attenzione. È un approccio che si concentra sullo sviluppo di abilità essenziali come la coordinazione, il ritmo, la capacità di mettere i movimenti nella giusta sequenza e la ripetizione del gesto motorio. «L’obiettivo non è la perfezione acrobatica – continua Francesco – ma il processo di apprendimento stesso, che stimola l’ambidestrismo e la comunicazione tattile non verbale».

Riprogrammare la mente attraverso il gioco
Il metodo, noto come Quat Props, è stato ideato dal pedagogista (e giocoliere) Craig Quat, che ha coniato il concetto di Functional Juggling: si basa sull’idea rivoluzionaria di modellare la giocoleria come un’esperienza sensoriale, adattabile alle esigenze di chiunque, indipendentemente dall’età o dalla condizione di disabilità. Questo significa che anche chi non si ritiene un giocoliere può cimentarsi e trarne beneficio: l’utilizzo di attrezzi appositamente progettati facilita la pratica e la rende accessibile a persone con diverse abilità motorie e cognitive.
Da oltre 25 anni Francesco Boni lavora nel mondo dell’equilibrismo e del circo più in generale: «Alcuni anni fa ho fatto un corso di formazione per imparare questo metodo particolare che rivolge la giocoleria alle persone con disabilità o ai non giocolieri».
Tra le arti performative la giocoleria è da sempre vista come qualcosa che richiede abilità particolari: il metodo dimostra invece che ogni persona, di qualsiasi età o tipo di disabilità, può praticarla con successo ed efficacia. La vera magia sta dunque nel ribaltare la prospettiva tradizionale: non è la persona a doversi adattare alla disciplina, ma è la giocoleria che si modella per diventare uno strumento inclusivo.
Un esempio a tale proposito è dato dalla juggleboard, una tavola di legno con più corsie e una buca di arrivo, che consente di far rotolare alcune sfere: a seconda degli esercizi, la jugglebord può essere inclinata, utilizzata da una o due persone, può sfruttare la forza di gravità o la rapidità del giocatore che deve effettuare diverse operazioni.

Una rete di inclusione che non ha confini
Nata dall’iniziativa di un gruppo di giovani tra Livorno e Firenze, l’Associazione Self APS è diventata un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo per la giocoleria funzionale. Con Boni come referente per l’area di Livorno, l’Associazione ha saputo crescere costantemente, aggiudicandosi bandi prestigiosi e organizzando raduni europei. Il loro lavoro non si limita all’Italia: hanno portato le loro competenze anche all’estero, come in Ungheria, dimostrando la portata universale di questo linguaggio e del metodo.
Il successo di Self APS risiede nella creazione di un gruppo di docenti affiatato e competente, capace di affrontare sfide complesse e di ottenere risultati gratificanti sia per gli operatori che per i partecipanti. L’esperienza è aperta a tutti e tutte, persone con disabilità e “normodotate”, perché il valore dell’inclusione si manifesta pienamente nella condivisione e nello scambio reciproco. Partendo da esercizi semplici, il team di Self APS adatta ogni fase del percorso per raggiungere gli obiettivi specifici di ciascun individuo, in un’ottica di massima personalizzazione.

I benefìci tangibili di un’arte che cura
I benefìci della giocoleria funzionale sono molteplici e documentati: a livello fisico, si riscontra un miglioramento della coordinazione, della capacità di percepire il proprio corpo nello spazio, della flessibilità e della motricità. Sul piano cognitivo, l’attività incrementa la concentrazione, l’attenzione, la memoria e la capacità di affrontare e risolvere problemi. Ma gli effetti più sorprendenti si registrano sulla sfera psicosociale: praticare la giocoleria aumenta l’autostima e l’autoefficacia, portando a una migliore percezione di sé. Infatti, gli esercizi stimolano l’interazione tra i due emisferi cerebrali, favorendo la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone della gioia”, migliorando l’umore e il benessere generale. Inoltre, questa disciplina, pur potendo essere praticata individualmente, apre le porte alla socialità attraverso il gioco, il confronto e la condivisione.
È come un circo dove il vero spettacolo è la capacità di ogni individuo di superare i propri limiti e di scoprire nuove, inaspettate abilità. Si tratta insomma di un’arte che non solo diverte, ma che insegna preziose competenze: quelle abilità psicosociali e affettive fondamentali per la vita di tutti i giorni.
L’impegno di Francesco Boni e di Self APS evidenzia come la passione e la creatività possano essere messe al servizio della comunità, generando un impatto sociale di grande valore. Il loro lavoro dimostra che non ci sono limiti all’apprendimento e alla partecipazione, quando si trovano gli strumenti giusti per abbattere le barriere.
La giocoleria funzionale non è solo un’attività riabilitativa, ma un efficace veicolo di inclusione, un linguaggio universale che parla di fiducia, collaborazione e della bellezza di mettersi in gioco, insieme.

*Il presente contributo è già apparso in «The Good in Town – Fatti e persone che cambiano il mondo», con il titolo “L’arte circense e giocoleria funzionale come strumenti di inclusione”, e viene qui ripreso, con altro titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Si inaugura a Pisa la mostra accessibile di Alfredo Catarsini

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Dopo le tappe di Firenze e di Viareggio, la mostra itinerante “Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina”, promossa dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e il cui valore aggiunto risiede nell’accessibilità, approderà da domani, 5 settembre e sarà visibile fino al 26 di questo mese, al Fortilizio della Cittadella di Pisa

Dopo le tappe di Firenze e di Viareggio (di cui si legga anche sulle nostre pagine a questo e a questo link), la mostra itinerante Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina, promossa dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e il cui valore aggiunto risiede nell’accessibilità, approderà da domani, 5 settembre e sarà visibile fino al 26 di questo mese, al Fortilizio della Cittadella di Pisa.
L’esposizione vuole essere innanzitutto un omaggio alle origini della famiglia di Catarsini, artista e intellettuale viareggino nato nel 1899 e scomparso nel 1993 che per parte di padre, erano pisane.
Come detto, l’intero percorso espositivo è accessibile anche ai visitatori e alle visitatrici con disabilità visiva, grazie al progetto pluriennale della Fondazione Catarsini denominato L’Arte accessibile per tutti. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento. Per altre informazioni: Marco Ferri (press@marcoferri.info).

Reclamare sempre i propri diritti (ma sono troppi i guasti e le rotture degli ausili!)

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Storie di disavventure con gli ausili (e non solo) che da una parte fanno dire a Claudio Calligaris che «bisogna sempre cercare di far valere i propri diritti», mentre dall’altra parte si chiede: «Possono strumenti così delicati e costosi, verificati e certificati, essere così fragili?»

Mi ritengo una persona abbastanza calma e accomodante. Difficile che mi arrabbi seriamente. Diciamo che mi “faccio scivolare addosso” le cose. Però qualche volta occorre arrabbiarsi un po’, protestare e pretendere i propri diritti. Anzi, mi sentirei di dire che questo dovrebbe essere metodo costante, senza arrabbiarsi, ma anche senza farsi prendere per i fondelli. Perché sono in tanti che si approfittano, o perlomeno ci provano a fare i “furbetti”. Vorrei quindi raccontare due episodi che mi sono accaduti recentemente e per i quali ho dovuto protestare.

Primo episodio. Estate 2024. Durante il trasbordo tra due voli, a Francoforte, hanno ben pensato di distruggermi il Triride [strumento che crea un dispositivo elettrico in grado motorizzare una sedia a rotelle manuale, N.d.R.] e danneggiarmi la carrozzina. Poiché non sono considerati bagagli, l’assicurazione tipo Europassistance non dà rimborsi e bisogna rivolgersi alla compagnia aerea, in quel caso Lufthansa.
Dopo lunghe interlocuzioni via e-mail, produzione di fatture e documentazioni varie, la loro proposta è un risarcimento sulla carrozzina, niente sul Triride, nonostante la denuncia di danneggiamento in aeroporto fosse stata fatta specificatamente su quest’ultimo danneggiamento. Niente da fare. Irremovibili. Non resta che rivolgersi ad un’Associazione dei consumatori, Federconsumatori, in questo caso, far “minacciare” un’azione legale e quello che non avevo ottenuto in 4 mesi nel giro di una settimana si è positivamente risolto.

Secondo episodio. In autunno ho la malaugurata idea di cambiare contratto telefonico, pur rimanendo con lo stesso gestore, WindTre. Vado al negozio del centro commerciale di Pradamano (Udine) e dopo vari tentativi e proposte inconcludenti, alla fine esco con un nuovo contratto. Installo e tutto funziona bene. È il momento di chiedere l’agevolazione del 50% in quanto persona con disabilità. Agevolazione che già avevo con il precedente contratto.
Preparo i documenti, che ora non si possono più inviare in autonomia, e li invio tramite il medesimo negozio. Dopo qualche giorno mi chiama l’assistenza per dirmi che non mi possono concedere l’agevolazione. Non chiedetemi per quale motivo perché, dopo aver parlato con una mezza dozzina di operatori, sinceramente non l’ho capito. Faccio mandare una PEC dalla nostra Associazione [Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia] a Wind e ricevo un lapidario «pertanto non è possibile accogliere la tua richiesta».
Non resta che tornare alla Federconsumatori. Questa volta ci vogliono alcune settimane, ma alla fine riottengo il contratto precedente. Compreso lo sconto.

Che pensare allora di queste dissennate scelte commerciali, visto che alla fine ci sono maggiori costi per gli stessi fornitori dei servizi? Evidentemente fanno il conto che la gente, in genere, subisca e non reclami. Ma noi, invece, reclameremo alla grande.

Visto poi che stiamo parlando di malfunzionamenti, aggiungo un’ulteriore esperienza negativa, anche per capire se sono io sfigato o se queste cose succedono anche a voi.
Mi è capitato di bucare un cuscino Roho. Arrivato a casa mi siedo su un’altra carrozzina e quest’altro cuscino, sempre Roho, semplicemente scoppia (si è staccato il beccuccio della valvola). Da buttare. L’altro lo porto a riparare, lo ritiro, metto in carrozzina mi ci siedo e… scoppia la valvola. Da buttare. E due!
Quasi contemporaneamente, nella “gita sociale” a Barcis (Pordenone) si ferma, guasto, un propulsore di una nostra socia, un Pandhora EP3 Smart.
Secondo me c’è davvero qualcosa che non va e la domanda sorge spontanea: possono strumenti così delicati e costosi, verificati e certificati, essere così fragili? A chi legge la risposta.

Ma purtroppo non è ancora finita! Passano alcuni giorni e il mio montascale Garaventa si blocca a metà percorso, con me sopra. Non è la prima volta. Sempre nei giorni festivi o a ora tarda… Fortunatamente l’assistenza, anche se è successo di notte, è molto efficiente e in meno di un’ora sono potuto tornare a letto. Tutti i dubbi sull’affidabilità degli ausili però rimangono.
Ebbene, non mi si crederà, ma esattamente una settimana dopo, il montascale si è guastato definitivamente, con me sopra, e…
Se l’assistenza nel caso del montascale con la ditta Modesto di Tarcento è stata impeccabile, non altrettanto si può dire nel caso del propulsore elettrico. Allora mi chiedo: poiché parliamo di oggetti non voluttuari bensì necessari alla vita delle persone con disabilità, non dovrebbe esistere una normativa che obbligasse i produttori a garantire l’assistenza 24 ore al giorno per tutto l’anno?

*Presidente dell’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia.

Arriva in Calabria “Sport Senza Confini”

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Percorso itinerante promosso dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolto ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità, arriverà il 6 e 7 settembre a Cosenza il progetto “Sport Senza Confini”, per la sua ottava tappa di questo 2025, approdando anche nell’ottava Regione delle undici previste per quest’anno Ragazzi coinvolti nel progetto “Sport Senza Confini”

Con l’appuntamento del 6 e 7 settembre al Campo Scuola di Cosenza, il progetto Sport Senza Confini, giunto alla sua ottava tappa di questo 2025, approderà anche nell’ottava Regione italiana delle undici previste per quest’anno.
Si tratta, lo ricordiamo, di un percorso itinerante seguito in varie occasioni anche dal nostro giornale, promosso dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolto ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità.
Dopo il successo del 2024 e delle tappe già svolte in questo 2025, il progetto – che si avvale della collaborazione della Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia – continua dunque a coinvolgere sempre più bambini/bambine e ragazzi/ragazze in tutta Italia, unendo sport, divertimento e inclusione.
Ed è quanto accadrà anche a Cosenza, prima delle tre tappe previste per questo mese di settembre, quando nel corso della due giorni, i giovani partecipanti potranno vivere un’esperienza di movimento e inclusione attraverso attività sportive e ludiche guidate dai tecnici FISPES, che li indirizzeranno in esercizi mirati a favorirne l’integrazione e la socializzazione, valorizzando le abilità di ciascuno. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento su “Sport Senza Confini”. Per ulteriori informazioni: safecommunications.press@gmail.com.

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