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Favore per quei provvedimenti fiscali riguardanti il Terzo Settore

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Vengono accolti con favore, dal Forum del Terzo Settore, dalla Federazione FISH e dall’Associazione AIPD, i provvedimenti fiscali riuguardanti il Terzo Settore, approvati in questi giorni dal Consiglio dei Ministri, e in particolare la disposizione riguardante il rinvio di dieci anni, fino al 2036, dell’obbligo di apertura della partita IVA per le Associazioni che offrono servizi rivolti ai propri soci

«Da quanto apprendiamo, il Decreto sui temi fiscali per il Terzo Settore approvato ieri in Consiglio dei Ministri ha recepito alcune importanti istanze che portiamo avanti da anni per garantire sostenibilità alle attività svolte dalle organizzazioni che operano per l’interesse collettivo»: a dirlo in una nota è Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, a seguito appunto del via libera in Consiglio dei Ministri del Decreto Legislativo in attuazione della Delega al Governo sulla riforma fiscale (Legge 111/23), contenente disposizioni in materia di Terzo Settore, crisi d’impresa, sport e IVA. «Tra queste – annota Moretti -, la prima disposizione riguarda il rinvio di dieci anni, fino al 2036, della temuta entrata in vigore dell’obbligo di apertura della partita IVA per le Associazioni che offrono servizi rivolti ai propri soci. Quest’obbligo, che era previsto dal prossimo 1° gennaio, avrebbe causato pesanti e ingiustificate ripercussioni burocratiche ed economiche, soprattutto alle realtà più piccole: la decisione, quindi, di mantenere l’attuale regime di esclusione IVA va incontro alle esigenze di un comparto che si caratterizza per il valore sociale che è in grado di produrre, e accoglie i numerosi nostri appelli, insieme a quelli di tante altre realtà associative del Paese».
«Un’altra positiva norma che sarebbe contenuta nel Decreto – prosegue il Portavoce del Forum – riguarda l’armonizzazione dell’IVA al 5% tra i diversi soggetti del Terzo Settore: in particolare per le ONLUS – tipologia destinata a breve a scomparire per effetto del Codice del Terzo Settore – questo provvedimento consentirà loro di proseguire il proprio lavoro con la necessaria serenità, potendo scegliere di divenire ETS (Enti di Terzo Settore), senza essere penalizzate dal punto di vista fiscale».
«In attesa dunque di leggere il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale – conclude Moretti -, esprimiamo soddisfazione per l’impegno di Governo e Parlamento nel tutelare il Terzo Settore da norme che ne avrebbero fortemente ostacolato l’attività e lo sviluppo. Ci auguriamo, infine, che già a partire dalla prossima Legge di Bilancio, si possa trovare una soluzione anche alla questione dell’IRAP, una tassa ingiusta che ancora grava, incomprensibilmente, sul non profit in misura ben maggiore che sulle imprese profit».

Anche Vincenzo Falabella, presidente della FISH (aderente al Forum del Terzo Settore), oltreché consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), accoglie con favore, come si legge in una nota, «la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare la proroga decennale dell’esclusione IVA per gli Enti del Terzo Settore, provvedimento che rappresenta un atto di politica fiscale di rilievo, intervenendo su un tema cruciale per la sostenibilità economica e gestionale degli Enti di Terzo Settore, garantendo certezza normativa, continuità operativa e una riduzione significativa degli oneri amministrativi».
«La misura – prosegue Falabella – conferma l’attenzione verso un comparto che svolge funzioni di interesse generale e che costituisce un pilastro del welfare comunitario, contribuendo alla coesione sociale, alla tutela delle persone più fragili e allo sviluppo di modelli innovativi di inclusione e partecipazione. Una maggiore stabilità fiscale permette infatti agli enti di programmare interventi a lungo termine, rafforzando la capacità del Terzo Settore di agire come partner strategico delle Istituzioni Pubbliche».
«La proroga decennale dell’esclusione IVA – conclude – rappresenta pertanto un segnale politico chiaro, ossia che il Terzo Settore non è un attore marginale, ma una componente strutturale del sistema Paese e la scelta del Governo va nella direzione di consolidare l’alleanza tra istituzioni e realtà sociali che operano quotidianamente per garantire diritti, inclusione e servizi essenziali alle comunità».

Infine, anche l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), aderente sia al Forum del Terzo Settore che alla FISH, si dichiara soddisfatta per la proroga al 2036 dell’entrata in vigore del regime IVA per gli Enti del Terzo Settore. «Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo – afferma a tal proposito Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’Associazione – perché questa proroga evita un impatto economico gravissimo su migliaia di realtà che, come la nostra, garantiscono ogni giorno servizi essenziali, inclusione e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. È una scelta che protegge la nostra capacità di operare con continuità e qualità. L’applicazione immediata dell’IVA avrebbe infatti messo a rischio molti progetti e aumentato i costi di gestione, sottraendo risorse preziose proprio alle attività che sostengono diritti, autonomia e partecipazione. Questa decisione, quindi, restituisce stabilità al Terzo Settore e ci permette di pianificare il futuro con maggiore serenità».
«Esprimiamo infine il nostro apprezzamento – conclude – verso tutte le realtà associative e i rappresentanti istituzionali che hanno lavorato per scongiurare un cambiamento che avrebbe inciso negativamente sul mondo dell’associazionismo italiano». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it; ufficiostampa@fishets.it; ufficiostampaaipd@gmail.com.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore.

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Emozionanti storie anche per le giornate conclusive della decima edizione di “Uno Sguardo Raro”

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Siamo alla vigilia delle giornate conclusive per “Uno Sguardo Raro-Rare Disease International Film Festival” (decima edizione), il primo Festival Internazionale di Cinema che seleziona e promuove le migliori opere video provenienti da tutto il mondo sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale. Accadrà domani, 22 novembre, e domenica 23 alla Casa del Cinema di Roma, quando vi sarà tra l’altro la cerimonia di premiazione delle varie categorie Una realizzazione grafica elaborata per la decima edizione di “Uno Sguardo Raro”

«Dieci anni di emozioni e una nuova storia da scrivere, insieme: nel 2016 abbiamo acceso un piccolo faro, senza sapere fin dove ci avrebbe condotto. Da allora, anno dopo anno, abbiamo raccolto storie, sguardi, emozioni. Abbiamo costruito qualcosa di unico insieme a chi ha scelto di raccontarsi e ha creduto nel potere del cinema come strumento di cambiamento. Oggi siamo pronti a celebrare un traguardo speciale, quello della decima edizione, che unirà passato e futuro, memoria e nuove visioni, con la stessa intensità che ci accompagna da sempre»: così i promotori di Uno Sguardo Raro-Rare Disease International Film Festival avevano lanciato, anche sulle nostre pagine, la decima edizione del primo Festival Internazionale di Cinema che seleziona e promuove le migliori opere video provenienti da tutto il mondo sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale.
Ora siamo ormai alla vigilia dell’evento finale, quando cioè sta per concludersi il “viaggio” tra scuole e biblioteche di questa settimana a Roma e dintorni (Biblioteca Goffredo Mameli, Biblioteca Guglielmo Marconi, Biblioteca Laurentina, IISS Cine-tv Roberto Rossellini, Cinema Madison di Grottaferrata, alla presenza di studenti e docenti delle scuole secondarie di Roma e Grottaferrata), per arrivare ai due appuntamenti alla Casa del Cinema di Roma, due giornate ancora ricche di storie e di incontri.
Accadrà nel pomeriggio di domani, sabato 22 (ore 16), che sarà tutto dedicato alle proiezioni di opere «capaci di raccontare la rarità con sensibilità e potenza narrativa», come viene detto, mentre nel pomeriggio di domenica 23 (ore 17), la cerimonia di premiazione consentirà di conoscere i vincitori nelle varie categorie di questa decima edizione di Uno Sguardo Raro. (S.B.)

L’ingresso agli eventi del 22 e 23 novembre alla Casa del Cinema di Roma sarà gratuito (con prenotazione). Per informazioni: info@unosguardoraro.org.

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Una “maratona di voci” per accendere i riflettori soprattutto sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità

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Una vera e propria “maratona di voci”, denominata “Zitta a chi?”, sarà la proposta dell’UICI per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento in diretta su SlashRadio pensato in particolare per accendere i riflettori sulla violenza che riguarda le donne e le ragazze con disabilità

Una vera e propria “maratona di voci”, denominata Zitta a chi?, sarà la proposta dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento in diretta su SlashRadio pensato in particolare per accendere i riflettori soprattutto sulla violenza che riguarda le donne e le ragazze con disabilità.
Dalle 15.30 alle 18.30, dunque, si alterneranno interventi di esperte, giornaliste, scrittrici, economiste, magistrati e attiviste impegnati nella difesa dei diritti delle donne e tra gli ospiti vi saranno le giornaliste Nunzia De Girolamo, Tiziana Ferrario e Silvia Garambois, le scrittrici Elena Bonuccelli e Donatella Columbro, l’economista Azzurra Rinaldi, l’attivista e giornalista Giulia Siviero, il magistrato Fabio Roia. Accanto a loro, rappresentanti istituzionali, associazioni e soprattutto le testimonianze di donne con disabilità che hanno trovato il coraggio di raccontare la propria esperienza di violenza.
«Intendiamo accendere un faro su chi vive nella doppia ombra della disabilità e della violenza – dicono dall’UICI – e che troppo spesso viene lasciata ai margini del dibattito pubblico, delle politiche di tutela, dell’immaginario collettivo. Per dare inoltre ulteriore forza simbolica all’evento, alle 18 la facciata della nostra sede nazionale di Via Borgognona a Roma si illuminerà di rosso, sottolineando la necessità di non voltarsi dall’altra parte di fronte a ogni forma di abuso. Contemporaneamente saranno illuminate di rosso anche le nostre sedi di Milano e Catania, in abbraccio ideale da Nord a Sud. Ogni nostra sede, infine, organizzerà momenti di riflessione e ascolto con istituzioni, soci e cittadini».

«La violenza di genere – dichiara la vicepresidente dell’UICI Linda Legname – va contrastata con determinazione, senza esitazioni e senza silenzi. Troppe donne, comprese quelle con disabilità, affrontano barriere fisiche, culturali e sociali che le espongono a rischi ancora maggiori. Nessuna donna, mai, deve essere messa a tacere né lasciata sola. Come UICI ribadiamo il nostro impegno e ci uniamo alle voci che attraversano il Paese e il mondo, nel promuovere una cultura di rispetto, tutela e inclusione, lavorando al fianco di enti pubblici e organizzazioni, per prevenire, proteggere e offrire sostegno a chi trova il coraggio di chiedere aiuto».
«La giornata del 25 novembre – aggiunge – non sia solo memoria, ma azione concreta. Perché nessuna donna, mai, debba essere messa a tacere. Perché nessuna donna debba sentirsi sola nel chiedere aiuto, nel farsi ascoltare, nel vedere riconosciuti i propri diritti e la propria dignità. Continuiamo a fare luce insieme, affinché ogni donna possa vivere libera dalla paura e dalla violenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Vincenzo Massa (vincenzo.massa@uici.it).

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I quarant’anni dell’ANGSA, che indica le linee da seguire oggi

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«Indichiamo oggi due forti criticità: l’urgenza di aggiornare i regolamenti regionali per l’accreditamento dei servizi residenziali e la necessità di finanziare e condurre la ricerca in modo centralizzato»: lo ha detto il presidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) Marino, in occasione dell’evento celebrativo dei quarant’anni dell’Associazione Il tavolo dei relatori durante l’evento promosso alla Camera dei Deputati per i quarant’anni dell’ANGSA

4.000 Famiglie e 70 Associazioni federate con una presenza capillare in tutto il Paese. Questo è oggi l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo), Associazione Nazionale che si occupa esclusivamente di autismo. Fondata nel 1985, compie quarant’anni. Le “candeline” sono state spente nel corso di un momento celebrativo organizzato a Roma presso la Camera dei Deputati, alla presenza della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli [si legga anche la nostra presentazione dell’incontro, N.d.R.].
Auguri sono giunti anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che nel suo messaggio ha scritto tra l’altro: «In questi anni ANGSA ha saputo coniugare competenza , sensibilità e dedizione nella difesa dei diritti delle persone con disabilità relazionale».

Giovanni Marino, presidente nazionale dell’Associazione, si è assunto il compito di indicare quali sono, secondo l’Associazione, le questioni più rilevanti da affrontare nell’immediato: «La vita delle famiglie di persone con autismo – ha sottolineato – è spesso segnata da una battaglia quotidiana contro la burocrazia degli Enti, la disparità dei sistemi regionali, la carenza di professionisti qualificati nelle scuole, nella sanità e nell’ambito educativo, per il supporto alla vita degli adulti. Oggi indichiamo due forti criticità: la necessità e l’urgenza di aggiornare i regolamenti regionali per l’accreditamento dei servizi residenziali perché risultano disallineati rispetto ai princìpi di flessibilità e inclusione raccomandati. È urgente un aggiornamento di queste norme pensate con un’ottica assistenzialistica che diventano però troppo facilmente segreganti. Il secondo tema è quello della ricerca: occorre che sia finanziata e condotta in modo centralizzato, perché i fondi ad essa dedicati non possono essere parcellizzati a livello regionale. L’esperienza dei 7 milioni previsti con il relativo Decreto, divisi tra le Regioni, è stato infatti un fallimento».

L’evento ha visto la partecipazione di Vincenzo Falabella, presidente della FISH, la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie cui l’ANGSA aderisce da sempre, ed è stato l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone dello spettro autistico che in Italia sono circa 500.000, con un’incidenza di 1/36 nati, come detto dalla dottoressa Maria Luisa Scattoni, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità intervenuta al dibattito. Nel nostro Paese, come nel resto del mondo, l’autismo rappresenta un’emergenza sanitaria e sociale non più eludibile o procrastinabile.

Il professor Carlo Hanau, tra i soci fondatori dell’ANGSA, oggi presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori), ha voluto precisare: «La storia della nostra Associazione, l’impegno quarantennale dei genitori e di tutto il mondo associativo ha contribuito a definire un perimetro legislativo di diritti avanzato che il sistema sanitario e sociale fatica però a trasformare in prassi. Persistono grandi criticità in merito a esigibilità, gestione e rifinanziamento del Fondo Autismo per la ricerca, residenzialità, inclusione scolastica e lavorativa».

Il futuro: «Siamo alla soglia di una necessità inderogabile di una rivoluzione culturale per la disabilità e per l’autismo – ha spiegato Arianna Porzi, presidente dell’ANGSA Torino -, con il passaggio da “oggetti di cura” a “soggetti di diritti”, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e recepito dalle nuove normative italiane (Legge 227/21 e Decreto Legislativo 62/24). È il riconoscimento al diritto fondamentale a una vita autodiretta in cui i diritti fondamentali – all’autodeterminazione, all’inclusione, a una vita piena – non sono concessioni, ma princìpi che devono essere garantiti e protetti, senza la necessità di doverli costantemente perseguire nelle aule di un tribunale. Questo riconoscimento dei diritti è il fondamento su cui costruire il vero obiettivo: permettere a ogni persona di realizzare se stessa». (L.B.)

Per ulteriori informazioni: Luca Benigni (luca.benigni@gmail.com).

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“INCinema Film Festival” continua con ostinazione, perché la cultura può e deve essere di tutti e tutte

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Con piacere registriamo l’imminente avvio a Udine della terza edizione di “INCinema Film Festival”, di cui Superando è da sempre media partner, il primo festival cinematografico in Italia (e non solo) fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali. «Continuiamo con ostinazione, con fiducia e con un principio irrinunciabile – dice l’ideatore Federico Spoletti -: la cultura è di tutti, e il cinema è di tutti. E non smetteremo di ricordarlo a chi, per abitudine o convenienza, continua a dimenticarlo»

Per Superando è stato un onore e un orgoglio seguire da media partner, passo dopo passo, le prime due edizioni di INCinema Film Festival, manifestazione ideata da Federico Spoletti e diretta da Angela Prudenzi che, come abbiamo ampiamente riferito a suo tempo, si svolge sia in presenza al cinema, sia da remoto su piattaforma MYmovies One e che soprattutto offre l’opportunità di vedere dei film in sala in modalità inclusiva anche a chi non può andare regolarmente al cinema. Si tratta infatti del primo evento del genere in Italia fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, che solitamente non possono partecipare ai festival cinematografici.
È quindi con piacere che registriamo l’imminente avvio della terza edizione, ciò che avverrà al Cinema Visionario di Udine (Via Fabio Asquini, 33) dal 25 novembre al 1° dicembre, tra anteprime e restauri, un omaggio a Fatma Hassouna, fotoreporter uccisa a Gaza, una mostra fotografica e l’anteprima del film Put Your Soul in Your Hand and Walk della regista iraniana Sepideh Farsi. Il tutto in attesa delle successive tappe del 2026, a Trieste (20 gennaio), Londra (marzo) e New York (aprile). Ma ci sarà tempo per parlarne.
Qui, in sede di presentazione generale del Festival, rimandando Lettori e Lettrici a questo link, per il dettaglio del programma di Udine, ricordiamo innanzitutto che nella cittrà friulana l’evento è prodotto e organizzato da SUB-TI ACCESS, in collaborazione con l’Associazione Libero Accesso, con il sostegno del Comune e il supporto della Banca di Udine, e anche in collaborazione con MYmovies One e il Cinema Visionario, oltreché avvalendosi dei patrocini della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, di ADV (Associazione Disabili Visivi), FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ANFAMIV (Associazione Nazionale delle Famiglie delle persone con Minorazioni Visive), Aniridia Italiana, ENS Friuli Venezia Giulia (Ente Nazionale Sordi) e UICI Friuli Venezia Giulia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
Altri partner sono BIM, la Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale, Europictures, L’Age d’Or, Wanted, MK2, Reves d’eau, la Fondazione Aquileia, Friuli Venezia Giulia Film Commission, Trieste Film Festival, la Biblioteca Joppi, l’Associazione +Cultura Accessibile e la Fondazione Friuli. Partner tecnico EARCATCH, media partner, oltre a Superando, FRED Film Radio e Radio Magica.
E a questo punto, augurando buone visioni a tutte e tutti, ben volentieri diamo spazio a quanto scritto da Federico Spoletti e Angela Prudenzi, in sede di presentazione di questa terza edizione del Festival. (S.B.)

Quando tre anni fa abbiamo immaginato INCinema, avevamo un obiettivo semplice e ambizioso allo stesso tempo: dimostrare che la magia del cinema può – e deve – essere accessibile a tutti. Creare un festival in cui anche le persone con disabilità sensoriali potessero vivere pienamente quell’esperienza speciale fatta di storie, emozioni, incontri e comunità.
Il nuovo European Accessibility Act, entrato in vigore il 28 giugno scorso, avrebbe dovuto rappresentare uno spartiacque per l’accessibilità culturale in Europa. Eppure, guardando alla situazione italiana, dobbiamo constatare con amarezza che per l’audiovisivo non è cambiato molto. Soprattutto nell’atteggiamento di una larga parte della filiera: distributori ed esercenti che continuano a ignorare la partecipazione del pubblico con disabilità sensoriali.
Alcuni grandi distributori italiani scelgono di non rispondere alle richieste di partecipazione ricevute da INCinema; altri arrivano a dire che quel pubblico “non è utile”, ostacolando i registi che desiderano invece aderire al progetto.
Difficile non rimanere colpiti da questa chiusura. Ed è triste constatare che, ancora una volta, il profitto immediato viene messo davanti ai diritti delle persone – e all’evidenza che tutti, prima o poi, diventiamo spettatori con una qualche forma di fragilità sensoriale.
La proiezione in sala non è considerata tecnicamente un servizio digitale e quindi non ricade pienamente sotto le disposizioni dell’European Accessibility Act, come se i film viaggiassero ancora in pellicola. Ma resta un fatto incontestabile: la nuova normativa europea spinge in modo inequivocabile verso una piena fruibilità dei contenuti culturali anche da parte delle persone con disabilità sensoriali. Chi oggi sceglie di ignorare questo percorso non solo rischia di restare indietro, ma contribuisce a rafforzare una cultura di esclusione.
Per fortuna, fuori dall’Italia la situazione è diversa. Il successo straordinario di INCinema a New York lo scorso anno ci ha dato l’entusiasmo per andare avanti, così come la nascita di progetti ispirati a INCinema in Belgio e Polonia. Ma anche eventi di primo piano come il Toronto International Film Festival stanno ampliando la loro programmazione accessibile, esattamente secondo i criteri che abbiamo adottato sin dalla prima edizione. Segno che la direzione è quella giusta, e che il cambiamento culturale è possibile.
Non mancano, anche in Italia, segnali positivi. Uno fra tutti, il piccolo ma grande Festival dell’Archeologia di Aquileia che ha scelto da quest’anno di rendere accessibile l’intero suo programma. Ma anche quei distributori italiani illuminati che credono nel nostro progetto e che ci hanno concesso i film – bellissimi – che compongono questa terza edizione: lungometraggi, documentari, classici restaurati e i cortometraggi (nella seconda edizione del concorso INCorto). Tutti, naturalmente, accessibili anche a chi solitamente non può andare al cinema.
Un ringraziamento a chi rende possibile tutto questo. In primo luogo il Comune di Udine, la Banca di Udine, e tutte le Associazioni delle persone con disabilità che ci sostengono e ci accompagnano. Angela Prudenzi, la nostra meravigliosa direttrice artistica, i collaboratori, sempre più numerosi, senza i quali INCinema non potrebbe esistere.
INCinema continua, con ostinazione, con fiducia e con un principio irrinunciabile: la cultura è di tutti, e il cinema è di tutti. E noi non smetteremo di ricordarlo a chi, per abitudine o convenienza, continua a dimenticarlo.
Federico Spoletti – Fondatore di INCinema

La terza edizione di INCinema, nell’anno dell’entrata in vigore della Direttiva Europea che auspica che produttori, distributori ed esercenti riconoscano con maggiore determinazione l’esistenza di pubblici con esigenze specifiche, trova ancora di più la sua ragion d’essere. Se infatti la Direttiva non può essere considerata un obbligo, resta che l’accesso alla cultura è un diritto e con esso anche la possibilità di andare al cinema.
La visione di un film richiede la comprensione di un linguaggio complesso che unisce immagine, parola, suono ed emozione per arrivare al cuore dello spettatore. Le versioni accessibili sono lo strumento capace di ampliare la possibilità del cinema di comunicare attraverso più sensi e più linguaggi.
I film si creano per gli spettatori, non fanno eccezione i titoli in programma che meritano il giudizio di tutti i pubblici perché parlano di conflitti, di crisi interiori, di problematiche esistenziali, di sentimenti e di vita, in sostanza di noi, come solo il cinema sa fare.
Film nuovissimi e opere di cineteca, a dimostrazione di un’arte che non ha mai perso la sua forza.
Angela Prudenzi – Direttrice Artistica di INCinema

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile l’approfondimento sul programma delle giornate di Udine. Nel sito del Festival è disponibile poi ogni altra notizia. Per ulteriori informazioni: Cristina Scognamillo (criscognamillo@gmail.com); Martina Tonarelli (martina.tonarelli@fred.fm).

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Edoardo Bennato per la terza edizione di “All-in Rock Concerto Integrato” a Mantova

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L’Associazione Casa del Sole ha organizzato per la terza volta al Teatro PalaUnical di Mantova quello che si avvia a diventare un vero e proprio “classico”, tra le iniziative meritorie, vale a dire “All-in Rock Concerto Integrato” in cui le persone con disabilità plurime possono scegliere il proprio posto direttamente in platea e vivere un’esperienza di piena integrazione. E sul palco, il 21 novembre, vi sarà un ospite d’eccezione quale Edoardo Bennato

Associazione che opera con bambini, ragazzi e adulti con disabilità plurime sin dal 1966, la Casa del Sole di San Silvestro di Curtatone (Mantova) ha organizzato per la terza volta al Teatro PalaUnical di Mantova quello che si avvia a diventare un vero e proprio “classico”, tra le iniziative meritorie, vale a dire All-in Rock Concerto Integrato in cui le persone con disabilità plurime possono scegliere il proprio posto direttamente in platea e vivere un’esperienza di piena integrazione. «Perché – come dicono sempre dalla Casa del Sole – crediamo che la musica sia un linguaggio universale, capace di abbattere ogni barriera».
Accadrà nella serata del 21 novembre e sul palco vi sarà questa volta un ospite davvero d’eccezione, quale Edoardo Bennato, una delle voci più amate e simboliche del rock italiano. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: allinrock@casadelsole.org.

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Il Premio Bisceglia va a un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri

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«Questo Premio – è stato detto – è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri e che racconta la realtà con profondità, verità e responsabilità»: è il Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, della cui nona edizione si è avuta la cerimonia conclusiva a fine settembre, mentre recentemente è stato prodotto il bando per la decima edizione Il tavolo dei relatori durante la cerimonia conclusiva del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale

Da non molto è andata in archivio la nona edizione, a fine settembre, ma è già tempo della decima edizione per un’iniziativa di cui abbiamo sempre il piacere di occuparci, anche perché particolarmente cara a Superando, che nel 2020 risultò tra coloro che ricevettero una Menzione Speciale nella categoria delle Testate online. Si tratta del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, promosso dalla Fondazione Alessandra Bisceglia ViVa Ale, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti all’Università LUMSA di Roma, e dedicato alla memoria della giovane giornalista e autrice televisiva Alessandra Bisceglia, prematuramente scomparsa a 28 anni nel 2008, in seguito ad una grave patologia legata a una rarissima malformazione vascolare congenita.

Andiamo comunque per ordine e partiamo dalla cerimonia conclusiva della nona edizione, che ha visto prevalere Greta Giglio (davanti ad Alessandra Moreschini e Libero Straquadanio), nella sezione Studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo, mentre il premio nella sezione Giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori, freelance è andato a Valentina Panetta (seconda Giulia Di Leo e terzo Gabriele Ragnini).
Come sempre, inoltre, la giuria ha assegnato anche due riconoscimenti speciali, andati quest’anno a Paola Springhetti e Nicola Rabbi, distintisi per la correttezza dell’informazione sulle malattie rare, per l’attenzione alla diffusione della cultura della solidarietà e per la realizzazione di servizi di spessore umano sulla disabilità.
Un premio alla memoria particolarmente sentito è stato infine attribuito ad Antonio Morelli, capo ufficio stampa di Farmindustria per 26 anni, ricordato per la sua professionalità, umanità e dedizione.

E veniamo alla decima edizione di cui, come detto, è stato pubblicato il bando. Ricordando che l’iniziativa intende come sempre valorizzare e sostenere il lavoro di giovani giornalisti e studenti delle scuole di giornalismo che si distinguano per la capacità di raccontare con competenza e umanità temi legati alla comunicazione sociale, con particolare attenzione alle malattie rare, alla ricerca scientifica, all’equità nell’accesso alle cure e alle buone pratiche di inclusione delle persone con disabilità, va detto che la partecipazione è gratuita e riservata a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti, collaboratori, freelance e studenti di master e scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, che alla data di pubblicazione del bando non abbiano superato i 35 anni. Possono concorrervi con articoli, servizi radiofonici e televisivi, podcast, reportage multimediali, fotografie e graphic novel, pubblicati, trasmessi o diffusi dal 1° marzo 2025 al 30 aprile 2026, che sarà la data ultima per inviare la propria candidatura.
Sono previsti premi da 1.500 euro ciascuno per i vincitori delle rispettive sezioni (Studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo e Giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori, freelance), oltre a targhe e attestati per i secondi e terzi classificati. Sono previsti inoltre riconoscimenti speciali per le testate giornalistiche che si siano distinte nella promozione della comunicazione sociale.

«Questo Premio – sottolinea in conclusione Serena Bisceglia, presidente della Fondazione Alessandra Bisceglia Viva Ale – è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri, un giornalismo che sa trasformare la sofferenza in consapevolezza e la diversità in valore. In un’epoca di comunicazione rapida e spesso superficiale, vogliamo continuare a premiare chi sceglie di raccontare la realtà con profondità, verità e responsabilità». (S.B.)

Le candidature per il 10° Premio Bisceglia dovranno essere inviate entro il 30 aprile 2026, come detto, all’indirizzo premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org, secondo le modalità indicate nel bando ufficiale, disponibile insieme alla scheda di partecipazione a questo link. Per altre informazioni: premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org.

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Preoccupazione per il ruolo della famiglia nella redazione del Piano Educativo Individualizzato

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«Siamo preoccupati – scrivono dal Gruppo Puzzle, Gruppo di Competenze per le Persone con Disabilità nella Provincia di Pesaro-Urbino, rivolgendosi direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara – per l’uso della piattaforma SIDI ai fini della compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e in particolare per il fatto che le famiglie non siano adeguatamente coinvolte nella stesura del documento»

Ci rivolgiamo direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, come Gruppo Puzzle, Gruppo di Competenze per le Persone con Disabilità nella Provincia di Pesaro-Urbino, che coinvolge famiglie, associazioni, legali, insegnanti ed educatori.
Siamo preoccupati per l’uso della piattaforma SIDI ai fini della compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e vorremmo esprimere alcune nostre motivate perplessità.
In particolare, ci preoccupa il ruolo della famiglia nella redazione del PEI. Purtroppo, è una pratica frequente che le famiglie non siano adeguatamente coinvolte nella stesura del documento, nonostante la loro importanza per un’inclusione fruttuosa degli alunni e delle alunne con disabilità. La piattaforma SIDI, così come è strutturata, non facilita infatti la partecipazione attiva della famiglia e marginalizza il suo ruolo, limitando la partecipazione stessa alla sola Area 1 e all’approvazione del documento.
Un PEI ben fatto non prende meno di dieci ore di lavoro di tutto il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione). Lo chiediamo da oltre cinque anni: è importante che sia proposta una formazione non solo per qualcuno, tanto meno per il solo insegnante su posto di sostegno (che non ha di certo una delega in appalto), ma per tutto il GLO, tutti gli insegnanti della classe e anche le famiglie, perché siano coinvolti come membri co-partecipanti e concordi alla redazione di un documento così importante, pur nel rispetto delle Aree di competenza, come previste da modello.

L’inclusione, lo ricordiamo a tutti noi, è un momento importante di crescita civica esistenziale che non solo facilita l’alunno o l’alunna con disabilità, ma crea i presupposti per la società del futuro in maniera bi-univoca. Chiediamo dunque che il Ministero apporti eventuali correttivi per garantire la partecipazione attiva della famiglia in tutte le fasi della redazione del PEI, compresa la fase preparatoria e formativa. È importante che il GLO sia formato e coinvolto nella stesura del documento, e che la famiglia sia considerata come un membro co-partecipante e concorde. La famiglia è infatti la principale fonte di tutte le informazioni a vantaggio dell’alunno/alunna con disabilità, e la partecipazione di essa è essenziale per garantire un’inclusione efficace.

La piattaforma SIDI, così come è presentata, e così come è a nostra conoscenza, pur fornendo alcuni elementi importanti di protezione dei dati e di visione degli stessi, tramite SPID e CIE, non fornisce un incremento e un facilitatore a quanto finora trattato. La famiglia che visiona una traccia a cui non partecipa direttamente, se non per l’Area 1, è chiamata a sostenere eventuali altri interventi, ad esempio di Area 5 e Area 6, soltanto in forma mediata e questo non facilita la redazione congiunta e il rapporto vivo e vivificante di cui necessita un documento maturo prodotto da un GLO maturo. E di cui l’alunno o l’alunna con disabilità ha diritto.
Certo ci sono e ci saranno certamente famiglie che faranno fatica a partecipare, a metabolizzare la propria situazione e a non comprendere la necessità, ma è importante che la Scuola abbia contezza del punto di arrivo, proponendo un corretto punto di partenza. Anche con una certa mens profetica.

A nostro parere, la piattaforma SIDI non facilita un confronto necessario per l’elaborazione concorde del documento e marginalizza la famiglia, tradendo la sostanza e i fondamenti della normativa sull’inclusione e la preziosa Redazione Congiunta che ispirò il Legislatore sin dal 1994.
Sarebbe assai fecondo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito, così sensibile all’ineludibile apporto della famiglia, possa sostenere quei correttivi necessari affinché non ci si incammini in un punto di non ritorno che lederebbe gravemente l’inclusione e chiuderebbe la scuola in un “monadismo prassico ed istituzionale”.
È importante quindi che il Ministero comunichi a tutte le Scuole, a tutti gli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali, che con l’uso della piattaforma SIDI, gli incontri del GLO non sono aboliti, e che, nel contempo, siano mantenuti, dovuti ed incrementati gli incontri necessari durante tutte le fasi della costruzione del PEI, in quanto il confronto proficuo determina l’effettiva espressione del progetto educativo-didattico.
Come sarebbe altresì fruttuoso che tale comunicazione fosse scrupolosamente messa in atto da tutti gli Istituti Scolastici, con una rinnovata attenzione alla partecipazione attiva della famiglia, ripetiamo, non solo in fase approvativa del documento, ma anche in fase preparatoria e, volendo puntare in alto – ma la Scuola è qui anche per una visione – ad una concorde e coinvolgente fase formativa di tutto il GLO. Perché il PEI sia un modello da co-redigere e non un adempimento burocratico o modulistico che lo renderebbe e lo involverebbe in una vera e propria barriera.

*Coordinamento Puzzle di Competenze per le Persone con disabilità nel territorio di Pesaro Urbino (info-puzzle@enarche.it). I contenuti del presente contributo coincidono con quelli di una lettera inviata dal Gruppo al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, al capo della Segreteria del Ministero Algina Ferrara, al segretario particolare del Ministro Stefano Bolognini e, per conoscenza, al sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, a Donatella D’Amico della Direzione Ufficio Scolastico della Regione Marche e all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.

L'articolo Preoccupazione per il ruolo della famiglia nella redazione del Piano Educativo Individualizzato proviene da Superando.

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