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Andrea Ferrero Sette: l’idea è dentro di noi, le mani sono solo uno strumento

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«Spesso la gente si incuriosisce e si sofferma per poi rivolgermi la fatidica domanda: ma come fai a dipingere se non vedi? Spiego quindi che l’idea è dentro di noi e che le mani, nel mio caso, sono uno strumento attraverso le quali diventa opera d’arte»: a dirlo è il pittore cieco Andrea Ferrero Sette di cui presentiamo una delle sue ultime opere, notata recentemente in Sardegna, in occasione della terza edizione dell’evento inclusivo “Sfumature d’arte” Andrea Ferrero Sette, “Blue Days”

In occasione della terza edizione dell’evento inclusivo Sfumature d’arte [se ne legga già anche sulle nostre pagine a questo link, N.d.R.], svoltasi il 13 dicembre scorso presso la Sala Civis di San Gavino Monreale (Provincia del Sud Sardegna), cortesemente concessa in patrocinio gratuito dal Comune locale, l’artista cieco Andrea Ferrero Sette ha presentato la sua ultima opera pittorica intitolata Blue Days.
Il quadro – acrilico con inserti in pasta modellante – è stato eseguito con la tecnica di immersione delle mani nel colore e nella materia che diventa forma. L’astratto è dunque un gioco di contrasti e sfumature cromatiche, qui di seguito ne è riportata una descrizione eseguita tramite un’app di riconoscimento immagini ideata per persone con difficoltà visive (Seeing Eyes), mentre in calce è presente un’ulteriore descrizione, curata dallo stesso Andrea Ferrero Sette con l’app Be My Eyes: «Questo è un dipinto astratto che presenta una composizione vibrante di colori e texture. Lo sfondo è prevalentemente arancione, con una sezione centrale verticale di tonalità blu e beige. Le aree blu e beige sono texturizzate e sembrano essere state applicate con una spallina, creando un effetto stratificato e tridimensionale. Strisce bianche e schizzi sono sparsi sulla tela, aggiungendo movimento dinamico all’opera. L’applicazione della vernice è spessa ed espressiva, con pennellate e vortici visibili. La composizione complessiva è audace e visivamente impressionante».

Come spesso accade durante le mostre, «la gente – racconta Andrea – si incuriosisce e si sofferma per poi rivolgermi la fatidica domanda: ma come fai a dipingere se non vedi? La mia risposta, con ironia e competenza, spiega sempre, così come ho fatto anche a San Gavino Monreale, che l’idea è dentro di noi e le mani, nel mio caso, sono uno strumento attraverso le quali diventa opera d’arte».
Sempre organizzato e coadiuvato da un accompagnatore, Andrea ha anche distribuito numerosi biglietti da visita e dunque creato anche in questa edizione un cospicuo numero di contatti e un circolo virtuoso, dando appuntamento, con i suoi colleghi Rossella Boette e chi scrive [Marco Farina], alla prossima edizione della rassegna.

In conclusione, dunque, la descrizione dell’opera, curata, come detto, dallo stesso Autore: «Blue Days, anno 2025, colori acrilici. Quadro astratto. La tela è dominata da un colore di fondo arancione intenso. Al centro si sviluppa una fascia verticale e ondulata composta da spatolate spesse di blu-grigio e arancione più chiaro, con alcune sfumature di bianco. Questa fascia appare materica, con le pennellate tridimensionali in rilievo che creano una texture vistosa rispetto al resto della superficie. Sullo sfondo compaiono spruzzi e piccole colature di bianco e blu, donando movimento al tutto. L’insieme risulta dinamico e vibrante, privo di figure riconoscibili e basato sul contrasto tra il blu, l’arancione e il bianco. Per questo lavoro ho utilizzato anche una pasta modellante in modo che ci fosse un po’ di tatto».

*Scrittore, ideatore del progetto “Sfumature d’arte”.

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“Autonomia e Cooperazione”: dieci giovani ciechi e ipovedenti sui sentieri storici di Teano

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«Quando la solidarietà si mette in cammino, le barriere si abbattono»: è partendo da questo assunto che si è articolato il progetto “Autonomia e Cooperazione”, promosso dall’IRIFOR, in stretta collaborazione con l’UICI di Caserta e l’UNIVOC della città campana, basandosi su un campo invernale tra i sentieri storici di Teano cui hanno partecipato dieci giovani ciechi e ipovedenti, vivendo tre giorni di immersione totale in “stile scout” Una bella foto di gruppo dei partecipanti al campo invernale, presso il “Big Bench” di Teano della Via Francigena

«Quando la solidarietà si mette in cammino, le barriere si abbattono»: è partendo da questo assunto che si è articolato il progetto Autonomia e Cooperazione, promosso dall’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), in stretta collaborazione con l’UICI di Caserta (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e l’UNIVOC della città campana (Unione Nazionale Italiana Volontari Pro Ciechi), basandosi su un campo invernale tra i sentieri storici di Teano.

Dieci giovani ciechi e ipovedenti, dunque, hanno vissuto tre giorni di immersione totale in “stile scout”, sfidando i propri limiti per conquistare nuovi traguardi di autonomia. Essi hanno infatti percorso l’antica Via Francigena, recentemente bonificata e resa accessibile dal MASCI Teano 3 e grazie all’utilizzo delle speciali carrozzine Joëlette e all’appassionato racconto dei volontari, hanno potuto scoprire la storia e la fauna del territorio, raggiungendo le suggestive “Big Bench”, ossia le panchine giganti frutto di installazioni artistiche e qui, oltre a una descrizione dettagliata del paesaggio, hanno potuto vivere un momento profondo di preghiera davanti a una riproduzione naturale della Madonna di Lourdes, incastonata nella roccia. Il tutto è stato reso possibile grazie a una rete di cooperazione che ha coinvolto la Comunità AGESCI Teano 1, il MASCI Aversa 2 per il supporto logistico, e il citato MASCI Teano 3, custode e promotore della Via Francigena locale.
Da ricordare inoltre che l’esperienza si è svolta nella cornice del Convento di Sant’Antonio, luogo simbolo del territorio oggi gestito dal MASCI Teano 2, che ha aperto le porte ai partecipanti al campo e agli operatori.

«Ringrazio il Direttivo dell’UICI per il sostegno costante – dichiara Giulia Antonella Cannavale, presidente dell’IRIFOR di Caserta – e il MASCI Aversa 2 per l’impeccabile logistica. Quest’anno la nostra famiglia si è allargata: grazie ai nuovi amici degli scout di Teano, infatti, i nostri giovani hanno vissuto un’esperienza sensoriale senza precedenti. La sensibilità del MASCI Teano 3 nel rendere accessibile la Via Francigena è un dono prezioso e sono certa che questa collaborazione sia solo l’inizio di una progettazione futura condivisa. A tutti loro, il mio augurio di “Buona Strada”!».
«Un plauso va al MASCI Teano 3 – aggiunge Vincenzo Del Piano, presidente dell’UNIVOC di Caserta – per il coraggio dimostrato nella bonifica dei sentieri e per l’attenzione verso ogni forma di disabilità. In qualità di responsabile della Commissione Barriere Architettoniche e Senso-Percettive dell’UICI di Caserta, abbiamo anche colto l’occasione, durante il cammino, per analizzare insieme le criticità del percorso: il nostro obiettivo, infatti, è presentare interventi mirati affinché le persone cieche e ipovedenti possano percorrere questa strada in totale autonomia e sicurezza. Trasformare la Via Francigena in un percorso pienamente inclusivo è dunque la nostra prossima sfida!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: uicicaserta@gmail.com.

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Importante Risoluzione dell’ONU sull’attuazione della Convenzione (pur con una “macchia”)

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una Risoluzione riguardante l’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persoine con Disabilità e contenente varie importanti disposizioni per le persone con disabilità in tutto il mondo. Una “macchia” nell’iter che ha portato all’approvazione del documento è stata per altro quella di un emendamento proposto dall’Egitto, che ha fatto rimuovere il tema della discriminazione intersezionale riguardante le persone LGBTIQ+ con disabilità

Il 17 dicembre scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato quasi all’unanimità la Risoluzione 80/197 denominata Implementation of the Convention on the Rights of Persons with Disabilities and the Optional Protocol thereto: amplified barriers in diverse contexts (“Attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e del Protocollo Opzionale di essa: barriere amplificate in contesti diversi”), riguardante appunto l’attuazione della Convenzione ONU e contenente importanti disposizioni per le persone con disabilità in tutto il mondo (il testo integrale in inglese della Risoluzione è disponibile a questo link).
Si tratta di un documento che affronta questioni cruciali, tra cui l’accessibilità, l’istruzione inclusiva, la raccolta di statistiche attendibili, nonché i diritti delle persone con disabilità in situazioni di rischio. Una serie di tutele rispetto alle quali il sistema internazionale dei diritti umani invita con forza tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite ad attuare la Risoluzione.

Una “macchia” nell’iter che ha portato all’approvazione della Risoluzione viene per altro sottolineata da Outright International, organizzazione non governativa impegnata per la tutela dei diritti umani delle persone LGBTIQ+. Il testo originale, infatti, rilevava che le persone con disabilità si trovano di fronte a “barriere amplificate” quando la loro disabilità interagisce con situazioni quale ad esempio la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, ciò che è stato rimosso dal testo approvato a seguito di un emendamento presentato dall’Egitto a nome di molti – seppure non tutti – i membri dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, sostenuto anche dagli Stati Uniti. Tale emendamento è stato approvato con 81 voti a favore, 77 contrari e 15 astensioni.
«Accogliamo con favore l’adozione di questa Risoluzione – ha commentato Maria Sjödin, direttrice esecutiva di Outright International -, che promuove tutele fondamentali per le persone con disabilità a livello globale. Tuttavia, essa sarebbe stata molto più incisiva se le tutele relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere fossero rimaste intatte. Le persone LGBTIQ+ con disabilità meritano infatti di essere viste, non rese invisibili. Nonostante questo, però esse continuano naturalmente a beneficiare dell’intero spettro di tutele dei diritti umani riconosciute dal sistema internazionale di essi, perché nessun voto può cancellare la verità fondamentale che tutte le persone nascono libere e uguali in dignità e diritti!». (S.B.)

Ringraziamo Giampiero Griffo per la segnalazione.

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Paralimpiadi di Milano/Cortina: visioni in grado di rendere l’Italia più accessibile e inclusiva

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«La 14^ edizione dei Giochi Paralimpici Inveernali – scrive Anna maria Gioria -, che si svolgerà dal 6 al 15 marzo tra Milano e Cortina d’Ampezzo (Belluno), sarà un’occasione unica per il nostro Paese, per l’importanza della manifestazione sportiva in sé, per il conseguente grande afflusso di persone che porterà e per la risonanza in vari àmbiti, ma anche per il contributo al cambiamento del paradigma culturale della disabilità, già in atto da tempo: mettere cioè al centro le persone con disabilità»

In un articolo augurale di buon anno, ripreso anche da Superando, Alessandro Cannavò ha definito le Paralimpiadi Invernali di Milano/Cortina 2026 come «fari della disabilità». Come non dargli ragione! La 14^ edizione dei Giochi Paralimpici Invernali, infatti, che si svolgerà in Italia dal 6 al 15 marzo tra Milano e Cortina d’Ampezzo (Belluno), sarà un’occasione unica per il nostro Paese, non solo per l’importanza della manifestazione sportiva in sé, per il conseguente grande afflusso di persone che porterà e per la risonanza in vari àmbiti, ma anche per il contributo al cambiamento del paradigma culturale della disabilità, già in atto da tempo: mettere cioè al centro le persone con disabilità.

In occasione della terza edizione italiana delle Paralimpiadi, dopo quelle estive di Roma (1960) e invernali di Torino (2006), nel nostro Paese arriveranno seicento atleti paralimpici provenienti da cinquanta diversi Paesi di tutto il mondo che si sfideranno in varie discipline (sci alpino paralimpico, curling in carrozzina, snowboard, sci di fondo e biathlon paraolimpico). Per ospitarli sono stati allestiti tre villaggi a Milano, Cortina d’Ampezzo e Livigno (Sondrio).
Per l’Italia ospitare un evento di questa dimensione è sicuramente un grande onore, ma, soprattutto, un’opportunità ineguagliabile; durante la cerimonia di presentazione, il 22 dicembre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dando ufficialmente la bandiera italiana alla nostra squadra paralimpica, ha dichiarato: «Questa cerimonia è sempre coinvolgente, ma questa volta riveste un significato ancora più grande perché siamo noi a organizzare i Giochi. Ci riversiamo la nostra cultura, l’amicizia, l’ospitalità. L’Italia sarà con voi interamente. Sarà un’occasione importante, l’occasione della scoperta del nostro Paese. Sarà una vetrina per l’Italia e per questo ringrazio chi si è impegnato a volere i Giochi e per organizzarli; Giochi Olimpici e Paralimpici: un’accoppiata di eventi che pone al centro del mondo il nostro Paese».

I Giochi Paralimpici Invernali di Milano/Cortina saranno seguiti da moltissime persone con e senza disabilità e per questo vengono considerati un’ottima opportunità per diffondere e sensibilizzare un nuovo approccio positivo nei confronti della disabilità, in cui la persona, in quanto persona, viene messa al centro. In particolare, vedere i campioni paralimpici, che hanno raggiunto altissimi livelli, per le persone con disabilità può essere un grande esempio e un forte stimolo; mentre per chi non ha una disabilità, può essere un nuovo modo di considerare le persone con disabilità stesse.
L’aspetto fondamentale nel far passare tale divulgazione è però non cadere nel grave errore – purtroppo molto diffuso – di far passare gli stessi campioni come dei “super eroi”, ma di farli concepire come persone “normali” che hanno saputo trasformare la loro disabilità in un punto di forza.

Un ultimo aspetto legato alle Paralimpiadi da non sottovalutare, è il grandissimo lavoro fatto per rendere accessibili le città di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo, affinché tutti abbiano la possibilità di assistere agli eventi in programma. Un laborioso percorso che ha coinvolto realtà alquanto diverse tra loro, con l’augurio che si lascino in eredità non solo infrastrutture, ma soprattutto visioni in grado di rendere l’Italia di domani più accessibile e inclusiva.

**Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “La spinta alla crescita civile delle Paralimpiadi” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Meno ore di sostegno: il TAR dichiara illegittimo il Piano Educativo Individualizzato

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Il TAR della Campania ha accolto il ricorso presentato dai genitori di uno studente con disabilità con necessità di sostegno intensivo, dichiarando illegittimo il PEI (Piano Educativo Individualizzato) che, pur avendo rilevato nello studente la necessità di un supporto continuativo, aveva assegnato un numero di ore di sostegno molto limitato

Con la Sentenza n. 101 del 7 gennaio scorso, la Seconda Sezione del TAR della Campania (Tribunale Amministrativo Regionale) ha accolto il ricorso presentato dai genitori di uno studente con disabilità con necessità di sostegno intensivo, certificata ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, dichiarando illegittimo il PEI (Piano Educativo Individualizzato) che, pur avendo rilevato nello studente la necessità di un supporto continuativo, aveva assegnato un numero di ore di sostegno molto limitato.
Nello specifico, il PEI approvato il 15 ottobre 2025 aveva assegnato al minore con disabilità 18 ore settimanali di sostegno didattico a fronte di un totale di 32 ore di frequenza scolastica.

La notizia è riportata dal portale «Orizzontescuola.it» in un approfondimento a firma di Andrea Carlino dal titolo “Illegittimo il PEI con 18 ore di sostegno su 32, la scuola deve garantire la copertura integrale dell’orario”, la decisione del TAR: istituto condannato, pubblicato il 10 gennaio. «Il Collegio giudicante – vi si legge – ha rilevato che il PEI impugnato presenta una motivazione intrinsecamente illogica. Lo stesso documento riconosceva esplicitamente la necessità per il minore di fruire di un supporto continuativo da parte del docente di sostegno. Il Tribunale ha sottolineato quindi che l’attribuzione di un numero di ore inferiore rispetto all’orario di frequenza, senza adeguata motivazione individualizzata, costituisce violazione degli articoli 3, 12 e 13 della legge 104 del 1992».

Per approfondire ulteriormente la notizia, si rimanda senz’altro alla lettura integrale del testo pubblicato su «Orizzontescuola.it» che, ricordiamo ancora, è disponibile a questo link. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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Caregiver familiari: il Parlamento approvi una norma all’altezza delle aspettative e dei diritti

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«Il nostro auspicio è che il percorso legislativo porti ora a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie»: lo dicono dalla Federazione FISH, commentando l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Disegno di Legge recante “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”

«Quella dei caregiver familiari è una questione di grande rilevanza sociale, che riguarda direttamente la tenuta del nostro sistema di welfare e la qualità della vita di milioni di cittadini, che si trovano a sostenere un impegno costante, gravoso e altamente complesso, senza adeguate tutele, riconoscimenti o sostegni. L’auspicio della nostra Federazione è che il Parlamento sappia cogliere pienamente questa occasione, lavorando per approvare una normativa giusta, inclusiva e realmente efficace, capace di incidere positivamente sulla vita delle famiglie e di riconoscere il valore sociale, umano e civile della cura»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), commenta l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta della Ministra per le Disabilità e di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Disegno di Legge recante Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare, consistente in un pacchetto di interventi strutturali in favore appunto dei caregiver familiari. «Nel nostro Paese – aggiunge Falabella – è la prima volta che il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico».

Il Disegno di Legge passerà ora all’esame delle Camere per il completamento dell’iter legislativo, mentre la FISH ribadisce dal canto suo la propria disponibilità al confronto con le Istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, «affinché il percorso legislativo porti a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)

A questo link, riferito alla testata «Vita.it», è disponibile un approfondimento sui contenuti del Disegno di Legge. Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Un Centro Socio Educativo per minori con disabilità tra i 6 e i 14 anni voluto dall’ANFFAS di Modica

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È un nuovo servizio per le famiglie, il Centro Socio Educativo completamente dedicato a minori con disabilità (tra i 6 e i 14 anni), promosso dall’ANFFAS di Modica (Ragusa) e rivolto a tutti i Comuni del Distretto Socio Sanitario DSS 45 (Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo), iniziativa resa possibile grazie all’opportunità di usufruire di uno spazio, a cavallo tra il Comune di Scicli e quello di Modica, completamente ristrutturato, attrezzato e dotato di tutti gli spazi necessari

È un nuovo servizio per le famiglie, il Centro Socio Educativo completamente dedicato a minori con disabilità (compresi nella fascia di età tra i 6 e i 14 anni), promosso dall’ANFFAS di Modica, in provincia di Ragusa (Associazione di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e rivolto a tutti i Comuni del Distretto Socio Sanitario DSS 45 (Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo).
L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’opportunità di usufruire di uno spazio, a cavallo tra il Comune di Scicli e quello di Modica, completamente ristrutturato, attrezzato e dotato di tutti gli spazi necessari.

«Il progetto – spiegano dall’ANFFAS di Modica – prevede la strutturazione di un programma di attività personalizzato (diverso dunque per ogni bambino/adolescente), ma sviluppato in parte nel rapporto 1/1 e in parte nel piccolo gruppo, diretto allo sviluppo e potenziamento delle abilità cognitive (memoria, orientamento spazio-temporale, coordinamento, autonomie personali, potenziamento del linguaggio eventuale supporto per lo svolgimento di compiti scolastici). Il centro sarà operativo nei pomeriggi dal lunedì al venerdì (ore 15-19 e sarà possibile prevedere l’accesso da 3 a 5 pomeriggi settimanali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@anffasmodica.it.

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“Sulla mia strada”: dalla letteratura un contributo alle persone con malattie rare

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Nel corso di un evento in programma domani, 13 gennaio, a Cava de’ Tirreni (Salerno), verrà tra l’altro premiato il libro di Fabio Fantone “Sulla mia strada”, presentato dall’Associazione Smith Magenis Italia, che non è soltanto una narrazione sull’impatto familiare della sindrome di Smith-Magenis, raro disturbo neurocomportamentale a base genetica, ma anche il cuore di un progetto che ha portato a risultati tangibili per la comunità dei malati rari

Nel corso di un evento in programma nel pomeriggio di domani, 13 gennaio, a Cava de’ Tirreni (Salerno) (a questo link il programma completo) verrà tra l’altrro premiato un libro che, come sottolinea il suo autore Fabio Fantone, «testimonia come la letteratura possa farsi motore di conquiste cliniche e giuridiche per le persone con malattie rare».
Si tratta del romanzo Sulla mia strada (Effatà Editrice), presentato dall’Associazione Smith Magenis Italia, che non è soltanto una narrazione sull’impatto familiare della sindrome di Smith-Magenis, raro disturbo neurocomportamentale a base genetica, ma anche il cuore di un progetto che ha portato a risultati tangibili per la comunità dei malati rari, dalle Linee Guida Nazionali sulla sindrome, redatte appunto grazie ai proventi del libro e alla collaborazione tra lo psicologo clinico Davide Valacchi, componente del Comitato Medico-Scientifico di Smith Magenis Italia e il Policlinico Gemelli di Roma, ciò che garantirà omogeneità di trattamento e riconoscimento dei diritti su tutto il territorio italiano.
Ma non solo: il percorso promosso dal libro ha portato anche alla realizzazione della web-series Oltre l’invisibile, attualmente disponibile su Rai Cinema Channel, per offrire supporto e orientamento alle famiglie post-diagnosi.

All’evento di Cava de’ Tirreni parteciperà lo stesso autore, Fabio Fantone, con la figlia Arianna, «con l’obiettivo – dichiara – di ribaltare il paradigma della mutazione genetica: non più “errore da correggere”, ma unicità da includere nel tessuto sociale con la massima dignità possibile». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: fabiofantone81@gmail.com.

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Intelligenza artificiale: usiamola per non essere usati!

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«Quando si parla di intelligenza artificiale – scrive Maurizio Cocchi, prendendo spunto da un recente contributo pubblicato dal nostro giornale – ciò che interessa alle persone con disabilità è che aiuti a fare le cose che a causa di menomazioni funzionali non si riesce a fare, come guidare la carrozzella quando non hai altro che l’uso degli occhi, usare il computer quando non riesci ad utilizzare le mani, leggere le scritte per strada per i ciechi, i sottotitoli per i non udenti ecc.: sono queste le cose che contano veramente»

Tutto quello che hanno detto gli amici dell’Associazione Attiva-Mente su queste pagine [“Nulla sull’intelligenza artificiale che riguardi le persone con disabilità sia deciso senza il loro contributo”, N.d.R.] è sicuramente vero. Ciò che non va è il taglio che viene dato al ragionamento. Ma come? Abbiamo una bellissima bambina, l’intelligenza artificiale, con uno straordinario futuro davanti a sé, e noi cosa facciamo? La vestiamo di nero, manco fosse una strega, una dark lady da consegnare nelle braccia di tutti i fascismi del mondo.
Ma andiamo con ordine, e tenetevi forte, perché stavolta, nonostante il sentimento di amicizia e la simpatia che provo per voi per tutto quello che fate, stavolta vado fino in fondo, senza pietà per nessuno.

Già l’inizio del contributo di Attiva-Mente («L’intelligenza artificiale non è più un orizzonte lontano») denota una scarsa dimestichezza, una distanza, se non una repulsione per l’intero argomento. Immediatamente dopo affermate che «per qualcuno rappresenta una promessa di efficienza ed innovazione» e chi se ne frega? Non è certo questo che importa, ciò che interessa alle persone con disabilità è che aiuti a fare le cose che a causa di menomazioni funzionali non si riesce a fare, come guidare la carrozzella quando non hai altro che l’uso degli occhi, usare il computer quando non riesci ad utilizzare le mani, leggere le scritte per strada per i ciechi, i sottotitoli per i non udenti ecc.: sono queste le cose che contano veramente.

Più avanti vi domandate col terrore sui polpastrelli che schiacciano la tastiera «cosa succede quando la tecnologia prende decisioni che incidono sulla vita delle persone più vulnerabili?». Non abbiate timore, per secoli sono state prese decisioni che riguardavano la vita, e talora la morte o la castrazione, dei disabili. Se un tempo tali decisioni venivano prese in nome della necessità o ammantate con motivazioni religiose, oggi ci si può nascondere dietro l’intelligenza artificiale, per non assumersi nessuna responsabilità di fronte alla discriminazione e all’ingiustizia.
Voi dite giustamente che l’intelligenza artificiale riproduce e amplifica il pregiudizio discriminatorio, perché questo è quello più diffuso nell’opinione corrente. Avete perfettamente ragione. Ma chi utilizza questi strumenti per fare selezione del personale, gestire l’accesso ai servizi sociali o per fare valutazioni in campo sanitario e assistenziale, non è forse lui e l’ente che rappresenta che ha la responsabilità delle conseguenze generate? Dobbiamo solo capire se è incompetente, menefreghista o un delinquente che persegue obiettivi diversi dalla sua mansione ed è lui, l’utilizzatore dell’intelligenza artificiale, e soprattutto chi lo paga, che dobbiamo controllare.

Tutti noi dobbiamo conservare la nostra lucidità, non invocare chissà quale autorità superiore perché ragioni al posto nostro. Affidarsi ad una macchina, per quanto intelligente essa sia, è da stupidi e da irresponsabili.
Le nostre Associazioni dovrebbero aiutare i propri associati, e in genere le persone con disabilità e le loro famiglie, a capire e gestire queste complessità, attraverso corsi, attività formative e affiancamento, non possiamo aspettare l’intervento di imprecisate autorità esterne.
Quando giustamente diciamo che occorre mettere «al centro le persone con disabilità non come utenti passivi ma come protagonisti», dobbiamo anche provare a sottolineare cosa vuol dire e come attuarlo.

Naturalmente, chiedo scusa agli amici di Attiva-Mente per averli presi di mezzo per dire qualcosa rivolto a tutti, soprattutto al mondo dell’associazionismo.
Vedete che già sono in tanti a spargere paura e negatività, facciamo attenzione quando lanciamo allarmi a fornire anche soluzioni, possibilmente non astratte, che riguardano altri, ma che indicano sentieri e vie percorribili da tutti noi.
Dobbiamo essere ben consapevoli che l’unica via d’uscita sta nel nostro impegno civile. Per tenerci ben stretta la nostra vita e i nostri sogni, dobbiamo quotidianamente impegnarci per capire il mondo in cui viviamo e contribuire alla sua guida in favore di tutti.

*Consulente di impresa per il Terzo Settore, persona con disabilità.

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Un dossier sulla violazione dei diritti umani nell’area della salute mentale

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«Cerchiamo racconti di esperienze dirette o indirette, che mettano in luce criticità, abusi, distorsioni o sofferenze prodotte da strumenti quali i trattamenti sanitari obbligatori, le misure di sicurezza e gli istituti di protezione giuridica (amministrazione di sostegno, interdizione, inabilitazione)»: così l’Associazione Diritti alla Follia presenta il contenuto del dossier a cui sta lavorando, fornendo naturalmente il completo anonimato a chi vorrà collaborarvi con la propria storia

Associazione attiva nel promuovere i diritti delle persone con disabilità psicosociale, Diritti alla Follia, sta attualmente lavorando alla realizzazione di un dossier di casi, storie e testimonianze da inviare, a scopo di denuncia, agli organismi nazionali, europei e internazionali per la tutela dei diritti umani.
L’obiettivo dell’iniziativa è documentare, in modo serio e fondato, situazioni in cui strumenti pensati per finalità di tutela o di cura, in sede applicativa – talvolta anche in ragione della stessa formulazione giuridica utilizzata nelle leggi –, hanno finito per concretizzare arbitrarie limitazioni della libertà personale, compressioni dei diritti e negazione della volontà delle persone che avrebbero dovuto trarne beneficio.
In particolare il dossier intende focalizzarsi su tre dispositivi: TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori), misure di sicurezza e misure di protezione giuridica (amministrazione di sostegno, interdizione, inabilitazione).

«Cerchiamo racconti di esperienze dirette o indirette, vissute da persone interessate o da familiari, che mettano in luce criticità, abusi, distorsioni o sofferenze prodotte da questi strumenti», spiegano dall’Associazione che – naturalmente – si impegna a garantire il completo anonimato a chi desidera collaborare all’iniziativa (nella stesura finale del dossier non figurerà alcun nome di persona, alcun luogo o struttura identificabile, alcun dettaglio riconoscibile).
Per garantire uniformità espositiva, l’Associazione ha fornito anche alcune indicazioni pratiche per la stesura dei contributi (Lunghezza: 1–2 cartelle Word, circa 250–600 parole; linguaggio libero e personale, senza necessità di uno stile tecnico o giuridico; disponibilità a fornire, se richiesto, supporto nella revisione del testo; una liberatoria, a tutela di chi scrive e dell’Associazione stessa).

Chi desidera dunque contribuire a questa importante iniziativa, o semplicemente avere ulteriori informazioni, può scrivere a dirittiallafollia@gmail.com, indicando, quale oggetto, Richiesta collaborazione – Dossier testimonianze.
«Sappiamo che scrivere può essere faticoso e doloroso – ammettono da Diritti della Follia –, ma proprio per questo riteniamo che ogni voce conti. Mettere infatti nero su bianco ciò che è accaduto non serve solo a raccontare una storia individuale, ma a ricostruire un quadro collettivo capace di far emergere problemi strutturali che troppo spesso restano invisibili. Grazie dunque a chi vorrà partecipare e a chi aiuterà a far circolare questo invito». (Simona Lancioni)

Per informazioni: dirittiallafollia@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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