Decreto conferma tutor coordinatore nel percorso universitario e accademico di formazione iniziale e abilitazione all’insegnamento per le scuole secondarie – a.s. 2025/26
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Tramite il Decreto Ministeriale 178/24, il CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione), importante organismo consultivo, era stato ricostituito due anni fa nella sua composizione. Ora, notizia certamente degna di nota per il mondo della disabilità e in particolare per ciò che concerne l’inclusione scolastica, un recente ulteriore Decreto Ministeriale (261/25) ne ha nominato quale componente, insieme a Giuseppe Richiedei e a Giovanni Vicari, anche Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), nel quale è responsabile del settore dedicato all’inclusione.
«La mia nomina a membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione – commenta lo stesso Falabella – rappresenta per me un grande onore e, al tempo stesso, una responsabilità rilevante. Intendo vivere questo incarico come un impegno concreto e continuo, assumendo un ruolo propositivo e costruttivo sui temi dell’inclusione scolastica, con un’attenzione costante ai diritti delle studentesse e degli studenti con disabilità. Come spesso mi capita infatti di ribadire, l’inclusione non può restare confinata a un principio formale, pur sostenuto da un impianto normativo tra i più avanzati a livello internazionale. È necessario colmare il divario che ancora persiste tra le previsioni di legge e la loro effettiva applicazione nella quotidianità delle scuole. Porterò quindi all’attenzione del Consiglio la necessità di promuovere pratiche operative e soluzioni concrete che rendano realmente esigibile il diritto all’istruzione, garantendo la piena partecipazione sociale e didattica di ogni alunno e alunna».
«Un’attenzione particolare – prosegue Falabella – sarà rivolta alla qualità della progettazione educativa e all’utilizzo delle risorse, se è vero che l’inclusione non può essere affidata esclusivamente alla sensibilità individuale, ma deve poggiare su scelte strutturali e sistemiche. A tal proposito ritengo fondamentale valorizzare una formazione continua e specialistica del personale scolastico, sostenere modelli di progettazione didattica inclusiva e universale e promuovere strumenti di valutazione capaci di riconoscere e accompagnare i percorsi individuali, mettendo al centro il potenziale di ciascuno. Un sistema realmente equo, inoltre, deve saper ascoltare. Mi impegnerò pertanto a favorire forme stabili e strutturate di ascolto delle esperienze vissute dalle famiglie, dagli studenti e dalle studentesse con disabilità e da tutto il personale scolastico, perché integrare questi contributi nei processi decisionali significa costruire politiche educative più aderenti alla realtà e più capaci di rispondere ai bisogni concreti delle comunità scolastiche. L’obiettivo è promuovere una cultura che non si limiti ad accogliere la diversità, ma che la riconosca come un valore essenziale e fondante del contesto educativo».
«In questa prospettiva – conclude -, il mio impegno all’interno del Consiglio sarà orientato a contribuire a un’evoluzione del sistema educativo italiano verso un modello realmente equo e inclusivo, non semplicemente accessibile, ma pensato fin dalla sua progettazione per tutti e tutte, nella convinzione che ogni differenza rappresenti un’opportunità di crescita collettiva. Ringrazio quindi chi ha riposto fiducia nella mia persona e nel mondo che rappresento». (S.B.)
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Con la recente Sentenza 101/26 [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.], il TAR della Campania ha accolto il ricorso dei familiari di uno studente con disabilità frequentante una scuola secondaria di secondo grado, annullando il PEI (Piano Educativo Individualizzato) nel quale non era stato riportato il numero massimo di ore di sostegno che dovevano essere richieste, e ha condannato l’Amministrazione all’assegnazione di un numero di ore pari a quello di tutte le lezioni.
Data la situazione di gravità della certificazione che richiede un bisogno continuativo di sostegno intensivo, il TAR ha ritenuto “viziato da eccesso di potere” il PEI che, pur riconoscendo tale gravità, non avevo previsto il massimo delle ore pari a tutta la durata delle lezioni.
La Sentenza, che non condivido per le ragioni precisate più avanti, presenta comunque un’ampia e articolata motivazione, in cui affronta una serie di problemi che meritano un’analisi specifica.
Il TAR, dopo avere dato atto delle modifiche introdotte all’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92 dal Decreto Legislativo 62/24, che ha sostituito il termine di “gravità” con i termini “bisogno di sostegni” “elevato”, “molto elevato”, sostiene che il diritto al sostegno sia un diritto «non finanziariamente condizionato»; a tal proposito, cita le Sentenze 80/10 e 275/16 della Corte Costituzionale. Per superare l’obiezione che ciò potrebbe comportare un aggravio di spesa, cita poi la recentissima Sentenza 121/25, anch’essa della Corte Costituzionale, che così stabilisce: «Il principio dell’obbligo della copertura finanziaria delle spese espresso nell’art. 81 Cost., [omissis], impone un preciso vincolo non al giudice, ma al legislatore e opera per ogni legge, inclusa la legge di bilancio, traducendosi nell’obbligo di predisporre, all’atto dell’approvazione delle norme, anche i mezzi per fronteggiare gli oneri che ne derivano».
Tale affermazione è motivata dal fatto che l’articolo 81 della Costituzione sull’obbligo di copertura finanziaria, è stato modificato con la Legge Costituzionale 1/12 la quale ha eliminato il divieto di prevedere nuovi tributi con la legge di bilancio, introducendo il divieto di un ricorso incontrollato al debito pubblico, mezzo finanziario che consentiva la copertura di nuove spese, talché adesso ogni nuova spesa può essere consentita solo da nuovi tributi al fine di garantire il pareggio di bilancio. Conseguentemente, le maggiori spese determinate dall’aumento del numero di ore di sostegno rispetto a quello indicato nel PEI, debbono trovare una copertura con una migliore organizzazione dell’Amministrazione, non essendo comprimibile il diritto allo studio degli alunni con disabilità, neppure per motivi di bilancio.
Il TAR passa quindi ad analizzare in dettaglio l’articolo 7 (Piano Educativo Individualizzato) del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione e le Linee Guida allegate al Decreto Interministeriale 182/20, come integrato dal Decreto Ministeriale 153/23, per evidenziare l’essenzialità del numero di ore di sostegno che debbono essere assegnate all’alunno con disabilità. A tal proposito, chiarisce un aspetto troppo spesso oggetto di accesi dibattiti sul fatto se il docente di sostegno sia assegnato alla classe o all’alunno. Questo il chiarimento dato dal TAR: «[…] il decreto 153 del 2023 chiarisce che la “proposta del numero di ore di sostegno alla classe” di cui al comma 2, lett. d) dell’art. 7 del d.lgs. 66/2017 “deve necessariamente fare riferimento, in modo esclusivo, alle esigenze dell’alunno/a con disabilità titolare del PEI”. Le ore di sostegno sono assegnate alla classe, ma per sviluppare un progetto educativo personalizzato; […] Certamente la presenza del sostegno didattico in una classe può favorire l’attivazione di una didattica più aperta e flessibile da cui può trarre vantaggio tutta la classe, il team docenti e il consiglio di classe, ma deve essere sempre chiaro che questi interventi sono rivolti prioritariamente all’alunno o all’alunna con disabilità». Personalmente sono sempre stato convinto di tutto ciò e sono confortato nel trovarlo affermato in una Sentenza.
Passando poi a giustificare l’aumento del numero di ore rispetto al PEI, il TAR afferma che esse debbono servire effettivamente a soddisfare esclusivamente i bisogni dell’alunno, «escludendo categoricamente impieghi impropri come l’uso della risorsa sostegno per attività di supporto destinate genericamente a tutta la classe senza nessun riferimento agli obiettivi del singolo PEI, o per altre esigenze della scuola non immediatamente riferibili all’alunno/a titolare del PEI, quali ad esempio la possibilità di sostituire docenti assenti». Anche su questo aspetto ho sempre condiviso tale orientamento, a volte anche in dibattiti piuttosto infuocati.
Il TAR prosegue quindi analizzando le attività organizzative dell’Amministrazione per garantire la copertura dei bisogni educativi dell’alunno con tutte le ore necessarie, evitando contenziosi da parte delle famiglie. E a proposito dei contenziosi, il TAR stesso solleva il problema della responsabilità erariale dei dirigenti scolastici che riducono il numero di ore di sostegno seriamente documentate e motivate nel PEI. E ciò pure nel caso che le necessarie deroghe in organico di fatto vengano richieste in data tale da farle assegnare con ritardo rispetto all’inizio delle lezioni. A tal proposito il TAR stigmatizza il fatto che il ritardo nella richiesta delle deroghe o la riduzione di ore costringa le famiglie a proporre ricorsi, «come se la decisione del giudice amministrativo entrasse a far parte dello svolgersi del procedimento amministrativo». Pertanto, il TAR afferma la necessità che l’organico di fatto venga richiesto in tempi utili, per evitare il danno all’alunno di frequenza di lezioni prive dell’assistenza del docente di sostegno.
Al termine dell’ampia motivazione, dunque, il Tribunale condanna l’Amministrazione ad assegnare un numero di ore di sostegno pari al numero delle lezioni e, al fine di evitare ritardi in tale assegnazione, prevede una penale di 1.000 euro al giorno per ogni giorno di ritardo dalla pubblicazione della Sentenza. Nomina inoltre un commissario ad acta perché sia lui ad effettuare la nomina del docente per le ore mancanti, qualora il ritardo nell’ottemperanza si protragga oltre i quindici giorni. Infine, ordina alla Cancelleria di trasmettere la decisione alla Procura Regionale della Corte dei Conti, per l’accertamento dell’eventuale responsabilità per danno erariale del dirigente scolastico e/o del direttore scolastico regionale.
Fin qui le motivazioni. Quanto al contenuto della decisione, siano consentite due osservazioni.
Il TAR ha ritenuto che sia solo il docente di sostegno l’unica risorsa indispensabile all’inclusione scolastica; non è dato alcun rilievo al ruolo dei docenti disciplinari che per legge hanno l’obbligo, insieme con il collega di sostegno, della presa in carico del progetto inclusivo dell’alunno con disabilità. Questo modo di pensare facilita la delega del progetto inclusivo al solo docente di sostegno da parte dei docenti disciplinari; si tenga anche presente che sino a tre anni fa i docenti disciplinari delle scuole secondarie, durante gli studi universitari non studiavano nulla di pedagogia e didattica generale e speciale. Solo da tre anni è stato introdotto l’anno abilitante che prevede la formazione anche su alcuni aspetti di pedagogia generale e piccolissimi cenni a quella speciale, che però sono assolutamente insufficienti a garantire un’inclusione scolastica di qualità.
Il TAR, pur citando ripetutamente le Linee Guida dei citati Decreti 182/20 e 153/23, ignora totalmente le tabelle C e C1 allegate a quegli stessi Decreti, tabelle che prevedono una ripartizione per fasce da un minimo a un massimo di numero di ore assegnabili agli alunni con disabilità per ogni grado di istruzione, in modalità crescente a seconda della maggiore necessità di bisogni di sostegni, passando da quelle di Lieve e Media, e pervenendo a quelle di Elevata e Molto elevata.
In tutte le tabelle, in corrispondenza alla voce Elevata, è prevista sempre non più di una cattedra di sostegno. Il TAR ignora pertanto le tabelle poiché la Circolare Ministeriale numero 2202 del 1° giugno 2023 dispone che di esse non si debba tener conto fino a quando non sarà pienamente funzionante il sistema di valutazione di base e multidisciplinare, e il profilo di funzionamento da esse dipendente. Queste ultime norme sono attualmente operative solo in via sperimentale, in attesa di poter essere funzionanti su un’apposita piattaforma online.
Se pertanto la Sentenza del TAR campano per questa volta ha potuto decidere pervenendo alla nomina di docenti di sostegno per un numero di ore quasi doppio a quello di una cattedra, essa non potrà essere considerata un precedente giudiziale da utilizzare per le controversie che dovessero insorgere successivamente alla piena entrata in vigore di tutta la normativa, comprese le tabelle C e C1 dei Decreti citati; ciò, a meno che qualcuno non sollevi la questione di validità delle medesime, sulla base dei ragionamenti svolti nell’ampia motivazione di questa Sentenza.
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È uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario internazionale della disciplina dell’handbike, che Superando segue sin dagli esordi: è il Giro Handbike la cui sedicesima edizione, presentata nei giorni scorsi, prenderà il via il 29 marzo a Noventa di Piave (Venezia), sede della Big Start e prima di cinque tappe completamente internazionali, tutte classificate UCI (Unione Ciclistica Internazionale).
Si proseguirà poi in Lombardia a Cesano Maderno (Monza-Brianza) il 21 giugno, in Friuli Venezia Giulia a Monfalcone (Gorizia) il 12 luglio e dopo la pausa estiva a Carugate (Milano) il 6 settembre, con la conclusione prevista per il 4 ottobre a Biella. (S.B.)
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Avevamo presentato nel settembre dello scorso anno il ciclo di eventi denominato Dialoghi con Mister Parkinson – Storie di carattere. Oltre il tremore, promosso dalla Confederazione Parkinson Italia, con il sostegno non condizionante di Zambon Italia, che sta attraversando l’Italia, con la proiezione di volta in volta del docufilm che dà il nome al ciclo stesso, seguito da una tavola rotonda con testimonianze e approfondimenti su ricerca, qualità della vita e bisogni concreti di chi convive con la malattia.
Dopo le tappe di Bergamo, Novara, Napoli, Treviso, Pavia e Villa San Giovanni (Reggio Calabria), il primo appuntamento di questo 2026 sarà quello del 27 gennaio a Verona (Aula Magna dell’Ospedale Borgo Roma, ore 10), con la moderazione di Cabiria Reina, responsabile della Comunicazione & Patient Advocacy di Zambon Italia e gli interventi di Michele Tinazzi, ordinario di Neurologia all’Università di Verona e direttore dell’Unità Operativa Complessa Neurologia B presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria Integrata di Verona e Giangi Milesi, presidente della Confederazione Parkinson Italia. (S.B.)
L’ingresso sarà libero fino ad esaurimento dei posti. Per ulteriori informazioni: segreteria@parkinson-italia.it. La malattia di ParkinsonL'articolo “Dialoghi con Mister Parkinson – Storie di carattere. Oltre il tremore”: a Verona il primo incontro del 2026 proviene da Superando.
A proposito dell’ennesima notizia riguardante l’omicidio di una donna con deficit, di 47 anni, affetta da una forma di autismo, uccisa dalla madre di 78 anni, vedova da otto mesi, che poco dopo si è tolta la vita, ho ascoltato sia il dibattito televisivo successivo alla tragedia, sia i commenti delle Associazioni per i diritti delle persone con deficit, profondamente sconvolte dall’accaduto. Ho letto inoltre, su queste stesse pagine, la proposta di introdurre il neologismo disabilicidio, una proposta che mi lascia fortemente perplesso, perché, ancora una volta, si riduce l’identità di un essere umano esclusivamente al suo deficit. Occorre infatti prestare attenzione: in un contesto narrativo in cui la figura della madre rischia di essere rappresentata come “martire”, la creazione di un neologismo per questo tipo di crimini potrebbe, agli occhi del legislatore e della società nel suo complesso, costituire una possibile attenuante, contrariamente a quanto avviene nel caso del femminicidio.
Quando si verificano fatti di questo genere, mi interrogo come sempre su quale atteggiamento sia necessario assumere. Forse ci sta sfuggendo il punto focale: l’omicidio-suicidio avvenuto in Sicilia non rappresenta solo il fallimento di due donne, ma, come ogni tragedia simile che ci tocca leggere sui giornali, costituisce il fallimento dell’intera società. Nella sostanza, non è cambiato nulla: la persona con deficit continua a rimanere ai margini della comunità.
Non parlerei più soltanto della “Legge sul Dopo di Noi”, ma piuttosto di un necessario “Durante Noi”, che implichi un’educazione della società alla disabilità. Non alla disabilità dell’individuo, bensì a quella della società stessa: è la società a essere disabile, perché incapace di leggere e interpretare i contesti di vita delle persone. Le tragedie che riempiono le pagine dei quotidiani e i talk show televisivi sono dei campanelli d’allarme sociale inascoltati; invece, dovrebbero stimolarci a trovare strumenti adeguati per prevenirle e contenerle, a tutela delle persone con deficit e delle loro famiglie.
Ritengo tutto ciò un fallimento antropologico e sociologico. Questa società ha fallito nel momento in cui ha prodotto normative ad hoc inserite in un’epoca priva di un autentico contesto umano, segnata dall’assenza di empatia e di solidarietà.
Ora proviamo a immaginare una famiglia che abbia al proprio interno una persona con disabilità destinata a diventare adulta: quali prospettive le offre questa società? Una struttura residenziale, un istituto oppure, nel caso di famiglie economicamente privilegiate, un tutore legale che se ne occupi attraverso la citata “Legge sul Dopo di Noi”. Raramente vengono presi in considerazione i desideri, i sogni e le aspettative, delle persone con deficit: come vorrebbero vivere, dove e con chi. Nella maggior parte dei casi sono le Istituzioni a decidere al loro posto, esercitando quello che definisco un ego sociologico, che afferma: «Io so che cosa è meglio per te».
Tornando all’amara tragedia di Corleone in Sicilia, non intendo giustificare — perché non c’è nulla da giustificare — ma mi interrogo sulla solitudine che quelle due persone hanno vissuto e sul dolore che ha spinto la madre a compiere quel gesto estremo. È per questo che ribadisco che la società ha fallito. Una società che si riempie la bocca di buoni propositi solo di fronte alla morte, e questi buoni propositi, come spesso accade, arrivano troppo tardi. Manca un tessuto sociale capace di riconoscere la solitudine e la sofferenza, di prendersene cura e, soprattutto, di saper ancora tendere una mano.
Alla vicenda in Sicilia cui fa riferimento Tonino Urgesi, Superando ha già dedicato i testi: Fondamentale un progetto di vita che garantisca un futuro a una persona con disabilità di Vincenzo Falabella (a questo link); Omicidi-suicidi: quelle solite narrazioni di Simona Lancioni (a questo link); Il più grande atto d’amore? Insegnare al figlio con disabilità a rendersi autonomo di Maurizio Cocchi (a questo link); Non solo vive, ma anche libere! di Marta Migliosi (a questo link).L'articolo Il fallimento della società di fronte alla disabilità proviene da Superando.
Dopo il successo di 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi e di 10 cose che ogni insegnante deve sapere sull’autismo, sta per tornare in libreria, sempre per i tipi di Erickson, la scrittrice Ellen Notbohm, questa volta insieme a Veronica Zysk, che da oltre trent’anni lavora nel campo dell’autismo dal 1991, con il volume 1001 idee educative per l’autismo a casa e a scuola. Attività e consigli per affrontare la vita quotidiana e scolastica.
«Come aiutare un bambino con un olfatto ipersensibile? – si legge tra l’altro nella scheda presentativa del volume – Come creare un’agenda visiva efficace, organizzare la pausa della merenda, proporre giochi che riducano l’ansia o spiegare un lutto in modo delicato? Ogni idea è pensata per essere adattata al contesto educativo e personalizzata per favorire l’inclusione e il benessere. Attraverso esempi reali e spunti operativi, il libro approfondisce inoltre anche temi centrali come il pensiero sociale, le emozioni, la comunicazione, il ruolo dell’adulto nella costruzione di relazioni significative e la capacità di trasformare ogni esperienza in un’occasione di crescita condivisa». (S.B.)
Ellen Notbohm e Veronica Zysk, 1001 idee educative per l’autismo a casa e a scuola. Attività e consigli per affrontare la vita quotidiana e scolastica, Trento, Erickson, 2026, 352 pagine (disponibile dal 23 gennaio). A questo link è disponibile la scheda editoriale del libro. Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Erickson (Lisa Oldani), lisa.oldani@erickson.it.L'articolo 1001 idee educative per l’autismo a casa e a scuola proviene da Superando.
Il 27 gennaio prossimo, in Piazza dei Santi Apostoli a Roma (ore 10), il Gruppo CFU (Caregiver Familiari Uniti) ha promosso un presidio di protesta contro il Disegno di Legge sui caregiver familiari recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri (di cui abbiamo già scritto in più di un’occasione sulle nostre pagine: se ne legga in calce), seguito da una conferenza stampa a Palazzo Montecitorio (ore 11.30, trasmessa in diretta sulla Web TV della Camera dei Deputati).
Secondo i rappresentanti del CFU – che con l’iniziativa del 27 gennaio intende coinvolgere l’intera società civile nel riconoscimento del valore della cura come bene collettivo – il Disegno di Legge approvato viene ritenuto «insufficiente nel riconoscere in modo concreto diritti giuridici, economici e sociali a chi si prende cura di familiari con disabilità grave o gravissima. Esso infatti introduce sì una definizione formale della figura del caregiver, ma non traduce questo riconoscimento in tutele reali, non prevedendo un sostegno economico strutturato, non garantendo una copertura previdenziale adeguata e delegando in larga parte a Regioni e Comuni la responsabilità di misure di supporto, generando potenziali disomogeneità territoriali». (S.B.)
A questo link è presente un approfondimento sull’iniziativa curato da Maria Rosaria Ricci. Per ulteriori informazioni: comunicazioni.cfu@gmail.com.L'articolo Per una Legge Nazionale sui caregiver familiari buona per tutti proviene da Superando.
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