Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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Ancora aperta la partecipazione al concorso sull’innovazione che include

Superando - 23 Settembre 2026 - 1:25pm

È stato prorogato al 4 ottobre il termine di partecipazione (gratuita) al concorso “Digital4Human. L’innovazione che include”, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, nell’àmbito del progetto “Job Digital Lab”, in collaborazione con ING Italia, Ausilioteca Roma e l’Istituto Leonarda Vaccari della Capitale, e voluto per scoprire e premiare soluzioni tecnologiche che migliorino l’accessibilità, l’autonomia e la qualità della vita delle persone con disabilità

Presentato sulle nostre pagine nel luglio scorso e promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, nell’àmbito del progetto Job Digital Lab, in collaborazione con ING Italia, Ausilioteca Roma e l’Istituto Leonarda Vaccari della Capitale, il concorso Digital4Human. L’innovazione che include, voluto per scoprire e premiare soluzioni tecnologiche che migliorino l’accessibilità, l’autonomia e la qualità della vita delle persone con disabilità, ha prorogato al 4 ottobre il termine di partecipazione (gratuita), inizialmente fissato al 10 settembre.
L’iniziativa, lo ricordiamo, è rivolta a singoli innovatori, team universitari, spin-off, startup, associazioni, enti di Terzo Settore, fondazioni, organizzazioni non governative, consorzi, laboratori e istituti di ricerca. (S.B.)

A questo link è disponibile il bando completo del concorso (contenente ancora la vecchia data di scadenza). Per altre informazioni: m.panunzio@mondodigitale.org.

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Personale ATA –  Decreto individuazione destinatari contratto a tempo determinato personale inserito nelle GP24 mesi per il profilo di CS- Esiti convocazione del 23/09/2026

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 23 Settembre 2026 - 1:14pm

m_pi.AOOUSPCZ.REGISTRO UFFICIALE(U).0009972.23-09-2026 INDIVIDUAZIONI PROFILO CS Allegati m_pi.AOOUSPCZ.REGISTRO UFFICIALE(U).0009972.23-09-2026 (816 KB)INDIVIDUAZIONI PROFILO CS (69 KB)

Le storie e i bisogni di un bimbo con malattia rara: non solo la dimensione clinica

Superando - 23 Settembre 2026 - 1:05pm

«Ogni bambino con una malattia rara porta con sé una storia e bisogni che non possono essere ricondotti alla sola dimensione clinica»: lo dice Patrizia Ceccarani, responsabile della Segreteria del Comitato Tecnico Scientifico ed Etico della Fondazione Lega del Filo d’Oro di Osimo (Ancona), presso la quale è in programma per il 26 setttembre la quinta edizionee del congresso “Il bambino con malattia rara e disabilità: dalla diagnosi all’assistenza” Fisioterapia alla Lega del Filo d’Oro di Osimo

Aumentare le conoscenze e le competenze sulle patologie rare e rafforzare il legame con i pediatri del territorio, per orientare correttamente il percorso diagnostico e assistenziale del bambino con malattia rara, costruendo un percorso di cura condiviso e migliorando così la qualità della vita di pazienti e famiglie: è l’obiettivo del congresso Il bambino con malattia rara e disabilità: dalla diagnosi all’assistenza, che tornerà, per la sua quinta edizione, il 26 settembre, presso il Centro Nazionale della Fondazione Lega del Filo d’Oro a Osimo (Ancona).
Ideato e realizzato dalla Clinica Pediatrica dell’Ospedale Salesi di Ancona e dalla Lega del Filo d’Oro, insieme all’Azienda Ospedaliera Universitaria delle Marche e all’Università Politecnica della Regione, l’incontro proporrà un programma articolato e multidisciplinare, centrato su una giornata di confronto tra esperti di rilievo nazionale per approfondire diagnosi, presa in carico e assistenza del bambino con malattia rara e disabilità, con il contributo anche di due preziose testimonianze provenienti dal mondo dello sport, ossia la medaglia olimpica di ginnastica ritmica Sofia Raffaeli, con una testimonianza in video, e il giovane golfista marchigiano paralimpico Luca Battilocchio, ospite insieme all’allenatore Michele Emili.

«Ogni bambino con una malattia rara – dichiara Patrizia Ceccarani, segretario del Comitato Tecnico Scientifico ed Etico della Fondazione Lega del Filo d’Oro – porta con sé una storia e bisogni che non possono essere ricondotti alla sola dimensione clinica. Per questo è importante che chi si prende cura di loro abbia la possibilità di confrontarsi, aggiornare le proprie competenze e acquisire nuovi strumenti, in un percorso di crescita che coinvolga tutte le professionalità chiamate a intervenire. Sviluppare uno sguardo sempre più ampio e consapevole, infatti, è fondamentale per rispondere in modo attento ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie. E significa anche continuare a guardare alle possibilità di ciascuno, sostenendone il percorso di crescita e accompagnando la costruzione del suo futuro». (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del congresso, a quest’altro link vi è invece un testo di approfondimento sui contenuti dello stesso. Per altre informazioni: Virginia Matteucci (v.matteucci@inc-comunicazione.it).

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Inaccettabile sottrarre risorse alla valutazione di base: indebolisce la riforma della disabilità

Superando - 23 Settembre 2026 - 12:39pm

Un emendamento al cosiddetto “Decreto PA” stanzia 4,6 milioni di euro per il 2026 per le pensioni anticipate dei giornalisti, reperendo le necessarie risorse con una riduzione dei fondi destinati alla partecipazione dei professionisti sanitari alle Unità di Valutazione di Base previste dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. «Chiediamo al Governo e al Parlamento – dicono dalla Federazione FISH – di correggere questa decisione e trovare le risorse altrove»

In una nota la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) esprime forte disappunto per la sottrazione di risorse destinate all’attuazione della riforma della disabilità, per finanziare altri interventi.
Nello specifico il riferimento è all’emendamento al Decreto Legge 144/26, il cosiddetto “Decreto PA”, a firma del deputato Malagola, approvato dalle Commissioni Ambiente e Bilancio della Camera, che stanzia 4,6 milioni di euro per il 2026 per le pensioni anticipate dei giornalisti. Queste risorse, però, vengono reperite riducendo i fondi destinati alla partecipazione dei professionisti sanitari alle Unità di Valutazione di Base previste dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità.
«Questa scelta è inaccettabile – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH -: si interviene sulle risorse destinate al riconoscimento della condizione di disabilità e all’accesso ai relativi diritti e sostegni. Chiediamo dunque al Governo e al Parlamento di correggere questa decisione e trovare altre risorse per finanziare le pensioni anticipate dei giornalisti».

«La valutazione di base – viene sottolineato dalla Federazione – è un passaggio essenziale, anche alla luce del periodo di sperimentazione della riforma nel suo complesso. Le risorse interessate finanziano la partecipazione dei professionisti sanitari in rappresentanza delle Associazioni, assicurando un contributo di competenze specifiche. Ridurne il finanziamento rischia di indebolire la partecipazione dei professionisti sanitari e la qualità delle valutazioni, con gravi conseguenze sulle persone che attendono il riconoscimento dei propri diritti».
«Solo pochi giorni fa – aggiunge Falabella – abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento di reperire le risorse necessarie per attuare pienamente la riforma e rendere concreto il diritto al Progetto di Vita. Questo emendamento, nei termini riportati, va esattamente nella direzione opposta. È una contraddizione politica che esige una risposta: quale credibilità possono avere gli impegni sui diritti delle persone con disabilità se, nelle scelte di bilancio, si tagliano proprio gli strumenti necessari a garantirli? Le dichiarazioni di sostegno alla riforma devono trovare riscontro negli stanziamenti».
«Il Parlamento ha ancora la possibilità e la responsabilità di modificare questa decisione – concludono dalla FISH -, perché i diritti si rendono effettivi solo con decisioni e finanziamenti coerenti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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I diritti umani come grammatica condivisa nell’enciclica papale “Magnifica humanitas”

Superando - 23 Settembre 2026 - 11:51am

«Nel dichiarare che la Dottrina Sociale della Chiesa si svolge alla luce del Vangelo, papa Leone XIV chiarisce però come esso vada vissuto incarnandolo nella storia e la Dottrina Sociale che ne deriva si avvalga del contributo delle scienze umane. Ciò permette di enuclearne i princìpi fondamentali, ai quali si ispirano pure i diritti umani»: si conclude così la prima parte del commento di Salvatore Nocera all’enciclica “Magnifica humanitas” di papa Leone XIV, incentrata sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale L’enciclica “Magnifica humanitas” di papa Leone XIV è incentrata sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale

Caduta nel 135º anniversario dell’enciclica Rerum novarum di papa Leone XIII, l’enciclica Magnifica humanitas prodotta nel maggio scorso da papa Leone XIV, è interamente incentrata «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», primo documento papale di questo tipo dedicato a tale tema. Per un giornale come il nostro, che si occupa di diritti e di umanità, si tratta di un testo di assoluto interesse e pertanto diamo ben volentieri spazio al commento di Salvatore Nocera, diviso in tre parti. Quella qui di seguito è la prima parte.

Dal momento che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le Linee Guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle scuole, di cui si è potuto leggere anche su queste pagine, sono stato molto colpito dall’invito all’educazione delle nuove generazioni rivolto da papa Leone XIV alla conclusione della sua lunga e importante enciclica proprio sull’intelligenza artificiale.
Questa la frase che mi ha colpito: «Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi più preziosi al bene comune». Pertanto, propongo di parlarne.
In occasione del 135° anniversario dalla Rerum Novarum di Leone XIII, papa Leone XIV ha promulgato la sua prima enciclica che, come tutti gli atti importanti della Santa Sede, prende il titolo dalle due prime parole del testo Magnifica humanitas. Il documento, quindi, pur essendo stato ispirato dalla necessità di affrontare la “novità” dell’intelligenza artificiale, ha come tema centrale la salvaguardia della dignità umana rispetto al potere invasivo delle nuove tecnologie informatiche, i cui effetti sono da studiare rispetto al mantenimento e al potenziamento della dignità umana stessa.
Il testo si compone di 37 pagine suddivise in cinque capitoli, divisi a loro volta in 245 paragrafi, corredati da circa dieci pagine di note bibliografiche, a integrazione sostanziale, talora, del testo stesso.
Sull’enciclica sono già stati pubblicati numerosi importanti articoli scritti da illustri studiosi, alcuni dei quali possono leggersi sulla rivista «Nuovi Lavori» del 7 luglio scorso. Da parte mia, non essendo in grado di scendere così in profondità, mi permetterò di tentarne una sintesi, utilizzando i brani che mi hanno particolarmente colpito e cercando di collegarli tra loro. Farò questo in tre successivi articoli dei quali il primo affronterà i primi due capitoli, il secondo il 3° e il 4°, e il terzo il 5° e la conclusione.
Mi spinge a ciò l’intenzione di convincere così i lettori e le lettrici, incuriositi dai brani dell’enciclica citati, a leggere il testo completo, specie per il contesto dai quali ho estrapolato le singole frasi. Altri avrebbe potuto scegliere altri brani secondo la propria sensibilità. So bene che forse è un modo scorretto di approcciarmi ad un testo così importante, ma mi auguro che giovi allo scopo.

Nel suo incipit il Papa invita la Chiesa a collaborare con tutti gli uomini e donne di buona volontà per edificare nel bene la società presente e futura. Di fronte a questo compito prospetta due icone bibliche: la torre di Babele, per la cui edificazione la tracotanza dei costruttori produsse la confusione delle lingue e la discordia e l’incomprensione tra loro, e l’opera paziente di Neemia nel riedificare, con la pacifica collaborazione dei suoi compagni, le mura di Gerusalemme distrutte dai Babilonesi.
Di fronte alla necessità di costruire una società umana rispettata dall’invadenza delle nuove tecnologie, il Papa invita a seguire l’esempio di Neemia, così esprimendosi: «Infine, edificare nel bene domanda un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni dʼimpatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace» (paragrafo 14).
La dignità umana, «mostrata nella sua pienezza in Cristo», è salvaguardata «rimettendo Dio allʼorizzonte del nostro agire e lʼessere umano al centro delle nostre scelte. Allora le pietre scartate – i poveri, i malati, i migranti, i piccoli – diventeranno testata dʼangolo, e sulla terra sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove lʼamore e la verità finalmente sʼincontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (cfr. Sal 85,11)» (paragrafo 16 [grassetti redazionali in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]).

Terminata così l’Introduzione, il Papa comunica di voler ripercorrere l’evolversi della Dottrina Sociale della Chiesa, senza indebite ingerenze politiche, ma perché la Chiesa cammina con l’umanità orientandola alla luce del Vangelo: «La storia è perciò uno dei luoghi in cui la Chiesa si lascia istruire dallo Spirito sulla portata umanizzante del Vangelo e impara a declinare il proprio insegnamento a servizio della dignità di ogni persona e del bene dei popoli» (paragrafo 22).
Seguendo le indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II e dei pontefici che lo hanno promosso e attuato sino a lui, il Papa afferma l’importanza delle scienze sociali per aiutare l’umanità ad affrontare le sfide che sempre le nuove tecnologie pongono: «È da qui che scaturisce la funzione propria della Dottrina Sociale, che non pretende di sostituirsi alle responsabilità della politica e delle istituzioni, ma si offre come sostegno al discernimento comune, aiutando a riconoscere e promuovere ciò che serve alla dignità delle persone, alla vitalità delle comunità e al bene di tutti» (paragrafo 24).
La Dottrina Sociale della Chiesa dev’essere intesa come «discernimento comunitario»: «La comprensione della verità come dono da condividere e non come possesso da rivendicare libera la Chiesa dalla tentazione di rimpiangere forme di presenza fondate sul potere» (paragrafo 25).

Alla luce poi dell’insegnamento di San Giovanni Paolo II e di Papa Francesco si afferma: «San Giovanni Paolo II invitava a guardare con sincerità ai tempi in cui si è ceduto a “metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità”, [16] per ritrovare la via evangelica dellʼannuncio mite e della verità che non si impone. Sulla stessa scia, ho ribadito che la Chiesa “non vuole alzare la bandiera del possesso della verità”, [17] perché la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere. Questa stessa prospettiva è stata riassunta da Papa Francesco nelle note parole secondo cui “il tempo è superiore allo spazio”: [18] non conta anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma avviare processi di bene e lasciarli maturare; così la verità del Vangelo non si impone dallʼalto, ma cresce nel tempo, dentro lʼintreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ciò che la storia tende a disperdere. Da qui anche lʼimmagine del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verità del Vangelo [19]» (paragrafo 25).

Il Papa fa quindi presente il dovere della Chiesa di rispettare le realtà locali nello svolgersi della Dottrina Sociale: «La tensione feconda tra universalità della missione e radicamento locale appartiene intimamente alla vita della Chiesa» (paragrafo 26).
E segue: «Alla luce di quanto sin qui detto, la Dottrina Sociale della Chiesa appare nel suo volto più autentico: non un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Essa nasce dallʼincontro tra la verità eterna del Vangelo e le domande della storia, si lascia interrogare dai segni dei tempi; si alimenta del contributo delle scienze, delle culture e delle esperienze umane» (paragrafo 27).

Successivamente viene proposta una sintesi della storia della Dottrina Sociale della Chiesa, partendo da Leone XIII, passando per il Concilio Vaticano II, e pervenendo al Magistero recente dei Papi, a partire dal Concilio, ossia Giovanni XXIII e Paolo VI. Significativo il passaggio: «Per il nostro tempo, attraversato da conflitti diffusi e da nuove forme di interdipendenza globale, restano particolarmente significativi l’orizzonte universale del suo appello, il riferimento ai diritti umani come grammatica condivisa e la convinzione che la pace duratura richieda istituzioni e relazioni tra i popoli ispirate alla dignità di ogni persona» (paragrafo 33).
Così pure l’altro brano che segue: «In questo orizzonte si colloca anche la Dichiarazione Dignitatis Humanae, nella quale il Concilio riconosce che la libertà religiosa è un diritto fondamentale radicato nella dignità della persona, che devʼessere garantito dallʼordinamento giuridico perché nessuno sia costretto ad agire contro coscienza o impedito nel cercare e professare la verità in privato e in pubblico. [30] Questo principio, di grande rilevanza per il nostro tempo, continua a offrire alla Dottrina Sociale criteri decisivi per la tutela della persona e per la costruzione di società pluralistiche e pacifiche» (paragrafo 34).

Altrettanto significativo è il seguente brano in cui si dà un senso concreto alla pace tra i popoli di cui tanto sempre si parla: «Per la Dottrina sociale della Chiesa, il lascito più esigente di Paolo VI è proprio questo: finché nel mondo vi saranno popoli esclusi da uno sviluppo degno dellʼessere umano, la comunità cristiana non potrà accontentarsi di proclamare la pace in astratto, ma dovrà lasciare che il Vangelo giudichi, a partire da chi ne resta ai margini, quelle strutture economiche e politiche che, come avrebbe ricordato Giovanni Paolo II, possono diventare vere e proprie “strutture di peccato”, [34] perché nessuna persona e nessun popolo sia trattato come sacrificabile nei processi di sviluppo» (paragrafo 36).

Arrivando quindi al Magistero di San Giovanni Paolo II, si osservano, tra gli altri, i seguenti passaggi significativi: «Il lavoro non è considerato solo un problema da gestire o un mezzo per ottenere reddito, ma un bene fondamentale per la persona, principio dellʼattività economica e chiave dellʼintera questione sociale» (paragrafo 37). «Denuncia inoltre meccanismi economici, finanziari e commerciali che, gestiti dai Paesi più forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi e soffocano le economie più deboli, e chiede che siano sottoposti anche a un serio giudizio etico, non solo tecnico” (paragrafo 38).
Concludendo su San Giovanni Paolo II, un brano significativo è il seguente: «San Giovanni Paolo II rilancia il messaggio di Pio XII secondo cui la Chiesa può apprezzare la democrazia nella misura in cui garantisce la partecipazione effettiva dei cittadini, consente di scegliere e sostituire pacificamente i governanti e impedisce che il potere sia monopolizzato da élite ristrette mosse da interessi particolari o ideologici [40]» (paragrafo 39).

Rispetto a Papa Benedetto XVI, si affronta il tema della globalizzazione e dei suoi aspetti positivi e negativi. Per quelli negativi così si esprime: «Constata però che nei Paesi ricchi si formano nuove categorie di poveri e si moltiplicano forme inedite di esclusione, mentre nelle regioni più povere piccoli gruppi vivono in un benessere consumistico che convive con situazioni di miseria disumanizzante» (paragrafo 40).
E così conclude: «La novità del suo contributo [di Benedetto XVI] sta nel mostrare che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà neutre, ma luoghi in cui la carità nella verità deve prendere forma storica» (paragrafo 41).

Viene quindi introdotto il Magistero di Papa Francesco: «Il Magistero sociale di Papa Francesco si sviluppa nella linea della Gaudium et spes, che invita a guardare la storia a partire dalle ferite e dalle speranze delle persone e a metterle in dialogo con il Vangelo. Questo orientamento emerge con particolare chiarezza in Evangelii gaudium, dove si afferma che lʼannuncio cristiano ha unʼintrinseca dimensione sociale e si invoca una Chiesa capace di ascoltare il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime delle nuove schiavitù. In tale prospettiva, si colloca anche lʼinsistenza di Francesco su una Chiesa sinodale, una Chiesa che “cammina insiemeˮ, che cerca di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo e si lascia evangelizzare dai poveri con cui condivide la storia [47]» (paragrafo 42).
Accennando poi all’enciclica Laudato si’, così ne sintetizza l’importanza: «In Laudato si’ Francesco offre la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale, mostrando che essa non è una questione settoriale, ma lʼaspetto ecologico della crisi socio-economica contemporanea» (paragrafo 43).
«Di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla “guerra mondiale a pezziˮ, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze della pandemia sui legami comunitari, Francesco rilancia in Fratelli tutti il sogno di unʼumanità che sappia scegliere lʼamicizia sociale e la fraternità universale». «Con Dilexit nos, infine, mostra che questi grandi impegni sociali non sono separabili dal rapporto personale con Cristo» (paragrafo 44).

Dopo avere evidenziato i fondamenti teologici della Dottrina Sociale della Chiesa, il Papa scende quindi ad approfondirne i princìpi, che si esprimono: nel bene comune, nella destinazione universale dei beni, nella sussidiarietà, nella solidarietà e nella giustizia sociale.
A proposito della sussidiarietà, afferma tra l’altro: «Il principio di sussidiarietà vale in modo particolare nel contesto della rivoluzione digitale. Qui il livello superiore non è lo Stato, ma ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune. Il livello che assorbe competenze, dati e capacità decisionale è costituito da aziende e piattaforme, che definiscono condizioni di accesso, regole di visibilità, forme di relazione e perfino opportunità economiche. La sussidiarietà chiede che tali processi non si impongano dallʼalto in modo opaco e unilaterale, ma siano orientati al bene comune mediante trasparenza, responsabilità e forme reali di partecipazione (verifiche indipendenti, trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, strumenti di ricorso) [96]» (paragrafo 71).
Passa poi a puntualizzare il concetto di «sviluppo umano integrale», riferito a «tutto l’uomo», ad ogni uomo e ad ogni popolo (paragrafo 82). «Perciò non è umano uno sviluppo che aumenta il consumo di alcuni scaricando costi e ferite su altri» (paragrafo 83).
Lo sviluppo umano integrale comprende anche l’ecologia integrale, la quale è «divenuta una dimensione imprescindibile della Dottrina Sociale della Chiesa» (paragrafo 84).
Sullo sviluppo integrale influiscono le nuove tecnologie: «Contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanità e fraternità, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future?» (paragrafo 85).
Questa parte si conclude con la coniugazione dei cinque princìpi all’interno della Chiesa perché essa sia credibile al mondo.

Concludendo, in questi primi due capitoli, il Pontefice, nel dichiarare che la Dottrina Sociale della Chiesa si svolge alla luce del Vangelo, chiarisce però come esso vada vissuto incarnandolo nella storia e la Dottrina Sociale che ne deriva si avvalga del contributo delle scienze umane. Ciò permette di enuclearne i princìpi fondamentali, ai quali si ispirano pure i diritti umani.
(1-continua)

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Avviso Pubblico in Campania per il sostegno a studenti universitari in situazione di gravissima disabilità

Superando - 22 Settembre 2026 - 6:24pm

Un Avviso Pubblico dell’ADISURC (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario della Regione Campania) prevede un sostegno forfettario per le spese del personale qualificato che assiste gli studenti e le studentesse in situazione di gravissima disabilità durante le lezioni. Il provvedimento permette di garantire concretamente l’accesso e la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo e gli interessati e le interessate dovranno presentare la propria domanda entro il 2 ottobre prossimo

La formazione rappresenta un’opportunità importante nella vita di ogni persona: attraverso lo studio, infatti, è possibile acquisire conoscenze, sviluppare le proprie capacità e costruire, passo dopo passo, il proprio percorso personale e professionale. Parlando ad esempio dell’università, essa non è soltanto un luogo nel quale studiare, ma anche uno spazio di crescita, confronto e preparazione al futuro.
Per una persona in situazione di gravissima disabilità, proseguire un percorso universitario può richiedere supporti ulteriori, non solo riguardo all’aspetto fisico dell’accessibilità, ma anche alle necessità legate all’assistenza personale, indispensabile per frequentare le lezioni e partecipare alle attività formative. Per questo motivo, dunque, diventa importante promuovere interventi capaci di accompagnare gli studenti nel loro percorso, rispettandone le esigenze, le aspirazioni e le abilità.

È in questa prospettiva che si inserisce l’Avviso Pubblico dell’ADISURC (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario della Regione Campania), relativo alle misure di sostegno per gli studenti universitari con disabilità gravissima per l’anno accademico 2026/2027.
Pubblicato il 9 settembre scorso, e in attuazione del Decreto Ministeriale n. 930 del 3 luglio, l’Avviso Pubblico prevede un sostegno forfettario per le spese del personale qualificato che assiste gli studenti e le studentesse durante le lezioni. Il provvedimento sottolinea non solo il fondamentale diritto allo studio, ma permette di garantire concretamente l’accesso e la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo.
In questo senso, il sostegno non risponde soltanto a una necessità assistenziale. Può rappresentare infatti anche uno strumento per sostenere la formazione, permettere allo studente di sviluppare competenze, coltivare le proprie aspirazioni e prepararsi alla futura vita professionale.

Gli studenti campani interessati, quindi, in possesso dei requisiti previsti, dovranno presentare la domanda entro e non oltre il 2 ottobre prossimo, seguendo le modalità indicate dall’ADISURC (per informazioni è possibile contattare la responsabile del procedimento, dr.ssa Assuntina Braccia, tramite l’indirizzo abraccia@adisurcampania.it, tel. 081 7603 223. La documentazione ufficiale comprende il Decreto Ministeriale n. 930/26, l’Avviso Pubblico e il modello di domanda).

Sostenere uno studente in situazione di gravissima disabilità nel proprio percorso universitario significa contribuire a rendere possibile non soltanto la frequenza delle lezioni, ma anche la costruzione di un futuro fondato sulla formazione, sulle competenze e sulle aspirazioni personali. Per questo motivo, è importante che gli studenti e le studentesse interessati e le loro famiglie prendano visione dell’Avviso Pubblico e verifichino attentamente i requisiti, la documentazione richiesta, le modalità di presentazione della domanda e la scadenza prevista. (Maria Rosaria Ricci)

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Presentazione presso la Regione Lazio del Piano di Azione Triennale sulla disabilità

Superando - 22 Settembre 2026 - 6:02pm

Il 28 settembre, presso la Regione Lazio, è in programma un evento di promozione del terzo Piano di Azione Triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, iniziativa che si inserirà nel percorso nazionale di informazione e diffusione del Piano stesso, elaborato, quest’ultimo, dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e adottato con DPR del 12 marzo scorso

Nella mattinata del 28 settembre, presso la Sala Tevere della Regione Lazio (ore 9-13), vi sarà un evento di promozione del terzo Piano di Azione Triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, iniziativa che si inserirà nel percorso nazionale di informazione e diffusione del Piano stesso, elaborato, quest’ultimo, dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e adottato con Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) dello scorso 12 marzo.
Durante l’incontro verranno dunque presentati e approfonditi i contenuti del Piano, attraverso gli interventi di componenti ed esperti dell’Osservatorio Nazionale, che illustreranno l’impostazione complessiva del documento, con particolare attenzione alle diverse linee di intervento, agli obiettivi individuati, alle azioni previste e ai meccanismi attraverso i quali dovrà esserne accompagnata e monitorata l’attuazione.
Particolare rilievo sarà attribuito alla dimensione territoriale delle politiche sulla disabilità e al ruolo che Regioni, Enti Locali, Amministrazioni Pubbliche, Organizzazioni delle persone con disabilità e realtà del Terzo Settore sono chiamati a svolgere affinché gli indirizzi contenuti nel Piano possano tradursi in politiche, servizi e interventi effettivamente capaci di incidere sulla qualità della vita e sulla piena partecipazione delle persone con disabilità.
L’appuntamento laziale del 28 settembre costituirà pertanto non soltanto un momento informativo, ma anche una preziosa occasione di confronto istituzionale e partecipazione, favorendo la conoscenza del Piano da parte dei soggetti operanti sul territorio regionale e rafforzando il raccordo tra il livello nazionale e quello territoriale nella prospettiva della concreta attuazione di esso. (S.B.)

Ringraziamo per la segnalazione l’Ufficio Stampa della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

Per partecipare in presenza all’evento, si dovrà inviare un messaggio, entro il 25 settembre, a ufficiostampa@fishets.it. Sarà anche possibile partecipare anche da remoto, tramite questo link.

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All’Europa diciamo: basta scuse, il nostro momento è adesso!

Superando - 22 Settembre 2026 - 5:38pm

Dal 29 settembre al 1° ottobre a Bruxelles vi sarà la “Freedom Drive 2026”, promossa dall’ENIL, la rete europea sulla Vita Indipendente, evento biennale che riunisce centinaia di persone con disabilità, attivisti e organizzazioni provenienti da tutta Europa. Con lo slogan scelto quest’anno (“Basta scuse, il nostro momento è adesso!”), si vogliono richiamare Istituzioni europee e Governi alla necessità di trasformare gli impegni assunti negli anni in politiche che garantiscano concretamente autodeterminazione, inclusione e piena cittadinanza Un’immagine della “Freedom Drive” del 2024 a Bruxelles (Belga Photo Timon Ramboer)

Dal 29 settembre al 1° ottobre una rappresentanza della nostra Associazione [l’Associazione sammarinese Attiva-Mente, N.d.R.] sarà a Bruxelles per partecipare alla Freedom Drive 2026, una delle principali campagne promosse dall’ENIL (European Network on Independent Living), la rete europea impegnata nella promozione della Vita Indipendente e dei diritti delle persone con disabilità.
Nata nel 2003 a Strasburgo e successivamente trasferita a Bruxelles, la Freedom Drive riunisce ogni due anni centinaia di persone con disabilità, attivisti e organizzazioni provenienti da tutta Europa, per portare direttamente alle Istituzioni europee le istanze del Movimento per la Vita Indipendente.
L’edizione di quest’anno assume un significato particolare perché coincide con il ventesimo anniversario dell’adozione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e lo slogan scelto dall’ENIL (No More Excuses – Our Time is Now!, “Basta scuse, il nostro momento è adesso!”), richiama Istituzioni e Governi alla necessità di trasformare princìpi e impegni assunti negli anni in politiche capaci di garantire concretamente autodeterminazione, inclusione e piena cittadinanza.

Le tre giornate di Bruxelles saranno scandite da workshop, dibattiti, incontri con le Istituzioni europee e momenti di confronto tra attivisti. Tra i temi in programma figurano l’assistenza personale, la deistituzionalizzazione, l’educazione inclusiva, la Vita Indipendente nelle crisi e nelle emergenze, la capacità giuridica, il contenzioso strategico, i Centri per la Vita Indipendente, la partecipazione democratica e il diritto all’abitare.
È prevista inoltre un’audizione presso il Parlamento Europeo dedicata al futuro quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea 2028-2035, con particolare attenzione all’utilizzo delle risorse continentali per sostenere la Vita Indipendente e impedire che fondi pubblici continuino a finanziare, direttamente o indirettamente, forme di segregazione.

Il momento culminante sarà giovedì 1° ottobre, con la tradizionale Marcia per la Libertà, che partirà alle 10 dal Parc du Cinquantenaire e attraverserà il quartiere delle Istituzioni europee fino al Parlamento, con soste anche nei pressi della Commissione Europea. All’arrivo ENIL presenterà agli Eurodeputati le principali rivendicazioni della Freedom Drive. Cinque, in particolare, le richieste che verranno rivolte all’Unione Europea, agli Stati Membri e agli altri Paesi Europei:
° un bilancio europeo senza segregazione, ponendo fine al finanziamento di istituzioni e strutture segreganti e investendo nei servizi per la Vita Indipendente, a partire dall’assistenza personale;
° abitazioni accessibili ed economicamente sostenibili, facendo dell’accessibilità un elemento imprescindibile delle politiche europee sull’abitare;
° lavoro inclusivo nel mercato ordinario, spostando risorse e politiche dalle forme di occupazione segregata verso l’occupazione supportata e l’inclusione lavorativa;
° pieno riconoscimento della capacità giuridica e accesso al supporto nella presa delle decisioni, superando i meccanismi di sostituzione della volontà della persona;
° uguaglianza effettiva per le donne e le ragazze con disabilità, contrastando discriminazioni multiple, violenza, esclusione economica e limitazioni all’autodeterminazione.

La partecipazione della nostra Associazione assumerà infine un significato particolare anche per il rapporto costruito negli ultimi anni con ENIL: Mirko Tomassoni, infatti, nostro presidente, fa parte del Consiglio Europeo di ENIL dalla fine del 2023 ed è entrato ora nell’ultimo anno del proprio mandato quadriennale. Una presenza che ha permesso anche a San Marino di essere rappresentato direttamente nell’organismo di governo di una delle principali reti europee impegnate nella promozione del diritto alla Vita Indipendente.

*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino (attivamentersm@gmail.com).

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A Napoli la quarantottesima panchina azzurra, per sensibilizzare sulla sindrome di Sjögren

Superando - 22 Settembre 2026 - 4:55pm

Approderà il 24 setttembre a Napoli il percorso dell’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), nel promuovere l’inaugurazione di panchine azzurre in varie parti d’Italia, per accendere i riflettori sulle malattie rare e in particolare sulla sindrome di Sjögren primaria sistemica, patologia orfana e invisibile. Verrà infatti inaugurata nel capoluogo campano la quarantottesima panchina, mentre in serata vi sarà anche l’illuminazione di azzurro della Fontana del Nettuno La Fontana del Nettuno a Napoli, che il 24 settembre si illuminerà di azzurro

Prosegue senza sosta il percorso dell’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), nel promuovere l’inaugurazione di panchine azzurre in varie parti d’Italia, per accendere i riflettori sulle malattie rare e in particolare sulla sindrome di Sjögren primaria sistemica, patologia orfana e invisibile.
Un percorso seguito di volta in volta dal nostro giornale, che approderà questa volta a Napoli, dove per la mattinata del 24 settembre (Via De Gasperi, 65, ore 11), l’Associazione presieduta da Lucia Marotta ha organizzato l’inaugurazione della quarantottesima panchina azzurra, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Napoli e della 2a Municipalità del capoluogo campano.
In serata, inoltre (ore 20), vi sarà anche l’illuminazione di azzurro della Fontana del Nettuno in Piazza Municipio. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: animass.sjogren2005@gmail.com.

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“Ti resto accanto”: i caregiver “registi della propria vita”

Superando - 22 Settembre 2026 - 4:24pm

Nasce da un’idea di EventiAvanti, realtà attiva nell’organizzazione di eventi e spettacoli, e dell’Associazione PartyVolontario, con il sostanziale supporto e la collaborazione del Coordinamento Nazionale CFU (Caregiver Familiari Uniti), il progetto “Ti resto accanto”, documentario sociale collettivo che verrà realizzato interamente con i contributi video inviati direttamente dai caregiver i quali potranno partecipare, tramite i propri smartphone, raccontando frammenti personali di vita ritenuti significativi

Nasce da un’idea di EventiAvanti, realtà attiva nell’organizzazione di eventi e spettacoli, e dell’Associazione PartyVolontario, con il sostanziale supporto e la collaborazione del Coordinamento Nazionale CFU (Caregiver Familiari Uniti), il progetto senza scopo di lucro denominato Ti resto accanto, documentario sociale collettivo a struttura aperta, che verrà realizzato interamente con i contributi video inviati direttamente dai caregiver. Il tutto segnatamente allo scopo di portare all’attenzione pubblica realtà e storie spesso poco conosciute, costruendo un racconto affidato direttamente a chi le vive nel quotidiano.
Fino al 31 dicembre, dunque, sarà possibile per i caregiver familiari aderire al progetto compilando l’apposito form nel sito dedicato, documentando attraverso i propri smartphone frammenti personali di vita, immortalando ciò che ritengono significativo.

«La forza di questo docufilm – sottolineano i promotori dell’iniziativa – non starà nella regia patinata di riprese effettuate con una luce fotografica perfetta, ma nella verità dei dettagli “fermati” anche solo con il proprio smartphone: un’inquadratura mossa, un respiro pesante nella notte, un sorriso rubato in cucina, la fatica impressa sul volto fin dalle prime ore del mattino. Momenti di vita filmati direttamente da chi, ogni giorno, presta attenzioni e cure. E tanto più questa realtà intima, autentica, verrà rappresentata in modo realistico, tanto più importante sarà il risultato. Lasciare i partecipanti liberi, infatti, non fornendo indicazioni di regia, significa ottenere una “restituzione in video” pura della loro quotidianità, aprirsi ad uno sguardo soggettivo, non guidato, che rompe la barriera del pudore e crea un legame unico anche con lo spettatore finale. Diventando quindi, da “oggetti della narrazione” a “registi della propria vita da raccontare”, in piena autonomia».
«L’obiettivo finale – si aggiunge – sarà un documentario in stile cinematografico che possa partecipare a festival e rassegne tematiche, essere proiettato nelle sale cinematografiche ed entrare con le piattaforme video in tutte le case, nelle scuole e nei luoghi di aggregazione sociale e culturale, anche attraverso incontri a tema». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento sull’iniziativa, per partecipare alla quale fare riferimento a questo link. Per ogni ulteriore informazione: comunicati.erba@gmail.com.

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PERSONALE ATA – DISPONIBILITÁ SEDI PER INCARICHI A TEMPO DETERMINATO A.S. 2026-27

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 22 Settembre 2026 - 4:08pm

PERSONALE ATA _ SEDI DISPONIBILI PER INCARICHI ANNUALI Allegati PERSONALE ATA _ SEDI DISPONIBILI PER INCARICHI ANNUALI (120 KB)

PERSONALE ATA – PROFILO AT AR08 – INTEGRAZIONE AVVISO CONVOCAZIONE 23 SETTEMBRE 2026

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 22 Settembre 2026 - 4:06pm

Personale ATA – Pubblicazione conferimento incarico DSGA ad interim presso Comvitto Nazionale “B. Telesio”

Ultime da A. T. P. Cosenza - 22 Settembre 2026 - 3:28pm

Allegati m_pi.AOOUSPCS.REGISTRO UFFICIALE(U).0014218.22-09-2026 (309 KB)

Interpello – Avviso finalizzato al reclutamento di docenti forniti di titolo utile all’insegnamento della Lingua Inglese – Scuola Primaria – presso I.C. Terranova da Sibari (CS)

Ultime da A. T. P. Cosenza - 22 Settembre 2026 - 3:22pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

“Noi non ci abituiamo”, perché i diritti fondamentali non sono negoziabili

Superando - 22 Settembre 2026 - 2:01pm

«Noi non ci abituiamo e non ci abitueremo mai ad ogni forma di istituzionalizzazione e controllo sociale, agli abusi e al governo delle vite. L’indifferenza rende normali pratiche che non dovrebbero esserlo mai, ma i diritti fondamentali non sono negoziabili»: lo dicono dall’Associazione Diritti alla Follia, lanciando la campagna di sensibilizzazione denominata appunto “Noi non ci abituiamo”

“Noi non ci abituiamo”: la scritta gialla a caratteri cubitali risalta ipnotica sulla foto d’archivio in bianco e nero, scattata da Mario Vaiani nel 1922, che ritrae il dormitorio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. Un tuffo nel passato, si dirà. L’istituzionalizzazione non era stata abolita? Invece no, essa è più viva che mai!
Noi non ci abituiamo è il nome della nuova campagna di sensibilizzazione promossa dall’Associazione Diritti alla Follia. «Noi non ci abituiamo e non ci abitueremo mai», scandiscono dall’Associazione, prendendo posizione «contro ogni forma di istituzionalizzazione e controllo sociale, contro gli abusi e il governo delle vite».

L’iniziativa condensa in qualche modo tutte le rivendicazioni portate avanti negli ultimi anni da Diritti alla Follia per contrastare la coercizione (non solo in àmbito psichiatrico), la perdita di diritti, l’idea che alcune persone possano essere governate, contenute, amministrate o private della propria voce.
Noi non ci abituiamo esprime la determinazione di chi ha deciso di reagire all’ingiustizia sociale, e di trasformare l’indignazione e la denuncia in presenza collettiva, proposta politica e cambiamento concreto. Il breve video abbinato alla campagna (pubblicato sul canale YouTube dell’Associazione a questo link) condensa, attraverso una pluralità di voci e volti, l’esperienza di chi nella vita ha incrociato in vario modo – sulla propria pelle, sulla pelle di persone care o vicine o per professione – la discriminazione, la violenza e l’abuso.

Noi non ci abituiamo è un’iniziativa promossa in collaborazione con l’APPP (Assemblea Permanente dei Pazienti Psichiatrici), il Collettivo SLEGA e GdL (Globalità dei Linguaggi) di Stefania Guerra Lisi, nonché insieme alle persone e alle realtà che ne condividono le finalità.
Questa la dichiarazione comune concordata con i soggetti aderenti: «Siamo persone, associazioni, collettivi, studiosi, attivisti e cittadini che provengono da percorsi diversi. Non condividiamo necessariamente ogni analisi, ogni linguaggio o ogni proposta. Ma condividiamo una convinzione fondamentale: non possiamo abituarci alla perdita dei diritti, alla coercizione, all’istituzionalizzazione, al paternalismo e a tutte quelle pratiche che riducono la persona a oggetto di decisioni altrui. Non accettiamo che il controllo prenda il posto dell’ascolto, che la protezione si trasformi in sostituzione della volontà, che l’assistenza diventi amministrazione delle vite. Non ci abituiamo alla contenzione, ai trattamenti imposti, alle pratiche coercitive, alla negazione della privacy, alla compressione dell’autodeterminazione e all’idea che alcune persone debbano vivere con meno diritti e meno garanzie degli altri cittadini. Non ci abituiamo a un consenso informato aggirato, svuotato di significato o ridotto a una formalità. Non ci abituiamo a vedere la parola delle persone direttamente coinvolte ignorata, svalutata o considerata meno credibile di quella di altri. Non ci abituiamo all’idea che una diagnosi, una condizione di vita o un momento di difficoltà possano diventare motivo per limitare libertà che appartengono a tutti. Sappiamo che tutto questo non riguarda soltanto la psichiatria. Riguarda il modo in cui una società guarda alle differenze, alla dipendenza, al dissenso e alla libertà. Riguarda il confine, spesso invisibile, tra sostegno e controllo, tra tutela e limitazione dei diritti. Per questo la nostra non è soltanto una campagna di denuncia. È una campagna che vuole rendere visibili esperienze, racconti e violazioni troppo spesso ignorati. È una campagna che vuole costruire alleanze. È una campagna che vuole trasformare il rifiuto dell’ingiustizia in proposte concrete di cambiamento. Perché ciò che oggi viene presentato come inevitabile può essere discusso. Ciò che viene considerato normale può essere messo in discussione».

L’ideazione della campagna ha preso le mosse dai lavori dell’ottavo congresso di Diritti alla Follia (“Diritti” e “Rovesci”. Psichiatria, giustizia e governo delle vite), svoltosi il 28 e 29 marzo scorsi a Collegno (Torino). Nella pagina web dedicata alla campagna (liberamente fruibile a questo link), oltre ai video del menzionato congresso e a maggiori informazioni sui soggetti che stanno supportando l’iniziativa, sono disponibili tutte le proposte concrete abbinate all’iniziativa, riguardanti la tutela dei diritti e l’introduzione di garanzie nel TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), la promozione dei diritti e dell’autodeterminazione nell’amministrazione di sostegno, una sezione denominata S/Pazzi, che fotografa gli spazi della psichiatria e la Zona Cineforum, una rassegna dedicata alle rappresentazioni cinematografiche della follia.

«Non abituarti anche tu», «L’indifferenza rende normali pratiche che non dovrebbero esserlo mai», «Sostieni le attività delle realtà coinvolte. Iscriviti e aiutaci a costruire un cambiamento concreto. Perché i diritti fondamentali non sono negoziabili»: sono gli inviti conclusivi rivolti a chi legge il materiale di sensibilizzazione. (Simona Lancioni)

Per ogni ulteriore informazione: dirittiallafollia@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

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Sette giorni per affermare i diritti delle persone sorde

Superando - 22 Settembre 2026 - 1:17pm

La Settimana Internazionale delle Persone Sorde coincide quest’anno con il 75° anniversario dalla nascita della Federazione Mondiale dei Sordi, e le celebrazioni per la ricorrenza verranno aperte ufficialmente a Roma, domani, 23 settembre, presso la Camera dei Deputati, alla presenza di Angelo Raffaele Cagnazzo, presidente dell’ENS e di Joseph J. Murray, presidente della Federazione Mondiale. Seguiranno, il 24 e 25 settembre, una conferenza internazionale e il 26 settembre, la parata “Deaf Pride” sempre a Roma Joseph J. Murray, presidente della Federazione Mondiale dei Sordi

Quella in corso è la Settimana Internazionale delle Persone Sorde (International Week of Deaf People), che quest’anno coincide con il 75° anniversario dalla nascita della Federazione Mondiale dei Sordi (WFD-World Federation of the Deaf), fondata a Roma il 23 settembre 1951, oltreché, com’è ben noto, con i vent’anni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Le celebrazioni per l’importante ricorrenza verranno aperte ufficialmente a livello istituzionale domani, 23 settembre, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera a Roma, alla presenza del presidente nazionale dell’ENS (Ente Nazionale Sordi) Angelo Raffaele Cagnazzo e del Presidente della WFD Joseph J. Murray. Seguiranno, il 24 e 25 settembre, una conferenza internazionale e il 26 settembre, nella Giornata Mondiale dei Sordi, la parata a Roma Deaf Pride – Orgogliosi di essere Sordi. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sui vari eventi, a quest’altro link il programma dell’apertura istituzionale di domani, 23 settembre, alla Camera dei Deputati. Per ogni altra informazione: ufficiostampa@ens.it (Manuela Izzo).
In coincidenza con la Settimana Internazionale delle Persone Sorde, segnaliamo anche, il 24 settembre, la presentazione di Alman LIS, nuovo progetto promosso da Alman Kids e CREI (Cooperativa Sociale di Interpretariato, Ricerca e Formazione LIS), rivolto a bambini sordi e udenti, per far scoprire loro i segni attraverso musica, gioco e movimento. Se ne legga ampiamente a questo link (per ulteriori informazioni: Paola Piovesana, info@mediamover.it).

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PERSONALE ATA – AVVISO CONVOCAZIONE CONFERIMENTO INCARICHI ANNUALI  GIORNO 23 SETTEMBRE 2026 – PROFILI CS E AT

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 22 Settembre 2026 - 12:40pm

“Touch Point”: nuovo spazio aperto alla sperimentazione e alla cultura tiflodidattica

Superando - 22 Settembre 2026 - 12:28pm

Inaugurato recentemente dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi di Roma, “Touch Point” è un nuovo punto informativo, che fornisce consulenza tiflodidattica agli insegnanti e agli alunni con disabilità visiva, ma che vuole anche essere un luogo di incontro, dialogo e confronto, nel quale conoscere direttamente gli ausili prodotti e distribuiti dalla Federazione, uno spazio dove sia possibile scoprirli, provarli e comprenderne concretamente l’utilizzo e le potenzialità

Si chiama Touch Point il nuovo spazio inaugurato il 14 settembre scorso dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi di Roma. «Si tratta di un nuovo punto informativo – spiega Simona Cassano, dipendente della Federazione, nonché coordinatrice e referente del progetto -, volto a fornire consulenza tiflodidattica agli insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado e agli alunni con disabilità visiva».
Ma la definizione di punto informativo racconta soltanto in parte il progetto. Touch Point vuole infatti essere anche un luogo di incontro, dialogo e confronto, nel quale conoscere direttamente gli ausili prodotti e distribuiti dalla Federazione. Uno spazio dove è possibile non soltanto ricevere informazioni, ma anche scoprire, provare e comprenderne concretamente l’utilizzo e le potenzialità.
Sono presenti infatti numerosi ausili tiflodidattici multidisciplinari, da quelli che appartengono alla storia dell’educazione delle persone cieche fino ai più recenti: tavolette Braille tradizionali e tascabili, dattilobraille, strumenti per l’apprendimento dell’aritmetica, carte geografiche in rilievo e altri materiali destinati alle diverse attività didattiche.
A questi si aggiunge una piccola biblioteca con una selezione di libri tattili illustrati per la prima infanzia, da sfogliare, leggere e scoprire attraverso la vista e il tatto.

«Siamo solo all’inizio», sottolinea Cassano. E proprio le dimensioni della sede consentono di immaginare per Touch Point un’attività che vada oltre la consulenza individuale. Tra i progetti vi sono incontri e seminari su temi legati alla scuola, laboratori multisensoriali rivolti ad adulti e bambini, giornate informative sul Braille, presentazioni di libri e di nuovi ausili.
L’obiettivo, nelle parole della sua referente, è semplice ma ambizioso: fare di Touch Point «un luogo dinamico, vivo, attivo». Non dunque una semplice esposizione di materiali tiflodidattici, ma uno spazio nel quale strumenti, conoscenze ed esperienze possano essere condivisi.

Touch Point ha sede presso la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, Centro di Produzione del Libro e del Materiale Didattico, in Via Alberto Pollio, 10, 00159 Roma. Il Centro è aperto dal lunedì al venerdì (ore 10-12.30 e nel pomeriggio previo accordo telefonico). È comunque consigliato un contatto preventivo, anche per evitare la sovrapposizione degli appuntamenti.
Per informazioni è possibile scrivere a libritattili@prociechi.it oppure contattare Simona Cassano a simona.cassano@prociechi.it (o al numero 334 231 0579). (F.V.)

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Abilismo (“benevolo”), segregazione e i diritti che diventano costi da tagliare

Superando - 22 Settembre 2026 - 11:56am

Certe idee espresse recentemente con forza in Italia e fuori d’Italia, ad esempio sulla necessità di separare gli alunni con disabilità dalle classi comuni, «non sono nient’altro che idee di segregazione – scrive Fabrizio Acanfora – frutto di una concezione strutturalmente abilista della società, un abilismo, tra l’altro ,”benevolo”, che si traveste da cura, da protezione e da pedagogia pensata su misura. E quando certe figure parlano di merito, di sacrifici e di chi rallenta gli altri, teniamo bene a mente la storia del Novecento» Una raffigurazione grafica della cosiddetta “piramide dell’abilismo”

Niente esperimenti sui nostri bambini è il titolo con il quale l’AfD della Sassonia-Anhalt ha decretato nel proprio programma di governo la fine dell’inclusione scolastica. Alle elezioni del Land del 6 settembre scorso il partito ha ottenuto il 43,8% dei voti.
In realtà questa posizione non è una novità, infatti, nel programma sassone del 2024 l’AfD già diceva di voler realizzare un’inclusione “con misura”, in cui le scuole speciali avrebbero garantito ai bambini con disabilità il sostegno necessario, in modo da non sovraccaricare gli insegnanti della scuola ordinaria e non ostacolare il progresso degli altri studenti. In quel programma la separazione veniva presentata come una forma di attenzione per le alunne e gli alunni con disabilità.
Nel programma della Sassonia-Anhalt per le elezioni del 2026, invece, l’inclusione viene definita senza mezzi termini come un esperimento fallito. Secondo questa narrazione gli alunni con disabilità non riceverebbero l’attenzione necessaria e non formerebbero legami con i compagni, rallentando le lezioni e rimanendo al di sotto delle proprie possibilità. Anche qui le scuole speciali vengono proposte per il loro bene, perché «proprio i bambini con disabilità hanno bisogno di una pedagogia specificamente adeguata alla loro situazione, che è possibile soltanto nelle scuole speciali».
Solo più avanti si arriva ai motivi reali, e cioè che secondo il partito di estrema destra tedesco, due insegnanti per classe assorbirebbero risorse preziose in tempi di carenza di personale. La conclusione è porre immediatamente fine all’inclusione e potenziare le scuole speciali, dal momento che «la crescente eterogeneità dei gruppi di apprendimento, in assenza di adeguati strumenti di differenziazione, è correlata a una crescente percentuale di studenti con scarso rendimento. La differenziazione in base al rendimento è pertanto una condizione necessaria per migliorare la qualità».

Un discorso simile, in Italia, lo porta avanti il generale Vannacci, che già nel 2024 sosteneva, senza apportare alcuna prova, come le classi con «caratteristiche separate» aiuterebbero «i ragazzi con grandi potenzialità» a esprimersi al massimo e quelli «con più difficoltà» a ricevere un aiuto peculiare. Per lui il punto è mettere insieme persone con prestazioni simili perché altrimenti, a suo dire, il livello di tutti finirebbe per appiattirsi verso il basso. Quest’anno ha riproposto classi distinte per merito e profitto, sostenendo paradossalmente che raggruppare studenti simili sarebbe inclusione e non discriminazione.
Per ora il generale si limita a esprimere queste posizioni nelle interviste, nei comizi e sui social senza averle inserite nel programma pubblicato dal suo partito. Il meccanismo è noto: si lancia una frase qua, una battuta là, si misura l’indignazione che suscita e si aspetta che la “finestra di Overton” si sposti di quel tanto che basta a modificare il confine di ciò che è accettabile dire in pubblico. Così un’idea detta a un comizio o lasciata sfuggire durante un’intervista, col tempo, potrebbe diventare una proposta di governo che non scandalizzerà quasi più nessuno.

Quello che sta accadendo, in realtà, ha un nome: segregazione. E la segregazione è il risultato di una concezione strutturalmente abilista della società. Spesso l’abilismo viene ridotto alla discriminazione delle persone con disabilità, ma questa discriminazione è una conseguenza del fatto che a monte c’è una società organizzata intorno a un ideale di individuo “abile” che non esiste, eppure viene assunto come modello universale.
È la vittoria della normalità, di una media statistica trasformata, nell’arco di oltre centocinquant’anni, in misura dell’essere umano.

I programmi dell’AfD e le dichiarazioni di Vannacci mostrano inoltre che l’abilismo non si presenta sempre in modo ostile, con la violenza del disprezzo, ma a volte si traveste da cura, da protezione e da pedagogia pensata su misura. È l’abilismo benevolo, la cui benevolenza difficilmente nasce da una convinzione caritatevole (che sarebbe già un problema di suo), ma è una narrazione costruita per convincere chi magari appoggerebbe pure certe idee, ma si scandalizza davanti alla tesi nuda.
Basta leggere con attenzione per trovare cosa c’è sotto: la disabilità riduce il rendimento generale, è un peso e ha un costo anche economico per l’intera società. Pietà e contabilità nello stesso discorso, e l’esclusione che prima viene presentata come attenzione e poi viene messa in conto come risparmio.
Dietro questo racconto riemergono un lessico e un immaginario eugenetici ripuliti e presentati come buonsenso. Per questo motivo appellarsi all’umanità di chi propone tali politiche è tempo perso. Per loro la pietà è una vetrina dietro la quale si nasconde la convinzione che alcune vite valgano meno di altre, che siano da nascondere, da gestire separatamente.
E anche con chi li sostiene e li vota, l’appello alla giustizia e all’empatia funziona poco perché quella vetrina è fatta apposta per rassicurarli, per dire loro che stanno dalla parte del bene. Mostrare la nostra sofferenza agli uni e agli altri serve a poco perché i primi la mettono già in conto, e i secondi la leggono come ingratitudine.

Nel frattempo le leggi si muovono. In Italia il Disegno di Legge Zaffini sulla salute mentale propone di portare la durata massima del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) da 7 a 15 giorni, con possibilità di proroga per effettive esigenze cliniche; prevede inoltre strutture idonee per gli accertamenti sanitari obbligatori e innalza da venti a venticinque il limite dei posti letto nelle REMS (Residenze per l’Esecuzione delle misure dei Sicurezza). Tra le critiche c’è proprio il rischio di un’espansione delle strutture residenziali e semiresidenziali, che alcune associazioni e attivisti hanno già ribattezzato come “manicomietti”.
Negli Stati Uniti un ordine esecutivo del luglio 2025 ha rilanciato l’internamento civile involontario come risposta alla povertà di strada, in particolare per persone con condizioni mentali o dipendenze ritenute pericolose o incapaci di provvedere a sé stesse.
In Argentina le previsioni di bilancio per il 2026 indicavano circa 155.000 pensioni di disabilità in meno rispetto all’anno precedente. Nel frattempo l’Agenzia Nazionale che le gestiva è stata sciolta, dopo essere stata coinvolta in un’inchiesta su presunte tangenti negli appalti di farmaci destinati alle persone con disabilità.
Rinchiudere o abbandonare sono due strade diverse che portano nello stesso posto, e ogni volta che si annunciano nuove strutture vale la pena chiedersi chi le gestirà, con quali risorse, con quali garanzie di controllo e, in un sistema che privatizza ogni tipo di servizio, chi ne ricaverà profitto.

Torno infine alla questione della carenza di insegnanti e in generale al discorso che fa leva sui costi elevati del sostegno e dell’assistenza, che in Italia viene tirato in ballo soprattutto quando si parla di progetto di vita individuale e partecipato.
La scarsità di insegnanti (ma il discorso vale per la scarsità di risorse in generale e non solo nella scuola) è soprattutto il risultato di anni di disinvestimenti nella scuola pubblica, precarizzazione del lavoro e peggioramento delle condizioni di insegnamento, e l’inclusione non c’entra. Usarla contro gli alunni con disabilità significa alimentare coscientemente una guerra tra poveri.

E chiudo con un suggerimento di lettura utile per comprendere meglio il legame, tutt’altro che nuovo, tra potere economico e destre autoritarie: Operazione austerità. Come gli economisti hanno aperto la strada al fascismo di Clara Mattei, libro che racconta come, un secolo fa, una parte dell’economia liberale abbia visto proprio nel fascismo lo strumento per rimettere in ordine i conti, cioè per rimettere al loro posto le classi subalterne. L’austerità produce scarsità, disciplina il lavoro e trasforma diritti e servizi pubblici in costi da tagliare, o in merci accessibili solo a chi può permettersi di pagarle.
È così che la disabilità diventa un costo, il sostegno uno spreco, l’inclusione un fallimento e la segregazione buonsenso. Teniamolo a mente quando certe figure parlano di merito, di sacrifici e di chi rallenta gli altri.

Ringraziamo Maurizio Cocchi per la segnalazione del presente contributo.

*Nel suo blog “Eccentrico”, ove il presente contributo è stato pubblicato, Fabrizio Acanfora scrive di sé: «Leggo, suono il clavicembalo, scrivo di disabilità e neurodivergenza come questioni politiche, provando a mettere in luce la dimensione materiale delle oppressioni».

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Ricorso al TAR Lazio r.g. 8834/2026 proposto da Ebanista Chiara + altri c/ MIM- ordinanza n. 4993/2026 TAR del Lazio – Sezione Terza bis

Ultime da USR Calabria - 22 Settembre 2026 - 10:04am

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