Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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Pubblicate le indicazioni operative per la rendicontazione finale dei target PNRR e per la richiesta di saldo degli interventi di edilizia scolastica finanziati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Ultime da USR Calabria - 21 Luglio 2026 - 9:49am

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IMMISSIONI IN RUOLO 26/27 – D.M. n. 136/2026 Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2026/2027 – pubblicazione esiti Fase 1 assegnazione provincia – cdc – RETTIFICA CDC A023/AS23

Ultime da A. T. P. Cosenza - 21 Luglio 2026 - 8:00am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

D.M. n. 136/2026 Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2026/2027 – pubblicazione esiti Fase 1 assegnazione provincia – cdc – RETTIFICA CDC A023/AS23

Ultime da USR Calabria - 20 Luglio 2026 - 6:33pm

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Tre giornate di screening oculistici gratuiti a Trento

Superando - 20 Luglio 2026 - 6:33pm

Anche per questo 2026, la Cooperativa Sociale AbilNova di Trento ha confermato la propria adesione alla campagna nazionale “La prevenzione non va in vacanza”, promossa da IAPB Italia e in tal senso offrirà il 22, 23 e 30 tre giornate di screening oculistici gratuiti, nella propria città, oltre a fornire, in tali occasioni, informazioni sulle principali patologie della vista, sugli ausili e sulle tecnologie disponibili per le persone con disabilità visiva

La Cooperativa Sociale AbilNova, che opera a Trento dal 2008 nel campo dei servizi alle persone con disabilità, offrendo percorsi personalizzati di supporto educativo, riabilitativo e di inclusione sociale, ha confermato anche per questo 2026 la propria adesione alla campagna nazionale La prevenzione non va in vacanza, promossa da IAPB Italia, la Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, allo scopo di richiamare l’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza sull’importanza della prevenzione visiva in ogni periodo dell’anno.
Alla luce del grande successo avuto con le precedenti edizioni dell’iniziativa, AbilNova organizzerà tre giornate di screening oculistici gratuiti presso gli ambulatori del proprio Centro di Prevenzione e Riabilitazione a Trento (Via Guardini, 75), nelle giornate del 22, 23 e 30 luglio.
In tali occasioni, medici oculisti e ortottisti saranno a disposizione per effettuare controlli e fornire indicazioni utili alla tutela della salute visiva.
Nel corso dell’iniziativa, inoltre, gli operatori di AbilNova offriranno informazioni sulle principali patologie della vista, sugli ausili e sulle tecnologie disponibili per le persone con disabilità visiva, nonché sui servizi e sui percorsi che Ca cooperativa promuove a favore dell’autonomia, della qualità della vita e dell’inclusione sociale.
«La campagna La prevenzione non va in vacanza – ricordano da AbilNova – nasce dalla constatazione che durante l’estate, sole, vento, sabbia e disidratazione possono mettere a rischio la salute degli occhi. In tal senso IAPB Italia raccomanda di indossare occhiali da sole certificati, proteggersi nelle ore più calde e mantenersi idratati». (S.B.)

Per prenotare gli screening a Trento, tel. 0461 1959595. Per ogni altra informazione. ufficiostampa@abilnova.it.

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Il cinema e la filosofia dell’accessibilità in Salento, per le proiezioni in spiaggia di “Ombra Sociale”

Superando - 20 Luglio 2026 - 6:02pm

Nell’àmbito del progetto “Ombra Sociale”, nato in Salento con l’obiettivo di trasformare le spiagge in spazi realmente aperti a tutti e tutte, con particolare attenzione a persone con disabilità, famiglie in difficoltà, anziani e soggetti fragili, la seconda edizione dell’iniziativa “Cinema in spiaggia” prevede domani, 21 luglio, e il 25 agosto, la proiezione a Ugento (Lecce) di due noti film d’animazione “sotto le stelle” “Cinema in spiaggia” di Ombra Sociale

Abbiamo già avuto occasione di occuparci di Ombra Sociale, progetto nato in Salento, che si propone di trasformare le spiagge in spazi realmente aperti a tutti e tutte, con particolare attenzione a persone con disabilità, famiglie in difficoltà, anziani e soggetti fragili, attraverso azioni concrete e sinergie tra pubblico, privato e Terzo Settore. Torniamo a farlo in occasione della riproposizione di Cinema in spiaggia, iniziativa promossa in collaborazione con la Pro Loco Lido Marini di Presicce Acquarica e CineMare Puglia, che prevede, presso La Friscura Lido Marini di Ugento (Lecce), due appuntamenti, sotto le stelle, che combineranno la tradizione del cinema itinerante con la filosofia dell’accessibilità propria di Ombra Sociale, ossia il mare come bene comune e non come privilegio di pochi.
Accadrà dunque domani, 21 luglio (ore 20.30), con il film Luca dell’animatore e sceneggiatore genovese Enrico Casarosa, e il 25 agosto con l’altro pluripremiato film di animazione WALL•E di Andrew Stenton.
Le proiezioni saranno precedute da un momento divulgativo sulla gestione equa e sostenibile dell’ambiente e domani, 21 luglio, ampia visibilità verrà anche data alla seconda edizione del concorso fotografico Il mare è di tutti al quale sono aperte le iscrizioni, in vista della premiazione del 25 agosto. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento. Per altre informazioni: comunicati.erba@gmail.com (Claudia Erba).

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Gravissimo e inaccettabile negare l’imbarco in aereo a quegli atleti con disabilità

Superando - 20 Luglio 2026 - 5:05pm

«È gravissimo e inaccettabile avere negato l’imbarco a sei atleti con disabilità, nonostante la FIPPS (Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport) avesse per tempo richiesto e ottenuto la formale autorizzazione al trasporto degli stessi atleti»: lo dichiara la ministra per le Disabilità Locatelli, in riferimento a quanto accaduto all’Aeroporto di Roma Fiumicino agli atleti della Nazionale Italiana di powerchair football della FIPPS cui la compagnia EasyJet ha appunto negato l’imbarco Gli atleti con disabilità bloccati all’Aeroporto di Roma Fiumicino

«Avere negato l’imbarco a sei atleti con disabilità, nonostante la FIPPS avesse preventivamente richiesto e ottenuto dalla compagnia aerea, sin dal mese di aprile, la formale autorizzazione al trasporto degli stessi atleti, con al seguito sia le carrozzine per la mobilità quotidiana che le 6 carrozzine speciali da gioco, lascia senza parole»: a dirlo in una nota è Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, ritenendo «gravissimo e inaccettabile» quanto accaduto all’Aeroporto di Roma Fiumicino agli atleti della Nazionale Italiana di powerchair football della FIPPS (Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport), che erano in attesa di imbarcarsi su un volo EasyJet diretto a Glasgow, in Scozia, per partecipare a un importante torneo internazionale in vista dei prossimi Campionati del Mondo in Argentina.
«Mi auguro – aggiunge Locatelli – che EasyJet risponda immediatamente chiarendo la sua posizione dopo avere impedito il diritto di viaggio ai passeggeri con disabilità». (S.B.)

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Ci siamo anche noi: Elena Tomei, il teatro e il diritto di trovare il proprio posto

Superando - 20 Luglio 2026 - 4:45pm

Nel percorso di Elena Tomei, attrice e persona con neurodivergenza, l’arte non cancella quest’ultima e non la trasforma in un elemento spettacolare. Le permette piuttosto di darle voce, di raccontarla senza esserne imprigionata e di affermare la propria presenza come donna e come attrice. «Vorrei dire: ci siamo anche noi», sottolinea. Ci siamo anche noi, con talenti, fragilità, desideri, paure e possibilità. Ci siamo, non ai margini della scena, ma dentro la vita comune Elena Tomei

«Mi chiedevo quale fosse il mio posto»: in questa frase di Elena Tomei c’è forse il punto da cui partire per raccontarne il percorso.
Attrice romana, neurodivergente, Elena ha trovato nel teatro molto più di un linguaggio artistico. Sul palcoscenico ha riconosciuto uno spazio dove esprimersi, costruire relazioni, affrontare paure e trasformare alcune esperienze dolorose in racconto.
La sua passione per il teatro nasce presto e si accompagna, negli anni, ad altri interessi artistici, dal cinema alla danza, fino a una formazione sempre più ampia e articolata. Elena si definisce una persona curiosa, desiderosa di sperimentare e di misurarsi con obiettivi nuovi. Ogni stagione artistica diventa così un’occasione per crescere, cercare nuove possibilità e non perdere mai di vista la propria identità.
«Quando sono sul palco non dimentico chi sono», mi dice. Il teatro, per lei, non rappresenta una fuga dalla vita quotidiana, ma piuttosto un modo per abitarla con maggiore forza. Recitare significa entrare in relazione con gli altri, conoscere persone, superare alcune difficoltà e trovare forme di comunicazione che, fuori dalla scena, possono essere più complesse.
È proprio questa dimensione relazionale a emergere con maggiore evidenza nel suo racconto. Grazie agli spettacoli, alle rassegne e ai laboratori teatrali e non, Elena ha incontrato colleghe e colleghi che sono diventati amici. Fra questi: Lucia Ciardo, Veronica Liberale, Romina Bufano, Cristina Nardelli e Barbara Sirtoli. Il teatro le ha permesso di sentirsi parte di un gruppo e di sperimentare quella reciprocità che, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, non era sempre riuscita a trovare.
A scuola, infatti, Elena ha vissuto episodi di esclusione. Cercava la vicinanza delle compagne, ma spesso il suo modo di porsi non veniva compreso. «Mi dicevano: “No, tu no”», ricorda. Gli altri la consideravano invadente, mentre lei non riusciva a capire pienamente che cosa stesse accadendo né perché venisse allontanata.

Da una di queste esperienze è nato Le gomme da cancellare, monologo scritto per lei da Barbara Sirtoli e diretto da Lucia Ciardo. Il testo prende spunto da un ricordo dell’infanzia: Elena cercava un contatto con le sue compagne, una risposta, ma riceveva silenzi o rifiuti. Portare oggi quell’episodio sul palco significa restituire ad esso un senso nuovo, trasformando un’esperienza personale di esclusione in una riflessione sul bullismo, sull’incomprensione e sul bisogno di essere riconosciuti.
Il teatro diventa così anche uno strumento di comunicazione sociale. Nei suoi spettacoli e monologhi Elena affronta temi complessi e attuali, come le relazioni tossiche nate in rete, la fragilità, la discriminazione e l’autismo. Nel monologo Varco della soglia virtuale, testo e regia di Cristina Nardelli, interpreta una donna vittima di una relazione tossica nata online. Sono situazioni che, osserva, possono colpire con maggiore facilità persone fragili o maggiormente esposte al bisogno di accettazione.
Un altro progetto cui Elena è particolarmente legata è lo spettacolo Come dentro un film, scritto e diretto da Veronica Liberale e interpretato insieme a Romina Bufano. Tale rappresentazione racconta l’amicizia tra una ragazza autistica e un’attrice, ma soprattutto mette in luce le contraddizioni e le ipocrisie che ancora attraversano la società e il mondo dello spettacolo, del cinema in particolare.
Si parla molto di inclusione, infatti, ma non sempre alle parole seguono i fatti. Può accadere che una persona neurodivergente venga accolta formalmente e poi esclusa nel momento in cui emergono modalità di comunicazione, bisogni o comportamenti che non corrispondono alle aspettative degli altri. In questi casi la disponibilità iniziale lascia spazio alle giustificazioni: quella persona crea confusione, richiede troppo tempo, è difficile da gestire.

Un’altra immagine dell’attrice romana

Anche nel mondo del teatro Elena ha avuto a che fare con esperienze diverse. Ci sono stati registi e colleghi, fra cui Roberto Biasini, Claudio Natili, Brunella Platania e, attualmente, Francesco Olivieri, capaci di accompagnarla, di spiegarle con chiarezza alcune dinamiche e di aiutarla a comprendere quali comportamenti potessero creare difficoltà agli altri. Ma ci sono state anche persone che hanno guardato alla sua neurodivergenza con diffidenza o disappunto.
La questione, però, non riguarda soltanto il teatro. Riguarda il modo in cui la società considera le differenze e il tempo necessario per costruire relazioni realmente accessibili.
«Bisogna dedicare tempo alle persone autistiche e introdurle nella vita lavorativa», afferma Elena. «Non è tempo perso, è tempo prezioso. Se le cose ci vengono spiegate e veniamo aiutati a inserirci, possiamo dare e fare tanto».
Le sue parole riportano il discorso agli “accomodamenti ragionevoli”, spesso evocati ma ancora poco applicati concretamente. Non sempre servono interventi complessi. A volte può bastare una spiegazione più chiara, una maggiore gradualità, la disponibilità a non dare per scontate regole implicite che per alcune persone risultano difficili da interpretare.
Il problema nasce quando un solo modello di comportamento viene considerato naturale e universale. Chi non vi corrisponde, infatti, rischia di essere percepito come inadeguato, anziché come una persona che necessita di modalità diverse per esprimere le proprie capacità.

Elena porta questi temi anche nelle scuole attraverso incontri nei quali racconta la propria esperienza insieme ad altre persone con disabilità. L’obiettivo non è soltanto parlare agli studenti, ma offrire strumenti anche agli insegnanti, affinché sappiano riconoscere le difficoltà e accompagnare i ragazzi senza ridurli a una mera diagnosi.
Proprio dalle scuole sono arrivati alcuni dei segnali più incoraggianti. Elena ricorda studenti attenti, capaci di ascoltare e, in alcuni casi, di presentare personalmente gli ospiti ai propri compagni. Piccoli gesti, forse, ma in grado di mostrare quanto l’incontro diretto possa modificare lo sguardo.

Nel percorso di Elena Tomei, l’arte non cancella la neurodivergenza e non la trasforma in un elemento spettacolare. Le permette piuttosto di darle voce, di raccontarla senza esserne imprigionata e di affermare la propria presenza come donna e come attrice.
Alla domanda su che cosa vorrebbe che il pubblico portasse con sé dopo averla vista recitare, Elena risponde con poche parole tratte dal progetto Prima che sia prima, ideato dall’AICAB APS nella persona di Pierluigi Nicoletti: «Vorrei dire: ci siamo anche noi». Non una richiesta di attenzione compassionevole, dunque, ma un’affermazione di presenza. Ci siamo anche noi, con talenti, fragilità, desideri, paure e possibilità. Ci siamo, non ai margini della scena, ma dentro la vita comune.

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Anche quest’anno l’APIC è partner, in Piemonte, del “Narrazioni Parallele Festival”

Superando - 20 Luglio 2026 - 1:22pm

Manifestazione fatta di musica, teatro, danza e spettacoli immersivi, che dedica grande attenzione all’accessibilità, il “Narrazioni Parallele Festival”, già in corso di svolgimento in Piemonte, ha anche quest’anno tra i propri partner l’APIC di Torino (Associazione Portatori Impianto Cocleare)

Ha già preso il via in Piemonte, all’inizio di luglio a Torino, il Narrazioni Parallele Festival, che proseguirà nei prossimi giorni al Forte di Fenestrelle e in agosto a Bardonecchia e Rochemolles. Si tratta di una manifestazione fatta di musica, teatro, danza e spettacoli immersivi, che dedica grande attenzione all’accessibilità, come dimostra il fatto che ogni evento in programma è pensato guardando in particolare anche alle persone con disabilità.
E anche quest’anno l’APIC di Torino (Associazione Portatori Impianto Cocleare) è partner del Festival, definendolo «una splendida occasione per vivere momenti di cultura in luoghi straordinari, condividendo i valori dell’inclusione e dell’accessibilità che ,a nostra Associazione promuove da sempre». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@apic.torino.it.

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L’arroganza (e la violenza) di chi vuole impadronirsi delle cose altrui senza rispettare le regole

Superando - 20 Luglio 2026 - 1:02pm

Aggrediti sin dentro casa per avere chiesto di spostare la propria auto a delle persone che avevano occupato abusivamente un parcheggio per persone con disabilità personalizzato. È accaduto ad una madre caregiver che vive a Casoria (Napoli), mentre nella stanza accanto c’era il figlio con disabilità, e l’altro figlio, intervenuto per proteggerla, è stato colpito al volto con un casco, riportando una frattura al setto nasale

Anna Combatti è una donna che abita a Casoria, Comune di 73.000 abitanti della Città Metropolitana di Napoli, e che presta assistenza continuativa al figlio diciasettenne con disabilità e necessità di sostegno intensivo. Come previsto dalla normativa, Combatti ha chiesto e ottenuto un parcheggio personalizzato, quello contrassegnato con un numero di assegnazione che ne consente l’uso al solo titolare, e non a qualunque persona con disabilità.
Ebbene, con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, Combatti ha raccontato che il 14 luglio scorso lei e uno dei suoi figli sono stati vittime di una terribile aggressione da parte di un gruppo di persone che avevano occupato abusivamente lo stallo personalizzato.
La madre caregiver racconta di avere chiesto ad una signora, che aveva indebitamente parcheggiato nel posto riservato, di spostare la propria auto perché quello era, appunto, un parcheggio personalizzato. Ma invece di spostare il mezzo, la donna ha ribattuto: «anche mio padre è disabile, quindi lo usiamo noi». Dunque Combatti ha provato a spiegarle che se aveva bisogno di uno stallo riservato, poteva farne richiesta, seguendo la stessa procedura che lei e suo figlio avevano utilizzato dodici anni prima, ma che non era legittimo appropriarsi di un parcheggio già assegnato. Tuttavia la donna non ne voleva sapere di spostare la macchina, e Combatti ha trovato che anche la targhetta col numero di assegnazione dello stallo applicata dai vigili urbani, era stata staccata e buttata a terra. Invece di scusarsi, la donna pretendeva che fosse Combatti a dimostrare la titolarità del diritto. «Mi ha sfidata: “Chiama pure i vigili, io da qui la macchina non la tolgo”, lasciando l’auto bloccata lì con il bloccasterzo inserito», racconta Combatti.

A quel punto, quando Combatti ha concretamente manifestato l’intenzione di inviare le foto dell’auto alle autorità competenti per denunciare l’abuso e dall’auto sono scese quattro donne che l’hanno assalita e aggredita proprio davanti alla porta di casa, arrivando a entrare fin dentro l’inizio del corridoio. «Non hanno avuto un briciolo di pietà o di decenza, sapendo che dentro quella stessa casa c’era l’altro mio figlio, un ragazzo che vive attaccato ai macchinari e che non doveva assolutamente subire un trauma e uno shock del genere», racconta. Mentre quindi Combatti cercava di difendersi, è intervenuto l’altro suo figlio, che ha cercato di proteggere la madre e di dividere le donne. Ma le assalitrici, prima di irrompere nell’abitazione, avevano avvertito un proprio fratello che è arrivato subito dopo, e senza informarsi sulla dinamica dell’accaduto, né dire una parola, è entrato dal portoncino del palazzo e, con violenza, ha cercato di colpire il volto di Anna Combatti con il casco che si era portato dietro. Ma invece di riuscire a colpirla, il casco ha preso in pieno la faccia del figlio che cercava di farle da scudo. Il sangue è schizzato ovunque, il giovane col viso tumefatto ha rischiato di svenire. Portato dapprima all’Ospedale di Frattamaggiore, dove è stato tenuto in osservazione per una notte, successivamente è stato trasferito a quello di Pozzuoli per ulteriori accertamenti. Dalla diagnosi risulta una frattura del setto nasale, per la quale dovrà portare un tutore e sottoporsi ad ulteriori controlli.

«Tutto questo per cosa? – commenta amara Combatti – Per l’arroganza di chi vuole impadronirsi delle cose altrui senza rispettare le regole, senza aspettare i propri tempi, pretendendo di farsi legge da soli con la violenza». «Non staremo in silenzio. Questa brutalità dev’essere punita», conclude.
Ci uniamo dunque alle tante persone che in questi giorni hanno espresso solidarietà ad Anna Combatti e ai suoi figli. È sempre difficile capacitarsi di come da un banale diverbio possano scaturire reazioni così brutali e sproporzionate. Da diversi decenni si parla dell’analfabetismo emotivo che si riscontra talvolta negli adolescenti, ossia dell’incapacità di riconoscere, comprendere, nominare le proprie emozioni. Ma vicende come queste fanno comprendere che dovremmo iniziare a occuparcene anche in relazione agli adulti. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso in Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti dovuti al differente contenitore, per gentile concessione.

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All’origine di ogni discriminazione c’è il “noi” e il “loro”

Superando - 20 Luglio 2026 - 12:37pm

«Nella mentalità comune – scrive Luca Grecchi – risulta ancora frequente sentir parlare, in rapporto a vari gruppi minoritari di persone, come gli stranieri, i poveri o le persone con disabilità, di “noi” e “loro”. Finché, tuttavia, non si prenderà atto della comune umanità di tutti gli esseri umani, nessuno escluso, la separazione tra “noi” e “loro”, nelle sue varie forme, continuerà a sussistere, con il suo carico di discriminazione»

Risulta ancora frequente, nella mentalità comune, sentir parlare, in rapporto a vari gruppi minoritari di persone, come gli stranieri, i poveri o le persone con disabilità, di “noi” e “loro”. Ritenersi parte del “noi” produce l’effetto rassicurante di costituire un’identità di appartenenza maggioritaria. La presenza di un “noi” richiede però, appunto, la presenza di un “loro”, ossia di un gruppo sociale che per vari motivi – culturali, economici, psicofisici – viene considerato inferiore, da cui prendere le distanze. Questo processo sociale di “alterizzazione”, ossia di creazione della figura dell’altro, recide tuttavia in modo artificioso l’unità sostanziale del genere umano, con effetti che sono sempre dannosi, i quali stanno all’origine di ogni discriminazione.

Chi distingue tra un “noi” e un “loro” non è necessariamente razzista, classista, abilista ecc., ma è anzi solitamente una persona che, all’interno di un contesto sociale gerarchico e competitivo come quello attuale, semplicemente segue la corrente, immaginandosi, tra i vari gruppi in cui viene suddivisa la società, in quello più forte, spesso soprattutto per ridurre il timore di appartenere a quello più debole. Da sempre, del resto, il potere si struttura dividendo le persone. La politica, tuttavia, come prevede la Costituzione, incentrata su una filosofia di matrice personalista – che pone a fondamento del vivere civile il carattere universale dell’essere umano –, dovrebbe sul piano culturale allontanare proprio da questa deriva, ossia dalla diffusione di differenze discriminanti. Accade però, sovente, il contrario.

Le differenziazioni non necessarie sono in effetti oggi molto diffuse, come si può notare, ad esempio, riflettendo sul caso della creazione di uno specifico Ministero per le Disabilità. Anche qualora, infatti, il Governo che lo ha istituito fosse stato mosso da finalità inclusive, si dovrebbe quanto meno sottolineare, in merito, che ha compiuto un’operazione culturalmente inopportuna.
La disabilità è in effetti una condizione trasversale, che può riguardare tutte le persone, per cui occuparsi delle persone con disabilità richiede, semplicemente, occuparsi di tutti, e non creare situazioni speciali. Per questo motivo non occorre un Ministero ad hoc, ma che le risorse siano disponibili, gli ospedali funzionino, le opportunità lavorative esistano, e così via.
Le persone con disabilità sono esattamente come tutte le altre e la presenza di un Ministero apposito produce invece l’effetto, nel senso comune, di alimentare una presunta differenza, rafforzando nell’immaginario collettivo l’idea che “loro” siano beneficiarie di chissà quali risorse supplementari rispetto a “noi”.

Ritorniamo, in ogni caso, al carattere filosofico della questione, il quale mostra chiaramente che, in generale, ogni divisione tra “noi” e “loro” risulta essere arbitraria. Ciò si evince, per altro, già dal fatto che non è mai univoco il punto in cui dovrebbe determinarsi tale divisione. In questo senso, la separazione tra persone “abili” e “disabili” è solo un caso particolare della regola generale. Molteplici sono in effetti le abilità degli esseri umani, per cui non si comprende quali, e di quanto, esse dovrebbero risultare mancanti affinché le persone fossero inserite nell’una o nell’altra delle due categorie. Ciò può essere soltanto l’esito di una convenzione sociale, come tale appunto, nel contenuto, arbitraria. Come ricordato, comunque, è la stessa idea di una possibile cesura all’interno del genere umano ad essere, filosoficamente, ingiustificata.
Il genere umano è infatti unitario. Gli esseri umani, cioè, come scriveva Aristotele nelle Categorie, sono tutti sostanze della medesima specie, per cui sono, nella loro essenza, tutti uguali. Ciò che cambia sono esclusivamente, in ogni individuo, gli elementi individuali, che in quanto tali non sono, appunto, essenziali – ossia non determinano le caratteristiche generali dell’umanità, ma solo i tratti specifici del singolo –, per cui non producono alcuna separazione ontologica all’interno del genere.
A tutte le sostanze, quali sono come detto anche gli esseri umani (in greco anthropoi), appartiene inoltre sia la proprietà di non ammettere contrario (non esiste il contrario di anthropos), sia di non ammettere differenze di grado (non si può essere più o meno anthropoi).
Per questo non è possibile effettuare, in maniera fondata, alcuna cesura all’interno del genere umano, tale da porre alcuni soggetti da una parte ed altri dalla parte contraria, a causa di una loro presunta minore umanità.

Essere “disabile”, nei vari modi in cui si può esserlo, è pertanto solo una delle molteplici caratteristiche di ogni persona, così come essere saggia, mancina, magra ecc. Per questo le cesure che dividono in due l’intero campo della realtà umana, considerando come determinante un unico aspetto di quella che è invece la pluralità composita delle dotazioni di ogni persona, risultano inopportune.
Non è casuale, in proposito, che proprio da queste separazioni binarie siano nate, nella storia, le maggiori forme di differenziazione, tutte con effetti dannosi. Tale fu, ad esempio, in alcuni decenni del V secolo avanti Cristo, la distinzione oppositiva tra greci e barbari operata nella Grecia classica, una delle prime contrapposizioni occidentali poste in essere tra un “noi” e un “loro”.
Vorrei però ricordare, in merito, che già Platone, nel Politico, criticava questa opposizione effettuata soprattutto dal senso comune. I barbari erano infatti, per lui, semplicemente i “non greci”, o meglio i “non parlanti in lingua greca”, e non individui invasori “meno umani” di altri. Egli riteneva che questa distinzione contrastiva costituisse un’operazione ontologicamente insensata, come dividere i numeri naturali separando il 10.000 da tutti gli altri numeri, oppure dividere il regno animale separando gli esseri umani da tutti gli altri animali.
Nel Sofista, inoltre, sempre Platone disapprovava ogni dicotomia applicata a entità complesse, ovvero costituite da una molteplicità di caratteristiche essenziali, proprio in quanto la riduzione delle stesse ad una sola semplificava in maniera eccessiva, quindi arbitraria, la realtà. Una separazione dicotomica, infatti, può essere applicata soltanto a entità semplici potenzialmente binarie (come ad esempio l’insieme dei numeri naturali, effettivamente divisibile nelle due categorie escludentisi di pari e dispari), non a entità complesse come il genere umano, con riferimento al quale le cesure agiscono in maniera inevitabilmente riduzionistica.
Finché, tuttavia, non si prenderà atto della comune umanità di tutti gli esseri umani, nessuno escluso, la separazione tra “noi” e “loro”, nelle sue varie forme, continuerà a sussistere, con il suo carico di discriminazione.

*Docente di Storia della Filosofia all’Università di Milano-Bicocca (luca.grecchi@unimib.it), autore di “Filosofia, inclusione, comunità” (Scholé, marchio di Morcelliana, 2026, collana “Orso blu”), di cui abbiamo scritto a questo e a questo link. Il presente contributo di riflessione è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti dovuti al differente contenitore, per gentile concessione.

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Avviso 7324 del 20 luglio 2026 - Graduatorie nazionali personale docente AFAM

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L’accoglienza in ospedale delle persone con disabilità visiva: un incontro di formazione

Superando - 17 Luglio 2026 - 6:51pm

Promosso dall’ASL di Biella insieme all’UICI del Piemonte (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e rivolto al personale medico e infermieristico, ha coinvolto circa 80 partecipanti un incontro di formazione nella città piemontese, che ha avuto al centro l’accoglienza in ospedale delle persone con disabilità visiva Il presidente dell’UICI Piemonte Lepore, durante l’incontro di formazione a Biella

«Il sistema sanitario è uno tra i principali indicatori del benessere di una società: in un momento così delicato come un percorso di cura, ogni cittadino dovrebbe potersi sentire accolto e a proprio agio. Siamo dunque molto contenti che l’Ospedale di Biella abbia dato seguito alla nostra proposta e abbia scelto di puntare sulla conoscenza della disabilità, base indispensabile per qualsiasi azione. Ovviamente la formazione del personale è solo un aspetto della questione: altri elementi, altrettanto importanti, potrebbero riguardare la resa accessibile degli spazi, con l’abbattimento delle barriere architettoniche e senso-percettive. Di sicuro, quello compiuto nei giorni scorsi è un primo passo prezioso che speriamo segni l’inizio di una proficua collaborazione»: così Franco Lepore, presidente dell’UICI Piemonte (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), commenta il momento di formazione rivolto al personale medico e infermieristico promosso dall’ASL di Biella e dalla stessa UICI del Piemonte, iniziativa che ha coinvolto circa 80 partecipanti e che ha avuto al centro l’accoglienza in ospedale delle persone con disabilità visiva.

«Quando un paziente completamente cieco o con gravi minorazioni visive arriva in una struttura sanitaria, spesso si trova disorientato – sottolineano dall’UICI piemontese – e in uno spazio grande e complesso, può avere difficoltà di orientamento. Inoltre, la mancanza di controllo visivo rende più difficile capire che cosa stia accadendo e come relazionarsi al meglio con il personale sanitario. Bastano però pochi e semplici accorgimenti perché la persona si senta accolta, ma soprattutto sia protagonista di scelte consapevoli e non passivo destinatario di azioni altrui».

Proposto nell’àmbito del progetto dell’UICI Il Piemonte al mio fianco, co-finanziato dalla Regione e volto segnatamente a favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità visiva, il momento formativo si è articolato in due sessioni, una più teorica, l’altra marcatamente pratica.
Inizialmente, dunque, i partecipanti hanno familiarizzato con il panorama della disabilità visiva, «un mondo molto frastagliato – come ricordano i promotori del percorso -. Infatti, contrariamente a quanto spesso riportato dagli organi di stampa, le parole “cieco” e “ipovedente” non sono sinonimi: la prima indica infatti una persona completamente priva della vista, mentre la seconda si riferisce a gravi compromissioni visive, con caratteristiche e sfumature anche molto diverse, il che ovviamente porta con sé risvolti psicologici e necessità riabilitative differenziate».
È stato poi fornito qualche cenno sulla mobilità delle persone con disabilità visiva, parlando di bastone bianco, cane guida, percorsi tattili, codice Braille e nuove tecnologie.
Nella seconda parte, invece, sono state illustrate le principali regole di comportamento per interagire correttamente con i pazienti ciechi e ipovedenti, tra cui il consiglio di rivolgersi sempre alla persona con disabilità e non a chi l’accompagna, l’accortezza di descrivere le operazioni che si stanno compiendo sul corpo del paziente in modo che questi ne sia consapevole. Sono state inoltre spiegate le tecniche per accompagnare chi non vede in totale sicurezza.

Al termine dell’incontro la soddisfazione tra i partecipanti è stata visibile, tanto da far pensare di organizzare appuntamenti simili in altre sedi, tra cui le Case di Comunità.
«Accogliere una persona – dichiara Mario Sanò, direttore generale dell’ASL di Biella – significa saperne riconoscere i bisogni, anche nel momento, particolarmente delicato, dell’accesso a una struttura sanitaria. Questo incontro, rivolto al personale della nostra ASL e a volontari impegnati nell’accoglienza, ha fornito indicazioni concrete e immediatamente applicabili nei nostri servizi. Ringrazio quindi il presidente dell’UICI Piemonte Franco Lepore, unitamente alla presidente dell’UICI di Biella Stefania Coppola, per il qualificato contributo offerto». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@uicpiemonte.it (Lorenzo Montanaro).

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Un Protocollo d’Intesa che serva anche a prevenire discriminazione, esclusione e bullismo nelle scuole

Superando - 17 Luglio 2026 - 6:19pm

Non possiamo non guardare con attenzione al Protocollo d’Intesa di durata triennale sottoscritto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’UNICEF Italia, riguardante la “Promozione e diffusione nelle Istituzioni scolastiche della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, che tra i propri obiettivi cita quello di «voler garantire la partecipazione di alunne e alunni anche per prevenire forme di discriminazione, esclusione, bullismo e cyberbullismo» Da sinistra: Stefania Radoccia, vicepresidente di UNICEF Italia, Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito e Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e il presidente dell’UNICEF Italia Nicola Graziano hanno sottoscritto il Protocollo d’ Intesa della durata di tre anni, denominato Promozione e diffusione nelle Istituzioni scolastiche della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Si tratta di un passaggio al quale anche un giornale che si occupa prevalentemente di disabilità come il nostro non può non guardare con attenzione, specie tenendo presente che tra gli obiettivi principali del Protocollo viene esplicitamente citato quello di «voler garantire la partecipazione di alunne e alunni anche per prevenire forme di discriminazione, esclusione, bullismo e cyberbullismo», ossia di una serie di situazioni che purtroppo vedono spesso quali vittime proprio i giovani con disabilità. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per ulteriori informazioni: press@unicef.it.

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