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Personale ATA – Pubblicazione decreto esiti terza convocazione del 5 ottobre – profilo CS

Ultime da A. T. P. Cosenza - 5 Ottobre 2026 - 2:08pm

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Disabilità visiva: niente “superpoteri”, ma un altro modo di conoscere il mondo

Superando - 5 Ottobre 2026 - 2:07pm

«Un mito da sfatare sulla cecità e in generale sulla grave disabilità visiva – scrive Laura Tessari, pedagogista, educatrice dell’orientamento, della mobilità e dell’autonomia personale in tale àmbito – è quello che proprio le persone con deficit visivo mi hanno insegnato a vedere, ossia che esse crescono, fanno esperienza, provano, sbagliano, si adattano e costruiscono le proprie strategie per conoscere il mondo. E c’è un ambiente che può facilitare o rendere più difficile questo processo»

«Ma quindi… ha gli altri sensi più sviluppati?»: è una delle domande che mi càpita di sentire quando racconto, quasi sottovoce, che lavoro con bambini e adulti ciechi o con grave deficit visivo.
È una domanda che mi fa sorridere, non perché la consideri banale, ma perché racconta bene quanto siano presenti, nella nostra immaginazione, alcune idee comuni sulla cecità. Quando non conosciamo una realtà, infatti, proviamo spontaneamente a rappresentarla partendo da ciò che sappiamo o da ciò che abbiamo sentito dire. E così, pensando a una persona che non vede, ci chiediamo come possa attraversare una strada, prendere un autobus senza leggere il numero, camminare da sola in una strada trafficata o semplicemente capire da dove proviene una voce, quando ci sono più persone che parlano insieme.
E spesso troviamo una risposta che sembra avere perfettamente senso: «Se non vede, avrà sicuramente un udito più sviluppato». Oppure: «Avrà un tatto più evoluto». Come se il corpo avesse trovato una sorta di equilibrio. Come se, togliendo la vista, avesse deciso di potenziare tutto il resto.
È un’idea affascinante. Quasi una piccola magia. Ma non è proprio così!

Una persona che nasce con una cecità congenita, così come chi perde gradualmente la vista, non ha automaticamente gli altri sensi più sviluppati. Non esiste una compensazione così semplice e immediata.
Le neuroscienze ci spiegano che la perdita della vista può essere associata a cambiamenti nell’elaborazione delle informazioni uditive e tattili e a fenomeni di plasticità cerebrale. In alcune condizioni e per determinati compiti, le persone cieche possono sviluppare prestazioni percettive particolarmente efficaci. Ma questi cambiamenti non equivalgono a un potenziamento generale e automatico degli altri sensi: gli effetti dipendono dal tipo di perdita visiva, dall’esperienza personale, dal compito e dalla storia individuale.
Non si tratta quindi di avere dei sensi “superpotenti”, ma di imparare a utilizzare in modo sempre più preciso e consapevole le informazioni disponibili. Il corpo diventa così uno strumento di conoscenza.
La presenza di una parete, per esempio, può essere percepita attraverso i cambiamenti nella sensazione dello spazio pieno, mentre ci si muove nelle sue vicinanze; un’apertura può essere riconosciuta come una diversa percezione del vuoto. Anche l’acustica può offrire informazioni: il modo in cui un suono ritorna può cambiare entrando in una stanza e contribuire a riconoscerne alcune sue caratteristiche.
Questo processo è particolarmente interessante quando la cecità è presente dalla nascita. Un bambino vedente riceve continuamente informazioni visive sull’ambiente: vede il volto della mamma, ne ricerca l’approvazione con lo scambio di sguardi, anticipa la persona che si avvicina, un oggetto che cade, un giocattolo che si allontana, il luogo in cui si trova chi sta parlando. Molte informazioni arrivano contemporaneamente e permettono di controllare ciò che sta per accadere.
Per un bambino cieco, quelle stesse informazioni devono essere costruite attraverso altre strade. Una voce può essere ascoltata, ma per comprenderne la posizione nello spazio, bisogna imparare a orientare l’attenzione uditiva verso di essa. Un rumore improvviso può arrivare e può spaventare o allertare. Un oggetto che si allontana dalle mani può diventare difficile da ritrovare e, almeno inizialmente, può sembrare semplicemente scomparso.
E una mano che si allunga verso qualcosa che non si vede non è necessariamente un gesto spontaneo. Prima bisogna scoprire che quell’oggetto esiste, che può essere raggiunto, che è sicuro. Bisogna fare esperienza del fatto che ciò che non sentiamo più sotto le mani non è necessariamente scomparso. Spesso è necessario che un adulto accompagni questi passaggi anche attraverso la parola, il gesto condiviso, aiutando il bambino a dare significato a ciò che sta vivendo.

Si tratta di apprendimenti che per noi possono sembrare semplici e quasi invisibili, ma che per un bambino rappresentano conquiste importanti. Me ne accorgo soprattutto osservando i bambini molto piccoli che incontro nel mio lavoro. A volte arrivano nella mia stanza accompagnati dai genitori e possono assumere atteggiamenti difficili da interpretare per chi non conosce la disabilità visiva. Le mani possono rimanere all’altezza delle spalle. Il bambino può esitare ad allungarle verso un oggetto sonoro, può non rivolgere il viso verso la voce che gli parla o persino dare le spalle a una persona che cerca di entrare in relazione con lui.
È facile, osservando dall’esterno, attribuire immediatamente un significato a questi comportamenti. «Non vuole giocare». «Non gli interessa». «Non mi sta ascoltando»… Ma proprio qui ho imparato che è necessario fermarsi. Osservare ancora. E, prima di interpretare, provare a comprendere. Perché dietro un comportamento apparentemente semplice possono esserci molte cose che non vediamo.
Un bambino potrebbe non stare rifiutando la propria mamma o il proprio papà, ma per esempio sta dando l’orecchio e non il viso, per ascoltare meglio la loro voce. Potrebbe non essere disinteressato al mondo, ma dando la schiena, potrebbe voler comunicare: «Attento, ho paura». Oppure, potrebbe semplicemente non avere ancora trovato il modo di aprirsi alla realtà e avere bisogno di tempo per sentirsi sicuro.
Per questo, soprattutto all’inizio, non credo sia sufficiente chiedersi che cosa dobbiamo insegnare al bambino. Dobbiamo chiederci che cosa sta cercando di comunicarci attraverso il suo comportamento, la postura del suo corpo, i movimenti delle sue mani. E questo è importante condividerlo con i genitori. Per una mamma o un papà, vedere il proprio bambino voltarsi dall’altra parte può essere doloroso. Può far nascere domande difficili: «Perché non mi cerca?», «Perché non viene verso di me?», «Perché non sembra interessato al gioco che gli propongo?».
Sono domande profondamente umane. Ed è proprio per questo che è importante accompagnare i genitori verso significati diversi.

A volte il nostro compito, prima ancora di proporre un’attività, è costruire una relazione: creare fiducia, rendere l’ambiente prevedibile, dare al bambino il tempo di capire che quella voce è una presenza amica, che le sue mani possono esplorare senza paura e che un oggetto può essere cercato e ritrovato.
Poi, lentamente, qualcosa può cominciare a cambiare. Una mano si allunga. Un oggetto viene cercato. Un suono viene seguito. Una superficie viene esplorata. Un profumo viene riconosciuto. Un sapore viene scoperto. Il bambino comincia a esplorare e ad aprirsi al mondo. E, attraverso queste esperienze, comincia a costruire la propria rappresentazione personale e ad a utilizzare i suoi sensi per conoscere.
Anche il cervello, nel corso dello sviluppo, è capace di adattarsi e di modificare il modo in cui organizza ed elabora le informazioni che riceve. Ma è importante non trasformare anche questo dato scientifico in un nuovo mito. La plasticità, infatti, non significa che tutto sia possibile, né che tutte le persone sviluppino le stesse capacità. Alcune competenze possono essere apprese e affinate attraverso l’esperienza, ma possono richiedere tempo e un investimento significativo. Ed è proprio qui che, nel mio lavoro, incontro due dimensioni che considero fondamentali: la motivazione, ma anche il riconoscimento della fatica.
Dietro una capacità che dall’esterno può sembrare naturale, a volte ci sono moltissime esperienze, tentativi, errori, ripetizioni, fatiche e adattamenti. Orientarsi in un ambiente nuovo. Imparare a utilizzare il bastone. Riconoscere un percorso. Capire da dove arriva un suono. Costruire un riferimento spaziale. Esplorare e utilizzare uno strumento. Imparare a chiedere informazioni: sono competenze che possono diventare familiari, ma non per questo sono scontate. E non tutte le persone arriveranno allo stesso risultato.
L’essere “competente” non è una misura uguale per tutti, né dovrebbe essere considerata come un traguardo unico da raggiungere a ogni costo. Ogni persona, in relazione alle proprie caratteristiche, alla storia, alle opportunità, all’ambiente e al sostegno ricevuto, può costruire il proprio e unico grado di autonomia possibile. Per questo parlerei più di possibilità che di compensazione.
Possibilità che spesso richiede motivazione, partecipazione, spirito di adattamento e la disponibilità a trovare continuamente nuove strategie. Ma richiede anche un ambiente che sappia offrire occasioni, tempo, strumenti adeguati e persone capaci di accompagnare.

Non si tratta, quindi, di sostituire semplicemente la vista con gli altri sensi e forse è proprio questo il mito che vale la pena lasciare andare: l’idea che la cecità trasformi automaticamente gli altri sensi in qualcosa di straordinario. Non ci sono “superpoteri”, c’è una persona che cresce, fa esperienza, prova, sbaglia, si adatta e costruisce le proprie strategie. E c’è un ambiente che può facilitare o rendere più difficile questo processo.
La differenza è che, quando conosciamo poco una realtà, rischiamo di riempire ciò che non sappiamo con idee che ci sembrano plausibili e accettabili da noi. Qualche volta queste immagini possono persino nascere da intenzioni positive, ma restare comunque lontane dalla realtà.
E forse è proprio da qui che può cominciare un incontro davvero libero dagli stereotipi e il primo passo verso una maggiore sensibilità, non è sapere già tutto. È avere il coraggio di farsi una domanda in più, la disponibilità ad ascoltare la risposta e l’umiltà di lasciarci sorprendere.
Perché una persona cieca non è una persona a cui “manca” un senso, né qualcuno che necessariamente ne possiede altri più sviluppati. È una persona che, come ognuno, trova il proprio modo di conoscere, abitare e attraversare il mondo facendo del proprio meglio. E perché allora non lasciare spazio alla curiosità. Alla scoperta. Persino allo stupore.
Perché è proprio questo che ancora oggi càpita a me: mi affascino e mi emoziono quando imparo dalla persona con cui lavoro come lei riesce ad adattarsi e a conoscere il mondo, con una modalità diversa dalla mia, ma che mi fa dire: “si può”.
E allora la sensibilità comincia proprio lì: nel momento in cui rinunciamo all’idea di avere già una risposta e ci permettiamo di incontrare davvero l’altro. Non per capire tutto. Ma per lasciarci sorprendere da tutto ciò che ancora non sappiamo.

*Pedagogista, educatrice dell’orientamento, della mobilità e dell’autonomia personale nell’ambito della disabilità visiva.

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Le idee e le riflessioni sulla disabilità di Claudio Imprudente

Superando - 5 Ottobre 2026 - 1:38pm

Il 7 ottobre a Bologna, durante la presentazione del libro “Scritti Imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità”, l’autore di esso, il noto scrittore e giornalista con disabilità Claudio Imprudente, presenza fissa anche di Superando, con il suo spazio “Pensieri Imprudenti”, dialogherà tra l’altro con il giornalista Federico Taddia

Nel secondo pomeriggio del 7 ottobre a Bologna (presso The Social Hub, Via Aristotile Fioravanti, 27, ore 18), vi sarà la presentazione del libro Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (Edizioni la meridiana, 2024), di cui ci siamo già ampiamente occupati a suo tempo anche sulle nostre pagine.
Nel corso dell’appuntamento, l’autore, scrittore e giornalista con disabilità Claudio Imprudente, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e presenza fissa di Superando, con il suo spazio Pensieri Imprudenti, dialogherà con il giornalista Federico Taddia.

L’incontro si concentrerà sui contenuti proposti da Imprudente che, attraverso i suoi articoli e riflessioni pubblicati dal 2007 a oggi, ripercorre, con la sua abituale ironia e profondità, la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni, toccando i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico, dall’inclusione a scuola e nella società ai pregiudizi e stereotipi riguardanti le persone con disabilità, il corpo e i sentimenti, fino all’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità. Tutti riflessioni che costituiscono anche un forte richiamo al concetto di “contaminazione” come compresenza ed esperienza comune.
«La serata – racconta Imprudente – sarà l’occasione per un dialogo a cuore aperto dentro cui scambiare opinioni, battute, riflessioni e pensieri, con molta leggerezza, oltreché un momento per riflettere in termini culturali sul mondo della disabilità che non è un mondo a parte, ma riguarda tutti, perché tutti siamo limitati».
«Per me – aggiunge – c’è una differenza tra limite e confine: il mondo di adesso difende i confini, ma non accetta i nostri limiti. Anche le guerre nascono perché vengono confusi i limiti con i confini. Un limite è una sfida, mentre un confine è qualcosa che deve essere aperto all’altro. Quando Samanta Cristoforetti è in orbita nello spazio dice sempre che i confini politici, tra uno Stato e l’altro, appaiono solo sulle carte. E anche Scritti Imprudenti è un volo in orbita nello spazio, per cancellare i confini e per apprezzare i nostri limiti».

Parteciperanno anche Lucia Cominoli e Marco Sarti della Cooperativa Accaparlante, che offriranno ulteriori spunti di riflessione dentro e fuori la pratica educativa, a partire dall’esperienza diretta di chi ha affiancato e ancora affianca Imprudente nella stesura dei suoi articoli. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: valeria@accaparlante.it (Valeria Alpi). Persona ben nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia,  Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il più recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana), oggetto, quest’ultimo, della presentazione del 7 ottobre.
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

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PERSONALE ATA – RETTIFICA DECRETO INSERIMENTO ROCCA NICOLA DM 75/2001

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 5 Ottobre 2026 - 1:18pm

Disabilità? Riguarda solo chi è in sedia a rotelle…

Superando - 5 Ottobre 2026 - 1:03pm

Il sito diceva «disabili gratuiti», ma una volta arrivati alla biglietteria di un museo di San Marino, una famiglia si è sentita dire che «l’omaggio spettava solo a chi è in sedia a rotelle». «Mi sono ritrovato – racconta Francesco Pieri – a dover descrivere a voce e pubblicamente la grave patologia neurocomportamentale di mio figlio nel tentativo disperato di difendere un suo diritto sacrosanto. È stata una violenta violazione della sua privacy e della sua dignità di minore»

Vorrei raccontare e denunciare pubblicamente un gravissimo episodio di discriminazione e umiliazione che io e la mia famiglia abbiamo subìto qualche giorno fa, trasformando in un’esperienza che ci ha profondamente feriti quella che doveva essere una tranquilla gita a San Marino per regalare qualche ora di svago a mio figlio di 9 anni.
Mio figlio è un bambino con una disabilità grave di tipo cognitivo e neurocomportamentale, certificata dall’articolo 3, comma 3 della Legge 104 e titolare di indennità di accompagnamento. Avendo deciso di portarlo a visitare il Museo delle Illusioni Ottiche (Museo Illusione tra arte e scienza), prima di partire abbiamo controllato il sito internet ufficiale della struttura, dove c’è chiaramente scritto «disabili gratuiti».
Arrivati alla biglietteria, con la convinzione di trovarmi di fronte a un luogo inclusivo, ho esibito i documenti ufficiali: la Disability Card (Carta Europea della Disabilità) – strumento nato proprio per certificare lo status in Europa tutelando la privacy del titolare – e il regolare verbale INPS del bambino. La risposta della cassiera ci ha lasciati di sasso. Si è rifiutata di riconoscerci l’agevolazione e ci ha imposto il pagamento del biglietto intero. La motivazione? Secondo lei l’omaggio spettava «solo a chi è in sedia a rotelle».
In quel momento mi sono sentito profondamente umiliato. Mi sono ritrovato a dover descrivere a voce e pubblicamente la patologia neurocomportamentale di mio figlio nel tentativo disperato di difendere un suo diritto sacrosanto.
È stata una violenta violazione della sua privacy e della sua dignità di minore. La disabilità non si misura con la presenza di una carrozzina: esistono le disabilità invisibili, non per questo meno gravi o meno meritevoli di rispetto.
La cosa ancora più grave è che non si è trattato dell’errore isolato di un singolo dipendente. Una volta tornato a casa, controllando le recensioni pubbliche di Google del Museo, ho scoperto con amarezza che un’altra famiglia, pochissimo tempo fa, aveva vissuto la nostra stessa identica dinamica in quella biglietteria. È una prassi sistematica della struttura: se non vedono una sedia a rotelle, per loro il diritto non esiste.
Ho deciso di scriverne e di metterci la faccia perché trovo inaccettabile che nel 2026 i genitori debbano ancora subire queste umiliazioni. Il turismo accessibile non può essere solo un bell’annuncio pubblicitario sul web per attirare clienti. Servono direttive rigide e una seria formazione del personale. Nessun genitore dovrebbe mai più essere costretto a “giustificare” o a “mettere in piazza” la patologia del proprio figlio per ottenere ciò che gli spetta di diritto.

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Scuola secondaria di primo grado: cosa fare e cosa non fare di fronte alla dislessia

Superando - 5 Ottobre 2026 - 12:40pm

Quella che si apre oggi, 5 ottobre, è la Settimana Nazionale della Dislessia promossa dall’AID (Associazione Italiana Dislessia), con varie iniziative in tutta Italia, e per l’occasione Erickson dà visibilità al proprio nuovo libro “Dislessia. Scuola secondaria di primo grado. Cosa fare e non nel quale lo psicologo” Gianluca Lo Presti affronta 14 situazioni concrete che e insegnanti e studenti possono incontrare nella quotidianità scolastica, offrendo una serie di indicazioni operative su cosa fare e cosa evitare

Quella che si apre oggi, 5 ottobre, è la Settimana Nazionale della Dislessia promossa dall’AID (Associazione Italiana Dislessia), con varie iniziative in tutta Italia, e per l’occasione Erickson dà visibilità al proprio nuovo libro Dislessia. Scuola secondaria di primo grado. Cosa fare e non nel quale lo psicologo Gianluca Lo Presti affronta 14 situazioni concrete che e insegnanti e studenti possono incontrare nella quotidianità scolastica, offrendo per ciascuna di queste indicazioni operative su cosa fare e cosa evitare.
«La dislessia – dicono da Erickson – non si manifesta soltanto nella difficoltà nella lettura. Per ragazze e ragazzi, soprattutto nel passaggio alla scuola secondaria di primo grado, la fatica nella decodifica può ripercuotersi sulla comprensione dei testi, sullo studio, sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità di mostrare ciò che si sa. Questo libro invita dunque a guardare oltre il comportamento immediatamente visibile: un ragazzo che non prende appunti può essere attentissimo ma non riuscire a scrivere mentre ascolta; chi sembra non aver studiato può avere studiato molto, ma senza un metodo efficace. La diagnosi è un punto di partenza, non di arrivo: conoscere il funzionamento del singolo studente o studentessa permette di trasformare le difficoltà in scelte didattiche più precise».

Sempre Erickson propone anche un piccolo vademecum con cinque situazioni e relativi consigli tratti dal libro di Lo Presti: «1. Ha difficoltà nel prendere appunti: ascoltare, selezionare le informazioni e scrivere contemporaneamente può essere un doppio carico cognitivo. Possono aiutare schemi da completare, parole chiave e appunti già strutturati. 2. Studia tanto, ma rende poco: il tempo passato sui libri non garantisce un apprendimento efficace. Meglio chiedersi “Come hai studiato?” e lavorare su metodo, comprensione e selezione delle informazioni. 3. Ha una bassa autostima: non basta rassicurarlo a parole, servono esperienze concrete in cui possa sentirsi competente. Meglio valorizzare i progressi e usare feedback precisi, evitando etichette e generalizzazioni. 4. Perde facilmente la calma: prima di intervenire, è importante capire quale carico di richieste ha preceduto la reazione. Nel momento della crisi meglio abbassare la pressione, mantenere un tono fermo e accogliente e rielaborare poi l’episodio. 5. Rifiuta l’aiuto anche quando ne ha bisogno: a volte il rifiuto nasce dal timore di sembrare diverso o incapace. Rendere l’aiuto meno esposto, offrirlo come possibilità di scelta e integrarlo nella quotidianità può favorire autonomia e senso di competenza».

Gianluca Lo Presti svolge dal 2010 attività clinica per la diagnosi e il trattamento dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). È socio dell’AIRIPA (Associazione Italiana per la Ricerca e l’Intervento nella Psicopatologia dell’Apprendimento), relatore e formatore in corsi di formazione e docente sui DSA presso scuole di specializzazione e master universitari. Fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Irene ed è stato componente del Gruppo di Lavoro sui DSA dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana. Sempre con Erickson ha pubblicato Nostro figlio è dislessico, Diagnosi dei disturbi evolutivi con Claudio Vio e Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento con Claudio Vio e Patrizio Emanuele Tressoldi. (S.B.)

Gianluca Lo Presti, Dislessia. Scuola secondaria di primo grado. Cosa fare e non, Trento, Erickson, 2026. Per ogni ulteriore informazione: ufficiostampa@erickson.it (Lisa Oldani).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09 ottobre 2025 – Decreto di...

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Direttiva ministeriale 26 giugno 2026, n. 119 – Indicazioni operative per l’anno scolastico 2026/2027 in materia di accreditamento e qualificazione dei soggetti erogatori e di utilizzo della piattaforma SOFIA.

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INCARICHI TD 2026/2027 – Pubblicazione decreto rettifica incarichi TD terzo turno ADEE

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Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Personale docente – adeguamento dell’organico di diritto alle situazioni di fatto per ogni ordine e grado di istruzione – a.s. 2026/27

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m_pi.AOOUSPCZ.REGISTRO UFFICIALE(U).0010375.05-10-2026 Allegati m_pi.AOOUSPCZ.REGISTRO UFFICIALE(U).0010375.05-10-2026 (429 KB)

Alcune ragioni per cui le aziende private non assumono lavoratori con disabilità

Superando - 2 Ottobre 2026 - 6:25pm

«Purtroppo – scrive Marino Bottà – le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato attendono inutilmente da anni la riforma della Legge 68/99 e altrettanto vale per gli imprenditori che subiscono a propria volta una legge oramai anacronistica e l’inefficacia di un “sistema arlecchino”, ingessato e inefficace. Non ci si meravigli, quindi, se le imprese private saranno sempre più refrattarie ad assumere persone con disabilità, ma non scarichiamo le responsabilità solo su di loro, bensì anche sui Ministri del Lavoro che si sono susseguiti»

Non è mai una buona cosa parlare per categorie. In questo modo, infatti, si rischia di agire seguendo pregiudizi e stereotipi che non facilitano i rapporti e le collaborazioni. Questo vale anche per le aziende soggette agli obblighi della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili).
Solitamente le imprese private vengono apostrofate come quelle che «preferiscono pagare le multe, anziché assumere lavoratori con disabilità»; «Le studiano tutte pur di non averli in azienda» ecc. Personalmente ritengo in effetti che le aziende assumano lavoratori con disabilità solo perché obbligati dalla legge, altrimenti si limiterebbero ad accogliere lavoratori “disabili/abili” o “super/abili”, o qualche familiare con invalidità. Premesso questo, va però sottolineato che oggi un numero crescente di aziende è più sensibile al tema dell’inclusione e disponibile ad attivare buone pratiche a favore di persone che presentano problematicità complesse di inserimento, pronte ad aprire sportelli di informazione e sensibilizzazione dei dipendenti.
Tuttavia, come dicevo, sono da sempre ideologicamente e pregiudizialmente considerate la controparte refrattaria alla disabilità. Non considerando, però, che sono sole nel gestire problematicità che sono al di là delle loro capacità, che si trovano a gestire procedure burocratiche farraginose per adempiere agli obblighi di legge, che gli uffici pubblici preposti spesso sono un ostacolo invece che un supporto. Servizi a cui spesso è impossibile rivolgersi per avere un aiuto prima e dopo che il lavoratore è stato assunto. Quando poi le aziende hanno unità produttive in Province di diverse Regioni, il tutto si complica ulteriormente, in quanto ogni Ufficio Provinciale è una sorta di “feudo a sé”, dove il responsabile locale fa la differenza, e dove gli usi e i costumi locali valgono più delle leggi nazionali!

Ritengo che molte aziende rinuncerebbero volentieri ad evadere gli obblighi assuntivi se trovassero un concreto supporto dal servizio per il collocamento provinciale. Infatti, le imprese chiedono troppo spesso inutilmente di essere aiutate: nella ricerca e selezione del personale, nella gestione delle procedure burocratiche, nella fase di inserimento del lavoratore e nella risoluzione di eventuali problemi. Questa carenza è causa di una diffusa evasione degli obblighi e di una scarsa occupazione delle persone con disabilità. In altri casi, tra l’altro, quando possono, spostano le assunzioni in Province (compensazione territoriale) dove trovano un servizio più disponibile. Del resto, la mancanza di supporter disponibili e competenti è la principale causa del fallimento del sistema di collocamento pubblico.
Le aziende sono quindi costrette a rivolgersi ai consulenti (spesso impreparati), ai rappresentanti sindacali (incapaci di gestire una mediazione costruttiva), alle associazioni imprenditoriali (non sufficientemente attente al tema), ai medici del lavoro (materia non di loro competenza). Tutti, però, impreparati a gestire un’utile ed efficace mediazione e ad offrire strategie e azioni risolutive e condivise.
Inoltre, da non sottovalutare, nessuno è disponibile a intervenire a supporto dell’azienda nel momento in cui il lavoratore è stato assunto. A dimostrazione di questo, l’ingente numero di lavoratori che perdono il posto di lavoro entro i primi 12 mesi (il 90 % in media all’anno perde il posto di lavoro. Dato, questo, rilevato dalle Relazioni al Parlamento sull’applicazione della Legge 68/99, presentate dal 2013 al 2023).

Purtroppo, le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato attendono inutilmente da anni la riforma della Legge 68/99 e altrettanto vale per gli imprenditori. Anche loro subiscono una legge oramai anacronistica, e l’inefficacia di un “sistema arlecchino”, ingessato e inefficace. Del resto, le loro frustrazioni sono acuite ulteriormente dal fatto che il rapporto con la disabilità in azienda non è dovuto solo alla Legge 68/99, ma anche all’invecchiamento dei dipendenti e alle patologie che li colpiscono in costanza di rapporto di lavoro. Anche in questi casi, invece di essere facilitate nel riconoscimento del nuovo lavoratore/disabile, vengono ostacolate con assurde procedure di riconoscimento e computo nella “quota di riserva” (numero dei dipendenti con disabilità che deve avere un’azienda). Tutto questo mentre le aziende hanno una “visibilità” (programma produttivo) oramai ridotta a sei mesi da causa dei cambiamenti geopolitici, militari ed economici.

Queste sono le contraddizioni che le aziende vivono in rapporto al tema della disabilità; non ci si meravigli, quindi, se le imprese private saranno sempre più refrattarie ad assumere persone con disabilità. Ma non scarichiamo le responsabilità solo su di loro, bensì anche sui Ministri del Lavoro che si sono susseguiti.
Ora il Decreto Legislativo 62/24 ha previsto il Progetto di Vita, e il nuovo Piano di Azione triennale varato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità sottolinea la necessità di riformare la legge e il sistema di collocamento. Si spera dunque che l’attuale Ministra del Lavoro, che ben conosce la materia, si accinga a mettere mano ad una riforma quanto prima.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi presidente dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it).

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La nuova Giornata Nazionale dei Risvegli per la ricerca sul coma – Vale la pena: “Nessuno si risveglia da solo”

Superando - 2 Ottobre 2026 - 5:53pm

Dal 4 al 7 ottobre, basandosi sul messaggio “Nessuno si risveglia da solo”, è in programma a Bologna la 28ª Giornata Nazionale dei Risvegli per la ricerca sul coma – Vale la pena, coincidente con la 12ª Giornata Europea dei Risvegli, eventi promossi come sempre dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, per richiamare ancora una volta istituzioni, associazioni, medici, famiglie e cittadini attorno al tema del diritto alla cura e della dignità delle persone con gravi cerebrolesioni Il manifesto degli eventi bolognesi dei prossimi giorni, con l’attore e scrittore Alessandro Bergonzoni, testimonial “storico” degli Amici di Luca

È ormai imminente a Bologna la 28ª Giornata Nazionale dei Risvegli per la ricerca sul coma – Vale la pena, coincidente con la 12ª Giornata Europea dei Risvegli, eventi promossi come sempre dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, che ancora una volta richiameranno istituzioni, associazioni, medici, famiglie e cittadini attorno al tema del diritto alla cura e della dignità delle persone con gravi cerebrolesioni. Le varie iniziative, infatti, sono in programma nel capoluogo emiliano dal 4 al 7 ottobre, basandosi sul messaggio Nessuno si risveglia da solo.
«Il risveglio compete alla clinica, ma anche alla società – ha sottolineato in sede di presentazione Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione promotrice –: questa Giornata serve dunque a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che il messaggio Nessuno si risveglia da solo significa semplicemente come, accanto alla cura, servano famiglie, servizi, istituzioni e una comunità capaci di accompagnare le persone nel loro progetto di vita».

L’edizione 2026 di quest’anno dell’evento si aprirà dunque il 4 ottobre in Piazza Maggiore con sport e sensibilizzazione a cura del CSI (Centro Sportivo Italiano). Proseguirà il 5 ottobre presso l’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna, con teatro, diritti e partecipazione e il 6 ottobre a Sant’Agata Bolognese, con la sesta Camminata dei Risvegli al Parco Lamborghini, fino alla conclusione del 7 ottobre in mattinata, con l’Open Day alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris, ein serata al Teatro Duse, con l’attore e scrittore Alessandro Bergonzoni, testimonial “storico” degli Amici di Luca, che porterà in scena SPEZZONI (Teatrovisioni), con incasso a favore della Casa dei Risvegli.

La manifestazione – che si avvale della Medaglia del Presidente della Repubblica – si svolgerà con un ampio quadro di patrocini istituzionali, sanitari, scientifici e associativi, tra cui quelli della Ministra per le Disabilità e dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, accanto a quelli delle Istituzioni del territorio, tra cui la Regione Emilia Romagna, il Comune, la Città Metropolitana, l’Università re l’Azienda USL di Bologna.
Alla 12ª Giornata Europea dei Risvegli, inoltre, è arrivato il patrocinio del Parlamento Europeo. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo. Per ogni ulteriore informazione: info@amicidiluca.it.

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Piani Educativi Individualizzati: la diagnosi può essere la stessa, un bambino no

Superando - 2 Ottobre 2026 - 4:09pm

«Il valore del PEI (Piano Educativo Individualizzato) – scrivono tra l’altro dall’Associazione ABC Italia, a proposito del “Decreto Scuola” che tanto sta facendo discutere in questi giorni – risiede proprio nel processo collegiale e nella qualità della progettazione inclusiva che lo genera. Spostare nuovamente l’attenzione sulla sola attribuzione burocratica delle risorse significa compiere un enorme passo indietro rispetto ai diritti degli studenti e delle studentesse con disabilità»

Sulla questione riguardante il PEI (Piano Educativo Individualizzato) degli studenti e delle studentesse con disabilità, nell’àmbito del recente cosiddetto “Decreto Scuola”, tema al quale abbiamo dedicato in questi giorni già numerosi contributi (in calce l’elenco dei testi da noi pubblicati), riceviamo anche quello di ABC Italia  (Associazione Bambini Cerebrolesi), che segnala come esso sarà tra gli argomenti della maratona in streaming organizzata per la serata di oggi, 2 ottobre, intitolata Inclusione: a che punto siamo davvero? e già ampiamente presentata anche sulle nostre pagine.

Parlare di una “sburocratizzazione” del PEI (Piano Educativo Individualizzato) va contro il senso stesso dell’inclusione scolastica. Il PEI non è uno strumento burocratico, abbiamo impiegato anni per farlo capire, abbiamo scritto delle linee guida per i nuovi modelli di esso che dicono esattamente il contrario, perché si tratta di uno strumento quotidiano di incontro tra i docenti curricolari, di sostegno, gli enti locali, la sanità e le famiglie. Queste ultime vogliono incontrarsi per ragionare insieme del PEI dei propri figli, non è affatto, per loro, un peso burocratico e tanto meno per le scuole, perché anche per gli insegnanti è uno strumento di lavoro.
L’inclusione necessita di un confronto continuo ed è ovvio che l’alunno che incontriamo a settembre non è più lo stesso alunno che abbiamo a maggio dello stesso anno scolastico. Già questo fa capire quanto sia importante avere gli spazi e i tempi per un monitoraggio e una valutazione periodica del PEI e quindi dell’andamento educativo e didattico dell’alunno con disabilità durante l’anno.
Per quanto riguarda il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), esso e un momento di incontro collettivo, democratico, multidisciplinare e abbiamo impiegato anni per arrivare a questa conquista. Se la scelta di rinunciare all’obbligatorietà del PEI annuale fosse confermata, la troviamo veramente offensiva.
Ci riferiamo naturalmente al Decreto Legge 170/26, attuativo da ieri, 1° ottobre, emanato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, rispetto al quale esprimiamo una dura e ferma contestazione, se è vero che l’impostazione complessiva di esso appare fortemente diseducativa per le Istituzioni, per gli operatori della scuola, per i referenti sanitari, per il personale amministrativo e per le famiglie.
Con questo provvedimento, infatti, si rischia di smantellare il percorso di civiltà e di inclusione avviato con il Decreto Legislativo 66/17 e consolidato negli ultimi anni, riducendo l’elaborazione del PEI a un mero adempimento burocratico.

Nel dettaglio, contestiamo con forza i seguenti punti chiave del Decreto:
° Riduzione della progettazione educativa a conteggio delle ore: il PEI non può e non deve essere ridotto a un documento funzionale solo a determinare il “monte ore” di sostegno o a una mercificazione delle risorse. La progettazione inclusiva richiede osservazione, valutazione, corresponsabilità e un confronto costante tra diverse professionalità e famiglie. La quantificazione delle risorse deve essere la conseguenza di questo processo, non il suo punto di partenza.
° Approvazione del PEI senza il GLO al completo: prevedere che il PEI sia valido e approvato anche in assenza di una delle componenti del Gruppo di Lavoro Operativo crea un grave precedente. Scambiare infatti la semplice “presenza fisica” con la reale partecipazione trasforma la semplificazione procedurale in un alibi per tagliare fuori le famiglie e i servizi sanitari, azzerando la corresponsabilità costruita con anni di sforzi.
° Inaccettabili automatismi e appiattimento sulle ore di sostegno: fissare in via prioritaria il mantenimento delle ore dell’anno precedente, o prevedere adeguamenti prevalentemente ai passaggi di ciclo, incentiva un rigido automatismo. In questo modo si rischia di appiattire l’intero percorso formativo di un alunno su parametri statici, in totale contrasto con i princìpi educativi e con la natura dinamica del PEI.

Il valore del PEI, affermiamo in conclusione, risiede proprio nel processo collegiale e nella qualità della progettazione inclusiva che lo genera. Spostare nuovamente l’attenzione sulla sola attribuzione burocratica delle risorse significa compiere un enorme passo indietro rispetto ai diritti degli studenti e delle studentesse con disabilità.
Per tali ragioni, chiediamo l’immediato ritiro del testo normativo e l’apertura di un confronto reale che tuteli la dignità della progettazione scolastica e il diritto a una vera inclusione.

*ABC Italia è l’Associazione Bambini Cerebrolesi.

Alla questione trattata nel presente contributo abbiamo dedicato i seguenti testi: Ma il Piano Educativo Individualizzato non è un impiccio burocratico! di ANFFAS Nazionale e AIPD Nazionale (a questo link); I nostri figli con disabilità non sono una pratica da snellire! di Marie Helene Benedetti (a questo link); Tutti quelli che dicono: il Piano Educativo Individualizzato non è affatto un impiccio burocratico! (a questo link); Piani Educativi Individualizzati di studenti e studentesse con disabilità: il Ministro scrive ai genitori (a questo link); Ancora a proposito dei Piani Educativi Individualizzati degli studenti e delle studentesse con disabilità di Roberto Speziale e Gianfranco Salbini (a questo link).

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Demografia, disuguaglianze, ambiente: tutti gli investimenti necessari per la tenuta sociale del Paese

Superando - 2 Ottobre 2026 - 1:57pm

Rafforzare il welfare, contrastare le disuguaglianze economiche e nell’accesso ai diritti, realizzare una transizione al tempo stesso ecologica e sociale: sono le tre linee direttrici lungo le quali, secondo il Forum Nazionale del Terzo Settore, è necessario investire nella prossima Legge di Bilancio, che a tal proposito ha presentato a Roma, ad una serie di esponenti del Governo e del Parlamento, il proprio documento intitolato “La persona prima di tutto”

Rafforzare il welfare per affrontare le trasformazioni demografiche, contrastare le disuguaglianze economiche e nell’accesso ai diritti, realizzare una transizione che sia al tempo stesso ecologica e sociale: sono le tre linee direttrici lungo le quali, secondo il Forum Nazionale del Terzo Settore, è necessario investire nella prossima Legge di Bilancio, con l’obiettivo, come è stato detto, «non di distribuire risorse tra capitoli separati, ma di costruire un nuovo, indispensabile equilibrio tra sviluppo economico, giustizia sociale e sostenibilità ambientale, in un Paese che vede consolidarsi sempre di più problemi strutturali».
Contenute nel documento intitolato La persona prima di tutto (disponibile integralmente a questo link), le proposte del Forum in vista della Legge di Bilancio per il 2027, sono state presentate a Roma, come avevamo segnalato nei giorni scorsi, ad una serie di esponenti del Governo e del Parlamento.
«Il sottofinanziamento della prevenzione, dei servizi sociali, del sistema sanitario, dell’educazione, della cultura e della tutela ambientale – si legge tra l’altro nel documento – può produrre un risparmio immediato – – ma genera nel medio periodo costi sociali e per la salute, riduce le opportunità di sviluppo e indebolisce la fiducia nelle Istituzioni».
Il Forum ha individuato quindi, all’interno di ciascuna delle tre dimensioni considerate prioritarie (demografia, disuguaglianze e ambiente), alcuni investimenti specifici tra i quali l’incremento del fondo nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e l’ecobonus per l’efficientamento energetico degli edifici; il ripristino delle risorse per la cooperazione internazionale allo sviluppo; l’aumento del fondo “Dopo di Noi” e quello per il riconoscimento dei caregiver; risorse adeguate per attuare la riforma sulla non autosufficienza e sulla disabilità; maggiore investimento sull’accoglienza diffusa e sui servizi di integrazione dei migranti.
Il documento contiene anche le macro-voci di spesa da cui lo Stato potrebbe, almeno in parte, recuperare i costi degli investimenti, tra cui «lo stop alla corsa al riarmo, il contrasto all’evasione fiscale e la promozione del lavoro femminile».
Il Forum ha posto altresì l’attenzione anche sulle politiche per il Terzo Settore e sul Piano d’Azione Nazionale sull’Economia Sociale, chiedendo, tra le altre cose, l’adeguamento del tetto al 5 per mille, la riduzione dell’imposta IRAP per gli enti non commerciali, l’aumento del fondo per i progetti svolti dal Terzo Settore e di quello per il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati.

«Con questa nostra iniziativa –dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore – vogliamo indicare alle Istituzioni una strada per iniziare a incidere alla radice dei problemi che viviamo, non limitandoci alla superficie. È la prima volta che presentiamo le nostre idee in anticipo rispetto alla discussione della Manovra e ci auguriamo che Governo e Parlamento riconoscano la necessità di intervenire nella direzione del bene comune. Siamo consapevoli dei vincoli finanziari, ma siamo anche convinti che la sostenibilità dei conti pubblici e quella sociale non possono essere considerate obiettivi alternativi, oggi più che mai. Il Terzo Settore, operando sui territori e insieme alle persone, ha un punto di vista peculiare sui bisogni e le fratture sociali: per questo diciamo che la sicurezza la si costruisce soprattutto con gli investimenti sociali, riducendo il disagio, garantendo accesso alla salute e ai servizi. La Legge di Bilancio sarà anche un primo banco di prova importante per l’attuazione del Piano sull’Economia Sociale: ci aspettiamo infatti un impegno concreto per dare possibilità vere a un’economia più sana e inclusiva».
«Le tre dimensioni che abbiamo individuato – sottolinea dal canto suo Stefano Tassinari, componente dell’Esecutivo del Forum Terzo Settore – sono strettamente connesse l’una all’altra perché una società che invecchia ha bisogno di più servizi e opportunità per i giovani e le famiglie; una crisi climatica non affrontata aggrava disuguaglianze e povertà; il ridursi della popolazione e la carenza di servizi essenziali significano diritti negati e costi enormi per le famiglie. Intervenire su questi fronti rafforzando il welfare è determinante per recuperare produttività e distribuire valore, perché dà fiducia, protagonismo e valore alle persone, alle famiglie e alle comunità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09 ottobre 2025 – Decreto di...

Ultime da USR Calabria - 2 Ottobre 2026 - 1:14pm

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Gran finale a Biella per il 16° Giro d’Italia di Handbike

Superando - 2 Ottobre 2026 - 1:09pm

Dopo le tappe di Noventa di Piave (Venezia), Cesano Maderno (Monza-Brianza), Monfalcone (Gorizia) e Carugate (Milano), sarà il 4 ottobre a Biella la tappa conclusiva del 16° Giro d’Italia di Handbike, per una grande festa di sport e un vero spettacolo per gli atleti, le atlete e il pubblico

Dopo le tappe di Noventa di Piave (Venezia), Cesano Maderno (Monza-Brianza), Monfalcone (Gorizia) e Carugate (Milano), seguite di volta in volta anche dal nostro giornale, è ora arrivato il momento del gran finale a Biella per il 16° Giro d’Italia di Handbike, ciò che accadrà il 4 ottobre.
«Biella sarà una tappa speciale – sottolinea Fabio Pennella, presidente di SEO (Solutions & Events Organization) che promuove la manifestazione -, pensata per essere all’altezza delle grandi finali che hanno contraddistinto la storia del Giro Handbike e per chiudere nel migliore dei modi una stagione importante, composta da cinque competizioni tutte inserite nel calendario internazionale. Ci aspetta una grande festa di sport e un vero spettacolo per gli atleti, le atlete e il pubblico». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@girohandbike.it (Angela Grassi).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09 ottobre 2025 – Decreto di...

Ultime da USR Calabria - 2 Ottobre 2026 - 12:43pm

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Tivoli sperimenta nuovi modi di vivere il patrimonio culturale

Superando - 2 Ottobre 2026 - 12:40pm

Come rendere più accessibile una città che custodisce oltre tremila anni di storia e due siti Unesco? È la domanda da cui prende avvio “Experience the Beauty – Scoprire e vivere Tivoli oltre ogni barriera”, progetto che verrà presentato il 6 ottobre presso le Scuderie Estensi della città tiburtina

Come rendere più accessibile una città che custodisce oltre tremila anni di storia e due siti Unesco? È la domanda da cui prende avvio Experience the Beauty – Scoprire e vivere Tivoli oltre ogni barriera, progetto che verrà presentato nella mattinata del 6 ottobre (ore 10.30), presso le Scuderie Estensi della città tiburtina.
L’iniziativa prevede una mappatura dell’accessibilità, percorsi multisensoriali, attività di formazione e la sperimentazione di strumenti digitali per conoscere e vivere i luoghi della cultura. Il tutto nasce da un percorso di coprogettazione che coinvolge Istituzioni, realtà del Terzo Settore e territorio, con particolare attenzione all’autonomia e alla partecipazione delle persone con disabilità.
La giornata del 6 ottobre, inoltre, si concluderà con una prima esperienza sensoriale aperta ai partecipanti.
Il comunicato di presentazione annuncia poi una serie di interventi per migliorare anche l’accessibilità delle Scuderie Estensi: una nuova rampa d’ingresso, corrimano a doppia altezza, mappe tattili e indicazioni per orientarsi negli spazi. Durante la presentazione saranno disponibili l’interpretariato LIS e la sottotitolazione.
Experience the Beauty rientra nell’avviso pubblico Turismo senza Limiti. Il progetto è della Regione Lazio, in partenariato con il Comune di Tivoli, l’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este e la Diocesi di Tivoli e Palestrina.
L’appuntamento è dunque per il 6 ottobre alle Scuderie Estensi di Tivoli (Piazza Garibaldi) e per partecipare si deve fare riferimento al modulo presente a questo link. (F.V.)

Per ogni ulteriore informazione: Annarita Cannalella (annarita.canalella@hf4.it).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09 ottobre 2025 – Decreto di...

Ultime da USR Calabria - 2 Ottobre 2026 - 12:37pm

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A Bologna il convegno divulgativo e scientifico “#OltreLeBarriere. Superare i limiti, costruire opportunità”

Superando - 2 Ottobre 2026 - 12:21pm

Si terrà domani, 3 ottobre, all’Ospedale Villa Bellombra di Bologna, la quarta edizione del convegno divulgativo e scientifico “#OltreLeBarriere. Superare i limiti, costruire opportunità”, fatto di storie e testimonianze da parte di persone che vivono la disabilità in un dialogo con medici, esperti e ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità

È in programma per domani, 3 ottobre, a partire dalle 9.30, presso il Presidio Ospedaliero Villa Bellombra di Bologna, la quarta edizione del convegno divulgativo e scientifico #OltreLeBarriere. Superare i limiti, costruire opportunità, fatto di storie e testimonianze da parte di persone che vivono la disabilità in un dialogo con medici, esperti e ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità.
L’iniziativa è promossa da Marcello Villanova, coordinatore del Gruppo delle Malattie Neuromuscolari Rare all’Ospedale Villa Bellombra ed è organizzata dalla Fondazione Cres, dal Consorzio Colibrì e da Villa Bellombra, con il supporto dell’Associazione Ruotabile e il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del Comune di Bologna, dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche e del CIP Emilia Romagna (Comitato Italiano Paralimpico).
Tra le testimonianze più significative della giornata, da segnalare anche quelle di Ivan Cottini, ex fotomodello e ballerino televisivo (dal palco di Sanremo al talent di Amici), persona con sclerosi multipla che non ha rinunciato alle proprie passioni; Giada Tognocchi, campionessa italiana nella gara di fioretto femminile categoria C di Scherma Paralimpica; Federica Vezzali, guida turistica in carrozzina che affronterà il rapporto tra arte e accessibilità nelle città italiane. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: d.annolino@adcommunications.it (Deborah Annolino).

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