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I diritti delle donne con disabilità della Thailandia

Superando - 21 Agosto 2025 - 1:30pm

Grazie al supporto dell’IDA, l’Alleanza Internazionale sulla Disabilità, le irganizzazioni di donne con disabilità della Thailandia hanno ottenuto che nelle Osservazioni conclusive del Comitato CEDAW, l’organismo indipendente preposto a monitorare l’applicazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, relative alla situazione del proprio Paese, siano stati inclusi numerosi riferimenti alla disabilità o a donne e ragazze con disabilità Le rappresentanti delle Associazioni di donne con disabilità thailandesi, tra cui l’ex componente del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, Saowalak Thongkuay, interloquiscono con l’esponente del Comitato CEDAW, Ana Peláez Narváez (fonte: IDA-International Disability Alliance).

Il Comitato CEDAW, ovvero l’organismo indipendente preposto a monitorare l’applicazione della Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne negli Stati che l’hanno ratificata, ha recentemente pubblicato le proprie Osservazioni conclusive, adottate durante la 90^ Sessione, in cui sono stati  esaminati Afghanistan, Botswana, Ciad, Figi, Irlanda, Messico, San Marino, Isole Salomone, Thailandia e Tuvalu.
Come per ogni sessione, l’International Disability Alliance (IDA) ha compilato gli estratti relativi alla disabilità delle dieci Osservazioni Conclusive adottate (che si possono trovare a questo link).
In tutti e dieci i Paesi esaminati sono state pubblicate raccomandazioni che facevano riferimento a donne e ragazze con disabilità, con circa 160 riferimenti alla disabilità o a donne e ragazze con disabilità in tutti i documenti.

Per questa sessione, l’IDA ha supportato le organizzazioni di donne con disabilità della Thailandia, fornendo assistenza tecnica, supporto logistico e finanziario per consentire la loro partecipazione alla sessione tenutasi a Ginevra, in Svizzera. Inoltre, sempre l’IDA ha collaborato nella fase preparatoria della sessione con i colleghi di Disabled Women Ireland e Coamex (Coalizione per i diritti delle persone con disabilità del Messico), sia durante le prime fasi della revisione, sia per la recente presentazione di rapporti alternativi (contribuendo alle risposte alla Lista delle questioni proposte per la sessione).

Concentrandosi sulla Thailandia, l’International Disability Alliance ha supportato l’AEPWWDs (Associazione per l’Emancipazione delle Donne con Disabilità), l’AWCF (Associazione delle Donne con Disabilità, dei Bambini con Disabilità e delle Loro Famiglie), l’Associazione delle Persone del Sud con Disabilità e l’Associazione delle Persone con Disabilità Nongbualumphu. Queste organizzazioni hanno elaborato un rapporto alternativo per la sessione (disponibile a questo link) e i loro rappresentanti si sono recati a Ginevra (ben due, con il supporto dell’IDA) per partecipare all’incontro pubblico delle organizzazioni non governative del 16 giugno e per sostenere, formalmente e informalmente, i diritti delle donne con disabilità.

Molte delle raccomandazioni formulate dal Comitato CEDAW riflettono gli sforzi di advocacy [tutela giuridica, N.d.R.] delle donne thailandesi con disabilità. In particolare, nella sezione dedicata ai meccanismi nazionali per il progresso delle donne, il Comitato ha evidenziato «la sottorappresentazione delle donne con disabilità nel Comitato per la Promozione dell’Uguaglianza di Genere» e la loro scarsa partecipazione alla definizione delle politiche per la parità di genere.
Quindi ha raccomandato alla Thailandia di «rivedere la sezione 6 del Gender Equality Act (2015) per rimuovere qualsiasi limitazione basata sulla disabilità alla partecipazione al Comitato per la Promozione dell’Uguaglianza di Genere e adottare misure per promuovere la partecipazione delle donne emarginate negli organismi per la parità di genere».

Fondamentale è stato il fatto che il Comitato abbia affrontato anche la pratica della sterilizzazione forzata delle donne con disabilità. Rispetto a questo tema, ha esortato la Thailandia a: «[g]iurare] che nessuna sterilizzazione o aborto venga eseguito senza il libero, previo e informato consenso delle donne con disabilità interessate, che i professionisti che eseguono sterilizzazioni e aborti senza tale consenso siano perseguiti e adeguatamente puniti, e che siano forniti senza indugio un risarcimento e un adeguato indennizzo economico alle donne con disabilità vittime di sterilizzazioni e aborti non consensuali». In tal modo, il Comitato ha ribadito il suo appello di lunga data a favore di giustizia e risarcimento per le sopravvissute alla sterilizzazione e all’aborto forzati.

Nell’àmbito quindi dell’occupazione e dell’economia dell’assistenza, dove il lavoro di cura è spesso affrontato dalla prospettiva delle donne come prestatrici di servizi non retribuite, informali e non riconosciute, il Comitato ha raccomandato alla Thailandia di «promuovere la condivisione equa delle responsabilità domestiche e di cura dei figli tra donne e uomini, anche introducendo un congedo di paternità retribuito e ampliando l’economia dell’assistenza e i servizi di assistenza per bambini, anziani e persone con disabilità».
Sebbene le persone con disabilità siano qui menzionate principalmente come destinatarie di assistenza, è essenziale includerle esplicitamente nelle discussioni sull’economia dell’assistenza per garantire che i loro diritti, in particolare il diritto a vivere in modo indipendente e ad essere incluse nella comunità (come previsto dall’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità), siano rispettati e sostenuti.

Per concludere, l’International Disability Alliance ha condiviso le riflessioni di Nunthida Chitpukderat, presidente dell’Associazione delle donne con disabilità, dei bambini con disabilità e delle loro famiglie della Thailandia, che ha sottolineato: «La rete delle donne con disabilità si è interessata e ha sostenuto la necessità di affrontare il problema dell’occupazione delle donne con disabilità in Thailandia, che non ha un sistema di quote e le cui politiche non affrontano esplicitamente l’occupazione delle donne con disabilità, rendendo e perpetuando l’invisibilità delle donne con disabilità, impedendo loro di accedere a opportunità di lavoro». (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.
Sui temi riguardanti le donne con disabilità, suggeriamo sempre anche la consultazione, nello stesso sito di Informare un’h, delle sezioni Donne con disabilità e Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi.

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno – DDG n. 3059 del 10.12.2024 – Decreto integrazione per scorrimento graduatoria di merito AM12 (ex...

Ultime da USR Calabria - 21 Agosto 2025 - 1:16pm

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RETTIFICHE ASSEGNAZIONI PROVVISORIE CDC A050- SECONDO GRADO

Ultime da A. T. P. Cosenza - 21 Agosto 2025 - 1:13pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Pubblicazione graduatorie definitive ATA 24 mesi

Ultime da A. T. P. Cosenza - 21 Agosto 2025 - 1:09pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

“Montagna Libera Tutti”: l’inclusione che si fa camminando insieme

Superando - 21 Agosto 2025 - 12:54pm

Organizzato dal 7 all’11 agosto a Cese dei Marsi di Avezzano (l’Aquila) e dintorni, dall’Associazione NoisyVision e dal tour operator Appennini for All, il camp inclusivo “Montagna Libera Tutti” ha coinvolto sette ragazzi tra i 16 e i 20 anni, vale a dire due giovani ciechi, un ragazzo ipovedente e ipoacusico e quattro giovani africani non accompagnati, uno dei quali con una disabilità I sette partecipanti al camp inclusivo “Montagna Libera Tutti”

Sono tornati a casa con il sorriso, dopo un grande abbraccio collettivo, i ragazzi che hanno partecipato al camp inclusivo Montagna Libera Tutti, organizzato a Cese dei Marsi di Avezzano (l’Aquila) e dintorni dall’Associazione NoisyVision e dal tour operator Appennini for All.
L’iniziativa, cominciata il 7 agosto e conclusasi l’11 del mese, ha coinvolto sette ragazzi tra i 16 e i 20 anni: due giovani ciechi, un ragazzo ipovedente e ipoacusico e quattro giovani africani non accompagnati, uno dei quali con una disabilità.
Tante le attività organizzate in cinque giorni: escursioni nella natura, esperienze sensoriali, laboratori di cucina tradizionale, picnic all’aperto, partecipazione a festival culturali. Un’occasione per stabilire anche un rapporto significativo con la piccola comunità del paesino abruzzese. Ad esempio, imparando a fare la pasta dalle signore di Cese dei Marsi.

«Per NoisyVision è stata una sfida e poter dire di averla vinta è una grande soddisfazione», dichiara Dario Sorgato, fondatore e presidente di NoisyVision, che promuove l’accessibilità, l’inclusione e la consapevolezza sulle disabilità sensoriali, organizzando soprattutto cammini dove le persone cieche, ipovedenti, ipoacusiche e normodotate camminano fianco a fianco. «La risposta è nel modo in cui ci siamo salutati – aggiunge -, nella commozione, nei sorrisi dei ragazzi che timidamente si sono inseriti in questo gruppo per poi uscirne come amici. Come ha osservato Marzia, una socia di NoisyVision che ha partecipato al camp, ci sono state due difficoltà con cui i ragazzi si sono confrontati in questi giorni: quella delle cose apparentemente semplici come preparare la valigia, che per chi non vede può essere un grosso ostacolo della vita quotidiana, e quella dei ragazzi minorenni stranieri che si trovano nel nostro paese con la responsabilità della vita addosso, senza i genitori che si prendono cura di loro. Vedere questi due mondi a confronto è stato davvero emozionante».

«È stata un’esperienza molto positiva – afferma Mirko Cipollone, fondatore e direttore generale di Appennini for All, tour operator nato per rendere la montagna accessibile a tutte e tutti, valorizzando il territorio dell’Appennino centrale -. All’inizio c’era un po’ di timore perché per Appennini for All era il primo camp di questo genere, ma sono stati cinque giorni intensi. I ragazzi hanno lasciato qualcosa non solo a me, ma anche al paese di Cese dei Marsi. Gli adolescenti del posto li guardavano con curiosità. L’obiettivo di portare un camp in un paesino così piccolo è anche questo: far comprendere che tutti possono fare le cose e possono farle tutti insieme. Quindi, sono assolutamente felice di aver ospitato il camp nel paese dove Appennini for All ha la propria sede: la definirei un’edizione zero, che può essere ancora migliorata e replicata nei prossimi anni».

Obiettivo dell’iniziativa è stato favorire nei ragazzi una maggiore autonomia e consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, imparando ad aiutarsi reciprocamente. Un risultato confermato dalle testimonianze dei giovani che hanno partecipato al camp.
«È andata benissimo, mi sono trovato bene con tutti. Mi porterò a casa tanto amore – nota Moustapha -. Pur conoscendoci da poco siamo stati molto affiatati e ci siamo aiutati a vicenda. Per esempio un giorno che sono rimasto senza nulla da mangiare, gli altri mi hanno dato una parte del loro cibo».
«Ci sono stati molti momenti da non dimenticare – aggiunge Stefano -. Mentre si camminava, ho notato la genuinità delle persone che vedono, nell’aiutare le persone che hanno difficoltà legate alla vista. Un atteggiamento che non è nato dalla costrizione, ma dalla volontà di aiutare gli altri. Troppo spesso, invece, mi ritrovo in situazioni in cui qualcuno si sente costretto ad aiutare, magari per pietismo, invece che per empatia».
«Anche per me dovrebbe essere sempre così: una persona vedente dovrebbe voler aiutare in maniera spontanea chi ha una difficoltà – gli fa eco Matteo – e credo che sia anche l’obiettivo di NoisyVision unire due categorie di persone per raggiungere un rapporto tra persone con e senza disabilità».
Francesco, d’altra parte, nota che «nelle giornate più impegnative le difficoltà ti uniscono anche di più, ti fanno muovere come un gruppo più compatto e più unito».
Mamoudou, invece, afferma che «con questa esperienza ho capito un po’ di più le difficoltà che hanno le persone che non vedono».

Tre dei ragazzi stranieri che hanno partecipato al camp sono seguiti dall’Associazione Villa Amantea di Milano, il quarto dall’Associazione Amici della Zizzi di Livorno. Al camp ha partecipato, nel ruolo di guida ambientale, Luca Gianotti, fondatore e coordinatore della Compagnia dei Cammini ETS e l’iniziativa è stata realizzata con il sostegno della Fondazione CARISPAQ e dal Comune di Ortona.

In occasione del camp, inoltre, sono stati presentati il documentario intitolato NoisyVision, promosso dall’omonima Associazione e realizzato da Glauco Tortoreto e Mattia Tufano – che racconta la storia dei 13 ragazzi che nel 2023 hanno preso parte al cammino inclusivo Anche a Leo piace giallo per adolescenti ipovedenti, non vedenti e vedenti lungo il Sentiero di Leonardo, da Lecco a Milano – e il libro di Dario Sorgato Guarda dove cammini. Passi condivisi sui sentieri del possibile, pubblicato quest’anno da Ediciclo, in cui il cammino è presentato come uno strumento per cambiare la percezione della disabilità, da parte sia delle stesse persone con disabilità sia di tutti coloro che non vivono la disabilità in prima persona. (Antonella Patete e Mariano Bottaccio)

Per ulteriori informazioni: antonellapatete.press@gmail.com; mariano.bottaccio@gmail.com.

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, DM 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 3060 del 10.12.2024 – Secondo decreto di integrazione per scorrimento...

Ultime da USR Calabria - 21 Agosto 2025 - 12:24pm

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Servizi educativi per persone con disabilità intellettiva: spostare il centro

Superando - 21 Agosto 2025 - 12:16pm

«I centri educativi per persone con disabilità intellettive – scrive Edgar Contesini – devono cambiare – a partire proprio dallo sguardo di operatrici e operatori – la rappresentazione sociale e lo status della persona con disabilità intellettiva; perché non sia più il “caso” da prendere in carico (e da adattare il più possibile alla società dominante), ma un soggetto con un progetto esistenziale da affiancare nel mondo. Quello di tutti e tutte»

Lo stimolo per questo mio contributo è il testo di Giovanni Merlo apparso su Superando il 16 luglio scorso, con il titolo Libere tutte, le persone con disabilità, ma proprio tutte. Come educatore professionale che lavora da quasi trent’anni, l’articolo di Merlo mi trova in pieno accordo e vorrei portare allora un contributo alla discussione sulle proposte e sulle resistenze intorno ai richiami al cambiamento anche dei servizi educativi diurni per persone con disabilità intellettiva. Un tema che si sta rivelando perturbante e disturbante e perciò spesso silenziato ed evitato.

I centri educativi per persone con disabilità intellettiva sono senz’altro un punto fermo. Proprio fermo. Immobile. La loro quotidianità è congelata da decenni in un unico modello organizzativo e operativo, quello delle cosiddette attività, dei laboratori, scatole per contenere l’esistenza e passare il tempo, creando l’illusione di essere nel mondo.
Il centro educativo è una finzione sottile, un mondo parallelo e subdolo che appare aperto, proiettato all’esterno; ha la possibilità di prendere contatti, di attivare collaborazioni, ma finisce comunque per chiudere al proprio interno la vita della persona con disabilità intellettiva, per governarla e dirigerla, inviandola su destini progettati, noti, ripetitivi, controllabili.
Il funzionamento di esso è dettato da normative che ne ordinano gli aspetti strutturali, burocratici e quantificano in termini temporali e di rapporto numerico l’interazione educatore-educatrice/persona con disabilità, consacrando il perpetuarsi delle classificazioni e della separazione tra gruppi sociali.
Ma come possiamo parlare di vita, di libertà, se dobbiamo rispettare quanto scritto in documenti (PEI-Piani Educativi Individualizzati compresi) che nulla hanno da spartire con l’esistenza di una persona? Se, in caso di controlli eseguiti con mentalità e metodi che sanno di rigidità stantia, dobbiamo mostrarci nell’esecuzione dei laboratori già decisi, con i loro orari, con l’elenco stabilito e dichiarato dei partecipanti? Se il destino delle persone con disabilità intellettiva è deciso sulla base di quella illusione statistica che chiamiamo diagnosi?

Il cosiddetto centro finisce per essere un mentitore che parla di libertà, di emancipazione, di autodeterminazione e di autorappresentanza, mentre nega tutto questo nei fatti, nella linea del suo mandato sociale, nella sua necessità di sopravvivere in quanto azienda, e per me educatore/educatrice, allora, nella necessità di mantenere un posto di lavoro. E chi va al centro, in realtà va al margine.
L’evidenza che Giovanni Merlo pone sulle persone “con necessità di sostegno intensivo” va presa e tenuta costantemente sotto i riflettori. Guardando ai percorsi di cui molto si parla nei convegni, che magari hanno una certa risonanza sui media e per i quali si aprono diversi bandi, si tratta per lo più di progetti certamente necessari e importanti, ma dedicati a persone con disabilità intellettiva che sono in grado di fare qualcosa: che sia sport, che sia lavoro, che sia arte, che sia svago… Tanto che sorge il sospetto che si tenda a valorizzare soprattutto la rappresentazione sociale positiva di coloro che possano avvicinarsi alla sedicente normalità, nelle azioni e nei costumi sociali.
E per chi non può fare nulla? Ma davvero nulla. Per coloro che non fanno rumore o non ne fanno abbastanza, nella stanza del servizio come nella comunità; per coloro che ne fanno troppo, di rumore, e si palesano solo con i cosiddetti “comportamenti problema” (per chi?). Figure avulse dal mondo che rimangono a carico di chi, a vario titolo, se ne deve prendere cura.
In tanti, troppi servizi, la loro quotidianità è segnata solo dal controllo e dall’assistenza. Il lavoro con loro è in realtà su di loro e sembra potersi esaurire nelle pratiche di contenimento o accudimento, secondo i casi. Lontani, troppo lontani, dai consueti modelli comunicativi, agli occhi disattenti e disinteressati i corpi finiscono per coincidere con i rispettivi organismi, che rispondono a istanze fisiologiche o psicotiche; corpi che non sono accompagnati nel mondo, ma spostati o collocati nello spazio.
La possibilità di andare oltre è lasciata troppo spesso alle iniziative individuali di educatrici ed educatori disposti a scavare, a portare all’altro una parola e un contatto che non siano solo funzionali alla gestione della persona. Anche se, certamente, dovremmo essere noi, educatrici ed educatori, i diretti fautori della libertà di altri, assumendoci anche la responsabilità e il rischio di interpretare, di decidere cosa sia libertà, cosa sia il bene per l’altra persona, il cambiamento non può rimanere ad appannaggio dei singoli, confinato nelle pratiche di servizi particolarmente attenti; se non permea la comunità, la libertà come condizione di esistenza per le persone con disabilità intellettiva rimane un’elargizione, che può essere concessa o negata secondo convenienza.
Ma perché ciò avvenga, il lavoro culturale dovrà diffondersi anche dalle varie istituzioni formative di educatori/educatrici, pedagogisti/pedagogiste, assistenti sociali, OSS ecc. Oltre alle nozioni e alle competenze, dovranno dedicare particolare attenzione alla loro critica costante, formando i futuri professionisti a quel pensare filosoficamente (nel suo senso originario) che oggi manca.
Oggi prendono servizio ancora tante operatrici e tanti operatori, a vario titolo, che acriticamente accolgono ciò che già c’è e si inseriscono nel dispositivo che trovano limitandosi a perpetuarlo. Ma in questo modo si diviene funzionari del controllo sociale, si lavora per tenere a bada la scomodità di una reale presenza comunitaria delle persone con disabilità intellettiva; noi educatori/educatrici sembriamo così dei secondini che tengono aperte le porte ma controllano che nessuno esca veramente.

I centri educativi, così come sono, non possono realmente coadiuvare la massima libertà possibile. Per farlo, devono iniziare a smantellare la loro stessa struttura. Non nel senso di chiudere, come dicono letture sbrigative e di comodo delle ultime normative di alcune Regioni, ma nel senso di cambiare – a partire proprio dallo sguardo di operatrici e operatori – la rappresentazione sociale e lo status della persona con disabilità intellettiva; perché non sia più il caso da prendere in carico (e da adattare il più possibile alla società dominante) e nemmeno la persona al centro, ma un soggetto con un progetto esistenziale da affiancare nel mondo. Quello di tutti e tutte.

*Educatore professionale, naturalista, animatore teatrale. Lavora in un CSE (Centro Socio Educativo) di Cinisello Balsamo (Milano), insegna nei corsi professionali per Operatori Socio Sanitari (OSS), tiene laboratori teatrali e naturalistici aperti a tutti e tutte.

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, DM 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 3060 del 10.12.2024 – Secondo decreto di integrazione per scorrimento...

Ultime da USR Calabria - 21 Agosto 2025 - 12:15pm

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Pubblicazione rettifiche delle assegnazioni provvisorie provinciali e interprovinciali primo grado

Ultime da A. T. P. Cosenza - 21 Agosto 2025 - 10:50am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno – DDG n. 3059 del 10.12.2024 – Decreto integrazione per scorrimento graduatoria di merito del...

Ultime da USR Calabria - 21 Agosto 2025 - 10:49am

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D.D. 2788/2023 – Conferimento nuovi incarichi dirigenziali con decorrenza 1.09.25 – CONVOCAZIONE PER LA SOTTOSCRIZIONE DEL CONTRATTO

Ultime da USR Calabria - 21 Agosto 2025 - 9:52am

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Pubblicazione rettifiche movimenti comune e sostegno primo grado

Ultime da A. T. P. Cosenza - 20 Agosto 2025 - 7:37pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

L’acqua come spazio di libertà e inclusione

Superando - 20 Agosto 2025 - 6:17pm

Sarà Genova, il 22 agosto, ad ospitare l’evento a partecipazione gratuita “Un mare da toccare. I subacquei non vedenti in immersione nel mare di Boccadasse”, organizzato da HSA Genova, componente ligure di HSA Italia, l’Associazione Attività Subacquee e Natatorie per Persone con Disabilità, con il supporto di Mondo Fondo Diving, del gruppo di sommozzatori Nucleo Subacqueo Guardia Costiera Genova e di diversi componenti dell’Ageranv (Associazione Genitori Ragazzi Non Vedenti Genova) Persone in immersione nel corso di una delle tante iniziative promosse da HSA Italia

«Tutti insieme in acqua, persone con e senza disabilità in un’atmosfera di amicizia, condivisione e scoperta. Tanta gioia e meraviglia per un’esperienza unica in cui le barriere si annullano: le limitazioni si alleggeriscono, sott’acqua ci si muove liberamente e senza peso. E chi non vede esplora i fondali con il tocco delle mani dove passano le correnti profonde del pensiero, i ricordi, la dimensione delle cose. Emozioni forti, che portano gioia e condivise con i compagni di immersioni, che aumentano la fiducia in se stessi, l’autonomia e aiutano il quotidiano vivere»: a dirlo è Giosuè Sannino, responsabile di HSA Genova, componente ligure di HSA Italia, l’Associazione Attività Subacquee e Natatorie per Persone con Disabilità, presentando l’evento a partecipazione gratuita Un mare da toccare. I subacquei non vedenti in immersione nel mare di Boccadasse, cui il 22 agosto parteciperanno tra gli altri numerose persone con disabilità visiva, organizzato dalla stessa HSA Genova con il supporto dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Mondo Fondo Diving, degli istruttori e guide HSA, del gruppo di sommozzatori Nucleo Subacqueo Guardia Costiera Genova e di diversi componenti dell’Ageranv (Associazione Genitori Ragazzi Non Vedenti Genova).

L’appuntamento, dunque, è per la mattinata del 22 agosto, come detto, con ritrovo al Diving Mondo Fondo (Piazzale Kennedy, 1, Genova), con la partecipazione anche di un testimonial d’eccezione quale Maurizio Lo Bortalo, esperto subacqueo con disabilità visiva, del team didattico Corsi Sub Ciechi HSA.
«La subacquea – sottolineano da HSA Italia – è uno strumento potente che lancia un messaggio forte e chiaro di inclusione, di possibilità di partecipazione per tutti e tutte, questa volta nel mare di Genova, grazie agli organizzatori e ai volontari del mondo dell’associazionismo cittadino. Un messaggio perfettamente in linea con gli obiettivi della nostra agenzia di didattica internazionale specializzata per i corsi di attività subacquee rivolti alle persone con disabilità, che fin dal 1981 ha definito il sistema didattico di riferimento dedicato alla formazione di subacquei con disabilità, oggi anche su piattaforme online training, fruibili a distanza anche dalle persone con disabilità visiva». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Patrizia De Santo (info@patriziadesantopr.it).

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Disabilità e intelligenza artificiale: prospettive di un Disegno di Legge all’esame del Senato

Superando - 20 Agosto 2025 - 5:42pm

«Quel che pare emergere dalla lettura complessiva del Disegno di Legge su “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, attualmente all’esame del Senato, è la fissazione di un divieto generalizzato di arrecare danno alle persone con disabilità – scrive Federico Girelli – nel momento in cui si impieghino sistemi di intelligenza artificiale»

È attualmente all’esame del Senato il Disegno di Legge n. 1146-B, di iniziativa governativa, intitolato Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale. In verità il Senato torna ad esaminare questo Disegno di Legge, in quanto già lo aveva approvato il 20 marzo scorso (con il numero 1146 e il titolo Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale): la Camera, però, lo aveva succe4ssivamente approvato con modificazioni il 25 giugno, rendendo pertanto necessario un nuovo vaglio da parte della Camera Alta.
Nella Relazione di accompagnamento si precisa che questo Disegno di Legge «non si sovrappone» al Regolamento Europeo del 13 giugno 2024 «che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale», il cosiddetto AI ACT, «accompagnandone bensì il quadro regolatorio in quegli spazi propri del diritto interno».

L’attenzione alle persone con disabilità emerge già nei «princìpi generali» individuati nell’articolo 3, giacché al comma 7 è stabilito che la «presente legge garantisce alle persone con disabilità il pieno accesso ai sistemi di intelligenza artificiale e alle relative funzionalità o estensioni, su base di uguaglianza e senza alcuna forma di discriminazione e di pregiudizio, in conformità alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità».
Al comma 4, poi, dell’articolo 7, rubricato Uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario e di disabilità, è previsto che sempre la legge da approvare promuova «lo sviluppo, lo studio e la diffusione di sistemi di intelligenza artificiale che migliorano le condizioni di vita delle persone con disabilità, agevolano l’accessibilità, l’autonomia, la sicurezza e i processi di inclusione sociale delle medesime persone anche ai fini dell’elaborazione del progetto di vita di cui all’articolo 2, comma 1, lettera n), del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62». Tale Decreto, recante, com’è noto, Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato, è entrato in vigore il 30 giugno 2024 ed è uno dei Decreti Legislativi adottati in attuazione della Legge 227/21 (Delega al Governo in materia di disabilità)».
L’articolo 22, quindi (Misure di sostegno ai giovani e allo sport), reca una disposizione, il comma 3, che interessa direttamente la posizione delle persone con disabilità: «Lo Stato favorisce l’accessibilità ai sistemi di intelligenza artificiale per il miglioramento del benessere psicofisico attraverso l’attività sportiva, anche ai fini dello sviluppo di soluzioni innovative finalizzate a una maggiore inclusione in ambito sportivo delle persone con disabilità. Nel rispetto dei princìpi generali di cui alla presente legge, i sistemi di intelligenza artificiale possono essere utilizzati anche per l’organizzazione delle attività sportive»; e un’altra, al comma 2, concernente «le studentesse e gli studenti ad alto potenziale cognitivo». Tale ultima previsione, seppure di tenore testuale non propriamente limpido, va comunque valorizzata, proprio perché rivela attenzione per questa categoria di studenti non sempre debitamente seguiti. Paradossalmente la loro specifica (vantaggiosa) condizione può tradursi in una forma di vulnerabilità, nel momento in cui non vengano adottate le necessarie misure idonee a sostenerla affinché questo «alto potenziale» possa correttamente esprimersi.
L’opera di inclusione, per essere autentica, non può tollerare la marginalizzazione di chi è comunque portatore di un particolare bisogno e, anzi, è noto come la stessa disabilità sussista non solo in ragione della condizione fisica di una persona, ma anche, e in misura consistente, per via del contesto che gli individui trovano intorno a sé. Per essere efficace, inoltre, va supportata con adeguate risorse e sotto questo aspetto emerge il profilo più critico di questo Disegno di Legge, ossia la Clausola di invarianza finanziaria di cui all’articolo 27, che contempla un impegno aggiuntivo di spesa per la sola «applicazione sperimentale dell’intelligenza artificiale ai servizi forniti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale» come previsto dall’articolo 21.
Onestamente non stupisce più di tanto questa scelta di escludere «nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica», in quanto ormai, purtroppo, previsioni di tal fatta sono divenute una sorta di clausola di stile del Legislatore.
Eppure, resta il “contenuto normativo” di questo Disegno di Legge che – è chiaro – diverrà prescrittivo in caso di sua effettiva approvazione e che, invero, non manca, nell’introdurre (all’articolo 26) la nuova fattispecie di reato Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale», perseguibile a querela della persona offesa, di stabilire la procedibilità d’ufficio anche per questa ipotesi, qualora il fatto sia «commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità».

Quel che pare emergere dalla lettura complessiva del testo all’esame del Senato, insomma, è la fissazione di un divieto generalizzato di arrecare danno alle persone con disabilità nel momento in cui si impieghino sistemi di intelligenza artificiale; divieto, questo, che poi trova il proprio risvolto, come dire, “in positivo”, nelle previsioni che stabiliscono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale al solo scopo di supportare le persone con disabilità e di migliorarne, anzi, le condizioni di vita.

*Professore di Diritto Costituzionale all’Università Niccolò Cusano di Roma.

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Le persone con disabilità durante le guerre

Superando - 20 Agosto 2025 - 5:08pm

L’estrema violazione dei diritti umani che evidenzia ogni guerra si accompagna alla produzione di condizioni di disabilità in un quarto della popolazione ferita. Le cronache delle guerre, però, non si occupano delle condizioni di queste persone e da qui vi è la necessità di informazioni sull’orrore che esse stanno vivendo. Nel presente approfondimento, Giampiero Griffo analizza la situazione presente in Ucraina e nella Striscia di Gaza Secondo stime al ribasso, oscillerebbero tra i 350.000 e i 500.000 il numero di ucraini feriti a cauusa della guerra e gli epsrti ritengono che circa il 25% di essi avrà una limitazione funzionale permanente (da 87.500 a 125.000 persone) (foto ©Yuliia Yurasova | Dreamstime.com)

Negli ultimi anni il tema delle guerre nel mondo è presente praticamente tutti i giorni sulle pagine di giornali e nei servizi televisivi e radiofonici. Oggi sono 56 i conflitti armati nel mondo, con il coinvolgimento di 92 Paesi.
L’esperienza della guerra produce per tutti uno sconvolgimento della vita quotidiana, la cancellazione di comportamenti etici e morali, la distruzione di città e dello sviluppo umano. Ormai le guerre – a partire dal primo conflitto mondiale – producono più morti e feriti tra la popolazione civile piuttosto che su quella militare. La stessa evoluzione delle armi – in particolare i droni e i bombardamenti aerei – ha ridotto la consapevolezza della morte causata ad altre persone.
L’estrema violazione dei diritti umani che evidenzia la guerra si accompagna alla produzione di condizioni di disabilità in un quarto della popolazione ferita. Le cronache delle guerre purtroppo non si occupano delle condizioni di queste persone e da qui vi è la necessità di informazioni sull’orrore che stanno vivendo. Nel presente approfondimento, dunque, analizzeremo le due guerre su cui abbiamo le maggiori informazioni.

Guerra di invasione della Federazione Russa in Ucraina
L’invasione della Federazione Russa all’Ucraina è del febbraio 2022. La catastrofe umanitaria che l’occupazione del Paese da parte dell’esercito russo sta producendo comportamenti che ricordano le guerre medievali, crudeli e sanguinose, dove non c’erano regole da rispettare, ma solo la barbarie di azioni che possono configurarsi come crimini di guerra. Assediare le città, sparare sui palazzi residenziali, sugli ospedali, sulle scuole, su cittadini inermi, pensavamo non potesse capitare se non, come viene detto per salvarsi la coscienza, come “danni collaterali”. Invece è apparso chiaro, specie nei tempi più recenti, che colpire le infrastrutture civili e le stesse popolazioni inermi è una strategia deliberata per fiaccare il morale della resistenza ucraina, come organizzare fosse comuni dove seppellire gli ucraini uccisi o rapire centinaia di bambini e trasferirli in Russia per “russofizzarli”.
Secondo la IOM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, al 17 aprile 2022 si stimava che oltre 7,7 milioni di persone fossero sfollate internamente in Ucraina dal 24 febbraio 2022, tra cui molte delle 2,7 milioni di persone con disabilità. Ricordiamo che in Ucraina, secondo l’ultimo censimento, vivevano 3 milioni di persone con disabilità. Inoltre, si stima che circa 12 milioni di persone siano bloccate o impossibilitate a lasciare le aree colpite dai combattimenti (BBC, 2022); molte di queste sono persone con disabilità, che non hanno potuto evacuare o riparare in rifugi fuori dai propri territori a causa della mancanza di accessibilità, comunicazioni, trasporti e rifugi (IDA-International Disability Association, 2022). In Ucraina queste persone, soprattutto i minori, vivono spesso in istituti, eredità del modello sovietico di servizi sociali (basta leggere il libro di Rubén Gallego Bianco su nero, per conoscerne le terribili forme organizzative) e hanno avuto molte difficoltà a fuggire. Le persone con disabilità hanno inoltre maggiori probabilità di rimanere nei loro villaggi, paesi e città d’origine anche durante il conflitto (Mercy Corps, 2022), con protezioni che si riducono solo alla propria famiglia.
L’ultimo dato dello IOM riporta 3,8 milioni di sfollati internamente (2025) e 4,1 milioni ritornati nei luoghi di origine. Purtroppo, però, non hanno la possibilità di avvalersi dei servizi sanitari e sociali esistenti prima della guerra.
Le stime certe per altro non ci sono, ma secondo le proiezioni possibili, il numero di ucraini feriti a causa della guerra, secondo fonti francesi, britanniche e statunitensi, oscilla tra i 350.000 e i 500.000 (stime al ribasso). Alcune proiezioni degli esperti valutano che circa il 25% dei feriti avrà una limitazione funzionale permanente (da 87.500 a 125.000 persone).

Il trattamento delle persone con disabilità sfollate raramente è uguale a quello delle altre persone, che già vivono estremi disagi. Infatti i sistemi di protezione civile non hanno adeguate competenze, non vengono raccolti dati sulla consistenza di questa popolazione e men che mai se ne conoscono le necessità.
La pagina sull’Ucraina dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, mostra, ad aprile 2025, che più di 70.000 persone e le loro famiglie espatriate hanno ricevuto supporto tramite servizi diretti in Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Moldavia, Romania e Slovacchia. Oltre il 51% di queste persone sono persone con disabilità e il 13% bambini. Il ruolo dell’EDF è stato quello di orientare i servizi di accoglienza nei Paesi che ospitavano gli sfollati, in modo da garantire il rispetto dei diritti umani, come indicato dall’articolo 11 (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Questo è avvenuto nel campo degli aiuti umanitari (compresi denaro contante per le prime esigenze, vari dispositivi di assistenza, trasporti, cibo, igiene e medicinali, nonché servizi medici e riabilitativi).
Anche altre Associazioni internazionali, come ad esempio CBM, e donatori, sono intervenuti (Canada, Francia, Germania ecc.), mentre il sistema di protezione civile italiano, impegnato ad accogliere gli sfollati ucraini, ha evidenziato le stesse carenze prima menzionate: assenza di raccolta dati sulle persone con disabilità, mancanza di competenze sul tema, difficoltà ad offrire adeguati interventi protettivi rispettosi dei diritti umani. A tali carenze hanno supplito solo parzialmente le Associazioni italiane di persone con disabilità e familiari e i cittadini ucraini che vivevano nel nostro Paese.

Di recente, durante la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, tenutasi a Roma nel luglio scorso, l’EDF, insieme al FID (Forum Italiano sulla Disabilità) e alle Associazioni ucraine, ha chiesto all’Italia, organizzatore della conferenza, e agli altri donatori, di impegnarsi per una ricostruzione che garantisca l’accessibilità alle persone con disabilità [se ne legga già ampiamente anche sulle nostre pagine N.d.R.], rispettando la Strategia nazionale del governo di Kiev di creare un ambiente senza barriere in Ucraina per il 2030. Infatti, anche la ricostruzione riguarda le persone con disabilità.

L’undicenne palestinese Mustafa Nasr ha subìto l’amputazione di entrambe le gambe a causa di un attacco aereo israeliano che ha preso di mira la casa della sua famiglia a Gaza (©Omar Ashtawy\APA)

Guerra di Israele nella Striscia di Gaza in Palestina
In risposta all’attacco di Hamas ad Israele del 7 ottobre 2023, che causò 1.182 morti, più di 4.000 feriti e mutilati, e la cattura di 251 ostaggi israeliani, il governo israeliano di Netanyahu ha attuato un’invasione della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di distruggere l’organizzazione di Hamas. Questo ha causato quasi 62.000 morti tra i civili, tra cui circa 20.000 bambini, e più di 100.000 feriti.
La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza viene ormai descritta come una carneficina, una catastrofe umanitaria, come una carestia per tutta la popolazione. Utilizzare la fame come strumento per costringere i gazawi ad abbandonare i propri territori di vita si configura quindi come un genocidio, utilizzando lo stesso strumento che i nazisti applicavano allo sterminio degli ebrei. Una parte crescente dei cittadini di Israele se ne sta rendendo conto, portando ad un aumento del dissenso nei confronti delle politiche del governo di Netanyahu addirittura all’interno dell’esercito. Bisogna anche tener presente, tra l’altro, che il capo del governo israeliano è soggetto ad un’inchiesta per corruzione che non va avanti finché la guerra continua.
Le immagini che arrivano dalla Striscia di Gaza mostrano paesi totalmente in rovina, distruzione di qualsiasi servizio pubblico, la gran parte degli ospedali non operativi o perché bombardati, o perché privi di medicinali o di carburanti per far funzionare i servizi essenziali. Gli unici ricoveri possibili ormai sono le tendopoli. Ma cosa significa vivere in agglomerati simili? Primo non avere condizioni climatiche di vita accettabili in piena estate (estremamente calda di giorno e freddissima di notte); poi non poter usufruire di bagni, men che mai accessibili; vivere in condizioni igieniche estreme (la mancanza di acqua per potersi lavare, ma anche per bere, anche perché gli impianti di de-salinazione dell’acqua di mare sono quasi tutti inattivi); l’impossibilità di avere un’attenzione competente e adeguata dai servizi umanitari.
I documenti internazionali e le soluzioni pratiche in materia vi sono, ma non vengono applicati alla popolazione con disabilità: la prima condizione per realizzarli, infatti, sarebbe conoscere dove vivono le persone con disabilità e le loro famiglie per approntare un’assistenza personalizzata. Purtroppo la popolazione palestinese di Gaza spesso è costretta a spostarsi a causa degli ordini dell’esercito israeliano, con la conseguente impossibilità ad identificare il loro luogo di vita provvisoria. E la distribuzione attuale degli aiuti umanitari è assolutamente insufficiente a coprire i fabbisogni essenziali (dovrebbero entrare a Gaza almeno 600 tir al giorno, ma viene riportato dalle agenzie internazionali che ne entrano solo poche decine).
Il numero di morti durante le file per accedere al cibo e all’acqua ammontano a 1.760 in 2 mesi (dati dell’ONU). L’American Humanitarian Foundation, unica organizzazione competente a fornire gli aiuti umanitari a Gaza, creata nel febbraio di quest’anno, non ha programmi specifici per prestare l’attenzione necessaria per assistere la popolazione con disabilità palestinese. Questo significa che l’accesso all’acqua e al cibo non viene distribuito in modo equo a questa popolazione, come succedeva invece con la gestione delle Agenzie dell’ONU. E la distribuzione di aiuti umanitari dal cielo, su cui si vedono impegnati vari Paesi, tra cui l’Italia, purtroppo non arriva alla popolazione con disabilità e rappresenta un’azione molto limitata all’interno del fabbisogno umanitario complessivo (circa 1-2% delle necessita giornaliere).

Un altro elemento che contribuisce alla violazione sistematica dei diritti umani è l’impossibilità di garantire le attività educative nelle scuole e nelle università a Gaza, anch’esse bombardate dall’esercito di Israele. L’impoverimento educativo che colpisce una generazione di studenti – poco evidenziato dalla stampa – è un ulteriore tassello della violenza contro il popolo palestinese, notoriamente tra i più educati di tutto il Medio Oriente. Questo gap educativo farà sentire nel futuro tutto il suo peso negativo in termini di capacità e competenze. Tanto più che nell’agosto 2023, con il progetto TEAM di EducAid, finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), io stesso avevo incontrato – come esperto della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), partner del progetto – gli esponenti del Ministero dell’Educazione della Striscia di Gaza, per introdurre le nuove tecnologie nelle scuole, allo scopo di produrre innovazione nelle formazioni sia in presenza che a distanza. Progetto oggi cancellato.
Ricordo ancora che a Gaza City, proprio la cooperazione italiana aveva finanziato vari progetti ad EducAid e RIDS che prima avevano formato decine di peer counsellor (“consulenti alla pari”) sia a Gaza che in Cisgiordania, che poi avevano creato e gestito un Centro per la Vita Indipendente proprio a Gaza City, intitolato a Rita Barbuto, che aveva contribuito alla loro formazione [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. Quel Centro, il primo in tutta l’area medio-orientale, gestito in prevalenza da peer counsellor, assisteva circa 1.000 famiglie e persone con disabilità, ma ormai è stato distrutto dall’invasione dell’ITF (Israel Defence Force).
Va anche ricordato che in Cisgiordania la violenza dei coloni, insediatisi illegalmente grazie all’appoggio del governo israeliano, che non rispetta le numerose risoluzioni dell’ONU contrarie all’occupazione illegittima di territori, colpisce le popolazioni palestinesi di essi, tra cui anche le persone con disabilità.

L’impegno della comunità internazionale
Nella Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 2475 del 20 giugno 2019, si scrive che «le parti in conflitto armato hanno la responsabilità primaria di adottare tutte le misure possibili per proteggere i civili», ricordando inoltre «che gli Stati hanno la responsabilità primaria di rispettare e garantire i diritti umani di tutte le persone all’interno del loro territorio e soggette alla loro giurisdizione, come previsto dal diritto internazionale». Mai prima d’allora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si era occupato di disabilità in modo specifico.
La Risoluzione esorta inoltre «tutte le parti in conflitto armato ad adottare misure, in conformità con gli obblighi di diritto internazionale applicabili, per proteggere i civili, compresi quelli con disabilità, e per prevenire la violenza e gli abusi contro i civili in situazioni di conflitto armato, compresi quelli che comportano uccisioni, mutilazioni e rapimenti. e tortura; così come lo stupro e altre forme di violenza sessuale in situazioni di conflitto e post-conflitto». Sottolinea quindi «la necessità che gli Stati pongano fine all’impunità per gli atti criminali contro i civili, compresi quelli con disabilità, e garantiscano che tali persone abbiano accesso alla giustizia e a rimedi efficaci e, se del caso, alla riparazione». E ancora, invita tutte le parti in conflitto a consentire e facilitare un accesso umanitario sicuro, tempestivo e senza ostacoli a tutte le persone bisognose di assistenza». Sottolinea «il vantaggio di fornire assistenza sostenibile, tempestiva, adeguata, inclusiva e accessibile ai civili con disabilità colpiti da conflitti armati, compresi il reinserimento, la riabilitazione e il sostegno psicosociale, per garantire che le loro esigenze specifiche siano affrontate in modo efficace, in particolare quelle delle donne e dei bambini». Incoraggia quindi gli Stati Membri «ad adottare misure adeguate per garantire che le persone con disabilità abbiano accesso su base di uguaglianza con gli altri ai servizi di base forniti nel contesto di un conflitto armato, compresi l’istruzione, i servizi sanitari, i trasporti e le tecnologie e i sistemi di informazione e comunicazione». Esorta gli Stati Membri «a consentire una partecipazione e una rappresentanza significative delle persone con disabilità», sottolineando «l’importanza dello sviluppo delle capacità e della conoscenza dei diritti e dei bisogni specifici delle persone con disabilità tra gli attori del mantenimento e della costruzione della pace delle Nazioni Unite», esortando gli Stati Membri «a svolgere un ruolo centrale a questo riguardo». Esorta ancora gli stessi Stati Membri «ad adottare tutte le misure appropriate per eliminare la discriminazione e l’emarginazione delle persone sulla base della disabilità in situazioni di conflitto armato, in particolare di coloro che si trovano ad affrontare forme molteplici e interconnesse di discriminazione». Richiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite «di includere, ove pertinente, informazioni e relative raccomandazioni su questioni rilevanti per le persone con disabilità, nel contesto del conflitto armato, nei rapporti tematici e geografici e nei briefing periodici al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nonché di includere, ove pertinente, dati disaggregati per disabilità nell’àmbito dei mandati esistenti e delle risorse esistenti». Riconosce poi «l’importanza delle interazioni tra la società civile e il Consiglio e, a questo proposito, esprime la sua intenzione di invitare le persone con disabilità, comprese le loro organizzazioni rappresentative, a informare il Consiglio di Sicurezza nelle aree tematiche e geografiche pertinenti e a prendere in considerazione l’inclusione di incontri interattivi con i rappresentanti locali delle persone con disabilità e con le loro organizzazioni rappresentative sul campo durante le missioni del Consiglio stesso». Esorta infine gli Stati «a rispettare gli obblighi loro applicabili ai sensi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
Non tutti i componenti del Consiglio hanno accettato senza riserve quanto scritto in tale Risoluzione. In particolare il rappresentante della Russia – ma anche quelli di Cina e Gran Bretagna -, pur concordando con i princìpi umanitari del documento, hanno voluto sottolineare che alcune delle disposizioni da esso previste “scavalcherebbero” il mandato del Consiglio di Sicurezza.

La Risoluzione impegna dunque gli Stati a definire nelle regole di ingaggio dei militari (Marina, Aviazione, Esercito) il rispetto dei principi da essa elencati. Purtroppo le nuove tipologie di guerra, con bombardamenti ed uso massiccio di droni, e il diffuso ricorso ai contractors – soldati di ventura che attraverso un contratto di collaborazione con uno Stato combattono al posto di militari regolari, con proprie regole di condotta spesso lontane da princìpi etici -, rende la Risoluzione solo parzialmente praticabile.
Va qui ricordato che nel punto u) del Preambolo alla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità si sottolinea la responsabilità di tutelare i diritti umani delle persone con disabilità anche nei territori occupati da Paesi stranieri, come in Palestina da parte del governo israeliano.

Anche sul tema degli interventi di emergenza e umanitari siamo lontani da una situazione accettabile. Il già citato articolo 11 (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) della Convenzione ONU obbliga gli Stati che l’hanno ratificata ad adottare «tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali».
Il tema della protezione e della sicurezza delle persone con disabilità è stato approfondito negli ultimi anni dal dibattito internazionale, per garantire a tali soggetti uguaglianza di opportunità e non discriminazione. La cosiddetta Carta di Verona del 2007 (Carta di Verona sul salvataggio delle persone con disabilità in caso di disastri) è stato il primo documento a definire i princìpi generali su cui basare gli interventi di emergenza per queste persone. Sono poi seguiti articoli e manuali in àmbito internazionale, curati dalle organizzazioni non governative e da quelle di persone con disabilità: se ne veda a tal proposito la bibliografia contenuta in Aiuti umanitari e disabilità. Vademecum (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Roma, 2015), pubblicato dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo, primo documento organico di un Governo in materia.
Anche le Nazioni Unite hanno licenziato una serie di documenti sul tema degli aiuti umanitari e degli interventi di emergenza: il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction del 2015 e la Charter of Istanbul on Inclusion of Persons with Disabilities in Humanitarian Action del 2016. In base a quest’ultima, nel mese di luglio del 2019 un gruppo di lavoro dello IASC (Interagency Standard Committee, il principale meccanismo delle Nazioni Unite per il coordinamento tra le Agenzie di Assistenza Umanitaria, foro unico che coinvolge i partner chiave dell’ONU e di altri Enti Governativi e della Società Civile, costituito nel giugno 1992, sulla base della Risoluzione 46/182 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) ha emanato le Guidelines for Inclusion of Persons with Disabilities in Humanitarian Activities, dopo un lavoro di due anni che ha coinvolto i maggiori esperti nel campo, tra cui, per l’Italia, anche un rappresentante della RIDS, delegato dall’AICS.
Il filo rosso di tutti questi documenti è la necessità di garantire che l’aiuto umanitario e di emergenza sia rispettoso dei diritti umani di tutti. L’approccio umanitario si fonda da sempre su un intervento rapido, sul modello dei corpi militari o delle organizzazioni caritatevoli (Esercito, Croce Rossa ecc.), con la prima azione basata sulla limitazione delle perdite, la secondo sull’idea che i beneficiari degli interventi siano inabili e bisognosi unicamente di assistenza, quasi solo sanitaria. Si parla, inoltre, di un intervento a due tempi, nel primo dei quali vanno garantiti gli elementi essenziali per il salvataggio e la prima accoglienza (cibo, salute e un luogo di ricovero), mentre solo in un secondo momento si cerca di garantire altri bisogni ritenuti “speciali”. Tali modalità, pertanto, non tengono conto delle persone con disabilità che vivono tra un tempo e l’altro fortissime violazioni di diritti umani. Sarebbe invece necessario garantire da subito i diritti delle persone con disabilità (accessibilità, partecipazione, attenzione ai bisogni personalizzati).
La prevenzione e la riduzione dei rischi derivanti da guerre devono essere basate su approcci multirischio e multisettoriali, inclusivi e accessibili in termini di efficienza e di efficacia. A tal proposito i documenti internazionali consigliano ai Governi di coinvolgere e impegnare le comunità e i più importanti attori di esse, tra cui donne, bambini e giovani, persone con disabilità, anziani, volontari, nella progettazione delle politiche, dei piani e degli standard, in una parola nella capacità di resilienza. Inoltre, tutta la società deve agire come “partner impegnata”, con una partecipazione basata sull’empowerment [crescita dell’autoconsapevolezza, N.d.R.] e sull’inclusione, sull’accessibilità e sulla non-discriminazione, prestando speciale attenzione alle persone colpite in maniera sproporzionata dai disastri, specialmente le fasce più povere della popolazione.
In tutte le fasi emergenziali vanno considerati il genere, l’età, la disabilità e le culture locali; deve inoltre essere promossa la partecipazione di donne e giovani, coinvolgendo e rafforzando le Associazioni che rappresentano le persone con disabilità e le loro famiglie.
Anche l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa sono intervenuti sul tema dell’emergenza inclusiva delle persone con disabilità: il Consiglio, dopo una serie di consultazioni con gli attori del settore, nel 2016 ha definito un manuale specifico come contributo del programma EUR-OPA; l’Unione ha emanato il Consenso europeo sull’aiuto umanitario, e ancora, dal Consiglio sono arrivate le Conclusions on Disability Inclusive Disaster Management, e dalla Commissione, più recentemente (2019) la guida operativa The Inclusion of Persons with Disabilities in EU-funded Humanitarian Aid Operations, con la messa in campo, successivamente, della ben nota Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, che si occupa anche delle attività relative agli aiuti umanitari e di emergenza.

Purtroppo siamo ancora lontani da una capacità di intervento dei sistemi di protezione civile nazionali e internazionali di garantire eguaglianza di opportunità e non discriminazione. Una ricerca dell’EDF, prodotta nel 2022 e relativa a 55 Paesi europei e asiatici censiti, ha mostrato che solo 5 Paesi includono interventi dedicati alle persone con disabilità nella legislazione in materia di emergenza. E solo 2 Paesi coinvolgono le Associazioni di persone con disabilità nella progettazione e nella gestione delle emergenze, vale a dire la Serbia e l’Italia. Peccato che in Italia questo avvenga solo per il Consiglio Nazionale dei Vigili del Fuoco, ma non per la Protezione Civile Nazionale. Va tuttavia segnalato che alcune Protezioni Civili Regionali collaborano con le Associazioni di persone con disabilità, come accade ad esempio in Calabria.

*Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

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RETTIFICHE ASSEGNAZIONI PROVVISORIE SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO

Ultime da A. T. P. Cosenza - 20 Agosto 2025 - 3:18pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Procedura di individuazione di n. 1 unità di personale ATA – Decreto comando

Ultime da A. T. P. Cosenza - 20 Agosto 2025 - 2:18pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

“#IoRampo”: aumentano i negozi di prossimità che abbattono le barriere fisiche e quelle culturali

Superando - 20 Agosto 2025 - 1:47pm

Sono oltre 100 i nuovi esercizi commerciali di prossimità accessibili alle persone con disabilità motoria sul territorio nazionale: sono i dati aggiornati di “#IoRampo”, progetto di cui ci siamo già occupati qualche mese fa, che punta ad aumentare l’accessibilità dei luoghi pubblici e dei negozi attraverso l’installazione di una semplice rampa rimovibile, un’idea per abbattere le barriere fisiche ma anche quelle culturali

Sono oltre 100 i nuovi esercizi commerciali di prossimità accessibili alle persone con disabilità sul territorio nazionale. Questi sono i dati aggiornati di #IoRampo di cui ci siamo già occupati nella primavera scorsa sulle nostre pagine, progetto che punta ad aumentare l’accessibilità dei luoghi pubblici e dei negozi attraverso l’installazione di una semplice rampa rimovibile, un’idea per abbattere le barriere fisiche ma anche quelle culturali.
Lo spiega l’ideatore, Andrea Venuto, uomo con disabilità, già disability manager per il Comune di Roma e presidente esecutivo di Connessioni Sociali Società Benefit, che ha deciso di trasformare la sua esperienza personale in un’iniziativa pratica: «Ero stanco di prendere il caffè sul marciapiede davanti al mio bar preferito. Con il progetto #IoRampo offriamo una soluzione concreta e immediata: in meno di 72 ore un negozio può rendersi conforme alle normative, inclusivo e aperto a tutti».

Nonostante le leggi italiane sull’abbattimento delle barriere architettoniche, circa l’80% dei negozi presenta ancora ostacoli, spesso un singolo gradino che esclude milioni di potenziali clienti. #IoRampo, dopo soli tre mesi di attività su scala nazionale e partito in fase sperimentale in Sardegna, dimostrando che abbattere le barriere architettoniche è possibile ed economicamente vantaggioso.
L’innovativo progetto, cui hanno già aderito molte Confcommercio della Regione Sardegna, ma anche, in tutt’altra parte d’Italia, della Provincia di Gorizia, è ispirato alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e si stima permetta un aumento potenziale del fatturato fino al 20% per chi apre davvero le porte a tutti e tutte. Attorno all’iniziativa si sta costruendo una community di persone con disabilità che chiedono di potere spendere i propri soldi dove vogliono; infatti, ogni storia di accessibilità viene raccontata sul web e sui social, promuovendo i negozi inclusivi e facilitando la scelta consapevole dei clienti.

Patrocinata dalla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), l’iniziativa punta sulla geolocalizzazione per segnalare le attività accessibili, con l’obiettivo non solo di rendere fruibili gli esercizi commerciali, ma anche di far capire che chi ha una disabilità è una persona come le altre che vuole essere libera di scegliere come e dove passare il proprio tempo libero. Si migliora così la qualità della vita anche per le persone anziane e le famiglie con bambini piccoli che spesso hanno difficoltà ad accedere ai luoghi pubblici; questo, in ultima analisi, rappresenta anche un vantaggio competitivo per gli stessi esercizi commerciali aderenti.
Dove #IoRampo è attivo, si è generato un positivo tangibile impatto sulla comunità, nei territori si sono radicati valori fondamentali dell’inclusione e dell’accessibilità, senza bisogno di discorsi “teorici”, ma passando ai fatti con una rampa mobile. Perché iniziare a vedere le persone con disabilità nei negozi, nei ristoranti, nei bar in maniera del tutto naturale vale più di tante campagne di sensibilizzazione che sovente rimangono sulla carta ed è il modo maggiormente efficace per cambiare la cultura della disabilità e fare inclusione. #IoRampo, infatti, dimostra che abbattere le barriere è al contempo un dovere civico e un’opportunità di crescita per tutti e tutte. (Stefania Delendati)

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Personale ATA – Disponibilità per le operazioni di utilizzazione e assegnazioni provvisorie provinciali

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 20 Agosto 2025 - 1:29pm

Decreto approvazione graduatoria procedura personale ATA as 2025 2026

Ultime da A. T. P. Cosenza - 20 Agosto 2025 - 1:06pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

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