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Completamente guariti? Perfettamente curati! La Giornata Nazionale dei Risvegli e il ruolo del caregiver: questo il titolo della conferenza stampa in programma per la mattinata del 25 settembre a Roma (Sala Stampa della Camera dei Deputati, ore 11.30), durante la quale verrà presentata la prossima Giornata Nazionale dei Risvegli del 7 ottobre, tradizionale evento che ruota attorno alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris, la struttura pubblica dell’Azienda USL di Bologna dedicata fase riabilitativa delle gravi cerebrolesioni acquisite, voluta dalla Fondazione Gli Amici di Luca.
L’evento del 7 ottobre, che potrà contare sullo spot con l’attore e scrittore Alessandro Bergonzoni, testimonial “storico” della Casa dei Risvegli, «punterà a fare rete – come spiegano dagli Amici di Luca – per diffondere un modello di cura centrato sulla persona e sulla famiglia, con il coinvolgimento attivo dei caregiver e un’équipe multidisciplinare che possa garantire la presa in carico globale e personalizzata, dal coma al reinserimento sociale».
Insieme alla deputata Ilenia Malavasi, promotrice dell’incontro, e al già citato Alessandro Bergonzoni, interverranno alla conferenza stampa del 25 settembre Fulvio De Nigris, Maria Vaccari e Roberto Piperno, rispettivamente presidente, vicepresidente e direttore scientifico della Fondazione Gli Amici di Luca (Casa dei Risvegli Luca De Nigris). (S.B.)
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L’articolo 20 (Mobilità personale) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità riconosce e garantisce il diritto alla mobilità e il conseguente dovere, da parte degli Stati che hanno ratificato la Convenzione stessa, di assicurare alle persone con disabilità tutto il supporto necessario, anche tecnologico, per potersi muovere e spostare nel modo più autonomo possibile e, quindi, anche di accedere a procedure e strumenti che permettano loro di ottenere la patente di guida.
Anche l’Unione Europea ha recentemente affermato che «il diritto alla patente di guida costituisce una garanzia della libera circolazione e della partecipazione alla vita economica e sociale, in particolare nelle zone rurali e meno urbanizzate che dispongono di una rete di trasporti pubblici limitata. In particolare, per gli anziani, le persone sole, le persone a mobilità ridotta o le persone con disabilità, il trasporto individuale è un elemento importante per sostenere il loro funzionamento indipendente e autonomo. Le limitazioni al diritto di essere titolare di una patente di guida dovrebbero basarsi su criteri oggettivi determinati su base individuale e non dovrebbero comportare il rischio di discriminazione».
Nel nostro Paese, attualmente, sono più di 200.000 le persone con disabilità titolari di una patente speciale che, spesso, soprattutto in caso di disabilità fisiche ad elevato bisogno di sostegni, come tetraplegia e paraplegia, si trovano a dover affrontare procedure complesse e una grande difficoltà nel trovare strumenti realmente adatti a modificare le autovetture in base ai loro bisogni, facendo sì che la guida sia un’attività realmente sicura e comoda.
È per queste ragioni che la FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con Lesione al Midollo Spinale), si impegna da tempo, attraverso un lavoro di advocacy e di collaborazione con le Istituzioni, per portare a una modifica delle procedure, dei criteri e delle norme italiane in materia. Un impegno che ha portato all’adozione del nuovo Prontuario Adattamenti, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, documento che non è solo un aggiornamento tecnico, ma che rappresenta anche l’effettivo accoglimento del modello di disabilità della Convenzione ONU. Esso prevede infatti, per le persone con disabilità fisiche in condizioni di cronicità e stabilità, una procedura per il rinnovo della patente più snella, che non richiede un riesame da parte della Commissione Medica competente.
Aspetto centrale del nuovo Prontuario è l’adozione dei Codici Unionali Armonizzati, che avvicina l’Italia agli standard dell’Unione Europea, portando a una maggiore omogeneità nei supporti e nelle procedure sul territorio nazionale.
Una grande conquista è rappresentata anche dall’introduzione di nuove classificazioni per patologie complesse (tetraplegia, distrofia muscolare, sclerosi multipla), condizioni di disabilità che ora sono associate ad adattamenti e tecnologie specifiche e funzionali alle reali capacità residue delle persone, con la garanzia che la modifica del veicolo, indicata dagli esperti, sarà scelta in base alle capacità concrete e personali dell’individuo che andrà a utilizzarla.
Proprio per una valutazione realistica delle capacità residue delle singole persone con disabilità che fanno richiesta della patente, il nuovo Prontuario ha introdotto l’utilizzo del simulatore di guida e del valutatore tecnico, ideati e sviluppati dal Centro Superiore Integrato per la Mobilità Accessibile (CSIMA dell’ANGLAT), che forniscono dati e informazioni oggettive e precise sulle capacità residue del singolo, risultando quindi fondamentali per individuare l’ausilio giusto per lui e per la sua guida.
Queste modifiche e aggiornamenti recenti rappresentano un enorme passo avanti verso la personalizzazione dei supporti e delle procedure, prevista dalla Convenzione ONU, e per la quale la FAIP e le Associazioni ad essa aderenti si battono da sempre.
*Rispettivamente presidente della FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con Lesione al Midollo Spinale) e componente del Centro Studi Giuridici HandyLex della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
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Nella mattinata del 25 settembre, presso l’Istituto dei Sordi di Torino (Viale San Pancrazio, 65, ore 10-12), verrà ufficialmente presentato PRIDE – Protezione e Referral Intersezionale contro la violenza per le persone con Disabilità per una società più Equa, progetto promosso dallo stesso Istituto dei Sordi di Torino, in collaborazione con CBM Italia e la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), avvalendosi del sostegno del Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo.
«Obiettivo dell’iniziativa – spiegano i promotori – è contrastare la violenza ai danni delle donne e delle ragazze con disabilità, rendendo più accessibili e inclusivi i servizi di prevenzione, emersione e supporto dedicati».
Durante l’incontro del 25 settembre, dunque, Istituzioni e Associazioni si confronteranno per condividere esperienze e strumenti utili a garantire pari diritti e opportunità.
Interverranno per l’occasione Enrico Dolza, direttore dell’Istituto dei Sordi di Torino; Chiara Anselmo, responsabile dell’Advocacy per CBM Italia; Laura Abet, responsabile del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA; Jacopo Rosatelli, assessore al Welfare, ai Diritti e alle Pari Opportunità del Comune di Torino; Chiara Foglietta, assessora alle Politiche per l’Ambiente e l’Innovazione del Comune di Torino; Jacopo Suppo, vicesindaco della Città Metropolitana di Torino; Lisa Noja, consigliera della Regione Lombardia. (S.B.)
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«Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, questo scritto fissa punti fondamentali e offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale»: lo ha scritto sulle nostre pagine Donata Scannavini, presentando La disabilità non è una vocazione (Edizioni Qiqajon, 2025), libro scritto a quattro mani da Simone Stifani, persona con disabilità, laureato in Scienze Religiose e da Luciano Manicardi, monaco di Bose e biblista.
Il volume sarà al centro di una pubblica presentazione, nel pomeriggio del 25 settembre, presso il Monastero San Giovanni Evangelista Benedettine di Lecce (ore 18), con l’introduzione di sr Luciana Mirijam Mele osb e alla presenza di Simone Stifani, che dialogherà con Sabino Chialà, prioore di Bose. (S.B.)
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Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo il seguente contributo, a proposito di una situazione da noi denunciata nei giorni scorsi, riguardante la Provincia di Savona e gli studenti e le studentesse con disabilità di quel territorio. Con un’unica precisazione: che purtroppo situazioni analoghe si stanno con tutta probabilità verificando anche in altre parti d’Italia e pertanto quel che scrive qui di seguito Giampiero Griffo è applicabile pure altrove.
La vicenda della Provincia di Savona che ha deciso di tagliare i fondi che permettevano di realizzare i PEI (Piani Educativi Individualizzati), in particolare per coinvolgere gli educatori, nei processi di inclusione scolastica, come denunciato su queste stesse pagine dal professor Luca Malvicini, si configura come una palese discriminazione nei riguardi degli alunni e delle alunne delle classi frequentanti gli istituti secondari di secondo grado. Infatti in questo caso quegli alunni e alunne si troverebbero a non avere eguaglianza di opportunità rispetto ai compagni di quelle scuole, violando i loro diritti umani.
Lo si evince dalla Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 10 settembre 2020 (Ricorso n. 59751/15 – Causa G.L. contro l’Italia), che ha condannato il nostro Paese, interpretando il caso di una bambina autistica che non aveva ricevuto adeguati sostegni per la frequenza scolastica, dal momento che il Comune di Eboli (Salerno) aveva dichiarato di non avere fondi.
Alla luce, dunque, della legislazione inclusiva italiana, della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, e della Carta Sociale Europea, la Corte dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per la «mancata determinazione delle reali necessità dell’alunna con disabilità ricorrente, nel mettere in campo le soluzioni atte a soddisfare quelle esigenze che le avrebbero consentito di frequentare la scuola in condizioni per quanto possibile equivalenti a quelle degli altri bambini, senza imporre un onere sproporzionato o eccessivo all’Amministrazione Scolastica». In particolare il caso aveva fatto riferimento alla mancata fornitura di servizi educativi specializzati.
La Sentenza, quindi, aveva sottolineato la grave discriminazione, vista l’importanza dell’istruzione e condannato appunto l’Italia al rimborso delle spese processuali e materiali sostenute dalla famiglia per garantire alla bimba gli adeguati sostegni, oltre a 10.000 euro per danno morale.
Nel caso specifico, pertanto, chi scrive propone senz’altro di inviare una lettera alla Provincia di Savona, firmata dai familiari degli alunni colpiti dai tagli, sottolineando la possibilità di essere denunciati per discriminazione e violazione dei diritti umani.
*Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).
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