
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, invitiamo l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa ad adottare misure decise per tutelare i diritti, la sicurezza e la dignità delle donne e delle ragazze con disabilità.
Questo nostro appello è supportato anche dagli esiti del nostro recente rapporto inviato al GREVIO, l’organismo indipendente responsabile di monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica). Tale rapporto (disponibile integralmente a questo link), infatti, evidenzia lacune persistenti nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea, non permettendo di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità.
Le donne e le ragazze con disabilità rappresentano quasi un terzo di tutte le donne nell’Unione Europea. Eppure rimangono esposte in modo sproporzionato a violenza, discriminazione ed esclusione, hanno da due a cinque volte più probabilità di subire violenza rispetto alle donne senza disabilità e corrono rischi aggiuntivi di sterilizzazione forzata, istituzionalizzazione, isolamento sociale e ostacoli alla giustizia.
Tutto ciò, a nostro parere, è appunto una conseguenza diretta delle lacune politiche e dell’assenza di un’inclusione significativa delle donne e delle ragazze con disabilità.
L’Unione Europea, è opportuno ricordare, ha aderito nel 2024 alla citata Convenzione di Istanbul e sempre lo scorso anno ha adottato la sua prima Legge sulla lotta alla violenza contro le donne (Direttiva (EU) 2024/1385). Ora quegli impegni devono concretizzarsi in una solida realtà.
Quando dunque il GREVIO effettuerà la sua prima valutazione dell’Unione Europea, per giudicarne le misure adottate sull’attuazione della Convenzione di Istanbul, gli esperti del GREVIO stesso dovranno tenere bene a mente che l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa sono vincolati dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ciò significa che devono garantire il pieno sviluppo, l’emancipazione e l’uguaglianza delle donne e delle ragazze con disabilità (articolo 6 della Convenzione) e proteggerle da sfruttamento, violenza e abusi (articolo 16). E tuttavia, nelle sue Osservazioni Conclusive del 2025, il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha espresso diverse preoccupazioni, vale a dire:
° Le politiche dell’Unione Europea in materia di parità di genere, inclusa la Strategia per la Parità di Genere 2020-2025, non offrono una tutela adeguata e non si concentrano sulle donne e le ragazze con disabilità.
° La sterilizzazione forzata, lo stupro, le molestie sessuali e altre forme di violenza non sono ancora esplicitamente vietate dal diritto dell’Unione Europea.
° I dati sulla violenza contro le donne e le ragazze con disabilità rimangono estremamente limitati.
° Le voci delle donne con disabilità non sono incluse con sistematicità nel processo decisionale dell’Unione Europea.
Per tutto quanto detto, pertanto, esortiamo gli esperti del Consiglio d’Europa, l’Unione Europea tutta e gli Stati Membri ad affrontare e risolvere con nettezza queste problematiche nell’attuazione della Convenzione di Istanbul.
Tornando al nostro rapporto presentato al GREVIO, esso evidenzia a propria volta numerose gravi carenze nell’azione dell’Unione Europea contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica.
1. Violenza persistente e pratiche dannose
Uno dei dati più allarmanti è la persistente legalità della sterilizzazione forzata in almeno 12 Stati Membri dell’Unione Europea. Si parla infatti di una pratica che costituisce una grave violazione dell’autonomia fisica e dei diritti umani, eppure l’Unione non ne ha ancora richiesto il divieto.
2. Mancanza di politiche inclusive
Sebbene l’Unione Europea abbia adottato misure importanti, gli strumenti giuridici non riescono ancora ad affrontare la realtà delle donne e delle ragazze con disabilità. L’assenza di un divieto di sterilizzazione forzata, come appena sottolineato, nonché di azioni volte a garantire l’accessibilità dei servizi o l’adozione di strategie di prevenzione e sensibilizzazione che includano la disabilità, lascia molte donne e ragazze con disabilità senza tutela.
3. Dati insufficienti
Nonostante i progressi compiuti da Eurostat e dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, non esiste una raccolta sistematica di dati disaggregati per tipo di disabilità, né dati sulla violenza che si verifica in istituti o altri contesti chiusi.
4. Ostacoli alla tutela e all’accesso alla giustizia
Le più recenti norme europee includono effettivamente disposizioni essenziali in materia di accessibilità, formazione per gli operatori della giustizia e linee guida attente alle esigenze delle persone con disabilità e tuttavia, questi progressi rischiano di rimanere sulla carta senza un solido monitoraggio, una guida e il coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità.
Quelli di seguito, dunque, sono i punti dell’appello che lanciamo oggi, 25 novembre, tramite i quali esortare l’Unione Europea ad adottare misure immediate e concrete per:
° Porre fine alla sterilizzazione forzata in tutti gli Stati Membri, il che deve includere misure di prevenzione, divieto, sanzioni e rimedi, senza eccezioni basate sulla disabilità.
° Coinvolgere significativamente le donne con disabilità e le loro organizzazioni nella progettazione, attuazione e monitoraggio di tutte le politiche per la parità di genere e contro la violenza.
° Garantire la piena accessibilità a tutti i servizi di tutela, supporto e giustizia.
° Garantire un’attuazione inclusiva della Direttiva (EU) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, tenendo conto anche delle disabilità.
° Nominare una figura di coordinamento per porre fine a tutte le forme di violenza contro le donne, una figura che si occupi anche delle sfide affrontate dalle donne e dalle ragazze con disabilità.
° Raccogliere e pubblicare dati disaggregati su tutte le forme di violenza, anche nelle Istituzioni.
° Affrontare la discriminazione intersezionale che rende le donne con disabilità più vulnerabili alla violenza, alla povertà e allo sfruttamento.
In questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riaffermiamo in conclusione il nostro impegno incrollabile: nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!
*L’EDF (European Disability Forum) è il Forum Europeo sulla Disabilità. Traduzione e adattamento del presente contributo a cura della redazione di Superando.
L'articolo Nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro! proviene da Superando.
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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba del capoluogo piemontese hanno organizzato l’iniziativa denominata Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag, una giornata interamente dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che possono aumentare la vulnerabilità e isolare le vittime.
L’appuntamento è presso gli spazi del Servizio Passepartout (Corso Unione Sovietica, 228/d, Torino, ore 10.30-19.30), per una giornata a ingresso gratuito (con prenotazione), «pensata – si legge nella presentazione – come un percorso di consapevolezza, prevenzione ed empowerment, dove laboratori esperienziali, momenti artistici e spazi di parola si intrecceranno per fornire strumenti concreti di riconoscimento delle red flag, ossia quei segnali troppo spesso invisibili che anticipano dinamiche di controllo, manipolazione e violenza psicologica, fisica ed economica».
L’evento si terrà nell’àmbito del Servizio Antiviolenza per Persone con Disabilità – Il Fior di Loto, e si avvarrà della collaborazione delle Associazioni Mana, Volonwrite, ConTatto, Forma e Materia, Forme in Bilico e Mandala, delle Università di Torino e Genova e del Collettivo Moleste, oltreché con il contributo di &PLUS Srl STP Società Benefit. (S.B.)
A questo link è disponibile un testo di approfondimento sui contenuti dell’iniziativa. Per altre informazioni: associazionevolonwrite@gmail.com; verbatorino@gmail.com.L'articolo A Torino si parla di segnali precoci della violenza nei confronti di donne con e senza disabilità proviene da Superando.
È in programma per la mattinata del 26 novembre a Genova (Sala Trasparenza della Regione Liguria, Piazza De Ferrari, 1, ore 12.15), la presentazione dell’evento sportivo internazionale Virtus World Cross Country Championships 2025, in programma nei giorni successivi presso il Parco Comunale di Arenzano.
Virtus, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria (Comitato Italiano Paralimpico), insieme alla FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
Alla conferenza stampa – che sarà anche l’occasione per presentare il più ampio progetto Il cuore oltre l’ostacolo, sostenuto dalla Regione Liguria, a sostegno dello sport paralimpico – interverranno Simona Ferro, assessora allo Sport della Regione Liguria; Dario Della Gatta, presidente del CIP Liguria; Francesco Silvestrini, sindaco di Arenzano; Antonio Micillo, presidente del CONI Liguria. (S.B.)
L'articolo La presentazione del “Virtus World Cross Country Championships 2025” di Arenzano proviene da Superando.
Un incontro aperto a tutti che rappresenterà una preziosa opportunità per approfondire l’importanza dell’inclusione e dell’accessibilità nella letteratura per l’infanzia: sarà questo il terzo incontro a partecipazione gratuita del ciclo promosso dal Centro di Documentazione della Lega del Filo d’Oro, Toccare per Leggere: Un viaggio nel mondo dei libri tattili.
L’incontro si intitiolerà Leggere insieme: alla scoperta dei libri inclusivi, è in programma per il pomeriggio del 26 novembre (ore 14.30-17.30), in presenza presso la Sala Polifunzionale Fondazione della Lega del Filo d’Oro (Via Linguetta, 3, Osimo, in provincia di Ancona), ma fruibile anche online.
A condurlo sarà Elena Corniglia, responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile dell’Associazione Area di Torino, che si collegherà in diretta da remoto. (S.B.)
L'articolo Alla scoperta dei libri inclusivi proviene da Superando.
«L’amore non vede la disabilità, la violenza (purtroppo) neanche»: a ricordarlo è l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, rilanciando quanto emerso dal rapporto del ministero dell’Interno Il pregiudizio e la violenza contro le donne, secondo il quale dal 1° ottobre 2023 al 30 settembre 2024 sono stati in totale 540 i reati commessi nei confronti di donne con disabilità, con un conseguente incremento del 66% rispetto al monitoraggio realizzato nell’analogo precedente periodo (324 reati). Reati tra i quali rientrano maltrattamenti contro familiari o conviventi, violenza sessuale, atti persecutori.
«Si tratta di un aumento – considerano dall’AIPD – che in parte è certamente dovuto all’emersione e alla registrazione di una realtà che prima era sommersa e nascosta. Va però detto che, secondo diverse indagini e analisi, le donne con disabilità hanno fino a quattro volte più probabilità di subire violenza rispetto alle altre donne. Nello specifico poi della sindrome di Down, studi e testimonianze indicano che la probabilità può arrivare a essere fino a dieci volte maggiore. E da ultimo, ma non certo ultimo, il fatto che nel 2024 14 delle 108 vittime di femminicidio erano donne con disabilità o malattie gravi. Quel che è certo è che le donne con disabilità, specialmente intellettiva, spesso non dispongono di strumenti adeguati per riconoscere comportamenti violenti, né di contesti di ascolto protetti adeguatamente formati».
Alla luce di quanto detto, dunque, la stessa AIPD ha voluto lanciare in questi giorni un’iniziativa di formazione e informazione dedicata proprio al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità. E lo fa attraverso due strumenti, ossia un seminario di formazione sui temi dell’educazione all’autonomia, rivolto agli operatori con esperienza, in programma il 27 e 28 novembre a Roma (Roma Scout Center, Largo dello Scautismo, 1, seguito, il 29 novembre, dal convegno L’amore non è disabile, iniziative entrambe realizzate nell’àmbito del progetto Forma Mentis, che si propongono come luogo di confronto e di ascolto rispetto a queste tematiche.
In tali appuntamenti (a questo link ogni approfondimento sugli stessi) verranno offerti non solo spunti di riflessione che favoriscano il dialogo, ma anche strumenti e indicazioni pratiche per costruire percorsi di educazione a un’affettività sana e positiva.
Il secondo strumento è invece un piccolo vademecum, realizzato dall’AIPD grazie agli educatori e agli operatori che da anni si occupano di queste tematiche e che conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down. Esso contiene tre semplici indicazioni per accompagnare le persone con sindrome di Down nella costruzione di relazioni di coppia che siano sicure, positive e caratterizzate dal rispetto. Si tratta di:
1. Parlare tanto, bene, semplicemente e liberamente di affettività e sessualità.
2. La sessualitànon è un problema, ma una parte bella della vita.
3. Parlarne in famiglia e con le famiglie.
«L’approccio per affrontare il tema degli abusi sessuali da parte della nostra Associazione – spiega Francesco Cadelano, educatore professionale e responsabile dell’AIPD per le attività di educazione e accompagnamento all’autonomia – è parlare apertamente di affettività e sessualità con i partecipanti. Il tema viene affrontato in maniera diretta nell’età dell’adolescenza (dai 15 anni). Si è convinti infatti che l’adultità non si improvvisa, ma si costruisce. Come? Innanzitutto, parlandone sia in modo “incidentale”, sia in modo “strutturato”, attraverso attività costruite ad hoc, rivolte a gruppi monosessuali e misti, con un linguaggio semplice (ma non infantile!) e aiutandosi con storie, immagini o video. I principi della “positività” e della “bellezza” orientano la proposta educativa, se è vero che l’affettività e la sessualità sono aspetti positivi e fondamentali della vita umana, non “problemi” da affrontare quando si presentano. Siamo convinti che tali argomenti debbano essere sottolineati sia con le persone con sindrome di Down che con le loro famiglie. Parlando dell’affettività e della sessualità come aspetto bello e centrale nella vita degli adulti, educhiamo le persone a rendersi conto quando la sessualità non arrivi in maniera positiva o voluta».
Il principio della bellezza e della positività di affettività e sessualità non esclude per altro l’attenzione ai pericoli che si possono incontrare nella vita. «Nel libro Amore, amicizia, sesso. Note per operatori (Erickson, 2021), che resta il nostro punto di riferimento, oltre a tracciare un percorso educativo per persone con disabilità intellettiva – aggiunge Cadelano -, è presente un capitolo che tratta in maniera diretta il tema delle molestie, della privacy e dell’uso dei social. E naturalmente anche questi sono temi che affrontiamo, con semplicità e delicatezza, nei nostri percorsi di educazione e confronto».
Da ricordare infine che sempre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, diverse Sezioni territoriali dell’AIPD hanno ideato iniziative di informazione e sensibilizzazione insieme a soci e famiglie. Lo hanno fatto, ad esempio, quelle di Brindisi e di Campobasso (se ne legga rispettivamente a questo e a questo link).
«Come AIPD – conclude il presidente nazionale dell’Associazione Gianfranco Salbini – chiediamo con forza che le Istituzioni mettano al centro della loro agenda la protezione delle donne con disabilità: formazione specifica per gli operatori, strumenti di denuncia accessibili, percorsi di empowerment, interventi nei contesti familiari e residenziali, e una vigilanza costante su chi dovrebbe garantire cura e protezione. La violenza contro le donne con disabilità non è un’emergenza, ma una realtà strutturale che va affrontata con coraggio, competenza e responsabilità. Per quanto riguarda la nostra Associazione, continueremo a fare la nostra parte, perché ogni donna – con o senza disabilità – abbia il diritto di vivere senza paura». (S.B.)
L'articolo Dall’AIPD alcuni semplici strumenti per prevenire la violenza sulle donne con disabilità proviene da Superando.
In occasione del 25 novembre, che domani sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’ISTAT ha pubblicato l’indagine La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia, frutto della collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio, prevista dalla Legge 53/22 sulle Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere, nonché dalla Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) e dalla Direttiva (UE) 2024/1385 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
Sono circa 6 milioni e 400.000 (31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subìto violenza fisica (18,8%) o sessuale (23,4%); tra queste ultime a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Per la maggior parte, autori delle violenze (26,5%) sono parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le vittime di violenza fisica o sessuale nell’àmbito della coppia. Dal partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
Un elemento che desta forte preoccupazione riguarda le giovani donne, che l’indagine evidenzia come particolarmente colpite da forme di violenza, spesso da parte di partner o ex partner. Le dinamiche di controllo, gelosia e manipolazione emotiva trovano terreno fertile nelle relazioni affettive più giovani, dove persistono stereotipi, dipendenze relazionali e modelli culturali che normalizzano comportamenti abusivi. La violenza tra giovani, inoltre, si manifesta sempre più anche tramite canali digitali – molestie online, diffusione non consensuale di immagini, minacce – rendendo necessario un aggiornamento continuo degli strumenti di prevenzione e tutela.
Uno degli aspetti messi in luce in quest’ultima indagine riguarda la vulnerabilità delle donne che presentano problemi di salute, disabilità o situazioni di cronicità che risultano esposte più frequentemente a forme di violenza. Secondo i dati ISTAT, infatti, le donne che hanno dei problemi fisici (che riferiscono di stare male o molto male, che hanno limitazioni dell’autonomia personale o malattie croniche) sono pari a 6 milioni 500.000 (il 32,5% delle donne di 16-70 anni). Ebbene, il 36,1% di loro dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali (circa 2 milioni e 350.000), con una percentuale più elevata rispetto al valore medio (31,9%, come sopra detto).
La violenza fisica o sessuale è più frequente tra chi dichiara di sentirsi male o molto male (38,8%, 332.783), chi è affetta da malattie croniche (37,1%, 2.109.160) e chi ha limitazioni gravi (39,4%, 230.074). Considerando invece le violenze subite negli ultimi cinque anni, è minore la prevalenza delle donne che hanno problemi di salute e subiscono violenza (9,5%, 540.560 donne, rispetto all’11% del dato medio). Sono circa 60.000 le vittime in cattiva salute, circa 39.000 hanno limitazioni gravi e circa 479.000 segnalano malattie croniche.
E tuttavia, nonostante le informazioni offerte, l’indagine dell’ISTAT presenta un limite importante: la mancanza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità. Questa lacuna impedisce di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità esposte al rischio di subire violenza non solo da parte del partner ma anche in altri contesti. Le situazioni di maggiore dipendenza da figure di supporto, la ridotta autonomia, le barriere fisiche e sociali, così come la minore accessibilità ai servizi, possono infatti aumentare i fattori di rischio e rendere più difficile denunciare o chiedere aiuto.
Manca in sostanza una raccolta strutturata e sistematica che incroci in modo completo le variabili relative al genere e alla disabilità, ciò che permetterebbe di comprendere meglio l’impatto della violenza sulle donne con disabilità, le quali rischiano dunque di rimanere statisticamente invisibili; questo, inoltre, favorirebbe politiche pubbliche realmente inclusive, capaci di modellare interventi e servizi sui bisogni specifici, rendendo più riconoscibile l’esperienza delle vittime e contribuendo a un dibattito pubblico più attento e consapevole anche nelle strategie di prevenzione.
Per contrastare la violenza di genere, non basta intervenire dopo che il danno è stato compiuto, la prevenzione è il vero fulcro di una strategia efficace e duratura che passa attraverso l’educazione alle relazioni, al rispetto e al consenso fin dall’infanzia e in tutte le scuole; una formazione continua per operatori sociali, sanitari, educativi e delle forze dell’ordine; campagne di sensibilizzazione che contrastino stereotipi sessisti e rappresentazioni che normalizzano la violenza; maggiore accessibilità ai servizi per le donne con disabilità o problemi di salute, spesso escluse o sottorappresentate nei percorsi di supporto; prevenzione digitale, capace di affrontare nuove forme di abuso online che colpiscono soprattutto le più giovani.
Una prevenzione efficace, infatti, non solo riduce il rischio di violenza, ma contribuisce a costruire una nuova cultura in cui le relazioni affettive e sociali siano fondate sul rispetto, sulla parità e sull’autodeterminazione.
Nella ricorrenza del 25 novembre, quindi, l’indagine ISTAT continua a essere uno strumento essenziale per fotografare la violenza di genere in Italia, ma l’assenza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità resta un ostacolo significativo per costruire analisi accurate e politiche efficaci. Non si tratta infatti solo di un problema tecnico, ma di un nodo politico e sociale che ostacola la costruzione di analisi accurate e politiche efficaci: per prevenire e contrastare davvero la violenza è necessario che la statistica pubblica sia in grado di raccontare tutte le donne, senza lasciare nell’ombra nessuna esperienza. Ed è necessario affiancare a un sistema statistico più inclusivo una politica forte di prevenzione e formazione capace di agire sulle radici culturali, sociali e strutturali del fenomeno. Solo così sarà possibile costruire politiche più eque, inclusive e realmente efficaci, garantendo che nessuna donna venga lasciata sola o invisibile.
*Coordinatrice del Gruppo Donne FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
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Una nuova “passeggiata inclusiva”, dopo la precedente del mese di ottobre [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.], è stata organizzata a Gorizia dal Comune della città, su spinta e richiesta della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nuova preziosissima occasione per verificare il grado di reale accessibilità del centro cittadino e per progettare il capoluogo isontino del domani in modo più inclusivo. Il tutto anche potendo contare, ora, sul PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) recentemente approvato dal Consiglio Comunale.
Se la prima passeggiata di ottobre si era concentrata sul percorso tra la Stazione Ferroviaria e il Municipio, la seconda ha affrontato le strade che dalla Casa Comunale di Gorizia raggiungono Piazza Vittoria e di lì Piazza De Amicis, nel cuore del centro storico.
Vi hanno preso parte oltre una trentina di persone, in rappresentanza anche dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dell’Associazione Diritto di parola e della Pro Loco, oltre a privati cittadini che quotidianamente si confrontano con le difficoltà legate a una disabilità. C’era anche il consigliere regionale Diego Moretti, mentre per il Comune erano presenti gli assessori al Welfare Silvana Romano e ai Lavori Pubblici Sarah Filisetti.
Ancora una volta Filisetti ha voluto sperimentare in prima persona le difficoltà che le persone con disabilità sono chiamate ad affrontare quotidianamente. Se infatti nella prima passeggiata di ottobre si era accomodata su una carrozzina, nella seconda, ad occhi chiusi, ha camminato servendosi di un bastone per ciechi.
Diverse le criticità evidenziate nel corso della giornata. Ad esempio è emersa la necessità di installare un semaforo sonoro per l’attraversamento della strada da parte di persone con disabilità visiva all’incrocio tra Corso Verdi, Via Oberdan e Via Boccaccio, all’altezza della Posta Centrale, mentre andrebbero rivisti gli scivoli agli attraversamenti pedonali tra Via Oberdan, Via Roma e Piazza Vittoria. Qui, sul rialzo centrale, mancano del tutto i percorsi tattilo-plantari per gli spostamenti in autonomia delle persone con disabilità visive, ma i problemi più gravi riguardano le vicine Via Seminario e Via Carducci, asse di collegamento con Piazza De Amicis, dove si trovano i frequentati Musei provinciali. «In entrambi i casi – spiega Giampiero Licinio, presidente della FISH Friuli Venezia Giulia – i marciapiedi sono impossibili da percorrere in carrozzina, e dunque chi si sposta così deve scendere in strada. Durante la nostra passeggiata ci ha pensato la Polizia Locale, che ringraziamo, a farci da scorta in quel punto. Da rivedere anche lo scivolo di fronte all’ingresso della Fondazione Carigo, molto pendente e in un tratto stretto del marciapiede».
La stessa FISH Regionale e le altre Associazioni del mondo della disabilità puntano ad effettuare anche una ricognizione della presenza di servizi igienici (pubblici o all’interno dei locali) accessibili alle persone con disabilità. Una lacuna ancora da colmare in una città sempre più frequentata anche dai turisti nell’anno della Capitale Europea della Cultura.
Nel prossimo futuro, fanno sapere ancora la FISH e il Comune goriziano, nuove “passeggiate inclusive” interesseranno anche altre zone del territorio cittadino.
L'articolo Continuano le “passeggiate inclusive” a Gorizia, per migliorare sempre più la mobilità della città proviene da Superando.
Negli ultimi decenni la malattia di Parkinson ha certamente assunto un peso crescente tra le patologie croniche complesse, con un impatto sempre più rilevante non solo sul piano clinico-assistenziale, ma anche su quello sociale, familiare ed economico. È in tale contesto che la Confederazione Parkinson Italia ha promosso l’avvio del Tavolo di Lavoro Nazionale sulla malattia di Parkinson, con l’obiettivo di definire un’agenda condivisa per affrontare in modo sistemico le principali criticità legate alla diagnosi, alla gestione e all’assistenza delle persone con Parkinson.
Sarà questo il tema al centro del convegno denominato appunto Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson, promosso per la mattinata del 25 novembre a Roma (Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica, 72, ore 11-13), su iniziativa della senatrice Murelli, in collaborazione con la stessa Confederazione Parkinson Italia. (S.B.)
L'articolo Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson proviene da Superando.
Il 3 Dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità dal 1981, quando cioè fu indetta dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza verso la comprensione dei problemi connessi alla disabilità e l’impegno per garantire la dignità, i diritti e il benessere delle persone con disabilità. Ogni anno la Giornata è dedicata ad un tema specifico, che quest’anno sarà Fostering disability-inclusive societies for advancing social progress, ossia Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale.
Come si può leggere nel portale dell’ONU, allo spazio dedicato all’evento, «le celebrazioni di quest’anno si baseranno direttamente sullo slancio derivante dal Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, tenutosi a Doha, in Qatar, dal 4 al 6 novembre scorsi, in cui i leader mondiali hanno ribadito il loro impegno a costruire un mondo giusto, inclusivo ed equo, lanciando altresì un appello a porre l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale».
In tal senso, la Dichiarazione Politica prodotta a Doha ha voluto evidenziare alla comunità globale «che promuovere lo sviluppo sociale è impossibile senza la piena inclusione, partecipazione e leadership delle persone con disabilità. E tuttavia, in ogni zona del mondo le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli persistenti, ossia maggiori rischi di povertà, accesso limitato a un lavoro dignitoso e salari più bassi, lacune nella protezione sociale, barriere all’autonomia, alla dignità e nei sistemi di assistenza e supporto, accesso disuguale alle tecnologie assistive e ad ambienti accessibili».
«Mentre dunque i vari Stati si impegnano ad accelerare i progressi nell’eliminazione della povertà, nell’occupazione produttiva e nell’inclusione sociale – si è concluso a Doha -, l’inclusione della disabilità rimane sia una precondizione che un motore di cambiamento duraturo».
Da tale assunto prenderà le mosse anche la celebrazione del 3 dicembre, presso la sede dell’ONU di New York, un evento incentrato sulla ricerca di soluzioni concrete, che nella mattinata di quel giorno riunirà esponenti di Stati Membri, leader delle Nazioni Unite, attivisti per i diritti delle persone con disabilità e giovani. (Stefano Borgato)
L'articolo 3 Dicembre 2025: l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale proviene da Superando.
Tornerà il 23 novembre a Milano il Myra Contest, esperienza creativa e sensoriale ideata da Myra Lab, impresa sociale che permette l’inserimento lavorativo di persone cieche e ipovedenti nel campo del design di gioielli, grazie alla revisione del processo di creazione, che non parte più dal disegno ma dalla modellazione di una pasta malleabile. Il pezzo unico prodotto artigianalmente viene poi scansionato, stampato in 3D e rifinito a mano.
Quest’anno, però, dopo il successo dell’edizione del 2024, che aveva visto 15 persone cieche e ipovedenti progettare il proprio gioiello e vederlo realizzato e messo in vendita, il format cambierà prospettiva: saranno infatti content creator e influencer a mettersi in gioco, affrontando la sfida di modellare la porcellana bendati, guidati da persone con disabilità visiva o intellettiva.
«Un cambio di sguardo – spiegano i promotori – per ricordare che creare significa anche lasciarsi guidare, affidarsi, ascoltare. Il contest, va ricordato, non è una gara, non prevede premi in denaro o sfide a tempo: c’è infatti spazio per rallentare, ascoltare e lasciarsi guidare e chi è spesso osservato prende in mano la direzione e diventa punto di riferimento. È proprio questo il valore che vogliamo costruire: un’alleanza tra mondi che raramente si incontrano, una bellezza da toccare, più che da esibire».
Al Myra Contest 2025 parteciperanno dunque content creator e attivisti che ogni giorno usano i social per parlare di corpi, diritti, salute mentale, accessibilità e dignità. Tra loro Francesca Contessini, creator con disabilità motoria che racconta con ironia e lucidità la vita oltre le barriere; Pegah Moshir Pour, attivista italo-iraniana per i diritti umani e digitali; Marta Luisa Presterà, influencer impegnata nella sensibilizzazione sul tema del suicidio, attraverso uno storytelling personale.
A giudicare poi i gioielli, sarà una giuria composta da persone cieche e ipovedenti che hanno fatto dell’esperienza sensoriale, del linguaggio e della relazione un modo di abitare il mondo, quali Daniele Cassioli; campione paralimpico di sci nautico; Elena Travaini, ballerina e modella; Giuseppe Cesena, giornalista e fondatore della Disabili International Radio. (S.B.)
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