Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – AVVIO FASE 1 Scorrimento cdc: AAAA-AM12-AS12-AS2B-AS2C-A034-A050-B009 – RETTIFICA.

Ultime da USR Calabria - 11 Dicembre 2025 - 11:58am

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Omicidi-suicidi: quelle solite narrazioni

Superando - 11 Dicembre 2025 - 11:32am

La recente vicenda di Corleone (Palermo), nella quale una donna con disturbo dello spettro autistico è stata uccisa da sua madre, che poi si è suicidata, fa emergere ancora una volta la necessità di una riflessione su come queste storie vengono raccontate. La notizia, infatti, è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna con disabilità o non compare proprio, o è minoritaria. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio lei

Il 5 dicembre scorso Giuseppina Milone, 47 anni, donna autistica, è stata strangolata con una corda da sua madre e caregiver, Lucia Pecoraro, 78 anni, che poi si è tolta la vita impiccandosi nel terrazzo della propria abitazione. Il fatto è accaduto a Corleone (Palermo).
La notizia è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna con disabilità o non compare proprio, o è minoritaria**. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio quest’ultima. La madre ha deciso di due vite, Giuseppina Milone nemmeno della propria.

Non si tratta di giudicare, ma di analizzare. Se vogliamo prevenire questi episodi dobbiamo chiamare le cose col proprio nome: in questa storia c’è una persona che ha ucciso e una che è stata uccisa. E assumere la prospettiva della vera vittima è uno dei modi per provare ad arginare il fenomeno.
Lo ha ben compreso Patriza Gariffo, giornalista e donna con disabilità, che, commentando la vicenda, osserva: «In questi giorni, Giusy è scomparsa quasi del tutto dal racconto pubblico. Quando è stata nominata, lo si è fatto solo per ricordare la fatica reale vissuta dalla sua famiglia» (si veda: La tragedia di Corleone e la vittima divenuta invisibile, in «la Repubblica», 10 dicembre). «Una vicenda dolorosa, certo, ma che non può trasformarsi nella cornice che attenua un gesto irreparabile. Si continua a parlare di contesto, di disperazione, di solitudine: elementi veri, legittimi da comprendere. Ma non fino al punto da relativizzare l’uccisione di una donna che, fino a prova contraria, voleva vivere», scrive, tra le altre cose, Gariffo.

Sulla stessa linea d’onda è anche la riflessione proposta da Sofia Righetti, attivista e filosofa specializzata nei Disability Study, Queer e Crip Studies e Gender Studies, nonché anche lei donna con disabilità. «Giuseppina Milone, 47 anni, disabile, è stata uccisa strangolata da sua madre due giorni dopo la giornata internazionale delle persone disabili – scrive Righetti sul suo profilo Instagram in un post del 9 dicembre –. Questo non è un “omicidio compassionevole”, come la stanno rigirando i giornali, è un crimine d’odio. Perché sono centinaia i casi di persone disabili uccise dai genitori e dai caregiver. E l’orrore che ti mette addosso è che i prossimi potremmo essere noi con la scusa del “se non me ne occupo io non se ne occupa nessuno”.
Quindi ora cosa dovremmo fare, ringraziare i nostri genitori/caregiver perché non ci hanno ancora ammazzate? Chiamatelo col suo nome, si chiama DISABILICIDIO. Ci vogliamo VIVE».

Nel 2023, come Centro Informare un’h, lanciammo una campagna di sensibilizzazione volta a sollecitare una riflessione sulle narrazioni pubbliche dei casi di omicidio-suicidio attuati dai/dalle caregiver a danno di se stessi/e e della persona con disabilità di cui si curano. Omicidi-suicidi: proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche, questo il nome della campagna visibile online a questo link, che poneva l’accento proprio sui messaggi sottesi a certe narrazioni. Uno degli aspetti a cui era richiesto di prestare attenzione era la necessità di sottolineare «che non rientra tre le prerogative del/la caregiver decidere arbitrariamente della morte della persona di cui si cura, e che l’unica vita di cui può disporre è solo la propria». Possiamo convenire che la campagna non abbia perso di attualità (a questo link il testo della proposta su cui si basava la campagna).

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). 

**Di seguito alcuni lanci: Uccide la figlia disabile e si suicida: cosa ci dice la tragedia di Corleone (Costanza Oliva, in «Avvenire», 6 dicembre 2025); Corleone, donna uccide la figlia disabile e si toglie la vita. Aveva perso il marito pochi mesi fa (Redazione online, in «Corriere della Sera», 6 dicembre 2025); Uccide la figlia e si suicida, chiede perdono con una lettera (Redazione ANSA, in «ANSA.it», 7 dicembre 2025); Strangola la figlia disabile e poi si impicca con la stessa corda: 8 mesi fa la donna aveva perso il marito (Redazione Cronaca, in «Il Fatto Quotidiano», 6 dicembre 2025); Un caregiver che uccide è un fallimento dello Stato: perché i soldi per il “dopo di noi” ci sono ma non vengono spesi (Chiara Ludovisi, in «Vita», 9 dicembre 2025); L’omicidio-suicidio di Corleone, folla e lacrime ai funerali: “Che tragedia, inutile cercare di capire il perché” (Redazione, in «PalermoToday», 9 dicembre 2025); Uccide la figlia disabile a Corleone e si suicida, Lucia Pecoraro ha lasciato una lettera chiedendo scusa (Simone Gervasio, in «Virgilio Notizie», 7 dicembre 2025).

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Decreto scioglimento della riserva Dattola Valentina.

Ultime da USR Calabria - 11 Dicembre 2025 - 10:42am

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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – ESITI FASE 1 scorrimento CDC AM2B.

Ultime da USR Calabria - 11 Dicembre 2025 - 10:37am

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Integrazione decreto approvazione graduatoria provviedenze 2025 eventi 2024

Ultime da USR Calabria - 11 Dicembre 2025 - 10:23am

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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – ESITI FASE 1 scorrimento CDC AM2B

Ultime da A. T. P. Cosenza - 11 Dicembre 2025 - 10:15am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. del 09 ottobre 2025, n. 2939...

Ultime da USR Calabria - 11 Dicembre 2025 - 10:07am

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Ricorso al Tribunale di Palmi proposto da Politi Valentina c/MIM- USR Calabria RG 3388/2025- Decreto Tribunale Palmi n. 11963/2025

Ultime da USR Calabria - 11 Dicembre 2025 - 8:47am

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L’evento conclusivo a Milano di “Insieme per Progettare la Vita”

Superando - 10 Dicembre 2025 - 6:20pm

«È stato un percorso intenso, fatto di seminari, laboratori, sportelli consulenza e momenti di formazione diffusa, con un obiettivo chiaro: sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie nella costruzione di un progetto di vita consapevole, possibile e concretamente realizzabile»: lo dicono dall’Associazione InCerchio di Milano, capofila del progetto biennale “Insieme per Progettare la Vita”, che il 15 dicembre vivrà il proprio appuntamento conclusivo nel capoluogo lombardo

«È stato un percorso intenso, fatto di seminari, laboratori, sportelli consulenza e momenti di formazione diffusa, con un obiettivo chiaro: sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie nella costruzione di un progetto di vita consapevole, possibile e concretamente realizzabile»: lo dicono dall’Associazione InCerchio di Milano, capofila del progetto biennale Insieme per Progettare la Vita, finanziato dal Bando per gli Enti del Terzo Settore della Regione Lombardia, iniziativa che nel pomeriggio del 15 dicembre giungerà al suo appuntamento conclusivo con un evento di confronto, restituzione e visione sul futuro, in programma presso l’Auditorium M. Toschi della Fondazione SON (Speranza Oltre Noi), a Milano (ore 16-18.30).
«L’evento di chiusura – viene spiegato – non rappresenterà solo un punto di arrivo, ma soprattutto un momento per fermarsi e guardare avanti. Quali bisogni sono emersi con maggiore forza in questi due anni? Quali risposte hanno funzionato e quali restano ancora da immaginare? Come possiamo stabilizzare e rafforzare la rete di collaborazione costruita? E soprattutto: quale sostenibilità possiamo dare al progetto perché diventi una risorsa stabile per il territorio?».

Dopo l’accoglienza a cura di don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione SON, e di Maria Teresa Zocchi, presidente dell’Associazione InCerchio, e dopo i saluti istituzionali di Donatella Ronchi, assessora alle Politiche Sociali del Municipio 2 di Milano, seguiranno due interventi di restituzione e riflessione, vale a dire Progetti che aprono prospettive e Metodi ed esiti, a cura rispettivamente di Daniela Piglia e Cristina Labianca dell’Associazione InCerchio.
Uno spazio significativo sarà quindi dedicato alla rete che ha accompagnato e sostenuto il progetto, con le Associazioni Il Gabbiano-Noi come gli altri e Vivi Down e le Fondazioni Oltre e Fare Famiglia che condivideranno esperienze, riflessioni e traiettorie possibili per il futuro.
A seguire, la parola passerà ai protagonisti dei Laboratori di autonomia, attraverso le interviste curate da Jacopo Mariani, e alle famiglie, con la testimonianza di Elisabetta e Fabio, genitori di Elena. (S.B.)

L’evento sarà aperto alla cittadinanza, alle famiglie e agli operatori interessati (è richiesta la registrazione tramite questo link). Per ogni ulteriore informazione: segreteria@associazioneincerchio.com.

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Il “pasticcio” di quegli ausili a carico delle persone con disabilità, con le Regioni che vanno in ordine sparso

Superando - 10 Dicembre 2025 - 5:46pm

«A quanto pare – scrive Luca Faccio – ci sono molte famiglie e persone con disabilità ancora costrette a pagare totalmente o in parte di tasca propria ausili quali i ricambi per carrozzine elettriche, le riparazioni per le stesse o le scarpe ortopediche, perché le Regioni vanno in ordine sparso. Suggerisco quindi al Ministro della Salute di elaborare un testo ove invitare tutte le Regioni a non far pagare alcun costo se un utente tramite prescrizione medica richiede un ausilio»

Gentilissimo Ministro della Salute Orazio Schillaci, a suo tempo ho sollevato anche su queste pagine il problema dei costi delle batterie delle carrozzine elettriche. Qualche giorno fa il giornalista del «Fatto Quotidiano» Renato La Cara, attraverso un suo articolo [“Ricambi per carrozzine e scarpe ortopediche: un anno dopo spese ancora a carico delle famiglie. E le Regioni vanno in ordine sparso”, N.d.R.], ha fatto ben presente che le famiglie e le persone con disabilità sono ancora costrette a pagare totalmente o in parte gli ausili di tasca propria.
La pregherei molto gentilmente di impegnarsi a risolvere questo enorme e grave pasticcio perché né le persone con disabilità né le loro famiglie possono sostenere le spese degli ausili di cui hanno totalmente bisogno e diritto.
Le ricordo che le persone con disabilità con invalidità al 100% ricevono dallo Stato una pensione pari a 336 euro mensili più l’indennità d’accompagnamento pari a 542,02 euro, destinata a chi assiste. Mi può spiegare con questo tipo di importi, come fa chi ha bisogno di un ausilio a pagarselo anche in parte?
Le suggerisco pertanto di elaborare un testo ove invitare tutte le Regioni a non far pagare alcun costo se un utente tramite prescrizione medica richiede un ausilio; così facendo si può evitare che ogni Regione possa scegliere di fare come vuole.
Da parte mia mi impegno come sempre a raccogliere tutte le testimonianze dei cittadini e delle cittadine sui costi che devono affrontare per avere gli ausili e sarà mia premura inviarle a lei, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, alla Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica.

*Blogger.

Alla questione trattata nel presente contributo, Superando ha dedicato nei mesi scorsi i seguenti testi:
° Batterie e riparazioni delle carrozzine a motore elettrico: pagano gli utenti? (a questo link).
° Cari Ministri, Care Regioni: e quindi, se mi si rompe la batteria, devo restare chiuso in casa? (a questo link).
° Far pagare le batterie sarebbe una palese violazione dei diritti umani (a questo link).
° Carrozzine a motore elettrico e spese a carico degli utenti: bene il Veneto, ma la FISH scrive al Governo (a questo link).
° Ausili: il rispetto dei diritti non può dipendere da dove si abita o da quanto è efficiente la propria ASL! (a questo link).
° Quali sono le ASL che chiedono contributi per gli ausili? (a questo link).

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L’uso di quella parola in un film? C’è proprio poco da ridere!

Superando - 10 Dicembre 2025 - 5:05pm

«Rivolgiamo un invito fermo e rispettoso a giornalisti, autori, sceneggiatori, attori, comici e operatori del mondo cinematografico, teatrale e televisivo, affinché evitino l’uso di termini che possono ferire e discriminare le persone con disabilità»: è l’appello rivolto dall’Associazione AIPD, dopo le segnalazioni ricevute per il trailer del film “Oi vita mia”, ove la parola “mongoloide” viene nuovamente utilizzata come insulto, per quanto ironico, ciò che però non può affatto far ridere chi ha un figlio o una figlia con sindrome di Down Immagine tratta dal trailer del film “Oi vita mia”

«Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto un numero significativo di segnalazioni da parte di famiglie, che al proprio interno hanno bambini, ragazzi e adulti con sindrome di Down, così come da molte persone impegnate quotidianamente nella tutela della dignità delle persone con disabilità. Le segnalazioni riguardano il trailer del film Oi vita mia, attualmente in sala, del duo comico Pio e Amedeo. La parola “mongoloide” vi viene nuovamente utilizzata come insulto, per quanto ironico. Ma a chi ha un figlio o una figlia con sindrome di Down non fa affatto ridere!»: a dirlo è Gianfranco Salbini, presidente dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), che coglie l’occasione, a nome delle tante famiglie aderenti alla propria Associazione, per denunciare, ancora una volta, «l’utilizzo, in contesti di satira e comicità, di termini inappropriati legati alla disabilità».

«Questo tipo di linguaggio – prosegue Salbini – è purtroppo ancora diffuso, soprattutto sui social: spesso decidiamo di non intervenire, per non alimentare l’effetto emulazione e tuttavia, in questo caso anche il silenzio produrrebbe lo stesso risultato. L’uso di parole offensive o discriminatorie, inserite in contesti leggeri e di spensieratezza, rischia infatti di essere normalizzato soprattutto tra i più giovani, legittimando di fatto l’utilizzo di termini gravemente offensivi. Ed è proprio da questa legittimazione che, con facilità, si passa a un utilizzo offensivo nei più diversi contesti sociali».

«Rispettiamo le intenzioni degli autori di voler utilizzare la comicità per veicolare temi sociali di grande importanza – sottolinea ancora il Presidente dell’AIPD -: crediamo infatti anche noi che ci sia bisogno di raccontare, anche con leggerezza, problematiche che spesso non ricevono un’attenzione pubblica, ma restano, per così dire, un “affare di famiglia”. E del resto, anche la nostra Associazione ha spesso diffuso i propri messaggi attraverso campagne che utilizzano l’ironia e la comicità. Esiste però un limite che non vorremmo fosse superato: la comunicazione deve sempre essere “gentile” e rispettosa verso le sensibilità di tutti. La storia dello spettacolo italiano e internazionale dimostra che la comicità può essere brillante, efficace e profondamente intelligente senza ricorrere a offese, etichette o linguaggi degradanti. Grandi maestri della risata hanno saputo far ridere e riflettere senza mai colpire la dignità delle persone».

Dall’AIPD arriva dunque un appello: «Rivolgiamo un invito fermo e rispettoso a tutti i professionisti della comunicazione – giornalisti, autori, sceneggiatori, attori, comici e operatori del mondo cinematografico, teatrale e televisivo – affinché evitino l’uso di termini che possono ferire e discriminare le persone con disabilità. Il linguaggio è uno strumento potente: può includere o escludere, valorizzare o ferire. L’impegno comune per una comunicazione rispettosa rappresenta un passo fondamentale verso una società più consapevole, inclusiva e libera da stereotipi. Confidiamo pertanto nella collaborazione e nella sensibilità di chi opera nei diversi àmbiti della comunicazione, certi che il rispetto delle persone e delle loro condizioni non limiti la creatività, ma anzi la nobiliti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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Fondamentale un progetto di vita che garantisca un futuro a una persona con disabilità

Superando - 10 Dicembre 2025 - 4:00pm

«L’amore non basta, né tanto meno i servizi sociali che seguono il “cammino” di una persona con disabilità quando il carico di assistenza si fa insostenibile per un familiare già vulnerabile – scrive Vincenzo Falabella, riflettendo sulla tragica vicenda che ha visto in Sicilia una donna uccidere la figlia con disabilità e poi togliersi la vita -. Servono sostegni importanti, a cominciare da un percorso costruito nel tempo: un progetto di vita che garantisca a una persona un futuro nonostante la condizione di disabilità»

La vicenda tragicamente estrema di Corleone (Palermo), ove una donna ha ucciso la figlia con disabilità e si è poi tolta la vita, richiama l’attenzione su un tema riguardante molte famiglie che vivono la condizione di disabilità. Nel caso specifico credo che la mamma si sia trovata di fronte ad un bivio: ha avuto timore che dopo la perdita del marito, da sola non ce l’avrebbe fatta a garantire una vita dignitosa alla propria figlia.
Ma l’amore non basta, né tanto meno i servizi sociali che seguono il “cammino” di una persona con disabilità quando il carico di assistenza si fa insostenibile per un familiare già vulnerabile. Nell’àmbito della disabilità sono necessari sostegni importanti, a cominciare da un percorso costruito nel tempo: un progetto di vita che garantisca a una persona un futuro nonostante la condizione di disabilità.

In Italia le persone che hanno una condizione di disabilità sono, secondo i dati ISTAT, circa 13 milioni, mentre sono circa 7 milioni i caregiver familiari. Nel corso di questi ultimi anni abbiamo lavorato insieme al Ministero per la Disabilità su una Proposta di Legge riguardante appunto i caregiver: dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri nel nuovo anno e la svolta è attesa a partire dal 2027.
Più in generale, però, bisogna ribadire una volta di più che il nostro sistema welfare non funziona, perché non può continuare ad essere soltanto un welfare protettivo e risarcitorio. Occorre infatti un welfare che possa garantire dignità e opportunità alle persone con disabilità, che riconosca la persona prima ancora che la condizione di disabilità. Non sono sufficienti percorsi standardizzati dei servizi sociali, serve essenzialmente un progetto di vita per la persona con disabilità.
Il Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), che entrerà in vigore nel 2027, sarà certamente necessario, ma i territori dovranno essere capaci di costruire politiche di intervento che vadano nella direzione di garantire dignità e pari opportunità. E soprattutto di garantire alla persona con disabilità di poter avere un’aspettativa anche dopo la vita dei genitori. In poche parole, il “Dopo di Noi”.

*Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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“Occhi di stelle. I custodi della luce”: sullo stesso palco a Reggio Emilia chi vede e chi non vede

Superando - 10 Dicembre 2025 - 1:58pm

Il 13 dicembre, celebrando la giornata dedicata a Santa Lucia, protettrice della vista, I.A. Academy, in collaborazione con l’UICI di Reggio Emilia e con l’Associazione Nessuno è Escluso, presenterà a Reggio Emilia il musical “Occhi di stelle: i custodi della luce”, scritto e diretto da Isabelle Adriani, che unirà sullo stesso palco interpreti che vedono e che non vedono in un racconto sul potere della visione interiore e della solidarietà

Nella serata del 13 dicembre, celebrando la giornata dedicata a Santa Lucia, protettrice della vista, I.A. Academy, in collaborazione con l’UICI di Reggio Emilia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con l’Associazione Nessuno è Escluso, presenterà a Reggio Emilia, presso il Teatro San Prospero (Via Guidelli, 5, ore 21), il musical inclusivo Occhi di stelle. I custodi della luce, scritto e diretto da Isabelle Adriani.
«Si tratta di un progetto – spiegano i promotori – che rappresenta un esempio concreto di arte e inclusione, unendo sullo stesso palco interpreti che vedono e che non vedono in un racconto poetico e luminoso sul potere della visione interiore e della solidarietà. Attraverso musica, canto e danza, Occhi di stelle celebra la luce che ciascuno porta dentro di sé, invitando il pubblico a guardare oltre le apparenze per scoprire la vera essenza delle persone».

«Il corso di teatro dei nostri soci – spiega Giuseppe Riva, presidente dell’UICI di Reggio Emilia – è iniziato a gennaio e, parallelamente, molti di loro stanno partecipando a corsi di canto e dizione. Esperienze artistiche come queste sono fondamentali per le persone cieche o ipovedenti, perché permettono di esprimere la propria creatività, sviluppare fiducia in se stessi e interagire attivamente con la comunità. Un sentito ringraziamento va dunque a Isabelle Adriani, che si è dedicata con straordinaria passione e sensibilità alla realizzazione di questo progetto così importante per la nostra Associazione».

Attrice, cantante, scrittrice, Isabelle Adriani, studiosa del mondo delle fiabe, ha pubblicato diversi libri su tale tema, tra cui The DNA of Fairy-Tales e La vera storia di Cenerentola (con prefazione di Valerio Massimo Manfredi). Con la sua I.A. Academy, promuove da anni laboratori e spettacoli incentrati sulla recitazione cinematografica e sull’inclusione sociale. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Marzia Mecozzi (m.mecozzi@audiotre.com).

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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – AVVIO FASE 1 Scorrimento cdc: AAAA-AM12-AS12-AS2B-AS2C-A034-A050-B009

Ultime da USR Calabria - 10 Dicembre 2025 - 1:38pm

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Comunicare una diagnosi, ovvero Dove inizia la cura

Superando - 10 Dicembre 2025 - 1:35pm

La comunicazione della diagnosi come processo, che può trasformare un “atto sanitario” e una “risposta medica” in un percorso educativo, sociale e progettuale: sarà questo il tema centrale del convegno “Dove inizia la cura. Comunicare una diagnosi di disabilità: dialogo interdisciplinare tra educazione e medicina”, in programma per il 13 dicembre a Milano, promosso dall’Università Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Associazione Parent Project

«Quello nel quale si riceve la diagnosi che comporterà una disabilità rappresenta un momento carico di emozioni, incertezze e aspettative, che può influenzare in profondità i percorsi di cura e di vita. Con questo incontro si vuole porre l’accento sulla comunicazione della diagnosi come processo, che può trasformare un “atto sanitario” e una “risposta medica” in un percorso educativo, sociale e progettuale, accompagnando l’intero arco di vita della persona, un processo che coinvolge non solo la persona direttamente interessata, ma anche tutti i membri della famiglia, incluse/i sorelle e fratelli»: viene presentato così il convegno denominato Dove inizia la cura. Comunicare una diagnosi di disabilità: dialogo interdisciplinare tra educazione e medicina, promosso per il 13 dicembre a Milano dal Corso di Specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità (X ciclo), del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università Milano-Bicocca, in stretta collaborazione con l’Associazione Parent Project.

L’evento si propone dunque come uno spazio di confronto e riflessione condivisa tra professionisti, ricercatori, associazioni, persone con disabilità e familiari, «per costruire nuove alleanze – come viene sottolineato – e una cultura della cura sempre più co-costruita e multidisciplinare». (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sull’incontro, insieme al programma completo. Per altre informazioni: Elena Poletti (e.poletti@parentproject.it).

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Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura

Superando - 10 Dicembre 2025 - 1:06pm

Promosso dal Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità e dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si terrà domani, 11 dicembre, a Roma, presso l’oratorio della Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, ma potrà anche essere seguito in diretta streaming, il seminario “Oltre la soglia. Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura”

Organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità e dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si terrà nel pomeriggio di domani, 11 dicembre, a Roma, presso l’oratorio della Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini (Via Acciaioli, 2, ore 14-17), il seminario denominato Oltre la soglia. Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura.
L’incontro (a questo link il programma completo) potrà per altro essere seguito anche in diretta streaming sul canale YouTube della CEI e sarà preceduto in mattinata da una visita accessibile al Parco Archeologico del Colosseo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Danilo Angelelli (d.angelelli@chiesacattolica.it).

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“Drawersity”: i fumetti e le rappresentazioni della diversità

Superando - 10 Dicembre 2025 - 12:42pm

«Un invito a pensare, ascoltare e dialogare senza etichette, mettendo in discussione i confini del “normale”»: erano stati presentati così i due incontri di Torino dal titolo complessivo “Enjoy the Difference”, promossi dall’Associazione Volonwrite, dal Disability Film Festival e dal Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il secondo dei quali, intitolato “Drawersity”, si terrà domani, 11 dicembre, incentrandosi sui fumetti e la rappresentazioni della diversità

Enjoy the Difference, letteralmente “Goditi la differenza” è il nome complessivo di due incontri dedicati al linguaggio, ai significati e agli immaginari legati al tema della differenza, in programma presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Via Modane, 16), promossi dall’Associazione Volonwrite, dal Disability Film Festival e dal Dipartimento Educativo della stessa Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, nell’àmbito del progetto C’è spazio per tuttə, finanziato dalla Fondazione Time2 attraverso il bando Cambiamenti.

Dopo il primo incontro del 13 novembre, dunque, già da noi ampiamente presentato, e intitolato Normalitelling, siamo ora alla viglia del secondo, che si terrà appunto domani, 11 dicembre (ore 18.30) e si intitolerà Drawersity, incentrandosi sui fumetti e le rappresentazioni della diversità.
Vi parteciperanno Barbara Centrone (Barbiequeer), insegnante, formatrice e attivista, e il fumettista Daniel Cuello, con la moderazione di Federico Stella, graphic designer, videomaker, responsabile multimedia dell’Associazione Volonwrite e Alice Scavarda, sociologa del Dipartimento Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, co-fondatrice dell’Associazione Culturale Graphic Medicine Italia, esperta di Disability Studies e della relazione tra fumetto e salute.

«Sarà un dialogo a più voci – si legge nella presentazione – sul rapporto tra fumetti e rappresentazione delle diversità: in che modo cioè i fumetti riescono a mettere in luce le narrazioni dominanti sulle presunte diversità psico-fisiche, di genere, etniche e a sfidarle, dando visibilità a punti di vista marginalizzati? Un confronto che intreccerà prospettive pedagogiche, sociologiche e artistiche, con due ospiti che hanno fatto della riflessione sulla diversità una pratica quotidiana».
Da ricordare, infine, che al termine dell’incontro, la mostra News From The Near Future sarà visitabile gratuitamente fino alle 23. (S.B.)

L’incontro sarà a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria tramite questo link. Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: Marco Berton (marcoberton.pressoffice@gmail.com).

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Applicazione della Convenzione di Istanbul: il nuovo Rapporto sull’Italia e la violenza sulle donne con disabilità

Superando - 10 Dicembre 2025 - 12:12pm

Rispetto alla violenza sulle donne con disabilità, il nuovo Rapporto di valutazione sull’Italia del GREVIO – soggetto che monitora l’attuazione nei vari Stati della Convenzione di Istanbul (“Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica”) – contiene certamente vari aspetti positivi, mentre appare debole sulle indicazioni per la raccolta dei dati disaggregati sulla disabilità delle vittime e lacunoso sugli aspetti legati alla vittimizzazione secondaria

La ratifica di trattato internazionale coinvolge gli Stati sottoscrittori nel monitoraggio dell’attuazione del trattato stesso. Così è anche per la Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica), approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata dall’Italia con la Legge 77/13. Nello specifico uno dei soggetti preposti ad espletare questa funzione è il Gruppo indipendente di esperti/e sulla materia considerata, in sigla GREVIO.
Ottemperando ai propri compiti di monitoraggio, nel gennaio 2020 il GREVIO aveva pubblicato il suo primo Rapporto di valutazione – più correttamente denominato Rapporto di valutazione di base – sulle misure legislative e di altro tipo poste in essere dall’Italia in attuazione della Convenzione. Pochi giorni fa, quindi, e precisamente il 2 dicembre scorso, il GREVIO stesso ha pubblicato un ulteriore Rapporto di valutazione sul nostro Paese, che viene presentato come Primo Rapporto di valutazione tematica sull’Italia, pur essendo il secondo, poiché la valutazione di base è considerata propedeutica alla stesura dei rapporti successivi.
Questo nuovo documento è focalizzato sul tema Costruire fiducia offrendo supporto, protezione e giustizia (è disponibile in lingua originale, inglese, a questo link, mentre a quest’altro link è disponibile la versione in lingua italiana prodotta con un traduttore automatico e non verificata).

Poiché la Convenzione di Istanbul si basa sul principio di non discriminazione (articolo 4), e poiché tutte le evidenze scientifiche mostrano che le donne con disabilità sono esposte a violenza più delle altre donne, già nel 2020 avevamo ritenuto importante verificare se e come gli aspetti legati alla disabilità fossero stati trattati nei rapporti del GREVIO. Un approfondimento in tal senso mise in luce che effettivamente il GREVIO aveva preso molto sul serio le specifiche esigenze delle donne con disabilità vittime di violenza, e aveva proposto adeguate raccomandazioni per fare in modo che anch’esse fruissero delle misure previste dalla Convenzione su base di uguaglianza con le altre donne (l’approfondimento è disponibile a questo link).
Ritenendo dunque che una lettura di questo tipo sia importante, abbiamo effettuato la stessa verifica anche nel nuovo Rapporto di valutazione. Riportiamo in un’apposita “Scheda analitica” i passaggi rilevati nel testo in esame (essa è pubblicata al seguente link), mentre utilizziamo il presente spazio per proporre una sintesi dei contenuti più significativi, integrando la stessa con qualche annotazione critica.

Anche nel nuovo Rapporto del GREVIO sull’Italia vi sono molteplici riferimenti alla disabilità e raccomandazioni volte a introdurre misure per le donne con disabilità vittime di violenza. Molto eloquente è il seguente passaggio: «Le politiche devono garantire una cooperazione efficace e porre al centro i diritti delle vittime. Ciò significa anche considerare e affrontare le circostanze e gli ostacoli specifici che devono affrontare le donne esposte o a rischio di subire forme di discriminazione multipla, in linea con l’articolo 4, paragrafo 3, della Convenzione. Garantire l’erogazione dei servizi, una protezione efficace e la giustizia con una comprensione globale delle forme di discriminazione intersezionale è un elemento fondamentale per costruire la fiducia tra tutte le donne e le ragazze» (punto 14).
Un aspetto che ricorre in più punti del nuovo Rapporto sono alcune forme specifiche di coercizione riproduttiva: il matrimonio forzato, l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata. Sebbene queste violenze non riguardino in modo esclusivo le donne con disabilità, ci sono evidenze che l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata siano forme di violenza a cui queste ultime sono particolarmente esposte. Se ne parla nei punti 28, 35, 37, 39, 45, 46, 56 e 92, a dimostrazione di quanto il tema sia considerato rilevante da questo organismo di controllo.

Il tema della mancanza di dati sulla violenza contro donne, disaggregati per la disabilità della vittima, è una costante della letteratura scientifica che tratta il tema della violenza sulle donne con disabilità. Infatti nel Rapporto di valutazione di base sull’Italia del 2020 il GREVIO aveva incoraggiato vivamente le autorità del nostro Paese a rafforzare, tra le altre cose, le misure volte «a sostenere la ricerca e aggiungere indicatori specifici nella raccolta dei dati relativi alla violenza contro le donne che si riferiscano a donne e ragazze che sono o potrebbero essere esposte alla discriminazione intersezionale» (punto 27). Tuttavia la formulazione adottata per affrontare questo aspetto nel Rapporto in esame non cita espressamente la variabile della disabilità.
Nel punto 39 è scritto in due passaggi che i dati vanno «disaggregati come minimo per sesso, età, tipo di violenza, rapporto tra l’autore e la vittima, posizione geografica e altri fattori ritenuti rilevanti». In merito a tale questione ci permettiamo di osservare che l’associazionismo delle persone con disabilità ha segnalato questa grave criticità innumerevoli volte alle autorità italiane, senza tuttavia ottenere un chiaro impegno in tal senso. Impegno che non è stato esplicitato in modo vincolante nemmeno nel recente Piano Strategico Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027 (se ne legga a questo link). Dunque temiamo che questa scelta del GREVIO di includere la variabile della disabilità nella categoria residuale degli «altri fattori ritenuti rilevanti», non sia esattamente la scelta più felice che si potesse fare.

Un altro aspetto importante evidenziato dal GREVIO è la mancanza di sensibilizzazione sulla crescente esposizione delle vittime di discriminazione intersezionale alla violenza contro le donne, comprese le donne con disabilità e l’insufficiente disponibilità di informazioni in formati accessibili (come il Braille, la Lingua dei Segni o le audiodescrizioni), donde l’invito alle autorità italiane a sensibilizzare di più su questi temi e a rivolgersi a questi gruppi di donne rendendo disponibili le informazioni in formati accessibili e in luoghi idonei.
Risulta invece problematica l’indicazione contenuta al punto 78, secondo la quale se la disabilità della donna è tale per cui la stessa non è in grado di proteggersi da sola a causa di disabilità, è ammesso che si possa procedere alla denuncia senza il suo consenso. Riguardo a questo aspetto ci sembra che questa disposizione confligga con la capacità legale universale introdotta dall’articolo 12 (Uguale riconoscimento dinanzi alla legge) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09).
Molto apprezzabili sono invece gli incoraggiamenti alle autorità italiane a «garantire che i servizi di supporto sanitario generale rispondano alle esigenze specifiche di donne con disabilità vittime» (punto 88), e anche ad aumentare il numero e la capacità delle Case rifugio specializzate «garantendo al contempo un alloggio a tutte le donne, indipendentemente dal loro status, in particolare alle donne migranti e richiedenti asilo, nonché alle donne con disabilità, alle donne con problemi di dipendenza e alle donne che si prostituiscono» (punto 97), ciò in risposta ai criteri di esclusione delle ospiti adottati dal 94% delle Case rifugio italiane (se ne legga a questo link).

Da ultimo, ben sapendo che le donne con disabilità sono esposte a vittimizzazione secondaria più delle altre donne, consideriamo molto negativamente la mancanza riferimenti alla disabilità nella parte del Rapporto di valutazione dedicata alle decisioni in materia di custodia e affidamento dei figli e figlie, nonché di diritto di visita in relazione alle famiglie con una storia di abusi e violenze, e anche nella parte dedicata valutazione e gestione del rischio di subire violenza e di recidiva.

In conclusione si può dire che nel nuovo Rapporto di valutazione tematica del GREVIO sull’Italia vi siano certamente aspetti positivi, come il richiamo ad una comprensione globale delle forme di discriminazione intersezionale, la fortissima attenzione a forme di violenza spesso molto trascurate, come l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata, l’invito a sensibilizzare di più sulla crescente esposizione delle vittime di discriminazione intersezionale alla violenza e a rendere le informazioni disponibili in formati accessibili e in luoghi idonei, nonché i richiami sull’accessibilità dei servizi di supporto sanitario generale e quelli per contrastare i criteri di esclusione delle ospiti adottati dalle Case rifugio italiane. E tuttavia, esso appare invece debole nelle indicazioni per la raccolta dei dati disaggregati per la disabilità della vittima e lacunoso sugli aspetti legati alla vittimizzazione secondaria.

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) nel cui sito il presente approfondimento è già apparso e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per approfondire ulteriormente i temi trattati nel presente teso, suggeriamo anche di consultare, nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), le sezioni dedicate ai temi La violenza nei confronti delle donne con disabilità e Donne con disabilità.

L'articolo Applicazione della Convenzione di Istanbul: il nuovo Rapporto sull’Italia e la violenza sulle donne con disabilità proviene da Superando.

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