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Meno ore di sostegno: il TAR dichiara illegittimo il Piano Educativo Individualizzato

Superando - 13 Gennaio 2026 - 12:01pm

Il TAR della Campania ha accolto il ricorso presentato dai genitori di uno studente con disabilità con necessità di sostegno intensivo, dichiarando illegittimo il PEI (Piano Educativo Individualizzato) che, pur avendo rilevato nello studente la necessità di un supporto continuativo, aveva assegnato un numero di ore di sostegno molto limitato

Con la Sentenza n. 101 del 7 gennaio scorso, la Seconda Sezione del TAR della Campania (Tribunale Amministrativo Regionale) ha accolto il ricorso presentato dai genitori di uno studente con disabilità con necessità di sostegno intensivo, certificata ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, dichiarando illegittimo il PEI (Piano Educativo Individualizzato) che, pur avendo rilevato nello studente la necessità di un supporto continuativo, aveva assegnato un numero di ore di sostegno molto limitato.
Nello specifico, il PEI approvato il 15 ottobre 2025 aveva assegnato al minore con disabilità 18 ore settimanali di sostegno didattico a fronte di un totale di 32 ore di frequenza scolastica.

La notizia è riportata dal portale «Orizzontescuola.it» in un approfondimento a firma di Andrea Carlino dal titolo “Illegittimo il PEI con 18 ore di sostegno su 32, la scuola deve garantire la copertura integrale dell’orario”, la decisione del TAR: istituto condannato, pubblicato il 10 gennaio. «Il Collegio giudicante – vi si legge – ha rilevato che il PEI impugnato presenta una motivazione intrinsecamente illogica. Lo stesso documento riconosceva esplicitamente la necessità per il minore di fruire di un supporto continuativo da parte del docente di sostegno. Il Tribunale ha sottolineato quindi che l’attribuzione di un numero di ore inferiore rispetto all’orario di frequenza, senza adeguata motivazione individualizzata, costituisce violazione degli articoli 3, 12 e 13 della legge 104 del 1992».

Per approfondire ulteriormente la notizia, si rimanda senz’altro alla lettura integrale del testo pubblicato su «Orizzontescuola.it» che, ricordiamo ancora, è disponibile a questo link. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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Ricorso al TAR Lazio RG 8026/25 proposto da De Miceli Lorenzo + altri – Ordinanza TAR lazio Sezione Terza Bis n. 22257/25

Ultime da USR Calabria - 13 Gennaio 2026 - 11:49am

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Caregiver familiari: il Parlamento approvi una norma all’altezza delle aspettative e dei diritti

Superando - 13 Gennaio 2026 - 11:45am

«Il nostro auspicio è che il percorso legislativo porti ora a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie»: lo dicono dalla Federazione FISH, commentando l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Disegno di Legge recante “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”

«Quella dei caregiver familiari è una questione di grande rilevanza sociale, che riguarda direttamente la tenuta del nostro sistema di welfare e la qualità della vita di milioni di cittadini, che si trovano a sostenere un impegno costante, gravoso e altamente complesso, senza adeguate tutele, riconoscimenti o sostegni. L’auspicio della nostra Federazione è che il Parlamento sappia cogliere pienamente questa occasione, lavorando per approvare una normativa giusta, inclusiva e realmente efficace, capace di incidere positivamente sulla vita delle famiglie e di riconoscere il valore sociale, umano e civile della cura»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), commenta l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta della Ministra per le Disabilità e di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Disegno di Legge recante Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare, consistente in un pacchetto di interventi strutturali in favore appunto dei caregiver familiari. «Nel nostro Paese – aggiunge Falabella – è la prima volta che il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico».

Il Disegno di Legge passerà ora all’esame delle Camere per il completamento dell’iter legislativo, mentre la FISH ribadisce dal canto suo la propria disponibilità al confronto con le Istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, «affinché il percorso legislativo porti a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)

A questo link, riferito alla testata «Vita.it», è disponibile un approfondimento sui contenuti del Disegno di Legge. Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Scuola polo regionale attività invalsi

Ultime da USR Calabria - 13 Gennaio 2026 - 11:39am

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Istituzioni scolastiche ammesse al rinnovo della sperimentazione dei percorsi liceali quadriennali ai sensi del decreto ministeriale 5 dicembre 2025, n. 246

Ultime da USR Calabria - 13 Gennaio 2026 - 10:24am

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Un Centro Socio Educativo per minori con disabilità tra i 6 e i 14 anni voluto dall’ANFFAS di Modica

Superando - 12 Gennaio 2026 - 6:30pm

È un nuovo servizio per le famiglie, il Centro Socio Educativo completamente dedicato a minori con disabilità (tra i 6 e i 14 anni), promosso dall’ANFFAS di Modica (Ragusa) e rivolto a tutti i Comuni del Distretto Socio Sanitario DSS 45 (Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo), iniziativa resa possibile grazie all’opportunità di usufruire di uno spazio, a cavallo tra il Comune di Scicli e quello di Modica, completamente ristrutturato, attrezzato e dotato di tutti gli spazi necessari

È un nuovo servizio per le famiglie, il Centro Socio Educativo completamente dedicato a minori con disabilità (compresi nella fascia di età tra i 6 e i 14 anni), promosso dall’ANFFAS di Modica, in provincia di Ragusa (Associazione di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e rivolto a tutti i Comuni del Distretto Socio Sanitario DSS 45 (Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo).
L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’opportunità di usufruire di uno spazio, a cavallo tra il Comune di Scicli e quello di Modica, completamente ristrutturato, attrezzato e dotato di tutti gli spazi necessari.

«Il progetto – spiegano dall’ANFFAS di Modica – prevede la strutturazione di un programma di attività personalizzato (diverso dunque per ogni bambino/adolescente), ma sviluppato in parte nel rapporto 1/1 e in parte nel piccolo gruppo, diretto allo sviluppo e potenziamento delle abilità cognitive (memoria, orientamento spazio-temporale, coordinamento, autonomie personali, potenziamento del linguaggio eventuale supporto per lo svolgimento di compiti scolastici). Il centro sarà operativo nei pomeriggi dal lunedì al venerdì (ore 15-19 e sarà possibile prevedere l’accesso da 3 a 5 pomeriggi settimanali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@anffasmodica.it.

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“Sulla mia strada”: dalla letteratura un contributo alle persone con malattie rare

Superando - 12 Gennaio 2026 - 5:57pm

Nel corso di un evento in programma domani, 13 gennaio, a Cava de’ Tirreni (Salerno), verrà tra l’altro premiato il libro di Fabio Fantone “Sulla mia strada”, presentato dall’Associazione Smith Magenis Italia, che non è soltanto una narrazione sull’impatto familiare della sindrome di Smith-Magenis, raro disturbo neurocomportamentale a base genetica, ma anche il cuore di un progetto che ha portato a risultati tangibili per la comunità dei malati rari

Nel corso di un evento in programma nel pomeriggio di domani, 13 gennaio, a Cava de’ Tirreni (Salerno) (a questo link il programma completo) verrà tra l’altrro premiato un libro che, come sottolinea il suo autore Fabio Fantone, «testimonia come la letteratura possa farsi motore di conquiste cliniche e giuridiche per le persone con malattie rare».
Si tratta del romanzo Sulla mia strada (Effatà Editrice), presentato dall’Associazione Smith Magenis Italia, che non è soltanto una narrazione sull’impatto familiare della sindrome di Smith-Magenis, raro disturbo neurocomportamentale a base genetica, ma anche il cuore di un progetto che ha portato a risultati tangibili per la comunità dei malati rari, dalle Linee Guida Nazionali sulla sindrome, redatte appunto grazie ai proventi del libro e alla collaborazione tra lo psicologo clinico Davide Valacchi, componente del Comitato Medico-Scientifico di Smith Magenis Italia e il Policlinico Gemelli di Roma, ciò che garantirà omogeneità di trattamento e riconoscimento dei diritti su tutto il territorio italiano.
Ma non solo: il percorso promosso dal libro ha portato anche alla realizzazione della web-series Oltre l’invisibile, attualmente disponibile su Rai Cinema Channel, per offrire supporto e orientamento alle famiglie post-diagnosi.

All’evento di Cava de’ Tirreni parteciperà lo stesso autore, Fabio Fantone, con la figlia Arianna, «con l’obiettivo – dichiara – di ribaltare il paradigma della mutazione genetica: non più “errore da correggere”, ma unicità da includere nel tessuto sociale con la massima dignità possibile». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: fabiofantone81@gmail.com.

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Intelligenza artificiale: usiamola per non essere usati!

Superando - 12 Gennaio 2026 - 5:12pm

«Quando si parla di intelligenza artificiale – scrive Maurizio Cocchi, prendendo spunto da un recente contributo pubblicato dal nostro giornale – ciò che interessa alle persone con disabilità è che aiuti a fare le cose che a causa di menomazioni funzionali non si riesce a fare, come guidare la carrozzella quando non hai altro che l’uso degli occhi, usare il computer quando non riesci ad utilizzare le mani, leggere le scritte per strada per i ciechi, i sottotitoli per i non udenti ecc.: sono queste le cose che contano veramente»

Tutto quello che hanno detto gli amici dell’Associazione Attiva-Mente su queste pagine [“Nulla sull’intelligenza artificiale che riguardi le persone con disabilità sia deciso senza il loro contributo”, N.d.R.] è sicuramente vero. Ciò che non va è il taglio che viene dato al ragionamento. Ma come? Abbiamo una bellissima bambina, l’intelligenza artificiale, con uno straordinario futuro davanti a sé, e noi cosa facciamo? La vestiamo di nero, manco fosse una strega, una dark lady da consegnare nelle braccia di tutti i fascismi del mondo.
Ma andiamo con ordine, e tenetevi forte, perché stavolta, nonostante il sentimento di amicizia e la simpatia che provo per voi per tutto quello che fate, stavolta vado fino in fondo, senza pietà per nessuno.

Già l’inizio del contributo di Attiva-Mente («L’intelligenza artificiale non è più un orizzonte lontano») denota una scarsa dimestichezza, una distanza, se non una repulsione per l’intero argomento. Immediatamente dopo affermate che «per qualcuno rappresenta una promessa di efficienza ed innovazione» e chi se ne frega? Non è certo questo che importa, ciò che interessa alle persone con disabilità è che aiuti a fare le cose che a causa di menomazioni funzionali non si riesce a fare, come guidare la carrozzella quando non hai altro che l’uso degli occhi, usare il computer quando non riesci ad utilizzare le mani, leggere le scritte per strada per i ciechi, i sottotitoli per i non udenti ecc.: sono queste le cose che contano veramente.

Più avanti vi domandate col terrore sui polpastrelli che schiacciano la tastiera «cosa succede quando la tecnologia prende decisioni che incidono sulla vita delle persone più vulnerabili?». Non abbiate timore, per secoli sono state prese decisioni che riguardavano la vita, e talora la morte o la castrazione, dei disabili. Se un tempo tali decisioni venivano prese in nome della necessità o ammantate con motivazioni religiose, oggi ci si può nascondere dietro l’intelligenza artificiale, per non assumersi nessuna responsabilità di fronte alla discriminazione e all’ingiustizia.
Voi dite giustamente che l’intelligenza artificiale riproduce e amplifica il pregiudizio discriminatorio, perché questo è quello più diffuso nell’opinione corrente. Avete perfettamente ragione. Ma chi utilizza questi strumenti per fare selezione del personale, gestire l’accesso ai servizi sociali o per fare valutazioni in campo sanitario e assistenziale, non è forse lui e l’ente che rappresenta che ha la responsabilità delle conseguenze generate? Dobbiamo solo capire se è incompetente, menefreghista o un delinquente che persegue obiettivi diversi dalla sua mansione ed è lui, l’utilizzatore dell’intelligenza artificiale, e soprattutto chi lo paga, che dobbiamo controllare.

Tutti noi dobbiamo conservare la nostra lucidità, non invocare chissà quale autorità superiore perché ragioni al posto nostro. Affidarsi ad una macchina, per quanto intelligente essa sia, è da stupidi e da irresponsabili.
Le nostre Associazioni dovrebbero aiutare i propri associati, e in genere le persone con disabilità e le loro famiglie, a capire e gestire queste complessità, attraverso corsi, attività formative e affiancamento, non possiamo aspettare l’intervento di imprecisate autorità esterne.
Quando giustamente diciamo che occorre mettere «al centro le persone con disabilità non come utenti passivi ma come protagonisti», dobbiamo anche provare a sottolineare cosa vuol dire e come attuarlo.

Naturalmente, chiedo scusa agli amici di Attiva-Mente per averli presi di mezzo per dire qualcosa rivolto a tutti, soprattutto al mondo dell’associazionismo.
Vedete che già sono in tanti a spargere paura e negatività, facciamo attenzione quando lanciamo allarmi a fornire anche soluzioni, possibilmente non astratte, che riguardano altri, ma che indicano sentieri e vie percorribili da tutti noi.
Dobbiamo essere ben consapevoli che l’unica via d’uscita sta nel nostro impegno civile. Per tenerci ben stretta la nostra vita e i nostri sogni, dobbiamo quotidianamente impegnarci per capire il mondo in cui viviamo e contribuire alla sua guida in favore di tutti.

*Consulente di impresa per il Terzo Settore, persona con disabilità.

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Un dossier sulla violazione dei diritti umani nell’area della salute mentale

Superando - 12 Gennaio 2026 - 4:49pm

«Cerchiamo racconti di esperienze dirette o indirette, che mettano in luce criticità, abusi, distorsioni o sofferenze prodotte da strumenti quali i trattamenti sanitari obbligatori, le misure di sicurezza e gli istituti di protezione giuridica (amministrazione di sostegno, interdizione, inabilitazione)»: così l’Associazione Diritti alla Follia presenta il contenuto del dossier a cui sta lavorando, fornendo naturalmente il completo anonimato a chi vorrà collaborarvi con la propria storia

Associazione attiva nel promuovere i diritti delle persone con disabilità psicosociale, Diritti alla Follia, sta attualmente lavorando alla realizzazione di un dossier di casi, storie e testimonianze da inviare, a scopo di denuncia, agli organismi nazionali, europei e internazionali per la tutela dei diritti umani.
L’obiettivo dell’iniziativa è documentare, in modo serio e fondato, situazioni in cui strumenti pensati per finalità di tutela o di cura, in sede applicativa – talvolta anche in ragione della stessa formulazione giuridica utilizzata nelle leggi –, hanno finito per concretizzare arbitrarie limitazioni della libertà personale, compressioni dei diritti e negazione della volontà delle persone che avrebbero dovuto trarne beneficio.
In particolare il dossier intende focalizzarsi su tre dispositivi: TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori), misure di sicurezza e misure di protezione giuridica (amministrazione di sostegno, interdizione, inabilitazione).

«Cerchiamo racconti di esperienze dirette o indirette, vissute da persone interessate o da familiari, che mettano in luce criticità, abusi, distorsioni o sofferenze prodotte da questi strumenti», spiegano dall’Associazione che – naturalmente – si impegna a garantire il completo anonimato a chi desidera collaborare all’iniziativa (nella stesura finale del dossier non figurerà alcun nome di persona, alcun luogo o struttura identificabile, alcun dettaglio riconoscibile).
Per garantire uniformità espositiva, l’Associazione ha fornito anche alcune indicazioni pratiche per la stesura dei contributi (Lunghezza: 1–2 cartelle Word, circa 250–600 parole; linguaggio libero e personale, senza necessità di uno stile tecnico o giuridico; disponibilità a fornire, se richiesto, supporto nella revisione del testo; una liberatoria, a tutela di chi scrive e dell’Associazione stessa).

Chi desidera dunque contribuire a questa importante iniziativa, o semplicemente avere ulteriori informazioni, può scrivere a dirittiallafollia@gmail.com, indicando, quale oggetto, Richiesta collaborazione – Dossier testimonianze.
«Sappiamo che scrivere può essere faticoso e doloroso – ammettono da Diritti della Follia –, ma proprio per questo riteniamo che ogni voce conti. Mettere infatti nero su bianco ciò che è accaduto non serve solo a raccontare una storia individuale, ma a ricostruire un quadro collettivo capace di far emergere problemi strutturali che troppo spesso restano invisibili. Grazie dunque a chi vorrà partecipare e a chi aiuterà a far circolare questo invito». (Simona Lancioni)

Per informazioni: dirittiallafollia@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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Il grande vuoto lasciato da Claudia Frizzarin

Superando - 12 Gennaio 2026 - 4:26pm

L’OMAR (Osservatorio Malattie Rare) – di cui era amica e frequente collaboratrice – e la struttura OPSA di Sarmeola di Rubàno (Padova) ricordano Claudia Frizzarin, scomparsa a 39 anni nei giorni scorsi, diversity manager, attivista per i diritti delle persone con disabilità, fondatrice a Padova dell’Associazione MIL (Muoversi in Libertà) Claudia Frizzarin

La redazione dell’OMAR (Osservatorio Malattie Rare), così come Superando, si stringe ai familiari di Claudia Frizzarin, «amica e collaboratrice – scrivono dall’OMAR stesso – mancata all’affetto dei suoi caria 39 anni il 10 gennaio scorso. Diversity Manager, attivista per i diritti delle persone con disabilità, fondatrice a Padova del MIL (Muoversi in Libertà), Associazione nata per abbattere i pregiudizi, promuovere l’inclusione lavorativa, sostenere psicologicamente chi affronta disabilità e sensibilizzare la comunità con eventi pubblici e percorsi educativi nelle scuole, Claudia lascia un vuoto enorme nella comunità, ma vogliamo ricordarla in particolare per il suo impegno pubblico nell’ambito della promozione del progetto di vita indipendente, tema sul quale ha scritto per noi molti articoli, e in particolare uno del 2021 (disponibile a questo link), che è stato utile a centinaia di persone».
Nel ricordare che anche le varie Associazioni componenti l’Alleanza Malattie Rare si uniscono al cordoglio di familiari e amici, segnaliamo anche il link al quale sono presenti alcuni contributi personali, dedicati alla memoria di Claudia Frizzarin.

Anche l’OPSA di Sarmeola di Rubàno (Padova) ricorda Frizzarin con una nota in cui si legge tra l’altro: «Claudia era tantissime cose: attivista per i diritti delle persone con disabilità, diversity manager, instancabile ideatrice di eventi e tessitrice di relazioni tra tutte le realtà che si occupano di disabilità. Perché la sua filosofia era anche la nostra: la vera inclusione passa attraverso la conoscenza delle fragilità, conoscenza che va promossa anche e soprattutto “andando fuori”».
«L’eredità che ci lasci, Claudia – concludono dall’OPSA – è continuare a lavorare insieme, per abbattere un ostacolo alla volta e costruire un mondo migliore per tutti». (S.B.)

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Anche le recenti modifiche normative nell’11° corso sui diritti dell’Università di Milano

Superando - 12 Gennaio 2026 - 1:55pm

Laureati e professionisti che a vario titolo si occupano o intendono occuparsi della tutela dei diritti delle persone con disabilità, possono iscriversi fino al 29 gennaio al corso di perfezionamento su “Diritti e inclusione delle persone con disabilità in una prospettiva multidisciplinare”, 11^ edizione di un’iniziativa promossa dall’Università di Milano, e patrocinata tra gli altri dalla Federazione lombarda LEDHA, che si occuperà anche delle numerose recenti modifiche normative in tema di disabilità

Torna puntualmente anche quest’anno un’iniziativa di alto spessore culturale e formativo, da noi regolarmente segnalata negli anni, vale a dire il corso di perfezionamento su Diritti e inclusione delle persone con disabilità in una prospettiva multidisciplinare, promosso per l’undicesima volta dal Dipartimento di Diritto Pubblico Italiano e Sovranazionale dell’Università Statale di Milano, avvalendosi del patrocinio della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), del Comune di Milano e del Consiglio Regionale Lombardo dell’Ordine degli Assistenti Sociali.

Con il coordinamento scientifico, come sempre, di Giuseppe Arconzo, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Ateneo organizzatore, tale corso, lo ricordiamo intende contribuire, in prospettiva multidisciplinare (giuridica, medica, psicologica, sociologica) e nell’àmbito dei vari contesti di vita (scuola, lavoro, famiglia, ospedale), alla formazione post-universitaria dei laureati e dei professionisti che, a vario titolo, si occupano o intendono occuparsi della tutela dei diritti delle persone con disabilità. Ampio spazio, nell’edizione di quest’anno, avranno segnatamente le numerose modifiche normative riguardanti la disabilità, intervenuta nei tempi più recenti.

Le lezioni – erogate integralmente in modalità online – prenderanno il via il 5 febbraio, per un totale di 50 ore e verranno riconosciuti crediti formativi ad assistenti sociali, medici, operatori sanitari e avvocati che parteciperanno. Dato fondamentale: le domande di ammissione potranno essere presentate entro e non oltre il 29 gennaio prossimo. (S.B.)

A questo link sono disponibili tutte le informazioni e gli approfondimenti sul corso.

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IC TERRANOVA DA SIBARI – Secondo Interpello – avviso finalizzato al reclutamento di docenti forniti di titolo utile all’insegnamento della Lingua Inglese – Scuola Primaria

Ultime da A. T. P. Cosenza - 12 Gennaio 2026 - 1:38pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

IC TERRANOVA DA SIBARI – Interpello – avviso finalizzato al reclutamento di docenti forniti di titolo utile all’insegnamento della Lingua Inglese – Scuola Primaria

Ultime da A. T. P. Cosenza - 12 Gennaio 2026 - 1:37pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

L’eredità di Franco Bomprezzi fatta di impegno civico e di professionalità

Superando - 12 Gennaio 2026 - 1:28pm

Diamo spazio al discorso del sindaco di Milano Giuseppe Sala, letto in occasione della dedica di un giardino pubblico, nel capoluogo lombardo, a Franco Bomprezzi, giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità, che fu l’indimenticabile direttore responsabile del nostro giornale Superando dagli inizi nel 2004, fino al 2014 Franco Bomprezzi (1952-2014)

Come abbiamo già ampiamente segnalato sulle nostre pagine (sia a questo che a questo link) il 18 dicembre scorso, in occasione dell’undicesimo anniversario dalla sua scomparsa, Milano ha voluto rendere omaggio a Franco Bomprezzi, giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità, che fu l’indimenticabile direttore responsabile del nostro giornale Superando dagli inizi nel 2004, fino al 2014, dedicandogli un giardino pubblico nel quartiere Bicocca.
Alla cerimonia di intitolazione hanno preso parte Tommaso Sacchi e Lamberto Bertolè, assessore del Comune di Milano rispettivamente alla Cultura e al Welfare e Salute, e Anita Pirovano, presidente del Municipio 9 del capoluogo lombardo, insieme a rappresentanti delle Associazioni e del Terzo Settore.
Ben volentieri, grazie alla collaborazione della Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), diamo spazio qui di seguito al discorso del sindaco di Milano Giuseppe Sala, letto per l’occasione dall’assessore Sacchi.

Care e cari concittadini, oggi intitoliamo questi giardini della nostra città a Franco Bomprezzi: si tratta di un piccolo, ma convinto omaggio a un uomo che ci ha accompagnati per anni con le sue parole e con la sua carica di umanità.
Franco non era nato a Milano, ma a Milano ha trovato una seconda casa e soprattutto ha trovato un ambiente solidale, pronto a raccogliere e rilanciare il suo messaggio di impegno civile. L’Ambrogino d’Oro che la città gli ha concesso nel 2005 e l’iscrizione al Famedio sono segni tangibili dell’affetto della Città nei suoi confronti.
Il suo lavoro di giornalista è stato prezioso e insostituibile. Il suo è stato un giornalismo militante ed edificante, capace di portare sotto i riflettori aspetti positivi e virtuosi della nostra società. Tutti noi ricordiamo la sua voce autorevole, che si è espressa nelle tante testate con cui ha collaborato, e ricordiamo il suo volto grazie alla sua partecipazione – sempre garbata e competente – a programmi di informazione e divulgazione.
Il suo impegno instancabile a favore dei diritti delle persone con disabilità, il suo coraggio e la sua perseveranza nel sostenere la causa dell’uguaglianza, ne fanno un vero modello non solo per tanti giornalisti, ma per ogni cittadina e cittadino del nostro Paese.
Nell’anniversario della sua scomparsa diciamo grazie a Franco, per averci lasciato un’eredità fatta di impegno civico e di professionalità che ha contribuito a rendere migliore e più umana la nostra Città.

*Sindaco di Milano.

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Ora tante persone con epilessia farmacoresistente potranno uscire dalla clandestinità!

Superando - 12 Gennaio 2026 - 1:04pm

Finalmente, nella recente Legge di Bilancio, è stata inserita una prima importante misura inclusiva per le persone con epilessia farmacoresistente, con crisi caratterizzate da perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire, ciò che permetterà a tanti e tante di uscire da una forzata clandestinità! Fondamentale, pert questo risultato, l’impegno costante dell’AICE, sostenuta dall’ANFFAS Possono finalmente sorridere i tanti bambini e bambine e persone adulte con epilessia farmacoresistente, insieme alle loro famiglie

E finalmente è in Gazzetta Ufficiale una Legge al cui articolo 1 comma 421 [Legge 199/25, Legge di Bilancio per il 2026, N.d.R.] vi è una prima misura inclusiva per le persone con epilessia farmacoresistente, con crisi caratterizzate da perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire, ciò che permette a tanti e tante di uscire da una forzata clandestinità!
Questo il testo contenuto nell’articolo citato: «Alle persone affette da forme di epilessia farmacoresistente, certificata, in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali, dal medico competente per le epilessie caratterizzate da crisi con perdita di contatto con l’ambiente e di capacità d’agire, su richiesta dell’interessato, a seguito di accertamento sanitario, è riconosciuta la necessità di sostegno elevato o molto elevato, ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato  dall’articolo 3 del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62».

Il valore di questa previsione legislativa va oltre la sua stessa essenza: innanzitutto è il primo risultato legislativo conseguito dalla costante promozione bipartisan, dalla tredicesima (1996-2001) alla diciannovesima Legislatura (2022-in corso), con i Disegni di Legge n. 898 in trattazione in Senato, congiuntamente ai Disegni di Legge n. 122, n. 269 e n. 410 e Proposta di Legge n. 763, tutti promossi dall’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), ora con la condivisione dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo).
Si tratta inoltre della prima affermazione legislativa della condizione di disabilità per epilessia farmacoresistente, smentendo una cultura professionale negazionista che, ignorando definizioni normative vigenti quali la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09 o il recente Decreto Legislativo 62/24, l’ha negata anche in Senato.
E da ultimo, ma non certo ultimo, è la prima approvazione di una delle tante previsioni contenute nei citati Disegni di Legge proposti dall’AICE e sostenuti all’ANFFAS, per conseguire una prima Legge che dia piena cittadinanza alle persone con epilessia, quale che sia la loro condizione, dai guariti a quanti in remissione o in farmacoresistenza. Una previsione condivisa e convenuta prioritaria con il ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti durante lo sciopero della fame sostenuto da chi scrive, nell’estate dello scorso anno, per conseguire la redazione e la presentazione della Relazione Tecnica sul Disegno di Legge n. 898, che certamente potrà favorire il proseguimento sino all’approvazione della trattazione parlamentare.

Ma qual è la portata normativa dell’attuale passaggio?
1. Il riconoscimento della condizione di disabilità per epilessia prescindendo dalla compresenza di “disturbi cognitivi” o “altre disabilità” (come sostenuto da LICE-Lega Italiana Contro l’Epilessia e SIN-Società Italiana di Neurologia), ciò che determina una grandissima svolta inclusiva per tutte le persone con epilessia in piena coerenza con la normativa vigente e fuori da quella cultura negazionista di cui si è detto, che ha determinato una vera e propria “clandestinizzazione” di questa “malattia sociale” e che solo grazie all’AICE, all’ANFFAS, alla SINP (Società Italiana di Neuropscioloogia) e alla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), ha portato nel 2024 a un “capitolo epilessia” nel nuovo Piano Nazionale della Cronicità, mentre purtroppo sono solo 5 i Piani Diagnostici Terapeutici e Assistenziali nelle Regioni italiane.
2. Il riconoscimento della condizione di disabilità, in questo caso, è coniugato al riconoscimento – per l’essere in farmacoresistenza e manifestare crisi con perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire – dell’ex “connotazione di gravità”, come da articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, che attualmente è il “sostegno elevato o molto elevato” previsto dall’articolo 3 del Decreto legislativo 62/24. Non si tratta, come parte della cultura professionale crede, di mero adeguamento di termini, ma di sostanziale accesso alle misure inclusive a molti ancora negate. E come vedremo meglio in seguito, tale riconoscimento non è condizionato dal numero delle crisi di detto tipo, criterio che fino a ieri imponeva limitazioni a chi ne manifestasse una all’anno senza riconoscergli alcun accesso alle misure inclusive.
3. Nelle more della sperimentazione e completamento del Decreto Legislativo 62/24, tale riconoscimento avrà un rilevante peso nella prevista revisione delle tabelle riguardante la percentualizzazione dell’ex “invalidità”.

Qual è dunque la specifica ricaduta inclusiva di quanto approvato? Alcune premesse sono necessarie.
° Grazie al comma 421 dell’articolo 1 della Legge 199/25, la condizione di cui si tratta (farmacoresistenza con crisi con perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire) è omogenea, racchiusa nel riconoscimento di “supporto intensivo – elevato o molto elevato”, condizione che, come già accennato, non viene più discriminata sulla base del numero delle crisi che si manifestano nell’arco di un anno, mese, settimana o giorno.
° Si tratta di una previsione che comprende tutti quanti si trovino in detta condizione, sia per epilessie rare e complesse sia per gli ancor più “sconosciuti” (la maggioranza), privi di diagnosi certa che si devono accontentare di termini quali “idiopatico” o “criptogenetico”.
° Quell’“omogenizzazione”, così come voluta con forza e conseguita dall’AICE e dall’ANFFAS, non è certo sottesa ad un’identica o simile condizione patologica, ma alla ricaduta per quanto riguarda i derivanti limiti normativi, almeno, sull’intero arco dell’anno di una singola crisi di quel tipo. Si ricordi infatti che la ex “connotazione di gravità” per l’epilessia non era connessa alla causa che determinava la crisi, ma all’essere detta crisi con perdita di contatto con l’ambiente o capacità d’agire, una condizione generante possibile pericolo per sé, gli altri e i beni. In tal senso, le Associazioni, nel testo proposto, avevano inserito la “o” e non la “e”, riportata erroneamente nel testo approvato.
° Tanto c’è ancora da fare, ma questo risultato agevola il percorso legislativo per conseguire, per tutte le condizioni vissute dalle persone con epilessia o guarite da essa, la “Piena Cittadinanza”. Né vi è alcuna modifica per quanti nella condizione di cui si tratta abbiano conseguito da essa la relativa certificazione e le derivanti agevolazioni ed indennità.

Tramite il più volte citato Decreto Legislativo 62/24, dunque, la persona a cui sia certificata la condizione di farmacoresistenza con crisi con perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire, può avanzare la richiesta all’INPS per il riconoscimento della relativa condizione di disabilità. Tale riconoscimento darà pieno diritto ad attivare il “Progetto di Vita” e a risolvere le criticità con “accomodamento ragionevole”. A tale condizione, infatti, viene riconosciuto oggi il “sostegno elevato o molto elevato”, unitariamente definito “sostegno intensivo”, che ha priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici, inclusi quelli volti a favorire l’inclusione scolastica, presso le istituzioni della formazione superiore, e l’inclusione lavorativa.

E a ricaduta, le persone con disabilità che necessitano di sostegno elevato o molto elevato (come da articolo 3 del Decreto Legislativo 62/24, già articolo 3, comma 3 della Legge 104/92) hanno diritto, all’oggi, ad una gamma di agevolazioni e indennità delle quali qui di seguito si elencano quelle principali:
– Assegno unico universale: sostegno economico per le famiglie con figli a carico, attribuito, senza limiti d’età, per ogni figlio in condizione di disabilità, in particolare in situazione di non autosufficienza.
– Indennità di accompagnamento: riconosciuta, senza limiti di reddito, a fronte del riconoscimento dell’attuale “invalidità lavorativa” al 100% e non autosufficiente per motricità o per compiere gli atti quotidiani della vita correlati all’età.
– Indennità di frequenza: per minori in condizione di disabilità, allo scopo di favorirne l’inserimento scolastico o terapeutico-riabilitativo.
– Agevolazioni scolastiche, ossia: se del caso, sostegno educativo e/o assistenziale; somministrazione, se del caso, di farmaci in orario scolastico per interrompere crisi prolungate; trasporto scolastico; accomodamento ragionevole.
– Agevolazioni lavorative, ossia: collocamento mirato al lavoro; permessi lavorativi; incentivi all’assunzione per i datori di lavoro; pensione anticipata: 2 mesi di contributi figurativi per ogni anno lavorato (fino a 5 anni) per attuale “invalidità lavorativa” superiore al 74%; mobilità lavorativa con priorità nella scelta della sede di lavoro per “invalidità” superiore al 66%.
– Agevolazioni fiscali (IVA 4%; detrazioni): per acquisto auto, ausili tecnici (sussidi informatici), sussidi per la comunicazione; esenzione ticket sanitario per “invalidità” superiore al 66%; riduzione canone TV, bollo auto; assegno di cura/sostegno, per condizione di disabilità grave e con ISEE fino a 34.000 euro o gravissima senza alcuna soglia, con possibile contratto assistente familiare con contributo mensile; protesi e ausili gratuiti per “invalidità” superiore al 45%.

*Presidente dell’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), aderente alla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). 

Nel sito dell’AICE sono disponibili ulteriori testi di dettaglio e approfondimento.

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Accoglimento studenti sanzionati – Riapertura termini produzione candidature enti e associazioni

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Il Progetto di Vita e il lavoro per le persone con disabilità

Superando - 9 Gennaio 2026 - 6:22pm

«Sono indispensabili alcuni passaggi – scrive Marino Bottà – per non vanificare tutto quanto di positivo è previsto dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21, in tema di inclusione lavorativa. Si è di fronte infatti a un vero cambiamento culturale che richiederà del tempo per essere metabolizzarlo e per acquisire efficacia operativa, ma tutti hanno il compito di dare il proprio contributo, perché è una scommessa che una società civile moderna deve vincere!»

Anni Cinquanta, un’Italia rurale, povera, appena uscita dalla guerra. Lo sviluppo economico si fondava sul ruolo egemone delle grandi aziende del Nord, che avevano bisogno di manodopera scarsamente qualificata e facilmente reclutabile fra la massa di contadini che abbandonavano le campagne e gli immigrati dal Sud alla ricerca di una migliore qualità di vita. Quel poco di tessuto industriale allora esistente al Nord era rappresentato dalla siderurgia, dalla cantieristica e dal tessile: i primi due appannaggio degli uomini, l’ultimo delle donne.
Le persone con disabilità avevano ben scarse possibilità di accesso al lavoro; pertanto, si dedicavano alle attività familiari: agricole, artigianali, oppure vivevano alla giornata. In ogni paese c’erano persone con invalidità che aiutavano i contadini nei campi, o “andavano a bottega” in cambio di un pasto. I pochi che percepivano un salario, spesso dovevano alla fabbrica stessa la loro disabilità o erano mutilati di guerra.
La disabilità dei lavoratori era sempre di tipo fisico, compatibile con gli ambienti di lavoro poco ospitali per tutti. Non vi erano forme di inserimento o sostegni per la conservazione del posto di lavoro. L’assunzione sorgeva per un interessamento del parroco, del sindaco, o di qualche notabile locale, i quali esordivano dicendo che «il poveretto aveva dei figli e aveva bisogno di lavorare». Mancando strumenti legislativi e culturali, si ricorreva al pietismo e alla morale cristiana.

Negli Anni Sessanta, con il boom economico, le cose cambiarono. L’economia era in forte espansione. Le persone con disabilità, finalmente, potevano lavorare in fabbrica. Le raccomandazioni erano la chiave d’accesso. Invalidi del lavoro e mutilati di guerra venivano inseriti in reparti speciali attrezzati appositamente per loro, dove svolgevano attività marginali, fino a quando conservavano la loro capacità produttiva.
L’avvento del Sessantotto, con le rivendicazioni da parte della classe operaia costrinse il Legislatore a promulgare una legge che tutelasse il diritto al lavoro delle persone con disabilità. Nacque così la Legge 482/68, Disciplina generale delle assunzioni obbligatorie presso le pubbliche amministrazioni e le aziende private, in cui veniva declinato l’obbligo per le aziende con oltre 35 dipendenti di assumere il 15% di lavoratori con disabilità. Era prevista una percentuale per ogni categoria di invalidità (25% invalidi di guerra, 15% invalidi del lavoro, 15% invalidi civili ecc.). I lavoratori invalidi erano iscritti all’UPLMO (Ufficio Provinciale per il Lavoro e la Massima Occupazione) e inseriti in apposite graduatorie da cui il funzionario preposto attingeva progressivamente, avviandoli al lavoro. L’avviamento era subìto dall’azienda e pertanto il lavoratore invalido era male accettato. La giusta rivendicazione di un diritto costituzionale veniva così compromessa da un approccio rigido, burocratico e ideologico. Si crearono pertanto aspre conflittualità rivendicative fra le parti e ci vollero oltre trent’anni per superare questa normativa, promuovendo l’inserimento mirato.

Il 1° gennaio del 2000 entrò quindi in vigore la Legge 68/99, Norme per il diritto al lavoro dei disabili, ribadendo l’obbligo per le aziende, ma introducendo appunto il concetto del collocamento mirato, ossia il ricorso a quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare il potenziale lavorativo delle persone e di inserirle nel mondo del lavoro «attraverso l’analisi dei posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni di problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione».
Finalmente le aziende potevano disporre di strumenti: convenzioni, esoneri, compensazioni, agevolazioni, sostegni ecc., al fine di rendere meno oneroso l’inserimento dei lavoratori con disabilità. A tutto questo si era aggiunta una radicale riforma del collocamento (Decreto Legislativo 469/97), divenuto di competenza delle Regioni e delle Province, e non più del Ministero del Lavoro.
Purtroppo, nonostante le premesse, i risultati furono del tutto insoddisfacenti. La maggior parte dei Servizi Provinciali preposti, infatti, mantenne il vecchio approccio burocratico amministrativo nei confronti delle persone con disabilità e delle aziende e gli strumenti di sostegno previsti dalla Legge non ebbero un’adeguata e uniforme diffusione sul territorio nazionale, con la complessità delle procedure che deluse gli interessati.

Successivamente, la globalizzazione dei mercati e le innovazioni tecnologiche hanno letteralmente stravolto il modo di produrre, spingendo così le aziende soggette agli obblighi di legge a cercare lavoratori con disabilità “sempre più abili”.
Nel 2015, il Legislatore ha cercato, attraverso il Decreto Legislativo 151/15, di aggiornare la Legge 68/99 e le relative Linee Guide, introducendo alcune importanti novità:
° la totale estensione della chiamata nominativa, ossia la possibilità per i datori di lavoro privati di scegliere i lavoratori con disabilità;
° l’inasprimento delle sanzioni per gli evasori e l’incremento degli incentivi economici a sostegno delle nuove assunzioni;
° la promozione di una rete integrata con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio;
° la promozione di accordi territoriali con le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro;
° la revisione delle procedure di accertamento della disabilità e la valutazione psico-sociale della disabilità stessa;
° l’analisi delle caratteristiche dei posti di lavoro da assegnare alle persone con disabilità;
° la promozione dell’istituzione del responsabile dell’inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro;
° la diffusione di buone pratiche di inclusione lavorativa.
Purtroppo, questi provvedimenti legislativi non sono stati concretizzati.

Ora il Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, ha ripreso il percorso e rilanciato il processo inclusivo, attraverso la presa in carico della persona e il superamento dell’approccio sanitario a favore di un modello fondato sul diritto delle persone. Esso modifica in tal modo tutto il processo inclusivo, non solo nelle modalità di gestione dell’iter procedurale, ma soprattutto nell’approccio strategico. La persona acquista una propria centralità e tutto viene realizzato partendo dalla persona stessa, per concludersi su di lei, con lei.
L’intero percorso inclusivo vede la persona partecipe e protagonista di quanto viene deciso e concordato. Il concetto di delega che caratterizza il processo attuale viene pertanto superato. La persona, cioè, non delega la Commissione Medica affinché accerti la sua disabilità clinica, il Comitato Tecnico (articolo 6 della Legge 68/99) affinché predisponga un progetto di inserimento lavorativo, il Collocamento Disabili per il suo inserimento nel mondo del lavoro e così via: ogni progettualità, azione, sostegno dev’essere personalizzata e fatta a misura della persona, nel rispetto dei suoi bisogni e dei suoi desideri. Non quindi un soggetto subente e assistito, costretto ad accettare modelli standard a cui adattarsi, ma una persona con diritto di parola, aiutata attraverso la presa in carico da parte di servizi in grado di comprenderne i bisogni e di sostenerla lungo il percorso inclusivo.
Un percorso che inizia con la valutazione di base, ossia con il riconoscimento della condizione di disabilità fondato sull’ICF dell’Organizzazione Mondiale della Salute, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, ella Disabilità e della Salute, e sull’ICD, la Classificazione Internazionale delle Malattie, tramite il WHODAS, questionario utilizzato come strumento integrativo e di partecipazione dalla persona.
La valutazione di base consentirà il riconoscimento dell’invalidità, la percentualizzazione di essa e gli eventuali “accomodamenti ragionevoli”, ossia le misure, gli adattamenti necessari e adeguati alle condizioni di salute e dei contesti di vita della persona. Nel campo lavorativo gli accomodamenti ragionevoli riguarderanno le modalità operative previste dalla mansione, gli orari di lavoro, la mobilità territoriale ecc. La persona in possesso del verbale di invalidità, con una percentuale superiore al 45%, e della relazione conclusiva ai fini lavorativi, può da subito iscriversi al Collocamento Disabili della propria Provincia di residenza e successivamente integrare la documentazione con il Progetto di Vita. Infatti, dopo la certificazione delle condizioni di disabilità (Visita di base), la persona stessa può richiedere l’elaborazione del Progetto di Vita. L’istanza può essere presentata in qualsiasi momento, all’Ambito Territoriale Sociale di residenza. Dal canto suo, la persona partecipa all’elaborazione del progetto e al monitoraggio delle azioni programmate. Attraverso tale percorso si intende migliorare la qualità di vita, facilitando anche l’inclusione socio-lavorativa mediante strumenti, risorse, interventi, benefìci, prestazioni, servizi e ogni utile azione adatta a favorire la partecipazione sociale e la vita indipendente, e ad eliminare e prevenire barriere che possano ostacolare la partecipazione sociale e lavorativa. Inoltre, il Progetto di Vita assicura il coordinamento fra i piani di intervento promossi dai vari soggetti sociali coinvolti. I servizi interessati attivano il progetto dopo aver fatto una valutazione multidimensionale del profilo di funzionamento della persona, l’analisi dei bisogni, dei desideri e delle aspettative, avvalendosi di figure professionali competenti (assistente sociale, professionisti sanitari, insegnanti, docenti ecc.). Nel caso di adulti in cerca di lavoro, è prevista la presenza di un rappresentante dei Servizi per il Collocamento Mirato.
Il Progetto di Vita è sostenuto dal “budget di progetto”, ossia l’insieme di risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche (pubbliche e private), attivabili anche attraverso la co-programmazione e co-progettazione con il Terzo Settore. Tutto questo dovrebbe consentire l’attivazione di percorsi di accompagnamento al lavoro personalizzati e il diffondersi di un’uniforme modalità operativa su tutto il territorio nazionale.

Ebbene, tutto quanto di positivo previsto dal Decreto 62/24 in tema di inclusione lavorativa rischierà di essere vanificato, se non si provvederà a:
° Riformare la Legge 68/99, oramai anacronistica rispetto ai cambiamenti socioeconomici che si sono verificati in oltre un quarto di secolo.
° Riorganizzare il sistema del collocamento pubblico.
° Uniformare il rispetto e l’attuazione delle normative su tutto il territorio nazionale.
° Diffondere le buone prassi per l’inclusione lavorativa delle persone che presentano complessità di inserimento.
Tutto quanto enunciato dal Decreto, per altro, incontrerà inevitabilmente le forche caudine delle Regioni e le trappole sparse sui territori provinciali. Ed è anche facile pronosticare atteggiamenti di inerzia, svuotamento di contenuti, e di burocratizzazione delle novità proposte, come è avvenuto con la Legge 68/99 e con le successive norme in materia. Ma questo non deve demoralizzarci: se non avverrà un cambiamento del sistema pubblico, sarà comunque possibile creare in ogni àmbito provinciale Servizi Territoriali per l’Inclusione Lavorativa (STIL), in grado di supportare l’attività del Collocamento Disabili (strategia già in atto perseguita dall’ANDEL-Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) e anche formare una figura professionale (Disability Job Supporter Master tramite corsi promossi dall’ANDEL), che sia preparata per accompagnare al lavoro le persone e supportare le aziende nell’assolvimento degli obblighi di legge.
Comunque vada, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, attraverso il Decreto da lei sostenuto, ha promosso un cambiamento culturale. Certo, ci vorrà del tempo per metabolizzarlo e per acquisire efficacia operativa, ma noi tutti abbiamo il compito di rimboccarci le maniche e di dare il nostro contributo. Perché questa è una scommessa che una società civile moderna deve vincere!

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it).

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“Destination4All” tra riconoscimenti internazionali e la guida di Cortina al turismo accessibile

Superando - 9 Gennaio 2026 - 5:31pm

Solo pochi giorni dopo avere ricevuto un prestigioso riconoscimento internazionale a Dubai, il progetto “Destination4All” di Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile, è tornato sotto i riflettori a Cortina d’Ampezzo, con la presentazione della Guida 2026 al turismo accessibile della nota località montana, in vista del grande evento sportivo ormai prossimo, ossia le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano/Cortina, ma anche con uno sguardo rivolto al futuro

Solo pochi giorni dopo avere ricevuto un prestigioso riconoscimento internazionale, il progetto Destination4All di Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile, è tornato sotto i riflettori a Cortina d’Ampezzo, in vista del grande evento sportivo ormai prossimo, ossia le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano/Cortina.

Nei giorni scorsi, dunque, il riconoscimento internazionale è arrivato a Dubai ai World Sustainable Travel & Hospitality Awards, iniziativa che ha lo scopo di riconoscere, celebrare e condividere le storie di individui e organizzazioni che accelerano il cambiamento e apportano un contributo significativo al turismo e ai viaggi sostenibili.
«Questo premio – commentano da Village for all -, assegnato in un contesto internazionale di rilievo, valorizza un approccio che supera la logica dell’adempimento normativo e considera l’accessibilità un fattore chiave di qualità, competitività e innovazione del sistema turistico. E al centro del nostro progetto Destination4All vi sono le persone con esigenze di accessibilità, riconosciute come parte integrante del mercato turistico. Si tratta quindi di un riconoscimento che conferma l’interesse crescente, a livello globale, verso modelli capaci di coniugare sviluppo economico, responsabilità sociale e valorizzazione dei territori».

Destination4All, va ricordato a questo punto, è un progetto dedicato allo sviluppo di destinazioni turistiche orientate all’ospitalità accessibile, basato su un approccio sistemico che coinvolge amministrazioni pubbliche, operatori turistici e portatori d’interesse locali, con l’obiettivo di migliorare la qualità complessiva dell’esperienza di viaggio per le persone con esigenze di accessibilità. Il lavora è articolato sull’analisi dei territori, la definizione di linee guida, la formazione degli operatori e la comunicazione attraverso informazioni oggettive e trasparenti, ciò che contribuisce a rendere le destinazioni più competitive, inclusive e attrattive a livello nazionale e internazionale».
Le guide prodotte nell’àmbito di Destination4All sono disponibili in più lingue a questo link e riguardano in particolare Bibione (Venezia), destinazione balneare riconosciuta a livello europeo per l’attenzione ai servizi, alla fruibilità degli spazi e alla qualità dell’offerta turistica per tutti, Peccioli (Pisa), borgo toscano che coniuga valorizzazione culturale, innovazione e qualità della vita, con un approccio all’accessibilità integrato nella rigenerazione urbana e appunto Cortina d’Ampezzo. In tal senso, l’Amministrazione Comunale della “regina delle Dolomiti” ha presentato proprio oggi, 9 gennaio, la Guida al Turismo Accessibile 2026, realizzata nell’ambito del progetto Cortina per tutti, su base Destination4All.
«In vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano/Cortina – sottolineano da Village for all -, ma con lo sguardo rivolto al futuro, il Comune di Cortina ha scelto di intraprendere un percorso strutturato e duraturo, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura dell’accessibilità e dell’inclusione capace di lasciare un’eredità importante per il territorio e per la sua comunità turistica. Durante la presentazione della guida sono state illustrate le motivazioni del progetto Cortina per tutti, le azioni intraprese in questi anni, il lavoro di squadra di diversi soggetti, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più attivamente tutti gli attori della filiera turistica in questo percorso di crescita e cambiamento. Perché l’accessibilità non è solo un dovere, ma anche una straordinaria opportunità di migliorare l’esperienza di accoglienza per tutti e tutte». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@villageforall.net.

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Diritto allo studio 2026, rettifiche ed integrazioni elenchi definitivi beneficiari personale docente scuola secondaria di secondo grado e personale ATA

Ultime da A. T. P. Cosenza - 9 Gennaio 2026 - 5:08pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

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