Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
Pubblicato su Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria (https://www.handitecno.calabria.it)

Home > Printer-friendly > Aggregatore di feed

Le Paralimpiadi e il valore dello sport come motore di inclusione

Superando - 26 Gennaio 2026 - 4:12pm

«Nelle storie, nelle sfide e nei risultati degli atleti e delle atlete delle Paralimpiadi – scrive Vincenzo Falabella a poche settimane dal grande appuntamento di Milano-Cortina – prende forma il messaggio che lo sport non è soltanto competizione o spettacolo, ma un formidabile strumento di inclusione, di crescita collettiva e di trasformazione culturale, ricordandoci che il valore di una società si misura dalla capacità di essa di garantire pari opportunità, diritti e riconoscimento a tutte le persone, senza eccezioni»  Milo è la mascotte delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026

Ci siamo! Siamo prossimi all’apertura dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina, un appuntamento che va ben oltre lo sport e assume un valore profondamente simbolico per il nostro Paese. Non è soltanto l’inizio di una grande competizione internazionale, ma un momento di verità in cui l’Italia è chiamata a misurare se stessa: nella capacità organizzativa, certo, ma soprattutto nella forza della visione che intende offrire. In questi Giochi si riflettono le nostre scelte come comunità nazionale, il valore che attribuiamo all’inclusione, all’accessibilità, alla sostenibilità e alla dignità di ogni persona. Un evento globale che diventa così un’occasione concreta per definire chi siamo oggi e quale futuro vogliamo costruire.
Restando quindi alle Paralimpiadi, esse non sono solo un “racconto di nicchia”, ma una pagina centrale della storia e del presente del nostro Paese. Parlare di Paralimpiadi significa infatti riconoscere che lo sport è uno dei più potenti motori di inclusione di cui disponiamo, un linguaggio universale capace di abbattere barriere culturali, scardinare stereotipi radicati e trasformare lo sguardo sulla disabilità. Raccontarle vuol dire dare spazio a un’eccellenza troppo spesso marginalizzata e, al tempo stesso, affermare un principio fondamentale, ossia che l’inclusione non è un atto di concessione, ma una responsabilità collettiva. E che attraverso lo sport si costruisce una società più giusta, più accessibile e più consapevole, in cui il valore della persona, il talento e i diritti non conoscono gerarchie né esclusioni.

In questo contesto le Paralimpiadi rappresentano una delle espressioni più alte e autentiche dello sport contemporaneo, non solo per l’eccellenza tecnica e l’intensità agonistica delle competizioni, ma per il loro straordinario significato umano, culturale e sociale. Esse affermano con forza che la disabilità non è sinonimo di limite, fragilità o eccezione, ma una delle tante condizioni attraverso cui si manifestano il talento, la determinazione e la capacità di superare l’impossibile. Le Paralimpiadi non chiedono di essere comprese con indulgenza, ma riconosciute con rispetto: come sport di altissimo livello e, al tempo stesso, come potente motore di cambiamento culturale. Attraverso di esse, il Paese è chiamato a rivedere sguardi, linguaggi e modelli, e a scegliere se trasformare questo evento in un’eredità duratura di inclusione, consapevolezza e progresso civile.

Le discipline paralimpiche sulla neve, dallo sci alpino allo snowboard, dallo sci di fondo al biathlon, per citarne alcune, raccontano una nuova idea di sport e di società. Un’idea in cui la disabilità non è un ostacolo da aggirare o un deficit da compensare, ma, come detto, una delle molteplici condizioni dell’esperienza umana. Gli atleti e le atlete delle Paralimpiadi non competono nonostante la disabilità: competono con la loro disabilità, integrandola nella tecnica, nella preparazione atletica e nella propria identità sportiva. È proprio questa integrazione a rendere le loro prestazioni straordinarie.
Dietro ogni medaglia paralimpica non c’è soltanto il talento. C’è un percorso fatto di sacrificio quotidiano, disciplina rigorosa, forza interiore, costanza e resilienza. C’è la capacità di sostenere allenamenti durissimi, di attraversare il dolore, di superare infortuni e battute d’arresto, di convivere ogni giorno con la fatica fisica e mentale, senza mai smarrire l’obiettivo. È la stessa dedizione che anima lo sport olimpico, ma spesso moltiplicata da difficoltà ulteriori e meno visibili.
Gli atleti e le atlete delle Paralimpiadi, infatti, si confrontano ancora con barriere ambientali, carenze strutturali, minori opportunità di accesso agli impianti, risorse economiche più limitate e una visibilità mediatica che non riflette il valore delle loro imprese. Nonostante questo, continuano a competere ai massimi livelli, dimostrando che l’eccellenza non nasce dall’assenza di ostacoli, ma dalla capacità di affrontarli e superarli.
Ogni successo paralimpico è quindi molto più di una vittoria sportiva: è il risultato di una determinazione fuori dal comune, di un impegno silenzioso e tenace che merita pieno riconoscimento, rispetto e sostegno. È la prova concreta che lo sport, quando è davvero inclusivo, diventa uno strumento potentissimo di affermazione della dignità, del merito e del valore umano che va ben oltre la dimensione competitiva. È un valore culturale, educativo e sociale profondo. Lo sport, in questo contesto, diventa un potente volano di inclusione, capace di cambiare sguardi, abbattere pregiudizi e ridefinire il concetto stesso di limite.
In montagna, forse più che altrove, l’inclusione richiede progettazione attenta, innovazione tecnologica, formazione professionale e, soprattutto, un autentico cambio di mentalità. Impianti accessibili, attrezzature adattate, guide e maestri formati non sono concessioni speciali, ma strumenti di equità: rendono possibile ciò che dovrebbe essere un diritto di tutti, ovvero vivere lo sport, la natura e la montagna in condizioni di pari opportunità.
E quest’anno, dunque, con l’Italia chiamata a ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici, questa responsabilità diventa ancora più evidente. Non si tratta solo di organizzare un grande evento sportivo, ma di cogliere appunto un’occasione storica per cambiare in modo concreto l’approccio alla disabilità. Ospitare i Giochi significa dimostrare che il nostro Paese è capace di inclusione reale, di accessibilità diffusa e di politiche coerenti. Questi Giochi devono andare oltre la competizione e lasciare un’eredità duratura, trasferendo a tutta la società e al sistema Paese una visione nuova della disabilità, non più fondata sull’assistenza o sull’eccezionalità, ma sul riconoscimento del valore, delle competenze e della piena partecipazione di ogni persona.

Le Paralimpiadi ci insegnano anche che il limite è un concetto relativo. In ambienti considerati “ostili”, come quelli montani, gli atleti paralimpici ridefiniscono ogni giorno ciò che è possibile. Questo messaggio ha un impatto potente, soprattutto sulle giovani generazioni, perché sposta lo sguardo dalla compassione all’ammirazione, dalla pietà al rispetto. Mostra che il valore di una persona non risiede nelle sue condizioni fisiche, ma nella sua determinazione, nel suo impegno e nella capacità di perseguire i propri obiettivi.
Per questo le Paralimpiadi non possono e non devono essere considerate come un evento “parallelo”: sono parte integrante del movimento sportivo e del racconto collettivo che una società fa di se stessa. Rappresentano un modello di uguaglianza reale, non formale, basato sull’accesso alle opportunità e sul riconoscimento del merito.

Concludendo, le Paralimpiadi tracciano una direzione chiara e non più rinviabile: una strada costruita sull’impegno, sul coraggio, sull’innovazione e sulla giustizia sociale. Nelle storie, nelle sfide e nei risultati degli atleti e delle atlete delle Paralimpiadi prende forma un messaggio potente, rivolto alle istituzioni, alle comunità e a ogni cittadino e cittadina: lo sport non è soltanto competizione o spettacolo, ma un formidabile strumento di inclusione, di crescita collettiva e di trasformazione culturale, ricordandoci che il valore di una società si misura dalla capacità di essa di garantire pari opportunità, diritti e riconoscimento a tutte le persone, senza eccezioni. La loro eredità più autentica va ben oltre il medagliere: riguarda il modo in cui scegliamo di immaginare e costruire il futuro del nostro Paese.
E mentre ci ispirano con il loro esempio, chiediamo agli atleti e alle atlete delle Paralimpiadi di fare ciò che lo sport sa fare di più potente: emozionarci! Fateci divertire, fateci appassionare, coinvolgeteci con le vostre gesta e con la forza dei vostri sogni. Ogni traguardo, ogni impresa, ogni gesto di resilienza ha il potere di far battere il cuore di una nazione intera, di farci vivere l’adrenalina della sfida e la gioia del successo come se fosse la nostra. Le vostre storie ci rendono partecipi, ci fanno ridere, soffrire e gioire insieme a voi, trasformando lo sport in un’esperienza collettiva che unisce e ispira.
E allora, in bocca al lupo ai nostri atleti e alle nostre atlete paralimpiche. Con il vostro talento, la vostra determinazione e il vostro esempio siete l’orgoglio dell’Italia. Portate in alto il Tricolore, incarnate i valori migliori del Paese e fateci sentire, ancora una volta, profondamente orgogliosi di essere italiani.

*Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

L'articolo Le Paralimpiadi e il valore dello sport come motore di inclusione proviene da Superando.

Caregiver familiari: la vera sfida è cambiare il modello di welfare

Superando - 26 Gennaio 2026 - 2:02pm

«Il riconoscimento giuridico del caregiver – scrive Daniele Romano – è un tassello importante, ma non il punto di arrivo. La vera sfida è ridisegnare il sistema di sostegni alle persone con disabilità, passando dalla logica dell’emergenza e del contributo economico alla costruzione di diritti esigibili, servizi stabili e percorsi di vita pienamente inclusivi. Solo così la cura smetterà di essere un sacrificio silenzioso e diventerà una responsabilità condivisa dalla comunità e dalle istituzioni»

Il riconoscimento della figura del caregiver familiare non nasce oggi. È il punto di arrivo – ancora parziale – di un percorso lungo oltre un decennio, fatto di tentativi, stop e, soprattutto, della pressione costante di associazioni, sindacati e reti di familiari che hanno portato dentro le Istituzioni la vita reale di chi ogni giorno si prende cura delle persone con disabilità.
Dal 2013 al 2025 si sono contate quasi trenta Proposte di Legge sul tema, nessuna giunta a compimento. E non per assenza di idee. I nodi che hanno bloccato tutto, per anni, sono stati sempre gli stessi. La mancanza di una copertura economica chiara e la difficoltà di definire con precisione chi dovesse rientrare tra i beneficiari. L’unico tassello rimasto in piedi è stata la definizione di caregiver familiare, entrata nell’ordinamento con la Legge di Bilancio per il 2018 [Legge 205/17, articolo 1, comma 255, N.d.R.], ma senza un sistema organico di diritti e tutele attorno.
Nel frattempo, a livello europeo, è arrivato un passaggio decisivo. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, infatti, ha chiarito che chi assiste una persona con disabilità può invocare il divieto di discriminazione indiretta legata alla disabilità e che i datori di lavoro devono adottare “accomodamenti ragionevoli” per consentire la conciliazione tra lavoro e attività di cura. Un principio che sposta il caregiver da figura invisibile a soggetto titolare di diritti anche nel rapporto di lavoro.

Ora, il Disegno di Legge recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri si inserisce in questo solco ed è frutto di un confronto ampio, sviluppato in un Tavolo Tecnico Interministeriale che ha coinvolto anche il mondo associativo delle persone con disabilità e delle famiglie.
Per la prima volta si riconosce formalmente il ruolo sociale del caregiver familiare e si costruisce un sistema di tutele differenziate, con un’attenzione specifica al caregiver convivente che sostiene il carico assistenziale maggiore. Sono previste risorse dedicate e un contributo economico per chi vive condizioni di particolare impegno di cura e reddito basso. È un segnale importante, perché si afferma che la cura familiare non è un fatto privato, ma una funzione sociale che lo Stato deve riconoscere.
Ma non basta. Il rischio è che tutto venga ridotto a un sussidio, legato a soglie ISEE molto basse, che finisce per trasformare il tema dei caregiver in una misura di contrasto alla povertà.
La cura non è solo una questione di reddito. Ci sono persone — spesso donne — che hanno dedicato anni, talvolta l’intera vita, all’assistenza di un familiare con disabilità, uscendo dal mercato del lavoro o riducendo drasticamente la propria attività. Anche chi non rientra in parametri economici stringenti paga comunque un prezzo altissimo in termini di carriera, autonomia, futuro previdenziale.

Il vero nodo è un altro: il riconoscimento dei contributi figurativi e quindi di una tutela pensionistica. Migliaia di caregiver rischiano di arrivare all’età anziana senza una protezione adeguata, dopo avere svolto un lavoro di cura continuo e pesantissimo, che ha supplito a carenze strutturali del sistema dei servizi. Questa è una frattura che non può essere ignorata. Ed è proprio qui che il discorso sui caregiver si intreccia con un cambiamento più profondo, il superamento di un’idea assistenzialistica della disabilità.
Non possiamo continuare a pensare che la risposta sia solo un trasferimento economico alle famiglie. Serve un sistema di servizi che sostenga la persona con disabilità e, di riflesso, alleggerisca il carico sulle famiglie.

La riforma avviata con la Legge Delega 227/21 in materia di disabilità e con i Decreti Attuativi di essa introduce un paradigma diverso: valutazione multidimensionale, accomodamenti ragionevoli, e, soprattutto, il progetto di vita individuale. Non un documento formale, ma una strategia costruita attorno alla persona, che metta in relazione salute, istruzione, lavoro, relazioni, abitare, desideri e aspirazioni. Una regia unitaria che coordini interventi e risorse, adattandosi nel tempo ai cambiamenti della vita.
La sperimentazione già avviata in diversi territori dimostra che non è un percorso semplice, ma rappresenta una svolta culturale prima ancora che organizzativa. Quando si costruiscono servizi personalizzati, inclusivi e continuativi, non si tutela solo la persona con disabilità: si restituisce respiro anche alle famiglie e ai caregiver, che non sono più lasciati soli a reggere tutto.
Il riconoscimento giuridico del caregiver è quindi un tassello importante, ma non il punto di arrivo. La vera sfida è ridisegnare il sistema di sostegni, passando dalla logica dell’emergenza e del contributo economico alla costruzione di diritti esigibili, servizi stabili e percorsi di vita pienamente inclusivi. Solo così la cura smetterà di essere un sacrificio silenzioso e diventerà una responsabilità condivisa dalla comunità e dalle istituzioni.

*Sociologo.

Superando si è già occupato del Disegno di Legge sui caregiver familiari con i testi: Caregiver familiari: il Parlamento approvi una norma all’altezza delle aspettative e dei diritti (a questo link); Caregiver familiari: quella norma richiede risorse economiche ben diverse di ANGSA (a questo link); Lavoriamo insieme per rendere la legge sui caregiver familiari un punto di partenza solido di Vincenzo Falabella (a questo link); Disegno di Legge sui caregiver: servono cautela, concretezza e un testo da migliorare in Parlamento (a questo link); Per una Legge Nazionale sui caregiver familiari buona per tutti (a questo link); Caregiver familiari: la battaglia per le briciole e la battaglia per il pane di Gianfranco Vitale (a questo link).

L'articolo Caregiver familiari: la vera sfida è cambiare il modello di welfare proviene da Superando.

In uno Stato democratico non abbiamo bisogno di delazioni

Superando - 26 Gennaio 2026 - 1:26pm

«In uno Stato democratico non abbiamo bisogno di delazioni, è il pluralismo delle diverse culture che la scuola deve insegnare nel reciproco rispetto delle idee altrui»: lo scrive Salvatore Nocera, deprecando quell’associazione di studenti che in vista del Giorno della Memoria ha invitato i compagni a «segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda». «E sarebbe naturalmente lo stesso – aggiunge – se un’associazione studentesca invitasse i compagni a rendersi “delatori nei confronti di docenti di destra”»

In prossimità del Giorno della Memoria di tutte le vittime dell’Olocausto di domani, 27 Gennaio, un’associazione di studenti sconsiderati ha affisso alle pareti di una scuola l’invito ai loro compagni di «segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda».
Da ex docente sono sconfortato perché mi rendo conto che l’ignoranza purtroppo ancora continua a diffondersi tra i giovani. Questo gesto incredibile è paragonabile, nel suo miserevole “piccolo” alle delazioni stimolate dai nazifascisti nei confronti delle persone ebree che cercavano di sottrarsi alle deportazioni razziste. Oppure questa folle iniziativa è paragonabile alle delazioni durante la dittatura sovietica nei confronti degli oppositori del regime. Ed è pure simile alle delazioni nei confronti dei latinos nell’attuale America trumpiana.

Ma, a parte ogni valutazione, chi decide cosa sia “propaganda”? Lo è la lezione del docente di storia che racconta le nefandezze del nazifascismo nel ventesimo secolo? Oppure qualunque docente che, durante la lezione di educazione civica, dichiara che l’attuale situazione degli Stati Uniti sia una profonda violazione della democrazia?
Quanto scritto da quei giovani incoscienti è segno della loro totale diseducazione democratica e di incitamento alla diseducazione dei compagni; e lo sarebbe lo stesso se provenisse da un’associazione studentesca che invitasse i compagni a rendersi “delatori nei confronti di docenti di destra”.
Da sempre in tutte le scuole ci sono stati e ci saranno docenti simpatizzanti di destra o di sinistra e ciò è l’essenza della democrazia, garantita dal diritto costituzionale alla libertà di pensiero e di insegnamento. È proprio dalle diverse sensibilità culturali dei docenti che si forma la libera coscienza dei giovani cittadini. Il pluralismo delle visioni culturali consente ai giovani di cominciare a formarsi le loro diverse opinioni.

In uno Stato democratico non abbiamo bisogno di delazioni, così come vengono stimolate dai governanti degli Stati liberticidi. È il pluralismo delle diverse culture che la scuola deve insegnare nel reciproco rispetto delle idee altrui.
Per questo, io che sono un cattolico praticante, ho sempre consigliato l’iscrizione nelle scuole statali e scoraggiato quella nelle scuole cattoliche, pur apprezzandone la loro talora più elevata qualità di istruzione; ciò perché in esse è, per necessità, prevalente una monocultura, mentre i giovani in formazione hanno bisogno di  poter ascoltare e confrontare diverse idee per formarsene una propria, che potrà pure cambiare, crescendo, a seguito della loro acquisita capacità di discernimento dei fatti che riguardano la vita politica delle nostre comunità e del mondo.

L'articolo In uno Stato democratico non abbiamo bisogno di delazioni proviene da Superando.

IC DIPIGNANO – Interpello nazionale per il reclutamento di n. 1 unità docente Primaria posto Sostegno EH con titolo di specializzazione supplenza breve e saltuaria dal 27/01/2026 al 04/02/2026

Ultime da A. T. P. Cosenza - 26 Gennaio 2026 - 1:20pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Per ricordare tutte le vittime della Shoah tra cui decine di migliaia di persone con disabilità

Superando - 26 Gennaio 2026 - 12:57pm

Il programma nazista “Aktion T4” portò allo sterminio di decine di migliaia di uomini, donne e bambini con disabilità. Ricordarlo in occasione del Giorno della Memoria di domani, 27 gennaio, significa assumersi oggi la responsabilità di costruire politiche e servizi che mettano al centro la persona, la sua dignità e la sua libertà, affinché nessuno venga mai più separato, invisibilizzato o allontanato dalla comunità in nome dell’efficienza, della scarsità di risorse o della paura della differenza Il memoriale commemorativo dedicato a Berlino alle vittime con disabilità del programma “Aktion T4”. La sua collocazione è all’altezza della Tiergartenstrasse n. 4, dov’era sito l’edificio in cui venne pianificato il programma di sterminio. “T4” deriva appunto da “Tiergartenstrasse n. 4”

In occasione del Giorno della Memoria di domani, 27 gennaio, si rinnova l’impegno a ricordare tutte le vittime della persecuzione e dello sterminio nazista affinché la memoria stessa sia strumento di consapevolezza, responsabilità e difesa dei diritti umani. Accanto infatti allo sterminio del popolo ebraico, dei rom e sinti, degli oppositori politici, degli omosessuali e di altre minoranze, è doveroso ricordare anche le vittime del programma Aktion T4, uno dei capitoli più drammatici e ancora oggi meno conosciuti della storia del nazismo.

Avviato nel 1939, l’Aktion T4 prevedeva l’eliminazione sistematica di persone con disabilità fisiche e mentali considerate dal regime come «vite indegne di essere vissute». Decine di migliaia di uomini, donne e bambini furono uccisi in nome di una presunta “purezza” e di un’ideologia fondata sull’esclusione e sulla disumanizzazione.
Non fu per altro una deriva improvvisa, ma il risultato di scelte politiche, amministrative e sanitarie che trasformarono la disabilità in un criterio di selezione e di eliminazione. Le persone con disabilità furono dichiarate “inermi”, “inutili”, “zavorre” e quindi separabili, internabili, sopprimibili.

La memoria delle vittime della Shoah e dei crimini nazisti non può essere separata da una riflessione sulle forme di discriminazione che ancora oggi colpiscono le persone con disabilità quando le si considera come “un costo”, “un peso”, “un errore della natura”.
Oggi, in un contesto democratico, il rischio non è la ripetizione di quelle atrocità, ma la permanenza di logiche che continuano a considerare la disabilità come un problema da gestire anziché come una condizione da includere. La carenza di servizi territoriali, l’insufficienza dei sostegni alla vita indipendente, la frammentazione delle politiche sociali e sanitarie, l’assenza di progettazioni personalizzate, di politiche abitative inclusive e di sostegni all’autodeterminazione, rendono ancora concreto il ricorso all’istituzionalizzazione, spesso presentata come unica risposta possibile, sottraendo il diritto a vivere nella comunità.

Ricordare l’Aktion T4 significa dunque riconoscere che l’odio e la violenza iniziano spesso dalla negazione della dignità dell’altro, dalla classificazione delle persone in base alla loro utilità o basandosi su parametri abilisti di normalità. È una memoria che ci interroga ancora oggi soprattutto rispetto alla tutela delle persone più fragili e al valore universale della vita umana.
Fare memoria oggi significa assumersi la responsabilità di costruire politiche e servizi che mettano al centro la persona, la sua dignità e la sua libertà, affinché nessuno venga mai più separato, invisibilizzato o allontanato dalla comunità in nome dell’efficienza, della scarsità di risorse o della paura della differenza.
Il Giorno della Memoria non è solo un momento di commemorazione, ma dev’essere un richiamo collettivo alla vigilanza: nessuna vita sia mai più considerata di minor valore, nessuna persona venga separata dalla comunità, nessun diritto sacrificato in nome dell’efficienza o della paura della differenza.

In occasione del Giorno della Memoria di domani, 27 gennaio, si terrà a Roma, con partenza da Piazza dell’Esquilino alle 17, la 26ᵃ Fiaccolata per gli Stermini Dimenticati di rom e sinti, persone con disabilità e persone LGBTQIA+, coordinata, per la prima volta, dalla neonata Associazione Memoria Stermini Dimenticati (sterminidimenticati@gmail.com). «Questa nostra Associazione– dichiara il presidente Andrea Maccarrone – è nata per unire e rafforzare le memorie condivise e trasformarle in azioni concrete. Il nostro primo obiettivo è un Museo-Centro di Documentazione permanente a Roma, dedicato a ricerca, educazione e divulgazione su Aktion T4, Porrajmos e Omocausto». All’iniziativa – sulla quale si può leggere a questo link un approfondimento, mentre a quest’altro link è disponibile la locandina – parteciperà anche Silvia Cutrera, in rappresentanza dell’AVI di Roma (Agenzia per la Vita indipendente).
Per un ampio ed esauriente approfondimento sull’olocausto delle persone con disabilità, tramite il programma Aktion T4, suggeriamo senz’altro la consultazione, sulle nostre pagine, del testo Quel primo Olocausto di Stefania Delendati (a questo link). (S.B.)

L'articolo Per ricordare tutte le vittime della Shoah tra cui decine di migliaia di persone con disabilità proviene da Superando.

AVVISO – Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, DM 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09.10.2025 – Convocazione scelta traccia lezione...

Ultime da USR Calabria - 26 Gennaio 2026 - 12:23pm

You must be logged into the site to view this content.

Protocollo nr: 15741 – del 22/01/2026 – AOODGOSV – D.G. per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del S.N.I. CAMPIONATI DI ITALIANO XV EDIZIONE A.S. 2025-2026.

Ultime da USR Calabria - 26 Gennaio 2026 - 10:53am

You must be logged into the site to view this content.

Decreto Ministeriale 137 del 26 gennaio 2026 - All. A Decreto riserva posti

Ultime dal MIUR - 26 Gennaio 2026 - 10:42am

Decreto Ministeriale 137 del 26 gennaio 2026 - All. A Decreto riserva posti

Categorie - News Normativa

Decreto Ministeriale 137 del 26 gennaio 2026 - Riserva posti percorsi di formazione iniziale docenti aa 2025-2026

Ultime dal MIUR - 26 Gennaio 2026 - 10:39am

Decreto Ministeriale 137 del 26 gennaio 2026 - Riserva posti percorsi di formazione iniziale docenti aa 2025-2026

Categorie - News Normativa

D.D.G. prot. n. AOODRCAL2547 del 26 gennaio 2026 – Esito Avviso prot. AOODRCAL1667 del 19 gennaio 2026.

Ultime da USR Calabria - 26 Gennaio 2026 - 10:27am

You must be logged into the site to view this content.

La presentazione del nuovo “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia”

Superando - 23 Gennaio 2026 - 6:35pm

Tradizionalmente dedichiamo ogni anno ampio spazio agli aggiornamenti del “Rapporto sullo Stato dei Diritti in Italia”, curati dall’Associazione A Buon Diritto e realizzati con il sostegno dell’otto per mille della Chiesa Valdese, occupandoci segnatamente soprattutto dell’ampio spazio dedicato ai diritti delle persone con disabilità. Il nuovo aggiornament verrà presentato il 28 gennaio a Roma, presso la Sala Stampa della Camera

Tradizionalmente dedichiamo ogni anno ampio spazio agli aggiornamenti del Rapporto sullo Stato dei Diritti in Italia, curati dall’Associazione A Buon Diritto e realizzati con il sostegno dell’otto per mille della Chiesa Valdese.
Il Rapporto, ricordiamo, propone un monitoraggio articolato dei principali diritti nel nostro Paese: dalla libertà di espressione e di informazione alla migrazioni e diritto d’asilo; dall’autodeterminazione femminile alla salute e libertà terapeutica; e ancora diritto all’abitare, ambiente, lavoro, istruzione, dati sensibili, persona e disabilità, pluralismo religioso e integrazione, rom e sinti, diritti LGBTQI+, minori, prigionieri e salute mentale. Segnatamente in Superando ci occupiamo soprattutto dell’ampio spazio dedicato ai diritti delle persone con disabilità.
Il nuovo aggiornamento, ai contenuti del quale daremo conto nei prossimi giorni, verrà presentato nella mattinata del 28 gennaio a Roma, presso la Sala Stampa della Camera, con l’intervento di ricercatrici e ricercatori, autrici e autori del Rapporto, che commenteranno i nuovi dati e le più recenti introduzioni normative. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Silvia Bellucci (silviabellucci@bellspress.com).

L'articolo La presentazione del nuovo “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia” proviene da Superando.

“Vite in chiaro” con la sclerosi multipla, perché ogni storia può alleggerire il cammino di qualcun altro

Superando - 23 Gennaio 2026 - 6:00pm

«Mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla a ricadute e remissioni nel 2018 e sono la “donna invisibile” che dal 2024 ha voluto diventare visibile!»: così si presenta Mara Violani e presenta il nuovo podcast “Life Unfiltered-Vite in chiaro”, da lei realizzato insieme a Danilo Tomassi, aperto a chiunque abbia voglia di raccontare la propria esperienza in compagnia della sclerosi multipla, o anche di un’altra malattia. «Perché – dice -crediamo che ogni storia possa alleggerire il cammino di qualcun altro»

Sono Mara Violani, mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla a ricadute e remissioni il 5 gennaio del 2018, sono la “donna invisibile” che dal 2024 ha voluto diventare visibile!
Nei giorni scorsi, esattamente il 5 gennaio, è uscita la prima puntata del podcast Life Unfiltered-Vite in chiaro ed è stato l’inizio della realizzazione di un progetto-sogno la cui costruzione è nata da un’idea condivisa da subito con Danilo Tomassi.

Sono una fisioterapista dal 1995, e dal 2024, come ho detto, ho iniziato a raccontare la mia storia in compagnia della sclerosi multipla a ricadute e remissioni, mettendoci la faccia perché ci tengo a raccontare la mia esperienza di persona “comune” che vuole portare un messaggio di speranza e fiducia nella ricerca in medicina e nel futuro… un po’ di luce nel buio.
Dal 2018 sono seguita dalla neurologa Lucia Moiola presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e tuttora mi rivolgo a lei con grande fiducia nella sua competenza, nella professionalità e nella sua umanità.
La diagnosi di sclerosi multipla a ricadute e remissioni, che all’inizio è stata una vera e propria doccia fredda, mi ha ribaltato a testa in giù quando ho letto la diagnosi, ma poi mi ha fatto scoprire l’adattamento del corpo e della testa, la consapevolezza di sé e la resilienza.
Grazie a una campagna divulgativa riguardante la mia storia, sono arrivata al dottor Carlo Pozzilli, professore e neurologo di grandissima fama, che mi ha messo in contatto con Danilo Tomassi, che aveva già creato ScleratoVero, uno spazio nato dal bisogno profondo di sentirci visti, compresi e accompagnati. Un luogo dove la speranza non è una parola vuota, ma qualcosa che cresce quando iniziamo a raccontarci davvero.
Vorremmo insomma rompere i tabù e i pregiudizi sulla sclerosi multipla, dare voce a chi spesso non si sente rappresentato; non ci interessa infatti la “visibilità” fine a se stessa.

Noi non raccontiamo la sclerosi multipla come osservatori esterni, ma la viviamo ogni giorno da anni, raccontiamo la nostra esperienza reale, “non filtrata”.
Non proponiamo inoltre la sclerosi multipla come una “lezione positiva” a tutti i costi, perché lo sappiamo che non sempre si migliora, che alcune cose si perdono davvero, che si possono avere momenti di fatica, di rabbia; questo, però, non ci deve far sentire in colpa per avere provato questi sentimenti, quanto piuttosto farci sentire legittimati a provare queste emozioni. È anche umano, infatti, avere dei momenti di paura per il futuro, ed è controproducente vergognarsi e/o “spettacolarizzarsi”.
Le nostre parole possono aiutare a sentirsi meno soli, più compresi e capiti proprio perché più reali.
Non siamo eroi, non cerchiamo pietà, non forniamo soluzioni impossibili, né bacchette magiche, ma diamo onestà, linguaggio chiaro e comprensibile e soprattutto presenza.
Su ScleratoVero vengono condivise riflessioni sincere, esperienze reali, tramite il nostro nuovo podcast Life Unfiltered – Vite in chiaro, perché crediamo che ogni storia possa alleggerire il cammino di qualcun altro.
Continuiamo a costruire una comunità dove informazione, consapevolezza e speranza non sono slogan ma azioni quotidiane.
Presto ci sarà anche L’Esperto Risponde, una rubrica pensata per rispondere con chiarezza ai dubbi che spesso restano sospesi. Con noi ci saranno il già citato neurologo Carlo Pozzilli e la psicologa Flavia Gurreri, due professionisti che metteranno competenza e umanità al servizio della comunità.
La prima puntata del podcast, realizzata grazie alla preziosissima collaborazione di Stefania Unida (“Dr Geek”), è a questo link, per la parte vocale, ma anche in YouTube e in Spotify.
Proprio in questi giorni, poi, grazie alla collaborazione con il dottor Marco Mezzalana, biologo nutrizionista e personal trainer, è uscita una nuova puntata.

Aspettiamo quindi tutti con calore e cuore aperto. Chiunque abbia voglia di partecipare raccontando la propria esperienza in compagnia della sclerosi multipla, ma anche di un’altra malattia, unendosi a noi, può accedere a questo link (la newsletter è gratuita).

*marviolani@libero.it; con la collaborazione di Danilo Tomassi.

L'articolo “Vite in chiaro” con la sclerosi multipla, perché ogni storia può alleggerire il cammino di qualcun altro proviene da Superando.

“Viaggio della Memoria 2026” – Visita guidata online dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau, 26 gennaio 2026, ore 9:30

Ultime da USR Calabria - 23 Gennaio 2026 - 5:41pm

You must be logged into the site to view this content.

Nota ministeriale 779 del 23 gennaio 2026 - Indicazioni operative transito in diverso settore artistico-disciplinare docenti di ruolo

Ultime dal MIUR - 23 Gennaio 2026 - 5:17pm

Nota ministeriale 779 del 23 gennaio 2026 - Indicazioni operative transito in diverso settore artistico-disciplinare docenti di ruolo

Categorie - News Normativa

Il Cipidillo, quella voce che dice le cose come stanno sulla disabilità

Superando - 23 Gennaio 2026 - 4:58pm

Portavoce del messaggio di inclusione al 12° Torneo Internazionale di Para Ice Hockey di Torino, già da noi presentato in altra parte del giornale, sarà il Cipidillo, “storico” simbolo della CPD di Torino, scelto appunto come mascotte ufficiale della manifestazione. «Il Cipidillo – dice Giovanni Ferrero, direttore della CPD – è nato per impersonare quella voce che disturba, richiama alla responsabilità e dice la verità sulla disabilità anche quando non conviene» C’era anche il Cipidillo, “storico” simbolo della CPD di Torino, alla presentazione del Torneo Internazionale di Para Ice Hockey di Torino

Abbiamo già presentato nei giorni scorsi, in altra parte del giornale, il 12° International Para Ice Hockey Tournament, che a Torino sarà l’ultimo banco di prova per la Nazionale Italiana di para ice hockey, prima delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, centrato sull’atteso confronto con Giappone, Repubblica Ceca e Slovacchia, il tutto con l’organizzazione curata dall’Associazione Sportdipiù. Oggi ci occupiamo in questo spazio del forte messaggio di inclusione che si intende pure trasmettere con l’evento, un messaggio di cui si farà portavoce il Cipidillo, “storico” simbolo della CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), scelto appunto come mascotte ufficiale della manifestazione, che sarà presente al Pala Tazzoli di Torino, per animare i momenti salienti del torneo e richiamare l’attenzione sui valori dell’accessibilità e della partecipazione.

«Ispirato al Grillo Parlante di Carlo Collodi, il Cipidillo – spiegano dalla CPD – rappresenta metaforicamente la voce della coscienza. Da oltre 35 anni, per conto della nostra organizzazione, denuncia e porta all’attenzione pubblica tutto ciò che resta ancora da fare per migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità. Di recente è approdato anche sui social, inaugurando il canale Instagram @cipidilloo, dove si presenta come «il tuo trainer emotivo per superare l’imbarazzo sulla disabilità», occupandosi di contenuti che spaziano dai temi dell’accessibilità, come i bagni attrezzati, alle “paralimpiadi quotidiane”, fino alla differenza tra attivismo e influenza digitale.
«Il Cipidillo – dichiara Giovanni Ferrero, direttore della CPD – all’inizio era solo il “Grillo della CPD”, perché prima ancora che come mascotte nasceva per impersonare quella voce che disturba, richiama alla responsabilità e dice la verità anche quando non conviene. È stata una scelta voluta dal nostro presidente “storico”, Paolo Osiride Ferrero, con un’idea molto chiara: la Consulta per le Persone in Difficoltà doveva fare sulla disabilità ciò che spesso nessuno ha il coraggio di fare, ovvero dire le cose come stanno, senza zucchero, senza pietismo e senza bugie consolatorie. Con amministratori, cittadini e imprenditori. Con tutti».

Oltre alla presenza del Cipidillo, la CPD sarà anche partner strategico dell’evento torinese, garantendo attraverso i propri volontari il servizio di accompagnamento e trasporto con mezzi attrezzati per tutti gli atleti, sia durante le competizioni sia negli spostamenti in città, contribuendo così in modo concreto alla piena accessibilità dell’evento stesso. Inoltre, i migliori atleti di ogni competizione riceveranno come premio il Cipidillo peluche, nella stessa versione che può essere adottata attraverso una donazione a sostegno dei progetti della CPD. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo sulla Storia del Cipidillo. Per altre informazioni: Fabrizio Vespa (fabrizio.vespa@cpdconsulta.it).

L'articolo Il Cipidillo, quella voce che dice le cose come stanno sulla disabilità proviene da Superando.

Elenchi relativi all’individuazione degli osservatori esterni per l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado – a.s. 2025/2026

Ultime da USR Calabria - 23 Gennaio 2026 - 4:37pm

You must be logged into the site to view this content.

Scuola: l’inclusione deve riguardare le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti

Superando - 23 Gennaio 2026 - 4:30pm

«Anche quando il sistema scolastico è sotto pressione, la risposta non può essere la separazione. L’inclusione deve restare globale: riguarda le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti. Ed è nei momenti di maggiore complessità che l’inclusione degli alunni e alunne con disabilità va difesa con più convinzione»: a dirlo è Gianfranco Salbini, presidente dell’AIPD, commentando gli esiti di una ricerca sull’inclusione svolta dalla propria Associazione tra insegnanti e dirigenti scolastici (Foto di AIPD-Associazione Italiana Persone Down)

Alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Educazione di domani, 24 gennaio, l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down) ha reso noti i risultati di una ricerca svolta dal proprio Osservatorio Scolastico tra insegnanti e dirigenti scolastici e dedicata in particolare al tema degli spazi scolastici, iniziativa rpomossa nell’àmbito del progetto Forma-Mentis.
Al questionario proposto hanno risposto 239 docenti, 32 dirigenti scolastici e 7 operatori del personale educativo. Circa la metà degli insegnanti coinvolti erano docenti di sostegno, prevalentemente della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.

«L’indagine – sottolineano dall’AIPD – restituisce un quadro complessivamente positivo sullo stato dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (non solo con sindrome di Down): in una scala da 1 a 5, infatti, la maggior parte degli intervistati (118) ha espresso una valutazione pari a 4, mentre il punteggio massimo è stato assegnato da 59 intervistati. Soltanto 16 hanno espresso un giudizio totalmente negativo (punteggio 1). Un segnale chiaro, questo, che l’inclusione è oggi percepita come un valore reale e praticato nella quotidianità delle scuole».
Intento dell’indagine svolta dall’AIPD è stato però anche quello di portare alla luce alcuni elementi di criticità, soprattutto sul tema degli spazi: la ricerca ha evidenziato infatti la presenza di “aule dedicate ad alunni con disabilità” in quasi la metà delle scuole prese in esame. «Ed è questo – dicono dall’Associazione – che richiama la nostra attenzione, perché fa tornare alla mente le famigerate “aule di sostegno”, mai previste dalla normativa di inclusione, spazi che invece troppo spesso esistono ed escludono, diventando di prassi luoghi frequentati esclusivamente dagli alunni con disabilità e dagli insegnanti di sostegno».

Entrando ulteriormente nel dettaglio, alla domanda «In alcune scuole italiane esistono aule dedicate ad alunni con disabilità. Qual è il tuo pensiero al riguardo?», il 61% degli intervistati si è dichiarato favorevole, ma le motivazioni espresse restituiscono un quadro complesso. Le ragioni più citate, ad esempio, non riguardano la separazione, bensì la funzione educativa degli spazi: 103 risposte, infatti, hanno indicato la necessità di luoghi per scaricare la tensione o lavorare in piccolo gruppo, 83 hanno sottolineato l’importanza di uno spazio per il riposo e il rilassamento, soprattutto in presenza di disabilità severe. Accanto a queste motivazioni, 92 risposte ritengono corretto che, quando necessario, gli alunni con disabilità possano avere accesso a spazi dedicati.
Dall’altro lato, le perplessità espresse da chi è contrario sono fortemente legate al tema dell’inclusione: 76 risposte hanno indicato che avere spazi separati solo per alcune persone non è considerato inclusivo, mentre 68 hanno segnalato il rischio concreto che, nonostante le buone intenzioni, queste aule diventino luoghi frequentati esclusivamente dagli alunni con disabilità e dagli insegnanti di sostegno.
Un ulteriore elemento critico riguarda le modalità di utilizzo: nella maggior parte delle scuole coinvolte (176) non esistono aule dedicate esclusivamente agli studenti con disabilità, mentre 102 dichiarano di averle. L’uso di questi spazi è concordato con le famiglie solo nel 57% dei casi, mentre nel 76% dei casi è formalizzato all’interno del PEI (Piano Educativo Individualizzato), evidenziando la necessità di rafforzare la condivisione e la trasparenza delle scelte educative.

«Questa ricerca – dichiara Enrico Palladino, referente dell’Osservatorio Scolastico AIPD – ci restituisce un messaggio incoraggiante ma anche una responsabilità. Emerge quanto l’inclusione scolastica in Italia sia considerata un valore “in buona salute” da chi vive la scuola ogni giorno».
«Per la nostra Associazione – specifica dal canto suo il presidente dell’AIPD Gianfranco Salbini -, l’inclusione passa però anche attraverso la condivisione degli spazi della scuola, che non devono in nessun caso e per nessuna ragione diventare esclusivi né escludenti, ma devono essere pensati come ulteriore risorsa per tutta la comunità scolastica: luoghi flessibili, aperti, utilizzabili da chiunque ne abbia bisogno, non solo dagli studenti con disabilità. Spazi di calma, di relazione e di apprendimento che siano a disposizione dell’intera classe. Come l’insegnante di sostegno, così le eventuali soluzioni sopra prospettate non devono essere pensate come uno strumento per allontanare o “delegare” la disabilità, ma come risorse per l’intera classe, in un’ottica quindi di inclusione e non di separazione».

Le difficoltà, per altro, non mancano, specie in presenza di disabilità complesse e con organici e organizzazioni scolastiche sempre in affanno. «Ma anche quando il sistema scolastico è sotto pressione – conclude Salbini -, la risposta non può essere la separazione. L’inclusione deve restare globale: riguarda le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti. Ed è proprio nei momenti di maggiore complessità che l’inclusione va difesa con più convinzione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

L'articolo Scuola: l’inclusione deve riguardare le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti proviene da Superando.

Lombardia: il Piano Regionale sulla disabilità va discusso insieme alle Associazioni

Superando - 23 Gennaio 2026 - 2:03pm

«Il nuovo Piano è stato definito senza un confronto preventivo con le Associazioni rappresentative delle persone con disabilità e con il sistema del Terzo Settore»: lo dicono dalla Federazione LEDHA, a proposito dell’approvazione del nuovo Piano di Azione Regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità 2026-2028, da parte della Regione Lombardia, chiedendo, insieme a varie altre organizzazioni, «di riaprire uno spazio di confronto strutturato e trasparente»

Tramite la Deliberazione di Giunta Regionale n. XII/5587 approvata dalla propria Giunta Regionale il 30 dicembre scorso, la Regione Lombardia ha adottato il nuovo Piano di Azione Regionale (PAR) per le politiche in favore delle persone con disabilità per il triennio 2026-2028. «A differenza, però, di quanto avvenuto nelle precedenti fasi di programmazione – si legge in una nota della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) – il nuovo Piano è stato definito senza un confronto preventivo con le Associazioni rappresentative delle persone con disabilità e con il sistema del Terzo Settore, e nemmeno con le rappresentanze degli Enti Locali, che sono titolari delle politiche sociali territoriali e primi interlocutori dei cittadini».

Per questo motivo, dunque, la LEDHA stessa, il Forum Terzo Settore Lombardia, l’ANFFAS Lombardia (Associazione di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), la FAND Lombardia (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), l’ANMIC Lombardia (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) e ACI Welfare Lombardia (Alleanza Cooperative Italiane) hanno inviato una lettera a Elena Lucchini, assessora regionale alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alle Pari Opportunità e alla Disabilità, nonché alla Direzione Generale competente, per richiamare l’attenzione «su una scelta che appare particolarmente problematica alla luce dei princìpi di partecipazione e co-programmazione previsti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e dalla normativa nazionale sul Terzo Settore».

«Insieme alle altre realtà che hanno firmato con noi la lettera alla Regione Lombardia – concludono dalla LEDHA – analizzeranno nel merito i contenuti del Piano. E al tempo stesso esprimiamo un forte rammarico per il metodo adottato, ritenendo indispensabile riaprire uno spazio di confronto strutturato e trasparente sul processo di programmazione delle politiche regionali per la disabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

L'articolo Lombardia: il Piano Regionale sulla disabilità va discusso insieme alle Associazioni proviene da Superando.

Nota 1744 del 23 gennaio 2026 - Prova finale procedura attribuzione posizioni economiche ATA - Calendario prova scritta

Ultime dal MIUR - 23 Gennaio 2026 - 1:49pm

Nota 1744 del 23 gennaio 2026 - Prova finale procedura attribuzione posizioni economiche ATA - Calendario prova scritta

Categorie - News Normativa

Prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024 –...

Ultime da USR Calabria - 23 Gennaio 2026 - 1:30pm

You must be logged into the site to view this content.

Pagine

  • « prima
  • ‹ precedente
  • …
  • 125
  • 126
  • 127
  • 128
  • 129
  • 130
  • 131
  • 132
  • 133
  • …
  • seguente ›
  • ultima »

Valida codice   Valida CSS   Accessibilità

Privacy    Note legali


© 2015-2026    handitecnocalabria.it

Sito realizzato da Attilio Clausi


( 12 Ott 2026 - 10:49 ): https://www.handitecno.calabria.it/aggregator/node/1573?height=600&page=128&width=700